American Hockey League
| American Hockey League | |
|---|---|
| Sport | |
| Tipo | Franchigie |
| Paese | |
| Titolo | Calder Cup |
| Apertura | Ottobre |
| Partecipanti | 30 squadre |
| Sito Internet | AHL.com |
| Storia | |
| Fondazione | 1936 |
| Numero edizioni | 76 |
| Detentore | (1o Titolo) |
| Maggiori titoli | (11 Calder Cup) |
La American Hockey League, nota anche con l'acronimo AHL, è una lega professionistica di hockey su ghiaccio che opera negli Stati Uniti ed in Canada soprattutto come lega di sviluppo per la National Hockey League (NHL).[1] A partire della stagione 2010-11 ogni formazione della lega ha stipulato un accordo di partnership con una franchigia della NHL. Nel passato non tutte le formazioni della NHL avevano un accordo con una squadra affiliata in AHL, ed erano pertanto costrette a prestare i propri giocatori alle squadre affiliate ad altre franchigie NHL. Ventisei delle trenta squadre della AHL hanno sede negli Stati Uniti, mentre le quattro squadre rimanenti si trovano in Canada. La sede della AHL si trova a Springfield, nel Massachusetts, e il presidente è David Andrews.
Ogni anno alla squadra vincitrice dei playoff viene assegnato il trofeo della Calder Cup, intitolato così in onore di Frank Calder, primo presidente della NHL dal 1917 al 1943. I campioni in carica sono i Norfolk Admirals.[2][3]
Indice |
Storia [modifica]
Leghe precedenti [modifica]
La AHL trae le proprie origini da due leghe professionistiche sorte nel primo Novecento: la Canadian-American Hockey League (nota come "Can-Am" League), fondata nel 1926, e la prima International Hockey League, fondata nel 1929. Sebbene la Can-Am League non avesse mai avuto più di sei squadre, al termine della stagione 1935-36 le partecipanti scesero a sole quattro città: Springfield, Philadelphia, Providence e New Haven. Allo stesso tempo anche l'allora rivale International Hockey League perse metà delle formazioni iscritte dopo il campionato 1935-36, rimanendo con quattro squadre: Buffalo, Syracuse, Pittsburgh e Cleveland.
Periodo 1936-38 [modifica]
Essendo entrambe le leghe in difficoltà nel raccogliere il numero minimo di squadre per poter svolgere i rispettivi tornei, i dirigenti delle due organizzazioni decisero di unire le forze per garantire l'esistenza delle squadre e dei campionati. A questo scopo scelsero di disputare un torneo comune fra le squadre dei due campionati. Unite sotto il nome di International-American Hockey League le otto formazioni sopravvissute iniziarono ad affrontarsi a partire dal novembre 1936; le quattro squadre della Can-Am costituirono la East Division della I-AHL, mentre quelle della IHL ne costituirono la West Division. Dalla vecchia IHL fu ereditata anche la vecchia coppa, il F. G. "Teddy" Oke Trophy, assegnata alla squadra vincitrice al termine della stagione regolare della West Division della I-AHL fino al 1952.
Poco più di un mese dopo l'inizio della stagione inaugurale sorse il primo vero problema per la nuova lega; nella West Division i Buffalo Bisons furono costretti il 6 dicembre 1936 a cessare tutte le attività, dopo aver disputato solo 11 partite, a causa di problemi economici insormontabili e per la mancanza di un palazzetto adeguato. Infatti l'arena dei Bisons, la Peace Bridge Arena, subì un crollo durante la stagione precedente. La nuova I-AHL fu pertanto costretta a continuare la stagione, così come quella successiva, con sole sette squadre partecipanti.[4]
Alla conclusione della stagione regolare del campionato 1936-37 fu adottato un nuovo formato dei playoff con tre round e fu creato un nuovo trofeo per la squadra vincitrice chiamato Calder Cup. I Syracuse Stars sconfissero i Philadelphia Ramblers nella serie conclusiva, vinta per 3-1, aggiudicandosi così la prima edizione della Calder Cup. Da allora la Calder Cup continua ad essere assegnata alla squadra vincitrice dei playoff della AHL.
Consolidamento della I-AHL [modifica]
Dopo due stagioni interlocutorie i commissari di entrambe le leghe si incontrarono a New York il 28 giugno 1938 e si accordarono sull'esigenza di fondere le due leghe sotto un'unica denominazione. Maurice Podoloff, già presidente della Can-Am League, fu eletto primo presidente della I-AHL, mentre l'ex-presidente della IHL John Chick fu scelto come vicepresidente.
La nuova I-AHL riuscì a trovare un'ottava franchigia, assente da due anni dopo il ritiro improvviso dei Buffalo Bisons, iscrivendo i campioni in carica della EAHL degli Hershey Bears.[5] Dopo oltre settanta anni la franchigia di Hershey rimane l'unica delle otto squadre originali della I-AHL/AHL ancora in attività. Con l'inizio della stagione 1938-39, grazie all'iscrizione dell'ottava formazione, il calendario della stagione regolare passò da 48 a 54 partite giocate.
Crisi, rinascita ed espansione [modifica]
Al termine della stagione 1939-40 la I-AHL assunse la nuova denominazione di American Hockey League. Nel corso dei primi tre decenni della propria storia la lega godette di un buon successo a livello sportivo e di una relativa stabilità finanziaria. Tuttavia a cavallo fra gli anni sessanta e l'inizio degli anni '70 i costi nel mondo dell'hockey su ghiaccio professionistico iniziarono ad aumentare sensibilmente, soprattutto dopo l'espansione della National Hockey League da sei a dodici franchigie, processo che portò alla creazione di nuove squadre in città come Pittsburgh, Cleveland e Buffalo, dove la AHL fu costretta a trasferire o a chiudere le proprie formazioni già esistenti. Altra forte minaccia per la stabilità della AHL fu la creazione della World Hockey Association, lega professionistica con dodici franchigie. In soli sette anni il numero delle franchigie professionistiche di hockey su ghiaccio crebbe da sole sei squadre fino a trenta. L'aumento della concorrenza e del livello dei giocatori nelle varie leghe portò anche a un drammatico incremento del monte salari.
Per cercare di contenere le spese molte franchigie della NHL scelsero di ridurre il numero di giocatori sotto contratto nelle leghe di sviluppo affiliate alla prima squadra. Come prima conseguenza, in un periodo di soli tre anni fra il 1974 ed il 1977, il numero delle squadre in AHL precipitò da dodici a sole sei squadre, dimezzando così la lega. A rendere ancor più complicata la situazione della AHL nel corso della stagione 1977-78 giunse la notizia ufficiale che i Providence Reds, ultima squadra ancora in attività ininterrottamente dalla stagione 1936-37, avrebbe cessato le proprie attività sportive.
Qualora non si fosse invertito tale trend entro pochi anni la AHL avrebbe potuto correre il rischio di fallire, tuttavia alcuni eventi nell'autunno del 1977 risollevarono le sorti della lega. Per prima cosa la franchigia NHL dei Philadelphia Flyers decise di riformare una squadra affiliata in AHL, mentre il secondo avvenimento fu il crollo improvviso dellaNorth American Hockey League poche settimane prima dell'avvio della stagione 1977-78.
I Flyers ritornarono in AHL con la nuova franchigia dei Maine Mariners, la quale aprì per la prima volta il mercato della AHL nella città di Portland, nel Maine e che fu ingrado di conquistare per due anni consecutivi il primo posto al termine della stagione regolare ed il titolo della Calder Cup.[4] Dopo lo scioglimento della NAHL due città si dimostrarono interessate a prendere parte alla AHL con una franchigia ciascuna, ovvero Philadelphia e Binghamton. Binghamton ne approfittò per rilevare e trasferire i Providence Reds trasformandoli in Binghamton Dusters, mentre dall'altra parte si unirono alla lega i Philadelphia Firebirds. I Dusters e i Firebirds, insieme agli Hampton Gulls (provenienti dalla Southern Hockey League), riportarono il numero delle squadre iscritte in AHL nella stagione 1977-78 a nove. Dopo la breve esperienza di Hampton, durata meno di un anno, si aggiunsero la stagione successiva i New Brunswick Hawks, riportando la AHL in Canada dopo l'esperienza dei Quebec Aces dal 1959 al 1971.[4] La lega continuò a crescere costantemente fino ad arrivare a quota venti squadre nella stagione 2000-01.
Assorbimento della IHL [modifica]
Nella stagione 2001-02 il numero delle franchigie in AHL raggiunse quota 27, sei delle quali provenienti da città che erano state in passato sede di formazioni della International Hockey League, lega professionistica sciolta per motivi finanziari dopo 56 stagioni ininterrotte di attività. I centri interessati furono Milwaukee, Chicago, Houston, Salt Lake City (con il nome Utah), Winnipeg (con il nome Manitoba) e Grand Rapids. Gli Utah Grizzlies chiusero le attività dopo la stagione 2004-05 (la franchigia fu venduta nel 2006 e si trasferì a Cleveland nel 2007 con il nome di Lake Erie Monsters). Dopo essere passate dalla IHL alla AHL i Chicago Wolves (2002, 2008), gli Houston Aeros (2003) e i Milwaukee Admirals (2004) riuscirono ad imporsi anche nella Calder Cup. I Manitoba Moose si trasferirono a St. John's nel 2011 diventanto St. John's IceCaps, dopo che la squadra della NHL degli Atlanta Thrashers si trasferì a Winnipeg ricreando la franchigia dei Winnipeg Jets. L'aggiunta delle formazioni della IHL portò ad un caso di omonimia fra due diverse formazioni, i Milwaukee Admirals e i Norfolk Admirals.
Squadre [modifica]
Formazioni 2012-2013 [modifica]
Linea temporale [modifica]

Elenco completo delle squadre [modifica]
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AHL Hall of Fame [modifica]
Il 6 gennaio 2006 la AHL annunciò ufficialmente l'istituzione della nuova AHL Hall of Fame:[7]
Premi e trofei [modifica]
Questo è un elenco dei premi di squadra e individuali assegnati dalla American Hockey League, in parentesi è indicato l'anno di istituzione del trofeo:[8][9]
Premi di squadra [modifica]
- Calder Cup - Campioni dei playoff (1936-37)
- Richard F. Canning Trophy - Campioni dei playoff nella Eastern Conference (1989-90)
- Robert W. Clarke Trophy - Campioni dei playoff nella Western Conference (1989-90)
- Macgregor Kilpatrick Trophy - Campioni della stagione regolare (1997-98)
- Frank Mathers Trophy - Campioni della East Division (1995-96)
- Norman R. "Bud" Poile Trophy - Campioni della Midwest Division (2001-02)
- Emile Francis Trophy - Campioni della Atlantic Division (2001-02)
- F. G. "Teddy" Oke Trophy - Campioni della Northeast Division (1936-37)
- Sam Pollock Trophy - Campioni della North Division (1995-96)
- John D. Chick Trophy - Campioni della South Division (1961-62)
Premi individuali [modifica]
- Les Cunningham Award - MVP della lega (1947-48)
- John B. Sollenberger Trophy - Miglior marcatore (1947-48)
- Willie Marshall Award - Maggior numero di reti (2003-04)
- Dudley "Red" Garrett Memorial Award - Rookie dell'anno (1947-48)
- Eddie Shore Award - Difensore dell'anno (1958-59)
- Aldege "Baz" Bastien Memorial Award - Miglior portiere (1983-84)
- Harry "Hap" Holmes Memorial Award - Media gol subiti minore (1947-48)
- Louis A. R. Pieri Memorial Award - Allenatore dell'anno (1967-68)
- Fred T. Hunt Memorial Award - Premio per la sportività (1977-78)
- Yanick Dupré Memorial Award - Servizi per la comunità (1997-98)
- Jack A. Butterfield Trophy - MVP dei playoff (1983-84)
Note [modifica]
- ^ Jon C. Scott, Hockey Night in Dixie: Minor Pro Hockey in the American South (in inglese), Heritage House Publishing Company Ltd., 2006. ISBN 1-894974-21-2
- ^ (EN) Norfolk Admirals win Calder Cup. ESPN, 09-06-2012. URL consultato in data 02-09-2012.
- ^ (EN) Admirals sweep Toronto, win AHL's Calder Cup. hamptonroads.com, 09-06-2012. URL consultato in data 02-09-2012.
- ^ a b c (EN) History of the American Hockey League. AHL.com. URL consultato in data 02-09-2012.
- ^ (EN) Hershey Sports Arena: 1936-2002. hockeyscoop.net. URL consultato in data 02-09-2012.
- ^ (EN) Board of Governors meeting concludes. AHL.com, 28-06-2012. URL consultato in data 01-09-2012.
- ^ (EN) AHL's new Hall of Fame. AHL.com. URL consultato in data 20-04-2013.
- ^ (EN) AHL Hall of Fame. AHL Hall of Fame. URL consultato in data 02-09-2012.
- ^ (EN) American Hockey League Awards and Trophies. HockeyDB.com. URL consultato in data 02-09-2012.
Altri progetti [modifica]
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Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Sito ufficiale
- (EN) Classifiche e statistiche
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