Cuore (romanzo)

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Cuore
Cuore - front matter.jpg
Copertina di una storica edizione della Garzanti
AutoreEdmondo De Amicis
1ª ed. originale1886
GenereRomanzo
Lingua originale italiano
AmbientazioneTorino, anno scolastico 1881-1882
ProtagonistiEnrico Bottini
CoprotagonistiGarrone
AntagonistiFranti
Altri personaggiMaestro Perboni, Ernesto Derossi, Stardi, Precossi, Coretti, Nelli, Nobis, Coraci, Crossi, Votini, Rabucco

«Questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i 9 e i 13 anni, e si potrebbe intitolare: Storia d'un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d'una scuola municipale d'Italia. - Dicendo scritta da un alunno di terza, non voglio dire che l'abbia scritta propriamente lui, tal qual è stampata. Egli notava man mano in un quaderno, come sapeva, quello che aveva visto, sentito, pensato, nella scuola e fuori; e suo padre, in fin d'anno, scrisse queste pagine su quelle note, studiandosi di non alterare il pensiero, e di conservare, quanto fosse possibile, le parole del figliuolo. Il quale poi, 4 anni dopo, essendo già nel Ginnasio, rilesse il manoscritto e v'aggiunse qualcosa di suo, valendosi della memoria ancor fresca delle persone e delle cose. Ora leggete questo libro, ragazzi: io spero che ne sarete contenti e che vi farà del bene.»

(Edmondo de Amicis - Dedica dell'autore)

Cuore è un romanzo per ragazzi scritto da Edmondo de Amicis a Torino, strutturato a episodi separati e pubblicato, per la prima volta, dalla casa editrice milanese Treves nel 1886.

Il libro fu un grande successo perché i personaggi dei racconti provenivano da varie parti d'Italia, dando un forte spunto alla Unità tra le varie regioni del Regno a livello culturale oltre che politico. Il successo fu tale che De Amicis divenne lo scrittore più letto d'Italia.[senza fonte]

Struttura e trama[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo è strutturato come il diario di un ragazzo di famiglia borghese, Enrico Bottini, che riporta sulla pagina episodi e personaggi della sua classe scolastica durante un anno in terza elementare, nell'anno scolastico 1881-82 presso una scuola di Torino e intervallato da "racconti mensili" del maestro elementare su varie storie sempre interpretate da fanciulli. L'ambientazione generale è la Torino dell'Unità d'Italia, nel periodo tra il 1878 (anno d'incoronazione del Re Umberto I) e il 1886 (anno della pubblicazione del libro); più precisamente gli eventi narrati sono ambientati fra il 17 ottobre 1881 e il 10 luglio 1882. Il testo ha intenti pedagogici finalizzati a insegnare ai giovani cittadini del Regno le virtù civili, ossia l'amore per la patria, il rispetto per le autorità e per i genitori, lo spirito di sacrificio, l'eroismo, la carità, la pietà, l'obbedienza e la sopportazione delle disgrazie.[senza fonte]

Lo sviluppo dell'anno scolastico è seguito in ordine cronologico, dal 17 ottobre 1881 al 10 luglio 1882: a ogni mese corrisponde un capitolo, in cui il diario di Enrico è intervallato da appunti dei familiari (padre e madre, solo una volta la sorella maggiore), che leggono le sue pagine e gli forniscono consigli di stampo etico e pedagogico utili per la sua crescita. A questi capitoli si aggiungono nove racconti, presentati mensilmente dal maestro di Enrico, che seguono le avventure, spesso con esito drammatico, di bambini italiani di varie regioni. Il diario termina con la notazione del trasferimento della famiglia e la perdita degli amici di Enrico, che dovrà frequentare la quarta elementare in un'altra città.

Per comprendere i riferimenti alle classi scolastiche citate nel libro è necessario sapere che l'organizzazione della scuola descritta è quella derivante dalla Legge Casati del 1859, che prevedeva una scuola primaria elementare (dai sei anni di età) di quattro anni, divisa in due cicli (inferiore e superiore) di due anni ciascuno. Il proseguimento nella scuola secondaria prevedeva cinque anni di Ginnasio seguiti da tre anni di Liceo. Questo spiega perché nel libro Enrico segue la terza elementare, prima classe elementare superiore, dopo aver seguito due classi elementari inferiori; inoltre viene espressamente indicato che l'anno successivo avrebbe seguito l'ultimo anno delle elementari per andare poi al Ginnasio.[senza fonte] In base a questa organizzazione, e tenendo presente che l'età di frequenza tipica per la classe terza avrebbe dovuto essere di otto-nove anni, la composizione ibrida della classe per l'età dei ragazzi crea una difficoltà interpretativa, se non addirittura una contraddizione interna: «Da notare la composizione ibrida della classe per l'età dei ragazzi che sta a testimoniare l'irregolarità della presenza e della frequenza scolastica in quegli anni. Enrico ha 11 anni, Derossi e Stardi 12, Garrone addirittura 14, mentre Rabucco, il "muratorino" poco più di otto. Nota: Qualcosa non torna, dato che il muratorino dimostra una precocità che sembra ingiustificata, così come non si capisce bene perché Enrico faccia ancora la quarta. Così gli altri.»[1]

In particolare l'osservazione del non rispetto dell'età minima per l'accesso alla scuola sarebbe del tutto inspiegabile per i ragazzi in regola con gli studi, come Enrico e Derossi che dovrebbero avere otto-nove anni, cosa che invece non si verifica. La cosa appare ancora più contraddittoria tenendo conto che questi due ragazzi appartengono alla classe medio-alta della società del tempo per ricchezza e Derossi è ripetutamente ed esplicitamente descritto come un ragazzo dotato di intelligenza e capacità superiori.[senza fonte][sembra una RO]

I racconti mensili[modifica | modifica wikitesto]

Il piccolo patriota padovano[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione originale

Un ragazzo di umili origini, figlio di contadini padovani i quali, volendo risollevarsi dalla miseria, lo vendono a una compagnia di saltimbanchi che lo portano in giro per l'Europa. Riuscito poi a fuggire, si imbarca su un battello diretto a Genova. Qui conosce tre stranieri, ai quali racconta la sua triste storia. Questi, impietositi, gli offrono delle monete, che egli però restituisce loro sdegnosamente quando li sente criticare con asprezza gli italiani. Questa novella ha avuto una trasposizione animata a opera della Nippon Animation.

La piccola vedetta lombarda[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiale dell'esercito piemontese, temendo di incontrare austriaci lungo il cammino, chiede al ragazzo di salire su un albero a far da vedetta. Il ragazzo scopre così un drappello di austriaci poco lontano ma, disgraziatamente, anche gli austriaci lo notano iniziando a bersagliarlo con i fucili. Nonostante l'ufficiale gli ordini di scendere, il ragazzo continua l'osservazione del nemico, finché un colpo di fucile non lo ferisce a morte, spirando tra le braccia dell'ufficiale. Un battaglione di bersaglieri sfilando in marcia accanto alla salma del ragazzo coperta da un tricolore offrendogli gli onori militari.

Si è avanzata l'ipotesi che il protagonista del racconto fosse identificabile con Giovanni Minoli, un orfano di 12 anni che lavorava come contadino alle dipendenze di una famiglia residente a poche decine di metri dall'albero di cui si parla nel racconto. Secondo Bernini e Salerno, gli eventi risalgono al 20 maggio 1859 nelle campagne di Voghera, nella frazione Campoferro, dove Minoli risulterà essere la prima vittima della famosa Battaglia di Montebello. Contrariamente a quanto riportato nel racconto, il ragazzo non morì subito, ma fu trasportato, ferito, all'ospedale di Voghera dove morì nel dicembre dello stesso anno. I due studiosi si sono basati, nelle loro ricerche, su documentazione presente in archivi di comuni ed ospedali, oltre che su atti parlamentari.[2]

Il piccolo scrivano fiorentino[modifica | modifica wikitesto]

Uno scolaro di Firenze, Giulio, vive in una famiglia numerosa e povera. Il padre, per mantenerla, fa l'operaio di giorno e dei lavori straordinari di copisteria di notte. Egli ripone grandi speranze nel figlio e tiene molto al suo profitto scolastico, aspettandosi che, finita la scuola, trovi un buon lavoro che gli consenta di aiutare la famiglia. Giulio, sentendo il padre lamentarsi del lavoro notturno, che non gli garantisce un guadagno adeguato a fronte della sua fatica, si offre di aiutarlo, ma il padre rifiuta perché egli non deve pensare ad altro che alla scuola. Giulio decide allora di aiutarlo di nascosto, mettendosi a scrivere al posto suo quando il padre andava a dormire. E così fa, notte dopo notte, e i guadagni del padre aumentano, ma il rendimento scolastico di Giulio, che studia sempre più svogliatamente date le poche ore di sonno, cala sensibilmente. Il padre, ignaro del vero motivo della sua svogliatezza, lo rimprovera, fino alla notte in cui, risvegliandosi casualmente, lo trova intento a scrivere al posto suo: commosso, lo abbraccia chiedendogli perdono per i rimproveri immeritati e lo manda a dormire.

Il tamburino sardo[modifica | modifica wikitesto]

Un piccolo reparto di soldati piemontesi, durante la prima guerra d'Indipendenza nel 1848, incalzato dagli austriaci, si rifugia in un casolare. Gli austriaci lo cingono d'assedio e il capitano piemontese ordina a un tamburino quattordicenne di calarsi dal retro della casa, non esposto alla vista degli austriaci, e correre per chiedere soccorso a uno squadrone di carabinieri a cavallo lì vicino. Il tamburino allora scende e inizia a correre per i campi, cade e incespica perché è stato colpito dagli austriaci, ma si rialza subito zoppicando e continua a correre. Purtroppo, poco dopo cade di nuovo e al capitano che da lontano l'osserva sembra sieda per riposare. A quel punto, i soldati nemici sono vicinissimi e i piemontesi stanno per arrendersi, quando arrivano finalmente i rinforzi che respingono il nemico. La storia si conclude con l'arrivo del capitano in ospedale: lì egli trova il tamburino, cui i medici hanno dovuto amputare la gamba a causa della ferita e degli sforzi a cui l'ha sottoposta per raggiungere i rinforzi.

L'infermiere di Tata[modifica | modifica wikitesto]

Ciccillo, un ragazzo campano, vien mandato dalla madre in un ospedale di Napoli per vegliare sul padre malato. Il giovane chiede informazioni sul suo "tata", ovvero su suo padre, e i medici lo mandano al capezzale di un moribondo. Di lui, Ciccillo si occupa amorevolmente e piange calde lacrime quando apprende il responso medico sulle sue condizioni di salute. Quando ormai ha perso ogni speranza, il piccolo sente la voce di un uomo che saluta la suora congedandosi. Un urlo gli si strozza in gola: a quella voce, egli ha riconosciuto il suo vero padre. I due si abbracciano, ma Ciccillo non ha cuore di lasciar solo l'altro "tata" negli ultimi attimi della sua esistenza: così lo assiste ancora per una notte e lo vede spirare. Solo allora il ragazzo torna a casa sollevato,ma al contempo triste.

Sangue romagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Un ragazzo romagnolo, Ferruccio, una sera torna a casa più malandato del solito perché ha passato un pomeriggio con i suoi amici. Ad aspettarlo, trova solo la sua anziana nonna, perché gli altri familiari sono partiti e non torneranno prima della mattina successiva. La nonna lo rimprovera dicendogli che con il suo comportamento la farà morire di dispiacere; lei gli ha sempre voluto bene, ma non sa se il nipote provi affetto per lei, specie da quando frequenta certe cattive compagnie. Ferruccio, che è di buon cuore, si commuove alle parole della nonna. All'improvviso nella stanza piombano due banditi e uno di essi afferra per il collo la donna, mentre l'altro chiede a Ferruccio dove il padre tiene i soldi. Il giovane indica il luogo e i malviventi li lasciano soli mentre frugano nei mobili. I due tirano un sospiro di sollievo, ma nella fuga, a un malvivente cade il cappuccio e la nonna riconosce in lui un ladruncolo del quartiere. A questo punto il malfattore prende un pugnale e prova a colpire la nonna; Ferruccio si para a protezione della nonna e riceve lui il colpo mortale. I due banditi fuggono e poco prima di morire il giovane mostra la ferita alla nonna.

Dagli Appennini alle Ande[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione originale

Marco, da Genova, si imbarca alla volta di Buenos Aires per raggiungere sua madre, emigrata in Argentina per lavoro. La madre, ammalata, rifiuta di farsi curare; nel frattempo Marco compie un viaggio lungo e apparentemente senza speranza, sulle tracce dei vari spostamenti della famiglia presso cui sua madre è a servizio; da Buenos Aires Marco si sposta verso l'interno fino ai piedi delle Ande. Dopo numerose peripezie, stanco, affamato, senza soldi, ottiene un passaggio da una carovana, che però lo lascia a metà strada; continua a piedi il viaggio per giorni fino a raggiungere il luogo dove vive la madre le cui condizioni di salute sono nel frattempo peggiorate. Quando però scopre di essere stata raggiunta dal figlio, decide di sottoporsi all'operazione chirurgica che le salva la vita. Dal racconto sono stati tratti diversi film e due trasposizioni animate e una serie televisiva anime, Marco.

Personaggi principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico Bottini, io narrante e protagonista della storia: è un personaggio senza nessuna "caratteristica" particolare, che non parla quasi mai del suo profitto scolastico. Dal testo si intuisce che è un allievo nella media, senza acuti ed entusiasmo particolare per lo studio; alla fine, quando vengono dati i risultati dell'anno, non si cita tra i promossi, anche se la mancanza di commenti da parte sua e dei suoi genitori lo lascia capire.
  • I genitori di Enrico, il padre si chiama Alberto, della madre non viene specificato il nome; gli scrivono delle lettere.
  • Silvia Bottini, la sorella maggiore di Enrico.
  • Garrone, quasi quattordicenne, lo studente enorme di statura e buono d'animo che difende i più deboli, definito "anima nobile" dal maestro, in quanto si assume una colpa che non è sua. Verso la fine del libro sarà protagonista di una tragedia, la morte della madre.
  • Antonio Rabucco (il Muratorino), di otto anni, figlio di un muratore e famoso per saper fare il muso di lepre. Lui, Derossi, Nobis e Crossi sono gli unici compagni dei quali vengono citati anche i nomi di battesimo.
  • Ernesto Derossi, di dodici anni, il più bravo e più bello della classe, è un vero portento ma parte della sua gentilezza può derivare anche dal fatto che è lieto, non ha preoccupazioni finanziarie in quanto di famiglia ricca.
  • Franti, il cattivo, di una famiglia del sottoproletariato, che trema davanti ai ragazzi più grandi e se la prende con quelli più deboli di lui; alla fine viene prima espulso dalla scuola e poi mandato in prigione dopo una rissa con Stardi.
  • Stardi, piccolo e tozzo: considerato inizialmente duro di comprendonio, supererà le sue difficoltà grazie all'enorme impegno nello studio, che ne farà a fine anno uno dei migliori della classe. Ha una sorella più piccola alla quale vuole un gran bene, sentimento che si vedrà quando la difenderà da Franti, scatenando una rissa che finirà con la vittoria di Stardi.
  • Carlo Nobis, figlio di papà, superbo e arrogante, inizialmente invidioso di Derossi.
  • Coretti, figlio di un veterano delle guerre d'indipendenza che ha partecipato insieme al nuovo re d'Italia Umberto I al quadrato di Custoza, ora rivenditore di legna, orgoglioso di aver potuto stringere la mano del Re che passava in carrozza.
  • Luigi Crossi, figlio di un'erbivendola, con un braccio paralizzato. Tutti, a cominciare da lui, credono che suo padre sia scappato in America. Tuttavia, Enrico e Derossi, sulla base di forti indizi, sospettano che il genitore abbia trascorso in carceri italiane tutto il periodo di assenza. Alcuni atteggiamenti e discorsi di quest'ultimo suggeriscono la correttezza di questa tesi.
  • Coraci (il Ragazzo Calabrese) immigrato da Reggio Calabria e frequentante da pochi giorni dell'inizio dell'anno scolastico; il cognome è citato poche volte nel testo e sempre dai maestri; il protagonista lo cita sempre come il Calabrese.
  • Nelli, il piccolo gobbo.
  • Giulio Robetti, il figlio di un capitano d'artiglieria, viene presentato come un eroe per aver salvato un bambino da un omnibus rischiando la propria vita; purtroppo per lui, durante il salvataggio una ruota gli passa sopra un piede fratturandoglielo.
  • Pietro Precossi, il figlio di un fabbro ferraio dapprima alcolizzato e violento, che si disintossica quando scopre che il figlio ha vinto un premio scolastico.
  • Votini, il figlio di un ricco, profondamente vanesio ma dotato di umanità e bontà come confessa lo stesso protagonista.
  • Garoffi, con il naso a becco di civetta, definito "sempre a trafficare" e continuamente impegnato in compravendite di vario tipo.
  • il Maestro Perboni; la sua è una figura triste, che il primo giorno di scuola dice ai ragazzi: "Io non ho famiglia. La mia famiglia siete voi. Avevo ancora mia madre l'anno scorso: mi è morta. Son rimasto solo. Non ho più che voi al mondo, non ho più altro affetto, altro pensiero che voi. Voi dovete essere i miei figliuoli". Come accennato, definisce un'"anima nobile" l'alunno Garrone, al quale l'accomuna anche la perdita della madre.
  • la Maestrina dalla Penna Rossa, così chiamata per la piuma rossa che porta sul cappello, è probabilmente l'unico personaggio del romanzo dietro cui, secondo varie fonti, bisogna riconoscere una figura storica, attribuita alla maestra elementare Eugenia Barruero[3](1860-1957, sepolta al Cimitero Monumentale), la quale visse a Torino presso Largo Montebello, 38, dove oggi una piccola targa la ricorda.
  • la maestra della prima superiore, è stata la maestra di Enrico nella prima superiore: muore sei capitoli prima della fine del libro, a giugno.
  • la maestra Delcati, è la maestra del fratello di Enrico.
Illustrazione originale

Temi[modifica | modifica wikitesto]

Fra i libri italiani del periodo, con intenti pedagogici, è quello che contiene il minor numero di riferimenti alla storia sacra, ai sacramenti, alle festività cristiane. Nella lettera della madre, intitolata Speranza, si parla di Dio e di «un'altra vita, dove chi ha molto sofferto in questa sarà compensato, dove chi ha molto amato sulla terra ritroverà le anime che ha amate, in un mondo senza colpe, senza pianto e senza morte». E si aggiunge: «Noi dobbiamo rendercene degni tutti, di quell'altra vita». L'amore per la patria è un altro tema fondamentale: patria è l'ideale supremo e la patria è impersonata dal regio esercito e dal monarca. Accanto a questo motivo, fa capolino l'organizzazione umanitaria, la carità organizzata nei vari istituti di beneficenza. Il sentimento è ben presente nell'esaltazione dei forti e sani affetti famigliari: la famiglia è il nucleo essenziale della società. Quanto poi alle relazioni sociali, l'autore è favorevole alle relazioni affettuose fra ceti diversi, ma l'eroe e i suoi pari non si dimenticano mai di essere signori, sia pure benevoli, diversi dal popolo: "signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve", sta scritto sulla prima pagina del libro con distinzione evidente. L'opera si caratterizza per gli aspetti di umanitarismo paternalista e di patetismo ed i personaggi sono emblematici: oltre al maestro, modello esemplare delle virtù dell'insegnamento, e al personaggio principale - Enrico Bottini -, sono presenti l'aristocratico superbo, il primo della classe bello e intelligente, lo sgobbone, i figli del carbonaio, del muratore, dell'erbivendola e un piccolo delinquente, Franti, il modello negativo per eccellenza che è descritto con il fine moralistico di suscitare la condanna da parte del lettore.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«Hai messo la tenerezza dove non c'era che ragione pura, e la soavità della buona promessa dove non era che un ansito di lotta!»

(Giovanni Pascoli)

«Non artista puro, ma scrittore moralista.»

(Benedetto Croce)

«Io, da uomo all'antica, sono sempre rimasto dalla parte di Garrone il "buono", che sarà anche un eroe convenzionale nella sua poco verosimile immacolatezza e perfezione morale, ma che serviva benissimo al suo scopo pedagogico: quello di fornire ai ragazzi alla cui formazione De Amicis si dedicò, da scrittore e da insegnante, per tutta la vita, un modello cui ispirarsi. Tutti i suoi personaggi - la piccola vedetta lombarda, il tamburino sardo, lo scrivano fiorentino - erano costruiti per questo fine educativo...De Amicis trascorse la vita a tentare di fare della scuola un allevamento di galantuomini e di buoni cittadini. Tutto ciò che scrisse (e scrisse tantissimo) era mirato a questo scopo...»

(Indro Montanelli[4])

Opere derivate[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • Il libro ebbe molte imitazioni, tra cui Piccoli eroi di Cordelia, ed una sorta di continuazione nel meno noto Testa del suo amico Paolo Mantegazza.
  • Umberto Eco, nel suo Diario minimo (1961), dà un'interpretazione ironica e dissacrante del romanzo di de Amicis, dal titolo "Elogio di Franti". Per Eco il protagonista Enrico rappresenta l'Italia mediocre e perbenista destinata a sfociare nel Fascismo, mentre il "malvagio" Franti, col suo riso sarcastico, rappresenta la sovversione dell'ordine sociale vigente.
  • Il romanzo è stato oggetto di parodia da parte del comico e scrittore Giobbe Covatta, che nel 1993 pubblicò presso l'editrice Salani il libro Pancreas - Trapianto del libro Cuore. Altra parodia è invece quella dell'autore satirico Federico Maria Sardelli, dal titolo Il Libro Cuore (forse).
  • Una reinterpretazione di Gino & Michele (Luigi Vigliani e Michele Mozzati) con pagine di parodia alternate da citazioni letterali (ma con finale a sorpresa) è stata pubblicata da Savelli, nel 1978, con il titolo Rosso un Cuore in petto c'è fiorito.
  • Una particolare realizzazione trasgressiva e grottesca del romanzo Cuore in chiave musicale è stata realizzata dal compositore Fabrizio De Rossi Re, a Roma per l'Estate Romana (I concerti nel parco) nel 2003 su libretto di Francesca Angeli e interpretata dall'attrice Paola Cortellesi. L'opera di teatro musicale edita da RAI TRADE si intitola Musica senza Cuore.
  • Una curiosa esplorazione ipotetica delle vicende dell'età adulta dei personaggi principali, intrecciate con la vita di Cesare Lombroso, è stata realizzata nella storia a fumetti Il cuore di Lombroso, di Davide Barzi e Francesco De Stena, comparsa nella serie Le Storie della Sergio Bonelli Editore.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Singoli episodi dal libro Cuore[modifica | modifica wikitesto]

1. Il piccolo patriota padovano[modifica | modifica wikitesto]

2. La piccola vedetta lombarda[modifica | modifica wikitesto]

3. Il piccolo scrivano fiorentino[modifica | modifica wikitesto]

4. Il tamburino sardo[modifica | modifica wikitesto]

5. L'infermiere di Tata[modifica | modifica wikitesto]

6. Sangue romagnolo[modifica | modifica wikitesto]

7. Valor civile[modifica | modifica wikitesto]

8. Dagli Appennini alle Ande[modifica | modifica wikitesto]

9. Naufragio[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pino Boero, Giovanni Genovesi, Cuore. De Amicis tra critica e utopia, in Ed. F. Angeli, 2009.
  2. ^ Cuore, dagli archivi il nome della Piccola vedetta lombarda, in milano.repubblica.it, 13 maggio 2009.
  3. ^ La maestra immortale con la penna rossa - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 17 gennaio 2018.
  4. ^ «La Stanza di Montanelli. Edmondo De Amicis violento? È solo una favola», 3 giugno 1997, «Il Corriere della Sera»
  5. ^ " Il piccolo patriota padovano (1915) in cinestore.
  6. ^ "La piccola vedetta lombarda (1915) in cinestore.
  7. ^ "Il piccolo scrivano fiorentino (1915) in cinestore.
  8. ^ "Besieged (1911) in IMDb.
  9. ^ "Il tamburino sardo (1915) in IMDb.
  10. ^ "Times Gone By (1952) in IMDb.
  11. ^ "Cuore (1984) in IMDb.
  12. ^ "Cuore (1984) in IMDb.
  13. ^ "L'infermiere di Tata (1916) in IMDb.
  14. ^ "Sangue romagnolo (1916) in cinestore.
  15. ^ "Valor civile (1916) in cinestore.
  16. ^ "Dagli Appennini alle Ande (1916) in IMDb.
  17. ^ "Dagli Appennini alle Ande (1943) in IMDb.
  18. ^ "Dagli Appennini alle Ande (1959) in IMDb.
  19. ^ "Dagli Appennini alle Ande (1990) in IMDb.
  20. ^ "Marco (2011-12) in IMDb.

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