Spinetta Malaspina

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Spinetta Malaspina
Spinetta Malaspina.jpg
Spinetta Malaspina
(Victoria and Albert Museum, Londra)
Signore di Fosdinovo
Stemma
In carica 1340-1352
Trattamento Signore
Nascita Verrucola[1], 1282
Morte Fosdinovo, 1352
Sepoltura Chiesa di San Giovanni in Sacco, Verona (in un primo tempo, poi non si conosce il luogo)
Dinastia Malaspina della Verrucola e di Fosdinovo
Padre Gabriele Malaspina
Madre ignota
Coniuge Beatrice Visconti
Figli Giovanna Novella, Ghidda, Elisabetta;
naturali:[2] Franceschino, Boraccio, Chiaro, Giovanni, Gualterotto, Visconte.
Spinetta Malaspina
Wikimania 2014 - Victoria and Albert Museum - Monument of Marchese Spinetta Malaspina (1430-35)221179.jpg
Londra, Victoria and Albert Museum, Monumento funebre di Spinetta Malaspina, 1430-1435.
1282 – 1352
Soprannomeil Grande
Nato aVerrucola
Morto aFosdinovo
Cause della mortemorte naturale
Luogo di sepolturala tomba non è mai stata individuata
Dati militari
Paese servitoDella Scala, Spinola, Este
Forza armataMercenari
GradoCondottiero
Altre carichePodestà di Milano,
Signore di Fosdinovo
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Spinetta Malaspina (Verrucola, 1282Fosdinovo, marzo 1352) è stato un condottiero italiano. Discendeva da Obizzo Malaspina e fu marchese della Verrucola e signore di Fosdinovo, capostipite dei successivi marchesi di questo feudo imperiale.[3][4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi incarici politici[modifica | modifica wikitesto]

Spinetta, detto il Grande, era figlio di Gabriele di Isnardo Malaspina, marchese di Verrucola di Fivizzano, del ramo Spino Fiorito di Fosdinovo.[3] Era amico di Uguccione della Faggiola, di Cangrande della Scala e antagonista di Castruccio Castracani degli Antelminelli. Nel 1308 aveva già poteri giurisdizionali nel feudo di Fosdinovo, anticipatori del potere assoluto che avrebbe assunto dal 1340 in poi. Nel 1311 venne nominato dall'imperatore Enrico VII di Lussemburgo vicario imperiale di Reggio, ma l'anno successivo l'incarico gli fu revocato. Il suocero Matteo Visconti (aveva sposato la figlia Beatrice) lo designò come podestà di Milano nel 1314.

Lotta con Castruccio Castracani[modifica | modifica wikitesto]

Castruccio Castracani, nel 1317, si impossessò di alcuni feudi della Lunigiana, tra i quali Fosdinovo (alcuni borghi come Giucano, Tendola e Gragnola si sottomisero spontaneamente), costringendolo a rifugiarsi a Verona dagli amici Scaligeri, presso Cangrande, per i quali prestò servizio per molto tempo.[5] Nel 1320, grazie agli aiuti militari di Cangrande, riuscì a riacquistare i suoi possedimenti, ma la lotta con Castruccio continuò comunque e terminò solamente con la prematura morte del condottiero lucchese (1328). Nel 1330 combatté i fiorentini al soldo della famiglia genovese degli Spinola. Per i servizi resi ai Della Scala ricevette alcuni feudi nel veronese, tra i quali Affi, Povegliano Veronese e Cavaion Veronese. Nel 1340 ritornò nella sua terra d'origine, dove acquistò tutti i diritti dei nobili locali divenendo signore incontrastato del feudo di Fosdinovo.

Ultimi Anni[modifica | modifica wikitesto]

Trasferì la sua sede principale a Fosdinovo e provvide ad ampliare il castello (cedutogli dai vecchi aristocratici fosdinovesi), portandolo alle forme odierne. Non avendo legittimi eredi, indicò come suoi successori Gabriele, Galeotto e Guglielmo Malaspina, figli del fratello Azzolino con il rango di signori poi marchesi di Fosdinovo, Marciaso, Comano e le Terre dei Bianchi.

Testamento e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Ricerca e attribuzione stemmi malaspiniani

Il primo marzo del 1352, gravemente ammalato, dettò il suo ultimo testamento ove dispose di volere essere seppellito, se fosse morto nella sua terra di Lunigiana, nella chiesa di Santa Margherita ubicata a fianco della fortezza della Verrucola, maniero ove era nato e che aveva ampliato. " Nel suo lungo testamento diede disposizioni per la sepoltura, che voleva in una "honorabili arca marmorea" (non si tratta del monumento conservato al Victoria and Albert Museum di Londra, certo di molto posteriore alla data del suo decesso e fatto realizzare dai suoi successori a scopo celebrativo).[6] Nelle medesime estreme volontà lasciò una cospicua somma per la fondazione di un ospedale a Fivizzano e per un ospizio per nobili decaduti presso la chiesa di San Giovanni in Sacco a Verona. Recentemente, nel corso del restauro del soffitto della cuba del Duomo di Verona sono stati rinvenuti ben tre stemmi malaspiniani attribuiti al casato di Spinetta Malaspina, che, per la loro singolare collocazione, testimoniano, non solo una "memoria", bensì un contributo alla manifattura stessa che alcune fonti ritengono "opera" del canonico Antonio Malaspina negli anni 1444-45.

Si spense, all'età di 70 anni, nel 1352 nel castello di Fosdinovo e la sua tomba non è mai stata trovata. I suoi eredi, nel secolo successivo, gli dedicarono un cenotafio all'interno della chiesa di San Giovanni in Sacco, poi demolita: l'artistico monumento sepolcrale, attribuito ad Antonio da Firenze ed aiuti, fu venduto, nel 1887, al Victoria and Albert Museum di Londra, dove si trova tuttora.[7]. Sembra che il mistero del luogo di sepoltura di Spinetta il Grande possa essere vicino alla soluzione se si accoglie la tesi del ricercatore fivizzanese Rino Barbieri che ha individuato la chiesa protoromanica di Santa Margherita, scomparsa a causa del terremoto del 1481, in un vecchio muro di cinta del maniero malaspiniano. Solo un'accurata campagna di scavi potrà risolvere l'enigma.[8]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Sposò nel 1310 Beatrice Visconti ed ebbe tre figlie:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dorini, p. 42
  2. ^ Dorini, p. 361
  3. ^ a b Dorini, p. 96
  4. ^ Vedasi le voci: Marchesato di Fosdinovo e Malaspina.
  5. ^ Gerini, p. 34
  6. ^ voce "Malaspina", Spinetta (Spinetta il Grande di Fosdinovo), Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 67 (2007), di Franca Ragone
  7. ^ Dorini, p. 255
  8. ^ Caccia alla tomba del condottiero - Cronaca - il Tirreno

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Umberto Dorini, Un grande feudatario del Trecento. Spinetta Malaspina, Olschki, Firenze 1940.
  • Emanuele Gerini, Memorie storiche di Lunigiana, Vol.II, Massa, 1829.
  • Franca Ragone, MALASPINA, Spinetta, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 67, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2006. URL consultato il 16 agosto 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN65181084 · GND (DE132931680 · CERL cnp01099632