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Scrittori giocatori[modifica | modifica wikitesto]

"Scrittori giocatori" è un libri di saggi di Stefano Bartezzaghi. Il tema principale è la relazione tra giochi, soprattutto giochi di parole, e letteratura. Si fa spesso una distinzione tra il gioco, un'attività infantile libera, e la letteratura, un'attività matura e seria. Bartezzaghi si propone di illustrare come molti scrittori abbiano inserito giochi nelle loro opere.

Capitolo primo. Dante Alighieri in piazza e la memoria in gioco[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006, Roberto Benigni diede degli spettacoli in Piazza Santa Croce a Firenze, mescolando la recitazione della Divina Commedia con comicità e satira sull'attualità. Lungi dall'essere un'abbinamento incongruo, l'evento ebbe molto successo.

Dante stesso inserisce spesso gichi nelle sue opere. In seguito altri scrittori hanno fatto giochi (a volte involontariamente) basati sul testo della Commedia. La crittografia mnemonica fu inizialmente inventata come gioco basato sulla ricerca di doppi sensi in versi danteschi.

Capitolo secondo. Le cosmicomiche di Primo Levi[modifica | modifica wikitesto]

Capitolo terzo. Per John Cage. Mesostici, domande, regole, obiezioni[modifica | modifica wikitesto]

Capitolo Quarto. Giochi e vita di Giampaolo Dossena, facetious[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema periodico[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema periodico è un libro di memorie di Primo Levi.

Argon[modifica | modifica wikitesto]

l'argon è un gas nobile inerte. Levi lo paragona ai suoi antenati, personaggi di indole pigra e aristocratica. Questo capitolo narra alcuni aneddoti delle vite eccentriche di zii, zie e nonne. Questi antenati arrivarono dalla Spagna attorno 1500 e si stabilirono nel sud del Piemonte. Svilupparono un gergo peculiare che mischiava parole con radice ebraica a desinenze dialettali piemontesi. Questo linguaggio era spesso usato per parlare dei gentili senza che essi potessero capire. L'ultimo personaggio descritto è la nonna paterna di Levi. Un tempo era una bella donna che faceva perdere la testa; ma al tempo che il piccolo Primo la conobbe, si era sposata con un vecchio medico cristiano ed era diventata burbera e tirchia.

Idrogeno[modifica | modifica wikitesto]

All'età di secidi anni, Primo ed un suo amico penetrarono di nascosto il laboratorio del fratello di questi. Qui misero in opera un esperimento di elettrolisi che lasciarono fino al giorno seguente. Quando Primo accese un fiammifero sotto il contenitore in cui si era accumulato l'idrogeno, vi fu un esplosione che solo per caso non li ferì.

Zinco[modifica | modifica wikitesto]

Al tempo dell'università, come prima esperienza di laboratorio, Primo ricevette il compito di produrre solfato di zico. Lo zinco reagisce bene con l'acido solforico solo se contiene delle impurità. Primo si immedesimò con questo processo chimico: era il tempo in cui il regime fascista esaltava la purezza della razza, e Pimo si sentiva fiero, in quanto ebreo, di essere impuro. Era invaghito di una compagna di laboratorio di nome Rita. Inizialmente si convinse che avessero molto in comune, seppure in seguito si rendesse conto che i loro caratteri erano molto diversi. Quando Rita gli concesse di accompagnarla a casa a braccetto, si sentì vittorioso "contro il buio, il vuoto, e gli anni nemici che sopravvenivano."

Ferro[modifica | modifica wikitesto]

Questo capitolo narra dell'amicizia con Sandro Delmastro al tempo dell'università. Sandro era figlio di un muratore e studiava per ottenere un buon lavoro. Levi lo chiama "un uomo di ferro". Non aveva gli ideali di Primo: la scienza come penetrazione del segreto della natura, il razionalismo come antidoto al fanatismo irrazionale dilagante. Primo trasmise a Sandro sete di conoscenza e la passione politica; Sandro comunicò con Primo l'amore per la natura durante le loro arrampicate in montagna. Sandro entrò nella resistenza e fu ucciso dai fascisti nel 1944.

Potassio[modifica | modifica wikitesto]

Ben presto Primo si disillude della chimica: la vede più come un ricettario che come una ricerca dei principi della materia. Invece si rivolge alla fisica e chiede a un fisico assistente di laboratorio di assegnargli un progetto di laurea. L'Assistente era un astrofisico, ma invece di credere nella scienza come rivelatrice dei misteri dell'universo, nutriva delle idee mistiche sull'intima essenza delle cose. Durante un esperimento che richiedeva l'uso di sodio, Primo decide di usare in suo luogo il potassio, causando un'esplosione. Morale: non fidarsi delle similitudini apparenti.

Nichel[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la laurea Levi ha difficoltà a trovare lavoro perché ebreo. Un giorno un giovane tenente dell'esercito si presenta a casa sua e gli offre un lavoro in una cava. Si tratta di trovare un modo di estrarre la piccola quantità di nichel dalla roccia scartata dopo l'estrazione. Levi deve lavorare sotto falso nome per nascondere la sua identità razziale. Riuscirà infine a trovare un metodo, ma la quantità di nichel ottenuto è troppo piccola per essere conveniente. Durante la sua permanenza alla cava, nei monti a nord di Torino, Levi scrive i suoi primi due racconti, riportati nei due capitoli successivi del libro.

Piombo[modifica | modifica wikitesto]

Questo racconto, ambientato in un'antichità non precisata, narra di Rodmund, ultimo di una famiglia di estrattori di piombo del nord Europa. Rodmund viaggia verso sud e sorpassa le Alpi. Scopre un giacimento di piombo tra i monti e lo sfrutta. Poi giunge ad una città dove si lavora il vetro ed usa il piombo per costruire degli specchi. Si imbarca su una nave diretta verso l'isola dei metalli, dove trova piena realizzazione professionale.

Mercurio[modifica | modifica wikitesto]

Questo racconto si svolge su un'isola chiamata Desolazione a sud-ovest di Sant'Elena (ispirata a Tristan da Cunha). Il caporale Abrahams e la moglie Maggie vi sono stanziati con altri soldati per assicurarsi che Napoleone non vi si rifugi. Alla morte di Bonaparte, l'esercito se ne va, ma i due restano. L'unico contatto con il mondo esterno è la visita annuale di una baleniera. Maggie ha delle spinte mistiche che sono legate ad una misteriosa grotta. Col tempo si rifugiano a Desolazione anche due fuggiaschi olandesi, Willem e Hendrik, quest'ultimo un alchimista, e due naufraghi italiani. La montagna dell'isola si rivela essere un vulcano: una notte erutta e una vena di mercurio viene alla luce nella grotta. Gli isolani vendono il mercurio e lo usano per acquistare quattro donne da sposare. Siccome Maggie si è legata a Hendrik, Abrahams prende come moglie una delle nuove arrivate.

Fosforo[modifica | modifica wikitesto]

In seguito Levi trova lavoro presso una ditta farmaceutica svizzera con sede a Milano. A proporlo per il posto è stata una amica d'università, Giulia. Il direttore della ditta è convinto che si possa curare il diabete amministrando ai pazienti fosforo di origine vegetale. Levi ha l'incarico di testare quest'ipotesi su dei conigli, ma con risultati nulli. Primo prova un'infatuazione per Giulia, ma lei è fidanzata e poco dopo si sposa.

Oro[modifica | modifica wikitesto]

Levi entra nella resistenza ma viene presto catturato assieme con alcuni amici. In cella incontra un contrabbandiere che fa anche il cercatore d'oro sulla Dora. Primo è convinto che verrà presto ucciso, ma quando i carcerieri vengono a sapere che è ebreo viene mandato in un campo d'internamento.

Cerio[modifica | modifica wikitesto]

In campo di concentramento ad Auschwitz, Levi deve lavorare un un laboratorio chimico ed è costretto a rubare qualunque cosa di minimo valore per sopravvivere. Trova delle barrette di ferrocerio. Con l'amico Alberto spezza e lima le barrette per produrre cilindretti adatti alla produzione di accendini rudimentali. Gli scambi effettuati permisero loro di sopravvivere fino alla liberazione da parte dei russi.

Cromo[modifica | modifica wikitesto]

Durante una discussione tra colleghi negli anni cinquanta, si parla di abitudini ed espressioni linguistiche che rimangono pur avendo perso il loro senso. Uno di loro racconta di aver lavorato in una fabbrica di vernici dove veniva usato cloruro d'ammonio nell'antiruggine ai cromati. Il cloruro d'ammonio è inutile ed anzi dannoso nell'antiruggine, ma i capi della ditta si rifiutarono di cambiare la formula per reverenza verso la tradizione. Allora Primo Levi ricorda di essere stato lui ad introdurre quello strano ingredienti in quella ditta dieci anni prima. Originariamente serviva a controbilanciare l'eccessiva basicità di alcuni cromati, ma in seguito perse ogni utilità.

Zolfo[modifica | modifica wikitesto]

Questo è un breve racconto ambientato durante la guerra. Il contadino Lanza è costretto a lavorare in una fabbrica per guadagnarsi da vivere. Passa le notti ad operare una caldaia a pressione, dove deve introdurre e rimuovere lo zolfo. Una notte un malfunzionamente quasi provoca l'esplosione della caldaia, ma lui riesce ad evitare il disastro.

Titanio[modifica | modifica wikitesto]

Racconto dedicato a Felice Fantino. Felice sta verniciando i mobili della cucina con una vernice a base di titanio. La bambina Maria è affascinata da quest'uomo strano. Per evitare che Maria tocchi i mobili ancora freschi, Felice disegna un cerchio magico intorno a lei con un gesso. Finito il lavoro, la libera cancellando il cerchio.

Arsenico[modifica | modifica wikitesto]

Un vecchio piemontese porta dello zucchero a far analizzare nel laboratorio chimico dove Levi lavora. Dall'analisi risulta contenere arsenico. Questa è la storia del vecchio: di lavoro fa il ciabattino e un giovane concorrente, per invidia, gli ha fatto avere quel cartoccio di zucchero. Il vecchio non intende far denuncia ma semplicemente riportare il cartoccio avvelenato al giovane.

Azoto[modifica | modifica wikitesto]

Il proprietario di una fabbrica di cosmetici chiede a Levi di produrre dell'allossana, un composto dell'azoto ottenuto dall'acido urico. Levi, aiutato dalla giovane moglie, gira in bicicletta per le campagne a raccogliere pollina, ossia sterco di gallina. Ma il processo chimico di trasformazione non riesce.

Stagno[modifica | modifica wikitesto]

Primo e l'amico Emilio cercano di mettere in piedi una ditta chimica, usando la cucina dei genitori di Emilio come laboratorio. Qui producono, dallo stagno, cloruro stannoso da vendere ai fabbricanti di specchi. Ma l'impresa non rende abbastanza per guadagnarsi da vivere e sono costretti a chiudere e cercare lavoro dipendente.

Uranio[modifica | modifica wikitesto]

Un cliente della ditta di vernici per cui Levi lavora gli racconta le sue avventure di guerra. Dice che dopo essere stato arrestato perchè membro della resistenza, fuggì e incontrò due aviatori tedeschi che gli consegnarono un pezzo d'uranio per liberarsene. Come prova, il cliente spedisce a Levi un frammento del presunto uranio, ma l'analisi rivela trattarsi di cadmio.

Argento[modifica | modifica wikitesto]

Ad una riunione di compagni d'università Levi incontra Cerrato, che gli racconta una storia avvenuta quando lavorava in una fabbrica di lastre fotografiche per radiografie in Germania. Una parte delle lastre, solo quelle prodotte di mercoledì, risultava difettosa a causa della contaminazione del bromuro d'argento. L'investigazione di Cerrato rivelò che la causa era la contaminazione da parte di una conceria del torrente nelle cui acque venivano lavati i camici del laboratorio.

Vanadio[modifica | modifica wikitesto]

Levi ha uno scambio di lettere ufficiale con una ditta tedesca riguardo una fornitura di resina difettosa, da correggere mediante naftenato di vanadio. Scopre che il suo interlocutore, un certo Müller era stato un ispettore nel laboratorio dove egli fu costretto a lavorare ad Auschwitz. Levi lo contatta personalmente, spedendogli una copia di Se questo è un uomo e chiedendogli conto del suo comportamento durante la guerra. Müller risponde in modo insoddisfacente, esprimendo rammarico per gli orrori del nazismo ma senza prendere direttamente la responsabilà. Chiede a Levi un incontro ma muore poco dopo.

Carbonio[modifica | modifica wikitesto]

Storia di un atomo di carbonio. Dopo essere giaciuto per centinaia di migliaia di anni in una roccia calcarea, viene rimosso dall'uomo e messo ad arrostire in una caldaia. Si libera in una molecola di anidride carbonica e per tre volte attraversa il ciclo biologico. La prima volta entra in una foglia di vite, finisce come glucosio nel vino dentro il corpo di un uomo dove viene spezzato in acido lattico, ossidato ed espulso di nuovo come anidride carbonica. Il secondo giro lo porta nel legno di un cedro, dentro l'occio di un tarlo, lavorato dai batteri della corruzione e di nuovo nell'aria. Infine, finisce in un bicchiere di latte che viene bevuto da Primo Levi, entra a far parte di un suo neurone, proprio quello che è responsabile del tratto di penna che mette il punto finale al libro.

La leggenda dei monti naviganti[modifica | modifica wikitesto]

Libro di viaggi di Paolo Rumiz. Narra di due viaggi, effettuati nel 2003 e 2006, sulle due maggiori catene montuose italiane, le Alpi e gli Appennini.

Le Alpi[modifica | modifica wikitesto]

Dal mare alla Drava[modifica | modifica wikitesto]

Il viaggio comincia nell'Adriatico in Croazia, nei pressi di Fiume. Ricerca del punto d'inizio delle Alpi. Visita ai luoghi della prima guerra mondiale sull'Isonzo, alternati alla testimonianze di sopravvissuti alla guerra. Storia degli orsi, numerosissimi in Slovenia, che vengono importati o sconfinano in Italia e viaggiano spinti dalla loro curiosità naturale. Viaggio in bicicletta fino a Lubiana e riflessione sulla crisi di identità slovena. Camminata in montagna in Carinzia con Jörg Haider.

Dal Tagliamento al Vajont[modifica | modifica wikitesto]

Pellegrinaggio con Mauro Corona a vedere la frana che causò la tragedia del Vajont.

Dal Piave all'Adige[modifica | modifica wikitesto]

Nel traffico intasato della pianura veneta. Riflessioni sulla rovina del paesaggio veneto, la desertificazione del Piave. L'estinzione dell'agricoltura e della cultura mondo contadino. Incontro e arrampicata con Mario Rigoni Stern. Un suonatore di violoncello nel bosco. Le grappe di frate Lino all'eremo di Pietralba.

Dalle cime del Brenta all'Inn[modifica | modifica wikitesto]

La reintroduzione degli orsi in Trentino e il dibattito tra i favorevoli e i contrari. Incontro con Ryszard Kapuściński a Bolzano. Viaggio in treno da Verona verso Monaco di Baviera. Riflessioni sull'orgoglio localistico del bavaresi.

Dalle Venoste alla Valtellina[modifica | modifica wikitesto]

La scomparsa di Herr Helmut Simon, scopritore di Ötzi e storia di come la provincia di Bolzano riuscì a sottrarlo all'Austria. Salita in bici verso il passo dello Stelvio. Viaggio in treno in Svizzera attraverso il canton Grigioni. Incontro con Fausto De Stefani, alpinista conquistatore dei quattordici Ottomila. Incontro con Walter Bonatti, uno dei più grandi alpinisti del mondo.

Da Chiavenna al Ticino[modifica | modifica wikitesto]

I lavori di traforo per il grnade tunnel del Gottardo. Viaggio nel cantone di Schwyz e riflessione sulla xenofobia svizzera. Valle Bavona, dove gli abitanti hanno rifiutato l'elettricità gratuita offerta alla costruzione della diga.

Dal Rosa al Bianco[modifica | modifica wikitesto]

Il ghiacciaio del Belvedere che si muove ad una velocità di trecento metri all'anno a causa del cambiamento del clima. Incontro con Genulin, patriarca e memoria storica del paese di Curino in provincia di Biella. Storia di Francesco Bider, operaio del biellese, che si arruolò volontarion nel UCK e morì in guerra. Pernottamento all'Ospizio presso il passo del San Bernardo. Monte Bianco: il tentativo degli abitanti locali di chiudere il tunnel dopo la catastrofe del 1999.

Dal Gran Paradiso a Nizza[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi del Gran Paradiso, discussione con un locale sul declino della vita montana dovuta all'industrializzazione; l'Olivetti più rispettosa della Fiat della cultura montanara degli operai. Incontro con Diego De Castro, testimone dell'inizio della Grande Guerra. Scalata in bici del Colle dell'Agnello alla vigilia del giro d'Italia del 2001. Viaggio in bici fino a Nizza; scippo alla periferia e decisione di tornare in Italia.

Gli Appennini[modifica | modifica wikitesto]

Da Savona alla Trebbia[modifica | modifica wikitesto]

Tutto cominciò nel buio: L'idea di fare un viaggio sugli Appennini venne a Rumiz dopo un servizio giornalistico sul nuovo traforo per l'alta velocità tra Firenze e Bologna. Le proteste di alcuni lettori contro l'impatto ambientale dei trafori ferroviari lo spinsero a conoscere meglio i monti che costituiscono la spina dorsale dell'Italia.

Il rettilineo non accorcia un bel niente: Il viaggio viene effettuato su una Topolino, un'auto vecchia e lenta, di proposito per apprezzare maggiormente il paesaggio. Le regole del viaggio richiedono di usare solo strade secondarie ed evitare i centri abitati maggiori.

L'ultima tricea di don Luciano: Ad accompagnare Paolo Rumiz è l'amico Albano Marcarini. La prima tappa in Liguria li porta ai passi Faiallo e del Turchino; poi in Piemonte. Nel paese di Dova superiore incontrano il parroco don Luciano, che gli racconta dell'abbandono delle montagne e della perdita della cultura locale.

Sulle tracce di Gurcio Tignoso: al valico di Capanne di Còsola incontrano un gruppo di musicisti popolari. I luoghi portano la memoria dei passaggi di Annibale e Federico Barbarossa e storie di briganti e di abati irlandesi. Il compagno di viaggio Albano ritorna a Milano.

Persi nella piana ipermercata: Sosta in pianura, presso Fiorenzuola, con ricordi della devastazione causata dai cosacchi dopo la battaglia della Trebbia. Incontro con Vinicio Capossela e la sua banda.

Dalla Val d'Arda alla Lucchesia[modifica | modifica wikitesto]

La principessa delle balene: Presso Castell'Arquato l'auto ha dei problemi e bisogna far arrivare una dinamo di ricambio da Bologna. Nel frattempo una locale accompagna Rumiz in val di Nure. Poi incontra l'artista antropologa Claudia Losi che lo porta a vedere una balena fossile.

Zwanzig Personen in Automobil: Storie passate di domatori d'orsi. La montagna è vuota d'uomini e piena di animali.

Il lupo e le signore degli agnelli: Nelle valli di Zeri, incontro con le donne di un consorzio di allevatrici di pecore. La presenza invisibile del lupo. Incontro con Nanni Barbero, che racconta come la cornamusa si arrivata nelle terre del nord dall'Appennino.

Attenti ai Buioni: Traversata delle Alpi Apuane. Storie di lotta partigiana. Lo speleologo Andrea Gobetti racconta dei fantasmi Buioni. Pellegrinaggio alla casa di Fosco Maraini. Alla sera, incontro con l'attore Giuseppe Cederna e riflessione su come il suicidio di un amico abbia spinto entrambi a viaggiare.

Dall'Abetone alla Romagna[modifica | modifica wikitesto]

Le vacche vadano al piano: Tentativo di passare dalla Toscana all Emilia usando un passo minore. Ma due tentativi falliscono su strade impassabili e Rumiz è constretto a fare l'Abetone.

L'oro di Felix Pedro: A Fanano, storia di Felice Pedroni, emigrato in Alasca che scoprì la più grande vena d'oro del mondo. Incontro con un elfo, membro di un gruppo che rifiuta la tecnologia e vive alla maniera antica. Visita a Francesco Guccini e storie di emigrazioni. L'amico Franco Poselli si unisce al viaggo. Ricordo di Tiziano Terzani.

Il boa che uccide i torrenti: Visita al cimitero tedesco sul passo della Futa. Discesa al Mugello. Tutti i fiumi sono scomparsi, l'acqua risucchiata dallo scavo del tunnel per la Tav.

Mugugni sul fatal sacello: Visita alla cappella di Mussolini a Predappio.

"I fascisti peggio dei tudòsc": A Meldola, rievocazione di Antonio Carini, eroe partigiano massacrato dai fascisti.

Dal Montefeltro ai Sibillini[modifica | modifica wikitesto]

Il cielo si oscura, governo ladro: Entrata nelle Marche. Nel Montefeltro i viaggiatori sono sorpresi da un temporale. L'auto fa acqua e sono costretti a fermarsi ad una locanda. Tappa a Pennabilli, paese di Tonino Guerra.

Donna in nero con temporale: Ci si ferma per la notte all'eremo di Fonte Avellana.

Hitler, Ginetto e san Severo: Passaggio per Pioraco, il comune dai nomi più pazzi d'Italia. Il compagno di viaggio lascia Rumiz di nuovo solo. Incontro con Ginetto, che è stato internato in Germania e si è costruito da solo la cappella dove sposarsi.

Dai monti Reatini al Molise[modifica | modifica wikitesto]

Immanis horribilisque specus: Tra i monti Sibillini e i monti Reatini c'è sentore di negromanzia e dèi etruschi. Il paesaggio è quasi deserto.

Ottava rima e ragù: A Villa Pulcini, un villaggio quasi abbandonato, Rumiz incontra gli ultimi praticanti della tradizione orale della sfida poetica all'ottava rima.

Dove i monti diventano alcipelago: Dopo una fermata ad Amatrice per l'inevitabile pasta all'amatriciana, Rumiz prosegue attraverso il parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga sotto un cielo plumbeo. Si ferma per la notte presso una famiglia che abita in una rocca.

Dispersi nelle Terre di mezzo: Il figlio Andrea raggiunge Rumiz per una parte del viaggio. Attraversata della Maiella ed entrata nel Molise.

Del brutto tempo e dei santi: Rievocazione dei riti contro il maltempo e delle trazizioni di origine pagana avversate dalla Chiesa.

Vacche lombarde in Terronia: Alla ricerca dei tratturi. Come la politica ha distrutto la transumanza.

La nostalgia di Carmelina: Sosta tra i casari del Molise. Nostalgia per la transumanza abolita.

Dal Sannio all'Ofanto[modifica | modifica wikitesto]

Un'onda lunga di alture viola: A Pietracatella, vicino al lago del fiume Fortore, festa di san'Antonio da Padova con benedizione delle trebbiatrici. Tracce dei Fenici: si dice cha la battaglia di Canne si sia svolta in questi luoghi e in seguito i soldati di Annibale si siano stabiliti in queste terre.

"Statale 17, sembri esplodere di sole": Percorso sulla Statale Diciassette, cantata da Guccini, e primo tratto di rettilineo del viaggio.

Sulle ali dello spirito santo: Aquilonia Vecchia in Campania, cittadina fantasma distrutta dal terremoto nel 1930. In origine si chiamava Carbonara, ma fu rinominata per punizione contro la sua opposizione all'Unità d'Italia. Avvistamento di un falco di palude femmina.

Inno ai cornuti volontari: Festa di san Vito a Rapone, in Basilicata. Reincontro con Vinicio Capossela, che porta Rumiz a Calitri, paese d'origine della sua famiglia. Il culto dei santi è qui politeismo puro.

Dagli Alburni al Pollino[modifica | modifica wikitesto]

Praticamente Armageddon: Riusulta quasi impossibile oltrepassare l'autostrada Napoli-Reggio. Incontro con un pullman di emigranti siciliani diretto a Düsseldorf. Lo spopolamento dei paesi del sud.

"Sali, la Madonna ti aspetta": Visita al santuario di Santa Maria di Novi Velia in compagnia dell'antropologo Marino Niola, che racconta delle dee madri di queste terre.

Dell'inevitabilità del viaggiare: Riflessioni sull'importanza del viaggio e sull'origine del Touring Club Italiano e sulle sue vecchie mappe.

Dove Nerina si svela una signora: La vecchia Topolino fa simpatia anche ai vigili, che fermano Rumiz solo per ammirarla.

Dal Crati a Capo Sud[modifica | modifica wikitesto]

Guida al centro e avanti: In Calabri tutti gli automobilisti guidano al centro della strada.

Gamberoni verdi sul parabrezza: Nella Sila Greca dove nel 2000 Rumiz vide le prime locuste in Italia.

Il miracolo di Santa Maria Assunta: Attraversamento della Sila nel caldo torrido. I paesi si svegliano alla vita nel mezzo della notte.

Nella Bocca del vento: Nel punto più stretto del continente, un forte vento soffia dal Tirreno allo Ionio. A Serra San Bruno, paese dall'aspetto subalpino, si assiste, in un ristorante, ad una pubblica condanna. Sull'Aspromonte l'auto si guasta; fortunatamente un escursionista incontrato per caso la sa aggiustare.

L'ultima dea di pietra: Salita al Monte Cocuzza, ultimo baluardo degli Appennini. Il disinteresse della politica per le risorse del territorio e la fuga della popolazione.

Una birra, una tovaglia, la risacca: Discesa lungo la strada fatta da Garibaldi nel 1862 fino al punto più a sud della penisola.

Il gioco dell'universo[modifica | modifica wikitesto]

Libro di Dacia e Fosco Maraini. Consiste di estratti dai diari e dagli appunti di Fosco, commentati dalla figlia Dacia.

I primi due capitoli narrano il viaggio effettuato da Fosco Maraini in Tibet nel 1937 al seguito dell'etnologo Giuseppe Tucci, che determinò la scelta di Fosco di deventare antropologo. Queste esperienze sono all'origine del libro Segreto Tibet. Nonostante l'importanza del viaggio, gli appunti sono molto stringati ed essenziali.

Il terzo capitolo riguarda il rapporto con la religione. Pur non abbracciando alcuna fede determinata, Fosco rivela un interesse per la spiritualità ed il misticismo. Riflette sulle due grandi famiglie religiose occidentale e orientale: quella guidaico-cristiana-mussulmana e quella induista-giansenista-buddista.

Alcuni appunti riguardano il periodo della sua vita trascorso in Giappone. Inizialmente vi si era recato con una borsa di studio per una ricerca antropologica sugli Ainu dell'Hokkaidō. Durante la seconda guerra mondiale, quando Maraini rifiutò di guirare fedeltà alla Repubblica di Salò, tutta la famiglia venne internata in un campo di concentramento. Fosco si tagliò un dito e lo gettò in faccia ad una guardia per protesta contro le condizione disumane. Solo così ottenne un lieve miglioramente che permise ai Maraini di sopravvivere.

Da un elenco di case trovato nei taccuini, Dacia ricostruisce in breve la storia della famiglia alcuni eventi fondamentali della sua vita.

Altri temi toccati sono l'alpinismo, un grande amore di Fosco. Una delle storie narra del drammatico incidente occorso ad un amico tedesco, Birus, durante un'escursione sulle montagne del Giappone. I molti amori del dongiovanni Fosco sono taciuti o solo accennati con pudore nei taccuini.

Altra passione di Maraini era la lingua. Il suo grande talento linguistico, unito ad una memoria prodigiosa, gli permetteva di imparare nuove lingue in brevissimo tempo. Essendo nato da madre inglese, fu poliglota fin dall'infanzia. La fascinazione per i suoni linguistici lo portò a inventare le poesie metasemantiche, o fànfole, brevi componimenti in versi composti di parole inventate.

La Pista di Sabbia[modifica | modifica wikitesto]

La pista di sabbia è un romanzo di Andrea Camilleri, parte della serie avente come personaggio il commissario Montalbano.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un mattino il commissario Montalbano si sveglia e trova un cavallo morto ammazzato sulla spiaggia di fronte alla sua casa di Marinella. Prima mi poter far prelevare la carcassa, il cavallo viene misteriosamente rimosso da sconosciuti. Più tardi la signora Rachele Esterman si reca in commissariato per denunciare il furto del suo cavallo sauro, che aveva affidato alla scuderia di Saverio Lo Duca. La signora si trova in Sicilia per partecipare ad una gara equestre che si svolge annualmente a Fiacca. È ospitata dalla sua amica Ingrid Sjorstrom, vecchia conoscente del commissario.

La sera Ingrid si reca a cena da Montalbano, ma sorprende degli sconosciuti in casa. Risulta che abbiano rubato solo il vecchio Rolex del padre.

Da indagini effettuate da Mimì Augello, risulta che i cavalli rubati dalle scuderie di Lo Duca sono due, Super, appartenente a Rachele Esterman, e Rudy, appartenente a Lo Duca.

Ne frattempo Fazio indaga su un giro di gare ippiche clandestine gestite da Michele Prestia, un piccolo criminale con legami mafiosi tramite Francesco Bellavia, membro della famiglia Cuffaro.

Ingrid invita Montalbano a partecipare ad una festa in occasione della gara ippica, dove Rachele corre con un altro dei cavalli di Lo Duca, ma si piazza seconda. In quest'occasione il commissario incontra Lo Duca, il quale sospetta che a rubare i cavalli sia stato un suo vecchio dipendente, Gerlando Gurreri, per vendetta: Lo Duca, durante un alterco, lo aveva ferito alla testa, rendendolo invalido Durante la cena, Rachele induce Montalbano ad allontanarsi e fanno l'amore in un fienile presso le scuderie.

Al ritorno a casa, il commissario trova segni di una perquisizione minuziosa; il Rolex risulta restituito. Con l'aiuto di Fazio, organizza una trappola: finge di uscire e lasia Galluzzo a guardia. Degli sconosciuti tentano di dar fuoco alla casa, Galluzzo li sorprende, c'è un conflitto a fuoco, uno dei malintenzionati resta ferito, ma riescono comunque a scappare.

Montalbano sospetta che l'intrusione sia un tentativo di intimidazione legato alla sua testimonianza contro Giacomo Licco, un mafioso legato alla famiglia Cuffaro. Si reca dal pm Giarrizzo per comunicargli di avere dei dubbi riguardo a un possibile alibi di Licco. Viene infatti a sapere che l'amante di Licco, Concetta Siragusa, testimonierà a suo favore.

Le indagini di Fazio su Guerreri rivelano che la Siragusa è sua moglie e i Cuffaro lo hanno fatto entrare nell'associazione in cambio della testimonianza. Francesco Bellavia ha minacciato di ucciderlo se la moglie non collabora.

Il mattino seguente un cadavere viene trovato in mezzo alla campagna; è vestito solo di mutande ed è stato ucciso con un colpo di pistola alla schiena. Dall'analisi della Scientifica risulta che il proiettile appartiene ad una pistola in dotazione alla Polizia. Il medico legale conferma che il morto aveva in passato ricevuto un trapanamento del cranio. Montalbano capische che si tratta di Gurreri e che ad ucciderlo è stato Galluzzo; il suo complice Bellavia ha poi provveduto a disfarsi del cadavere.

Dalla lavanderia mandano a Montalbano un ferro di cavallo trovato nella tasca dei suoi pantaloni. Solo allora in commissario si ricorda diaverlo preso dalla carcassa del cavallo. Il ferro non ha nessun segno particolare, mentre quelli del cavallo di Rachele avevano dei marchi ben precisi. Da questo Montalbano capisce che il cavallo ucciso è in realtà quello di Lo Duca.

Montalbano fa credere a Lo Duca che Prestia abbia confessato e si fa raccontare tutto. Prestia lo ricattava e lo stava costringendo a dare uno dei suoi cavalli per le corse clandestine. Lo Duca aveva organizzato il furto dei due cavalli e aveva fatto credere che quello ucciso fosse di Rachele Esterman e non il suo, che era comunque in fin di vita. Bellavia e Prestia vengono arrestati e il cavallo di Rachele recuperato.

Ingrid e Rachele vanno a cena da Montalbano. Il telefono suona e Rachele risponde: è Livia, che riattacca subito. Montalbano si prepara ad una gran baruffa telefonica dopo la cena e dopo aver rivelato a Rachele che il suo cavallo è salvo.

Romanzo Criminale[modifica | modifica wikitesto]

Romanzo criminale è un romanzo di Giancarlo De Cataldo, ispirato alla storia della Banda della Magliana. Narra dell'evoluzione di una banda criminale di Roma, dalla nascita ad opera di due piccoli criminali soprannominati Libanese e Freddo fino a ....

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Prima Parte[modifica | modifica wikitesto]

La banda nasce quando il Libanese e i suoi soci incontrano il Freddo e i suoi in seguito a un futro: l'auto del Libanese e` stata rubata da un drogato detto Sorcio e rivenduta al Freddo. Dopo qualche momento di tensione i due si accordano e danno origine ad una associazione criminale.

Il loro progetto è di construire un'associazione simile alla mafia siciliana, superando i piccoli interessi da piccoli malfattori in vista di obiettivi più ambiziosi. Il primo colpo è il rapimento del barone Rosellini. Il prigioniero viene affidato ad un'altra banda. Uno dei guardiani inavvertitamente si fa vedere in volto, costringendoli ad uccidere il barone. Ciononostante, il riscatto viene pagato. La banda, su suggerimento di Libanese e Freddo, decide di reinvestire la maggior parte del ricavato in traffico di droga. A tal fine concludono un patto con la camorra di Raffaele Cutolo. Uno solo di loro, soprannominato Satana, non sta all'accordo e abbandona l'associazione.

Ad indagare sul rapimento sono il poliziotto Nicola Scialoja e il sostituto procuratore Borgia. Scaloja, seguendo il filo di alcune banconote segnate facenti parti del ricatto, risale a Patrizia, una prostituta legata al Dandi, uno dei capi della banda. Ma non riesce a trovare prove conrete.

L'espandersi delle attività criminali del gruppo entra in conflitto con gli interessi del Terribile, un altro piccolo criminale di Roma. Questi, per disfarsi dei nemici, fa una soffiata alla polizia e i capi della banda finiscono in prigione. Comunque vengono rilasciati poco dopo per mancanza di prove.

Nello stesso periodo, Aldo Moro è rapito dalle brigate rosse. La banda viene inizialmente contattata per la liberazione, ma in seguito appare chiaro che a nessuno interessa salvare la vita del politico democristiano. Moro è assassinato dai brigatisti un mese e mezzo dopo il rapimento.

Si decide finalmente di affrontare direttamente il Terribile. Alcuni membri della banda lo aspettano all'uscita da casa e lo uccidono, il Freddo dà il colpo di grazia. All'omicidio non partecipa il Libanese, che ha un un motivo personale d'odio verso il Terribile e sarebbe il primo sospettato. Subito dopo il Freddo viene arrestato per una denuncia risalente a prima della formazione della banda. Il Libanese ammazza il denunciante, per ripagare il Freddo dell'eliminazione del Terribile.

L'attività di reinvestimento del denaro sporco si espande. A Patrizia viene comperato un bordello di gran lusso e la banda apre una bisca clandestina di alto livello. Nel gruppo si infiltrano un rappresentante della mafia siciliana detto Nembo Kid, due agenti segreti soprannominati Zeta e Pigreco, e un esponente dell'estrema destra chiamato il Nero.

Zeta e Pigreco scoprono che il commissario Scialoja fatto fuggire una vecchia amica sospettata di terrorismo. Lo ricattano e lo costringolo a farsi trasferire a Modena.

Il Nero, su richiesta delle due spie e col supporto di un esponente della mafia, ammazza il Pidocchio, un giornalista scandalista scomodo ad un noto politico. (L'evento corrisponde, nella storia reale, all'assassinio di Mino Pecorelli, che aveva lanciato accuse contro Giulio Andreotti.) Un personaggio politico detto il Vecchio tira le fila di Zeta e Pigreco. Usa la pressione della forza pubblica per costringere la banda a collaborare con i suoi progetti: fa arrestare alcuni di loro, tra cui il Libanese, per un breve periodo; fa chiudere la bisca e il bordello; e fa mettere Patrizia in prigione.

Il rapporto tra Libanese e Freddo si guasta a causa del rapporto con is servizi segreti, che Freddo non approva, e delle ambizioni grandiose e irrealiste di Libanese. Questi diventa sempre più teso, perde molto al gioco e una sera, dopo aver contratto un grosso debito con i fratelli Gemito, vecchi alleati del Terribile, rifiuta di pagare e li insulta brutalmente. La reazione non si fa attendere: Libanese viene abbattuto per strada da due sicari.

Nel frattempo Scialoja partecipa alle operazioni di salvataggio dopo la Strage alla stazione di Bologna. Si convince a ritornare a Roma e continuare le indagini sulla banda, aiutato dal fatto che la sua amica è stata scagionata.

Seconda Parte[modifica | modifica wikitesto]

La banda, ora guidata dal Freddo, cerca di vendicare il Libanese, ma inizialmente con scarso successo. Mario il Sardo esce dal manicomio militare e pretende di avere più potere e denaro. Viene eliminato. Finalmente la banda riesce a scovare e assassinare i fratelli Gemito, ma durante l'ultimo agguato Bufalo e Ricotta sono catturati dalla polizia.

Dandi si lega sempre di più alla mafia siciliana e ai servizi segreti. Comincia a fare affari da solo con Trentadenari senza informare gli altri.

Quando Patrizia esce dal carcere, riallaccia la relazione con Scialoja e, prima di lasciarlo definitivamente, gli rivela l'ubicazione delle armi della banda nel sotterraneo del ministero. Il deposito viene svelato il guardiano rivela il nome di alcuni dei membri della banda alla polizia.

Mentre il Freddo si trova in carcere per strascichi di vecchi crimini, il resto della banda diventa sempre più instabile e violento. Effettuano vendette sanguinarie contro rivali di piccolo calibro. Nembo Kid è incaricato da zio Carlo di assassinare un banchiere a Milano, ma l'operazione va storta e viene ucciso dalla polizia.

Il Freddo sta per uccidere is Sorcio, che aveva rubato alla cassa comune, quando vengono entrambi arrestati. Il Sorcio si pente e rivela tutta la struttura della banda agli investigatori. Tutti vengono arrestati, tranne il Dandi.

Terza Parte[modifica | modifica wikitesto]

Dandi è comunque catturato in seguito mentre fa visita a Patrizia. Infine tutti vengono scarcerati anche grazie agli intrighi del Vecchio. Solo Bufalo e Ricotta, che sono stati colti in flagrante delitto, restano in prigione. Bufalo cova un odio rabbioso contro Dandi; riesce a farsi dare l'infermità mentale e infine fugge dal manicomio criminale. Mette assieme una sua banda e al momento opportuno assassina il Dandi.

Nel frattempo il Freddo è fuggito in sudamerica con Roberta, la sua nuova amante, per la quale a lasciato tutto. Ma la storia non dura. Dopo che suo fratello Gigio viene assassinato da Carlo Gemito e la polizia riesce a sovarlo, si pente e gli ultimi rimasti nella banda sono condannati a pesanti pene.

Quando il Vecchio muore, lascia il suo diario a Scialoja, che lo usa per fare carriera e assume il ruolo di potere oscuro che era stato del Vecchio

La presa di Macallè[modifica | modifica wikitesto]

La presa di Macallè è un romanzo di Andrea Camilleri, ambientato nel 1935, durante la guerra d'Abissinia. È scritto nello stile usuale di Camilleri, che mescola italiano e dialetto siciliano.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Michelino Sterlini: Un bambino di sei anni. Provvisto di un pene superdotato per la sua età. Appassionato di armi e battaglie, è facile preda della propaganda fascista.
  • Gherlando Sterlini: Padre di Michelino, segretario politico del paese.
  • Ernestina: madre di Michelino.
  • Marietta Ardigò: cugina di Michelino. È innamorata di Balduzzo, ma ha desideri impuri nei confronti di Michelino.
  • Ubalco Cuccurullo detto Balduzzo: innamorato di Marietta. Sta facendo servizio militare nella guerra di Abissinia.
  • padre Burruano: il prete che insegna catechismo a Michelino. Ha una relazione sessuale con la madre di Michelino.
  • Olimpio Gorgerino: professore di matematica. Da lezioni private a Michelino e ne approfitta per abusarne sessualmente.
  • Totò Maraventano: sarto comunista. Viene regolarmente arrestato e picchiato dai fascisti.
  • Alfio Maraventano: figlio di Totò. A scuola viene regolarmente discriminato a causa delle idee politiche di suo padre.
  • Romilda Pancucci: seconda insegnante privata di Michelino. È zitella e vive con la sorella moribonda.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Uno[modifica | modifica wikitesto]

Michelino è un banbino di sei anni. Il padre tradisce la madre con la serva; quando la madre lo scopre i due si separano e Michelino deve vivere con gli zii per alcuni giorni. Dorme con la cugina Marietta, che scopre in quest'occasione che Michilino è provvisto di un pene superdotato. Quando i genitori si riappacificano, Michelino ritorna a casa.

Michelino ha fantasie in cui si immedesima in Buffalo Bill che combatte gli indiani o immagina di fare guerra agli abissini. In una di queste fantasticherie massacra una cane con un coltello.

Marietta è innamorata di Balduzzo, che sta facendo il militare. Quando ritorna per una licenza, la convince a fare del sesso con lui, promettendole che la sposerà se dovesse restare incinta.

Due[modifica | modifica wikitesto]

Michelino comincia ad andare a catechismo e a scuola. Fraintende ampiamente i precetti religiosi e, influenzato dalla retorica anti-abissina fascista, vandalizza la statua di San Calogero perchè rappresentato come un nero. Ne frattenpo la madre ha una relazione illecita con il parroco padre Burruano.

A scuola dimostra di saper già leggere e scrivere e di aver assorbito la propaganda fascista. Quindi il padre decide di mandarlo a lezione privata dal professor Olimpio Gorgerino, il quale ne abusa sessualmente con la scusa di insegnargli i costumi degli antichi spartani.

Tre[modifica | modifica wikitesto]

Un'amica della madre, Clementina Sucato, approfitta pure lei sessualmente di Michelino. Quando la madre la scopre, scaccia l'amica violentemente. Anche la pedofilia del professor Gorgerino viene scoperta dal padre di Michelino, che picchia il professore e gli impone di dare le dimissioni e lasciare il paese.

Michelino viene mandato a lezione dalla maestra Pancucci assieme a Totò Prestipino, un ragazzo più vecchio di due anni ma scolasticamente ritardato.

Nel frattempo, Balduccio viene ucciso durante la battaglia di Macallè. Al sabato fascista viene messa in scena una ricostruzione della battaglia, interpretata dai giovani balilla. Michelino fa la parte di un soldato italiano, mentre Alfio Maraventano fa l'abissino. Si scontrano, Alfio ha la meglio e Michelino nella rabbia si ripromette di ucciderlo.

Quattro[modifica | modifica wikitesto]

Michelino scopre dove vivono i Maraventano, non lontano dalla casa della maestra Pancucci. La sartoria ha la porta sempre aperta e Alfio fa i compiti ad un desco volgendo la schiena all'entrata. Un giorno Michelino lo assalta e gli pianta la baionetta di balilla in gola, lasciandolo moribondo. La polizia attribuisce la responsabilità dell'attacco al padre di Alfio.

Cinque[modifica | modifica wikitesto]

Alfio Maraventano finisce in ospedale, dove muore poco dopo di tetano.

Un giorno Michelino va al cinema da solo e viene abbordato da un pedofilo. Michelino lo pugnala ad una mano con un temperino.

La madre di Michelino continua la sua relatione con padre Burruano, senza prendere molte precauzioni. Un giorno, tornato da lezione in anticipo, Michelino li scopre, ma non capisce cosa stiano facendo.

Michelino, dopo avere seguito un corso di preparazione, fa la cresima. Lo zelo religioso, mescolato all'ideologia fascista, lo prende sempre di più e comincia a illudersi che Gesù gli parli direttamente e lo incoraggi a diventare un soldato di Cristo e di Mussolini.

Sei[modifica | modifica wikitesto]

I genitori si separano e Michelino viene mandato ad abitare a casa degli zii, dove rinnova l'amicizia con la cugina Marietta. A lui viene detto che la madre è andata a vivere con i nonni perchè non sta bene. Ma si capisce che la sua infedeltà è stata scoperta. Padre Burruano finisce all'ospedale, picchiato dal padre di Michelino, ma raccontando di essere caduto.

Michelino ritorna a casa con il padre e Marietta viene ad abitare con loro per badare alla casa. Ispirato dal racconto Dagli Appennini alle Ande del libro Cuore Michelino scappa di casa con l'intenzione di trovare la mamma dai nonni. Per strada viene fermato da due tredicenni che lo vogliono derubare, ma lue taglia la faccia ad uno dei due col temperino e li fa fuggire. Trovato un passaggio, arriva dai nonni, ma la mamma non c'è: È in ospedale a Palermo.

Il nonno lo riporta a casa. Il papà passerà la notte fuori e Marietta si è ubriacata dalla preoccupazione. In preda all'alcol, induce Michelino a degli atti sessuali.

Sette[modifica | modifica wikitesto]

Michelino passa il Natale dai nonni paterni, ma è triste per l'assenza della mamma. A capodanno, dopo la mezzanotte, il padre va a giocare a carte al circolo. Marietta è ubriaca, scopre che Michelino ha un'erezione ogni volta che sente un discorso del duce. Mette un disco con una registrazione di Mussolini e approfitta sessualmente di Michelino.

Quando Michelino interroga Marietta su ciò che hanno fatto, viene a sapere che la madre ha avuto una relazione illecita con padre Burruano. Non vuole credere che la madre sia una peccatrice e i rapporti con Marietta si guastano.

Otto[modifica | modifica wikitesto]

Michelino si convince che Marietta è un diavolo e che sia lui che la madre saranno dannati. Chiede a Gesù di perdonare la madre e come sacrificio tenta il suicidio accoltellandosi con il suo temperino. Si salva e tutti credono che si sia ferito cadendo su un chiodo. Le sue ossessioni religiose e fasciste diventano più forti.

Marietta el il padre di Michelino cominciano una relazione. Michelino, in preda a visioni stimolate dalla febbre, decide di liberarsi del diavolo. Entra nella camera dove i due hanno fatto all'amore e ora stanno dormendo. Li uccide entrambi con la sua baionetta di balilla, da fuoco alla casa e si getta nelle fiamme.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]