Chiesa di Santa Sofia (Benevento)

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Coordinate: 41°07′50.21″N 14°46′52.65″E / 41.130614°N 14.781292°E41.130614; 14.781292

Chiesa di Santa Sofia
La facciata su piazza Matteotti
La facciata su piazza Matteotti
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Località Benevento
Religione cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Benevento
Consacrazione 774
Stile architettonico longobardo, romanico, barocco
Inizio costruzione 760
Completamento 762 (stato attuale 1951)

La chiesa di Santa Sofia è un antico edificio religioso di Benevento; sorge nella piazza precedentemente omonima, oggi intitolata a Giacomo Matteotti. Si tratta di una delle più importanti testimonianze dell'architettura longobarda nella Langobardia Minor, anche se nel corso dei secoli è stata più volte rimaneggiata, fino ad acquisire il suo aspetto attuale. L'insieme fa parte del sito seriale "Longobardi in Italia: i luoghi del potere", comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell'arte longobarda, iscritto alla Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel giugno 2011.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La zona absidale dopo la rimozione delle cappelle settecentesche
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Complesso monumentale di Santa Sofia.

La fondazione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa fu fondata dal duca longobardo Arechi II intorno al 760[1], come comprovano i numerosi placiti firmati dallo stesso principe, alcuni dei quali sono conservati presso il Museo del Sannio. Fu costruita su modello della cappella palatina di Liutprando a Pavia[2] e presto divenne il tempio nazionale dei Longobardi, che, dopo la sconfitta di Desiderio ad opera di Carlo Magno (774), si erano rifugiati nel Ducato di Benevento, (Ticinum geminum, la seconda Pavia), che ospitò le reliquae langobardorum gentes[1].

La costruzione di Santa Sofia era parte di un vasto progetto di mecenatismo intrapreso da Arechi, che attraverso monumenti di prestigio cercò di sviluppare uno stile aulico all'altezza delle sue ambizioni[1] (infatti, dopo aver inutilmente aspirato alla corona di re dei Longobardi, dopo la caduta di Desiderio elevò in quello stesso 774 il suo ducato al rango di principato[3]).

Fu dedicata a santa Sofia, ovvero alla "Sapienza", come l'omonima chiesa di Costantinopoli, con una donazione del 774; Arechi vi annesse anche un monastero femminile benedettino[1], alle dipendenze di Montecassino, retto dalla sorella Gariperga, e vi conservò, dedicandogli un altare, le reliquie di san Mercurio abbandonate nel 633 presso Quintodecimo dal perdente imperatore Costante[2].

Gli interventi nei secoli successivi[modifica | modifica wikitesto]

Il portale

La chiesa subì gravi danni nei terremoti del 5 giugno 1688 e del 1702: a causa del primo crollarono le aggiunte medievali e la cupola primitiva. Già in quest'occasione il cardinale Orsini, il futuro papa Benedetto XIII, volle che la chiesa fosse ricostruita secondo il gusto barocco: nei lavori di restauro, affidati dal 1705 all'ingegnere Carlo Buratti, la pianta fu trasformata da stellare a circolare, furono costruite due cappelle laterali, fu cambiato l'aspetto dell'abside, della facciata, dei pilastri. Furono inoltre distrutti quasi del tutto gli affreschi che ricoprivano la chiesa, dei quali restano solo alcuni frammenti con Storie di Cristo e della Vergine[4].

Un discusso intervento di restauro nel 1957 ripristinò scrupolosamente, sulla base dei documenti disponibili, le absidi e l'originale pianta della chiesa longobarda ed eliminò le cappelle settecentesche; tuttavia lasciò quasi immutata la facciata barocca[senza fonte].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Sofia presenta piccole proporzioni: si può circoscrivere con una circonferenza di 23,50 m di diametro. La pianta centrale si rifà a quella dell'omonima chiesa di Costantinopoli, ma è molto originale: al centro sei colonne, prelevate forse dall'antico Tempio di Iside[senza fonte], sono disposte ai vertici di un esagono e collegate da archi che sorreggono la cupola[1].

L'esagono interno è poi circondato da un anello decagonale con otto pilastri di pietra calcarea bianca e due colonne ai fianchi dell'entrata, ognuno dei quali disposto parallelamente alla corrispondente parete. La disposizione delle colonne e dei pilastri crea insoliti giochi prospettici, inoltre la combinazione del decagono esterno con l'esagono interno dà luogo ad irregolari coperture a volta. Non meno originale è la forma delle pareti. La zona delle tre absidi è circolare, ma nella porzione centrale ed anteriore le mura disegnano parte di una stella, interrotta dal portone, con quattro nicchie ricavate negli spigoli[1]. I rimandi artistici sono molteplici: da un lato, il corpo centrale slanciato richiama la tradizione propria dei Longobardi già affermata a Pavia, nella chiesa di Santa Maria in Pertica; dall'altro, l'articolazione dei volumi palesa i rapporti dialettici con l'architettura bizantina[5].

Non trascurabili le statue lignee di San Giovenale (1790) e l'Immacolata dello scultore Gennaro Cerasuolo, che si trovava un tempo nel convento di San Francesco[2].

Gli affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Affreschi di Santa Sofia.
Annuncio a Zaccaria (particolare), affresco nell'abside

Degli affreschi originari, dai colori vivaci, che una volta ricoprivano tutto l'interno della chiesa, sono rimasti alcuni frammenti nelle due absidi laterali: l'Annuncio a Zaccaria, Zaccaria muto, l'Annunciazione e la Visitazione alla Vergine. Sono opera di artisti legati alla Scuola di miniatura beneventana e furono dipinti tra la fine dell'VIII e l'inizio IX secolo.

L'esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata presenta, dal restauro settecentesco, degli spioventi ricurvi. Molto bello il portale romanico, nella cui lunetta si trova un bassorilievo del XIII secolo[2], originariamente posizionato sul protiro andato distrutto, che rappresenta Cristo in trono tra la Vergine, san Mercurio e Gregorio Abbot inginocchiato. Il portale è incluso in una cavità più grande che ricorda anch'essa un portale, fiancheggiata da due colonne che reggono un altro arco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.). La descrizione dei siti. URL consultato il 03-10-2008.
  2. ^ a b c d Giuseppina Bartolini Luongo, Benevento, storia, arte e folkore, pp. 78-80.
  3. ^ Sergio Rovagnati, I Longobardi, pp. 92-93.
  4. ^ La chiesa di Santa Sofia, collana "I monumenti" n. 1, supplemento al n. 386 della Gazzetta di Benevento, anno 2008.
  5. ^ Pierluigi De Vecchi-Elda Cerchiari, I Longobardi in Italia, pp. 309-314.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Erchemperto, Historiola Langobardorum Beneventi degentium Erchemperti, secolo IX

Letteratura critica e storiografica[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Adorno, L'Alto Medioevo in L'arte italiana, Firenze, D'Anna, 1992, Vol. 1, tomo II, pp. 558-579..
  • Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, I Longobardi in Italia in L'arte nel tempo, Milano, Bompiani, 1991, Vol. 1, tomo II, pp. 305-317., ISBN 88-450-4219-7.
  • Almerico Meomartini, I monumenti e le opere d'arte della città di Benevento, Benevento, De Martini, 1979.
  • Mario Rotili, L'Arte nel Sannio, E.P.T., Napoli 1952
  • Marcello Rotili, Benevento romana e longobarda. L'immagine urbana, Napoli, La Stampa di Ercolano, 1986.
  • Sergio Rovagnati, I Longobardi, Milano, Xenia, 2003, ISBN 88-7273-484-3.
  • Alfredo Zazo, Curiosità storiche beneventane, ed. De Martini, Benevento 1976

Atti e cataloghi[modifica | modifica wikitesto]

  • Guida d'Italia - Campania, Touring Club Italiano, Milano 2005
  • Giuseppina Bartolini Luongo, Benevento, storia, arte, folkore, Benevento, Gennaro Ricolo editore, 1990.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

L'arte dei Longobardi
Pluteo con grifoni dell'oratorio di san michele alla pusterla, inizio VIII secolo, pavia, museo civico malaspina, 177x66 cm.jpg
Pluteo con pavoni dell'oratorio di san michele alla pusterla, inizio VIII secolo, pavia, museo civico malaspina, 177x66 cm copia.jpg

Arte longobarda: Architettura - Oreficeria - Pittura - Scultura

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