Boston Red Sox

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Boston Red Sox
Baseball Baseball pictogram.svg
Campione MLB in carica Campione MLB in carica
Logo BostonRedSox.gif
Segni distintivi
Uniformi di gara
Kit trousers beltonwhite.png

Casa

Kit trousers beltongrey.png

Trasferta

Kit trousers beltonwhite.png

Terza

Colori sociali Bianco, Rosso, Blu
Dati societari
Città Boston
Nazione Stati Uniti Stati Uniti
Lega American League
Division Eastern
Fondazione 1901
Denominazione Boston Somersets (1901-03)
Boston Americans (1903-08)
Boston Red Sox (1908-presente)
Presidente Larry Lucchino
Proprietario John Henry
General manager Ben Cherington
Allenatore John Farrell (2013-presente)
Sito web boston.redsox.mlb.com
Palmarès
World Series 1903, 1912, 1915, 1916, 1918, 2004, 2007, 2013
Titoli di League 13
Titoli di Division 7
Wild card 7
Impianto di gioco
Fenway Park (1912-presente)
31.071 posti

I Boston Red Sox sono una delle squadre di baseball della Major League Baseball (MLB), fondata nel 1901. Giocano le partite interne al Fenway Park sin dal 1912. Il loro nome è una contrazione di red socks ("calze rosse"), e deriva dal colore dei calzettoni; fu scelto nel 1908 dal fondatore John Irving Taylor. Hanno vinto 8 World Series su 12 partecipazioni.

La franchigia, tra le più famose della lega, vinse 5 campionati fino dal 1903 al 1918, ma dopo la cessione di Babe Ruth ai rivali dei New York Yankees nello stesso anno, i Red Sox non riuscirono a riconquistare un titolo per 86 anni, perdendo quattro finali; si credette che questo evento avesse gettato una maledizione sulla squadra, a cui venne dato il nome di Maledizione del Bambino. Tuttavia, nel 2004 i bostoniani sono tornati alla vittoria, replicandosi poi nel 2007 e nel 2013.

La proprietà della franchigia è detenuta, sin dal 2001, dal Fenway Sports Group, proprietario anche del Liverpool Football Club, squadra di calcio della Premier League.

La storia[modifica | modifica sorgente]

La nascita[modifica | modifica sorgente]

Nel 1901 Ban Johnson, presidente della Western League of Professional Baseball Clubs, decise di trasformare la sua lega in una major league, dando vita alla American League. Nel progetto di Johnson non c'era l'idea di una squadra a Boston: la città del Massachusetts già possedeva una compagine professionistica di baseball, i Boston Braves (oggi Atlanta Braves), che militavano nella National League.

Tuttavia, grazie alle pressioni e all'intraprendenza del magnate dell'industria del carbone Charlie Somers, anche la città di Boston entrò nel circuito dell'American League, ospitando la squadra dei Red Sox, che diventarono una delle otto fondatrici della neonata lega.

Va ricordato che nei primi anni di vita, dal 1901 al 1903, la squadra era conosciuta con il nome di Boston Somersets, nomignolo in onore del proprietario e successivamente dal, 1903 al 1908, con il nome di Boston Americans (vincendo le prime World Series), in onore alla lega di appartenenza e per maggiormente distinguersi dai Boston Braves.

Solo nel 1908 la compagine di Boston prese il nome di Red Sox, per via delle calzette rosse abbinate alle divise da gioco; Cosa che non era una novità per la città, in quanto il nomignolo Red Stockings era già stato affibbiato all'altra squadra di Boston diventata nel frattempo Boston Braves.

Gli anni delle vittorie[modifica | modifica sorgente]

I Boston Red Sox cominciarono la loro presenza nella lega subito con il favore dei pronostici: come gran parte delle altre squadre della American League anche i Red Sox avevano rafforzato la propria rosa attirando numerosi giocatori militanti nel Senior Circuit con la concessione di salari più elevati.

Grazie a giocatori quali Jimmy Collins, Patsy Dougherty, Buck Freeman, Chick Stahl e soprattutto Cy Young i Red Sox si aggiudicarono il pennant nell'anno 1903 e giocarono le appena istituite World Series contro i Pittsburgh Pirates, vincendo 5-3 la serie finale (che allora si disputava al meglio delle 9 partite), dopo una incredibile rimonta cominciata dal 3-1. Nel 1904 i Red Sox riconquistarono il pennant della American League ma John T. Brush, l'allora proprietario dei New York Giants, campioni della National League, si rifiutò di far disputare alla propria squadra la serie finale e le World Series furono cancellate.

Gli anni successivi furono per i Red Sox anni di alti e bassi ma in cui la società ricostruì una solida base per vincere; infatti, nel 1912, anno di inaugurazione dello storico Fenway Park, i Boston Red Sox tornarono in cima alla American League con una incredibile stagione da 105 vittorie e 47 sconfitte. Nelle World Series affrontarono i Giants vincendo 4-3 la serie (ormai al meglio delle sette), ribaltando nel decimo inning di gara 7 il risultato che li vedeva in svantaggio per 2-1.

Gli anni successivi furono ancora anni di costruzione per la società che si assicurò giocatori importanti quali Carl Mays, Ernie Shore, Dutch Leonard, ma soprattutto il primo anno Babe Ruth, in futuro conosciuto più semplicemente come Babe Ruth, il più grande giocatore della storia della MLB.

L'era di Babe Ruth[modifica | modifica sorgente]

Logo ricamato sui cappellini da gioco dei Red Sox, in uso dal 1979

Con una squadra molto ben attrezzata i Boston Red Sox vinsero l'American League nel 1915 e l'anno successivo, aggiudicandosi inoltre in entrambi gli anni le World Series, prima contro i Philadelphia Phillies e successivamente contro i Brooklyn Robins.

Il 1917 fu per i Red Sox un anno difficile, segnato da un evento che avrebbe influito sull'intero futuro della franchigia: il proprietario Joe Lannin, in seguito ad una crisi finanziaria cedette la squadra al produttore teatrale Harry Frazee. Sotto la nuova proprietà i Red Sox disputarono un eccellente campionato ma furono preceduti nella classifica della America League dai Chicago White Sox, che si aggiudicarono anche le World Series.

L'anno successivo, segnato dal cambiamento di ruolo di Babe Ruth, i Red Sox tornarono a comandare la American League e si ripresentarono per la terza volta in quattro anni alle World Series dove affrontarono i Chicago Cubs conquistando il quinto titolo della loro storia.

Nonostante il gran numero di successi e l'indubbio dominio dimostrato dai Red Sox nel corso dei primi 17 anni di storia della lega, il proprietario Harry Frazee a fine decennio cominciò l'opera di smantellamento della rosa che porto la squadra nel 1918 ad ottenere un bilancio inferiore al 50%.

Il peggio doveva comunque ancora venire: il 9 gennaio 1920, per la somma di 125.000 dollari, Frazee cedette Babe Ruth ai New York Yankees per finanziare vari fallimentari spettacoli a Broadway. Veniva commesso quello che i tifosi dei Red Sox da allora ricordano come the Crime of the Century.

Oltre a Ruth, Frazee svendette altri 10 giocatori agli Yankees, sostenendo che questi erano l'unica squadra con la quale riusciva a fare scambi: fu il cosiddetto "the Rape of the Sox".

Con Babe Ruth e gli altri ex-Red Sox gli Yankees vinsero per 8 volte la American League, aggiudicandosi per 4 volte le World Series e intraprendendo la strada che li porterà a diventare una delle più famose squadre di sport professionistico al mondo mentre per i Red Sox, colpiti dalla "maledizione del Bambino", comincerà un periodo fatto di delusioni e sorprendenti sconfitte durato 86 anni.

Gli anni della maledizione[modifica | modifica sorgente]

Lo stadio da baseball dei Red Sox, Fenway Park

Nei primi quattordici anni, la "maledizione del Bambino" fu per i Red Sox terribile: ultimi per nove volte, penultimi per due, si riaffacciarono alla post-season solo nel 1946; negli stessi anni gli Yankees, con cui nel frattempo cominciò una delle rivalità storiche dello sport professionistico americano, vinsero 10 titoli. Nel 1946 i Red Sox tornarono in vetta alla American League, riconquistando l'accesso alle World Series, soprattutto grazie all'apporto di Ted Williams, uno dei più grandi battitori della storia, ingaggiato qualche anno prima; nella serie finale però la squadra giocò al di sotto delle aspettative perdendo in sette gare con gli sfavoriti St. Louis Cardinals. Dopo due anni, nel 1948, i Red Sox costrinsero i Cleveland Indians ad uno spareggio per la conquista del pennant e anche in questo caso la formazione di Boston vide finire in anticipo la strada verso il titolo. L'ultima opportunità di quella che i tifosi ricordano con l'"era di Ted Sox" si presentò nel 1949: i Red Sox guidavano l'American League a due turni dalla fine, ma persero entrambi gli incontri con i rivali Yankees lasciandosi sfuggire il pennant per l'ennesima volta. Gli anni che seguirono furono nuovamente anni difficili per la squadra, che solo nel 1967 riuscì a riconquistare la vetta dell'American League e la possibilità di partecipare alle World Series dopo una rimonta ai danni dei Minnesota Twins e dei Detroit Tigers. Ancora una volta di fronte ai Red Sox si presentarono i St. Louis Cardinals, e ancora una volta Boston perse la serie in sette partite. Dopo un altro colpo inferto dalla "maledizione del Bambino" nel finale della stagione 1972, quando i Red Sox persero in maniera rocambolesca gli incontri decisivi con i Tigers ritrovandosi con mezza partita di scarto in classifica e vedendo precluso il loro accesso alla post-season, nel 1975 la squadra visse una delle migliori stagioni della propria storia. Durante la regular-season comandarono agevolmente la loro division, nel turno di play-off eliminarono in quattro gare gli Oakland Athletics e si presentano alle World Series contro i Cincinnati Reds ancora una volta con i favori del pronostico; tuttavia dopo una facile vittoria in gara 1 Boston fu costretta più volte ad inseguire, portando la serie a gara 7 dove i Reds conquistarono il secondo titolo della loro storia. I Boston Red Sox venivano ancora una volta sconfitti alle World Series in sette gare.

Nel 1978 ancora una volta la squadra guidava la propria Division con quattro partite di lunghezza sui rivali Yankees, quando, in una serie di quattro gare autunnali al Fenway Park, New York ribaltò la situazione, dominando in tutti e quattro gli incontri con dei punteggi incredibili. Gli Yankees chiusero rispettivamente con 15-3, 13-2, 7-0, 7-4 in quello che gli annali di baseball ricordano come il "Boston Massacre".

Ciò nonostante i Red Sox rimasero appaiati agli Yankees per il prosieguo della stagione e costrinsero la squadra newyorkese ad uno spareggio: New York vinse e ancora una volta Boston vide sfumare le sue possibilità di interrompere la maledizione. Trascorsero ancora anni difficili fino a che nella stagione 1986 i Red Sox, guidati da Roger Clemens, uno dei migliori lanciatori di ogni epoca, raggiunsero per l'ennesima volta le World Series: ad affrontarli c'erano i New York Mets che riuscirono a portare la forte squadra di Boston a gara 6; in quella partita un errore del prima base Bill Buckner consentì ai Mets di ribaltare un risultato che ormai sembrava scritto, costringendo i Red Sox, in vantaggio al decimo inning e ormai ad un passo dalla vittoria, a disputare gara 7 dove New York incredibilmente si impose.

Per la quarta volta i Red Sox perdevano il titolo nell'ultima partita della serie finale.

C’è infine un’ultima vicenda, collegata alla maledizione del Bambino, che occorre narrare e riguarda la stagione 2003. In quell’anno i Red Sox approdano alla finale di lega affrontando i favoritissimi Yankees guidati da Joe Torre. A dispetto delle premesse la serie si rivela molto equilibrata ed alla fine i Red Sox si presentano allo Yankee stadium, il 16 ottobre, per giocare gara 7 con i favori del pronostico, potendo schierare sul monte Pedro Martinez, forse il lanciatore più forte della sua epoca. Anche se la partita sembra mettersi bene per Boston, che arriva a condurre per 4-0 all’inizio della quinta ripresa, l’esito è tipico degli anni della maledizione: gli odiati rivali riescono a rimontare e vincono 6-5 in 11 inning.

"It's over": la stagione 2004[modifica | modifica sorgente]

Nel 2004 i Boston Red Sox iniziarono la stagione suscitando gli apprezzamenti degli addetti ai lavori; nonostante tutto, durante la Stagione regolare la squadra risentì di numerosi alti e bassi ma, anche a seguito di una decisiva vittoria il 24 luglio al Fenway Park contro i soliti New York Yankees, i Red Sox si qualificarono per i play-off grazie alla wild card dell'American League.

Nel primo turno affrontarono i campioni della West Division, gli Anaheim Angels, vinsero per 3-2 una serie molto combattuta e si apprestarono ad incontrare per il pennant gli Yankees, i quali, non avendo molto faticato per imporsi sui Minnesota Twins, sembravano imbattibili.

New York infatti si aggiudicò le prime tre gare, portando la serie sul 3-0, dimostrando sul campo quella che sembrava una superiorità netta; tuttavia, sospinti dal pubblico del Fenway Park che per l'intera durata delle gare espose dei cartelli con la scritta "We Believe", noi ci crediamo, i Red Sox vinsero le gare 4 e 5 in casa, riportando la serie a New York dove impattarono sul 3-3, concludendo in gara 7 una rimonta che li vide vincitori per 4-3 nella serie: non era mai capitato nella storia del baseball professionistico che una squadra sotto 3-0 in una serie di playoff riuscisse a rimontare e a vincere. La "maledizione del Bambino" cominciava a non fare più paura.

Alle World Series i Red Sox incontrarono i St. Louis Cardinals, autori di una stagione molto positiva; la squadra di Boston tuttavia dominò la serie e con un secco 4-0 si aggiudicò dopo 86 anni il titolo della Major League Baseball.

2005-2014, due altre World series[modifica | modifica sorgente]

La difesa del titolo riconquistato dopo 86 anni non riuscì nel 2005, complici anche una lunga serie di infortuni e prestazioni poco convincenti di alcuni degli eroi del titolo 2004, primo Curt Schilling. Dopo un lungo duello con Yankees e Indians, tuttavia, i Red Sox raggiunsero i play-off, solo per essere eliminati in tre partite dai Chicago White Sox, che avrebbero vinto le World Series. Nonostante l'acquisizione di uno dei migliori lanciatori della lega, Josh Beckett, anche il 2006 non fu un anno felice per Boston, con la squadra terza nella division e non qualificata ai play-off. Il nuovo record di franchigia per numero di home run in una singola stagione, stabilito da David Ortiz con 54, e l'ottima annata del closer Jonathan Papelbon furono tra i pochi momenti positivi di una stagione che vide, tra l'altro, la cessione dell'idolo dei tifosi Johnny Damon agli odiati Yankees.

Ma tutti i movimenti di mercato si rivelarono infine decisivi nel 2007: l'acquisto della superstar giapponese Daisuke Matsuzaka e l'arrivo in squadra del seconda base Dustin Pedroia, eletto matricola dell'anno alla fine della stagione, furono gli ultimi decisivi tasselli di quello che sarebbe stato un puzzle vincente.

Anche in questa occasione le emozioni più forti si ebbero per la conquista del titolo dell’American league. Questa volta non c’era da affrontare gli Yankees, in quanto gli odiati rivali erano stati eliminati al primo turno da un sorprendente Cleveland, il quale, per altro, stava per ripetersi in finale di lega, arrivando a vincere tre gare in fila dopo un insuccesso iniziale. Il 18 ottobre, allo Jacobs Field, i Cleveland Indians si giocarono la possibilità di accedere alle World Series, schierando il loro lanciatore più forte: C.C. Sabathia. Tuttavia i Red Sox, grazie anche ad una prova superlativa del loro asso, il lanciatore Josh Beckett, riuscirono a prevalere nel finale, riportare le serie a Boston e ad ottenere in seguito due larghe vittorie, che chiusero il confronto.

Nelle Word Series i finalisti per la National league erano i Colorado Rockies, autori di una spettacolare rimonta, con una serie impressionante di vittorie, nelle ultimissime 15 giornate della stagione regolare, che avevano continuato ad impressionare anche nella post season, accedendo alle World Series con un percorso netto di sette vittorie consecutive. Tanta foga tuttavia non dette frutti sperati nella serie finale ed i più forti Red Sox si aggiudicarono il titolo in sole quattro partite, senza mai dare l’impressione di trovarsi in difficoltà.

Nuovo trionfo dei Red Sox nelle World Series MLB 2013. Con il 6-1 finale sui St. Louis Cardinals i Red Sox hanno chiuso la serie sul 4-2, conquistando il loro ottavo titolo e tornando a trionfare tra le mura amiche del Fenway Park per la prima volta dal 1918 (gli ultimi due titoli erano stati conquistati in trasferta).

Jarrod Saltalamacchia con il Commissioner's Trophy 2013

Senza storia Gara 6, con Boston che allunga in maniera decisa tra il 3° e il 4° inning: prima è Victorino a rompere l’equilibrio con una battuta che vale tre punti, mentre poi ci pensano Drew, Jacoby Ellsbury e David Ortiz a portare a casa base il 6-0. L’1-6 di Descalso nel 7° inning non cambia la sostanza e così Boston vince il suo ottavo titolo

Statistiche e date storiche[modifica | modifica sorgente]

La migliore stagione per la franchigia è stata quella 1912 quando i Red Sox chiusero con un record di 105 vinte e 57 perse; la peggiore fu la 1932 con 43 gare vinte e ben 111 perse.

Le apparizione dei Red Sox alle World Series sono dodici: 1903, 1912, 1915, 1916, 1918, 1946, 1967, 1975, 1986, 2004, 2007, 2013 con otto vittorie, nel 1903, 1912, 1915, 1916, 1918, 2004, 2007, 2013

Sono trentatré i giocatori ammessi nella National Baseball Hall of Fame che hanno militato nei Boston Red Sox:

  • Luis Aparicio SS dal 1971 al 1973
  • Wade Boggs 3B dal 1982 al 1992
  • Lou Boudreau SS dal 1951 al 1952
  • Jesse Burkett OF nel 1905
  • Orlando Cepeda DH nel 1973
  • Jack Chesboro RHP nel 1909
  • Jimmy Collins 3B dal 1901 al 1907
  • Joe Cronin SS dal 1935 al 1945
  • Bobby Doerr 2B dal 1937 al 1944 e dal 1946 al 1951
  • Dennis Eckersley RHP dal 1978 al 1984
  • Rick Ferrell C dal 1934 al 1937
  • Carlton Fisk C nel 1969 e dal 1971 al 1980
  • Jimmie Foxx 1B dal 1936 al 1942
  • Lefty Grove LHP dal 1934 al 1941
  • Bucky Harris MGR nel 1934
  • Harry Hooper OF dal 1909 al 1920
  • Waite Hoyt RHP dal 1919 al 1920
  • Ferguson Jenkins RHP dal 1976 al 1977
  • George Kell 3B dal 1952 al 1954
  • Heinie Manush OF nel 1936
  • Juan Marichal RHP nel 1974
  • Joe McCarthy MGR dal 1948 al 1950
  • Herb Pennock LHP dal 1915 al 1922 e nel 1934
  • Tony Perez 1B dal 1980 al 1982
  • Red Ruffing RHP dal 1925 al 1930
  • Babe Ruth LHP-OF dal 1914 al 1919
  • Tom Seaver RHP nel 1986
  • Al Simmons OF nel 1943
  • Tris Speaker dal 1909 al 1915
  • Ted Williams OF dal 1939 al 1942 e dal 1946 al 60
  • Carl Yastrzemski OF dal 1961 al 1983
  • Tom Yawkey Owner dal 1931 al 1980
  • Cy Young RHP dal 1901 al 1908

I numeri ritirati nel corso degli anni dai Red Sox sono:

I Red Sox considerano necessari due requisiti affinché un numero di un giocatore venga ritirato:

  • 1) che sia stato eletto nella National Baseball Hall of Fame
  • 2) che abbia giocato almeno 10 anni coi Red Sox

Per undici volte un giocatore dei Red Sox ha ricevuto il MLB Most Valuable Player award: nella stagione 1912 Tris Speaker, nel 1938 Jimmie Foxx, nel 1946 e nel 1949 Ted Williams, nel 1958 Jackie Jensen, nel 1967 Carl Yazstrzemski, nel 1975 Fred Lynn, nel 1978 Jim Rice, nel 1986 Roger Clemens, nel 1995 Mo Vaughn e nel 2008 Dustin Pedroia.

Per due volte un manager dei Red Sox ha ricevuto il MLB Manager of the Year award: nel 1986 John MacNamara e nella stagione 1999 Jimy Williams.

Per cinque volte un giocatore al primo anno dei Red Sox ha ricevuto il MLB Rookie of the Year award: è successo nella stagione 1950 a Walt Dropo, nel 1961 a Don Schwall, nel 1972 a Carlton Fisk, nel 1975 a Fred Lynn e infine nel 1997 a Normar Garciapara. Dustin Pedroia lo ha vinto nel 2007, ma aveva iniziato a giocare nei Red Sox già nel 2006. Nella stagione 1975, Fred Lynn diventò il primo giocatore nella storia delle Major Leagues a conquistare nella stessa stagione i premi di MLB Most Valuable Player award e MLB Rookie of the Year award.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La regola che nel corso degli anni i Boston Red Sox hanno seguito nella scelta dei giocatori da ricordare con la cerimonia di ritiro del numero di maglia, prevede due requisiti: il primo è che il giocatore in questione venga ammesso nella National Baseball Hall of Fame, il secondo è che il giocatore abbia giocato almeno 10 anni con i Red Sox. Fino al 2000 era previsto un terzo requisito, che richiedeva che il giocatore in questione avesse chiuso la propria carriera nei Sox; fu proprio per questo motivo che, all'ingresso nella Baseball Hall of Fame di Carlton Fisk, giocatore che aveva giocato la sua ultima stagione nelle file dei Chicago White Sox, i Red Sox dovettero firmare Fisk come assistente general manager con un contratto di un giorno, rendendo la sua carriera ufficialmente chiusa a Boston. Proprio in seguito a questa situazione nacque una discussione nella franchigia che portò alla riconsiderazione della regola, eliminando il terzo dei requisiti e considerando sufficienti solo gli altri due. Con l'eliminazione del terzo dei requisiti della regola attinente ai numeri da ritirare, altri ex-giocatori dei Boston Red Sox ammessi nella Baseball Hall of Fame ma che hanno concluso la carriera in altre squadre sono stati considerati per questo particolare riconoscimento. In particolare il numero 21 di Roger Clemens e il numero 24 di Wade Boggs, pur non essendo stati ufficialmente ritirati dai Sox, non vengono più assegnati a nessun membro della squadra dal loro ingresso nella Baseball Hall of Fame. Fino alla fine degli anni novanta i numeri di maglia ritirati erano esposti al Fenway Park in base all'ordine cronologico in cui il ritiro era avvenuto: 9-4-1-8. In questo particolare ordine i numeri erano leggibili anche come una data, 4 settembre 1918, nella indicazione anglosassone 9/4/'18, data della gara di una delle World Series del 1918, le ultime vinte dai Red Sox prima della "maledizione del Bambino". Con l'inizio del nuovo millennio e con i lavori di restauro dell'impianto i numeri furono ridisposti in ordine crescente.
  • Il Fenway Park, storico stadio dei Boston Red Sox, è famoso per il particolare muro sul settore sinistro del campo, chiamato The Green Monster, il Mostro Verde. Alto più di 11 metri e lungo più di 73 metri, il Mostro Verde fu costruito nel 1934 a sostituzione di un muro protettivo esistente in precedenza. Alla base fu piazzato un tabellone segnapunti manuale che rimase in funzione fino al 1975, anno in cui Fenway Park si dotò di uno più moderno. Nonostante questo il tabellone manuale viene a tutt'oggi usato per l'indicazione dei risultati degli altri campi della MLB. Il 9 giugno del 1948, contro i Detroit Tigers, Ted Williams batté un fuoricampo di 153 metri, il più lungo mai misurato al Fewnay Park, che si spense nel settore di destra dello stadio. Per ricordare quell'evento, oggi al settore 42, fila 37, posto 21 esiste la Ted Williams' Seat, un'unica sedia rossa in mezzo alle altre, tutte di colore nero.
  • Reverse the Curse, inverti la maledizione, è un famoso segnale stradale apparso durante i playoffs del 2004 sul Longfellow Bridge, ponte che scavalca Storrow Drive WB poco prima che questa diventi Embankment Drive. Leggenda vuole che il cartello sia "apparso" durante la serie finale della American League conto i New York Yankees, quando il risultato era sul 3-0 per i new yorkesi e i Sox erano ad un passo dalla eliminazione. Dopo la storica vittoria nelle World Series del 2004 il cartello originale venne rimosso durante un'apposita cerimonia e donato ai Red Sox, sostituito con un altro corretto che in poco tempo fu modificato nuovamente.
  • Da qualche anno è in vigore una particolare tradizione al Fenway Park: durante l'ottavo inning viene suonata la canzone "Sweet Caroline" di Neil Diamond. In realtà la canzone non ha nessun particolare riferimento al baseball, né Neil Diamond ha qualche relazione con la squadra di Boston. Semplicemente la tradizione ha preso piede e si è rafforzata durante la stagione 2004, proprio con la vittoria del titolo. "Se non canti Sweet Caroline è come se non fossi alla partita" è una delle convinzioni più diffuse tra i tifosi dei Sox.
  • Nel 2005 uscì nelle sale cinematografiche il film L'amore in gioco dei fratelli Peter e Bobby Farelly, conosciuto negli Stati Uniti d'America con il titolo Fever Pitch. Il film, interpretato da Drew Barrymore e Jimmy Fallon, narra la storia di Ben, un insegnante di scuola con una sfrenata passione per i Boston Red Sox. Basato sul libro Febbre a 90° (Fever Pitch) di Nick Hornby, di cui era già uscita una versione cinematografica più fedele all'originale, conosciuta in Italia come Febbre a 90°, il film presenta numerosi filmati girati al Fenway Park durante la stagione 2004. Inizialmente la sceneggiatura prevedeva un finale agrodolce con il prevedibile lieto fine della storia d'amore e l'ennesima sconfitta dei Red Sox durante la post-season; tuttavia i sorprendenti playoffs dei Red Sox e la vittoria finale nelle World Series portarono i fratelli Farrelly a riscrivere il finale con l'inclusione di scene girate durante la serie finale e durante i festeggiamenti per le vie di Boston.
  • Numerose sono state negli anni le apparizioni e i riferimenti alla squadra dei Red Sox e al Fenway Park nei film e nelle serie televisive statunitensi. Tra le altre si ricordano il film Will Hunting - Genio ribelle, L'uomo dei sogni, Codice d'onore, Ocean's Twelve, Bastardi senza gloria e le serie Ally McBeal, Cin cin, I Griffin, Futurama, Lost, Boston Legal e Scrubs.

Roster attuale[modifica | modifica sorgente]

Roster Boston Red Sox
Roster attivo Roster inattivo Staff tecnico

Lanciatori

Ricevitori

Interni

Esterni

Battitori designati

Lanciatori

  • Nessuno

Ricevitori

  • Nessuno

Interni

  • Nessuno

Esterni

  • Nessuno


Manager

Coach

Lista infortunati per almeno 60 giorni

  • Nessuno


39 attivi, 0 inattivi, 0 sulla lista infortunati (60 giorni)

Injury icon 2.svg Lista degli infortunati per 7 o 15 giorni
Lista di restrizione
# Congedo personale
A In Arbitration
Roster aggiornato al 11 febbraio 2014
TransazioniGrafico di profondità


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