Ricciarda Malaspina

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la moglie del conte Alfonso II Gonzaga, vedi Ricciarda Cybo Malaspina.
Ricciarda Malaspina
Marchesa di Massa
Stemma
In carica 1°: 13 aprile 1519 – 6 ottobre 1546
2°: 27 giugno 1547 – 15 giugno 1553
Investitura 16 luglio 1529 dall'imperatore Carlo V[1]
Predecessore 1°: Antonio Alberico II Malaspina
2°: Giulio I Cybo-Malaspina
Successore 1°: Giulio I Cybo-Malaspina
2°: Alberico I Cybo-Malaspina
Contessa consorte di Ferentillo
In carica 14 maggio 1520 – 14 marzo 1549
Predecessore Maddalena de' Medici
Successore Elisabetta Della Rovere
Altri titoli Signora di Carrara
Nascita 1497[1]
Morte forse a Massa,[1] Marchesato di Massa (oggi Italia), 16 giugno 1553[1] (56 anni)
Luogo di sepoltura Cattedrale dei Santi Pietro e Francesco (Duomo di Massa),[1] Massa, Italia
Dinastia Malaspina
Padre Antonio Alberico II Malaspina
Madre Lucrezia d'Este[1]
Consorti Scipione Fieschi[1]
Lorenzo Cybo[1]
Figli Isabella Fieschi[1]
Eleonora Cybo-Malaspina[1]
Giulio I Cybo-Malaspina
Alberico I Cybo-Malaspina[1]
Elena[1] (illegittima)
Scipione[1] (illegittimo)

Ricciarda Malaspina (1497Massa, 15 giugno 1553), figlia ed ereditiera del marchese Antonio Alberico II Malaspina, fu marchesa di Massa dal 1519 al 1546 e dal 1547 alla morte.

Sposò in prime nozze Scipione Fieschi, già vedovo di sua sorella Eleonora, e in seconde nozze Lorenzo Cybo, conte di Ferentillo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita, famiglia e primo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nel 1497[1] dal marchese Antonio Alberico II Malaspina, figlio di Iacopo dei Marchesi di Fosdinovo, e da Lucrezia, figlia illegittima di Sigismondo I d'Este, figlio del marchese Niccolò III di Ferrara e di Ricciarda di Saluzzo.

I genitori generarono solo figlie femmine: Eleonora, Taddea, Ricciarda e Lucrezia.[1] La primogenita Eleonora fu data in moglie a Scipione Fieschi di Genova, ma morì nel 1515;[1] allora Alberico si adoperò per far sposare al genero sua figlia Ricciarda.[1] Pagando una imprecisata ma assai cospicua somma, Alberico ottenne dal papa Leone X la dispensa necessaria al matrimonio tra cognati;[1] inoltre nominò Ricciarda sua erede nel Marchesato di Massa, specificando che le sarebbero succeduti i primogeniti generati da lei o dalla sua stirpe.[1] Dall'unione tra Scipione e Ricciarda nacque Isabella, che sarebbe stata maritata nel 1533 a Vitaliano Visconti Borromeo, portando una dote di 12000 scudi.[1]

Secondo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1519 morì il padre e nel 1520 anche il marito Scipione.[1] Leone X, insieme con il cardinale Innocenzo Cybo, decise allora di combinare le nozze tra Ricciarda e Lorenzo Cybo, conte di Ferentillo, fratello del porporato.[1] Lorenzo e Innocenzo erano figli di Francesco "Franceschetto" Cybo, figlio illegittimo di papa Innocenzo VIII, e di Maddalena de' Medici, figlia di Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini. L'accordo fu sottoscritto il 14 maggio 1520 da Ercole d'Este, zio di Ricciarda e suo procuratore.[1] Dall'unione con Lorenzo nacquero Eleonora (1523), Giulio (1525) e Alberico (1534); tuttavia quest'ultimo, sebbene fosse considerato legittimo, era probabilmente figlio del cardinale Innocenzo Cybo.[1]

Negli anni successivi al matrimonio, i coniugi si trasferirono a Roma, dove Ricciarda rimase fino a poco prima del sacco del 1527.[1] Quando si ebbe notizia che le truppe imperiali si avvicinavano alla città, contravvenendo agli ordini di papa Clemente VII che vietavano di abbandonare la città per motivi di ordine pubblico, scappò con i figli a Ostia, da dove raggiunse Civitavecchia, quindi Pisa e infine Massa.[1]

Scontri con il marito Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo soggiorno romano Ricciarda seppe guadagnarsi l'amicizia di personaggi influenti, in grado di orientare le scelte dell'imperatore Carlo V d'Asburgo sul Marchesato, che era feudo imperiale.[1] Fu certamente grazie a queste amicizie che il 16 luglio 1529 Carlo V concesse l'investitura di Massa e Carrara a Ricciarda e ai suoi discendenti primogeniti maschi e, in mancanza di questi, femmine.[1] Finalmente si realizzò l'obiettivo inseguito sin dal 1525, che fu però il primo atto di una guerra diplomatica che la oppose al marito fino al 1546.[1] Infatti, dall'inizio degli anni Trenta i rapporti tra i coniugi peggiorarono.[1] Grazie all'appoggio del cugino e papa Clemente VII, Lorenzo si rivolse segretamente a Carlo V per ottenere l'investitura di Massa e Carrara.[1] Lorenzo Cibo in quegli anni realizzò una brillante carriera militare e ottenne posizioni sempre di maggior prestigio, e partecipò alla cerimonia dell'incoronazione imperiale a Bologna;[1] qui il 21 marzo 1530 riuscì a ottenere da Carlo V un diploma, in cui venivano accolte le sue rivendicazioni sul Marchesato: l'imperatore lo nominava infatti "co-padrone" del feudo, nonché successore di Ricciarda qualora le fosse sopravvissuto.[1] Ricciarda,a questo punto, rispose all'iniziativa del marito e il 7 aprile 1533 ottenne di poter nominare il proprio successore.[1]

Nel 1533 Ricciarda si trasferì a Firenze, dove rimase fino al 1537.[1] In questo periodo abitò insieme alla madre Lucrezia e alla sorella Taddea nel Palazzo Pazzi in via del Proconsolo, nonché nella villa appartenuta alla stessa famiglia e denominata La Loggia.[1] Questi edifici erano in realtà di proprietà del marito Lorenzo, in quanto erede di Franceschetto Cibo.[1]

Per quanto ella risiedesse lontana da Massa, l'azione della Malaspina era intesa a conservare il potere sul Marchesato nella sua esclusiva persona, e questo le fu possibile grazie all'azione di Innocenzo Cybo che da Carrara, dove si era ritirato nel 1537, governò Massa in sua vece.[1] Negli anni successivi Ricciarda lottò per l'esclusione del marito dal co-dominio, contestando e sostenendo l'invalidità del testamento del padre Alberico (che prevedeva che non fosse Ricciarda a subentrargli direttamente, ma il suo primogenito maschio) rispetto all'autorevole pronunciamento dell'imperatore che l'aveva investita nella sua persona.[1] Carlo V le dette ragione e con un diploma del 26 settembre 1541 abrogò il diritto concesso a Lorenzo di partecipare al governo di Massa.[1]

A questo punti Lorenzo tentò, nel 1538, di impadronirsi del Marchesato con la forza.[1] Riuscì a catturare il castellano e camerlengo Pietro Gassani, ma dovette desistere dal procedere oltre dietro consiglio del fratello cardinale, che evidentemente lo fece ragionare sull'impossibilità di realizzare un progetto ai danni della volontà imperiale.[1]

Scontri con il figlio Giulio e perdita del Marchesato[modifica | modifica wikitesto]

Il legittimo pretendente al feudo era in realtà Giulio, il figlio maschio primogenito, ma i rapporti tra lui e la madre erano molto tesi a causa dello scarso finanziamento economico che lo aveva costretto a rinunciare alla tanto agognata carriera militare.[1] Nel 1545 i rapporti tra lui e la madre si deteriorarono ancora di più e forse fu allora che Giulio decise di impadronirsi del potere con la forza.[1] Grazie al sostegno di 20 archibugieri avuti da Galeotto Malaspina, marchese di Olivola, aiutato da alcuni dei numerosi ribelli del Marchesato e dal castellano Girolamo Ghirlanda, cercò di occupare Carrara il 28 agosto 1545.[1] Entrato nel maniero, a causa di una iniziale indecisione e all'azione del cardinale Innocenzo che lo trattenne al momento dell'irruzione, Giulio non riuscì a catturare la madre: Ricciarda ebbe infatti il tempo di asserragliarsi nella rocca di Massa da dove riuscì a sollevare i sudditi contro i rivoltosi.[1] Per evitare di essere a propria volta accerchiati, Giulio e i suoi furono costretti a fuggire.[1] Ricciarda decise quindi di lasciare nuovamente il Marchesato per Roma, assegnando al figlio un maggior finanziamento economico che comunque lo lasciò insoddisfatto.[1] A questo punto Giulio si dimostrò disponibile a passare al servizio di Cosimo I de' Medici, il quale guardava con interesse a Massa, e inoltre nella primavera del 1546 riuscì a ottenere l'appoggio della potente famiglia Doria.[1] Giulio allora, forte di questo appoggio e del malcontento dei massesi per la durezza del governo della madre Ricciarda, nell'ottobre del 1546 occupò con successo la città e la rocca, con l'aiuto del padre Lorenzo che aveva guidato le truppe, e assunse il titolo di marchese.[1] Nell'operazione contribuì in maniera decisiva Cosimo I, che fornì a Giulio aiuti militari e finanziari.[1]

Disfatta e morte del figlio Giulio e riacquisizione del Marchesato[modifica | modifica wikitesto]

Tuttavia la posizione di Giulio s'indebolì, soprattutto a seguito del brutale omicidio di Pietro Gassani e dei suoi due figli nella notte tra l'8 e il 9 novembre 1546, di cui egli fu sospettato essere il mandante.[1]

Di fronte alla perdita del castello, Ricciarda già in ottobre si era appellata a Ferrante I Gonzaga.[1] Carlo V in novembre aveva decretato di cedere il feudo al Gonzaga stesso in attesa di definire la questione;[1] al contrario Giulio aveva ottenuto che lo Stato fosse affidato invece al cardinale Cybo e in dicembre sposò Peretta Doria.[1] Cosimo I, il quale pure lo aveva appoggiato, non vide di buon occhio l'avvicinamento dei Doria al feudo di Massa, nel timore di un diretto intervento imperiale e, dopo aver convocato Giulio a Pisa, nel marzo 1547 lo fece addirittura imprigionare nella fortezza.[1] Nell'insostenibilità della sua posizione il giovane acconsentì di rinunciare al Marchesato in favore del padre Lorenzo, che lo rimise al secondogenito Alberico.[1] Di lì a pochi mesi i suoi soldati dovettero abbandonare Massa, occupata da quaranta spagnoli, che Ferrante Gonzaga, per conto di Carlo V, aveva messo a disposizione della Malaspina.[1] Dopo un nuovo tentativo di occupare il Marchesato, Giulio fu arrestato a Pontremoli e, sospettato tra l'altro di aver tramato con i Francesi contro l'imperatore, venne decapitato a Milano il 18 maggio 1548.[1]

Ricciarda si adoperò per salvare il figlio dalla morte, anche se è difficile stabilire se abbia davvero tentato tutto il possibile.[1] In una lettera scritta da Roma il 2 febbraio 1548, chiese a Carlo V la grazia.[1]

Alla decapitazione del figlio, seguì la morte del marito il 14 marzo 1549.[1]

Ricciarda, dunque, tornò a Massa, la cui fortezza le fu restituita nell'aprile del 1549, e vi si trattenne fino al 1550, per poi stabilirsi nuovamente a Roma.[1] Nella rocca lasciava il nuovo castellano Ricciardo Lombardelli e un manipolo di sedici soldati.[1]

Ricciarda cercò di riavvicinarsi a Cosimo I. Tra le altre cose, infatti, ricercò ed ebbe l'appoggio di Cosimo I soprattutto nelle operazioni di reciproco intervento contro il banditismo endemico che infestava i confini di Massa.[1]

Al riavvicinamento a Cosimo I contribuì senz'altro la morte del cardinale Cybo (1550), colui che era stato il grande protettore della Malaspina.[1] Da Roma la nobildonna ne dette personalmente notizia a Cosimo I, richiedendone l'aiuto per gli eredi del porporato.[1] Alcuni dei figli del Cardinale erano anche figli della marchesa, che non a caso nel testamento era nominata esecutrice testamentaria insieme con il cardinale Giovanni Salviati, a cui fu assegnato anche il ruolo di tutore.[1] Significativamente nel testamento il cardinale Innocenzo nominava anche Alberico Cybo-Malaspina.[1]

Nel febbraio del 1552 fece sposare Alberico con Elisabetta Della Rovere, sorella di Guidobaldo II Della Rovere, duca di Urbino.[1]

Malattia, morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del 1553, ormai in precarie condizioni di salute, Ricciarda si recò ai Bagni di Lucca per le cure.[1] In maggio le sue condizioni si aggravarono e il 15 del mese dettò le sue volontà al notaio Filippo Andreoni.[1]

Nel testamento nominò il figlio Alberico successore e capostipite dei Cybo-Malaspina;[1] alla sorella Taddea concesse l'uso delle sue residenze romane.[1] Non dimenticò né le figlie legittime Isabella, nata dal primo matrimonio, ed Eleonora, per la quale aveva combinato nel 1542 una sfortunata unione con Giovanni Luigi Fieschi, né i figli naturali: Elena, riconosciuta e legittimata da Innocenzo Cybo, alla quale lasciò 5000 scudi d'oro, e Scipione, avuto dall'amante e marchese Giovan Ferdinando Manrique d'Aguilar.[1]

Ricciarda Malaspina morì il 16 giugno 1553, a Bagni di Lucca, presso le terme nella Repubblica di Lucca.[1] Il figlio Alberico ne traslò i resti nel Duomo di Massa componendoli insieme con quelli del padre Lorenzo e del fratello Giulio.[1]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Dal primo matrimonio, quello con Scipione Fieschi, nacque un'unica figlia:

  • Isabella Fieschi, nel 1533 sposò il conte Vitaliano Visconti Borromeo;[1]

Dal secondo matrimonio, quello con Lorenzo Cybo, nacquero tre figli:

A questi figli se ne aggiunsero alcuni illegittimi: Elena e Ricciarda, poi legittimate dal cognato cardinale Innocenzo Cybo, loro padre;[1] Scipione, nato dall'amante Giovan Ferdinando Manrique d'Aguilar;[1] Giulia (Roma 1535 circa - Genova 1591) consorte nel 1552 di don Niccolò Grimaldi, principe di Salerno, duca di Eboli, marchese di Diano e patrizio genovese, di paternità incerta.[4]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Malaspina
Sovrani di Massa e Carrara
Coat of arms of the House of Malaspina (Spino Fiorito).svg

Antonio Alberico I
Giacomo I
Antonio Alberico II
Ricciarda
Ricciarda Malaspina Padre:
Antonio Alberico II Malaspina
Nonno paterno:
Giacomo I Malaspina
Bisnonno paterno:
Antonio Alberico I Malaspina
Trisnonno paterno:
Spinetta II Malaspina
Trisnonna paterna:
Giovanna Gambacorti
Bisnonna paterna:
Giovanna Malaspina
Trisnonno paterno:
Bartolomeo Malaspina
Trisnonna paterna:
Margherita Malaspina
Nonna paterna:
Taddea Pico della Mirandola
Bisnonno paterno:
Francesco III Pico della Mirandola
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Pietra Pio
Trisnonno paterno:
Marco Pio
Trisnonna paterna:
Taddea de' Roberti
Madre:
Lucrezia d'Este
Nonno materno:
Sigismondo d'Este
Bisnonno materno:
Niccolò III d'Este
Trisnonno materno:
Alberto V d'Este
Trisnonna materna:
Isotta Albaresani
Bisnonna materna:
Ricciarda di Saluzzo
Trisnonno materno:
Tommaso III di Saluzzo
Trisnonna materna:
Marguerite de Pierrepont
Nonna materna:
Pizzocara
Bisnonno materno:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj bk bl bm bn bo bp bq br bs bt bu bv bw bx by bz ca cb cc Stefano Calonaci, MALASPINA, Ricciarda, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 16 gennaio 2019.
  2. ^ Franca Petrucci, CIBO, Eleonora, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 18 gennaio 2019.
  3. ^ Franca Petrucci, CIBO MALASPINA, Giulio, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 18 gennaio 2019.
  4. ^ Bertocchi, p. 216

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Simona Bertocchi, Nel nome del figlio, Giovane Holden Edizioni, Viareggio 2015, ISBN 978-88-6396-645-9.
  • Umberto Burla, Malaspina di Lunigiana, Luna, La Spezia 2001.
  • Francesco Musettini, Ricciarda Malaspina e Giulio Cybo, R. Deputazione di Storia per le Provincie Modenesi, Modena 1864.
  • Paolo Pelù-Olga Raffo (a cura di), Ricciarda Malaspina Cibo, marchesa di Massa e signora di Carrara, Aedes Muratoriana, Modena 2007.
  • Luigi Staffetti, Giulio Cybo-Malaspina marchese di Massa, Palazzo di S. Elisabetta, Massa 1974.
  • Leone Tettoni-Francesco Saladini, La famiglia Cybo e Cybo Malaspina, Palazzo di S. Elisabetta, Massa 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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