San Diego Padres
| San Diego Padres | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Lega | National League | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Division | Western | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Anno di fondazione | 1969 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Storia | San Diego Padres (1969–oggi) | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Stadio | PETCO Park | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Città | San Diego | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Colori sociali | Blu marino, Bianco, Sabbia | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Mascotte | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Proprietario | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| General manager | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Manager | Bud Black | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| World Series vinte | Nessuna | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Divise di gioco
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
I San Diego Padres sono una delle franchigie professionistiche della MLB, il massimo campionato di baseball degli USA, e militano nella West Division della National League. La squadra ha sede a San Diego, in California. Dall'anno della fondazione, il 1969, i Padres hanno conquistato due titoli in National League, nel 1984 e nel 1998, fallendo però nelle World Series entrambe le volte.
[modifica] Storia
[modifica] 1969: gli inizi
I Padres hanno scelto il loro nome prendendolo dalla squadra della Pacific Coast League, fondata a San Diego nel lontano 1936. Questa squadra aveva vinto nel 1937 il campionato guidata dal diciottenne Ted Williams.
Nel 1969, i San Diego Padres sono stati aggregati alla Major League Baseball insieme ai Montreal Expos (ora chiamati Washington Nationals), ai Kansas City Royals ed ai Seattle Pilots (ora si chiamano Milwaukee Brewers). Il primo proprietario dei Padres è stato C. Arnholt Smith, un grande uomo d'affari di San Diego ed ex proprietario dei Padres della PCL. Aveva investimenti anche nel mondo bancario, in una compagnia aerea, hotel di vario genere. Nonostante l'entusiasmo iniziale della città, la guida di un esperto dirigente da tanti anni nel baseball (Bill Bavasi) ed uno stadio nuovo di zecca (Qualcomm Stadium) le cose non andarono subito bene: i Padres finirono sempre ultimi nella National League West Division nelle loro prime 6 stagioni della loro storia perdendo più di 100 partite stagionali 4 volte. Una delle poche stelle che si misero in luce in quegli anni bui fu il prima base Nate Colbert, scelto fra i minors degli Houston Astros ed ancora il giocatore che ha battuto più home runs in maglia Padres (163).
[modifica] Washington Padres?
Prima che la stagione 1974 iniziasse, i Padres furono sull'orlo di essere venduti a Joseph Danzansky, il quale aveva in mente di trasferire la squadra a Washington, D.C. a partire dal 1974. Tutti erano ormai convinti che l'affare era cosa fatta e la preparazione delle nuove maglie era iniziata. Addirittura le "player cards" da collezione stampate da Topps per quella stagione avevano la scritta "Washington National League" (il futuro nome della squadra). Ma C. Arnholt Smith cambiò idea e decise di vendere la franchigia al co-fondatore di McDonald's Ray Kroc, che non aveva nessuna intenzione di spostare la squadra. Così i Padres rimasero a San Diego. Washington dovette aspettare fino al 2004, quando i Montreal Expos, si trasferirono nel District of Columbia diventando gli odierni Washington Nationals.
[modifica] Gli anni settanta: Winfield, Jones, Fingers e Ozzie
I Padres continuarono a lottare per la sopravvivenza ad ogni stagione dopo aver ceduto Colbert ai Detroit Tigers nel 1974, ma nel 1973 arrivò in squadra l'outfielder Dave Winfield, proveniente dalla University of Minnesota nonostante non avesse mai giocato nessuna partita nelle minor leagues. Winfield era stato scelto anche dai Minnesota Vikings della National Football League, dagli Atlanta Hawks della National Basketball Association e dagli Utah Stars dell'American Basketball Association.
Winfield prese il posto che Colbert aveva lasciato, giocando nei Padres fino al 1980, quando decide di andare ai New York Yankees. In 7 stagioni, Winfield ha giocato 1.117 partite con 1.134 valide, 154 home runs e 626 runs. Ma cosa più importante, ha aiutato i Padres a non arrivare ultimi nella National League West per la prima volta nel 1975, sotto il comando del manager John McNamara, alla guida della squadra dal 1974.
L'ascesa di una futura stella del calibro di Winfield avvenne negli stessi anni della rinascita di un giovane lanciatore mancino chiamato Randy Jones, che veniva da una pessima stagione 1974 con 22 sconfitte. Jones divenne il primo lanciatore dei Padres a vincere 20 partite nel 1975 (20 vittorie contro 12 sconfitte in 37 partenze stagionali); in quell'anno i Padres arrivarono quarti nella division con un record di 71-91, 37 partite dietro i Cincinnati Reds.
Nel 1976 Jones vinse 22 partite, vincendo il Cy Young Award di quell'anno (il premio al miglior lanciatore della lega), diventando il primo Padres a vincere il premio. La squadra quell'anno vinse 73 partite in stagione stabilendo un nuovo record, ma questo non gli bastò comunque ad arrivare alla fine all'ultimo posto nella division.
Nella stagione 1977 Jones peggiorò le sue prestazioni finendo l'annata con 6 vittorie e 12 sconfitte e nemmeno l'acquisto di Rollie Fingers riuscì ad aiutare i Padres a dimenticare i risultati deludenti degli anni passati. Solo Winfield ed il suo compare all'esterno George Hendrick superarono la barriera dei 20 homers stagionali ed il parco lanciatori della squadra era formato da un gruppo di sconosciuti ed inesperti, desiderosi di avere successo nelle majors ma che non ottennero i risultati sperati.
La stagione 1978 portò un'altra stella del baseball a San Diego con l'arrivo del giovane shortstop Ozzie Smith, che con il suo stile acrobatico, creò un nuovo modo di interpretare il suo ruolo. A metà stagione i Padres ospitarono l'All Star Game dove la squadra della National League vinse la partita contro l'American League 7-3 grazie ad una grande prestazione del prima base dei Los Angeles Dodgers Steve Garvey (vinse il premio di MVP in quella partita), il quale dopo pochi anni giocherà un ruolo importante per i Padres.
Fino ad ora tutti pensavano che solo Winfield e Fingers erano i barometri della squadra, ma nessuno si aspettava niente dal neo acquisto Gaylord Perry, arrivato dai Texas Rangers. A 39 anni e venendo da una stagione non strabiliante (un record di 15-14) con i Rangers. Quello che fece Perry quella stagione fu incredbile: 21 vittorie e 6 sconfitte ed una ERA (Earned Run Average cioè media punti concessi) di 2.73 che gli ha permesso di vincere il Cy Young Award davanti a Ross Grimsley dei Montreal Expos (fu il secondo Cy Young in 3 stagioni consecutive per i Padres). Un altro record di quell'anno fu il primo record positivo stagionale in 10 anni di vita della squadra con 84 vittorie e 78 sconfitte con al comando il manager Roger Craig.
Ma i bei tempi finirono in fretta con la stagione 1979; un record nettamente negativo di 68-93 costò il posto a Craig. Solo Winfield brillò quell'anno mettendo a segno 118 RBIs (primo nella National League). Gli anni bui continuarono quando lo stesso Winfield se ne andò da San Diego verso i New York Yankees nel 1980.
[modifica] 1984: il primo pennant
Il 1984 iniziò nel peggiore dei modi: Ray Kroc morì improvvisamente il 14 gennaio di infarto. La proprietà della franchigia passò alla terza moglie Joan B. Kroc e la squadra quell'anno, in suo onore, giocò l'intera stagione con le iniziali del proprietario deceduto ("RAK") nella manica sinistra della propria divisa.
Fortunatamente i tempi felici erano dietro l'angolo. I Padres nella stagione 1984 finirono con un record di 92-70 e vincendo la National League West nonostante aver avuto solo due battitori con più di 20 homers stagionali e nessuno con almeno 100 RBIs. Erano diretti dal manager Dick Williams, con in attacco di veterani Steve Garvey, Garry Templeton, Graig Nettles, Alan Wiggins e di giovani promesse come il futuro Hall Of Famer Tony Gwynn, che raggiunse il suo primo di otto premi come miglior battitore della National League (lo vinse dal 1987 al 1989 e dal 1993 al 1997, come lui fece solo Honus Wagner). Gwynn, che ha vinto anche 5 National League Gold Gloves Award durante la sua gloriosa carriera, arrivò ai Padres nel 1982 dopo ottimi risultati sia nel baseball che nel basket alla San Diego State University (detiene ancora il record universitario nel basket per assist compiuti in carriera) e dopo essere stato scelto al draft nel 1981 sia dai San Diego Padres che dai San Diego Clippers nella NBA. Il pitching staff dei Padres era composto da Eric Show (15-9), Ed Whitson (14-8), Mark Thurmond (14-8), Tim Lollar (11-13) e da Rich "Goose" Gossage nel ruolo di closer (10-6, 2.90 ERA e 25 salvezze in quella stagione)
Nelle National League Championship Series (NLCS) dello stesso anno, i Padres incontrarono i campioni della National League East Division, i Chicago Cubs che erano alla loro prima apparizione nella post-season dal 1945 grazie al miglior giocatore della MLB Ryne Sandberg ed al vincitore del Cy Young Award Rick Sutcliffe. I Cubs, dopo aver dominato le prime tre partite, a 2 inning dallo sweep che poteva chiudere i giochi hanno visto la fortuna voltargli le spalle. I Padres hanno vinto i tre incontri successivi pareggiando la serie e, grazie ad un homer di Steve Garvey su Lee Smith, i Padres vinserò il loro primo Pennant della loro storia.
Alle World Series del 1984, i Padres incontrarono i fortissimi Detroit Tigers, dominatori in regular season con 104 vittorie (nelle prime 40 partite un record di 35-5, mai nessuna altra squadra come loro). I Tigers avevano come manager Sparky Anderson e giocatori come lo shortstop Alan Trammell (originario di San Diego) e l'esterno Kirk Gibson assieme a Lance Parrish ed il designated hitter Darrell Evans. Il parco lanciatori dei Tigers era capitanato da Jack Morris (19-11, 3.60 ERA), Dan Petry (18-8), Milt Wilcox (17-8), ed il closer Willie Hernandez (9-3, 1.92 ERA con 32 salvezze). Grazie ad un impeccabile Jack Morris i Tigers si aggiudicarono le World Series per 4 a 1.
[modifica] 1985-1995: gli anni difficili dopo il pennant
Dopo aver vinto il Pennant della National League nel 1984, ricominciarono di nuovo i tempi duri. Tony Gwynn continuò a primeggiare al piatto (addirittura riuscì nel 1994 a totalizzare una media battuta di.934), arrivarono vicini a ripetersi nel 1985 e riuscirono a schierare addirittura sette giocatori nell'All Star Game di quell'anno ma tutto ciò non gli bastò, crollarono alla fine della stagione.
Nel 1987, il rookie catcher Benito Santiago riuscì a battere valide in 34 partite consecutive e ad ottenere il NL Rookie of the Year Award ma nonostante questo finirono ancora ultimi. La stagione successiva, il rookie seconda base Roberto Alomar raggiunge i Padres formando una coppia di interni esplosiva e molto propensa ai doppi giochi con il veterano shortstop Garry Templeton. Nel 1989, i Padres finirono la regular season con un record di 89-73 grazie al closer Mark Davis che poi vinse il Cy Young Award di quell'anno. Il 1989 ed il 1990 furono caratterizzati da frequenti litigi nella clubhouse dei Padres come quelli fra Tony Gwynn e lo slugger Jack Clark. Clark fu costretto addirittura ad andare ai Boston Red Sox pur di rispettare il volere di Tony Gwynn.
A metà della stagione 1990, Joan Kroc annunciò di voler vendere la squadra ma non solo per fare cassa; si assicurò di trovare un compratore che si impegnasse anche a migliorare la squadra. Così vendette i San Diego Padres al produttore televisivo Tom Werner. Dopo il cambio della guardia alla presidenza, il vecchio marrone delle divise che aveva caratterizzato i Padres dall'inizio della loro storia fu sostituito dal Blu Navy, un modo per ricordare i colori dei vecchi Padres degli anni quaranta che militavano nella Pacific Coast League. Nel 1992, il lineup dei Padres era caratterizzato dai cosiddetti "Four Tops": Gary Sheffield, Fred McGriff, Tony Fernández, e Tony Gwynn. Rimasero insieme per una sola stagione: Fernandez volle andare ai New York Mets, McGriff andò ai grandi Atlanta Braves mentre Sheffield fu acquistato dai neo-fondati Florida Marlins. Nonostante questa ultima cessione fosse molto contestata dai tifosi e dai giornali, fu la trade di Sheffield a portare a San Diego il pitcher Trevor Hoffman, in quegli anni sconosciuto a tutti. Anche se Sheffield porto i Marlins a vincere il campionato nel 1997, i Padres trovarono il loro nuovo "franchise player" dopo Dave Winfield e Tony Gwynn. Anche se i Padres finirono ancora ultimi nella loro division nella breve stagione 1994, Gwynn riuscì nell'impresa di battere con.394 di media. Dopo quella stagione i Padres misero a segno una grandiosa trade con Houston che coinvolse Ken Caminiti, Steve Finley ed altri ancora. Nel novembre del 1995, dopo essere stato per anni capo degli scout dei Padres, Kevin Towers diventò General Manager (carica che tuttora ricopre).
[modifica] 1996-1997: costruire una squadra vincente
Nel 1996, sotto il controllo del nuovo proprietario John Moores (proprietario di una grande industria di software che acquistò i Padres nel 1994 da Tom Werner, il quale successivamente costituì il gruppo che acquistò i Boston Red Sox), e del presidente Larry Lucchino e con la squadra al comando del nuovo manager Bruce Bochy (ex giocatore dei Padres vincitori del NL Pennant del 1984), i Padres vinsero la NL West in un finale entusiasmante, battendo i Los Angeles Dodgers al Dodger Stadium nelle ultime tre partite decisive della regular season. Nella squadra di quell'anno, oltre ad avere ancora Gwynn (quell'anno divenne per la settima volta il miglior battitore della National League), si distinsero Ken Caminiti (vincitore del National League MVP), il leadoff Rickey Henderson, il pitcher Fernando Valenzuela, il prima base Wally Joyner e l'esterno Steve Finley. Dopo aver vinto la propria division i Padres furono però sconfitti nelle NLDS dai St. Louis Cardinals di Tony La Russa.
Una pessima annata fu il 1997, dovuta a pessime prestazioni dei pitchers. L'unico a reggere le sorti della squadra fu l'inaffondabile Tony Gwynn che conquisto per l'ottava (ed ultima volta della sua fantastica carriera) il titolo di miglior battitore della National League strappandolo nelle ultime giornate del campionato a Larry Walker dei Colorado Rockies.
[modifica] 1998: il secondo pennant
Nel 1998 andarono via dai Padres due pezzi da 90 come Henderson e Valenzuela, ma arrivano Kevin Brown (pitcher dai Marlins vincenti delle World Series dell'anno precedente) e l'esterno Greg Vaughn. Tutti e due saranno i trascinatori dei Padres nella stagione; specialmente Vaughn che dimostrò una straordinaria potenza al piatto (per lui in quella stagione 50 homers). Grazie non solo a Brown e Vaughn ma anche ai vari Gwynn, Caminiti, Joyner, Finley, il pitcher Ashby ed il closer Trevor Hoffman (4-2, 1.48 ERA e 53 saves quell'anno), i Padres chiusero la regular season con il miglior record della loro storia (98 vittorie contro 64 sconfitte) che gli permise di vincere la NL West.
Nelle 1998 NLDS si trovarono ad affrontare gli Houston Astros, sconfiggendoli per 3 partite ad 1 grazie alle straordinarie prestazioni dei pitchers Brown e Hoffman ed agli home runs di Greg Vaughn, Wally Joyner e di Jim Leyritz (quest'ultimo riuscì a battere 3 homers in 4 partite).
E così i Padres raggiunsero le National League Conference Series contro gli Atlanta Braves, i quali venivano da una stagione dominante (106-56) che gli aveva portati a vincere la rispettiva NL East Division. Il loro attacco era sulle spalle di talenti come Andrés Galarraga, Chipper Jones, Andruw Jones e Javy López mentre il pitching staff era formato dal fantastico trio Greg Maddux (18-9, 2.22 ERA), Tom Glavine (20-6, 2.47 ERA), e John Smoltz (17-3, 2.90 ERA), supportati da Kevin Millwood (17-8, 4.08 ERA) e da Denny Neagle (16-11, 3.55 ERA). Una vera e propria corazzata. Nonostante questo, furono i Padres a vincere le NLCS per 4 partite a 2, con Kevin Brown sugli scudi grazie ad un "complete game" senza subire punti in gara-2 (3-0 il risultato finale di quella partita) vinta al nono inning con una presa al volo di Steve Finley che rimarrà nella memoria di tutti i fans di San Diego per anni.
Arrivano quindi le tanto sospirate ed attese 1998 World Series per i tifosi di San Diego contro i potentissimi New York Yankees, ancora più dominanti dei Braves nella regular season (un record impressionante di 114-48) per merito di un roster giudicato dagli esperti come uno dei più forti della storia del baseball. Non aveva un attacco strabiliante (nessun battitore in stagione degli Yankees aveva collezionato più di 30 homers) ma la sua forza era il pitching staff: David Cone (20-7, 3.55), Andy Pettitte (16-11, 4.24), David Wells (18-4, 3.49), Hideki Irabu (13-9, 4.06) and Orlando Hernández (12-4, 3.13) formavano una rotazione che non aveva eguali in tutta la lega rafforzata dal closer Mariano Rivera (3-0, 1.91 ERA con 36 saves). Si dimostrarono imbattibili come i critici dicevano.
I Padres non poterono nulla contro gli Yankees che portarono a casa le World Series con un tremendo sweep di 4 partite a 0 (in cui Rivera collezionò 3 saves). Uno dei pochi bei momenti in quelle series fu l'home run di Gwynn (non noto per essere un "power hitter") in gara-1 che, momentaneamente portò i Padres avanti agli Yankees per 5 a 2. Così il sogno dei Padres si infranse proprio nel momento più caldo della stagione. Una delusione che ancora circonda i tifosi dei Padres che ricordano quella tragica stagione finita così male.
[modifica] 1999-2003: gli anni difficili dopo il pennant (parte II)
La stagione 1999 iniziò giocando l'opener a Monerrey, in Mexico contro i rivali di division Colorado Rockies. Fu una pessima stagione per i Padres anche se in quella stagione l'intramontabile Tony Gwynn riuscì a colpire la sua battuta valida numero 3000 a Montreal (si ritirò nel 2001 ricordato da tutti come uno dei più grandi battitori di tutti i tempi). Dopo 5 stagioni piene di delusioni per i suoi tifosi al Qualcomm Stadium (1999-2003), per la stagione 2004 fu preparato il nuovo PETCO Park.
[modifica] 2004-oggi: il PETCO Park e l'inizio di una nuova era
[modifica] 2004: la prima stagione al PETCO Park
Il nuovissimo PETCO Park è stato costruito nel centro di San Diego (vicinissimo al Gaslamp District) ed ha rivitalizzato le attenzioni dei tifosi dei Padres anche perché la sua costruzione ha permesso di riammodernare gran parte del centro della città. Ispirandosi anche all'AT&T Park di San Francisco e riuscendo a conservare la vecchia facciata della storica fabbrica Western Metals Company (all'esterno dell'angolo sinistro del campo) il PETCO Park è l'opposto del vecchio Qualcomm (o Jack Murphy) Stadium, costruito anche per il football in una zona prettamente commerciale e sicuramente non al centro della città di San Diego.
Con il nuovo stadio ed un'aria sicuramente più pulita del vecchio stadio, i Padres ricominciarono a vincere. Il nuovissimo PETCO Park si guadagnò subito la fama di essere un campo favorevole ai lanciatori con grande dispiacere anche degli stessi battitori dei Padres grazie ad un esterno centro molto distante dal box di battuta ed un'aria nebbiosa (che notoriamente favorisce i lanciatori). I Padres finirono il 2004 con un record di 87-75 che portò solamente un 3º posto nella NL West.
Il 2004 portò anche un'altra novità: la divisa ufficiale cambiò colori (gli attuali Blu Navy e marrone sabbia), ed un nuovo slogan pubblicitario, "Play Downtown", riferendosi alla già citata nuova locazione dello stadio.
[modifica] 2005: Uno strano "record"
Nel 2005 i Padres vinsero il titolo della NL West con la più bassa percentuale di vittoria di una squadra poi qualificata ai playoffs; la stagione finì per i Padres con 82 vittorie ed 80 sconfitte. Tre squadre della più competitiva NL East Division finirono la regular season con un record migliore dei Padres ma nonostante questo non riuscirono a raggiungere la postseason, come per esempio i Phillies che vinsero quell'anno 88 partite e batterono sempre i Padres quell'anno addirittura per ben sei volte. A poche partite dalla fine si arrivò a pronosticare che i Padres sarebbero diventati la prima squadra a qualificarsi ai playoff con una percentuale di vittoria sotto la soglia.500 ma la vittoria contro i Los Angeles Dodgers il 30 settembre gli diede la 81ª vittoria stagionale. Nelle NLDS i St. Louis Cardinals (campioni in carica della National League) reduci da una regular season con il record migliore delle majors, batterono i Padres in 3 partite consecutive. Quindi i Padres finirono la loro stagione con un record complessivo di 82-83 (fuorono la prima squadra nella storia della MLB a qualificarsi ai playoffs con un record complessivo negativo).
La stagione 2005 comunque portò alla ribalta assi come Jake Peavy (che quell'anno fu il leader tra i lanciatori della National League per strikeout) ed il closer Trevor Hoffman che portò a casa la sua salvezza numero 400 in carriera.
[modifica] 2006: Un altro titolo
I Padres iniziarono la stagione 2006 con un record di aprile di 9-15, rimanendo nei bassifondi della NL West.
Nonostante questa brutta partenza, dopo essere andati 19-10 a maggio, la squadra riuscì a raggiungere il primo posto nella division. Il closer Trevor Hoffman venne selezionato per il 2006 MLB All-Star Game a Pittsburgh, Pennsylvania, lanciando per 1.0 IP e beccandosi una sconfitta. Il 24 settembre (l'ultima partita in casa della regular season), Hoffman è diventato il giocatore in tutta la storia del baseball ad aver totalizzato più saves in carriera, portando a casa la save n. 479 (battendo il record di 478 salvezze di Lee Smith; alla fine della stagione arriverà a 482). Il 2006 per Hoffman (2.14 ERA, 46 saves in 51 opportunità in 65 presenze totali) è stato forse il suo anno migliore in carriera. Ed in quell'anno i maggiori successi della squadra sono sicuramente attribuibili di più al pitching staff. La sua ERA totale è stata 3.87, la migliore fra le squadre della National League e la seconda in tutte le majors (dietro solo ai Detroit Tigers).
Il 30 settembre 2006, i Padres riuscirono ad agguantare i playoff con una vittoria per 3-1 a discapito degli Arizona Diamondbacks. Nell'ultima partita della stagione, i Padres riuscirono a battere di nuovo i D'Backs per 7-6, aggiudicandosi così per la prima volta nella loro storia, il titolo divisionale per 2 anni di fila (per la verità il record dei Padres era identico a quello dei Dodgers, ma per aver vinto più serie divisionali contro i Dodgers, il titolo della NL West venne aggiudicato ai Padres, mentre i Dodgers si aggiudicarono la "wild card" per i playoff). L'ultimo out dell'ultima partita della stagione regolare 2006 - che doveva solo confermare il titolo divisionale dei Padres - è stata una giocata molto inusuale. Con Trevor Hoffman sul monte nel 9º inning, 2 out e Chris Young in prima, Callaspo riesce a battere una valida che sorpassa la prima base. Il 2B dei Padres Josh Barfield riesce a raccogliere la palla e la tira in prima base ma malamente, costringendo il 1B Gonzalez a staccarsi dal cuscino. Comunque Gonzalez riesce a prendere la palla e la lancia allo SS Khalil Greene appostato sul cuscino di seconda base ma senza eliminare al tocco Young che stava arrivando in seconda. L'arbitro Larry Poncino inizialmente decide di dichiarare salvo il corridore dei D'Backs, ma il manager dei Padres Bruce Bochy riesce ad entrare in campo e convincere l'arbitro che Young non era più in gioco forzato e quindi l'eliminazione era regolare. La partita (e la stagione) finirono con una revisione arbitrale. I vari replay televisivi, comunque, fanno notare che Khalil Greene non era a contatto con il cuscino di seconda base, quindi probabilmente la prima chiamata dell'arbitro era più giusta.
Solo 53 squadre (nel baseball moderno) sono riuscite a postare un record sotto quota.500 ad aprile e poi sono riuscite a sopravvivere fino alla postseason. I San Diego Padres ci sono riusciti ben 2 volte, nel 2005 e nel 2006.
I Padres aprirono le 2006 National League Division Series in casa contro i St. Louis Cardinals il 3 ottobre 2006. Dopo aver perso le prime 2 partite in casa (5-1 e 2-0 rispettivamente), vinsero gara 3 al Busch Stadium per 3-1, ma furono eliminati in gara 4 grazie alla sconfitta rimediata per 6-2 (Cardinals che erano sotto 2-0).
In tutta la loro storia i Padres, nella postseason hanno un record di 12-22; hanno perso nelle ultime 11 gare ben 10 volte (da quando hanno vinto il pennant della National League nel 1998).
Nella stagione 2006 è stata determinante una trade fra il GM dei Padres Kevin Towers ed il rispettivo collega dei Texas Rangers Jon Daniels. I Padres cedettero lo starter Adam Eaton, il rilievo Akinori Otsuka, ed il catcher delle minors Billy Killian in cambio di Chris Young (una vera e propria star alla Princeton University), l'esterno sinistro Termel Sledge ed il prima base Adrian Gonzalez. Gonzalez riuscì nel 2006 ha guadagnare il posto da titolare in 1B, battendo.304 e 24 homers (migliore nella squadra) ed 82 RBIs al suo primo anno da titolare. Sledge batté.229 in poche partite nelle majors. Chris Young dimostrò anche lui di valere tantissimo, postando un record di 11-5 ed una ERA di 3.46 (6º miglior lanciatore nella National League) e concedendo una media di 6.72 H a partita (il migliore nella MLB).
Il 2006 fu anche l'ultimo anno della gestione di Bruce Bochy come manager dei Padres, accasandosi ai San Francisco Giants, rivali divisionali. Fu rimpiazzato da Bud Black, cresciuto nella San Diego University ed ex pitching coach dei Los Angeles Angels of Anaheim.
[modifica] 2007 season: caduti sul più bello
Domenica 1 aprile 2007, l'Opening Day della stagione MLB 2007, i Padres annunciarono l'accordo per 4 anni con il 1B Adrian Gonzalez, riuscendolo a trattenere a San Diego fino al 2010 con una eventuale opzione esercitabile dalla squadra per il 2011. Prima di raggiungere l'accordo i Padres avevano offerto il rinnovo del contratto a Gonzalez con un quadriennale a 380.500$, appena 500$ sopra il minimo salariale previsto in MLB per il 2007.
La stagione 2007 dei Padres iniziò il 3 aprile all'AT&T Park dei San Francisco Giants, riuscendo a vincere 7-0 di fronte a 42.773 spettatori, annientando l'asso dei Giants Barry Zito (pagato ben 126 milioni di dollari e al suo debutto con la nuova maglia). Come negli anni passati, il punto di forza dei Padres si rivelò di nuovo il bullpen, iniziando la stagione con 28.1 IP senza subire punti, record nella storia delle majors. All'inizio della stagione la rotazione dei Padres comprendeva Jake Peavy, Chris Young, Clay Hensley (a metà stagione si infortunò e fu sostituito da Justin Germano), Greg Maddux e David Wells.
Il 4 giugno 2007, Jake Peavy è riuscito ad ottenere il premio come miglior lanciatore del mese di maggio, dopo aver postato un record mensile di 4-0 con 0.79 ERA. Il giorno dopo Trevor Hoffman si è guadagnato il "Delivery Man of the Month Award" per il mese di maggio (il premio valuta la miglior prestazione di un rilievo delle majors).
Il 6 giugno 2007, sempre Trevor Hoffman è diventato il primo pitcher della MLB a raggiungere il record di 500 saves, 498 delle quali in maglia Padres (le prime 2 le riuscì a compiere con i Florida Marlins).
I Padres finirono la stagione regolare con un record di 89 vittorie e 73 sconfitte, a pari merito con i Colorado Rockies per la wild card della National League. Per un bruttissimo scherzo del destino, il 29 settembre 2007, i Padres erano ad appena 1 out ed 1 strike di distanza dal raggiungere i playoffs, ma Tony Gwynn, Jr., figlio della leggenda dei Padres, riuscì a battere un triplo contro Hoffman pareggiando la partita. I Padres poi persero quella partita e quella successiva, nonostante il fatto che i Milwaukee Brewers erano già sicuri di essere esclusi dalla corsa al pennant e giocavano praticamente per nulla. I Padres dunque giocarono contro i Rockies il 1º ottobre 2007 a Denver in una partita secca, decisiva per decidere che avrebbe avuto diritto alla wild card della National League. Nonostante una gran partita di Jake Peavy, la partita si trascinò fino al 13º inning, quando i Rockies riuscirono a pareggiare e ad andare subito in vantaggio per 9-8. Finì così amaramente la stagione 2007 dei Padres, seguita da polemiche per l'ultima chiamata arbitrale della partita; sulla volata di sacrificio decisiva, l'arbitro giudicò regolare la toccata di Matt Holliday della casa base, decisione contestatissima dai tifosi e dai giocatori dei Padres.
Per altri tifosi dei Padres, comunque, quella chiamata arbitrale è sembrata irrilevante. Tra le 2 salvezze bruciate ("blown saves") da Trevor Hoffman nelle ultime 3 partite, alla incredibile rimonta dei Rockies nel finale di stagione e la crisi dei battitori dei Padres, il raggiungere la postseason sarebbe stato eccessivo per quello che la squadra aveva dimostrato.
Il 15 novembre, Jake Peavy si è aggiudicato il CY Young Award della National League, il massimo riconoscimento per un pitcher delle majors. È stato il 4º lanciatore dei Padres a raggiungere questo risultato.
E così arrivò la offseason 2007-2008, piena di dubbi ed incertezze, inclusa l'abilità di Trevor Hoffman di chiudere le partite all'età di 40 anni compiuti, l'incapacità di riuscire a rimanere in base (la media di runners eliminati a partita nel 2007 è stata una delle peggiori in tutta la storia dell'MLB), il dover rimpiazzare gli ultimi 2 posti della rotazione e la possibile partenza di Mike Cameron, free agent a fine stagione. I 2 lanciatori chiamati a sostituire Maddux e Wells sono stati individuati in Randy Wolf, ex Dodgers e Mark Prior, mentre alla partenza di Cameron è seguito l'acquisto dell'esterno Jim Edmonds. Infine Milton Bradley si è accasato ai Texas Rangers.
L'accordo di Mark Prior era di 1 anno. Prior, ex studente della University of San Diego, raggiunse quindi una squadra piena di giocatori usciti dalle High Schools della zona come Brian Giles (Granite Hills HS), Adrian Gonzalez (Eastlake HS) e Oscar Robles (Montgomery HS); per non citare gli ex Padres Dave Roberts (Rancho Buena Vista HS), David Wells (Point Loma HS) ed il nuovo arrivato Marcus Giles (Granite Hills HS e fratello di Brian).
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su San Diego Padres

