Gescal

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Gescal (acronimo di GEStione CAse per i Lavoratori) era un fondo destinato alla costruzione ed alla assegnazione di case ai lavoratori, nato dalla trasformazione del Piano INA-Casa e disciplinato dalla legge 14 febbraio 1963, n. 60 - "Liquidazione del patrimonio edilizio della Gestione I.N.A - Casa e istituzione di un programma decennale di costruzione di alloggi per lavoratori" , pubblicata in G.U. n.44 del 16-2-1963.

Il principio di funzionamento di Gescal era quello di costruire case per i lavoratori con contributi provenienti dai lavoratori stessi, dalle imprese ed in parte da finanziamenti governativi.

La Gescal aveva due organismi dirigenti: il consiglio d'amministrazione, con ampi poteri, e il 'comitato centrale'. Il consiglio d'amministrazione era dominato dai democristiani (presidente era Aldo Quartulli e direttore generale era Mauro Bubbico, capogruppo DC del consiglio comunale di Roma), il comitato centrale da esponenti socialisti[senza fonte]. Nell'attività del Gescal vi erano quattro tipi di progetti:

  • finanziamento per lavoratori dipendenti
  • finanziamento di aziende pubbliche o private che costruiscono abitazioni per i propri dipendenti
  • finanziamento delle cooperative
  • mutui a singoli privati

Il finanziamento derivava dai prelievi effettuati direttamente sulle retribuzioni di dipendenti pubblici e privati, comprensive di contingenza, pari allo 0,35%, mentre le imprese dovevano versare lo 0,70%. Nel 1973, l'ente Gescal viene soppresso, ma il contributo continuerà ad essere versato praticamente fino al 1992. Con l'art. 128 del DPR 390/90 200 miliardi di fondi ex Gescal furono riservati al finanziamento delle strutture di recupero per combattere l'emergenza droga, offrendo la possibilità di finanziamento a tre categorie pubbliche e una privata di soggetti beneficiari.

Il fondo GESCAL (GEstione CAse Lavoratori) era un fondo destinato alla costruzione ed alla assegnazione di case ai lavoratori e loro famiglie. Veniva costituito con trattenuta di contributi aziendali e dei lavoratori e furono soppressi, per la quota a carico dei lavoratori (0,35 per cento) dal primo gennaio 1996 e per la quota versata dalle aziende (ridotta allo 0,35 per cento) dal 31 dicembre 1998. Attualmente i fondi GESCAL sono stati aboliti nominalmente, ma, in realtà, continuano ad essere prelevati sotto voci di imposta "contenitore" che accorpano parecchie voci "solitarie" del passato.

Ad oggi tutti i condomini recanti denominazione "Gescal" risultano essere stati riscattati, essendosi autonomamente costituiti condomini ed avendo pienamente assunto dignità condominiale. Spesso tali condomini sono circondati da parchi di notevole estensione, minuziosamente curati.

Polemiche sulla gestione dei fondi[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla sua nascita, la polemica più ricorrente fu l'utilizzo di fondi per la costruzione di case popolari assegnate ai lavoratori autonomi, anche se questi non versavano nessun contributo. Fino al 1994 il fondo, che allora, secondo una ricerca Eurispes, contava 21 mila miliardi di lire complessivi, tutti assegnati, era stato utilizzato dalle Regioni, in favore di IACP e Comuni, solo in parte, esattamente per il 63,4%. Ma con la sentenza 424 del 1995 la Corte Costituzionale aveva stabilito che "non solo gli storni dei fondi sono incostituzionali", ma dovevano essere anche rivisti i criteri di assegnazione degli alloggi da parte dei comuni visto il "legame inscindibile" stabilito dalla Consulta tra "contributori e beneficiari". Nel caso della Gescal a pagare erano infatti i lavoratori dipendenti ma a beneficiarne erano tutti i cittadini.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I soldi della Gescal già spesi dal governo ma non per le case, Riforme, il Manifesto, 6 maggio 1971.
  • Enzo Cirillo, Fondi GESCAL dirottati all'Inps, la Repubblica, 12 febbraio 1996.

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