Cavallerizza Reale
| Cavallerizza Reale | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Piemonte |
| Località | Torino |
| Indirizzo | Via Giuseppe Verdi, 9 |
| Coordinate | 45°04′12.18″N 7°41′22.96″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | 1665 |
| Realizzazione | |
| Architetto | Benedetto Alfieri (1740) Ernest Melano (1840) |
| Cavallerizza Reale | |
|---|---|
| Tipo | architettonico |
| Criterio | C (i) (ii) (iv) (v) |
| Pericolo | Nessuna indicazione |
| Riconosciuto dal | 1997 |
| Scheda UNESCO | (EN) Residences of the Royal House of Savoy (FR) Scheda |
La Cavallerizza Reale di Torino è un complesso architettonico storico situato nel cuore del centro cittadino, tra Piazza Castello, Via Po ed il Teatro Gobetti, dietro il Palazzo dell'Università. Ad oggi è parte integrante del sistema delle Residenze Sabaude in Piemonte. Costruita a partire dalla seconda metà del XVII secolo, fu progettata come struttura funzionale alla corte sabauda, destinata per all’addestramento e all’esercizio equestre della nobiltà e della Casa Savoia, riflettendone il ruolo centrale, simbolo di aristocrazia, disciplina militare e prestigio dinastico.[1]
Il complesso è collocato nella cosiddetta “Zona di Comando”, una vasta area estesa tra l’attuale via XX Settembre e via Rossini, che vede al centro la residenza del sovrano e un ampio sistema di edifici destinati ad accogliere le varie funzioni della corte - includendo anche l’Archivio di Stato e il Teatro Regio - civili, militari e simboliche del potere sabaudo. Questa posizione sottolinea l’importanza strategica della Cavallerizza nella struttura urbana di Torino, capitale prima del Ducato di Savoia e poi del Regno di Sardegna. [2]
Dopo decenni di progressivo abbandono e degrado, aggravati da ripetuti incendi, tra cui uno particolarmente grave nel 2014 che danneggiò la copertura delle Pagliere, il complesso è oggi al centro di un articolato programma di recupero e valorizzazione, volto a trasformarlo in un polo culturale, sociale e artistico, che risponda alle nuove esigenze della città e della comunità. [3][4][5][6][7]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini
[modifica | modifica wikitesto]Il contesto cittadino e la “Zona di Comando”
[modifica | modifica wikitesto]La Cavallerizza Reale nasce all’interno di un ambizioso piano urbanistico promosso dai Savoia a partire dal XVII secolo per trasformare Torino in una capitale moderna e rappresentativa del potere dinastico. La cosiddetta “Zona di comando” rappresenta il nucleo simbolico e operativo del governo sabaudo, ospitando, se si considera tutto l’arco cronologico di costruzione (1675-1955), il Braccio Nuovo del Palazzo Reale, Palazzo Chiablese, Palazzo Madama, le Segreterie di Stato (attuale Prefettura), gli Archivi di Corte (attuale Archivio di Stato), il Teatro Regio, l’Accademia Reale con le scuderie e i maneggi, la Zecca e i Giardini Reali. [4]
La nascita della Cavallerizza Reale
[modifica | modifica wikitesto]Negli anni Settanta del Seicento, nell'ambito dell'espansione di Torino verso est (verso il Po), il conte Amedeo di Castellamonte - architetto di Carlo Emanuele II - progettò un grande complesso per ospitare l'Accademia Reale [8], istituzione destinata all'educazione dei nobili, poi sostituita nel 1815 dalla Reale Accademia Militare. [9]
La struttura includeva scuderie e maneggi ed era collegata a Palazzo Reale tramite la Grande Galleria, un lungo passaggio coperto.
Fin dai disegni di Amedeo di Castellamonte del 1674, insieme all'Accademia Reale, erano pianificati un maneggio e una scuderia «da fabbricarsi in forma di croce». Nell’elaborazione del Castellamonte, questi ultimi erano concepiti come un ampliamento posto alle spalle dell’edificio destinato all’Accademia Reale. L’impianto avrebbe dovuto articolarsi in quattro cortili, delimitati da bracci disposti a croce e raccordati al centro da una torre ottagonale di collegamento. [10]
Tale configurazione è rappresentata nelle tavole del Theatrum Sabaudiae, che, come sovente è possibile constatare, illustrano più la proiezione ideale e di rappresentanza del progetto che si differenzia da quanto è stato effettivamente realizzato. [5][11]
Gli ampliamenti del XVIII-XIX secolo
[modifica | modifica wikitesto]Filippo Juvarra
[modifica | modifica wikitesto]Nel XVIII secolo, l’architetto Filippo Juvarra elaborò un progetto di ampliamento della Cavallerizza [12], che prevedeva l’integrazione di nuovi corpi edilizi e la riorganizzazione funzionale del complesso per rispondere alle crescenti esigenze della corte sabauda. Gran parte del progetto non fu però realizzata a causa di vincoli economici e mutamenti politici. [4]
Benedetto Alfieri
[modifica | modifica wikitesto]L’architetto Benedetto Alfieri, tra il 1740 e il 1742, portò a compimento gli interventi principali, definendo l’assetto architettonico che tuttora caratterizza l’area; interviene nell’area delle scuderie progettate dal Castellamonte in forma di croce e ne abbatte il braccio orientale per costruire la nuova Cavallerizza Reale. L’edificio consiste in una lunga unica navata di più di 73 metri di lunghezza, rimasta incompiuta, come denuncia la facciata provvisoria in mattoni. [4] [13]
Carlo Bernardo Mosca
[modifica | modifica wikitesto]Tra il 1832 e il 1833, l’ingegnere-architetto Carlo Bernardo Mosca viene incaricato di realizzare il completamento dell’area nord del complesso delle scuderie [14]. Viene realizzata la Grande Scuderia di Carlo Alberto; l’edificio, terminato entro 1837 e comunemente denominato “manica del Mosca”, si inserisce tra la Cavallerizza alfieriana e i Giardini Reali e si presenta come struttura massiccia, articolata al piano terreno in una imponente aula voltata per il ricovero dei cavalli con fronte porticato e tre piani soprastanti per le abitazioni di servizio. A fianco le rustiche edificazioni delle due maniche denominate Pagliere per il ricovero di mangimi e attrezzi.
Il XX secolo: tra bombardamenti e abbandono
[modifica | modifica wikitesto]Durante la Seconda guerra mondiale, gli edifici dell’Accademia Militare subirono ingenti danni causati dai bombardamenti aerei sulla città. Nel dopoguerra alcune sezioni del complesso furono destinate a usi pubblici e militari.
A seguito del rogo dell’antico Teatro Regio, negli anni Sessanta fu deciso l’abbattimento [15] dell’edificio dell’Accademia per far posto al grande progetto del Nuovo Teatro Regio di Carlo Mollino. [16]
Dagli anni Ottanta, la progressiva dismissione delle funzioni pubbliche portò a una condizione di abbandono strutturale e degrado. Rimase però un presidio pubblico che vide realizzare a fine anni Novanta due edizioni della Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo e successivamente l’impegno di Paratissima. Nel 2014 alcuni incendi danneggiarono gravemente la copertura delle Pagliere riaprendo un acceso dibattito pubblico sul futuro del complesso e sulla possibile vendita a soggetti privati. Comitati cittadini e realtà culturali si opposero con forza alla privatizzazione, alimentando un’intensa discussione pubblica. [5][7][17][18]
La Cavallerizza Reale diventa Patrimonio UNESCO
[modifica | modifica wikitesto]Come parte della zona di pertinenza del Palazzo Reale di Torino, nel 1997 la Cavallerizza entra a far parte delle Residenze Sabaude, iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Il riconoscimento valorizza l’intero sistema architettonico sabaudo come esempio di evoluzione delle forme di potere dinastico europeo tra XVII e XVIII secolo. [3][6]
Il futuro del complesso
[modifica | modifica wikitesto]Il progetto di recupero e valorizzazione del complesso
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A partire dagli anni 2010, la Cavallerizza Reale è al centro di un programma di rigenerazione promosso da Città di Torino, Università degli Studi di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Cassa Depositi e Prestiti, Accademia Albertina e Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, con l’obiettivo di recuperare e restituire alla collettività un complesso storico di grande valore, in una nuova veste culturale, sociale e artistica.
Dal 2022 sono stati avviati i primi interventi strutturali, comprendenti il restauro delle coperture, il consolidamento delle strutture lignee e la messa in sicurezza delle facciate, in coerenza con i vincoli di bene immobile di interesse culturale e con i criteri di conservazione richiesti dal riconoscimento UNESCO. La Fondazione Compagnia di San Paolo che realizza nell’area i propri uffici e ai piani terra ambienti aperti alla cittadinanza e alle attività culturali, ha bandito un concorso internazionale per la progettazione nel 2022 e affidato l’incarico allo studio CZA - Cino Zucchi Architetti. [4][7]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Paola Bianchi e Karin Wolfe, Introduction, Cambridge University Press, 21 settembre 2017. URL consultato il 3 novembre 2025.
- ↑ Edith Gabrielli, TORINO 1714-1735:, Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l., 15 aprile 2014, pp. 39–76, ISBN 978-88-222-7028-3. URL consultato il 3 novembre 2025.
- 1 2 Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, Residenze Sabaude, su Unesco Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco. URL consultato il 20 ottobre 2025.
- 1 2 3 4 5 aliadmin, Progetto, su Walks of Change '61. URL consultato il 20 ottobre 2025.
- 1 2 3 MuseoTorino,Comune di Torino,Direzione Musei,Assessorato alla Cultura e al 150° dell’Unità d’Italia, 21Style http://www.21-style.com, Cavallerizza Reale - MuseoTorino, su www.museotorino.it. URL consultato il 20 ottobre 2025.
- 1 2 (EN) UNESCO World Heritage Centre, Residences of the Royal House of Savoy, su UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 20 ottobre 2025.
- 1 2 3 Torino Cartolarizza - Porzione di compendio dell'ex Cavallerizza Reale sita in via Verdi 7-9, su www.comune.torino.it. URL consultato il 20 ottobre 2025 (archiviato dall'url originale il 9 settembre 2017).
- ↑ Appendice-d, Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l., pp. 133–156. URL consultato il 3 novembre 2025.
- ↑ Daniele Rosa, Contributo allo studio dei terricoli neotropicali : memoria, collana Memorie della Reale accademia delle scienze di Torino, C. Clausen, 1895. URL consultato il 3 novembre 2025.
- ↑ Rachele Scuro, Il ghetto di Roma nel Cinquecento: Storia di un’acculturazione. Kenneth Stow. La corte dei papi 25. Rome: Viella, 2014. 268 pp. €25. - Sopravvivere al ghetto: Per una storia sociale della comunità ebraica nella Roma del Cinquecento. Serena Di Nepi. I libri di Viella 161. Rome: Viella, 2013. 264 pp. €27., in Renaissance Quarterly, vol. 68, n. 3, 2015, pp. 1036–1038, DOI:10.1086/683902. URL consultato il 3 novembre 2025.
- ↑ Cavallerizza Reale – Torino | Italy for Movies, su www.italyformovies.it. URL consultato il 20 ottobre 2025.
- ↑ Chiara De Cesare, Una mappatura delle Lettere di Ariosto: carte dell’Archivio di Stato di Lucca, Società Editrice Fiorentina, 2023, pp. 25–45, ISBN 978-88-6032-688-1. URL consultato il 3 novembre 2025.
- ↑ Stefania Mella, T.G. Masaryk, La nuova Europa. Il punto di vista slavo, presentazione di K. Gajan. Introduzione, postfazione e cura di F. Leoncini, con la commemorazione di Benedetto Croce, Castelvecchi, Roma 2021, pp. 290., in Studi Slavistici, 25 gennaio 2023, pp. 310–312, DOI:10.36253/studi_slavis-14013. URL consultato il 3 novembre 2025.
- ↑ Tiziana Andina e Giulio Sacco, Feeling Emotions for Future People, in Topoi, vol. 43, n. 1, 24 ottobre 2023, pp. 5–15, DOI:10.1007/s11245-023-09968-5. URL consultato il 3 novembre 2025.
- ↑ Henry A. Mellon, <scp>carlo brayda, laura coli</scp>, and<scp>dario sesia</scp>,Ingegneri e architetti del sei e settecento in Piemonte, in The Art Bulletin, vol. 47, n. 4, 1965-12, pp. 529–530, DOI:10.1080/00043079.1965.10790797. URL consultato il 3 novembre 2025.
- ↑ Bonner Mitchell e Fabrizio Cruciani, Il Teatro del Campidoglio e le feste romane del 1513, con la ricostruzione architettonica del teatro di Arnaldo Bruschi, in Italica, vol. 50, n. 1, 1973, pp. 101, DOI:10.2307/478358. URL consultato il 3 novembre 2025.
- ↑ Repubblica.it, Torino, cultura pubblica chiusa per interesse privato, su Articolo 9. URL consultato il 20 ottobre 2025.
- ↑ "Scuderie Reali ai privati? Allora si cancelli Torino dall'Unesco", su la Repubblica, 2 ottobre 2015. URL consultato il 20 ottobre 2025.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Cavallerizza Reale delle Residenze Reali Sabaude, su residenzerealisabaude.com.
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