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Fra Diavolo (film 1933)

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Fra Diavolo
Titolo originaleThe Devil's Brother
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1933
Durata90 minuti (Theatrical cut)
117 minuti, o 127 secondo altre fonti, (première)
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,33.1
Genereavventura, comico, musicale, storico
RegiaHal Roach
SoggettoDaniel Auber (opera)
SceneggiaturaJeanie Macpherson
ProduttoreHal Roach
Casa di produzioneHal Roach Studios
FotografiaHap Depew, Art Lloyd
MontaggioBert Jordan, William H. Terhune
MusicheDaniel Auber, Marvin Hatley, Leroy Shield
CostumiDolly Tree
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
1° doppiaggio (1934)

2° doppiaggio (1948)

Fra Diavolo (The Devil's Brother) è un film del 1933 diretto da Hal Roach con la collaborazione di Charley Rogers, con protagonisti Stanlio e Ollio, basato sull'omonima opéra-comique di Daniel Auber del 1830.

Stanlio e Ollio in una scena

XVIII secolo. Stanlio e Ollio giungono nel Nord Italia per sistemarsi e godersi i risparmi di una vita, ma vengono derubati da alcuni banditi. Rimasti senza un soldo, i due decidono di darsi a loro volta al brigantaggio e attaccano un viandante; per colmo di sfortuna, costui si rivela essere nientemeno che il temutissimo Fra Diavolo, affascinante fuorilegge che ha l'abitudine di annunciarsi con una canzone. Fra Diavolo condanna Stanlio e Ollio ad essere impiccati, ma all'ultimo istante decide di risparmiarli e di arruolarli nella sua banda per usarli come complici nel suo prossimo colpo. Travestito da nobile e sotto la falsa identità del "marchese di San Marco", Fra Diavolo prende alloggio nell'albergo dove risiedono il burbero e ricchissimo Lord Rocburg e sua moglie, la bella Lady Pamela, con l'obiettivo di rubare i cinquecentomila franchi che la coppia porta con sé; Stanlio e Ollio, invece, si fingono i suoi valletti.

Matteo, il proprietario dell'albergo, ha promesso la figlia Zerlina in sposa al ricco commerciante Francesco; la ragazza, però, è innamorata del capitano delle guardie Lorenzo, intenzionato ad acciuffare Fra Diavolo per intascare il denaro che gli permetterebbe di sposare Zerlina. Fra Diavolo, nei panni del marchese, corteggia Lady Pamela per farsi rivelare il nascondiglio del patrimonio e l'ingenua nobildonna, pur se ben decisa a mantenere il segreto, cade ben presto vittima del fascino del brigante; Lord Rocburg, accortosi dell'infatuazione della moglie, decide di burlarsi di entrambi indossando gli abiti del marchese per farsi passare per lui. Stanlio e Ollio, venuti a sapere della taglia su Fra Diavolo, cercano di acciuffare il brigante, ma finiscono con il catturare invece Lord Rocburg; Fra Diavolo, che ha bisogno di loro per portare a termine il piano, decide ancora una volta di graziarli.

Fra Diavolo incarica Stanlio e Ollio di addormentare Lord Rocburg con un potente sonnifero, così da dargli modo di perquisire la sua stanza. Il brigante manda dunque i due da Lord Rocburg con un calice di vino contenente la pozione, ma il nobiluomo, indispettito dalle goffaggini dei due amici e dalla simpatia della moglie per il marchese, rifiuta l'omaggio; Stanlio, allora, per non sprecare il vino, lo beve lui stesso. Quella notte, Fra Diavolo si introduce nelle stanze dei Rocburg assieme a Stanlio e Ollio: il colpo, però, fallisce a causa di Stanlio, che accusa gli effetti del sonnifero, e dell'improvviso arrivo di Lorenzo e dei suoi uomini, di ritorno da una spedizione in cerca di Fra Diavolo. Il brigante riesce a dileguarsi appena in tempo dopo aver trafugato il medaglione di Lady Pamela e anche Stanlio e Ollio scampano per un soffio alla cattura.

Il giorno dopo, Lady Pamela denuncia la sparizione del medaglione e Fra Diavolo riesce a farla franca infilando il gioiello nel mantello di Lorenzo, che viene perciò accusato del furto; Lady Pamela, impietosita dalle suppliche di Zerlina, decide tuttavia di non farlo arrestare. Lorenzo si mette in cerca del vero colpevole e inizia a sospettare del marchese di San Marco, notando che quest'ultimo non viene mai derubato e che i furti all'albergo sono iniziati proprio con il suo arrivo. Fra Diavolo, capendo di avere poco tempo, seduce Lady Pamela e la donna, finalmente, gli rivela che il denaro è cucito nella sua sottoveste.

Stanlio e Ollio, messi al servizio dell'oste Matteo, vengono incaricati da quest'ultimo di prendergli del vino in cantina, ma a causa di una serie di disavventure Stanlio finisce per ubriacarsi. Sotto gli effetti del vino, Stanlio si mette a sbraitare una canzone che aveva sentito cantare da Zerlina la notte del furto del medaglione; Zerlina, essendo la sua camera proprio accanto a quella dei Rocburg, capisce che Stanlio e Ollio sono coinvolti e informa Lorenzo. Il capitano interroga i due amici e Stanlio fa incautamente il nome di Fra Diavolo; il disastro è completato da Ollio, che, maldestramente, "corregge" l'amico precisando che il brigante è il marchese di San Marco. L'inganno è perciò scoperto e Lorenzo fa circondare l'albergo, preparandosi a catturare Fra Diavolo.

Fra Diavolo, nel frattempo, è riuscito con un pretesto a farsi dare la sottoveste e si appresta a fuggire, ma scopre di essere in trappola; senza più nulla da perdere, il brigante annuncia a tutti la sua presenza cantando la sua famosa canzone e affronta Lorenzo in duello. Il capitano ha la meglio grazie all'involontario aiuto di Stanlio, che accidentalmente disarma Fra Diavolo facendogli infilare la spada in una botte, e il brigante viene preso. In un ultimo sberleffo a Lord Rocburg, Fra Diavolo offre a Lorenzo il denaro rubato come ricompensa per la propria cattura, permettendo così al capitano e a Zerlina di sposarsi e mandando in rovina l'avido nobiluomo.

Stanlio, Ollio e Fra Diavolo vengono condannati alla fucilazione. Innanzi al plotone, Stanlio esprime l'ultimo desiderio di soffiarsi il naso ed estrae un fazzoletto rosso: il tessuto fa imbizzarrire un toro, che irrompe fra i soldati, disperdendoli e permettendo a Fra Diavolo e a Stanlio e Ollio di fuggire e mettersi in salvo.

Lo stesso argomento in dettaglio: Michele Pezza.

Fra Diavolo è un personaggio realmente esistito, Michele Arcangelo Pezza (Itri, 7 aprile 1771 – Napoli, 11 novembre 1806), temuto e feroce bandito e guerrigliero del Regno di Napoli sul finire del XVIII secolo e l'inizio del XIX. Egli lottava per liberare la sua terra dall'occupazione francese. Ogni persona che si avvicinava a lui doveva vuotare le tasche o morire sgozzata o impiccata; quando il bandito passava, cantava una canzone per attirare l'attenzione di tutti gli abitanti e i passanti, avvertendoli della sua presenza per metterli in guardia. La fama del brigante fu poi arricchita da altre leggende, che aiutarono alla costruzione del romantico personaggio, fino alla produzione dell'opéra-comique del 1830, un film muto del 1915, altri due film italiani del 1924 e 1925, più uno francese del 1931. Il film di Roach del 1933 fu un adattamento cinematografico ancor più comico dell'opera, anch'esso ambientato in Italia, come si evince sia dai nomi dei personaggi, che dall'insegna "Taverna del Cucù", dove avvengono quasi tutte le scene.

Dopo la partecipazione di Stanlio e Ollio al film musicale The Rogue Song (1930), in cui avevano affiancato il baritono Lawrence Tibbett, il produttore Hal Roach iniziò a coltivare l’idea di inserire i due comici in un’opera dal carattere marcatamente musicale. Il progetto, per quanto insolito, mirava a sperimentare nuove strade per il duo, che fino ad allora aveva trovato il proprio successo soprattutto nei cortometraggi comici e in lungometraggi a struttura episodica.

La decisione fu presa poco dopo la conclusione di Pack Up Your Troubles (1932), quando Roach avviò la preparazione di un film basato su un’opera lirica. La scelta cadde su Fra Diavolo di Daniel Auber, composta nel 1830, che offriva una trama leggera e giocosa, ideale per l’inserimento di gag slapstick senza snaturare l’impianto narrativo. Due personaggi secondari, Giacomo e Beppo, furono adattati appositamente per trasformarli negli equivalenti di Stanlio e Ollio, permettendo così al film di mantenere un equilibrio tra la componente musicale e la comicità fisica del duo. La sceneggiatura fu affidata a Jeanie MacPherson, già collaboratrice di Cecil B. DeMille e figura di lunga esperienza nel cinema muto. Il suo compito era quello di elaborare un adattamento che conferisse unità narrativa all’opera, distinguendola dai precedenti lungometraggi di Laurel e Hardy, i quali erano costruiti prevalentemente come una successione di sketch. La presenza di una trama più solida consentì ai due attori di concentrarsi sull’efficacia delle scene comiche, senza dover sostenere da soli il peso dell’intreccio. Nonostante alcune iniziali perplessità (Oliver Hardy dichiarò a un giornalista londinese di non sentirsi del tutto a proprio agio con l’idea di interpretare ruoli “in costume”), il progetto fu accolto con entusiasmo dai due comici, che in seguito lo considerarono tra i loro lavori preferiti. Con questo progetto, Roach puntava a consacrare definitivamente Laurel e Hardy come stelle del cinema e a consolidare la propria posizione di produttore di lungometraggi. I costumi e le scenografie d’epoca contribuirono inoltre a rendere il film una delle produzioni più costose mai realizzate dallo studio.

Le riprese del film ebbero inizio nel febbraio 1933. Hal Roach si occupò personalmente della supervisione delle sequenze di carattere musicale e drammatico, mentre le scene comiche furono affidate a Charley Rogers, con il contributo diretto di Stan Laurel, che tradizionalmente interveniva nella costruzione delle gag e nel ritmo narrativo. Alla fotografia collaborarono Hap Depew e Art Lloyd, mentre il montaggio fu curato rispettivamente da William Terhune e Bert Jordan, quest’ultimo già legato in modo stabile alle produzioni di Laurel e Hardy. Il cast includeva interpreti già noti al pubblico comico dell’epoca. James Finlayson, presenza ricorrente nei film della coppia, tornò ad affiancare il duo; Thelma Todd, che si era distinta per le sue capacità brillanti in diverse commedie dei Marx Brothers, offrì un contributo di rilievo anche nelle sequenze più narrative. Dennis King, attore e cantante teatrale di solida formazione, ebbe un ruolo centrale nelle parti musicali.

Le riprese si conclusero nella prima settimana di marzo e il film venne presentato in anteprima il 22 marzo 1933 al Criterion Theatre di Santa Monica. L’accoglienza positiva da parte del pubblico confermò la buona riuscita delle sequenze comiche, considerate piccoli episodi autonomi e strutturati con grande cura formale. Successivamente, tuttavia, il film subì una consistente riduzione in fase di montaggio: circa 27 minuti di materiale furono eliminati, principalmente tratti dalle sottotrame di carattere sentimentale e da alcuni intermezzi musicali interpretati da Dennis King. Secondo il montatore Bert Jordan, la decisione fu dovuta a un’eccessiva lunghezza della versione iniziale, giudicata poco sostenibile per la distribuzione commerciale.

Durante le fasi finali di lavorazione, anche il titolo fu modificato. In origine l’opera era stata presentata come Fra Diavolo, in riferimento all’opera di Auber da cui traeva ispirazione. Roach, successivamente, annunciò che la Metro-Goldwyn-Mayer, responsabile della distribuzione, aveva chiesto di adottare un titolo più comprensibile al pubblico statunitense. Nacque così The Devil’s Brother, mentre Fra Diavolo fu mantenuto per i mercati europei. In seguito lo stesso Roach osservò che la scelta non fu priva di conseguenze: il nuovo titolo, meno evocativo dal punto di vista musicale, rischiò di allontanare quella parte di pubblico che avrebbe potuto riconoscere l’origine operistica del film.[1]

Il film ricevette alla sua uscita recensioni contrastanti da parte della critica statunitense. John S. Cohen Jr. del New York Sun lo definì una delle prove migliori della coppia, lodando il contrasto tra la serietà della trama e le gag slapstick. Al contrario, Mordaunt Hall del New York Times criticò il materiale comico giudicandolo “troppo ovvio e brusco”, mentre Pare Lorentz su Vanity Fair evidenziò la scarsa qualità delle sequenze musicali rispetto alle parti comiche.

In Europa, il film ottenne un notevole successo, diventando uno dei titoli più celebri e apprezzati della filmografia della coppia: a Bruxelles rimase in cartellone per nove settimane consecutive, mentre a Parigi fu riproposto nel 1935. In Francia il pubblico partecipava attivamente alle proiezioni cantando insieme agli interpreti. Grazie al successo del film, in Italia i due comici sono noti con i nomi di Stanlio e Ollio, derivati direttamente dai personaggi da loro interpretati nella pellicola.[1]

Con il passare del tempo il film è stato rivalutato positivamente. Leonard Maltin gli assegna 3 stelle su 4, definendolo uno dei migliori lungometraggi del duo. Su IMDb mantiene una media di 7,0/10, mentre su Rotten Tomatoes il gradimento del pubblico si attesta al 68%.

Distribuzione italiana

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Prima edizione (1934)

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Tra il 1932 e il 1935 si verificò una certa confusione nell’assegnazione delle voci italiane. Alcune fonti citano uno “studente” come voce occasionale di Oliver Hardy in Fra Diavolo, ma non esistono prove concrete.

Storicamente, nel 1932 fu effettuata una selezione per individuare le voci più adatte: ne emersero Carlo Cassola per Stan Laurel (all’epoca soprannominato “Cric”) e Paolo Canali per Oliver Hardy (“Croc”). Quindi è probabile che abbiano doppiato loro la coppia nella prima edizione italiana della pellicola.

Secondo quanto affermato da Mauro Zambuto, egli stesso avrebbe doppiato Stan Laurel nella prima edizione; tuttavia, tale informazione non è supportata da fonti documentate.[2]

Per le sequenze cantate, la voce italiana di Dennis King (Fra Diavolo) fu quella del tenore Giuseppe De Luca, mentre la doppiatrice di Lucile Browne fu quella del soprano Laura Pasini.[3] In passato si riteneva che la voce italiana di Fra Diavolo fosse quella del tenore Beniamino Gigli; tuttavia, questa informazione è stata successivamente smentita dai manifesti e dai flani dell’epoca.

Tutt'oggi la prima edizione italiana è perduta.

Seconda edizione (1948)

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Nel 1948 fu realizzata una nuova edizione italiana, principalmente per aggiornare la riorchestrazione musicale dell’operetta di Daniel Auber a cura di Le Roy Shield, eseguita da Franco D’Achiardi sotto la direzione di Umberto Mancini. La volontà di far ridoppiare il film dal duo Sordi-Zambuto fu una scelta in seconda battuta. Il ridoppiaggio fu realizzato utilizzando l’adattamento italiano del 1934 scritto da Augusto Galli. Alberto Sordi e Mauro Zambuto riascoltarono attentamente la prima edizione per coglierne pregi e difetti e mantenere battute leggendarie, tra cui la celebre “nel palmizio della mano”.

In questa edizione, Tito Gobbi doppiò le parti cantate di Fra Diavolo, utilizzando nuovamente l’adattamento italiano di Augusto Galli, conservando espressioni del periodo fascista (prendi, prendi camerata e prosegui il tuo cammin...) e correggendo imprecisioni storiche presenti nella prima versione, come l’indicazione della moneta in uso.[2]

Per l'occasione furono riscritti i titoli di testa originali.

Questa, oggi, è l'unica versione italiana reperibile del film

  • Naso-nasino-nasello (Kneesy-Earsy-Nosey in inglese, letteralmente “ginocchietto-orecchio-nasino”) è un gioco di coordinazione e abilità interpretato da Stanlio nel film. Consiste nel battere le ginocchia con entrambe le mani, afferrare l’orecchio sinistro con la mano destra e contemporaneamente il naso con la mano sinistra; successivamente si battono nuovamente le ginocchia e si afferra l’orecchio destro con la mano sinistra, mentre con la mano destra si prende il naso. Il gioco procede aumentando progressivamente la velocità dei movimenti.
  • Menadito (Finger-wiggle in inglese, ovvero “dimenare il dito”) è un altro esercizio di manualità mostrato da Stanlio nel film, che consiste nel muovere le mani unite tenendo i medi rivolti verso l’esterno.
  • Alla première, la pellicola aveva una durata di 117 minuti; la versione distribuita ufficialmente nelle sale fu invece ridotta a 90 minuti (Theatrical Cut).
  1. ^ a b Randy Skretvedt, Laurel & Hardy: The Magic Behind the Movies, 1987.
  2. ^ a b IL MONDO DEI DOPPIATORI - In...soliti ignoti, il quiz sul doppiaggio - ARCHIVIO: quiz 136, su www.antoniogenna.net. URL consultato il 23 agosto 2025.
  3. ^ L'Illustrazione Italiana, n. 4, 28 gennaio 1934, p. 136.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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