Elizabeth Short

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Elizabeth Ann Short, nota come La Dalia Nera (Black Dahlia) (Hyde Park, 29 luglio 1924Los Angeles, 15 gennaio 1947), è la vittima di un noto caso irrisolto di omicidio negli Stati Uniti.

Foto segnaletica di Elizabeth del 1943, quando venne fermata dalla polizia per aver consumato alcolici al di sotto dell'età consentita dalla legge.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Elisabeth Short

Elizabeth Short nacque a Hyde Park (Massachusetts), ma si trasferì in tenera età a Medford (Massachusetts) assieme alla madre Phoebe Mae e alle quattro sorelle, dopo che suo padre Cleo aveva abbandonato la famiglia (ottobre 1930) per trasferirsi a Vallejo (California).

Sofferente di asma, Elizabeth (per gli amici Betty, anche se lei preferiva essere chiamata Beth) passava l'estate con la famiglia a Medford e l'inverno in Florida per curarsi. Ma presto abbandonò gli studi per andare a lavorare come cameriera. All'età di 19 anni, decise di lasciare la madre e di andare a vivere con il padre in California, con il quale andò a Los Angeles. La loro coabitazione, però, durò poco: dopo un litigio, Elizabeth lasciò la casa, trovando un lavoro a Camp Cooke (sempre in California) in un ufficio postale.

Andò poi a vivere a Santa Barbara, dove il 23 settembre 1943 venne arrestata per ebbrezza (per la legge californiana era anche minorenne) e riaccompagnata dalle autorità a Medford dalla madre. Dopo aver lavorato per un periodo alla mensa dell'Università di Harvard, si trasferì in Florida. Qui, incontrò il maggiore dell'Aeronautica statunitense Matthew M. Gordon Jr., all'epoca in procinto di essere trasferito al fronte, sul teatro di operazioni del Sud Est Asiatico.

Gordon - che otterrà molti e prestigiosi riconoscimenti durante la guerra - successivamente costretto in un ospedale militare in India, scrisse ad Elizabeth chiedendole di sposarlo. La giovane accettò ma non riuscì a convolare a nozze, perché il maggiore Gordon morì il 10 agosto 1945 in seguito ad un incidente aereo. Betty lasciò così la Florida e tornò in California nel luglio 1946 per incontrare nuovamente una sua vecchia fiamma, il luogotenente Gordon Fickling, di stanza a Long Beach. Fu proprio durante la sua permanenza a Long Beach che venne soprannominata Dalia Nera, nomignolo che probabilmente univa la passione per il film La dalia azzurra alla sua abitudine a vestire di nero.

Nell'agosto 1946, Elizabeth arrivò ad Hollywood con la speranza di poter entrare nel mondo dello spettacolo, ma riuscì solo ad avere ruoli in film pornografici, all'epoca illegali anche negli USA. L'ultima volta che fu vista viva fu la sera del 9 gennaio 1947, nel salone del Biltmore Hotel di Los Angeles. Probabilmente, era in compagnia di un uomo.

Il 15 gennaio, il corpo di Elizabeth Short venne trovato a Leimert Park, un quartiere meridionale di Los Angeles. Il corpo era stato abbandonato in un terreno non edificato sul lato ovest del South Norton Avenue tra Coliseum Street e la West 39th Street (34°00′59.04″N 118°19′58.8″W / 34.0164°N 118.333°W34.0164; -118.333). Il corpo venne scoperto intorno alle 10 del mattino dalla signora Betty Bersinger, la quale stava passeggiando insieme alla figlia di tre anni.[1][2] Inizialmente la signora Bersinger pensò che si trattasse di un manichino abbandonato.[2] Realizzato che era un cadavere, la Bersinger corse nella casa più vicina e telefonò alla polizia.[2]

Il corpo di Elizabeth Short era nudo e squarciato in due parti all'altezza della vita, mutilato e con vistosi segni di tortura; aveva i capelli tinti di rosso e le era stato lavato via accuratamente tutto il sangue dal corpo.[3] Il suo volto era orrendamente mutilato da un profondo taglio da un orecchio all'altro, creando l'effetto chiamato Glasgow smile.

Il 25 gennaio venne sepolta nel Mountain View Cemetery ad Oakland, California. Non venne interrata a Medford, la città da cui proveniva, per rispettare l'amore che aveva sempre dimostrato per la California. Il suo delitto resta tuttora irrisolto.

Molte sono state le ipotesi e le speculazioni fatte, anche sul conto della vittima. Nonostante corresse voce che fosse una ragazza-squillo (possibilità avallata dal suo atteggiamento all'apparenza ambiguo), ulteriori indagini hanno fatto decadere le voci in merito.

Il delitto[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini sul "delitto della Dalia Nera" della Polizia di Los Angeles sono state fra le più vaste nella storia del Dipartimento ed hanno coinvolto centinaia di agenti ed ispettori, perfino di altri dipartimenti. I sospettati sono stati centinaia e migliaia le persone interrogate. Fortissima è stata l'attenzione dell'opinione pubblica sul caso, la cui complessità è stata ampliata dalla curiosità dei giornali, dovuta alla natura del delitto. Secondo alcuni le indagini non vennero svolte correttamente, dato che (ufficialmente) non furono ritrovate impronte di macchine o di scarpe. La polizia non raccolse neanche le fibre nel campo. Se lo avesse fatto avrebbe potuto trovare il numero di scarpa dell'assassino o, se fossero state trovate impronte di pneumatici, capire quali erano e cercare riscontri con l'automobile di ogni sospettato. Dell'omicidio sono state accusate (o si sono auto-accusate) almeno 60 persone, in larga parte uomini, anche se ci furono alcune donne. Dai documenti ufficiali degli investigatori della Polizia di Los Angeles risultano però 22 sospetti "principali".

I sospettati principali[modifica | modifica wikitesto]

Robert M. Manley[modifica | modifica wikitesto]

Robert M. Manley, detto "Red", è stata l'ultima persona ad aver visto Elizabeth in vita. È stato il primo sospettato nei giorni immediatamente successivi al delitto. Dopo essere stato sottoposto a vari test e dopo aver verificato il suo alibi, Manley è stato successivamente rilasciato.

Walter Alonzo Bayley[modifica | modifica wikitesto]

Walter Bayley, chirurgo di Los Angeles, ha vissuto in una delle case vicine a quella in cui è stata ritrovata Elizabeth Short fino all'ottobre 1946, quando si separa dalla moglie. La figlia di Bayley era amica della sorella di Elizabeth, Virginia Short, di cui fu anche testimone di nozze. Bayley morì nel gennaio 1948. La sua autopsia ha rivelato che soffriva di una malattia cerebrale degenerativa. All'epoca del delitto, Bayley aveva 67 anni e non aveva alcun precedente penale.

Dopo la sua morte, la vedova di Bayley dichiarò che l'amante del marito era a conoscenza di un «terribile segreto» che lo riguardava, accusando l'amante stessa di essere «la principale beneficiaria della sua morte». Bayley non è mai stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati - al contrario di molti suoi colleghi e di alcuni loro assistenti. In una testimonianza segreta, il detective Harry Hansen (fra i primi ad occuparsi del caso) ipotizza (1949) che l'assassino della Short fosse «un chirurgo molto esperto».

Larry Harnisch, redattore del Los Angeles Times, alla fine di una propria indagine giornalistica svolta nel 1996, arrivò alla conclusione che Bayley avrebbe potuto uccidere Elizabeth Short. Molti critici dell'ipotesi avanzata da Harnisch si interrogano sulla reale capacità di intendere e di volere di Bayley, data la sua malattia. Ma la principale teoria degli investigatori (secondo cui il corpo avrebbe dovuto essere smembrato per poter essere poi trasportato altrove, ipotesi che giustifica il profondo taglio all'altezza della vita) risponde parzialmente alla critica. Harnisch sostiene che sia stata proprio la sua malattia neurodegenerativa a contribuire all'accanimento sul corpo della vittima.

Riguardo al «terribile segreto» conosciuto dall'amante di Bayley, alcuni hanno sostenuto che si trattasse di alcuni aborti clandestini operati dallo stesso chirurgo. Nessuna prova concreta però è mai stata portata a supporto di questa tesi.

Joseph A. Dumais[modifica | modifica wikitesto]

Joseph A. Dumais, soldato di 29 anni di stanza in New Jersey, fu uno dei primi ad auto-accusarsi del delitto poche settimane dopo che questo è avvenuto. Tutta la stampa di Los Angeles sostenne entusiasticamente l'ipotesi, fin quando si scoprì che Dumais era alla sua base di appartenenza in New Jersey al momento dell'omicidio. Gli investigatori, a differenza della stampa, lasciano cadere immediatamente l'ipotesi. Durante gli anni cinquanta, Dumais venne arrestato più volte per reati minori ed ogni volta continuò ad auto-accusarsi del delitto Short.

Woody Guthrie[modifica | modifica wikitesto]

Woody Guthrie, noto cantante folk, venne iscritto nel registro degli indagati in seguito ad un'ipotesi di collegamento fra il delitto Short e una denuncia per molestie, fatta da una donna californiana di cui Guthrie era innamorato e che dallo stesso aveva ricevuto lettere minatorie e contenenti pesanti allusioni sessuali. L'ipotesi decade in seguito per mancanza di prove, ma Guthrie venne comunque processato per molestie.

George Hodel[modifica | modifica wikitesto]

George Hodel, medico specializzato in salute pubblica, fu posto per la prima volta sotto osservazione dalla polizia di Los Angeles nell'ottobre 1949, quando sua figlia quindicenne Tamara lo accusò di molestie. Il caso suscitò qualche sospetto di collegamento con il caso Short, tanto che le autorità decisero di porre il dottor Hodel sotto sorveglianza dal 18 febbraio al 27 marzo 1950 per accertare la sua eventuale implicazione nel delitto.

Nel rapporto finale dell'accusa al Grand Jury di Los Angeles, consegnato allo stesso il 20 febbraio 1951, si legge:

« Il dottor George Hodel [...] al momento dell'omicidio aveva una clinica sulla East 1st Street, vicino Alameda. Lillian Lenorak (una delle sue pazienti con problemi mentali, successivamente trasferita in un altro ospedale, ndr), che viveva con il dottor Hodel, ha affermato di aver trascorso con lui del tempo nei paraggi dell'Hotel Biltmore (il luogo dove Elizabeth Short è stata trovata morta, ndr) e di aver identificato la Short come una delle fidanzate del dottore.
Tamara Hodel, la figlia di quindici anni, ha dichiarato che sua madre Dorothy le ha confidato che, la notte dell'omicidio, suo padre è stato fuori tutta la notte per un party e che le ha detto: "Non saranno mai capaci di provare che l'ho uccisa io". Due microfoni sono stati piazzati nella casa del sospetto.
L'informatrice Lillian Lenorak è stata trasferita all'Istituto Statale per cure mentali di Camarillo. Joe Barrett, che vive nello stesso residence del dottor Hodel, ha cooperato come informatore. È stata sequestrata dagli effetti personali del dottor Hodel una foto dell'accusato, dove era ritratto nudo assieme ad una modella di colore, anch'essa nuda e successivamente identificata come Mattie Comfort [...]. La Confort ha affermato che è stata con il dottor Hodel prima del delitto e che non sapeva assolutamente che l'accusato fosse in qualche modo collegato alla vittima.
Rudolph Waters, che si sa abbia conosciuto sia la vittima che il sospettato, ha asserito che non ha mai visto la vittima ed Hodel assieme e che non crede alla possibilità che i due si conoscessero. Le seguenti persone, interrogate, non hanno saputo fornire nessun dato capace di collegare il sospetto alla vittima [...]. Cfr. anche i rapporti supplementari, i resoconti e le registrazioni, tutte tendenti ad eliminare Hodel dalla lista dei sospetti. »

Nel 2003, Steve Hodel (figlio del dottor Hodel ed ex-detective della Sezione Omicidi della Polizia di Los Angeles) ha pubblicato un libro in cui afferma che il padre, deceduto nel 1999, è il responsabile sia dell'omicidio della "Dalia Nera" che di un ampio numero di omicidi irrisolti commessi lungo un ventennio. L'ex-detective Steve Hodel afferma di aver maturato questa ipotesi dopo aver trovato due foto del padre in compagnia di una ragazza simile ad Elizabeth Short - anche se la famiglia della Short insiste nel negare ogni somiglianza fra la ragazza nella foto e la vittima. Steve Hodel inoltre sostiene di non sapere che all'epoca il padre fosse uno dei sospettati - nonostante sua sorella Tamara fosse amica di Janice Knowlton, autrice di Daddy Was the Black Dahlia Killer (vedi più sotto), e nonostante i documenti rendono chiaro come i parenti e alcuni soci del dottor Hodel sapessero che era stato inserito nella lista dei sospetti.

Dopo aver analizzato le informazioni presentate nel libro di Steve Hodel, il vice-procuratore di Los Angeles Stephen Kay (che è stato anche pubblico ministero nel processo alla "famiglia Manson") dichiarò che il caso andava considerato risolto. Molti hanno però notato che Kay - ritiratosi in pensione subito dopo - abbia formulato il suo giudizio considerando le affermazioni di Steve Hodel come fatti inconfutabili. Non sono mancati invece i critici che hanno contestato le affermazioni di Hodel. Il detective Brian Carr, attualmente responsabile del caso, ha affermato in una intervista televisiva che il responso di Kay lo ha lasciato «confuso» ed ha anzi aggiunto che se avesse portato un impianto accusatorio debole come quello di Steve Hodel al pubblico ministero, questi «mi avrebbe riso in faccia e mi avrebbe cacciato fuori dal suo ufficio».

In un suo altro libro, Most Evil: Avenger, Zodiac, and the Further Serial Murders of Dr. George Hill Hodel, Steve Hodel, con l'aiuto di Ralph Pezzullo, ha dichiarato che il padre, George Hodel, sarebbe responsabili di una vasta serie di omicidi, inclusi quelli commessi dal killer noto come il Killer dello Zodiaco.

Norman Chandler[modifica | modifica wikitesto]

Norman Chandler, editore del Los Angeles Times, è stato accusato di essere il mandante dell'omicidio dallo scrittore Donald Wolfe nel suo The Mob, the Mogul, and the Murder That Transfixed Los Angeles. Ipotizzando un complicato scenario, Wolfe sostiene che Chandler abbia messo incinta la Short quando questa lavorava come squillo per "Madame" Brenda Allen, che gestiva un noto bordello di Hollywood.

Per evitare lo scandalo, Chandler si sarebbe rivolto ad un gangster locale, Bugsy Siegel, perché ammazzasse la donna. Tale ipotesi è però in aperto contrasto con quanto stabilito dalle indagini della Polizia di Los Angeles e dall'autopsia. La Short infatti non ha mai lavorato come prostituta e soprattutto, a causa di una malformazione vaginale, non poteva rimanere incinta.

George Knowlton[modifica | modifica wikitesto]

Tutto quello che si sa di George Knowlton è che, al tempo del delitto Short, viveva nell'area di Los Angeles e che è successivamente morto in un incidente automobilistico nel 1962.

Nei primi anni novanta, la figlia Janice (ex-cantante e proprietaria di una agenzia di pubbliche relazioni) dichiarò di aver visto suo padre uccidere Elizabeth Short. Le dichiarazioni della Knowlton si basano in larga parte su ricordi riaffiorati in seguito ad una terapia, ma non vengono giudicate attendibili dalla polizia.

« Il detective John P. St. John della polizia di Los Angeles, uno degli investigatori assegnati al caso, ha detto di aver parlato alla Knowlton e di non credere ad una connessione fra l'omicidio della "Dalia Nera" e George Knowlton. "Ci sono tantissime persone che sostengono che un loro parente sia l'assassino della "Dalia Nera - afferma il detective St. John [...] - Quello che [Janice Knowlton] afferma non può essere preso seriamente in considerazione per la risoluzione del caso. »
(dal Los Angeles Times, 1991)

Il dipartimento di Westminster prese però seriamente in considerazione le affermazioni della Knowlton, indagando a fondo sulla sua infanzia, ma non trovando assolutamente nulla di probante.

Le accuse di Janice Knowlton[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995, scrive assieme a Michael Newton (al cui attivo figurano varie inchieste su crimini e criminali) il libro Daddy Was the Black Dahlia Killer, in cui appunto afferma che è stato suo padre George ad uccidere la giovane Elizabeth Short. La Knowlton sostiene nel suo libro che il padre e la Short hanno avuto una relazione. Addirittura afferma la Short sarebbe stata ospite a casa sua (per lei sarebbe stata ricavata una improvvisata stanzetta nel garage della casa, dove successivamente avrebbe sofferto un aborto) e che sarebbe stata costretta a seguire il padre durante le operazioni di occultamento del cadavere.

Pare inoltre che un ex-collaboratore dello sceriffo di Los Angeles abbia informato la Knowlton riguardo alle indagini condotte proprio sul padre. La stessa fonte sembra le abbia inoltre confidato che anche Edward Davis - futuro capo della polizia di Los Angeles e futuro politico californiano - e Buron Fitts - procuratore distrettuale di Los Angeles - erano coinvolti nell'omicidio. Tuttavia, dai documenti ufficiali si evince che nessuna indagine è stata mai effettuata nei confronti di George Knowlton da parte della polizia, né sono state portate prove ufficiali riguardo alle altre dichiarazioni.

Janice Knowlton diventerà in seguito molto conosciuta nei vari newsgroups di Internet che parlano del delitto della "Dalia Nera". Le sue accuse riguardano e si collegano infatti a molti dei personaggi che ruotano intorno alla vicenda.

Nel 1998, invia un messaggio in un gruppo Usenet dove nomina il dottor George Hodel (vedi sopra) additandolo come uno dei sospetti. Poco tempo dopo, nascerà una lunga corrispondenza via e-mail fra Janice Knowlton e Tamara Hodel, figlia del dottor George Hodel. Nel 1999, dichiara invece su vari forum tematici che anche l'editore del Los Angeles Times Norman Chandler (vedi sopra) ha partecipato alle operazioni di "insabbiamento".

A supporto di questa tesi, ha più volte dichiarato sugli stessi forum che nella notte di Halloween del 1946 è stata "venduta" per la prima volta, alla tenera età di nove anni, come baby-prostituta ad una setta satanica di Pasadena. Successivamente, sarebbe stata "venduta" ad altre star dello spettacolo ed altri personaggi importanti dell'epoca (al momento delle accuse, tutti morti), come appunto Norman Chandler, Gene Autry (dalla Knowlton sempre chiamata erroneamente Autrey), Arthur Freed e Walt Disney. Di lì a poco però venne bannata dai forum che frequentava a causa del suo comportamento, giudicato ossessivo e "spammatorio".

Janice Knowlton morì suicida nel 2004 per un'overdose di farmaci, regolarmente prescritti.

Orson Welles[modifica | modifica wikitesto]

Il famoso regista Orson Welles viene inserito nella lista dei sospettati del delitto Short nel 1999 da Mary Pacios, ex-vicina di casa della famiglia Short di Medford, nel suo libro Childhood shadows. La Pacios basa la sua teoria soprattutto sul temperamento molto "volatile" del regista e sulla sua ossessione di tagliare tutto a metà - ossessione che, secondo la Pacios, si può rintracciare nel set decisamente "particolare" ideato dallo stesso Welles per alcune scene (poi rimosse) di un film a cui stava lavorando al momento del delitto.

Come ulteriore indizio, la Pacios cita anche gli spettacoli di magia che Welles ha tenuto durante la seconda guerra mondiale per divertire i soldati al fronte. L'autrice definisce il particolare taglio effettuato a metà del corpo come la "firma" del killer, l'ossessione di chi l'ha perpetrata.

Welles richiede il passaporto il 24 gennaio 1947, nove giorni dopo il delitto e lo stesso giorno in cui il killer invia un misterioso pacchetto ai quotidiani di Los Angeles. Welles lascia dunque gli Stati Uniti per stare in Europa circa dieci mesi. Secondo la Pacios, alcuni testimoni da lei interrogati dicono che sia Welles che la Short frequentavano lo stesso ristorante di Los Angeles. Tuttavia, Orson Welles non è mai stato ufficialmente inserito nella lista dei sospettati.

Attualmente, Mary Pacios gestisce un sito web contenente un gran numero di informazioni e di documentazioni ufficiali sul caso della "Dalia Nera". Solo una piccola sezione del sito è tuttavia dedicata al possibile coinvolgimento di Orson Welles.

Jack Anderson Wilson[modifica | modifica wikitesto]

Jack Anderson Wilson (anche conosciuto come Arnold Smith) era un ladruncolo alcolizzato intervistato dallo scrittore John Gilmore per il suo libro Severed. Dopo la morte, Gilmore fa il nome di Wilson come probabile assassino, a causa della presunta conoscenza della Short. Il 17 gennaio 1982 (prima della morte di Wilson), tuttavia, Gilmore aveva fatto tutt'altra ipotesi dalle colonne del Los Angeles Herald-Examiner.

In Severed, l'autore sostiene che il detective John St. John, incaricato al tempo del caso, era quasi arrivato ad incastrare Wilson. In realtà, il detective stesso ha rilasciato al Los Angeles Herald-Examiner una dichiarazione, in cui affermava di essere impegnato nella risoluzione di altri delitti e che avrebbe preso in considerazione le ipotesi di Gilmore quando avrebbe avuto «un po' di tempo». Successivamente, una volta resi pubblici il rapporto dell'FBI e della Procura distrettuale di Los Angeles, le affermazioni contenute nel libro di John Gilmore che accusavano Wilson dell'omicidio della "Dalia Nera" si sono rivelate decisamente infondate.

Un nesso con altri omicidi?[modifica | modifica wikitesto]

Gilmore, sempre nel suo Severed, accusa il defunto Jack Wilson anche dell'omicidio di un'altra donna, Georgette Bauerdorf. Il libro - così come molti altri testi su esso basati - ipotizza erroneamente che la Short e la Bauerdorf si conoscessero, perché avevano entrambe lavorato come cameriere nello stesso night-club. In realtà, quando la Short arriva a Los Angeles (1946), la Bauerdorf era già morta da due anni mentre il locale era chiuso da un anno.

Alcuni autori di romanzi criminali hanno speculato sui possibili collegamenti fra il delitto Short e i delitti del Macellaio di Cleveland, che operò fra il 1935 e il 1938. I primi responsabili del caso hanno effettivamente esaminato l'ipotesi, ma senza risultati (va detto che la stessa ipotesi è stata fatta per altri delitti commessi sia prima che dopo il delitto della "Dalia Nera").

Altri hanno invece ipotizzato la presenza di un collegamento fra l'omicidio di Elizabeth Short e quello di Suzanne Degnan, una bambina di sei anni trovata morta nel 1945 a Chicago, il cui corpo è stato anch'esso smembrato. L'ipotesi venne avvalorata dalla scoperta del corpo della Short in Degnan Boulevard. Tuttavia, il cosiddetto "Killer del rossetto" (al secolo William Heirens, l'autore dell'atroce delitto di Chicago) ha confessato il suo delitto ed è stato per questo arrestato prima della scoperta del cadavere della Short - anche se c'è chi ha sostenuto che Heirens fosse innocente riguardo al delitto della Degnan.

Influenze e omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Il caso della "Dalia nera", com'era prevedibile, ha ispirato molti scrittori, registi e musicisti.

Cinema e televisione[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 2000, la cantante ed attrice Lisa Marr menziona la "Dalia Nera" nel suo pezzo In California, tratto dall'album "4 AM".
  • Nel 2001, il jazzista Bob Belden produce un CD di 12 pezzi ispirati al caso di Elizabeth Short, intesi dall'autore come un tributo alla vittima.
  • La band heavy metal Lamb of God ha composto una canzone dal nome "Black Dahlia" ispirandosi all'omicidio di Elizabeth Short. La canzone è inclusa nell'album New American Gospel.
  • La band death metal The Black Dahlia Murder prende il suo nome proprio da questo delitto.
  • La band progressive rock Porcupine Tree ha pubblicato la canzone Black Dahlia nell'album The Incident del 2009.
  • Gli ANTHRAX nell'album "we've come for you all" hanno inserito un pezzo intitolato "black dahlia"
  • Gli Hollywood Undead, band rap-metal di Los Angeles, hanno composto una canzone intitolata Black Dahlia e contenuta nel loro album Swan Songs nel 2008 dove parlano di una situazione molto simile dovuta ad una delusione in amore

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 29 luglio 1993, a Medford venne eretto un monumento in onore di Elizabeth Short.

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1998, la Take Two Interactive pubblica il videogioco Black Dahlia, che lega i responsabili dell'omicidio ad ambienti nazisti e occultisti.
  • Nel videogioco L.A. Noire ad un certo punto della storia i giocatori (nei panni del detective Cole Phelps) dovranno investigare su una serie di cruenti delitti misteriosamente simili al caso della Dalia Nera e che fanno ricorso ad un possibile serial killer. Inoltre il delitto Short viene menzionato innumerevoli volte.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Circolano voci che dicono che secondo l'autopsia i genitali di Elizabeth erano perfetti, ma la notizia è falsa in quanto i suoi genitali furono mutilati e gli organi interni estratti.
  • A causa di una malformazione genitale Elizabeth Short non poteva avere rapporti sessuali.
  • Si è supposto che Elizabeth avesse una rosa tatuata sulla coscia destra. Tuttavia, il medico legale non ha rinvenuto alcun tatuaggio o segni simili sul corpo della vittima.
  • La famiglia Short era composta da: Cleo A. Short e Phoebe Mae Sawyer Short e dalle loro cinque figlie: Virginia (n. 19??), Dorothea (n. 1922), Elizabeth (n. 1924), Eleanora (n. 1926) e Muriel (n.1928).
  • Prima della morte Elizabeth pesava 54 kg ed era alta 1,65 m.
  • Una medium disse alla polizia che, per poter arrestare il killer, avrebbero dovuto seppellire Elizabeth Short con un uovo nel palmo della mano destra. La polizia non lo fece.
  • Voci non confermate riferiscono che Elizabeth fece la comparsa nel film Casablanca.
  • Si è affermato che Elizabeth Short avesse avuto anche alcune relazioni lesbiche, una tra le quali con la famosa attrice Marilyn Monroe. Ma in merito a queste affermazioni non esistono tuttavia certezze.
  • Secondo alcune voci, ancora oggi il suo fantasma si aggira irrequieto nella Hall del Biltimore Hotel e lungo l'Hollywood Boulevard.
  • Gli investigatori che si sono occupati del caso della Dalia Nera sono: John St. John (dal 1947 al 1994), Paul Tippen (dal 1994 al 1996) e Brian Carr (dal 1996).
  • Il 29 luglio 1993, a Medford venne eretto un monumento in onore di Elizabeth.
  • Il Regal Biltmore Hotel ha aggiunto il "Black Dahlia cocktail" al suo menù in onore di Elizabeth Short.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Julia Scheeres, Black Dahlia, Crime Library. URL consultato il 14 aprile 2014.
  2. ^ a b c Gilmore, 2001
  3. ^ (EN) Dennis McLellan, Obituaries: Ralph Asdel, 82; Detective in the Black Dahlia Case in Los Angeles Times, 9 gennaio 2003. URL consultato il 14 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • (EN) Steve Hodel, Black Dahlia Avenger: A Genius for Murder, New York, Arcade Publishing, 2003, ISBN 1-55970-664-3.
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