Emerson, Lake & Palmer

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Emerson, Lake & Palmer
Emerson Lake and Palmer band photo.jpg
Emerson, Lake & Palmer a Toronto nel 1978
Paese d'origine Regno Unito Regno Unito
Genere Rock[1]
Rock progressivo[2]
Periodo di attività musicale 1970 – 1978
1991 – 1998
2010
Etichetta Manticore
Atlantic
Cotillion
Island
Sanctuary
Rhino Records
United Artists
Album pubblicati 34
Studio 10
Live 13
Raccolte 11
Sito ufficiale

Emerson, Lake & Palmer è stato un gruppo musicale rock progressivo britannico nato nel 1970 per iniziativa di Keith Emerson (pianoforte, organo e sintetizzatori), Greg Lake (basso, chitarre e voce) e Carl Palmer (batteria e percussioni). I tre furono indicati, da stampa e commentatori musicali, anche con la sigla ELP, utilizzata in seguito anche da loro.

Poiché tutti e tre i musicisti provenivano da formazioni già note, la stampa li definì un supergruppo, com'era già accaduto negli anni sessanta per formazioni come Cream o Blind Faith, ma il trio rifiutò sempre tale appellativo.[3]

Fu uno dei gruppi di rock progressivo di maggior successo commerciale, con nove album certificati disco d'oro negli Stati Uniti d'America durante gli anni settanta [4] ed una stima di oltre 35 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.[5]

Il trio fu attivo dal 1970 al 1978, per poi riunirsi tra il 1991 e il 1998 e celebrare infine il proprio quarantennale con un ultimo concerto nel 2010.

Keith Emerson e Greg Lake morirono entrambi nel 2016, a distanza di nove mesi l'uno dall'altro.

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Le origini dei musicisti[modifica | modifica wikitesto]

Keith Emerson, dopo le prime esperienze professionali con i T-Bones e i VIP's, nel 1967 aveva fondato il gruppo The Nice, il cui stile univa musica classica, jazz e rock: con tre album pubblicati assieme ai Nice tra il 1967 e il 1969, Emerson si era già guadagnato una certa notorietà per il suo virtuosismo, nonché per la spettacolarità delle esibizioni dal vivo. Altri due album dei Nice, Five Bridges e Elegy, entrambi registrati con Emerson nel 1969, furono pubblicati rispettivamente nel 1970 e nel 1971, cioè dopo lo scioglimento del gruppo.

Greg Lake era uno dei membri fondatori dei King Crimson, il cui acclamato debutto del 1969 In the Court of the Crimson King, con Lake alla voce e al basso, è spesso indicato come uno dei punti di partenza di tutto il rock progressivo degli anni settanta.[6] Pur avendo lasciato i King Crimson a fine 1969 per fondare ELP, Lake partecipò nella sola veste di cantante anche al loro secondo album In the Wake of Poseidon, pubblicato a maggio 1970.

Carl Palmer, il più giovane dei tre, nel 1966 a soli 16 anni era divenuto il batterista di Chris Farlowe and the Thunderbirds, nel 1968 aveva sostituito Drachen Theaker in The Crazy World of Arthur Brown e, scioltisi questi ultimi, nel 1969 aveva fondato assieme al loro tastierista Vincent Crane e al nuovo cantante Nick Graham il trio hard rock Atomic Rooster con cui aveva inciso il primo album e suonato dal vivo sino al giugno 1970, per poi unirsi a Emerson e Lake.

1969-1970: dalla nascita del gruppo al debutto discografico[modifica | modifica wikitesto]

Emerson e Lake si incontrarono a San Francisco il 12 dicembre 1969, allorché i gruppi in cui rispettivamente militavano, The Nice e King Crimson, condivisero il palco del Fillmore West.[7] Emerson in quel periodo era stanco dei Nice: aveva in cantiere composizioni che, a suo giudizio, richiedevano una voce più versatile di quella di Lee Jackson[7] e perciò era già in cerca di un nuovo cantante/bassista, ruolo che appunto offrì a Lake e, prima di questi, anche a Chris Squire degli Yes e Jack Bruce.[7] La prima formazione dei King Crimson, nata a gennaio del 1969, concluse quella sera la propria tournée degli Stati Uniti d'America e contestualmente due musicisti su quattro, Ian McDonald e Mike Giles, lasciarono il gruppo perché stremati dalla vita in tour: visto il peso del contributo creativo dei due, Greg Lake – al contrario di Robert Fripp – trovò scorretto che il gruppo continuasse senza di loro con lo stesso nome, perciò approfittò della proposta di Emerson e, al ritorno dagli Stati Uniti, lasciò anche lui i King Crimson.[3]

Mitch Mitchell

All'inizio del 1970, Emerson e Lake incominciarono la ricerca di un batterista.[7] Lake, in più occasioni, raccontò che il suo primo contatto fu Mitch Mitchell,[3] proveniente dalla Jimi Hendrix Experience scioltasi nel giugno 1969: Mitchell diede la sua disponibilità, peraltro azzardando il possibile coinvolgimento di Jimi Hendrix,[3][8] poiché nel frattempo il nuovo trio con il quale il chitarrista di Seattle aveva debuttato a dicembre del 1969, Band of Gypsys, si era già sciolto; tuttavia l'idea di affiancare nello stesso gruppo due virtuosi del calibro di Emerson e Hendrix parve a Lake fin da subito eccessiva.[3] La perplessità sull'incontro con Mitchell fu anche alimentata dalla circostanza imbarazzante nella quale il road manager del batterista, senza apparente motivo, posò una pistola sul tavolo e Lake, comprensibilmente turbato, gli chiese molto cortesemente di metterla via.[3] Ad ogni modo, un paio di giorni dopo quella conversazione Lake ricevette una telefonata da Robert Stigwood, già manager di Cream e Bee Gees, che gli raccomandò il batterista Carl Palmer, allora appena diciannovenne.[3][8] Sia Emerson che Palmer riportarono invece che intermediario cruciale per la scelta definitiva fu il capo della Charisma Records Tony Stratton-Smith,[7] all'epoca anche manager dei Nice, interpellato da Emerson dopo una lunga serie di audizioni insoddisfacenti, tra cui quella dello stesso Mitchell.[7]

Emerson e Lake dovettero insistere non poco per vincere l'iniziale riluttanza di Palmer a lasciare gli Atomic Rooster, appena nati ma già con un album all'attivo ed un discreto seguito, in favore di un progetto ancora privo di un proprio repertorio.[7] Tuttavia, i tre furono sempre concordi nel riportare che l'intesa musicale fra loro fu immediata.[3][7] Quanto all'eventualità di impiegare ulteriori musicisti, la preferenza di Emerson e Palmer per la formula del trio, già collaudata nei rispettivi gruppi di provenienza, incontrò il favore anche di Lake[3][7] e la formazione assunse la sua forma definitiva, incominciando a provare regolarmente a partire dal giugno 1970.[7] Una leggenda circolata per decenni, e probabilmente originata dal contatto con Mitchell,[3] secondo la quale il trio, già costituito, avrebbe suonato in una jam session insieme a Jimi Hendrix pochi mesi prima che quest'ultimo morisse (si parlò addirittura, come loro possibile nome, dell'acronimo HELP, composto dalle iniziali dei cognomi dei musicisti), fu invece definitivamente smentita da Greg Lake nel 2012.[8]

La scelta dei tre di non darsi un nome ed impiegare semplicemente i propri cognomi, in rigoroso ordine alfabetico, derivò dal timore iniziale che la stampa si riferisse al gruppo come «i nuovi Nice», poiché Emerson all'epoca era il più famoso dei tre,[9] e dalla conseguente esigenza di presentarsi con un'immagine più paritaria a partire dal nome, alla maniera di Crosby, Stills, Nash & Young.[9] Sui dischi, i cognomi figurarono indifferentemente con o senza la virgola dopo Emerson: a volte in entrambi i modi sullo stesso album, tra copertina ed etichetta del disco in vinile (l'etichetta sulla prima edizione del LP Pictures at an Exhibition è invece l'unico caso in cui la congiunzione and, per esteso, sostituì la e commerciale tra i cognomi Lake e Palmer).

I tre debuttarono il 23 agosto 1970 alla Guildhall di Plymouth, una sala municipale da circa 800 posti in una città di provincia, da loro scelta strategicamente per un primo test dello spettacolo.[3] La loro seconda apparizione pubblica in assoluto, appena sei giorni dopo, ebbe luogo alla terza edizione del festival dell'Isola di Wight, evento che vide in cartellone nomi come Jimi Hendrix, Joni Mitchell, The Doors, The Who e Jethro Tull e che raggiunse all'epoca il primato assoluto nel suo genere per affluenza di pubblico, stimata attorno alle 600.000 persone. L'esibizione del trio fu parzialmente documentata nel film Message to Love: The Isle of Wight Festival ed integralmente registrata: oltre al lungo brano Take a Pebble e una trascrizione dell'Allegro Barbaro di Béla Bartók, la scaletta comprendeva la rilettura in chiave rock di alcuni brani dell'opera Quadri da un'esposizione di Musorgskij, della durata di circa mezz'ora, più un finale col brano Rondo recuperato dal repertorio dei Nice ed il rock and roll Nutrocker di Kim Fowley. Emerson sul brano Rondo rispolverò un numero di scena già inaugurato con i Nice: la "brutalizzazione" del suo organo Hammond; egli lo trascinava per il palcoscenico, lo ribaltava stendendovisi sotto e suonandolo alla rovescia e conficcava coltelli fra i tasti per tenerli abbassati. Palmer, durante il suo assolo, si sfilò la maglietta mentre teneva il ritmo con il piede sulla grancassa: il gesto, nato spontaneamente dal caldo torrido di quella sera, venne accolto dall'ovazione del pubblico ed il batterista pensò quindi di farne un numero fisso nei concerti. Sul palco vi erano anche due vecchi cannoni caricati a salve, che il trio non perse occasione di far sparare proprio durante il loro concerto. Il ricorso ad elementi spettacolari di questo tipo, unito ad una generale tendenza alla grandiosità, rimase una caratteristica costante del trio, lungo tutta la carriera. La partecipazione al festival dell'Isola di Wight fruttò al trio un'immediata visibilità ed un notevole interesse da parte della stampa, ancor prima che il gruppo ottenesse un contratto discografico.[3][7]

Emerson in concerto con il Moog

Subito dopo i tre musicisti firmarono con la Island Records per il mercato britannico e di conseguenza per gli Stati Uniti d'America con l'affiliata Cotillion Records, quest'ultima di proprietà del capo della Atlantic Records Ahmet Ertegün,[7] quindi a settembre registrarono il loro primo album presso gli Advision Studios di Londra: Greg Lake assunse con l'occasione anche il ruolo di produttore, che egli avrebbe ricoperto su tutti i dischi del gruppo sino al 1974 e, in parte, anche nei successivi fino al 1977. L'album, intitolato semplicemente Emerson Lake & Palmer, fu pubblicato il 20 novembre 1970.

L'opera, accolta generalmente bene dalla critica,[3] diede risalto all'abilità tecnica dei tre e portò avanti il discorso già iniziato da Emerson con i Nice, unendo rock, jazz e citazioni dalla musica classica. Accanto infatti al materiale originale, all'epoca ancora non sufficiente a completare il minutaggio di un album, il trio vi inserì interpretazioni in chiave rock di brani di Bartók, Janáček e Bach (The Barbarian, Knife Edge). Anche dopo aver consolidato il proprio repertorio, comunque, il gruppo conservò l'abitudine di includere in ciascun disco almeno un brano classico rielaborato. Sul brano strumentale Tank e sulla canzone Lucky Man, Emerson utilizzò per la prima volta il sintetizzatore modulare Moog IIIc, del quale poco dopo acquistò un esemplare che divenne anche parte della sua strumentazione sul palco: primo caso del genere in campo rock per tale strumento,[7] in genere ritenuto poco indicato all'uso in tournée per le sue dimensioni notevoli e per l'instabilità dell'intonazione, molto sensibile agli sbalzi di tensione.[7]

L'album arrivò a piazzarsi al quarto posto delle classifiche britanniche e rimase nelle prime 100 posizioni per 28 settimane,[10] negli Stati Uniti d'America arrivò al diciottesimo posto della Billboard 200.[11] Il singolo Lucky Man, pubblicato per il solo mercato statunitense, arrivò al 48° posto nella Billboard Hot 100[12] e divenne uno dei brani più celebri del trio.[7]

1971-1974: apice della carriera[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 1971, appena due mesi dopo l'uscita dell'album di debutto, il trio entrò in studio per registrarne un secondo: Tarkus, occupato per metà dall'omonima suite scritta interamente da Emerson con l'aiuto di Lake ai testi, fu completato dal gruppo in soli sei giorni[13] ma inizialmente rischiò di non vedere mai la luce, a causa di divergenze musicali fra Emerson e Lake.

Il tastierista aveva infatti presentato a Lake il primo abbozzo di un brano basato su un tempo in 5/8, che sarebbe poi divenuto la sezione intitolata Eruption della suite Tarkus, e il bassista/cantante l'aveva bocciato perché a suo giudizio musicalmente troppo denso e privo di una vera melodia.[7] L'ostinazione di Lake a non voler lavorare sul materiale proposto da Emerson si spinse fin quasi al punto di mettere a rischio il futuro stesso del gruppo, poiché il tastierista di contro non intendeva rinunciare alla sua composizione. Oltre ovviamente al parere di Carl Palmer, favorevole al brano,[7] decisiva fu la mediazione del management che alla fine persuase Lake a fare almeno un tentativo, non fosse altro poiché egli non aveva materiale da offrire in alternativa e lo studio di registrazione era già prenotato, quindi avrebbero comunque dovuto pagarlo.[7] Emerson in seguito ebbe modo di sottolineare come la sua vittoria personale riguardo Tarkus fosse stata cruciale nel definire la direzione musicale che i tre, almeno fino al 1974, avrebbero seguito senza ulteriori grossi conflitti interni.[7]

Tarkus uscì il 16 giugno 1971 e superò le vendite del disco precedente, balzando dopo una sola settimana direttamente al primo posto in classifica, traguardo mai più eguagliato dai successivi lavori del trio.[10] L'album costituì anche una conferma, agli occhi della critica, sulle abilità compositive del gruppo,[12] in quanto dedicava molto meno spazio del precedente alla reinterpretazione di opere classiche, unica eccezione il brano The Only Way (Hymn) contenente due citazioni da Bach.

Il 26 marzo 1971 il gruppo si era esibito alla City Hall di Newcastle: dalla seconda parte del concerto venne tratto l'album dal vivo Pictures at an Exhibition, che tuttavia in Europa andò alle stampe solo in novembre, per la priorità data alla pubblicazione di Tarkus. Pictures at an Exhibition, come già detto, è il rifacimento in chiave rock di alcuni brani dall'omonima suite a tema per pianoforte di Modest Petrovič Musorgskij. Il trio alterna le partiture del compositore russo, fortemente adattate, a composizioni originali in forma di variazioni sui temi, amalgamando il tutto grazie ad un sound già consolidato e inconfondibile. L'aggiunta di testi cantati, anche sulle sezioni scritte da Musorgskij, accentua ancor più il carattere di "appropriazione" dell'opera classica da parte della band.

La Atlantic Records in un primo momento oppose resistenza alla pubblicazione dell'album negli Stati Uniti, ritenendolo poco commerciale per la sua natura di rivisitazione classica, e propose al gruppo di dirottarne l'uscita sulla sotto-etichetta Nonesuch ma i tre rifiutarono temendo che ciò ne pregiudicasse la visibilità.[7] Fu solo dopo aver ricevuto ordini per circa 250.000 copie di importazione dall'Europa che l'etichetta si convinse a pubblicarlo ufficalmente sul mercato statunitense, nel gennaio 1972.[7] Le vendite oltreoceano ricevettero poi un'ulteriore spinta dopo che il disk jockey Scott Muni trasmise dai microfoni della radio WNEW-FM l'intero album dall'inizio alla fine, smentendo fra l'altro anche le precedenti riserve della casa discografica sulle potenzialità radiofoniche di un'opera così lunga, concepita per essere eseguita senza soluzioni di continuità.[7]

Nel frattempo, ad ottobre del 1971, il gruppo aveva incominciato a preparare il terzo album in studio: Trilogy vide la luce nell'estate del 1972 e raggiunse la seconda posizione nelle classifiche del Regno Unito[10] e la quinta negli Stati Uniti. Vi trovarono posto almeno due "classici" del trio: il brano Hoedown, tratto dal balletto Rodeo di Aaron Copland, e la ballata From the Beginning di Lake nella quale, come già in Lucky Man sul primo album, il bassista/cantante si occupò di tutte le parti strumentali ad eccezione delle conga suonate da Palmer e del solo di Emerson al Moog in chiusura.

Due tour mondiali impegnarono il gruppo tra il marzo 1972 ed il giugno 1973, negli Stati Uniti, in Europa, e, nel luglio 1972, anche in Giappone. Per la prima ed unica volta negli anni settanta, il trio si esibì anche in Italia: nel giugno 1972 allo Stadio Comunale di Bologna e al Palazzo dello Sport di Roma, nel maggio 1973 allo stadio Flaminio di Roma e al Velodromo Vigorelli di Milano.

Nello stesso periodo i tre acquistarono un un ex-cinema al 392 di North End Road, a Fulham, Londra, trasformandolo nella loro sala prove, e fondarono la loro etichetta discografica chiamata Manticore dall'omonima creatura mitologica raccontata in Tarkus. Nelle pause dei tour di Trilogy, il gruppo incominciò a preparare il materiale per il quarto album in studio. Questa fase fu anche documentata in un film di circa un'ora prodotto dal gruppo stesso e intitolato The Manticore Special, che seguiva il trio dietro le quinte e sul palco, nonché durante la composizione del nuovo disco. Il documentario, trasmesso dalla BBC alla fine del 1973 all'interno del noto programma musicale The Old Grey Whistle Test, immortalava fra l'altro le proporzioni assunte all'epoca dallo spettacolo del trio: una ripresa aerea, ad esempio, mostrava tre giganteschi autotreni contenenti l'attrezzatura per i concerti, sul cui tetto campeggiavano i cognomi dei tre, uno per ogni automezzo, a caratteri cubitali visibili anche da grande altezza.

Il logo del gruppo, ideato da H. R. Giger

Nel novembre 1973 uscì Brain Salad Surgery, prima pubblicazione per la Manticore e probabilmente anche l'opera del gruppo più complessa fino ad allora; l'album arrivò al secondo posto in classifica nel Regno Unito[10] e all'undicesimo nella Billboard 200 statunitense.[11]

Oltre a due canzoni originali e due nuove trascrizioni rock - l'inno liturgico Jerusalem e il brano Toccata, adattamento dell'omonimo 4° movimento del Concerto N°1 per pianoforte e orchestra di Alberto Ginastera - l'album contiene una lunga suite di quasi mezz'ora composta da Emerson - ripartita sulle due facciate del vinile per motivi di spazio - intitolata Karn Evil 9 e suddivisa in tre "impressioni", l'ultima delle quali inaugurò la collaborazione ai testi di Peter Sinfield, già cofondatore dei King Crimson assieme a Lake. Sinfield firmò anche il testo di Benny the Bouncer, breve canzone umoristica che musicalmente confermava la passione di Emerson per lo stile pianitstico honky-tonk, già omaggiato dal tastierista sugli album Tarkus (Jeremy Bender) e Trilogy (The Sheriff ).

La copertina dell'album fu disegnata dall'illustratore svizzero H. R. Giger, che per l'occasione realizzò anche il logo che la band avrebbe utilizzato da allora in avanti.

Il tour di Brain Salad Surgery, partito negli Stati Uniti a novembre 1973 e protrattosi a più riprese fra Europa e USA fino a giugno del 1974, aveva dimensioni mastodontiche per l'epoca:[14] 25 tecnici, 40 tonnellate di attrezzatura e suono quadrifonico con 32 altoparlanti.[14] Il gruppo viaggiava con al seguito il proprio palcoscenico, dotato di uno schermo circolare sospeso, largo 47 metri, sul quale venivano proiettate diapositive durante lo spettacolo.[14] Emerson, oltre al gigantesco Moog modulare e al primo prototipo di sintetizzatore polifonico, il Moog Apollo,[14] schierava sul palco due organi Hammond, uno dei quali preposto anche alla consueta "brutalizzazione" a fine concerto, un Clavinet, un Minimoog, un pianoforte a coda lunga Steinway, un piano verticale amplificato per i soli brani honky-tonk ed un terzo pianoforte a coda, più piccolo, destinato ad essere sollevato per mezzo di cavi e a roteare a mezz'aria durante la performance, idea però accantonata dopo poche date poiché ritenuta troppo pericolosa.[14] Palmer impiegava una nuova batteria personalizzata costruita interamente in acciaio inox, con disegni intarsiati sui tamburi, montata su una pedana girevole mossa elettricamente; il kit, del peso di due tonnellate e mezzo, comprendeva il Moog 1130 Percussion Controller, uno dei primi esempi di interfacciamento fra percussioni e sintetizzatore, che il batterista utilizzava durante il brano Toccata; nell'armamentario trovavano posto anche due gong, due timpani sinfonici e persino una grossa campana da chiesa sospesa sopra la testa di Palmer, il quale all'occorrenza la suonava con una corda tenuta fra i denti.[14] Lake infine, per prevenire scosse elettriche subite sul palco in passato,[14] teneva disteso sotto i suoi piedi un grande tappeto persiano, pagato all'epoca 6.000 dollari.[3]

Al tour fece seguito, in giugno, la pubblicazione di un triplo album dal vivo, imponente anche nel titolo: Welcome Back, My Friends, to the Show That Never Ends - Ladies and Gentlemen Emerson, Lake & Palmer, registrato al Convention Center di Anaheim, California il 10 febbraio 1974. La mole della pubblicazione consentì di inserirvi, fra l'altro, l'esecuzione integrale delle due suite Tarkus e Karn Evil 9 (quest'ultima occupa da sola tutto il terzo disco) entrambe ampliate con variazioni o improvvisazioni. Con il quarto posto nella Billboard 200 raggiunto il 26 ottobre 1974, l'album fu il più venduto negli Stati Uniti in tutta la carriera del trio.[11]

La prima fase creativa del gruppo si concluse con un nuovo tour americano, partito nel luglio del 1974 e terminato ufficialmente allo stadio Spectrum di Filadelfia il 21 ottobre; tre giorni dopo, i tre parteciparono ad un concerto di beneficenza organizzato a New York dal già citato disc jokey della WNEW-FM Scott Muni: fu la loro ultima apparizione dal vivo per un arco di tempo di circa due anni e mezzo, che coincise con un equivalente periodo di silenzio discografico.

1975-1977: la pausa, Works Volume 1 e 2[modifica | modifica wikitesto]

Tra la fine del 1974 e il 1976 i tre si separarono per dedicarsi a progetti individuali.

Emerson terminò la composizione del Piano Concerto Nº 1, la sua prima opera interamente orchestrale, che registrò con la London Philharmonic Orchestra diretta da John Mayer. Sempre con l'ausilio dell'orchestra londinese, il tastierista pubblicò nel 1976 un 45 giri con la sua versione di Honky Tonk Train Blues di Meade "Lux" Lewis e sul lato B un altro brano in stile honky tonk di sua composizione: Barrelhouse Shake-Down. L’approccio all’orchestra, cui Emerson non ritornava dai tempi di Five Bridges dei Nice (1969), era motivato fra l’altro dal desiderio del tastierista di essere finalmente riconosciuto come compositore tout-court e non già solo come strumentista ed autore di musica rock[7] ed era destinato ad influenzare anche la direzione artistica del trio. Nello stesso periodo, infatti, anche gli altri due incominciarono ad avvalersi di orchestrali per i loro lavori. Greg Lake scrisse, con l'aiuto di Pete Sinfield ai testi, alcune canzoni che poi fece arrangiare per orchestra da Tony Harris e Godfrey Salmon; una di esse, I Believe in Father Christmas, fu pubblicata come singolo nel 1975 e raggiunse il secondo posto nelle classifiche britanniche, superata solo dalla celebre Bohemian Rapsody dei Queen. Carl Palmer infine collaborò occasionalmente con vari musicisti, fra i quali Joe Walsh degli Eagles e lo stesso Emerson, per incidere alcuni brani strumentali inediti, due rivisitazioni classiche rispettivamente di Bach e Prokof'ev, ed una rilettura per batteria ed orchestra del brano Tank, dal primo album del trio.

I tre accantonarono l'idea iniziale di destinare i suddetti lavori ai rispettivi album solisti alla fine del 1976,[12] anche alla luce dello scarso successo di un'analoga operazione tentata, lo stesso anno, dai singoli membri degli Yes.[12] Buona parte del materiale confluì perciò nelle prime tre facciate, una per ciascun autore, di un nuovo doppio album a nome ELP: Works Volume 1. Per la quarta facciata, i tre registrarono assieme due nuovi brani: Fanfare for the Common Man, versione rock dell'omonimo pezzo di Aaron Copland, e la mini-operetta Pirates, scritta da Emerson con testi di Lake e Peter Sinfield, ed incisa agli studi Pathé Marconi di Parigi assieme all'orchestra dell'Opéra diretta da Godfrey Salmon.

Works Volume 1 uscì nel marzo 1977 e in patria rimase dieci settimane nelle prime 100 posizioni, spingendosi sino all'ottavo posto, mentre oltreoceano raggiunse la dodicesima posizione della Billboard 200.[11] Nel Regno Unito, il 45 giri con una versione abbreviata di Fanfare for the Common Man, pubblicato a giugno, arrivò secondo in classifica, divenendo così il singolo più venduto nella storia del gruppo.[10]

Il tour promozionale dell'album, partito in marzo e destinato soltanto al Nord America, in un primo momento vide al seguito del trio un'orchestra di sessanta elementi diretta da Godfrey Salmon, alla quale però i tre furono costretti a rinunciare dopo appena una decina di concerti, a causa dei costi troppo alti. L'organico fu tuttavia recuperato occasionalmente in date successive, tra cui l'ultima del 26 agosto 1977 allo Stadio Olimpico di Montréal, in Canada, dove lo show nella sua forma completa fece in tempo ad essere immortalato in video e, successivamente, anche su disco. La data di Montréal segnò anche il record assoluto di affluenza di pubblico ad un concerto del trio come unico gruppo in cartellone, cioè festival esclusi: circa 78.000 spettatori.[15]

In anni più recenti, sia Lake che Palmer ebbero modo di dichiarare come, al di là degli svantaggi logistici ed economici che il gruppo incontrò sia in studio che dal vivo, la parentesi orchestrale del 1977, pur costituendo di fatto un’evoluzione formale rispetto ai lavori precedenti, avesse in parte snaturato l’essenza musicale di ELP, basata fino ad allora sull’interazione fra i soli tre musicisti e sul sound ricco ma al contempo nitido e coeso che erano in grado di produrre con le proprie forze, e che gli arrangiamenti orchestrali rendevano invece più diluito e confuso.[3][7] Tutti e tre, più in generale, individuarono a posteriori nel periodo in questione l'inizio della fine del gruppo, in quanto stavano incominciando a intraprendere direzioni musicali sempre più differenti.[3][7]

Nello stesso periodo il trio divenne oggetto di critiche sempre più aspre da parte della stampa musicale, fino ad allora al contrario abbastanza benevola nei loro confronti, che iniziò a paragonarli ai "dinosauri" e li eresse ad emblema della pomposità e dell'autoindulgenza che la nascente cultura punk contestava anche a gruppi coevi come Yes, Pink Floyd e Led Zeppelin.[7]

Il 10 dicembre 1977 la Altlantic pubblicò Works Volume 2, album singolo composto da dodici brani registrati tra il 1973 ed il 1976 e scartati dai lavori precedenti, oppure già editi come i due 45 giri incisi l'anno prima rispettivamente da Emerson e Lake come solisti. Il fatto che il doppio LP anteriore a questo recasse in copertina la dicitura Volume 1 sin dalla prima edizione, farebbe dedurre che l'uscita di entrambi i "volumi" fosse stata già preventivata, seppure in due tempi, sin dall'inizio dell'anno.

Anche per la sua natura di raccolta, ancorché non dichiarata,[7] Works Volume 2 segnò un netto calo nelle vendite rispetto al suo predecessore e a tutti gli altri album del gruppo fino ad allora.[10]

1978: Love Beach e lo scioglimento del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo un ultimo tour del nordamerica dall'ottobre 1977 al febbraio 1978, i tre musicisti - per le ragioni già esposte - erano concordi nel prendersi nuovamente una pausa[3] ma il capo della Atlantic Ahmet Erthegün li convocò per far loro presente che da contratto dovevano ancora un album alla casa discografica, lasciando intendere che, qualora non avessero onorato l'impegno, le rispettive carriere soliste probabilmente non avrebbero ottenuto un adeguato sostegno promozionale.[3]

I tre acconsentirono dunque controvoglia[3][16] di riunirsi ai Compass Point Studios di Nassau, nelle Bahamas dove nel frattempo avevano tutti preso residenza per motivi fiscali,[3] allo scopo di comporre nuovo materiale che, sempre su pressione dell'Atlantic, avrebbe dovuto sposare le tendenze più leggere del pubblico di fine decennio, con canzoni di durata "radiofonica" e di facile presa. Per i testi, il gruppo si avvalse nuovamente della collaborazione di Peter Sinfield. Intitolato Love Beach dal nome della spiaggia adiacente gli studi di registrazione, l'album uscì il 18 novembre 1978 e fu accolto piuttosto timidamente dal pubblico e unanimemente stroncato dalla critica, nonché in seguito parzialmente rinnegato anche dagli stessi autori,[16] se non per la qualità della musica in sé, almeno quanto alla scarsa chiarezza di intenti.[16] Malgrado risultati di vendita per nulla paragonabili ai lavori precedenti, l'album divenne comunque l'ultimo disco d'oro nella carriera del gruppo.[17]

Se si eccettua un'apparizione televisiva al programma della BBC Top of the Pops, in cui il trio mimò in playback il singolo All I Want Is You, all'album non fece seguito alcuna promozione dal vivo ed i tre - com'era già loro intenzione da quasi un anno - sciolsero il gruppo, che di fatto restò inattivo per tutto il decennio successivo senza un dichiarato proposito di riformarsi.

Nel novembre 1979, a quasi un anno dall'avvenuto scioglimento, l'Atlantic pubblicò l'album dal vivo In Concert, tratto dal già citato concerto a Montréal di due anni prima: fu l'ultima uscita a nome Emerson, Lake & Palmer negli anni settanta.

Gli anni ottanta: Emerson, Lake & Powell e "3"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1985 Emerson e Lake provarono a rilanciare la formula del trio senza Palmer, allora impegnato con il supergruppo Asia. Il posto del batterista venne preso da Cozy Powell e il gruppo mantenne così, seppur in modo del tutto fortuito,[3] anche la collaudata sigla "ELP". L'unico album della formazione, intitolato Emerson, Lake & Powell, venne pubblicato nel maggio 1986, ottenendo tuttavia scarso successo commerciale.

Analoga sorte toccò ad un progetto del 1988 chiamato semplicemente "3" e formato da Emerson e Palmer con il cantante e polistrumentista statunitense Robert Berry al posto di Lake: anche questa collaborazione fruttò un solo LP, intitolato To the Power of Three.

Entrambe le formazioni ebbero comunque occasione di esibirsi dal vivo nel Nordamerica, rispettivamente nell'estate-autunno del 1986 e nella primavera del 1988.

Le reunion degli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

ELP in concerto nel 1992

Nel 1991, sull'onda di un revival che contagiò molti gruppi rock nati negli anni settanta, Emerson, Lake & Palmer si riunirono dopo tredici anni per realizzare l'album Black Moon, uscito nel 1992 e seguito da una serie di tournée e da un CD dal vivo registrato alla Royal Albert Hall di Londra.

Nel 1994 fu la volta dell'album In the Hot Seat, realizzato tra grandi difficoltà dovute ai problemi di salute sia di Palmer (sindrome del tunnel carpale) che di Emerson: il tastierista in particolare era stato sottoposto proprio quell'anno a un intervento di microchirurgia alla mano destra e pertanto poté completare l'album solo sovraincidendo tutte le parti con la mano sinistra.[18]

Dopo altri tre tour fra il 1996 e il 1998, il trio si sciolse nuovamente. Dal concerto al Festival Jazz di Montreux del 1997 venne tratto un DVD dal vivo, Live at Montreux 1997.

Il nuovo millennio e la morte di Emerson e Lake[modifica | modifica wikitesto]

I tre musicisti si dedicarono alle loro rispettive carriere soliste per gran parte del decennio 2000-2010. Voci sempre più insistenti circolate tra il 2008 e il 2009 davano per probabile la riunione del trio per l'autunno 2009, ma l'unica conferma giunse nel momento in cui i piani saltarono: il 5 maggio 2009 Emerson annunciò infatti dal suo sito Internet la cancellazione per motivi di salute dell'imminente tour estivo della Keith Emerson Band nonché del tour di Emerson, Lake & Palmer previsto per la fine dello stesso anno, confermando implicitamente che quest'ultimo progetto esisteva e stava per realizzarsi.[19]

Fra aprile e maggio del 2010, Emerson e Lake tennero una serie di concerti negli Stati Uniti[20] Il tour, dal titolo An Intimate Evening with Keith Emerson and Greg Lake, avrebbe dovuto proseguire toccando anche Europa e Giappone rispettivamente in estate ed autunno, ma le date furono in seguito cancellate a causa dei prolungati tempi di recupero di un nuovo intervento chirurgico, stavolta al colon, per Emerson. Da quei concerti in seguito venne tratto l'album dal vivo Live from Manticore Hall, pubblicato nel luglio 2014.

Il trio si riunì infine per un'unica data, il 25 luglio 2010, suonando di fronte a 20.000 persone alla prima edizione dell'High Voltage Festival, che si svolse al Victoria Park di Londra.[21] Il concerto, della durata di circa un'ora e mezza, venne integralmente filmato e fu caratterizzato – per la prima ed unica volta nella storia del gruppo – dall'uso di sequenze MIDI a sostegno degli arrangiamenti, soprattutto di tastiere.[18] Il 5 ottobre 2010 l'etichetta discografica Victor pubblicò l'intero concerto di Londra in un doppio CD intitolato High Voltage.

Subito dopo l'evento, Palmer declinò l'offerta di un nuovo tour con Emerson e Lake, poiché insoddisfatto del livello raggiunto dal trio nonostante tre settimane di prove.[22] Il concerto al Victoria Park fu pertanto l'ultima apparizione dal vivo in assoluto del gruppo e gli anni seguenti, anche per i già citati problemi di salute di Emerson, non videro ulteriori collaborazioni fra nessuno dei tre, né in studio né in concerto.

Keith Emerson morì a Santa Monica nella notte tra il 10 e l'11 marzo 2016. In tale circostanza, Carl Palmer dal suo sito internet ufficiale manifestò l'intenzione di raccogliere l'eredità artistica di ELP;[23] in aprile, egli dedicò ufficialmente il tour nordamericano del suo trio Carl Palmer's ELP Legacy alla memoria del tastierista[24] e poco tempo dopo organizzò un evento speciale dal titolo Pictures at an Exhibition - A Tribute to Keith Emerson, che si tenne all'Olympia Theater di Miami il 24 giugno 2016 e che, oltre al suo gruppo, ospitò l'ex chitarrista dei Genesis Steve Hackett, il tastierista Mark Stein dei Vanilla Fudge e il batterista turnista David Frangioni.[25]

Il 7 dicembre 2016, a causa di un tumore del pancreas diagnosticatogli due anni prima,[3] morì anche Greg Lake.[26]

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

Come molte formazioni nate a cavallo fra gli anni sessanta e gli anni settanta, il gruppo si inquadra nel genere rock progressivo. Il trio, nato dall'esperienza dei disciolti Nice, ne ereditò attraverso Emerson l'originale retroterra musicale classicheggiante[2] e si impose sulla scena come esponente di punta di uno stile che alcuni critici chiamarono rock sinfonico,[27] per la contaminazione fra il rock e la musica classica,[28] esaltato da un lato dal virtuosismo di Keith Emerson, il quale alternava il pianoforte all'organo Hammond e al sintetizzatore Moog, del cui uso è riconosciuto fra i pionieri assoluti in campo rock, e dall'altro dalla solida tecnica di Lake e Palmer, già testata in formazioni di rilievo come, rispettivamente, i King Crimson e The Crazy World of Arthur Brown.

Keith Emerson

Keith Emerson interuppe gli studi pianistici dopo pochi anni e si formò prevalentemente come autodidatta,[7] eppure il suo bagaglio musicale permise al trio di recuperare e reinterpretare in chiave rock brani di musica classica, o di attingervi come ispirazione: il tastierista si rifà a Béla Bartók, a Janacek, ad Aaron Copland, a Mussorgskij per Pictures at an Exhibition e a Ravel per la struttura di Abandon's Bolero, e cita anche Bach in un paio di occasioni.[2] Nel 1977 Emerson chiuse il cerchio includendo la sua prima composizione interamente sinfonica, il Piano Concerto N° 1 per pianoforte ed orchestra, nella facciata a lui riservata sul doppio album Works Volume 1. Anche negli album del trio successivi al 1977 trovarono puntualmente posto trascrizioni o citazioni da Rodrigo, Chopin, Holst e Prokov'ev. La musica classica non è l'unica influenza che il tastierista introdusse nel gruppo: anche grazie a lui, il repertorio comprende frequenti spunti derivati dal jazz (si pensi ad esempio a Take a Pebble o a Karn Evil 9, 2nd Impression) dal blues e dal ragtime, quest'ultimo associato al già citato uso del piano honky tonk, nonché dalla musica leggera strumentale dei primi anni sessanta, come nel rock and roll di Kim Fowley Nutrocker, ispirato allo Schiaccianoci di Čajkovskij, contenuto in Pictures at an Exhibition.

Greg Lake

Greg Lake, oltre all'attitudine sperimentale assorbita nei King Crimson, portò nel trio un retroterra misto di rock, pop e folk (influenzato, fra gli altri, da Bob Dylan, dai Beatles e da Elvis Presley[29]), che ne fece autore di melodie semplici ed efficaci, che spesso contribuirono a mitigare all'ascolto la complessità e l'audacia delle composizioni di Emerson. Quest'ultimo ebbe modo di ricordare che, nel suo secondo incontro con Lake all'inizio del 1970 in cui i due condivisero i rispettivi gusti musicali, egli rimase particolarmente colpito dalla varietà della discoteca del bassista/cantante, la quale spaziava dal rock al jazz e alla musica classica.[7] Fu proprio a casa di Lake che Emerson ascoltò per la prima volta Fanfare for the Common Man di Aaron Copland, che il trio avrebbe reinterpretato anni dopo.[3] Lake si accostò al basso elettrico solo nel 1969, con i King Crimson, sebbene fosse nato musicalmente come chitarrista: il suo insegnante di chitarra a Bournemouth nel 1960 era Don Strike (lo stesso di Robert Fripp)[30] la cui didattica includeva fra l'altro gli ostici studi di Paganini.[30]

Carl Palmer

La formazione musicale di Carl Palmer, influenzata soprattutto da batteristi jazz come Buddy Rich e Gene Krupa,[31] rende il suo stile più orientato ad un uso "contrappuntistico" della percussione che alla pulsazione costante tipica del rock, senza comprometterne la potenza esecutiva.

Ciò gli permise fin dagli inizi di caratterizzare non poco il sound del trio, malgrado dal punto di vista compositivo egli fosse meno prolifico dei suoi due colleghi.[7]

Nel 1973, poco prima di registrare col trio l'album Brain Salad Surgery, il batterista prese lezioni dal maestro James Blades presso la Guildhall School of Music and Drama,[32] arricchendo così la sua nozione delle percussioni anche dal lato classico (timpani, vibrafono, campane tubolari, etc.), con risultati riscontrabili in brani come ad esempio la sezione centrale di Toccata e alcuni dei suoi pezzi solistici contenuti in Works Volume 1 e Works Volume 2.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia degli Emerson, Lake & Palmer .

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Bruce Eder, Emerson, Lake & Palmer, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 20 aprile 2015.
  2. ^ a b c David Pezzi, Emerson, Lake & Palmer - I virtuosi del rock barocco, OndaRock. URL consultato il 20 aprile 2015.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w (EN) Greg Lake, Lucky Man - The Autobiography, Constable, 2017, ISBN 978-1-47212-648-1.
  4. ^ (EN) Gold & Platinum, RIAA. URL consultato il 16 ottobre 2017.
  5. ^ (EN) George Forrester, Frank Askew, Martyn Hanson, Emerson, Lake and Palmer: The Show That Never Ends, Helter Skelter Publishing, 2005, ISBN 1-900924-71-4.
  6. ^ (EN) Sidney Smith, DGM Live! In The Court Of The Crimson King, Discipline Global Mobile.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad (EN) Goldmine Magazine - intervista ad ELP, Ladies of the Lake. URL consultato il 24 dicembre 2016.
  8. ^ a b c Intervista di Dave Swanson a Greg Lake per Ultimate Classic Rock.
  9. ^ a b (EN) Robert Bowman, Beetle Magazine, Ladies of the Lake, febbraio 1974. URL consultato il 24 dicembre 2016.
  10. ^ a b c d e f Official Charts - Emerson, Lake & Palmer, The Official UK Charts Company.
  11. ^ a b c d (EN) Billboard 200 - Emerson, Lake & Palmer, billboard.com.
  12. ^ a b c d ELP on AllMusic, allmusic.com.
  13. ^ Roy Shipston, ELP, they're all absolutely shattered!, ladiesofthelake.com.
  14. ^ a b c d e f g Lothar-Michael Köhle, Brain Salad Surgery - See the show, Brain Salad Surgery, 2006-2016.
  15. ^ Macan, Edward, Endless Enigma: A Musical Biography of Emerson, Lake & Palmer, Open Court Publishing Company, 2006, p. 401, ISBN 0-8126-9596-8.
  16. ^ a b c Intervista di Dmitry M. Epstein a Greg Lake, Maggio 2013
  17. ^ (EN) Gold & Platinum, RIAA. URL consultato il 10 novembre 2017.
  18. ^ a b (EN) Sid Smith, Keith Emerson: The visionary life of ELP's endless enigma, Team Rock, 6 maggio 2016. URL consultato il 7 maggio 2016.
  19. ^ Annuncio cancellazione del tour del 2009, glennhughes.com.
  20. ^ (EN) An Intimate evening with Keith Emerson and Greg Lake, Keith Emerson. URL consultato il 2 giugno 2017.
  21. ^ (EN) Carl Palmer, Bruce Pilato, Carl Palmer official site - biography, Carl Palmer, 2016. URL consultato il 2 giugno 2017.
  22. ^ (EN) Ben Kelley, Keith Emerson & Greg Lake Release 'Live From Manticore Hall', Ultimate Classic Rock, 15 luglio 2014. URL consultato il 2 giugno 2017.
  23. ^ Remembering Keith Emerson, carlpalmer.com.
  24. ^ (EN) CARL PALMER'S ELP LEGACY ANNOUNCES 9TH TOUR OF NORTH AMERICA. (PDF), Carl Palmer, 24 marzo 2016. URL consultato il 22 dicembre 2016.
  25. ^ (EN) A Tribute to Keith Emerson., Carl Palmer. URL consultato il 22 dicembre 2016.
  26. ^ Andrea Silenzi, È morto Greg Lake, addio al cuore degli Emerson, Lake and Palmer, repubblica.it, 8 dicembre 2016. URL consultato il 22 dicembre 2016.
  27. ^ (ES) Juani Castiglione, Emerson Lake & Palmer, Rock sinfónico. URL consultato il 20 aprile 2015.
  28. ^ (EN) 7. Emerson, Lake and Palmer, Rolling Stone. URL consultato il 20 aprile 2015.
  29. ^ Greg Lake official site - biography, greglake.com.
  30. ^ a b Sid Smith, In The Court of King Crimson, Londra, Helter Skelter Publishing, 2001-2002, p. 43, ISBN 1-900924-26-9.
  31. ^ Lothar-Michael Köhler, Brain Salad Surgery - credits, Brain Salad Surgery, 2006-2016.
  32. ^ Lothar-Michael Köhler, Did you know that..., Brain Salad Surgey, 2006-2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Davide Ferranti. Emerson, Lake & Palmer - Armadilli e Colombe Prog. 2016, StreetLib, ISBN 9786050456554.
  • Edward Macan. Endless Enigma, A Musical Biography of Emerson, Lake and Palmer. 2006, Open Court Publishing Company, ISBN 0-8126-9596-8.
  • Forrester, George, Martyn Hanson and Frank Askew. Emerson, Lake & Palmer, The Show That Never Ends, A Musical Biography. (2001) Helter Skelter Publishing ISBN 1-900924-17-X.
  • The New Musical Express Book of Rock, 1975, Star Books, ISBN 0 352 300744

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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