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Mirafiori Sud

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Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Circoscrizioni di Torino.
Mirafiori Sud
Torino palazzi via Artom.JPG
Palazzi di via Artom, visti dal parco Colonnetti
StatoItalia Italia
RegionePiemonte Piemonte
ProvinciaTorino Torino
CittàTurin coat of arms.svg Torino
CircoscrizioneCircoscrizione 2
Codice postale10135
Superficie11,49 km²
Abitanti33 693 ab. (2003)
Densità2 932,38 ab./km²

Coordinate: 45°00′53.39″N 7°37′43.21″E / 45.014831°N 7.628669°E45.014831; 7.628669

Mirafiori Sud (Mirafior Sud in piemontese) è un vasto quartiere della periferia sud di Torino che costituiva la Circoscrizione 10, dal 2016 accorpata con la Circoscrizione 2 (reg. comunale di decentramento n. 374/2016[1]).
Prende il nome dal territorio di Mirafiori, il quale a sua volta lo deve a un antico castello sabaudo, detto appunto Miraflores, fatto costruire da Carlo Emanuele I nel 1585 come regalo alla moglie spagnola, e andato successivamente distrutto.[2]
Il quartiere è noto alla storia del XX secolo soprattutto per l'omonimo impianto industriale automobilistico della FIAT torinese, in passato grande polo produttivo, tanto che rese questa zona una delle più popolose della città.

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere confina:

Mirafiori Sud rimane uno dei quartieri più vasti di Torino, tanto che costituiva una circoscrizione a sé, e si può dividere in alcune principali macrozone:

  • l'area occidentale è occupata principalmente dal Cimitero Parco, detto anche Cimitero di Torino Sud, il secondo cimitero della città, e dal raccordo della A55 di corso Orbassano
  • l'area stabilimento FIAT, compresa tra corso Orbassano, corso Tazzoli, corso Agnelli, corso Unione Sovietica e via Carlo Biscaretti, via Faccioli, via Plava, e via Anselmetti, essenzialmente occupata da impianti industriali
  • Il Villaggio (Vilagi), una zona abitativa compresa tra via Biscaretti e via Plava, sorta e popolata durante la crescita occupazionale della Fiat negli anni sessanta
  • Città Giardino, nome poi dato successivamente anche ad una zona situata nell'adiacente quartiere di Mirafiori Nord, è caratterizzata da graziose villette e case molto basse, con giardini e orti, situata tra via Monte Sei Busi e via Monte Cengio, nata sull'idea inglese della garden city
  • Cime Bianche (Sime Bianche), per via del colore dei tetti, zona compresa tra via Gian Carlo Anselmetti e corso Unione Sovietica
  • il rione compreso tra corso Unione Sovietica, strada delle Cacce, via Onorato Vigliani, strada Castello di Mirafiori, il cui fulcro rimane il mercato rionale di via Cesare Pavese, oltre che la parrocchia S.S. Apostoli di via Togliatti/via Farinelli/Giardini Ravera
  • la vasta area verde del Parco Colonnetti, che comprende gli impianti sportivi del CUS Torino e quelli scientifici dell'ex-C.N.R., poi diventato Istituto elettrotecnico nazionale Galileo Ferraris, oggi Istituto nazionale di ricerca metrologica. Il vasto parco verde sorge sui resti del vecchio aeroporto, chiamato "Campo di Volo Mirafiori" o "Aeroporto Gino Lisa", mentre oggi è diventato una vera e propria riserva naturalistica
  • Basse di Mirafiori (Basse 'd Mirafior), una zona compresa tra via Artom, il confine con via Sestriere di Moncalieri e il torrente Sangone di Nichelino, caratterizzata da case in mattone rosso, basse e popolari, con la chiesetta delle Suore Lauretane di via Chiala 14, e che furono costruite per gli operai della FIAT, proprio dietro i casermoni di via Artom

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La parte occidentale fu inizialmente popolata da alcuni monaci benedettini cistercensi di Staffarda nel XIII secolo, presso quella che, qualche decennio dopo, da semplice grangia diventerà la fortificazione detta del Drosso[3], sui confini con Beinasco, oggi ancora in buone condizioni.
“Mirafiori” invece, deriva dal Castello di Miraflores, oggi inesistente, sorto nel 1580 sulle rive settentrionali del torrente Sangone, sui resti di una villa detta La Pellegrina, già proprietà di tale Emanuele Filiberto Pingone [2] e rivenduta ai Savoia. Il castello, provvisto altresì di eleganti giardini fioriti, venne chiamato Mira-fiori, quindi donato da Carlo Emanuele I alla sua sposa Caterina d'Asburgo e di Spagna nel 1585, da cui il nome spesso citato in lingua spagnola. Intorno al castello si formò quindi un borgo, più una annessa chiesa in stile barocco rustico (1617), per iniziativa di Vittorio Amedeo I, la Chiesa della Visitazione di Maria Vergine e di San Barnaba, ancor oggi esistente. I poderi più antichi e le botteghe furono costruite lungo la Strada del Castello, delle quali, ad esempio, si attesta la morte di un panettiere durante la peste del 1599[4].
Il Castello cominciò poi il suo declino durante le incursioni francesi del 1646-1706, mentre i Savoia decisero di costruire le loro residenze altrove, a Venaria e Stupinigi. In questo periodo, proprio grazie alla nascente Palazzina di Stupinigi, venne costruito un lungo viale alberato che doveva collegare il centro della città, ovvero l'attuale Corso Unione Sovietica, che taglia in due il quartiere.
Nel 1867 poi, il conte Balbo donò alla comunità parrocchiale un terreno, dove fu possibile creare un piccolo cimitero nel 1876, di cui ne restano ancor oggi tracce tra corso Unione Sovietica e il torrente Sangone.

Mausoleo della "Bela Rosin"

Il Castello di Mirafiori cadde definitivamente in rovina sul finire del XIX secolo, proprio ai tempi di Rosa Vercellana, soprannominata la Bela Rosin, Contessa di Mirafiori e di Fontanafredda, già moglie morganatica del re Vittorio Emanuele II; a causa dell'incuria, e soggetto continuamente alle esondazioni del vicino torrente Sangone, le rovine del Castello furono praticamente abbattute nel 1888-1890, mentre fu contemporaneamente completato l'adiacente Mausoleo della Bela Rosin, morta tre anni prima. Nel 1885 inoltre, una linea tramviaria a vaporiera raggiungeva il borgo[5] della linee per Vinovo-Piobesi, ma fu dismessa nel secondo dopoguerra.

Il XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1906 nacque il primo ippodromo torinese, dove oggi c'è la zona di Piazza Guala. Cuore di un'ippica di rango, fu diretto da nobili come il conte Giuseppe Tarino di Gropello, Vittorio Balbo Bertone di Sambuy, Enrico Marone Cinzano, ed ancora Federico Tesio, fino alla lunga permanenza della stessa famiglia Agnelli e della fabbrica Fiat Mirafiori. L'ippodromo fu dismesso nel 1958[6], per lasciare spazio al nuovo rione di alti palazzi.
Nell'inverno 1910-11 nacquero le officine aeronautiche e l'Aeroporto di Torino-Mirafiori (detto "Campo di Volo Mirafiori" o "Aeroporto Gino Lisa"), successivamente utilizzato per scopi militari.

Fu dismesso nel secondo dopoguerra, per lasciar spazio all'attuale Parco Colonnetti e passare tutta l'aviazione torinese all'Aeroporto di Corso Marche (Torino Ovest) e successivamente a quello di Caselle (1953).

L'ingresso storico (Porta 5) della Fiat Mirafiori.

I problemi sociali[modifica | modifica wikitesto]

Il 1939 fu l'anno dello stabilimento automobilistico industriale Fiat Mirafiori. Dagli anni cinquanta, Torino divenne meta di grandi migrazioni interne, che l'espansione dell'industria richiamò soprattutto dal Triveneto e dall'Italia meridionale. Agli inizi degli anni sessanta la popolazione nel quartiere decuplicò, arrivando a circa 40000 abitanti [7]. Nel 1962, il Comune deliberò l'incremento del piano "Torino Casa", con la costruzione di circa 800 alloggi in locazione. Tra il 1963 e il 1971 l'intervento di società come Gescal, Iacp e Poste, favorì la costruzione di altri 17000 alloggi. Le aree operaie e popolari furono soprattutto in strada del Drosso, via Farinelli, via Onorato Vigliani e via Artom.

In particolare, via Artom, prospiciente al Parco Colonnetti, di proprietà del Comune e dell'Università agraria, fu destinata a edilizia residenziale pubblica: i nuovi quartieri, denominati M22, M23 e M24 comprendevano anche otto edifici di nove piani, costruiti tra il 14 aprile 1965 e il 14 aprile 1966, provvisti di 780 alloggi realizzati con tecnica di prefabbricazione integrale, brevetto francese già definito "obsoleto" nel paese d'origine. Di questi appartamenti, 87 furono assegnati a famiglie che avevano chiesto un cambio di alloggio, 321 a vincitori di concorso pubblico, 342 a persone trasferite in modo coatto dai baraccamenti delle casermette di Borgo San Paolo (1500 individui, in media 6-7 persone per 35–38 m², con punte anche di 16-17 persone, indigenti, sinistrati, alluvionati del Polesine, ex internati) e dal casermone di via Verdi (dopo la demolizione del quale fu costruito il Palazzo delle Facoltà umanistiche, Palazzo Nuovo). Gli ex baraccati furono soprattutto giovani immigrati, con non pochi problemi economici.
Negli anni settanta, via Artom assunse presto una connotazione negativa, poiché caratterizzata da abitanti con problematiche sociali, alta densità abitativa e con un quartiere-dormitorio isolato dalle zone circostanti[8]. Stesso destino anche per la zona di strada del Drosso e via Negarville, con la costruzione di edifici prevalentemente popolari e con uguali problemi di isolamento e di difficile integrazione con la città.

La riqualificazione del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

Torri residenziali in Via Artom

Tra il 1975 e il 1983, la Giunta comunale Novelli cominciò a rivolgere attenzione al quartiere, realizzando alcuni spazi per l'aggregazione, lo sport, scuole, servizi sociali e sanitari, potenziamento dei trasporti.
Negli anni novanta un P.R.U. (Piano di Recupero Urbano) finanziò il nuovo ponte stradale di via Artom sul torrente Sangone (che collega la vicina Nichelino) e il potenziamento di altre linee di trasporto pubblico.
Al momento dell'abbattimento dell'edificio di via Garrone 73 (28 dicembre 2003) e dello smantellamento di via Artom 99, 349 alloggi su 780, pari al 45%, erano ancora abitati dagli assegnatari originari o da un familiare o convivente, subentrato per voltura del contratto di locazione: 349 famiglie per quarant'anni hanno abitato, e molte di queste continuano ad abitare, in via Artom, in cui hanno ormai radici profonde.
Il 2006 fu un altro obiettivo per riqualificare il quartiere (e Torino in genere) grazie alle Olimpiadi Invernali, quindi allo sfruttamento degli impianti sportivi del Parco Colonnetti, e di cui rimane ancora il ricordo delle due piccole statue-mascotte, "Gliz" e "Neve", raffigurate all'angolo via Vigliani-via Artom.
Dal 2011 viene istituita, a ridosso del Parco Colonnetti su Via Artom/Via Panetti, la Locanda Casa nel Parco e Casa del quartiere[9], come riferimento socioculturale e di aggregazione del quartiere stesso.
Dal 2013, l'area di via Anselmetti è oggetto di abbattimento di parte dell'ex Fiat per costruire un centro commerciale, ma il progetto è stato successivamente modificato da "Torino Nuova Economia" per istituire un polo industriale di ricerca, con parcheggi e aree verdi, con lavori che sono attualmente ancora in corso.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Edifici storici[modifica | modifica wikitesto]

Veduta via centrale borgo storico di Mirafiori

Stabilimenti e scuole superiori[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Fontana al Parco Colonnetti.

Le vaste aree verdi del quartiere dispongono di significativi impianti sportivi:

  • CUS Torino: il Centro Universitario Sportivo di Torino ha all'interno del Parco Colonnetti una struttura polivalente per l'atletica leggera, 4 campi polivalenti all'aperto uso promiscuo calcio a 5/pallavolo/tennis, 2 campi coperti uso promiscuo basket/pallavolo
  • Centro sportivo dell'A.S. Nizza Millefonti: questo club di calcio, considerato nell'opinione pubblica "la terza squadra di Torino", sebbene abbia origine nel quartiere di Nizza Millefonti ha negli anni '90 acquisito la proprietà di cinque campi da calcio situati nell'odierno Parco Sangone di Mirafiori Sud, facendone il proprio terreno di gioco, sede del centro sportivo e sede sociale
  • Centro polivalente "Le Cupole" in Strada Castello Mirafiori
  • Centro sportivo dell'A.S. Atletico Mirafiori, tra Strada delle Cacce e via Portofino
  • Centro sportivo della Polisportiva Mirafiori A.S.D. in via Monteponi
  • Campo da golf all'interno del Parco Colonnetti, uno dei più grandi e illuminato anche di sera
  • Campo da calcio di via Aristide Faccioli, meglio conosciuto come "Porte Gialle" per il colore delle porte
  • Campo da calcio di via Gian Carlo Anselmetti

Parchi ed aree verdi[modifica | modifica wikitesto]

  • Parco Colonnetti (ex Aeroporto di Torino-Mirafiori)
  • Parco Sangone e adiacente Parco Piemonte, già nel comune di Nichelino
  • L'area verde attrezzata di Corso Unione Sovietica angolo via Monteponi è stata intitolata dal Comune il 25 ottobre 2017 all'attivista politica antifascista Felicita Ferrero[11]
  • Il giardino compreso tra Strada Castello di Mirafiori e via Vivanti è stato intitolato dal Comune il 26 ottobre 2017 al diplomatico svedese Raoul Wallenberg che durante la seconda guerra mondiale salvò migliaia di ebrei in Ungheria dalle deportazioni naziste nei campi di concentramento.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Rita Pavone ragazzina, con la sua famiglia d'origine, già proveniente dal quartiere torinese di Borgo San Paolo, visse nelle case popolari FIAT di Via Chiala, 19 (zona Basse di Mirafiori), per alcuni anni, dal 1959 al 1963 circa
  • Alle Basse di Mirafiori, nel panorama delle case di Via Artom e di Via Fratelli Garrone, fu girato ed ambientato il film "La ragazza di via Millelire", del 1980, di Gianni Serra che, all'epoca della presentazione al Festival del Cinema di Venezia, suscitò molte polemiche e critiche negative[12]
  • Alcune scene del film di Dario Argento Non ho sonno del 2001, furono girate presso i Teatri di posa "Euphon Communications", negli spazi del Comprensorio Fiat Mirafiori di Strada della Manta, 24
  • La celebre porta principale n. 5 della Fiat Mirafiori, di Corso Agnelli/Corso Traiano/Piazza Caio Mario, fu spesso teatro di numerose manifestazioni di protesta e di contestazioni dei lavoratori dell'industria automobilistica degli anni settanta e ottanta (come la Marcia dei quarantamila), tanto da apparire in molti servizi televisivi e in molti film, uno per tutti la fiction "Il sorteggio", regia di Giacomo Campiotti, del 2010.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

  • D. Jalla, S. Musso: Territorio, fabbrica e cultura operaia a Torino 1900-1940, Regione Piemonte, Torino 1981
  • C. Olmo (a cura di): Mirafiori 1936-1962, Allemandi, Torino 1997
  • G. Berta: Mirafiori. La fabbrica delle fabbriche, Il Mulino, Bologna 1998
  • D. Bigazzi: La grande fabbrica. Organizzazione industriale e modello americano alla Fiat dal Lingotto a Mirafiori, Feltrinelli, Milano 2000
  • V. Bonadé Bottino: Memorie di un borghese del Novecento, Bompiani, Milano 2001
  • A. Martini: Riccardo Gualino tra storicismo e architettura «moderna»: il caso delle Scuderie di Mirafiori dell'ingegner Vittorio Tornielli, in "De Venustate et Firmitate. Scritti per Mario Dalla Costa", Celid, Torino 2002, pp. 532–543

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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