Sindrome dell'uomo rigido

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Sindrome dell'uomo rigido
Stiff man human cerebellum.JPG
Cellula del cervelletto attaccata da anticorpi anti-GAD in paziente affetto dalla sindrome
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 333.91
ICD-10 G25.82
OMIM 184850
MeSH D016750
Sinonimi
Sindrome stiff-man
Sindrome della persona rigida

La sindrome dell'uomo rigido o sindrome stiff-man (conosciuta anche come sindrome della persona rigida), è una rara neuropatia periferica ad insorgenza lentamente progressiva, con tratti di miopatia e a volte coinvolgimento del sistema nervoso centrale (cervelletto e secondo motoneurone o neurone motorio inferiore e spinale; tuttavia non è considerata una malattia del motoneurone); spesso è secondaria ad altre neuropatie, miopatie o patologie. Essa colpisce le donne con una frequenza circa doppia rispetto agli uomini, ed è caratterizzata da rigidità del torace e degli arti, e altri sintomi come spasmi e astenia, con eziologia immunomediata. I pazienti sono altrimenti normali, e l'esame obiettivo evidenzia solo ipertrofia muscolare e rigidità. Sebbene forse sottostimata, è considerata una malattia rara, con prevalenza di 1 su 1 milione.[1] La patologia è simile ad un'altra rara neuromiopatia, la sindrome di Isaac, che presenta anche miotonia.

Sintomi[modifica | modifica wikitesto]

I prodromi della malattia si presentano come semplici dolori, rigidità nei muscoli assiali, cadute. L'esordio avviene durante la crescita e i sintomi insorgono perlopiù in maniera insidiosa nel corso di mesi o anni.[1] Vengono colpiti per primi e in maniera prevalente il torace e le anche; questo compromette l'andatura che diventa rigida e impacciata (andatura "a soldatino di piombo"). Contemporaneamente si manifestano spasmi muscolari dolorosi, crampi e fascicolazioni, che possono avvenire spontaneamente o accentuare la risposta a riflessi, stimolazioni sensoriali o stress emotivo. Gli spasmi sono solitamente bilaterali, ma può esservi preponderanza di un arto; si presentano come scatti mioclonici improvvisi, che possono provocare cadute anche gravi, seguiti da movimenti tonici della durata di alcuni secondi. Nella maggior parte dei pazienti si sviluppa la paura di attraversare spazi aperti (pseudo-agorafobia) che, accentuando lo stress emotivo del soggetto, può essa stessa causare l'insorgenza degli spasmi. Il soggetto può presentare e sviluppare cifosi e iperlordosi.[1]

Nella maggior parte dei casi, la progressione si mantiene lenta con periodi di stasi che durano anche anni. Si può verificare una subitanea generalizzazione di alcuni sintomi localizzati.[1]

Cause[modifica | modifica wikitesto]

Sembra dimostrato che il meccanismo patologico di tale sindrome sia da ricercare nella alterazione delle proteine coinvolte nell'endocitosi di vescicole al livello sinaptico, proteine tra l'altro coinvolte nella differenziazione della sinapsi stessa (sinaptogenesi)[2].

Tuttavia le cause della sindrome dell'uomo rigido non sono ancora del tutto chiare e le sue varianti cliniche sono associate a diverse forme morbose, tra cui: encefalomielite, diabete mellito di tipo I, tiroidite, neoplasie (carcinoma mammario o polmonare, timoma, cancro al colon), anemia perniciosa, miastenia grave, infezioni come virus di Epstein-Barr, neuropatie primarie, ma raramente può essere idiopatica.[3]

La presenza di anticorpi contro la decarbossilasi dell'acido glutammico (GAD), diretta di solito contro il sistema nervoso periferico ma a volte anche contro parti del sistema nervoso centrale, nella maggior parte dei pazienti suggerisce un'origine autoimmune.[1]

Tra i familiari di persone colpite da questa malattia si registra un'incidenza leggermente più alta di malattie caratterizzate da risposta immunitaria anti-GAD.[1]

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

La diagnosi si basa essenzialmente sull'osservazione clinica. La conferma si può ottenere dalla rilevazione di anticorpi contro la GAD nel siero (sia nel sangue o nel liquor spinale) o, ove questi siano assenti, dalle anomalie elettromiografiche. La TAC spinale permette di escludere cause meccaniche. Il segno di Babinski è spesso positivo.[1]

La diagnosi differenziale è solitamente con altre neuropatie (es. sindrome di Isaac, neuropatia delle piccole fibre, sindrome da compressione nervosa...), o patologie quali sclerosi multipla, fibromialgia, spasmofilia, sindrome da fatica cronica, miopatie, artriti, tetano, sclerosi laterale primaria, mielopatia, distonia, atassia spinocerebellare, sindrome neurolettica maligna, sindrome serotoninergica, ipertermia maligna, malattia di Parkinson e alcuni disordini psicogeni.[4]

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

È disponibile solo la terapia sintomatica (benzodiazepine, baclofene), che raramente è del tutto efficace. Il diazepam rappresenta l'unico farmaco che diminuisce in modo consistente la rigidità muscolare; tuttavia può accentuare la depressione nel soggetto, e dare tolleranza e dipendenza. Possono essere somministrati anche i corticosteroidi e gli immunomodulatori.[1] L'anticorpo monoclonale rituximab ha prodotto buoni risultati in certi casi, ma è somministrato in casi gravi, dato il rischio di effetti collaterali.

Prognosi[modifica | modifica wikitesto]

Soloitamente la prognosi è abbastanza buona e si ottiene una stabilità dei sintomi. Circa il 65 % dei pazienti può degenerare col tempo fino ad avere bisogno talvolta di una leggera assistenza. Solo il 10 % necessita invece di cure intensive; in questa piccola percentuale si rischia dopo molti anni una rigidità totale, che può metterli in pericolo di vita a causa di acidosi metabolica o crisi autonomica.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i [1]
  2. ^ Istologia V edizione, Pasquale Rosati, Roberto Colombo, Nadir Maraldi (edi-ermes) [pagg. 566,567] ISBN 88-7051-294-0
  3. ^ Ohara K1, Osawa M, Takeuchi M, Suzuki M, Uchiyama S, Iwata M., Stiff-person syndrome with elevated anti-Epstein-Barr virus antibody, Rinsho Shinkeigaku. 2007 Jul;47(7):434-6.
  4. ^ Ciccotto, Giuseppe; Blaya, Maike; Kelley, Roger (2013). "Stiff Person Syndrome". Neurologic Clinics. 31 (1): 319–28. doi:10.1016/j.ncl.2012.09.005. PMID 23186907.

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