Istituto Autonomo Case Popolari

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Istituto Autonomo Case Popolari
Stato Italia Italia
Sigla IACP
Istituito 1903
da Luigi Luzzatti

L'Istituto Autonomo Case Popolari (in sigla IACP) è un tipo di ente italiano, ora disciolto[senza fonte], avente lo scopo di promuovere, realizzare e gestire edilizia pubblica finalizzata all'assegnazione di abitazioni ai meno abbienti, segnatamente in locazione a canoni calmierati.

Si parla di "tipo di ente" in quanto in realtà l'Istituto Case Popolari non era un unico organismo, ma si componeva in fatto di più compagini che si formavano localmente a livello comunale o provinciale; la "legge Luzzatti", come da subito fu chiamata, prevedeva per l'appunto la possibilità di costituire enti di pari caratteristiche, in rango di ente economico (qualcuno divenne poi ente morale).

Roma Piazza dell'Alberone edificio IACP 1927 di Camillo Palmerini (1995)

Il tipo di istituto deriva dalla figura dello Istituto Case Popolari (ICP), che era stato creato nel 1903[1] per volontà del deputato Luigi Luzzatti[2], poco dopo nominato ministro del Tesoro nel secondo gabinetto Giolitti; a sua volta Luzzatti aveva mutuato nella norma nazionale l'esperienza contratta l'anno prima a Trieste, ove si era sperimentata la formula dell'Istituto Comunale per gli alloggi minimi[3]. L'ICP era finalizzato alla realizzazione di edilizia economica e popolare precipuamente sull'area urbana di Roma, il cui allora sindaco, il principe Prospero Colonna, la legge aveva caldeggiato e ispirato sul piano dei valori etici: "interpretazione fedele dei sentimenti delle classi diseredate dalla fortuna"[3]. Già nel 1906 l'ICP aveva completato le sue prime realizzazioni, fra le quali quelle al quartiere Flaminio, nel 1907 iniziarono quelle del rione San Saba[3] il cui completamento si ebbe negli anni venti e che per le soluzioni applicate ha nel corso del tempo acquisito valore urbanistico e progettuale autonomo e peculiare[4]. I progetti dell'allora giovane architetto Quadrio Pirani spiccano nelle citazioni di settore e San Saba nel tempo diviene, secondo Vittorio Sgarbi, "un momento essenziale della visita a Roma"[5]. Un intervento di analoga progressiva rivalutazione in epoche successive è quello che l'ICP attuò al quartiere Garbatella[3], per il quale progettarono Marcello Piacentini e Gustavo Giovannoni e la cui prima pietra fu posata dal re Vittorio Emanuele III il 18 febbraio 1920, ora "compleanno del quartiere"[6].

Sulla scia dell'esempio capitolino, nacquero altri Istituti di analogo oggetto in molte parti d'Italia. Solo per fare qualche esempio, nel 1908 lo IACP della provincia di Napoli[7], nel 1914 l'Istituto autonomo case popolari di Venezia[8] e quello di Treviso[9], nel 1919 quello di Varese[10] e nel 1937 l'Istituto fascista autonomo per le case popolari della provincia di Viterbo[11].

In precedenza l'ambito delle case popolari era gestito dai comuni solitamente con la collaborazione di istituti bancari aventi scopo sociale (casse di risparmio ecc), e affidandosi ai lasciti di terreni da parte dei privati. Oggi a causa di quest'origine sociale di lascito molte case pubbliche non sono privatizzabili (poiché le clausole del lascito lo impediscono in eterno).

Fra le due guerre il fascismo intervenne sull'urbanistica per far fronte alla crisi degli alloggi e previde facilitazioni per gli enti che si occupavano di realizzarne[12], fra i quali l'ICP o l'Unione Edilizia Nazionale[13] o l'INCIS (Istituto Nazionale Case Impiegati dello Stato), l'IFACEP o altri; queste realizzavano tanto il territorio metropolitano quanto quello coloniale, pertanto vi era fabbricazione di alloggi popolari anche nell'Africa Orientale Italiana[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Con la legge n. 251 del 31 maggio 1903
  2. ^ Ater Rovigo
  3. ^ a b c d Ater Roma
  4. ^ Ettore Maria Mazzola (a cura di), "Contro storia" dell'architettura moderna: il caso di Roma, Volume 46 di Saggi e documenti di storia dell'architettura, Alinea Editrice, 2004 - ISBN 8881258765
  5. ^ Vittorio Sgarbi, L'Italia delle meraviglie, Bompiani, 2012 - ISBN 8858706951
  6. ^ Cosmo Barbato, Quel 18 febbraio 1920 nasceva il quartiere giardino
  7. ^ Storiacity
  8. ^ Ater Venezia
  9. ^ Ater Treviso
  10. ^ Aler Varese
  11. ^ Ater Viterbo
  12. ^ Alberto Clementi, Francesco Perego (a cura di), La Metropoli "spontanea": il caso di Roma - 1925-1981, sviluppo residenziale di una città dentro e fuori dal piano, Volume 18 de Il Politecnico (Bari, Italy), Edizioni Dedalo, 1983 - ISBN 8822008189
  13. ^ Posta però in liquidazione nel 1923
  14. ^ M. Barbot, A. Caracausi, P. Lanaro (a cura di), Lo sguardo della storia economica sull'edilizia urbana, Volume 4 di Città e storia, Editore Croma - Università Roma TRE, 2009 - ISBN 888368107X

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]