Attentati di Nāṣiriya

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Attentati di Nassiriya)
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Attentati di Nāṣiriya
Stato Iraq Iraq
Luogo Nāṣiriya
Obiettivo Esercito italiano della missione Operazione Antica Babilonia
Data 2003
Tipo attentato terroristico
Morti circa 50 (di cui 25 italiani)
Sospetti Abū Musʿab al-Zarqāwī

Gli attentati di Nāṣiriya furono alcuni attacchi terroristici avvenuti dal 2003 al 2006 durante la guerra d'Iraq contro le forze armate italiane partecipanti alla missione militare denominata Operazione Antica Babilonia", che provocarono un totale di circa 50 vittime (di cui 25 italiani).

Nāṣiriya[modifica | modifica wikitesto]

Nāṣiriya (spesso indicata come Nassiriya dalla stampa italiana; in in arabo: الناصرية, al-Nāṣiriyya) è una città irachena, capoluogo della regione irachena di Dhi Qar, sede di importanti giacimenti petroliferi.

Operazione Antica Babilonia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Antica Babilonia.

Nel mese di marzo 2003 inizia l'operazione Iraqi Freedom (OIF), o seconda guerra del Golfo, da parte di una coalizione composta principalmente degli eserciti britannico e statunitense e da altri Stati. Il 1º maggio 2003 la guerra è ufficialmente finita, anche se di fatto gli eserciti stranieri non hanno mai avuto il controllo pieno del territorio, subendo enormi perdite dovute ad attacchi ricorrenti.

La risoluzione ONU 1483 del 22 maggio 2003 approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite invita tutti gli Stati a contribuire alla rinascita dell'Iraq, favorendo la sicurezza del popolo iracheno e lo sviluppo della nazione.

L'Italia partecipa attraverso la missione "Antica Babilonia" fornendo forze armate dislocate nel sud del Paese, con base principale a Nāṣiriya, sotto la guida inglese. La missione italiana è iniziata il 15 luglio 2003 ed è un'operazione militare con finalità di peacekeeping (mantenimento della pace), che ha i seguenti obbiettivi:

  • ricostruzione del "comparto sicurezza" iracheno attraverso l'assistenza per l'addestramento e l'equipaggiamento delle forze, a livello centrale e locale, sia nel contesto della NATO sia sul piano bilaterale;
  • creazione e mantenimento della necessaria cornice di sicurezza;
  • concorso al ripristino di infrastrutture pubbliche ed alla riattivazione dei servizi essenziali;
  • rilevazioni radiologiche, biologiche e chimiche;
  • concorso all'ordine pubblico;
  • polizia militare;
  • concorso alla gestione aeroportuale;
  • concorso alle attività di bonifica, con l'impiego anche della componente cinofila;
  • sostegno alle attività dell'ORHA;
  • controllo del territorio e contrasto alla criminalità.

La missione termina il 1º dicembre 2006.

Attentato del 12 novembre 2003[modifica | modifica wikitesto]

Strage di Nāṣiriya
Stato Iraq Iraq
Luogo Nāṣiriya, Iraq
Obiettivo Militari italiani
Data 12 novembre 2003
10:40 (ora irachena)
Tipo attentato suicida
Morti 28
Responsabili Militanti di al-Qāʿida

Il 12 novembre 2003 avviene il primo grave attentato di Nāṣiriya. Alle ore 10:40 ora locale (UTC +03:00), le 08:40 in Italia, un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti la base MSU (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri, provocando l'esplosione del deposito munizioni della base e la morte di diverse persone tra Carabinieri, militari e civili. Il Carabiniere Andrea Filippa, di guardia all'ingresso della base "Maestrale", riesce ad uccidere i due attentatori suicidi, tant'è che il camion non esplode all'interno della caserma ma sul cancello di entrata, evitando così una strage di più ampie proporzioni. I primi soccorsi furono prestati dai Carabinieri stessi, dalla nuova polizia irachena e dai civili del luogo. Nell'esplosione rimase coinvolta anche la troupe del regista Stefano Rolla che si trovava sul luogo per girare uno sceneggiato sulla ricostruzione a Nāṣiriya da parte dei soldati italiani, nonché i militari dell'esercito italiano di scorta alla troupe che si erano fermati lì per una sosta logistica.

Il Comando dell'Italian Joint Task Force (IJTF) si trovava a 7 chilometri da Nāṣiriya, in una base denominata "White Horse", distante circa 4 chilometri dal Comando USA di Tallil. Il Reggimento MSU/IRAQ, composto da personale dei Carabinieri Italiani e dalla Polizia Militare Romena (a cui poi si aggiungeranno, a fine Novembre 2003 120 uomini della Guardia Nazionale Portoghese), era diviso su due postazioni: la base "Maestrale" e la "Libeccio", entrambe poste al centro dell'abitato di Nāṣiriya. Presso la base "Maestrale" (nota anche con il termine "Animal House"), che durante il regime di Saddam Hussein era sede della Camera di Commercio, ove era acquartierata l'Unità di Manovra. Presso la "Libeccio" aveva sede, sia il Battaglione MSU che, il Comando del Reggimento MSU/IRAQ.] L'attentato avvenne alle ore 10,40 del 12 novembre 2003 alla base "Maestrale". L'altra sede, "Libeccio", distante poche centinaia di metri dalla prima, venne danneggiata anch'essa dall'esplosione. Era infatti intendimento dei Carabinieri, contrariamente alla scelta dell'Esercito di stabilirsi lontano per avere una maggiore cornice di sicurezza, posizionarsi nell'abitato per un maggior contatto con la popolazione. Due mesi dopo l'attentato, il Reggimento CC lasciò definitivamente anche la Base "Libeccio", trasferendosi alla base di "Camp Mittica" nell'ex aeroporto di Tallil, a 7 km da Nāṣiriya.

Le persone coinvolte[modifica | modifica wikitesto]

Il Presidente Carlo Azeglio Ciampi in visita ad Aureliano Amadei, uno dei feriti della troupe del regista Stefano Rolla
Lapide per vittime (Bologna)

L'attentato provoca 28 morti, 19 italiani e 9 iracheni. Gli italiani sono:

  • i carabinieri
    • Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante, Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte
    • Giovanni Cavallaro, sottotenente
    • Giuseppe Coletta, brigadiere
    • Andrea Filippa, appuntato
    • Enzo Fregosi, maresciallo luogotenente
    • Daniele Ghione, maresciallo capo
    • Horacio[1] Majorana, appuntato
    • Ivan Ghitti, brigadiere
    • Domenico Intravaia, vice brigadiere
    • Filippo Merlino, sottotenente
    • Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante, Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte
    • Alfonso Trincone, Maresciallo aiutante
  • i militari dell'esercito
    • Massimo Ficuciello, capitano
    • Silvio Olla, maresciallo capo
    • Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore
    • Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto
    • Pietro Petrucci, caporal maggiore
  • i civili

Nell'azione sono rimaste ferite altre persone:

  • i carabinieri
    • tenente Riccardo Ponzone,
    • maresciallo A.s.UPS Vittorio De Rasis,
    • maresciallo Ca. Maurizio Lucchesi,
    • maresciallo O. Antonio Lombardo,
    • maresciallo Marilena Iacobini,
    • maresciallo Riccardo Saccottelli,
    • brigadiere Maurizio Bissoli,
    • brigadiere Cosimo Visconti,
    • vicebrigadiere Paolo Di Giovanni,
    • vicebrigadiere Fabio Fedeli,
    • vicebrigadiere Roberto Gigli,
    • vicebrigadiere Pietro Livieri,
    • appuntato scelto Antonio Altavilla,
    • appuntato scelto Marco Pinna,
    • appuntato scelto Roberto Ramazzotti,
    • appuntato Ivan Buia,
    • appuntato Agostino Buono,
    • carabiniere scelto Mario Alberto Calderone,
    • carabiniere scelto Matteo Stefanelli
  • i civili
    • Aureliano Amadei, aiuto regista di Stefano Rolla.

In tutto i feriti nell'azione terroristica sono stati 58.[2]

Il Presidente Ciampi rende omaggio alle vittime al Vittoriano

I caduti delle Forze Armate Italiane appartenevano a vari reparti dell'Arma dei Carabinieri Territoriale,al 13 Reggimento Carabinieri di Gorizia ed al 7º Reggimento Carabinieri "Trentino-Alto Adige" di Laives, al reggimento lagunari, alla Brigata Folgore, al 66º Reggimento fanteria aeromobile "Trieste", al Reggimento Savoia Cavalleria, al Reggimento Trasimeno. Sono morti anche alcuni appartenenti alla Brigata Sassari che stavano scortando la troupe cinematografica di Stefano Rolla e 3 militari del 6º Reggimento Trasporti della Brigata Logistica di Proiezione, che stavano scortando il cooperatore internazionale Marco Beci.

Un momento dei funerali di Stato dei caduti a Nāṣiriya, 18 novembre 2003

La camera ardente per tutti gli italiani morti venne allestita nel Sacrario delle Bandiere del Vittoriano, dove fu oggetto di un lungo pellegrinaggio di cittadini. I funerali di Stato si svolsero il 18 novembre 2003 nella basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma, officiati dal cardinale Camillo Ruini, alla presenza delle più alte autorità dello Stato, e con vasta (circa 50.000 persone) e commossa partecipazione popolare;[3] le salme giunsero nella basilica scortati da 40 corazzieri a cavallo. Per quel giorno fu proclamato il lutto nazionale.

Le inchieste[modifica | modifica wikitesto]

Due sono le inchieste aperte su questi fatti. Una avviata dalle autorità militari vuole scoprire se è stato fatto tutto il necessario per prevenire gli attacchi. Le due forze armate coinvolte sono giunte a conclusioni diverse. L'Esercito ha chiesto una consulenza al generale Antonio Quintana, secondo il quale sistemare la base al centro della città e senza un percorso obbligato a zig-zag per entrare all'interno di essa è stato un errore. Mentre per la commissione nominata dall'Arma dei Carabinieri e guidata dal generale Virgilio Chirieleison non ci sono state omissioni nell'organizzazione della sicurezza della base. Lo stesso Abū ʿOmar al-Kurdī, terrorista di al-Qāʿida, reo confesso dell'organizzazione dell'attentato, ha affermato che era stata scelta la "Base Maestrale" in quanto si trovava lungo una strada principale che non poteva essere chiusa.[4]

L'altra inchiesta è stata aperta dalla procura di Roma per cercare di individuare gli autori del gesto. Il suo lavoro non è facile dato che deve lavorare su un territorio straniero in cui le condizioni non sono stabili. L'unica cosa stabilita con certezza è che a scoppiare è stato un camion cisterna con 150-300 kg[5] di tritolo mescolato a liquido infiammabile. I comandanti militari italiani inizialmente coinvolti nell'inchiesta sono stati tutti assolti con formula piena.[6]

Si sospetta che Abū Musʿab al-Zarqāwī sia stato il mandante degli attentati, appoggiato dagli estremisti sunniti, mentre per la parte finanziaria si pensa ad un professore di teologia che lavora all'ateneo di Baghdad. Un'altra ipotesi porta verso il coinvolgimento di una cellula terroristica libanese molto vicina agli ambienti di al-Qāʿida, infatti le modalità dell'attacco ricordano altri attentati accaduti in Libano ed, inoltre, alcuni terroristi arrestati a Beirut avrebbero raccontato diversi particolari della strage di Nāṣiriya. Entrambe le piste portano, comunque, ad un coinvolgimento di persone venute da fuori della provincia di Dhī Qar a prevalenza sciita e questo confermerebbe quanto affermato dai vertici della base "Maestrale", cioè che non c'erano motivi particolari di preoccupazione in quanto la popolazione locale non era ostile verso i militari italiani e gli estremisti locali venivano monitorati con attenzione.

Onorificenze ed intitolazioni[modifica | modifica wikitesto]

I morti ed i feriti dell'attentato sono stati insigniti della Croce d'Onore con una cerimonia tenutasi il 12 novembre 2005 presieduta dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Nel 2009 ai sette siciliani caduti è stata conferita dalla Regione Siciliana la Medaglia d'oro al valor civile della Regione Siciliana alla memoria[7].

Alle vittime dell'attentato, inoltre, sono state intitolate numerose vie, piazze e monumenti in tutta Italia

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli scontri del 6 aprile 2004 a Nāṣiriya[modifica | modifica wikitesto]

Ciampi in visita ad Armando Mirra, uno dei bersaglieri feriti

A Nāṣiriya, pochi mesi dopo l'attentato del 2003, il 6 aprile 2004, si ebbe uno scontro tra le truppe italiane e l'Esercito del Mahdi.

I militari italiani furono impegnati nella città in uno scontro della durata di 18 ore attorno a due ponti che permettono il passaggio del fiume, nel quale furono feriti lievemente undici bersaglieri; le perdite irachene furono di una quindicina di morti, tra cui sembra una donna e due bambini, e oltre 35 feriti.

Attentato del 27 aprile 2006[modifica | modifica wikitesto]

Attentato di Nāṣiriya del 27 aprile 2006 (secondo attentato contro i Carabinieri)
Stato Iraq Iraq
Luogo Nāṣiriya, Iraq
Obiettivo Carabinieri italiani
Data 27 aprile 2006
8:50 (ora irachena)
Tipo IED
Morti 5
Responsabili Militanti dell'Esercito Islamico in Iraq

La mattina del 27 aprile 2006 un convoglio formato da quattro mezzi dei Carabinieri di MSU partì dalla base di Camp Mittica per raggiungere l'ufficio provinciale di Polizia irachena per il consueto servizio e il coordinamento dei pattugliamenti congiunti (Provincial joint operation center) come già avevano fatto molte altre volte. Alle 8:50 ora locale (le 6:50 in Italia) il secondo veicolo della colonna passa sopra all'ordigno posto nel centro della carreggiata. All'interno del mezzo (VM90P), che ospita anche un ufficiale dell'esercito italiano in qualità di ufficiale di collegamento, si sprigiona una fiammata che causa la morte istantanea per shock termico di tre dei cinque militari presenti a bordo. La sfortuna in questo caso è fondamentale: la carica cava dell'ordigno colpisce la sottoscocca della ruota sinistra del mezzo, punto più debole della struttura e soprattutto non angolato, per cui penetra nel mezzo con una altissima temperatura trasformandone l'interno in un forno. Il Maresciallo Aiutante Carlo de Trizio ed il Maresciallo Aiutante Franco Lattanzio muoiono poco dopo, prima di riuscire a raggiungere l'ospedale. Il 7 maggio muore anche il maresciallo aiutante Enrico Frassanito rientrato a Verona, dopo le prime cure ricevute a Madinat al-Kuwait (Kuwait City); era rimasto gravemente ustionato nell'attentato.

Le persone coinvolte[modifica | modifica wikitesto]

Sono deceduti in seguito all'attentato:

  • Nicola Ciardelli, Capitano dell'Esercito, paracadutista della Brigata Folgore(173º Corso "Valore")
  • Carlo De Trizio, maresciallo aiutante dei carabinieri
  • Enrico Frassanito, maresciallo aiutante dei carabinieri
  • Bodgan Hancu, caporale della polizia militare rumena
  • Franco Lattanzio, maresciallo aiutante dei carabinieri
Un momento dei funerali di Stato dei militari Ciardelli, Lattanzio e De Trizio.

All'interno della cappella all'ospedale militare del Celio, a Roma, è stata allestita la camera ardente per i militari Ciadelli, De Trizio e Lattanzio.

Il 2 maggio, giornata di lutto nazionale, si sono svolti nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri i funerali di Stato officiati da Monsignore Angelo Bagnasco, ordinario militare per l'Italia. Erano presenti il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi e le più alte autorità politiche e militari.

Durante il funerale privato del Maggiore Ciardelli (il giorno 3 maggio alle ore 11), nella chiesa di San Nicola a Pisa, si sono svolti anche i battesimi del figlio Niccolò e del nipote Matteo.

Le inchieste[modifica | modifica wikitesto]

Come da prassi anche in questo caso sono due le inchieste aperte sull'attentato, una militare e l'altra della Procura di Roma, per accertare se sia stato fatto tutto il possibile per la sicurezza dei militari italiani.

Nelle prime ore dopo l'esplosione sono state diffuse due rivendicazioni. Una delle "Brigate dell'Imam Husayn", l'altra dell'"Esercito Islamico in Iraq" di cui fa parte Abū Musʿab al-Zarqāwī. La veridicità è ancora tutta da verificare.

Attentato del 5 giugno 2006[modifica | modifica wikitesto]

Funerali di Alessandro Pibiri

Il 5 giugno 2006, nell'anniversario dell'Arma dei Carabinieri, avviene un altro attentato ai militari italiani in missione in Iraq. Alle 21:35 ora locale un ordigno, probabilmente comandato a distanza, è stato fatto scoppiare al passaggio di un mezzo. L'esplosione è avvenuta a circa 100km a nord di Nāṣiriya. Il veicolo era in testa ad un convoglio diretto a Tallil; i primi soccorsi sono arrivati proprio da medici che appartenevano al convoglio.

Nell'attentato è rimasto ucciso il caporal maggiore scelto Alessandro Pibiri mentre altre quattro persone sono rimaste ferite, uno in maniera grave, ma si sono tutti ristabiliti. I militari colpiti appartenevano alla brigata Sassari.

Il dibattito politico[modifica | modifica wikitesto]

Dopo ogni attentato si è levato inevitabile il dibattito politico sull'eventualità di ritirare le truppe dal teatro bellico iracheno. Le forze politiche sono essenzialmente divise tra il mantenimento finanziario del contingente in Iraq (Casa delle Libertà) e il ritiro (Unione). Sotto il governo Prodi si è avuto il ritiro delle truppe di stanza in Iraq per l'operazione Antica Babilonia, in verità già previsto negli ultimi mesi del Governo Berlusconi.

"Le complesse attività logistiche, iniziate il 23 settembre 2006, che consentirono il rientro in Patria di personale, mezzi e materiali continuarono fino al 30 novembre 2006. Il 1º dicembre 2006, alla presenza del Ministro della Difesa e del Capo di Stato Maggiore della Difesa, si svolgeva la Cerimonia dell'ammainabandiera che concludeva l'impegno italiano ad An Nassiriyah." (dal sito del Ministero della Difesa).

Nel 2009 viene istituita la "Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace" che si festeggia ogni anno il 12 novembre, anniversario degli attentati di Nāṣiriya.[8]

Proteste per il mancato conferimento della medaglia d'oro al valor militare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fabrizio Quattrocchi#Critiche al conferimento dell'onorificenza.

I congiunti dei militari italiani caduti in servizio a Nāṣiriya protestarono in varie occasioni per il mancato conferimento della medaglia d'oro al valor militare. Durante elezioni politiche del 2006, dopo il conferimento di tale onorificenza (anche se al valor civile) a Fabrizio Quattrocchi, la protesta venne ripresa e sostenuta da esponenti politici e giornalisti, alcuni dei quali colsero l'occasione per contestare l'assegnazione della medaglia a Quattrocchi.

Maria Cimino, madre del caporal maggiore capo scelto dell'esercito italiano Emanuele Ferraro, inviò una pubblica protesta al presidente Ciampi per lamentare la disparità di trattamento tenuta nei confronti di Fabrizio Quattrocchi rispetto ai caduti di Nāṣiriya. Analoga protesta giunse dal figlio del brigadiere dei Carabinieri Domenico Intravaia («Non capisco perché ai nostri caduti a Nāṣiriya venga ancora negata la medaglia d'oro al valor militare»[9]) e dalla sig.ra Paola Cohen Gialli, vedova del maresciallo dei Carabinieri Enzo Fregosi, entrambi caduti nel citato attentato di Nāṣiriya. La sig.ra Gialli dichiarò: «Sono incredula e amareggiata. Non ho nulla contro Quattrocchi, anzi. Ma noi stiamo conducendo questa battaglia da due anni e mezzo senza ottenere risposte. Mi sento presa in giro. A noi non interessa il lato finanziario della vicenda perché non vogliamo la medaglia d'oro per ottenere il vitalizio, ma per avere un riconoscimento perenne a chi è morto mentre serviva il proprio Paese e contribuiva a far rinascere la democrazia in Iraq. Ai nostri carabinieri non è stato dato niente e a Quattrocchi la medaglia d'oro. È un'assurdità»[9].

I congiunti dei militari caduti a Nāṣiriya hanno giudicato «insufficiente e artificiosa» l'attribuzione della Croce d'Onore, una decorazione istituita per l'occasione. Sostegno alle recriminazioni dei familiari dei caduti di Nāṣiriya è giunta anche da Rosa Villecco, vedova di Nicola Calipari e deputato dei democratici di sinistra, che in un'intervista televisiva a Mario Adinolfi, riguardo a Quattrocchi dichiarò che «[si è] trovato in Iraq per problemi di disoccupazione qui in Italia e non è la stessa cosa di chi era lì a servire lo Stato, ecco perché il rammarico dei parenti delle vittime di Nāṣiriya è comprensibile».[10]

Il 30 gennaio 2013 il procuratore militare Antonino Intelisano ha chiesto che i familiari delle vittime debbano ottenere risarcimento da parte dello Stato, affermando che il generale non difese correttamente la base e se fossero state approntate le misure necessarie, si sarebbe evitata una tragedia di questa entità.[11]

Monumenti a ricordo dei militari italiani caduti in missione, opera dello scultore Osvaldo Moi, sono stati eretti in piazze delle città di Torino, Novara e Pianezza, in provincia di Torino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]