1º Reggimento carabinieri "Piemonte"

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1º Reggimento Carabinieri "Piemonte"
Omerale tuta OP del Reggimento CC Piemonte.JPG
Omerale per uniforme operativa del 1º Reggimento Carabinieri "Piemonte"
Descrizione generale
Attivo1915 - oggi
NazioneItalia Italia
ServizioCoat of arms of the Carabinieri.svg Arma dei Carabinieri
RuoloOrdine pubblico
Pubblica sicurezza
Organo ausiliario di Protezione Civile
Polizia militare
SedeMoncalieri, viale del Castello 2
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1º Reggimento Carabinieri "Piemonte" è un reparto dell'Arma dei Carabinieri ordinativamente inserito nella "Organizzazione Mobile" alle dirette dipendenze della 1ª Brigata Mobile Carabinieri[1] che esercita le funzioni di alto coordinamento e controllo verso i reparti dipendenti. Ha sede nella Caserma maggiore Alfredo Serranti di Moncalieri (TO) ed ha alle sue dipendenze il 2º Battaglione Carabinieri "Liguria", ubicato invece a Genova.

Retto da ufficiale superiore col grado di Colonnello, è un "comando di corpo" strutturalmente organizzato, in estrema sintesi, sulle seguenti aree funzionali:

  • una struttura di staff a supporto del comandante di Reggimento che si occupa dell'amministrazione del personale e delle operazioni;
  • una struttura operativa incardinata su 2 Compagnie per lo svolgimento dei servizi istituzionali di ordine e sicurezza pubblica;
  • una struttura con funzioni logistiche (minuto mantenimento, trasporti, armeria) e di sicurezza interna (corpo di guardia e vigilanza);
  • una Infermeria Presidiaria retta da ufficiale medico, coadiuvato da infermieri professionali.

Cenni storici sul reparto[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º Reggimento Carabinieri “Piemonte” ha sede di comando e logistica in quella che è stata la residenza sabauda del Castello di Moncalieri (TO), dal 1997 inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Bandiera di Guerra del 1º Reggimento Carabinieri Piemonte
Monumento ai caduti presso il castello di Moncalieri

Le origini del Reparto risalgono al 24 maggio 1915 quando, con decreto del Ministero della Guerra, vennero costituiti 18 Battaglioni Mobili in ambito nazionale per il concorso ai servizi di ordine e sicurezza pubblica, due dei quali dislocati a Torino con le denominazioni di “Battaglione Mobile Carabinieri Torino 1° e Torino 2°". Il Battaglione così formato fu schierato, durante la prima grande guerra, a Udine con funzioni di sicurezza e difesa del Comando Supremo nonché di proiezione esterna rispetto alla città.

Per cessate necessità belliche e post belliche, il Reparto, nella sua della duplice strutturazione su Torino, fu dapprima ridotto in 1º Battaglione Mobile Carabinieri e, poi, definitivamente sciolto con Regio Decreto n. 2980 il 30 dicembre 1923. Con l'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, il Reparto fu nuovamente ricostituito il 23 giugno 1940 quale “1º Battaglione Carabinieri Mobilitato” per essere da subito impiegato nelle proiezioni estere in Albania e Grecia. In Albania, frazionato in piccole unità, operò dal novembre 1940 al giugno 1941 per il disimpegno di servizi di rastrellamento e con funzioni di "polizia militare". In Grecia, invece, trovò impiego dal 7 giugno 1941 presso Atene con funzioni di polizia e controllo del territorio attraverso un assetto ordinativo, tipicamente territoriale, organizzato in: Compagnie, Tenenze e Stazioni Carabinieri.

Il “1º Battaglione Carabinieri Mobilitato” venne sciolto poco dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e nuovamente ricostituito il 31 agosto 1945 con la nuova denominazione di “1º Battaglione Carabinieri Torino” alle dipendenze del "Reggimento di Battaglioni Mobili di Milano". Il 1º aprile 1963 assunse la denominazione più breve di “1º Battaglione Carabinieri” senza peraltro cambiamenti ordinativi.

Il 1º settembre 1977 assunse il rango giuridico-amministrativo di “comando di corpo” e fu ridefinita nuovamente la denominazione in 1º Battaglione Carabinieri “Piemonte”, con inquadramento gerarchico nella 11ª Brigata Carabinieri (dal 1º settembre 2001 diventata “1ª Brigata Mobile”). A complemento del nuovo status, con Decreto del Presidente della Repubblica del 1977, il Reparto divenne assegnatario della Bandiera di Guerra il 16 dicembre 1977.

Il 10 settembre 2014 il Battaglione è stato elevato al rango di 1º Reggimento, collocando alle sue dipendenze il 2º Battaglione Carabinieri “Liguria”.

Il giorno 13 giugno 2018 si è svolta, in forma solenne alla presenza di numerose autorità civili e militari, la cerimonia di commemorazione del quarantennale della concessione della Bandiera di Guerra. Nell'occasione è stato inaugurato il monumento ai caduti, in pietra di ardesia, che, posizionato sul piccolo belvedere davanti alle torri cilindriche, affaccia sul sottostante giardino all'italiana e guarda verso il Monviso.

Campagne di guerra[modifica | modifica wikitesto]

Stemma araldico[modifica | modifica wikitesto]

Stemma Araldico del 1º Reggimento Carabinieri Piemonte

Lo stemma araldico di reggimento nasce in occasione dell'elevazione di rango del previgente Battaglione. La simbologia ispiratrice si prefigge di unire sotto un'unica insegna due reparti con una lunghissima storia ovvero il Battaglione di Moncalieri, ora Reggimento, e il Battaglione di Genova. I "Battaglioni mobili autonomi Carabinieri" vennero già previsti con Regio Decreto nr. 1802 del 2 ottobre 1920, istituiti nel numero di 18 con decreto ministeriale del 2 maggio 1920 "per concorrere con le Legioni territoriali della stessa Arma nei servizi di ordine pubblico e pubblica sicurezza. Qualora le esigenze lo richiedano, in taluno dei Battaglioni una o più Compagnie potranno essere costituite con militari dell'Arma a cavallo. I Battaglioni mobili saranno formati in linea normale con carabinieri ausiliari, comandati da ufficiali, sottufficiali ed appuntati dell'Arma dei Carabinieri, ed avranno in aggregazione il numero di meccanici e conducenti necessari per gli automezzi [...]".

Lo stemma araldico, quadripartito da due diagonali, poggia su uno scudo francese moderno anche detto "sannitico". Contrassegno di vittoria, potenza e prosperità, nella porzione superiore è posta l'aquila su fondo blu principe di Savoia che richiama la cosiddetta "bandiera colonnella" simbolo dei comandanti di reggimento. La porzione triangolare inferiore raffigura la granata a tredici punte dell'Arma dei Carabinieri sui colori istituzionali blu e rosso. A sinistra è invece posizionato un leone rampante che simboleggia coraggio e forza su croce bianca a fondo rosso, proprio della città di Moncalieri. Nel triangolo di destra troviamo, in ultimo, il grifone che assomma in sé i caratteri di custodia e vigilanza. È raffigurato su croce rossa e fondo bianco, propri della città di Genova.

Lo stemma, di tipo composto, è sormontato dalla corona muraria o turrita alla guelfa, con otto torri di cui cinque visibili, simbolo dell'unità militare. Tra lo scudo e la corona turrita è posta l'insegna con il nome del reparto. Sotto lo scudo, il cartiglio svolazzante che reca il motto dell'Arma dei Carabinieri Nei secoli fedele cui il Reggimento appartiene.

Storia del castello di Moncalieri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello di Moncalieri.
Castello di Moncalieri
Castello di Moncalieri

La struttura odierna del castello, oggi Caserma maggiore Alfredo Serranti, affonda le proprie radici nel lontano 1277, anno in cui Tommaso III di Savoia decise di creare una roccaforte con una torre e una porta merlata sull'alto della collina quale presidio difensivo. Già dal 1230 però la popolazione di Testona, uno dei borghi dalla cui unione sarebbe nata l'odierna Moncalieri, aveva preso a rifugiarsi sull'altura pre-collinare, edificando nel contempo alcune fortificazioni a difesa dagli attacchi astigiani e dalle tentazioni espansionistiche chieresi. Il castello nacque così con una vocazione prettamente militare in quanto presidio di un nodo nevralgico per le comunicazioni e i commerci dei residenti, in prevalenza artigiani e mercanti, e quale area strategica militare di un territorio conteso tra la Signoria di Asti, il Marchesato del Monferrato, il vescovo di Torino e la contea dei Savoia.

Nella seconda metà del Quattrocento l'impianto originale fu ampliato per volere di Jolanda di Valois, moglie di Amedeo IX Duca di Savoia, con la realizzazione di quattro torri circolari, di cui due ancora visibili nella facciata principale e in parte assimilate al resto della struttura, e una terza riportata alla luce a seguito di lavori di restauro nell'appartamento della Principessa Maria Letizia (oggi visitabile).

A quel primo impianto fortilizio, e dopo alterne vicende storiche e architettoniche, nel XVII secolo seguì un ulteriore ampliamento strutturale su progetto dell'architetto Carlo di Castellamonte e poi del figlio Amedeo. A partire dal 1610, infatti, Carlo Emanuele I fece dare inizio a lavori di ampliamento sull'antico maniero che poi vennero proseguiti da Vittorio Amedeo I e da Madama Reale Maria Cristina di Francia cosicché, in un sessantennio, si arrivò alla configurazione strutturale odierna con pianta a ferro di cavallo su forma quadrilatera, con quattro padiglioni più alti agli spigoli. Seguirono poi piccoli interventi migliorativi e vari abbellimenti, specie sotto Carlo Emanuele III, così da implementare la destinazione d'uso anche a luogo di villeggiatura della famiglia ducale.

L'uso del castello reale quale caserma e ospedale militare ad uso delle truppe napoleoniche agli inizi dell'Ottocento arreca purtroppo vari danni cui viene posto rimedio sotto Vittorio Emanuele I con mirate operazioni di restauro. Questi, che vi sarebbe morto nel 1824, trasformò le maniche di est e ovest in gallerie arredate con grandi quadri raffiguranti le gesta dei regnanti e, nel 1822, fece realizzare lo scalone a tre rampe in marmo di Carrara nonché la c.d. "Cavallerizza" in fondo al cortile principale. Seguirono poi riallestimenti di nuovo gusto tardo ottocentesco sotto Vittorio Emanuele II e della regina Maria Adelaide.

Il castello fu legato a importanti vicende della dinastia sabauda e nazionale meritevoli di citazione. Fra le sue mura vennero posti agli arresti Vittorio Amedeo II e la moglie e vi morirono i suoi successori Vittorio Amedeo III e Vittorio Emanuele I. In una delle sale al piano nobile fu firmato, nel 1849, il "proclama di Moncalieri" a controfirma di Massimo d'Azeglio con cui Vittorio Emanuele II sciolse la Camera dei Deputati e permise l'approvazione, in seguito, di un trattato di pace con l'Austria a causa della sconfitta sabauda nella "1ª guerra di indipendenza", accordo che permise di salvare il Piemonte da più gravi conseguenze. Maria Clotilde, figlia di Vittorio Emanuele II, vi dimorò per lungo tempo fino alla propria morte, nel 1911, una volta rimasta vedova. Sorte in parte analoga toccò alla figlia Letizia Bonaparte che, precocemente rimasta vedova del Principe Amedeo di Savoia Duca d'Aosta, vi dimorò fino al 1926.

Allorché Vittorio Emanuele III rinunciò a taluni castelli della corona, quello di Moncalieri fu ceduto al demanio dello Stato e, dal 1928, divenne sede della Scuola degli Ufficiali di Complemento del Regio Esercito, appartenente al Corpo d'Armata di Torino. La routine del castello reale subì una cesura nei tragici anni del biennio della Repubblica Sociale Italiana. La struttura fu infatti occupata prima dai nazi-fascisti come comando della Guardia Nazionale Repubblicana di Frontiera, poi dai partigiani e, infine, dagli sfollati delle regioni della Savoia e di Nizza alla fine delle ostilità belliche.

Il 20 novembre 1945, per la prima volta, il Castello venne adibito a caserma dell'Arma dei Carabinieri ospitando il Battaglione Allievi di Torino.

Il 15 ottobre 1948, dopo lavori di ristrutturazione e adeguamento, vi vennero trasferiti i corsi di formazione basica per aspiranti sottufficiali che vi sarebbero rimasti fino al 1969, anno in cui il I Battaglione Allievi Sottufficiali fu trasferito nella nuova sede di Velletri. In ragione delle mutate esigenze socio politiche, infatti, e per accogliere un maggior numero di frequentatori, era stata ivi creata, nel frattempo, una struttura moderna più grande, efficiente e funzionale intitolata all'eroe di guerra Salvo d'Acquisto, vice-Brigadiere Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.

Nel 1969, il castello reale venne così destinato all’Organizzazione Mobile dislocandovi il I Battaglione Carabinieri "Piemonte" che, nel periodo dal 19 dicembre 1969 al 31 marzo 1970, vi trasferì le proprie unità dalla caserma "Pietro Micca" di Torino.

La notte del 5 aprile 2008 il torrione sud-est è stato colpito da un violento e drammatico incendio che, propagatosi da un'area sottoposta a restauro, ne ha invaso quasi completamente i piani superiori, interessando anche l'appartamento di Vittorio Emanuele II. Un importante ciclo di interventi di recupero, durato 9 anni, ha reso nuovamente fruibile l'intera area museale interna cosicché, dall'11 novembre 2017, sono tornati visitabili, con prenotazione obbligatoria e accompagnati dalla guida, gli appartamenti di Vittorio Emanuele II, delle Principesse Maria Clotilde e Maria Letizia, nonché la Cappella Reale. Le visite guidate sono a cura dell’Associazione Amici del Castello e del Parco di Moncalieri e sono offerte dal Comune di Moncalieri. Informazioni di dettaglio e prenotazioni sono a cura del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude tel. +39 011 4992333 (dal lunedì al venerdì: ore 9.00-17.00; sabato: ore 9.00-13.00).[2] [3]

Dal 2015 è iniziato il procedimento di dismissione del Reparto che, nel giro di alcuni anni, si trasferirà presso la caserma Cavour di Torino, sita in corso Brunelleschi nr. 112 ed in corso di ristrutturazione, in precedenza sede del 32º Reggimento genio guastatori alpino, trasferitosi a Fossano a fine 2016.

Intitolazione della caserma[modifica | modifica wikitesto]

Targa M.O. Magg Serranti

La caserma del 1º Reggimento Carabinieri "Piemonte" è intitolata al Maggiore Alfredo Serranti, Medaglia d'Oro alla Memoria per i fatti accaduti e gli atti compiuti nella battaglia di Culqualber in Abissinia durante lo scontro tra italiani e britannici sul finire del 1941. Nelle motivazioni si legge:

« Nel corso di aspro e sanguinoso combattimento, instancabile nell’accorrere con pieno sprezzo del pericolo nei punti più minacciati, infondeva nei propri subordinati tenacia, saldezza, alto senso di abnegazione e indomito ardire combattivo. In successiva lotta serrata e cruenta contro preponderante forze avversarie, guidava carabinieri e zaptié al compimento di eroiche gesta. Colpito una prima volta da arma da fuoco, rifiutava di farsi medicare per non lasciare il suo posto alla testa dei propri uomini che, attorno a lui, si immolavano numerosi nella visione ideale della Patria e nell’adempimento del dovere. Travolto da una furibonda mischia all’arma bianca e trafitto da una tremenda baionetta che gli squarciava l’addome, raccoglieva le languenti forze per lanciare al nemico l’ultima sfida e rivolgere ai pochi superstiti le ultime parole di incitamento alla più strenua resistenza. Fulgido esempio di eroismo che nobilita le tradizionali virtù ed il secolare valore dell’Arma. »

Compiti[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º Reggimento Carabinieri “Piemonte”, unitamente al resto della compagine dipendente dalla 1ª Brigata Mobile, fornisce una serie eterogenea di servizi alla collettività e svolge i seguenti servizi istituzionali:

  • partecipa alla gestione dell'ordine pubblico;
  • svolge servizi di prevenzione e repressione di possibili minacce legate al terrorismo internazionale attraverso la componente SOS (Squadre Operative di Supporto);
  • supporta l'Organizzazione Territoriale dell'Arma dei Carabinieri per incrementare il controllo del territorio nelle zone più sensibili sotto il profilo della sicurezza pubblica;
  • vigila obiettivi sensibili militari e di natura civile definiti, di volta in volta, dall'Autorità di Pubblica Sicurezza;
  • concorre alla difesa integrata del territorio nazionale;
  • predispone assetti da impiegare nelle missioni cosiddette "fuori area" per l'assolvimento delle funzioni di polizia militare e di sostegno ad alcune attività logistiche;
  • concorre alle esigenze di protezione civile, fornendo supporto operativo e logistico nei soccorsi in caso di calamità di origine naturale e non.

Mezzi[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º Reggimento Carabinieri "Piemonte" utilizza, per il trasporto di uomini e materiali, diversi mezzi di trasporto con caratteristiche peculiari in funzione delle esigenze di impiego. Per i servizi più comuni vengono utilizzati:

  • IVECO C-18 e IVECO C-17, caratterizzati da una buona capacità di trasporto, confort e celerità di marcia;
  • IVECO TurboDaily, dotati di una minor numero di posti a sedere rispetto ai precedenti ma caratterizzati da una maggior rusticità di impiego e motricità in condizioni di terreno accidentato e impervio per via del loro assetto rialzato;
  • Land Rover Discovery, fuoristrada con un ottimo combinato di capacità fuoristradistiche e stradali. Nelle versioni più recenti questi mezzi sono anche assistiti da una efficace elettronica;
  • Subaru Forester "protetto" in uso alle Squadre Operativo di Supporto per utilizzi nei servizi anti terrorismo.

Sono poi in uso anche altri veicoli per esigenze più settoriali e con un utilizzo assai meno frequente, come gli Iveco VM90P, che presentano elevate caratteristiche di protezione balistica.

Cronotassi dei comandanti[modifica | modifica wikitesto]

  • Battaglione
    • Ten. Col. Pietro Leone DEMICHELIS dal 1949 al 1951
    • Magg. Raffaele SAVE dal 1952 al 1954
    • Magg. Augusto IZZO dal 1955 al 1956
    • Magg. Giovanni MONTECUCCHI dal 1957 al 1958
    • Magg. Giovanni ROBECCHI dal 1959 al 1962
    • Ten. Col. Giovanni MONTECUCCHI dal 01.09.1956 al 07.11.1958 e dal 12.06.1962 al 17.08.1962
    • Ten. Col. Guido PEPE dal 18.08.1962 al 28.09.1966
    • Ten. Col. Emilio CANTONI dal 29.09.1966 al 18.09.1969
    • Ten. Col. Giovanni LUCCHETTI dal 19.09.1969 al 24 agosto 1972
    • Ten. Col. t.SG Biagio BUONO dal 25.08.1972 al 3.10.1975
    • Ten. Col. Giuseppe PIRA dal 01.11.1975 al 19.09.1976
    • Ten. Col. t.SG Mario COCCO dal 20.09.1976 al 03.09.1979
    • Ten. Col. Vittorio BONFANTI dal 04.09.1979 al 10-07.1982
    • Ten. Col. Manlio MORELLI dal 11.07.1982 al 23.10.1984
    • Ten. Col. Vincenzo SPALLINO dal 24.10.1984 al 24.08.1986
    • Ten. Col. Antonino BORZI dal 25.08.1986 al 19.09.1988
    • Ten. Col. Carlo LEPORE dal 20.09.1988 al 08.01.1991
    • Ten. Col. Giorgio Vincenzo PIRAS dal 03.05.1991 al 02.11.1992
    • Ten. Col. Giambattista GIACCHERO dal 20.03.1993 al 15.09.1995
    • Ten. Col. Paolo FABIANO dal 16.09.1995 al 31.08.1998
    • Ten. Col. Salvatore FAVAROLO dal 28.09.1998 al 18.08.2000
    • Ten. Col. Benedetto LAURETTI dal 19.08.2000 al 18.09.2002
    • Ten. Col. Giacinto PRENCIPE dal 19.09.2002 al 03.09.2005
    • Ten. Col. Pierfranco DIANA dal 04.09.2005 al 04.09.2008
    • Col.Mario METTIFOGO dal 23.09.2008 al 09.09.2014
  • Reggimento
    • Col.Cristiano DESIDERI dal 10.09.2014, in comando.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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