Castello di Moncalieri
| Castello di Moncalieri | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Piemonte |
| Località | Moncalieri |
| Indirizzo | Piazza Baden Baden 4 |
| Coordinate | 45°03′29.52″N 7°24′40.51″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | in uso |
| Costruzione | XII secolo - XIX secolo |
| Stile | Barocco e eclettico |
| Uso | militare, congressi e museo |
| Realizzazione | |
| Architetto | |
| Proprietario | Arma dei Carabinieri Ministero della cultura Comune di Moncalieri |
| Castello di Moncalieri | |
|---|---|
| Tipo | architettonico |
| Criterio | C (i) (ii) (iv) (v) |
| Pericolo | Non in pericolo |
| Riconosciuto dal | 1997 |
| Scheda UNESCO | (EN) Residences of the Royal House of Savoy (FR) Scheda |
Il Castello di Moncalieri è un castello italiano. di origine medievale, più volte rimaneggiato, situato nel centro storico di Moncalieri, nella città metropolitana di Torino, quindi in Piemonte, Italia. Fu una delle residenze reali di Casa Savoia abitate sia durante il regno di Sardegna che dopo l'Unità d'Italia, quando ospitò le principesse, madre e figlia, Maria Clotilde di Savoia e Maria Letizia Bonaparte. Assieme ad alcune delle altre residenze sabaude, è dal 1997 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO (beni seriali Unesco). Al suo interno si trova sia la caserma dei carabinieri "maggiore Alfredo Serranti",sede del 1º Reggimento carabinieri "Piemonte"[1], sia l'omonimo museo del MIC - Ministero della Cultura.
Storia
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La costruzione originale del castello fu di natura difensiva per la posizione dominante, dall'alto di un colle; difatti, fino al XIII secolo, vi era una roccaforte[2]. Nel 1277, il duca Tommaso III di Savoia, detto "Tommasino", ordinò la costruzione di una torre e di una porta merlata. L'edificio esistente oggi risale alla seconda metà del XV secolo quando Moncalieri fu scelta come dimora della duchessa Iolanda di Valois, la quale, nella nuova residenza, firmò il Trattato di Moncalieri con il duca di Borgogna, Carlo il Temerario, e il duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, riottenendo così il Ducato di Savoia. Con la firma della pace di Cateau-Cambrésis, che pose fine alle guerre in Italia tra la Francia e gli Asburgo, nel 1559, l'antico castello venne trasformato in una dimora regale, arricchendo il parco di duecento alberi. Le sale interne, fastosamente arredate divennero la sede di continue grandiose feste. Da allora i lavori di abbellimento furono continui e il castello si impreziosì di capolavori d'arte e di mobili preziosi, venendo chiamato anche "luogo di delizie"[3][4][5].

Nel XVII secolo vi fu l’ampliamento del precedente fortilizio e cosi il castello di Moncalieri assunse l’attuale impianto architettonico. In particolare fu il duca Carlo Emanuele I, nel 1610, a dare inizio ai lavori di ampliamento, che furono proseguiti da Vittorio Amedeo I e soprattutto da Madama Reale, Maria Cristina di Francia: i lavori continuarono senza soste per circa 60 anni e avvennero sotto la direzione di valenti architetti, quali Amedeo di Castellamonte, Andrea Costaguta e Carlo Morello. Interventi significativi di ampliamento furono eseguiti anche nel parco superiore e realizzati giardini e spettacolari giochi di fontane. Nel prima metà XVIII secolo, re Carlo Emanuele III fece effettuare numerosi interventi di abbellimento, proseguiti dal figlio Vittorio Amedeo III. La presenza di architetti di grande valore da Castellamonte a Benedetto Alfieri fino al messinese Francesco Martinez nel 1775, finì col coinvolgere anche la struttura abitativa circostante con edifici di pregio. Una parte di quei lavori furono vanificati e distrutti dai soldati francesi, che lo occuparono nel 1798 e lo trasformarono prima in carcere e poi in ospedale, funzione che ha poi nuovamente dovuto avere durante la Seconda guerra mondiale. Con la restaurazione la vita all'interno del castello riprese e l'edificio passò di nuovo ai Savoia[3][4][5].
Nel 1817, Vittorio Emanuele I di Savoia ordinò significativi interventi sia di restauro che di nuove costruzioni, in particolare furono costruiti: il maestoso scalone a tre rampe in marmo di Carrara, che conduce al "Salone della Regina" e la "Cavallerizza" in fondo alla "Piazza d’Armi". Nella seconda metà del XIX secolo, re Vittorio Emanuele II e la moglie, la regina Maria Adelaide, fecero completamente rivisitare i loro rispettivi appartamenti, che vennero restaurati e arredati secondo le tendenze dell’epoca, eliminando da quei locali le tracce dei secoli precedenti. Nel parco collinare retrostante fu costruita la "Torre del Roccolo", fu ampliato il settecentesco "Ninfeo" e una notevole opera idraulica: si costruì, una grande cisterna per la raccolta delle acque al centro della Piazza d’Armi. Gli ultimi membri di Casa Savoia a vivere nel Castello di Moncalieri furono la principessa Maria Clotilde, anche conosciuta come la "Santa di Moncalieri", moglie del principe Napoleone Gerolamo Bonaparte, e la figlia di quest'ultima, la principessa Maria Letizia Bonaparte, duchessa d'Aosta[3][4][5].


In epoca fascista divenne sede dei rappresentanti gerarchi e poi dei nazisti; fu infine usato come rifugio per gli sfollati rimasti senza dimora. Dal 1948 il castello è sede del I Reggimento "Piemonte" dell'Arma dei Carabinieri. Gli appartamenti reali sono stati restaurati e aperti al pubblico nel 1991. Il 5 aprile 2008 il torrione sud est del Castello è stato danneggiato da un incendio, che ha reso necessaria la chiusura del percorso di visita e un nuovo ciclo di restauri, e che ha interessato anche la sala in cui fu firmato il Proclama di Moncalieri[6]. L'"Appartamento del Re e della Regina", coinvolti nell'incendio, sono rimaste non visitabili per tutto il periodo dei lavori di recupero[7]. Dall'11 novembre 2017, terminati i restauri per il recupero degli ambienti, il Castello è nuovamente visitabile. L’importante complesso attualmente appartiene a diverse istituzioni pubbliche[3][4][5].
Gli appartamenti reali appartengono a MiBAC. Il "Giardino delle Rose", che è indipendente dalla Residenza pur essendo inserito all’interno della mura perimetrali, appartiene a MiBAC, ma è affidato al Comune di Moncalieri, che possiede anche il grande Parco retrostante, un'autentica oasi ambientale, per la quale sta per essere realizzato un grande e ambizioso progetto che permetterà ai cittadini di disporre di un'area straordinaria. Considerato uno dei castelli più infestati da presenze spirituali in Italia, dal 17 al 19 marzo 2017 ha ospitato la prima edizione del Festival Internazionale dell'Esoterismo (presso l'ex Foro Boario)[8][3][4][5].

Stanze
[modifica | modifica wikitesto]Sala di ricevimento
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La sala, situata al pian terreno nella zona sud-ovest del Castello di Moncalieri, faceva parte dell’appartamento di Maria Letizia Bonaparte, figlia di Maria Clotilde di Savoia e di Napoleone Gerolamo Bonaparte; la principessa viene ricordata dai giornali dell’epoca come una donna vivace e allegra, dotata di un carattere ribelle e anticonformista. Attenta e curiosa alle novità della modernità fu anche una grande appassionata di gare automobilistiche. Dopo aver trascorso lunghi anni a Parigi, alla morte del marito Amedeo di Savoia, duca d'Aosta, Maria Letizia si stabilì a Moncalieri. La principessa fu l’ultimo membro di Casa Savoia ad abitare la residenza, dove rimase fino alla sua morte, avvenuta il 25 ottobre del 1926. La sala è caratterizzata da un’atmosfera gioiosa e raffinata ed è qui che Maria Letizia riceveva i propri ospiti. Scampato al terribile incendio del 2008, l’ambiente testimonia in parte anche la precedente fase decorativa settecentesca. In particolare, tra il 1788 e il 1789, vennero eseguiti alcuni ammodernamenti su progetto degli architetti Giuseppe Battista Piacenza e Carlo Randoni in occasione delle nozze dei duchi d’Aosta, poi futuri re e regina di Sardegna, Vittorio Emanuele I di Savoia e Maria Teresa d'Asburgo-Este.
La volta, affrescata a grisaille secondo un gusto sobriamente neoclassico, è quanto oggi rimane dell’allestimento settecentesco insieme al camino e alle sovrapporte con "Vasi di fiori" dipinte da Michele Antonio Rapous intorno al 1775. Il resto delle boiseries e degli arredi sono invece andati dispersi durante l’occupazione napoleonica. Completano l’arredamento attuale una delicata tappezzeria floreale, una coppia di cassettoni con croci e nodi sabaudi e una selezione di dipinti che spaziano dal Manierismo piemontese, al sensuale realismo di Francesco Romero, esponente tardo ottocentesco della scuola di Rivara[9].

Uno dei quadri presenti è "Nudo femminile" di Francesco Romero (1840-1905): all’ombra delle fronde di un parco, una donna confessa i suoi segreti d’amore alla statua di un puttino alato, che sembra volgersi verso di lei e ascoltarla con attenzione. La donna ci appare come una moderna Venere: completamente nuda, è ritratta in posa stante mentre un fascio di luce, che filtra dagli alberi, le illumina il viso e la collana di perle che porta al collo. Con una mano sfiora appena le ali del puttino mentre con l’altra si porta le dita alle labbra, quasi a volergli intimare di mantenere il silenzio. Il candore della pelle è esaltato per contrasto da un drappo rosso appoggiato sul basamento alle sue spalle. La tela è firmata da Francesco Romero, pittore originario di Moncalvo che si formò all’Accademia Albertina e fu attivo a Torino nella seconda metà del XIX secolo. Romero realizza un’opera sensuale ma allo stesso tempo avvolta nel mistero, che rispecchia pienamente il gusto del re Vittorio Emanuele II per la scuola piemontese dell’Ottocento[10].
Un altro dipinto presente è un "Pirro armato" di Giacomo Rossignolo (1524-1604): sopra al camino della "Sala da ricevimento" dell’appartamento di Maria Letizia è posizionato il ritratto di un soldato abbigliato all’antica, con lancia, cimiero e scudo. Le piume rosse dell’elmo sono un primo indizio per la sua identificazione con Pirro, re d’Epiro verso la fine del IV secolo a.C.: in greco la parola pyrros indica infatti il colore rosso. Il corvo che lo scruta ai suoi piedi conferma che si tratta proprio di Pirro. L’uccello è un infausto presagio della tragica fine del condottiero. Si narra che mentre questi si recava ad Argo, un corvo si appollaiò sulla sua lancia senza più abbandonarlo. Giunto a destinazione, il re venne ucciso in uno scontro armato[11].


Il dipinto, realizzato intorno al 1575-1580, è una delle poche opere rimaste di Giacomo Rossignolo, pittore di corte dei duchi di Savoia dal 1563 al 1604. Non è nota la sua collocazione originaria ma gli inventari lo documentano al Castello di Moncalieri almeno dalla fine dell’Ottocento. È probabile che facesse parte di un più ampio ciclo di eroi antichi, tema molto in voga nel Cinquecento, posizionato poi nella sala attuale nel corso dei lavori tardosettecenteschi dell’appartamento promossi da Vittorio Amedeo III. Un ulteriore quadro presente nella stanza è "Il mercato di Moncalieri" di Peter Bolckman (1638-1710), di fine XVII secolo: il dipinto rappresentante Il mercato di Moncalieri permette di sbirciare come fosse la vita quotidiana nella Moncalieri di fine Seicento. La scena si anima in primo piano dove si affollano contadini con il bestiame, uomini a cavallo, donne con i panieri ricolmi e bambini che giocano a rincorrersi. Sull’estrema destra si intravede l’insegna di una locanda, davanti alla quale si riposano alcuni viaggiatori. Volgendo lo sguardo sullo sfondo si nota il maestoso castello di Moncalieri che dall’alto domina il centro abitato. Poco più in basso è accuratamente raffigurato il ponte sul Po che ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo della città. L’opera è uno dei capolavori dell’olandese Peter Bolckman. Pittore molto abile nell’eseguire affollate e gustose scene di genere, Bolckman è documentato a Torino dal 1679 fino alla sua morte, il 9 ottobre 1710. Altre sue tele si conservano al Castello di Racconigi e al Museo Civico di Arte Antica di Palazzo Madama[12].
Salotto blu
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La sala è posizionata al primo piano dell’ala sud-est del Castello di Moncalieri ed è considerata una delle più preziose e più ricche della residenza, per la conservazione degli arredi e degli ornati originari. L’ambiente già "Camera di trattenimento della regina Maria Adelaide" definito anche “Salotto blu” per la tappezzeria originale in seta su fondo azzurro, fu realizzato nel 1852 come sontuoso salotto per la consorte di Vittorio Emanuele II. Rappresenta la testimonianza più significativa della capacità dell’architetto Domenico Ferri, successore dal 1854 di Pelagio Palagi nella direzione dei lavori di corte, di interpretare il revival di stili ottocentesco in chiave neo-rococò. Su progetto di Ferri, Gabriele Capello rivestì le pareti con raffinate boiseries in legno di pioppo, rosa, noce, larice, palissandro e acero. Questo artista, abile intagliatore ed ebanista, combinò sapientemente le diverse colorazioni dei legni con i bronzi cesellati da Giuseppe Colla e con le porcellane incastonate come gioielli nelle boiseries. Sulle cinque porte a battenti, le sovrapporte dipinte a putti scherzanti furono realizzate dai figli del direttore dei lavori Ferri, Gaetano e Augusto. A loro si devono anche le decorazioni pittoriche del soffitto, incorniciate da volute e medaglioni in stucco con stemmi sabaudi lavorati dagli scultori Pietro Isella e Silvestro Simonetta. Lo stile francesizzante si impose soprattutto nella scelta degli arredi mobili, come lo scrittoio con alzata del mobilificio Wassmuss acquistato direttamente a Parigi, e le dodici sedie, due dormeuses, tre poltrone e un sofà in stile neo barocco, rivestite con imbottiture in lampasso (tessuto operato) con fondo a raso blu a fogliami, a evocare la colorazione delle tappezzerie alle pareti. In origine nella sala erano collocati anche alcuni arredi settecenteschi realizzati da Pietro Piffetti, oggi al Palazzo del Quirinale: un doppio corpo, due cassettoni e una coppia di piedistalli.


Nel salotto sono presenti una serie di porcellane dipinte inserite nella boiseries di Giuseppe Devers (1823-1882): le boiseries del "Salotto blu", realizzate nel 1852 da Gabriele Capello detto "il Moncalvo", furono impreziosite da una serie di medaglioni di porcellana dipinta realizzati da uno specialista di questo tipo di produzione, Giuseppe Devers. Si tratta di un artista che nel 1846 fu inviato da re Carlo Alberto in Francia con una pensione triennale per specializzarsi presso la rinomata manifattura di Sèvres.
Nel 1852, la prestigiosa commissione per le lastre dipinte a Moncalieri gli valse il titolo di pittore di Sua Maestà. Per quella realizzazione, Devers dipinse un repertorio di fiori, uccelli e paesaggi con scene galanti d’ispirazione rococò, lo stile a cui si rifacevano anche le altre decorazioni dell’ambiente. L’idea di incastonare porcellane dipinte in una boiserie decorata d’intagli era stata ispirata proprio da un ambiente torinese del Settecento, il "Gabinetto delle scritture" nel Palazzo Reale di Torino realizzato nel 1746 sotto la direzione di Benedetto Alfieri[13]. Nella stanza è presente anche uno scrittoio con alzata, realizzato dal mobilificio Wassmus: il gusto neo-rococò d’ispirazione francese della "Camera di ricevimento di Maria Adelaide" a Moncalieri caratterizza anche le scelte per la mobilia lì presente, ed in particolare uno scrittoio acquistato su ordinazione dal mobilificio parigino Wassmus, come emerge dal marchio dell’azienda impresso sul mobile. La ditta era nota per la realizzazione di arredi in stile Luigi XV e nel 1855 sarebbe diventata fornitrice della casa reale francese. Il mobile realizzato per il Castello di Moncalieri presenta la tipologia ‘bureau à gradin’, vale a dire una scrivania completa di alzata a cassetti. Si tratta di un tipo di arredo molto diffuso nella Francia del XVIII secolo, cui si rifanno anche le decorazioni che lo ornano: l’unione di intarsi lignei, applicazioni in bronzo dorato e inserti in porcellana è tipico delle creazioni degli ebanisti francesi del Settecento[14].


È inoltre presente nella camera blu un set camino con candelabri e orologi in bronzo di Paul Garnier (?-1869): la ricchezza degli ornamenti emerge soprattutto nella zona del camino, caratterizzato da sofisticati arredi che richiamano lo splendore delle pareti della sala. La specchiera fu lavorata da Gabriele Capello (autore delle boiseries alle pareti) con cornici a ghirlande che accolgono teste di donna e piccoli medaglioni in porcellana. Sulla mensola del camino sono appoggiati tre oggetti particolarmente elaborati: si tratta di un orologio monumentale con movimento firmato dal prestigioso orologiaio parigino Paul Garnier e due candelabri in bronzo dorato acquistati appositamente per la stanza del Castello di Moncalieri nel 1852 a Parigi. Un tempo, questi ultimi erano posizionati su due piedistalli di Pietro Piffetti inviati al Quirinale nel 1888. Completano il set gli alari in bronzo dorato attribuiti alla fonderia Colla, la stessa fornitrice dei bronzi alle pareti[15]. Come ultimo mobile di rilievo, è giusto notare un tavolo con uccelli e farfalle: in accordo con la decorazione parietale della "Camera di ricevimento di Maria Adelaide" a Moncalieri, il tavolo da centro è un sontuoso arredo caratterizzato da una voluminosa base d’appoggio in bronzo dorato, organizzata su una piantana tornita arricchita da volute, fogliami e festoni floreali che si aprono presentando uno scudo sabaudo coronato. Il piano è in pietra dipinta ad imitazione degli intarsi marmorei, con raffinate raffigurazioni di uccelli e farfalle[16].
Cappella Reale
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La Cappella Reale venne realizzata intorno al 1775 nell’ambito dei più estesi lavori di allestimento dell’appartamento dei Principi di Piemonte, voluti da Vittorio Amedeo III in seguito alle nozze tra Carlo Emanuele di Savoia e Maria Clotilde di Francia. La sua progettazione è attribuita a Francesco Martinez, nipote del celebre architetto messinese Filippo Juvarra. Decorata nell’ampia volta con pitture a monocromo di Giuseppe Pietro Pozzo e impreziosita da medaglioni in stucco con puttini, la cappella si presenta come un ambiente a navata unica, elegante e raffinato. Sopra l’altare, entro una monumentale cornice in legno intagliato e dorato, si conserva un dipinto raffigurante l’Educazione della Vergine: questa pala d’altare è attribuita al viennese Daniel Seiter (1649-1705), pittore formatosi a Venezia e a Roma, e attivo per la corte dei Savoia dal 1688. Il soggetto raffigurato, l’Educazione della Vergine, è poco noto e si basa sui racconti apocrifi dell’infanzia di Maria a Gerusalemme. Al centro della tela Anna, madre di Maria, insegna alla figlia a leggere. Accanto a loro si intravede una seggiola con un cestino da cucito, elemento che rimanda all’insegnamento dell’arte del ricamo. In secondo piano Gioacchino osserva con attenzione sua moglie e sua figlia, accompagnato da un turbinio di gioiosi angioletti.
È probabile che la tela sia giunta nella collocazione attuale solo dopo la metà dell’Ottocento. Nel Dizionario […] degli Stati di Sua Maestà del 1842 dell’abate e storico Goffredo Casalis sull’altare della cappella regia è descritta un’altra tela, raffigurante una statua della Vergine con il Bambino, san Francesco d’Assisi e san Carlo Borromeo, ritenuta opera del fiorentino Carlo Dolci[17]. La seconda pala d'altare presente è di Stefano Maria Clemente (1719-1794), caratterizzata da una cornice lignea dorata: l’imponente cornice dorata della pala d’altare nella Cappella Regia del Castello di Moncalieri è caratterizzata da una esuberante decorazione intagliata in legno. Una prima fascia centinata inquadra il dipinto ed è incorniciata a sua volta da due lesene con festoni floreali ricadenti, che sulla sommità della struttura si aprono in mensole tra le quali spicca una cartella lavorata ad imitazione dello stucco. Al di sotto di essa, il monogramma di Vittorio Amedeo II permette di datare l’opera non più tardi del 1730, come confermano anche i dati stilistici, in linea con le realizzazioni del Castello di Rivoli e del Palazzo Reale di Torino datate agli anni 1720s[18].

La cappella è una delle poche testimonianze rimaste quasi integre della fase tardo settecentesca della residenza di Moncalieri. Nei secoli la cappella è stata luogo di celebrazione di lieti eventi per la famiglia dei Savoia, come il matrimonio tra la principessa Maria Teresa di Savoia, figlia del re Vittorio Amedeo III, e Carlo Filippo di Borbone, conte d’Artois, salito al trono di Francia con il nome di Carlo X, celebrato nell’ottobre 1773 e le nozze tra il principe Napoleone Vittorio Bonaparte e la principessa Clementina del Belgio, officiate il 14 novembre del 1910. Nella stessa cappella, il 25 giugno 1911, venne esposta alla venerazione della corte e del popolo la salma della principessa Maria Clotilde di Savoia, figlia del primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II, e di Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, colei che, ritiratasi nella residenza dopo la separazione dal marito, il principe Gerolamo Bonaparte, condusse una vita pia e devota, che le valse il soprannome di “Santa di Moncalieri”[19].
Camera da letto della regina
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"La camera da letto della regina Maria Adelaide", posta al piano nobile, è una testimonianza preziosa dell’originale allestimento ottocentesco della residenza. Si tratta infatti di una delle poche sale, insieme all’adiacente "Camera di trattenimento" (nota come "Salotto blu"), che ha conservato la maggior parte delle decorazioni e degli arredi progettati da Domenico Ferri tra il 1852 e il 1854. Ferri concepì l’ambiente secondo un gusto eclettico di cui fu promotore all’interno della residenza. In questo caso l’architetto optò per un revival tardo manierista così da conferire un’idea di austera sontuosità alla camera. Sono diretta espressione di questo gusto il grande letto à la duchesse sormontato da un imponente baldacchino, la coppia di cassettoni realizzati dall’ebanista Gabriele Capello su disegno di Domenico Ferri e il piedistallo in legno e bronzo concepito per il raro vaso della Manifattura di Meissen, decorato con uccelli e fiori di viburno. Lungo una delle pareti della camera si apre un piccolo pregadio con inginocchiatoio e crocifisso in avorio davanti al quale la regina poteva rivolgere le proprie preghiere.
A differenza della "Camera da letto del re", della "Sala del proclama" e dell’adiacente "Gabinetto di toeletta", la "Camera da letto di Maria Adelaide" è stata solo in parte interessata dall’incendio del 2008. Il fuoco, sviluppatosi nel torrione sud-est, ha interamente distrutto la volta lasciando però intatte le pareti. È quindi andata perduta la tela di Gaetano Ferri raffigurante l’"Allegoria del Sonno", soggetto che ben si adattava alla funzione dell’ambiente. Perdute sono anche la cornice in stucco di Pietro Isella che accoglieva il dipinto e le decorazioni pittoriche in stile tardo manierista eseguite nel resto della volta da Giuseppe Desclos[20].

Nella "Camera da letto della regina Maria Adelaide" vi è un piccolo oratorio per la preghiera, completo di un inginocchiatoio in legno, corredato da due cuscini imbottiti e foderati di damasco in seta rosso. Si tratta di un arredo decorato con lo stesso stile ispirato al tardo barocco che caratterizza la boiserie della camera, lavorata da Gabriele Capello sotto la direzione di Domenico Ferri. Il tabernacolo ornato di fogliami dorati ospita un crocifisso in avorio[21]. Testimonianza fastosa della lavorazione della porcellana rococò della celebre Manifattura di Meissen, il vaso collocato nella "Camera da letto della regina Maria Adelaide" a Moncalieri è caratterizzato da un particolare motivo decorativo detto ‘a fiori di Viburno’, inventato da Johann Joachim Kaendler, uno dei più importanti ceramisti tedeschi del XVIII secolo. Intorno al 1853, il vaso fu posizionato su una base neo-Luigi XV creata per l’occasione dall’ebanista Gabriele Capello e dal bronzista Giovanni Colla su disegno di Domenico Ferri. Così montato, il prezioso oggetto fu presentato nel 1858 alla VI Esposizione Nazionale di prodotti d'Industria tenutasi nel Castello del Valentino. Della stessa tipologia è un centrotavola detto "a palla di neve" conservato nel Palazzo Reale di Torino, parte di un originario set di 108 pezzi inventariati nel 1861 nel Palazzo Ducale a Parma, poco prima del trasferimento degli arredi da quella reggia alle residenze di Casa Savoia a Torino, Firenze e Roma[22].

Durante l’incendio del 2008, andò interamente distrutto il "Gabinetto di toeletta della Regina", uno degli ambienti più preziosi dell’appartamento regio. La regina Maria Adelaide di Sardegna vi accedeva dalla "Camera da letto", tramite una porta a scomparsa nel muro. A differenza di questo ambiente, caratterizzato dal colore rosso scuro della tappezzeria, il gabinetto rivelava una boiserie laccata in oro e avorio, opera di Gabriele Capello, e una delicata tappezzeria in seta verde. Lo spazio ristretto era illusionisticamente dilatato dagli specchi posti lungo le pareti, ad eccezione di un’apertura in cui era collocato un sofà, ancora oggi visibile. Sul lato opposto una porta a vetri permetteva alla luce di inondare la stanza, dando luogo a suggestivi giochi di luce. Il centro della volta era decorato da una griglia dorata su fondo blu mentre intorno correva una cornice azzurra con mazzi di fiori dipinti. Per restituire al pubblico questo gioiello perduto si è scelto un restauro di tipo evocativo. Le superfici sono state rivestite da teli semi-trasparenti in sottile PVC della ditta Barrisol su cui sono stati stampati i profili della tappezzeria, della mobilia e degli ornamenti. Mediante la regolazione delle luci è possibile apprezzare sia la struttura architettonica del gabinetto sia, dietro ai teli, percepire i danni del fuoco[23].
Appartamento di Maria Clotilde
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Nel 1878, dopo la separazione dal marito, il principe Girolamo Bonaparte detto "Plon Plon", la principessa Maria Clotilde di Savoia si ritirò a vita privata nel Castello di Moncalieri. La fine dell’infelice matrimonio le permise di condurre finalmente un’esistenza all’insegna della fede, lontana dalla mondanità e dagli intrighi della corte. Pia e devota, Maria Clotilde passò l’ultimo trentennio della sua vita dedicandosi alla preghiera e alle opere di carità, che le valsero l’appellativo di “Santa di Moncalieri”. La "Camera da letto di Maria Clotilde", ubicata nel padiglione sud-ovest al primo piano, rispecchia a pieno la sua indole profondamente religiosa. Arredata in maniera essenziale, la camera si differenzia dagli ambienti di rappresentanza della residenza come, ad esempio, la "Camera da letto della regina Maria Adelaide", madre di Clotilde. Pochi arredi, un semplice letto senza baldacchino, un tavolino da toeletta, alcune poltrone rivestite di damasco verde a richiamare la tappezzeria della stanza, conferiscono all’ambiente un tono intimo e raccolto. Nella camera è possibile ammirare il calco in gesso della statua Maria Clotilde in preghiera realizzata dal celebre scultore e compositore Pietro Canonica, qui posizionato a ridosso della morte della principessa, avvenuta il 25 giugno 1911, quando era stato avanzato il progetto, mai realizzato, di trasformare la camera da letto in un vero e proprio santuario destinato al culto della “Santa” Maria Clotilde[24].

Nella stanza è presente un calco in gesso della statua di Maria Clotilde di Savoia che venne realizzato dal celebre scultore Pietro Canonica. L’opera è strettamente legata all’originale in marmo che si trova poco distante dal Castello di Moncalieri, nella collegiata di Santa Maria della Scala presso la cappella del Santissimo Sacramento. Sia il gesso che la scultura in marmo vennero eseguite dopo la morte della principessa, avvenuta in odore di santità il 25 giugno del 1911. Il monumento in marmo venne commissionato allo scultore dalla municipalità e dalla comunità di Moncalieri e fu inaugurato il 25 aprile del 1915 davanti a una fiumana di gente accorsa per acclamare la “Santa di Moncalieri”. Il gesso, donato da Riccardo Gualino alla principessa Maria Letizia, figlia di Maria Clotilde, e destinato ad essere posizionato dove ancora oggi si trova, presenta minime varianti rispetto alla versione in marmo, in cui le pieghe dell’abito appaiono più sviluppate. La principessa indossa la veste delle terziarie domenicane, riservata ai laici desiderosi di impiegare la propria vita al servizio di Dio e del prossimo. Il volto, assorto in preghiera, è realizzato con un realismo intenso e commovente[25].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ Scoprendo il castello di Moncalieri, su lastampa.it.
- ^ Castello di Moncalieri, alla scoperta del regno delle ninfee in una zona infestata di fantasmi, su Cosmopolitan, 8 novembre 2018. URL consultato il 29 aprile 2024.
- ^ a b c d e Castello di Moncalieri - Storia, su www.castellodimoncalieri.it. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ a b c d e Castello di Moncalieri, storia, su comune.moncalieri.to.it.
- ^ a b c d e Castello di Moncalieri, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Fiamme nel castello di Moncalieri, danneggiate le stanze reali, su repubblica.it.
- ^ Castello Moncalieri riapre dopo 9 anni, su ansa.it.
- ^ Si terrà a Moncalieri il più grande Festival dell’Esoterismo d’Europa, su newsbiella.it, 3 marzo 2017. URL consultato il 17 maggio 2020 (archiviato il 17 maggio 2020).
- ^ Sala di ricevimento, Appartamento della principessa Maria Letizia, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Francesco Romero (1840-1905) Nudo femminile, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Giacomo Rossignolo (1524-1604) Pirro armato, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Peter Bolckman (1638-1710) Il mercato di Moncalieri, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Giuseppe Devers (1823-1882) Serie di porcellane dipinte inserite nella boiseries, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Mobilificio wassmus, Scrittoio con alzata, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Paul Garnier (?-1869), Set camino con candelabri e orologi in bronzo, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Tavolo con uccelli e farfalle, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Daniel Seiter (1649-1705) Educazione della Vergine, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Stefano Maria Clemente (1719-1794), Cornice lignea dorata, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Cappella Reale, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Camera da letto della regina, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Inginocchiatoio, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Johann Joachim Kaendler, Manifattura di Meissen Vaso con coperchio decoro a fiori di viburno e uccelli, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Ricostruzione del Gabinetto di toeletta della Regina con i teli Barrisol, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Appartamento della principessa Maria Clotilde, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
- ^ Pietro Canonica (1869-1959) Maria Clotilde in preghiera, su Residenze Reali Sabaude. URL consultato il 27 agosto 2025.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Luca Piovano, Michele Ferraro, Le stagioni di una residenza. Il Castello di Moncalieri attraverso i secoli, Amici del Real Castello e del Parco di Moncalieri, Moncalieri 2020.
- M. C. Visconti (a cura di), Il castello di Moncalieri. Una presenza sabauda tra corte e città, Centro Studi Piemontesi, Torino 2019.
- Alfonso Panzetta, Nuovo dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento: da Antonio Canova ad Arturo Martini, AdArte, Torino 2003.
- Beatrice Bolandrini, Artisti della "val di Lugano" a Torino. Un primo repertorio dei ticinesi nell'Ottocento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Castello di Moncalieri delle Residenze Reali Sabaude, su residenzerealisabaude.com.
- Città di Moncalieri, il castello, su comune.moncalieri.to.it.
- Sito ufficiale, su castellodimoncalieri.it.
- Castello di Moncalieri, su CulturaItalia, Istituto centrale per il catalogo unico.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 207182605 |
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