Atypidae

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Atypidae
Sphodros rufipes.JPG
Sphodros rufipes
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Arthropoda
Subphylum Chelicerata
Classe Arachnida
Ordine Araneae
Sottordine Mygalomorphae
Infraordine Fornicephalae
Superfamiglia Atypoidea
Famiglia Atypidae
Thorell, 1870
Sinonimi

Atypus Latreille, 1804
Proatypus Miller, 1947
Calommatoidae Thorell, 1887

Generi

Atypidae Thorell, 1870 è una famiglia di ragni appartenente all'ordine Araneae della classe Arachnida.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome deriva dal greco ᾶ-, àlfa-, con valore di negazione della parola seguente, e τύπος, typos, cioè forma, immagine, tipo, ad indicarne la forma atipica a causa della sproporzione dei cheliceri e delle filiere, ed il suffisso -idae, che designa l'appartenenza ad una famiglia.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

I ragni di questa famiglia si distinguono dagli altri migalomorfi per lo sviluppo sul lato prolaterale delle coxae palpali di lobi allungati analoghi alle enditi dei ragni araneomorfi e dalle filiere mediane ampliate sul lato posteriore e arricchite obliquamente di un puntale triangolare[1].

Il carapace e la pars cephalica sono frontalmente molto elevati, mentre la pars thoracica è apicalmente ridotta. Il labium è fuso con lo sterno nei generi Sphodros e Atypus, mentre è libero o con una sutura trasversale ben sviluppata nel genere Calommata. I cheliceri sono di grandi dimensioni, orizzontali, genicolati e privi di rastellum. La scanalatura dei cheliceri è indistinta col margine anteriore provvisto di denti aguzzi allineati. Le zampe sono debolmente spinose, senza artigli e scopulae sui tarsi[1].

L'opistosoma è di forma subovale. Hanno un unico tergite sopra la base. Le filiere sono sei: quelle laterali anteriori sono strette e unisegmentate; quelle posteriori mediane sono larghe e unisegmentate, con punte triangolari oblique; infine la laterali posteriori sono allungate, in genere trisegmentate, raramente quadrisegmentate. Nelle femmine l'epigino è provvisto di una larga borsa copulatrice subovale, debolmente sclerotizzata e due piastre basali fornita di due o più ricettacoli nei ragni del genere Atypus e di una borsa di dimensioni più ridotte con due tubi a spirale su ogni lato nel genere Sphodros; se i tubi sono srotolati il ragno appartiene al genere Calommata[1].

Le femmine, di dimensioni fra i 7 e i 21 mm, fino a 30 mm per i Calommata, sono di colore rossastro o marrone scuro. I maschi non superano i 12 mm e a volte hanno colorazioni vivaci.

Sphodros - tubo trappola

Comportamento[modifica | modifica sorgente]

I ragni del genere Atypus vivono in un tubo setoso parallelo al terreno, per una ventina di centimetri circa seppellito e per altri 8 centimetri fuoriuscente. Il ragno resta in agguato sul fondo del tubo: quando una preda passa sulla parte esterna, le vibrazioni della tela setosa allertano il ragno che scatta e la trafigge, per poi rompere la sua stessa tela, portarsi la preda nella parte interna e cibarsene.[2]. I ragni del genere Sphodros costruiscono una struttura analoga, ma sempre a ridosso di un albero.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Atypidae, distribuzione

In Europa nordoccidentale sono presenti solo alcune specie del genere Atypus; in Asia e in Africa varie specie di Atypus e Calommata e in Nordamerica i generi Sphodros e Atypus.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Attualmente, a giugno 2014, si compone di tre generi e 50 specie:[3]

Generi fossili[modifica | modifica sorgente]

A tale famiglia, al 2013, sono anche attribuiti 3 generi fossili:

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista delle specie di Atypidae e Famiglie di Araneae.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c A revision of the American spiders of the family Atypidae (Araneae, Mygalomorphae)
  2. ^ Murphy & Murphy 2000
  3. ^ The world spider catalog, version 15, Atypidae URL consultato il 27 giugno 2014
  4. ^ a b A summary list of fossil spiders and their relatives
  5. ^ A Triassic spider from Italy

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Frances e John Murphy, An Introduction to the Spiders of South East Asia, Kuala Lumpur, Malaysian Nature Society, 2000.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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