Palazzo Chiablese

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Palazzo Chiablese
Palazzo Chiablese.JPG
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Località Torino
Indirizzo Piazza san Giovanni 2
Informazioni
Condizioni buono
Costruzione XVI secolo
Uso uffici periferici MIBACT
Realizzazione
Proprietario Demanio
Proprietario storico Emanuele Filiberto I di Savoia
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Residenze Sabaude - Palazzo Chiablese
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il Palazzo Chiablese è una dimora signorile di Torino, situata in Piazza san Giovanni 2, nel centro storico della città. Dal 1958 al 1985 è stato sede del Museo Nazionale del Cinema di Torino[1], dal 1997 è iscritto alla lista del Patrimonio dell'umanità UNESCO come edificio parte del sito seriale "Residenze Sabaude".

Attualmente è sede del Segretariato Regionale del Piemonte, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella Novara Verbano Cusio Ossola e Vercelli oltre che sede per le esposizioni temporanee dell'adiacente complesso dei Musei Reali di Torino”, entrambi organi periferici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo, una delle tante residenze dei Savoia, si trova nel centro di Torino, a sinistra del Palazzo Reale, con l'entrata principale in Piazza S. Giovanni.

Quasi certamente risale al XVI secolo, fatto costruire dal duca di Savoia Emanuele Filiberto su nuclei abitativi preesistenti (alcune tracce di questi ultimi sono visibili in facciata).

Ebbe in seguito diversi rimaneggiamenti, tra cui, il più importante, quello affidato all'architetto Benedetto Alfieri che nel 1753-54 diede unità architettonica al palazzo.

La prima proprietà fu della marchesa Beatrice Langosco di Stroppiana, che lo ricevette in dono da Emanuele Filiberto, suo amante.[2]

Divenne poi residenza dell'ex cardinale Maurizio di Savoia e della sua consorte Ludovica a partire dal 1642; in seguito vi abitarono il secondogenito di Carlo Emanuele III, Benedetto Maurizio duca del Chiablese (che diede il nome al palazzo) ed altri membri della famiglia reale.

Durante il periodo di occupazione francese di Torino fu abitato da Camillo Borghese e sua moglie Paolina.

Tornato ai Savoia con la Restaurazione, divenne residenza del re Carlo Felice che vi morì nel 1831. In seguito vi abitò Ferdinando duca di Genova, secondogenito di Carlo Alberto e nel 1851 vi nacque Margherita, prima regina d'Italia dal 1878 al 1900.

Durante la seconda guerra mondiale, a causa dei bombardamenti, subì notevoli danni: il tetto venne distrutto insieme a gran parte dei solai del piano nobile prospiciente la piazzetta Reale e via XX settembre; molti arredi andarono persi insieme alle "boiseries" ed agli stucchi.

Dal 1946 appartiene al Demanio.

È sede del Segretariato regionale del Piemonte. Grazie al contributo dei volontari del Touring Club, sono visitabili le sale: salone degli Svizzeri, camera delle guardie del corpo, camera de' valets à pieds, guardaroba, camera di parata, sala da pranzo, sala degli arazzi, galleria del Cignaroli.

Nel palazzo si trovano dipinti di Crivelli, Cignaroli, Beaumont, Marghinotti, Tallone.

Gli arazzi della sala omonima sono del XVII secolo : provengono dalla Francia e hanno come tema la storia di Artemisia.

Accessibilità[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo è aperto al pubblico da mercoledì a venerdì dalle ore 14,00 alle ore 18,00. L'ingresso è libero.

Il Touring Club Italiano, attraverso l'iniziativa Aperti per voi, mette a disposizione volontari che accompagnano i visitatori nelle visite guidate ad alcune sale. Le visite sono sospese nel mese di agosto.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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