Colli di Conegliano

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Colli di Conegliano è la denominazione di alcuni vini DOCG prodotti nella provincia di Treviso.

L'area di produzione è quella della pedemontana trevigiana orientale dove è pure prodotto il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene.

Le tipologie di vino sono:

Informazioni sulla zona geografica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio della DOCG rientra in un sistema geomorfologico costituito da dolci rilievi collinari nel Veneto Orientale. Da quest'area le Dolomiti Bellunesi distano pochi chilometri in direzione nord, mentre Venezia solo qualche decina di chilometri, in direzione sud. Queste dorsali percorrono da est a ovest la zona dell'alta Provincia di Treviso, racchiudendo un'area a grande vocazione viticola, sia per uve a bacca bianca sia per uve a bacca nera. Le due catene, alpina e prealpina, costituiscono una barriera naturale all'ingresso di correnti d'aria fredda, mentre la discreta vicinanza al mare consente una mitigazione del clima che si può definire temperato, favorendo la costituzione di una viticoltura antica in storia e tradizione. La disposizione collinare permette una giacitura dei vigneti ideale per una massima radiazione solare ed elevate escursioni termiche.[1]

I suoli derivano dall'orogenesi alpina che ha causato il sollevamento di quella che nel Cretaceo era una piattaforma marina; le rocce una volta emerse sono state erose dagli agenti atmosferici e da una serie di successioni glaciali che le hanno modellate disegnando i rilievi oggi ben visibili e stratificando i suoli che compongono i terreni collinari. Questi ultimi sono costituiti in gran parte da depositi alluvionali, di origine fluviale o lacustre, ma dotati di un ottimo scheletro, dovuto in gran parte alla presenza del profilo morenico glaciale. Tale struttura consente a questi terreni il drenaggio delle acque meteoriche che cadono abbondanti in quest'area e che consentono alle viti di resistere alle estati calde. I venti, soprattutto nella parte più settentrionale dei Colli di Conegliano, favoriscono l'inversione termica, molto positiva da un lato per la qualità delle uve, dall'altro per favorire l'asciugatura delle viti che si difendono in modo naturale dalle malattie fungine. Proprio per questa particolarità climatica, Refrontolo e Fregona sono conosciuti come luoghi in cui le correnti di aria fresca ed asciutta permettono di ottenere l'appassimento naturale delle uve, da cui si ricavano i due pregiati vini passiti.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La vitivinicoltura nell'area collinare dei Colli di Conegliano è presente fin dall'età del ferro (I millennio a.c.), grazie alla prima domesticazione della vite ad opera dei Paleoveneti, ma fu l'arrivo dei Romani a favorire la comparsa dei primi vigneti ordinati. Successivamente gli ordini monastici dei benedettini svilupparono il progresso della viticoltura nell'area collinare con le prime aggregazioni religiose intorno ai castelli fortificati di Ceneda, Serravalle, Conegliano e Susegana. Fra le più belle testimonianze di questo insediamento c'è la prestigiosa Abbazia di Santa Maria in Follina ed il monastero camaldolese di Rua di Feletto. La vocazione alla produzione di vini bianchi nella zona collinare di Conegliano viene documentata in particolare dagli "Statuti Coneglianesi" del 1282. Il passaggio dell'area sotto il controllo della Repubblica di Venezia accresce la fama del vino dei Colli di Conegliano: le ducali del 1431 e del 1491 testimoniano quanto fosse gradito il vino di Feletto alla corte dei Dogi. I Diari di Marin Sanudo ricordano come l'Imperatore Carlo V e la sua scorta nel passaggio a Conegliano avvenuto nel 1532 fossero stati riforniti "dell'excelentissimo" vino di Feletti e Collalbrigo sui Colli di Conegliano. I vitigni coltivati in zona, fra cui i Marzemini, vengono per la prima volta citati da Giacomo Agostinetti nel "Cento e dieci ricordi che formano il buon fattore di Villa" del 1679. Dopo la gelata del 1709, per reagire alla situazione difficile viene istituita a Conegliano nel 1769 l'Accademia dell'Agricoltura per migliorare le tecniche viticole ed agricole. In particolare vengono svolte indagini sulla vocazionalità del territorio a vitigni quali le Prosecche ed i Marzemini, oggi Glera e Marzemino.[1]

La tradizione e l'interesse per la sfera vitivinicola acquistano nuovo entusiasmo e vigore con la fondazione nel 1869 della Società Enologica Trevigiana, ma è con la pubblicazione del volume "La vite e il vino nella Provincia di Treviso" di Vianello e Carpenè che nasce nell'area dei Colli di Conegliano la viticoltura moderna. La cultura viticola ed enoica di questo territorio acquista maggiore importanza con la nascita nel 1876 a Conegliano della prima Scuola di Viticoltura ed Enologia d'Italia, dalla quale si è sviluppata, nel 1923, la prima Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia, ancor oggi sede di riferimento per la ricerca e sperimentazione viticola per il Ministero dell'Agricoltura Italiana. Il novecento è un secolo di grande fervore enologico e stimati studiosi, originari di queste colline, fra cui G.B. Cerletti, A. Carpenè, A. Caccianiga approfondiscono le ricerche su varietà di pregio, come il Prosecco (Glera), il Riesling, il Marzemino, ma anche le varietà internazionali, quali il Cabernet franc, Cabernet sauvignon ed il Merlot che in questi luoghi trovano terreno e clima adatti per una vinificazione che esalti la tipicità del territorio. Nell'immediato secondo dopoguerra il Prof. Luigi Manzoni, preside della Scuola di Viticoltura ed Enologia, con dedizione e grande passione mette a punto i suoi incroci, tra i quali il 6.0.13 bianco ed il 2.15 rosso, due varietà che trovano in queste colline l'ambiente ideale per far emergere la qualità dell'uva e del vino.[1]

I vini dei Colli di Conegliano hanno successo in ambito nazionale e internazionale grazie all'ottenimento della DOC nel 1993 (Decreto Ministeriale del 3 agosto 1993) e nel 2011, il riconoscimento a DOCG (DM del 14 settembre 2011).

La tradizione e l'ingegno umano sono riusciti ad attribuire al territorio dei Colli di Conegliano una vocazione enologica saldamente conservata nel tempo. La cultura viticola ed enologica, la passione popolare del lavoro nei campi, gli studi ampelografici della Stazione Sperimentale di Conegliano e della Scuola Enologica negli anni hanno accresciuto la consapevolezza tecnica e la professionalità dei produttori. A sua volta anche il paesaggio collinare risulta modellato dai custodi di questi vigneti che nel corso dei secoli hanno modificato il territorio rendendolo perfettamente integrato con l'ambiente naturale e ricavandone un luogo di turismo enogastronomico, di corse campestri, ciclistiche e del pic-nic domenicale. Il lavoro di selezione ed incrocio compiuto in più di vent'anni di studi dal professor Manzoni costituisce per i vini dei "Colli di Conegliano", un patrimonio culturale dal valore inestimabile. La testimonianza evidente è racchiusa nella sequenza storica di fecondazioni artificiali che ha portato alla selezione dei vitigni 6.0.13 (Riesling renano x Pinot bianco) a bacca bianca e 2.15 (Prosecco x Cabernet sauvignon) a bacca nera, fatta di numerosissime prove, in laboratorio ed in campo, per ricavare le varietà che potessero insediarsi ed acclimatarsi perfettamente in questo areale.[1]

Precedentemente all'attuale disciplinare questa DOCG era stata più volte modificata:

  • il 17/09/2004
  • con DM 14.09.2011 G.U. 231 - 04.10.2011
  • con DM 30.11.2011 (Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP)[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]