San Diego Padres

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San Diego Padres
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San Diego Padres logo.svg
Segni distintivi
Uniformi di gara
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Casa

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Trasferta

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Terza

Colori sociali Blu marino, Bianco, Sabbia
Dati societari
Città San Diego
Nazione Stati Uniti Stati Uniti
Lega National League
Division Western
Fondazione 1969
Denominazione San Diego Padres (1969–presente)
Presidente Mike Dee
Proprietario Ron Fowler
General manager Josh Byrnes
Allenatore Bud Black (2007-presente)
Sito web sandiego.padres.mlb.com
Palmarès
World Series Nessuna
Titoli di League 2
Titoli di Division 5
Wild card Nessuna
Impianto di gioco
[[File:Petco Park|270px]]
PETCO Park (2004-presente)
42.524 posti

I San Diego Padres sono una delle franchigie professionistiche della Major League Baseball (MLB), con sede a San Diego, in California. Militano nella West Division della National League. Dal 1969, i Padres hanno conquistato due titoli della National League, rispettivamente nel 1984 e nel 1998.

Storia[modifica | modifica sorgente]

1969: gli inizi[modifica | modifica sorgente]

I Padres scelsero il loro nome prendendolo dalla squadra della Pacific Coast League, fondata a San Diego nel lontano 1936. Questa squadra aveva vinto nel 1937 il campionato guidata dal diciottenne Ted Williams.

Nel 1969, i San Diego Padres sono stati aggregati alla Major League Baseball insieme ai Montreal Expos (ora chiamati Washington Nationals), ai Kansas City Royals ed ai Seattle Pilots (ora Milwaukee Brewers). Il primo proprietario dei Padres è stato C. Arnholt Smith, un grande uomo d'affari di San Diego ed ex proprietario dei precedenti Padres. Nonostante l'entusiasmo iniziale della città, la guida di un esperto dirigente da tanti anni nel baseball (Bill Bavasi) ed uno stadio nuovo (Qualcomm Stadium) le cose non andarono per il verso giusto. Nelle prime 6 stagioni terminarono costantemente ultimi nella National League West Division perdendo più di 100 partite stagionali ben 4 volte. Una delle poche stelle di quegli anni bui fu il prima base Nate Colbert, scelto nella minor league degli Houston Astros ed ancora oggi il giocatore che ha battuto più fuoricampo per i Padres: (163).

Washington Padres?[modifica | modifica sorgente]

Prima che la stagione 1974 iniziasse, i Padres furono sull'orlo di essere venduti a Joseph Danzansky, il quale aveva in mente di trasferire la squadra a Washington, D.C. a partire dal 1974. L'affare sembrava fatto al punto che la preparazione delle nuove maglie era iniziata ed erano già state stampate le figurine da collezione della Topps con la scritta "Washington National League" (il futuro nome della squadra), ma C. Arnholt Smith cambiò idea e decise di vendere la franchigia al co-fondatore di McDonald's Ray Kroc, che non aveva nessuna intenzione di spostare la squadra. Così i Padres rimasero a San Diego e Washington dovette aspettare fino al 2004, quando i Montreal Expos, si trasferirono nel District of Columbia diventando gli attuali Washington Nationals.

Gli anni settanta: Winfield, Jones, Fingers e Ozzie[modifica | modifica sorgente]

PETCO Park a San Diego

Nel 1973 arrivò in squadra l'outfielder Dave Winfield, proveniente dalla University of Minnesota nonostante non avesse mai giocato nessuna partita nelle minor, prese il posto di Colbert, che era stato ceduto ai Detroit Tigers nel 1974, giocando con i Padres fino al 1980, quando si trasferì ai New York Yankees. In sette stagioni, Winfield giocò 1.117 partite con 1.134 valide, 154 fuoricampo e 626 punti. Soprattutto aiutò i Padres a non arrivare ultimi nella National League West per la prima volta dal 1975, sotto il comando del manager John McNamara, alla guida della squadra dal 1974.

L'ascesa di una futura stella del calibro di Winfield avvenne negli stessi anni della rinascita di un giovane lanciatore mancino chiamato Randy Jones, che veniva da una pessima stagione (1974). Jones divenne il primo lanciatore dei Padres a vincere 20 partite nel 1975 (20 vittorie contro 12 sconfitte in 37 partenze stagionali); in quell'anno i Padres arrivarono quarti nella division con un record di 71-91, 37 partite dietro i Cincinnati Reds.

Nel 1976 Jones vinse 22 partite, vincendo il Cy Young Award di quell'anno (il premio al miglior lanciatore della lega), diventando il primo Padres a vincere il premio. La squadra quell'anno vinse 73 partite in stagione stabilendo un nuovo record, ma questo non gli bastò comunque ad arrivare nuovamente ultima nella division.

Nella stagione 1977 Jones peggiorò le sue prestazioni finendo l'annata con 6 vittorie e 12 sconfitte e nemmeno l'acquisto di Rollie Fingers riuscì ad aiutare i Padres a dimenticare i risultati deludenti degli anni passati. Solo Winfield ed il suo compagno esterno George Hendrick superarono la barriera dei 20 fuoricampo stagionali, ma il parco lanciatori della squadra, formato da un gruppo di giocatori sconosciuti ed inesperti, ma desiderosi di avere successo nelle MLB, non ottennero i risultati sperati.

Nel 1978 arrivò a San Diego il giovane interbase Ozzie Smith, che con il suo stile acrobatico, creò un nuovo modo di interpretare il suo ruolo. A metà stagione i Padres ospitarono l'All Star Game dove la squadra della National League vinse la partita contro l'American League 7-3 grazie ad una grande prestazione del prima base dei Los Angeles Dodgers Steve Garvey (vinse il premio di MVP in quella partita), il quale dopo pochi anni giocherà un ruolo importante per i Padres.

Quell'anno Dave Winfield e Rollie Fingers erano i soli barometri della squadra, ma la sorpresa fu il neo acquisto Gaylord Perry, arrivato dai Texas Rangers. A 39 anni e dopo una stagione non strabiliante (un record di 15-14) con i Rangers, Perry fu autore di una stagione incredibile: 21 vittorie e sei sconfitte ed una ERA (Earned Run Average, media punti concessi) di 2.73 che gli permise di vincere il Cy Young Award davanti a Ross Grimsley dei Montreal Expos (fu il secondo Cy Young in tre stagioni consecutive per i Padres). La stagione portò il primo record positivo stagionale in 10 anni di vita della franchigia con 84 vittorie e 78 sconfitte sotto gli ordini del manager Roger Craig.

La stagione 1979 si concluse con un record nettamente negativo di 68-93 che costò il posto a Craig. Solo Winfield brillò quell'anno mettendo a segno 118 RBI (primo nella National League). Gli anni bui continuarono quando lo stesso Winfield lasciò San Diego nel 1980.

1984: la prima National League[modifica | modifica sorgente]

La mascotte dei Padres.

Il 1984 iniziò nel peggiore dei modi con la morte improvvisa di Ray Kroc per infarto il 14 gennaio. La proprietà della franchigia passò alla terza moglie Joan B. Kroc e la squadra quell'anno, in suo onore, giocò l'intera stagione con le iniziali del proprietario deceduto ("RAK") nella manica sinistra della propria divisa.

I Padres nella stagione 1984 ottennero un record di 92-70 e vinsero la National League West nonostante a soli due battitori con più di 20 fuoricampo stagionali e nessuno con almeno 100 RBI. Il manager era Dick Williams, con un attacco formato da veterani come Steve Garvey, Garry Templeton, Graig Nettles e Alan Wiggins e da giovani promesse come il futuro Hall Of Famer Tony Gwynn, che raggiunse il suo primo di otto premi come miglior battitore della National League (vinse anche dal 1987 al 1989 e dal 1993 al 1997, uguagliato solo da Honus Wagner). Gwynn, che vinse anche 5 National League Golden Gloves Award durante la sua gloriosa carriera, arrivò ai Padres nel 1982 dopo ottimi risultati sia nel baseball che nel basket alla San Diego State University (detiene ancora il record universitario nel basket per assist compiuti in carriera) e dopo essere stato scelto al draft nel 1981 sia dai San Diego Padres che dai San Diego Clippers nella NBA. Il pitching staff dei Padres era composto da Eric Show (15-9), Ed Whitson (14-8), Mark Thurmond (14-8), Tim Lollar (11-13) e da Rich "Goose" Gossage nel ruolo di closer (10-6, 2.90 ERA e 25 salvezze in quella stagione)

Nelle National League Championship Series (NLCS) i Padres incontrarono i campioni della National League East Division, i Chicago Cubs, che erano alla loro prima apparizione nella post-season dal 1945 grazie al miglior giocatore della MLB di quella stagione, Ryne Sandberg ed al vincitore del Cy Young Award Rick Sutcliffe. I Cubs, dopo aver dominato le prime tre partite, a 2 inning dallo sweep che poteva chiudere la serie, subirono una clamorosa rimonta. I Padres vinsero i tre incontri successivi pareggiando la serie e, grazie ad un fuoricampo di Steve Garvey su Lee Smith, i Padres vinserò la loro prima National League della loro storia.

Alle World Series del 1984, i Padres incontrarono i fortissimi Detroit Tigers, dominatori nella stagione regolare con 104 vittorie (nelle prime 40 partite un record di 35-5, mai nessuna altra squadra come loro). I Tigers avevano come manager Sparky Anderson e giocatori come l'interbase Alan Trammell (originario di San Diego) e l'esterno Kirk Gibson assieme a Lance Parrish ed il battitore designato Darrell Evans. Il parco lanciatori dei Tigers era capitanato da Jack Morris (19-11, 3.60 ERA), Dan Petry (18-8), Milt Wilcox (17-8), ed il closer Willie Hernandez (9-3, 1.92 ERA con 32 salvezze). Grazie ad un impeccabile Jack Morris i Tigers si aggiudicarono le World Series per 4 a 1.

1985-1995: gli anni difficili[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver vinto il titolo della National League nel 1984, i Padres arrivarono vicini a ripetersi nel 1985. Tony Gwynn continuò a primeggiare al piatto (arrivando nel 1994 a totalizzare una media battuta di.394), e i Padres riuscirono a schierare sette giocatori nell'All Star Game di quell'anno, ma crollarono alla fine della stagione, arrivando terzi.

Nel 1987, il rookie ricevitore Benito Santiago riuscì a battere delle valide in 34 partite consecutive e ad ottenere il NL Rookie of the Year Award, ma nonostante i Padres terminarono ultimi. La stagione successiva, il rookie seconda base Roberto Alomar raggiunse i Padres formando una coppia di interni esplosiva e molto propensa ai doppi giochi con il veterano interbase Garry Templeton. Nel 1989, i Padres finirono la stagione con un record di 89-73 grazie al lanciatore Mark Davis, che in quell'anno vinse il Cy Young Award. Il 1989 e il 1990 furono caratterizzati da frequenti litigi nello spogliatoi dei Padres come quelli fra Tony Gwynn e Jack Clark. Clark fu costretto in seguito ad andare ai Boston Red Sox per rispettare il volere di Tony Gwynn.

A metà della stagione 1990, Joan Kroc annunciò di voler vendere la squadra e si assicurò di trovare un compratore che si impegnasse anche a migliorare la squadra. Così vendette i San Diego Padres al produttore televisivo Tom Werner. Dopo il cambio della guardia alla presidenza, il vecchio marrone delle divise che aveva caratterizzato i Padres dall'inizio della loro storia fu sostituito dal blu navy, un modo per ricordare i colori dei vecchi Padres degli anni quaranta che militavano nella Pacific Coast League. Nel 1992, la formazione dei Padres era caratterizzata dai cosiddetti "Four Tops": Gary Sheffield, Fred McGriff, Tony Fernández, e Tony Gwynn. Rimasero insieme per una sola stagione: Fernandez volle andare ai New York Mets, McGriff si accasò agli Atlanta Braves mentre Sheffield fu acquistato dai Florida Marlins. Quest'ultima cessione fu molto contestata dai tifosi e dai giornali, ma permise a portare a San Diego il lanciatore Trevor Hoffman, in quegli anni sconosciuto a tutti. Sheffield porto i Marlins a vincere il campionato nel 1997, ma i Padres trovarono in Hoffman il loro nuovo "uomo franchigia" dopo Dave Winfield e Tony Gwynn. Anche se in quell'anno i Padres finirono ancora ultimi nella loro division nella breve stagione, Gwynn riuscì nell'impresa di battere con .394 di media. Dopo quella stagione i Padres misero a segno una grande scambio con Houston che coinvolse Ken Caminiti, Steve Finley ed altri ancora. Nel novembre del 1995, dopo essere stato per anni capo degli scout dei Padres, Kevin Towers diventò General Manager.

1996-1997: costruire una squadra vincente[modifica | modifica sorgente]

Nel 1996, sotto il controllo del nuovo proprietario John Moores (proprietario di una grande industria di software, che acquistò i Padres nel 1994 da Tom Werner, il quale successivamente costituì il gruppo che acquistò i Boston Red Sox), e del presidente Larry Lucchino, con la squadra al comando del nuovo manager Bruce Bochy (ex giocatore dei Padres vincitori del NL Pennant del 1984), i Padres vinsero la NL West Division in un finale entusiasmante, battendo i Los Angeles Dodgers al Dodger Stadium nelle ultime tre partite decisive della stagione regolare. Nella squadra di quell'anno, oltre a Gwynn (quell'anno per la settima volta il miglior battitore della National League), si distinsero Ken Caminiti (vincitore del National League MVP), il corridore Rickey Henderson, il lanciatore Fernando Valenzuela, il prima base Wally Joyner e l'esterno Steve Finley. Dopo aver vinto la propria division i Padres furono però sconfitti nelle finali di National League dai St. Louis Cardinals di Tony La Russa.

Il 1997 fu una pessima annata, anche a causa di pessime prestazioni dei lanciatori. L'unico a reggere le sorti della squadra fu l'inaffondabile Tony Gwynn, che conquistò per l'ottava (ed ultima volta della sua fantastica carriera) il titolo di miglior battitore della National League strappandolo nelle ultime giornate del campionato a Larry Walker dei Colorado Rockies.

1998: il secondo titolo della National League[modifica | modifica sorgente]

La statua di Tony Gwynn PETCO Park a San Diego come nuovo simbolo dei Padres

Nel 1998 Henderson e Valenzuela lasciarono i Padres, che a loro volta acquistatono Kevin Brown (lanciatore dai Marlins vincitori delle World Series dell'anno precedente) e l'esterno Greg Vaughn. Tutti e due saranno i trascinatori dei Padres nella stagione; in particolare Vaughn dimostrò una straordinaria potenza al piatto (per lui in quella stagione 50 fuoricampo). Grazie anche ai vari Gwynn, Caminiti, Joyner, Finley, al lanciatore Ashby ed al closer Trevor Hoffman (4-2, 1.48 ERA e 53 saves quell'anno), i Padres chiusero con il miglior record della loro storia (98 vittorie contro 64 sconfitte), che gli permise di vincere la NL West.

Nelle National League Division Series i Padres affrontarono gli Houston Astros, sconfiggendoli per 3-1 grazie alle straordinarie prestazioni dei lanciatori Brown e Hoffman ed ai fuoricampo di Greg Vaughn, Wally Joyner e di Jim Leyritz (quest'ultimo riuscì a battere tre fuoricampo in quattro partite). Grazie a questa vittoria, i Padres raggiunsero le finali di Conference contro gli Atlanta Braves, che venivano da una stagione dominante (106-56) che gli aveva portati a vincere la NL East Division. Il loro attacco era sulle spalle di talenti come Andrés Galarraga, Chipper Jones, Andruw Jones e Javy López mentre il parco lanciatori era formato dal trio Greg Maddux (18-9, 2.22 ERA), Tom Glavine (20-6, 2.47 ERA), e John Smoltz (17-3, 2.90 ERA), supportati da Kevin Millwood (17-8, 4.08 ERA) e da Denny Neagle (16-11, 3.55 ERA). I Padres, da sfavoriti, vinsero per 4 a 2, con Kevin Brown sugli scudi.

Le World Series del 1998 videro i Padres contro i New York Yankees, che avevano dominato la stagione regolare con un record impressionante di 114-48, grazie a un roster giudicato dagli esperti come uno dei più forti della storia del baseball. La loro forza stava nei lanciatori: David Cone (20-7, 3.55), Andy Pettitte (16-11, 4.24), David Wells (18-4, 3.49), Hideki Irabu (13-9, 4.06) e Orlando Hernández (12-4, 3.13) che formavano una rotazione che non aveva eguali in tutta la lega rafforzata dal closer Mariano Rivera (3-0, 1.91 ERA con 36 saves).

I Padres non poterono nulla subendo un pesante 4-0. Uno dei pochi bei momenti per i Padres in quelle serie fu il fuoricampo di Gwynn in gara 1 che portò i Padres avanti sugli Yankees per 5 a 2 allo Yankee Stadium, risultato ribaltato dai padroni di casa, che vinsero 9-6.

1999-2003: altri anni difficili[modifica | modifica sorgente]

La stagione 1999 iniziò per i Padres con la prima partita a Monterrey, in Messico contro i rivali Colorado Rockies. In quella stagione Tony Gwynn colpì la sua battuta valida numero 3000 a Montreal. Si ritirò nel 2001, ricordato da tutti come uno dei più grandi battitori di tutti i tempi. Ci furono 5 stagioni deludenti, le ultime al Qualcomm Stadium (1999-2003), prima del passaggio al nuovo stadio: il PETCO Park dal 2004.

2004-presente: il PETCO Park e l'inizio di una nuova era[modifica | modifica sorgente]

Nel 2004 i Padres si trasferirono nel nuovissimo PETCO Park. Lo stadio venne situato nel centro di San Diego (vicinissimo al Gaslamp District) e la sua costruzione permise di riammodernare gran parte del centro della città. Lo stadio fu costruito ispirandosi all'AT&T Park di San Francisco, conservando la facciata della storica fabbrica della Western Metals Company, visibile all'esterno dell'angolo sinistro del campo. Il PETCO Park è completamente diverso dal vecchio Qualcomm (o Jack Murphy) Stadium, che era costruito anche per il football in una zona prettamente commerciale e periferica. Il PETCO Park si guadagnò subito la fama di essere un campo favorevole ai lanciatori, con grande dispiacere anche degli stessi battitori dei Padres grazie ad una parte esterna del campo molto distante dal box di battuta ed una nebbiolina proveniente dal mare, che notoriamente favorisce i lanciatori.

Con il nuovo stadio, i Padres ricominciarono a vincere e finirono il 2004 con un record di 87-75 che portò al 3º posto nella National League West Division.

Il 2004 portò anche una novità novità nella divisa ufficiale, che cambiò i colori negli attuali blu navy e marrone sabbia, e venne creato un nuovo slogan per i match interni, "Play Downtown", riferendosi alla posizione central dello stadio.

2005: Uno strano "record"[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005 i Padres vinsero il titolo della National League West Division con la più bassa percentuale di vittoria di una squadra qualificata ai playoff, con un record di 82 vittorie ed 80 sconfitte. Tre squadre della più competitiva NL East Division finirono la regular season con un record migliore dei Padres, senza qualificarsi alla postseason, tra cui i Philadelphia Phillies, che quell'anno batterono i Padres per sei volte su sei. A poche partite dalla fine si pensava che i Padres sarebbero stati la prima squadra a qualificarsi ai playoff con una percentuale di vittoria sotto la soglia .500, ma la vittoria contro i Los Angeles Dodgers il 30 settembre permise alla squadra di San Diego di superare il 50% di vittorie. Nel primo turno dei playoff gli St. Louis Cardinals (campioni in carica della National League), che avevano avuto il miglior record della regular season, superarono i Padres per 3-0. Con questo risultato i Padres finirono la loro stagione con un record complessivo di 82-83 e furono la prima squadra nella storia della MLB a qualificarsi ai playoff con un record complessivo negativo.

La stagione 2005 comunque portò alla ribalta assi come Jake Peavy (che quell'anno fu il leader tra i lanciatori della National League per strikeout) ed il closer Trevor Hoffman che portò a casa il suo salvataggio numero 400 in carriera.

2006: Un altro titolo di Division[modifica | modifica sorgente]

I Padres iniziarono male la stagione 2006 con un record di 9-15 ad aprile, restando nei bassifondi della NL West. Dopo questa brutta partenza, la squadra riuscì a raggiungere il primo posto nella division grazie a un record di 19-15 in maggio. Il closer Trevor Hoffman venne selezionato per l'All-Star Game a Pittsburgh, Pennsylvania.

Il 24 settembre (nell'ultima partita in casa della regular season), Hoffman portò a casa la save n. 479 della sua carriera, battendo il record di 478 salvezze di Lee Smith, e diventando il giocatore con più saves in carriera (alla fine della stagione arriverà a 482). Il 2006 fu per Hoffman l'anno migliore della carriera (2.14 ERA, 46 saves in 51 opportunità in 65 presenze totali). I successi di quella stagione furono attribuibili ai lanciatori, che chiusero con un'ERA totale di 3.87, la migliore fra le squadre della National League e la seconda in tutta la MLB (dietro solo ai Detroit Tigers).

Il 30 settembre 2006, i Padres ottennero la qualificazione matematica ai playoff con una vittoria per 3-1 sugli Arizona Diamondbacks. Nell'ultima partita della stagione, i Padres superarono di nuovo i D'Backs per 7-6, aggiudicandosi così il titolo divisionale per il secondo anno di fila (per la prima volta nella loro storia). I Padres avevano terminato la stagione regolare con lo stesso record dei Los Angeles Dodgers, vincendo la division per gli scontri diretti.

L'ultimo out dell'ultima partita della stagione regolare 2006, che doveva solo confermare il titolo divisionale dei Padres, fu una giocata molto inusuale. Con Trevor Hoffman sul monte nel 9º inning, 2 out e Chris Young in prima, Callaspo riuscì a battere una valida oltre la prima base. Il seconda base dei Padres Josh Barfield raccolse la palla e la lanciò malamente in prima base, costringendo il prima base Gonzalez a staccarsi dal cuscino. Gonzalez riuscì a prendere la palla e a lanciarla a Khalil Greene, appostato sul cuscino di seconda base, ma senza eliminare al tocco Young che stava arrivando in seconda. L'arbitro Larry Poncino inizialmente decise di dichiarare salvo il corridore dei D'Backs, ma il manager dei Padres Bruce Bochy protestò e riuscì convincere l'arbitro che l'eliminazione di Young era regolare. La partita (e la stagione) finirono con una revisione arbitrale e i vari replay televisivi, che evidenziarono che Khalil Greene non era a contatto con il cuscino di seconda base, quindi la prima chiamata dell'arbitro era corretta.

Solo 53 squadre (nel baseball moderno) riuscirono a qualificarsi ai playoff, pur avendo un record inferiore a.500 ad aprile. I San Diego Padres ci riuscirono ben 2 volte, nel 2005 e nel 2006.

I Padres aprirono le National League Division Series in casa contro i St. Louis Cardinals il 3 ottobre 2006. Dopo aver perso le prime 2 partite in casa (5-1 e 2-0 rispettivamente), vinsero gara 3 al Busch Stadium per 3-1, ma furono eliminati in gara 4 grazie alla sconfitta rimediata per 6-2, dopo che i Cardinals erano stati sotto 2-0.

Durante il 2006 i Padres organizzarono uno scambio con i Texas Rangers, cedendo il lanciatore partente Adam Eaton, il lanciatore di rilievo Akinori Otsuka, ed il ricevitorer delle minor Billy Killian in cambio di Chris Young (star della Princeton University), l'esterno sinistro Termel Sledge ed il prima base Adrian Gonzalez. Gonzalez riuscì a guadagnare il posto da titolare in prima base, con una percentuale di battuta di .304, 24 fuoricampo (migliore nella squadra) ed 82 RBI al suo primo anno da titolare. Sledge batté .229 in poche partite nella MLB. Chris Young postò un record di 11-5 ed una ERA di 3.46 (6º miglior lanciatore nella National League).

Il 2006 fu l'ultimo anno della gestione di Bruce Bochy come manager dei Padres, che si accasò ai rivali San Francisco Giants e fu rimpiazzato da Bud Black, cresciuto nella San Diego University ed ex lanciatore coach dei Los Angeles Angels of Anaheim.

2007: caduti sul più bello[modifica | modifica sorgente]

La stagione 2007 dei Padres iniziò il 3 aprile all'AT&T Park contro i San Francisco Giants, riuscendo a vincere 7-0 di fronte a 42.773 spettatori, sconfiggendo l'asso dei Giants Barry Zito, al suo debutto con la nuova maglia. Come negli anni passati, il punto di forza dei Padres si rivelò di nuovo il gruppo dei lanciatori, iniziando la stagione con 28.1 IP senza subire punti, record nella storia della MLB. All'inizio della stagione la rotazione dei Padres comprendeva Jake Peavy, Chris Young, Clay Hensley (che a metà stagione si infortunò e fu sostituito da Justin Germano), Greg Maddux e David Wells.

Il 4 giugno 2007, Jake Peavy ottenne il premio di miglior lanciatore del mese di maggio, dopo aver postato un record di 4-0 con 0.79 ERA. Il giorno dopo Trevor Hoffman ottenne il "Delivery Man of the Month Award" per il mese di maggio (il premio valuta la miglior prestazione di un lanciatore di rilievo). Il 6 giugno 2007, Trevor Hoffman fu il primo lanciatore della MLB a raggiungere il record di 500 salvezze, 498 delle quali in maglia Padres (le prime 2 con i Florida Marlins).

I Padres finirono la stagione regolare con un record di 89 vittorie e 73 sconfitte, a pari merito con i Colorado Rockies per la wild card della National League. Il 29 settembre 2007, quando i Padres erano ad appena 1 out ed 1 strike di distanza dal raggiungere i playoff, per uno scherzo del destino Tony Gwynn, Jr., figlio della leggenda dei Padres, riuscì a battere un triplo contro Hoffman pareggiando la partita. I Padres poi persero quella partita e la successiva contro i Milwaukee Brewers, che non avevano più nulla da chiedere al campionato. I Padres dunque giocarono contro i Rockies il 1º ottobre 2007 a Denver in una partita secca, che avrebbe deciso chi avesse diritto alla wild card della National League. Nonostante una gran partita di Jake Peavy, la partita si trascinò fino al 13º inning, quando i Rockies riuscirono a vincere per 9-8, escludendo i Padres dai playoff, con una polemica per l'ultima chiamata arbitrale della partita.

Il 15 novembre, Jake Peavy si aggiudicò il CY Young Award della National League, il massimo riconoscimento per un pitcher delle majors. È stato il 4º lanciatore dei Padres a raggiungere questo risultato.

Nella offseason 2007-2008, piena di dubbi ed incertezze, i Padres ingaggiarono 2 lanciatori chiamati a sostituire Maddux e Wells, Randy Wolf, ex Dodgers e Mark Prior, mentre la partenza di Cameron fu coperta con l'acquisto dell'esterno Jim Edmonds. Infine Milton Bradley fu ceduto ai Texas Rangers.

Mark Prior, ex studente della University of San Diego, firmò un accordo di un anno e raggiunse una squadra piena di giocatori usciti dalle High Schools della zona come Brian Giles (Granite Hills HS), Adrian Gonzalez (Eastlake HS) e Oscar Robles (Montgomery HS) oltre agli ex Padres Dave Roberts (Rancho Buena Vista HS), David Wells (Point Loma HS) ed al nuovo arrivato Marcus Giles (Granite Hills HS e fratello di Brian).

Stagione 2008[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista del mercato, ha fine stagione 2007 fu ceduto David Freese ai St. Louis Cardinals puntando su una formazione principalmente composta da Adrian Gonzalez, Kevin Kouzmanoff e la nuova promessa Chase Headley mentre nel reparto dei lanciatori Jake Peavy e Randy Wolf.

La stagione dei Padres si concluse con un bilancio di 63 vittorie e 99 sconfitte che fece terminare la stagione alla squadra californiana in ultima posizione nella NL West Division con un gap di ritardo dai Los Angeles Dodgers che si classificarono primi di 21 vittorie.

Fra i singoli giocatori, ancora una volta il leader in fuoricampo (36) ed RBI (119) fu Adrian Gonzalez che precedette Kevin Kouzmanoff e Scott Harriston nel reparto offensivo della squadra.

Nei lanciatori il migliore fu Jake Peavy che chiuse con un bilancio di 10-11 e 166 strikeout precedendo Randy Wolf che ne mise 105 totali.

Stagione 2009[modifica | modifica sorgente]

Fra le partenze più illustri ci fu la cessione del lanciatore Wolf con l'entrata di Kevin Correia al suo posto.

Heath Bell realizzò la migliore stagione vincendo il premio NL Rolaids Relief Man Award e raggiungendo la prima posizione nelle salvezze.

I Padres oltre ai soliti Gonzalez e Peavy ebbero in Heath Bell uno dei migliori Closer Pitcher della lega, Chase Headley stava aumentando il proprio ritmo offensivo chiudendo la stagione regolare con 12 fuoricampo totali e Will Venable fu una delle maggiori sorprese riuscendo a realizzare 12 fuoricampo in 95 partite.

Il migliore nel reparto offensivo si confermò nuovamente Adrian Gonzalez che fece segnare il proprio record in carriera con 40 fuoricampo.

Fra i lanciatori Peavy mise a referto 92 strikeout con un infortunio che lo limitò a giocare 14 partite totali, Kevin Correia fu il migliore dei lanciatori con 142 strikeout e un bilancio positivo di 12-11.

La stagione si chiuse con un bilancio di 75-87 con la quarta posizione finale nella propria divisione con un distacco di 20 vittorie dai Dodgers che vinsero la divisione.

Stagione 2010[modifica | modifica sorgente]

Nel 2010 nonostante la partenza di Peavy per l'acquisizione di Mat Latos, i Padres si classificarono secondi assoluti con un distacco di 6.5 vittorie dai San Francisco Giants con ancora una volta leader nel reparto offensivo Gonzalez che mise a referto 31 fuoricampo e 101 RBI.

Mat Latos con 189 strikeout fu il miglior lanciatore della squadra, mentre Heath Bell con 47 salvataggi vinse per la seconda volta consecutiva il premio NL Rolaids Relief Man Award.

La partenza di Adrian Gonzalez[modifica | modifica sorgente]

Al termine della stagione 2010 il giocatore simbolo Adrian Gonzalez al suo ultimo anno di contratto con i Padres, venne scambiato ai Boston Red Sox per Casey Kelly, Anthony Rizzo e l'outfielder Reymond Fuentes.

Alla sua partenza, Adrian lasciò i Padres con all'attivo 3 convocazioni al Major League Baseball All-Star Game (2008, 2009 e 2010) e due Gold Glove Award.

La perdita di Gonzalez portò i Padres dalla seconda posizione di divisione alla ultima posizione.

Stagione 2011[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 2011, i Padres orfani di Gonzalez conclusero la stagione all'ultimo posto della propria divisione con un distacco di 23 vittorie dagli Arizona Diamondbacks.

Ryan Ludwick fu l'unico giocatore dei Padres in doppia cifra nei fuoricampo (11) mentre il miglior lanciatore della squadra risultò essere nuovamente Mat Latos con 185 stikeout.

2012 l'esplosione di Chase Headley[modifica | modifica sorgente]

Edinson Volquez con i Padres nel 2012

Il 31 dicembre 2011 dai Chicago White Sox arrivò il Major League Baseball All-Star Game 2011 Carlos Quentin in cambio di Simón Castro e Pedro Hernandez, andando così ha rafforzare il reparto offensivo della squadra.

Nel reparto lanciatori il più grande cambiamento fu la cessione di Mat Latos ai Cincinnati Reds per Edinson Volquez, Yonder Alonso, Yasmani Grandal e Brad Boxberger, mentre a metà stagione fu ceduto ai Los Angeles Angels of Anaheim il lanciatore Ernesto Frieri sostituito in precedenza dal closer Houston Street.

I Padres oltre a Quentin trovarono in Chase Headley l'arma perfetta alla battutta. Infatti in quella stagione Chase mise a segno 31 fuoricampo e 115 RBI (1° nella NL) che gli permise di partecipare al Major League Baseball All-Star Game. Carlos Quentin mise a segno 16 fuoricampo in 86 partite. Nei lanciatori il migliore fu Edinson Volquez con 174 strikeout.

La stagione terminò con un bilancio di 76-86 che classificò i Padres al 4º posto della propria divisione distaccati di 18 lunghezze dai Giants che successivamente vinsero le Wold Series.

Team Hall of Fame[modifica | modifica sorgente]

Giocatori dei Padres introdotti nella propria Hall of Fame fondata nel 1999.

  • Buzzie Bavasi, Team President, 1969–1977. Introdotto nel 2001.
  • Nate Colbert, 1B, 1969–1974. Introdotto nel 1999.
  • Jerry Coleman, Manager, 1980, Announcer, 1972–1979, 1981–present. Introdotto nel 2001.
  • Tony Gwynn, OF, 1982–2001. Introdotto nel 2002.
  • Randy Jones, P, 1973–1980. Introdotto nel 1999.
  • Ray Kroc, Owner, 1974–1984. Introdotto nel 1999.
  • Dick Williams, Manager, 1982–1985. Introdotto nel 2009.
  • Dave Winfield, OF, 1973–1980. Introdotto nel 2000.

Roster attuale[modifica | modifica sorgente]

Roster San Diego Padres
Roster attivo Roster inattivo Staff tecnico

Lanciatori

Ricevitori

Interni

Esterni


Lanciatori

  • Nessuno

Ricevitori

  • Nessuno

Interni

  • Nessuno

Esterni

  • Nessuno


Manager

Coach



40 attivi, 0 inattivi, 0 sulla lista infortunati (60 giorni)

Injury icon 2.svg Lista degli infortunati per 7 o 15 giorni
Lista di restrizione
# Congedo personale
A In Arbitration
Roster aggiornato al 8 febbraio 2014
TransazioniGrafico di profondità


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