San Salvario

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Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Circoscrizioni di Torino.
San Salvario
Castello valentino - fronte.jpg
Il Castello del Valentino
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Provincia Torino Torino
Città Turin coat of arms.svg Torino
Circoscrizione Circoscrizione 8
Quartiere San Salvario
Codice postale 10125-10126 (in parte)
Abitanti 38 110 ab.

Coordinate: 45°03′20″N 7°40′47″E / 45.055556°N 7.679722°E45.055556; 7.679722

Borgo San Salvario (San Salvari in piemontese) è un quartiere storico della Circoscrizione 8 di Torino situato a sud-est rispetto al centro cittadino. Nella sua parte orientale è presente il Parco del Valentino, uno dei più famosi parchi torinesi, lungo la sponda sinistra del fiume Po. Il quartiere è poi noto per una diffusa popolazione multietnica, presente soprattutto in prossimità della stazione ferroviaria di Porta Nuova.
È delimitato:

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Po e la Mole visti dal Ponte Isabella (Corso Dante)

È uno dei quartieri centrali più verdi di Torino, poiché nella sua parte orientale, cioè quella a ridosso con la sponda sinistra del Fiume Po, è situato il noto parco del Valentino, sviluppatosi da parco di residenza estiva dei Savoia a parco pubblico, ricco di percorsi pedonali, locali e circoli, e che ospita altresì il castello omonimo, oggi sede della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, più il pittoresco Borgo Medievale. La parte occidentale invece è costituita da strette vie e vecchie case, a ridosso di Via Madama Cristina-Via Nizza ed il tratto ferroviario della Stazione Porta Nuova.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Già sito di reperti sia di epoca romana che altomedioevale, il toponimo del quartiere deriva dalla chiesetta (e relativo convento) del 1646, posta su via Nizza angolo corso Marconi, a ridosso dei palazzi postali della vicina ferrovia di Stazione Porta Nuova. La chiesetta nacque come San Salvatore di Campagna, o San Solutore (nome riferito allo stesso Gesù), quindi successivamente accorciato, dal piemontese Salvari, in Salvario[1]. La chiesetta fu voluta da Madama Cristina, moglie del re Vittorio Amedeo I di Savoia, che desiderava un luogo di culto vicino alla residenza estiva del Castello del Valentino, quest'ultimo sorto nel periodo 1630-1660 ad opera degli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte.

La chiesetta fu poi ampliata da quest'ultimo, diventando il convento dei Servi di Maria[2], quindi ancora Casa delle Serve della Carità di San Vincenzo. Questa chiesetta perse importanza quando, nel 1865, sorse un'altra parrocchia nel borgo, quella dei Santi Pietro e Paolo Apostoli di Largo Saluzzo.

XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Lo sviluppo urbano intorno alla chiesa di San Salvario fu documentato già da delle carte del 1790, quando il centro cittadino torinese si sviluppò verso sud attraverso il cosiddetto "Borgo Nuovo", sul lato meridionale dell'attuale Corso Vittorio Emanuele II e lo sbocco della allora "Via Nuova" (cioè l'attuale Via Roma). Da lì, usciva lo stradone che conduceva sull'attuale via Nizza e sul Corso detto, appunto, del "Valentino", poi ribattezzato Corso Marconi, e che arrivava fin al Castello del Valentino.

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Per uno sviluppo vero e proprio del borgo bisognerà aspettare l'abbattimento della cinta muraria torinese nel 1840, quando il quartiere cominciò a popolarsi di una nuova borghesia.
Nel 1853, fu inaugurata la linea ferroviaria per Genova, ma l'edificio della Stazione Porta Nuova fu iniziato soltanto nell'anno del Unità d'Italia (1861), su progetto di Alessandro Mazzucchetti e di un giovane Carlo Ceppi, e terminata soltanto nel 1868, senza inaugurazioni. I successivi ampliamenti della stazione, come lo Scalo Vallino e l'area postale su Via Nizza, furono parzialmente colpiti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale dell'8 dicembre 1942 e 13 luglio 1943, prova è il frequente ritrovamento di residuati bellici nella zona.
Come capitale dell'appena nato Regno d'Italia (1861), l'amministrazione torinese decise di ampliare il Parco del Valentino, per idea del consigliere Nomis e su imitazione degli eleganti parchi inglesi e francesi, opera del paesaggista francese Barillet-Deschamps.
Il ponte sul fiume Po di Corso Dante[3], opera dell'ingegnere Ghiotti e dedicato alla principessa Isabella di Baviera, futura moglie di Tommaso di Savoia-Genova, fu terminato soltanto nel 1880. Nel periodo 1873-1876 fu edificata, su disegno di Edoardo Arborio Mella, la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù di Via Nizza, 56, mentre, in occasione dell'Expo 1884, venne realizzato il cosiddetto Borgo Medioevale del Parco del Valentino, su progetto di Alfredo d'Andrade.
Nel 1889 l'architetto Carlo Ceppi fu chiamato a progettare la chiesa del Sacro Cuore di Maria di Via Morgari, 9[4], mentre nel 1898, in occasione dell'Expo per i Cinquant'anni dello Statuto Albertino, a realizzare la Fontana dei Dodici Mesi del Parco del Valentino.
Nel periodo 1848-1898 sorsero alcune eleganti palazzine, soprattutto nella zone di Via Nizza, Via Bidone, Via Giuria e Corso Massimo d'Azeglio, ad ospitare parte della Facoltà di Medicina e di Chimica e Fisica dell'Università degli Studi di Torino, oltre che le scienze infermieristiche dell'Istituto Rosmini su via omonima.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Se le Expo universali torinesi del 1884 e 1898 diedero un forte slancio architettonico al quartiere, quella del 1911 fu un ulteriore successo. Il già elegante e prestigioso ponte di Corso Vittorio Emanuele II sul fiume Po, realizzato soltanto quattro anni prima e dedicato a Umberto I, fu arricchito di ulteriori statue per il Cinquantenario dell'Unità d'Italia.

Il Ponte Balbis in autunno

Per il decennale della fine della prima guerra mondiale poi, fu decisa la costruzione di un terzo ponte sul fiume Po, quello di Corso Bramante, terminato nel 1927 e dedicato a Vittorio Emanuele III, quindi rinominato e dedicato al partigiano torinese Franco Balbis nel 1948. Nel 1930 fu eretto l'imponente Arco del Valentino su Corso Cairoli, dedicato all'Arma dell'Artiglieria, su progetto di Pietro Canonica; nello stesso periodo, l'imponente edificio neoclassico dell'Istituto elettrotecnico nazionale Galileo Ferraris. Otto anni più tardi verrà poi realizzato il complesso di Torino Esposizioni, sorto come Expo per la Moda, da un'idea di Ettore Sottsass.
Salvo che per le prime officine Fiat, che dalla storica sede di Corso Dante/corso Massimo d'Azeglio furono ben presto trasferite nella sede Lingotto nel 1915, il quartiere non ebbe uno sviluppo industriale. Lo sviluppo economico si accentrò solo sul lavoro di scarico merci sul lato orientale della ferrovia di Porta Nuova. L'unica industria di un certo rilievo, dal 1929, fu la Microtecnica di Piazzetta Graf, nota nel settore aerospaziale e ancor oggi attiva, assorbita dalla statunitense United Technologies Corporation.

Oggi[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente il quartiere ospita svariate attività culturali, artigianali e di terziario in genere. Sul finire del XX secolo si sviluppò, inoltre, una vivace vita notturna, specialmente nella zona tra Via Madama Cristina e Via Nizza. Ai locali multietnici, si sono aggiunti pub, rhumerie, bistrot, ristoranti e rosticcerie di ogni tipo e di ogni etnia, tuttavia in degli spazi relativamente ridotti. Il quartiere ospita altresì due mercati rionali, uno in piazza Madama Cristina e l'altro in piazza Nizza (fino al termine dei lavori della Metropolitana di Torino ospitato provvisoriamente in corso Raffaello).
Il quotidiano torinese La Stampa, uno dei maggiori a livello nazionale, ha le sue sedi (subito dopo la prima sede di nascita di Via Roma) proprio in questo quartiere, dapprima in Via Marenco, vicino al Parco del Valentino e, dal 2012, in Via Lugaro.

Oltre alle sedi culturali già citate, il quartiere ospita altresì il museo di antropologia criminale "Cesare Lombroso" e quello di anatomia umana "Luigi Rolando", più il Museo della Frutta (Collezione "Francesco Garnier Valletti"), il Teatro Nuovo (di epoca contemporanea a Torino Esposizioni), il Cineteatro Baretti, nell'omonima via, quasi in Largo Saluzzo, infine il Teatro Colosseo (del 1969), su Via Madama Cristina.
Negli anni novanta, il quartiere vide la nascita di decine di associazioni socio-culturali multietniche, ancor oggi esistenti e che, nel 2003, si unificarono in un'unica agenzia onlus per lo sviluppo locale. Nel 2010 l'agenzia aprì la sua sede alla Casa del Quartiere di via Morgari angolo Via Belfiore, (adiacente alla chiesa del Sacro Cuore di Maria) come sede centrale ricreativa, culturale e multietnica.

« ...uno spazio dedicato ad attività sociali, culturali e di animazione, rivolto agli abitanti. Offre cultura, formazione e servizi a portata di mano, per tutti gli abitanti di San Salvario e non solo... »
(dal sito dell'Agenzia San Salvario)

Dal 2013 circa, l'area dell'ex Scalo Vallino (tra Via Nizza e la linea ferroviaria, a sud della stazione) è oggetto di lavori di riqualificazione per un nuovo campus universitario, sul progetto Clinical Industrial Research Park ("CIR Park"[5]), in collaborazione con il Centro Universitario Dipartimento di Biotecnologie Molecolari di Via Nizza, 52[6].

Monumenti di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Liberty torinese.
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Castello del Valentino
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
Valentino castle.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
  • Parrocchia del Sacro Cuore di Maria, di Carlo Ceppi (1887), sita in Via Morgari, 9.
Facciata Chiesa Sacro Cuore
  • Parrocchia-Santuario del Sacro Cuore di Gesù, di Via Nizza, 56, fu voluta da monsignor Gastaldi sulle rovine dell'allora cascina Pertusa, con disegni dapprima in stile neogotico, poi trasformati in neoromanico, dall'architetto vercellese Arborio Mella, fu completata nel 1876.
  • Parrocchia dei San Pietro e Paolo Apostoli, sita in Largo (già Via) Saluzzo, 25, sorta nel 1852 come succursale della chiesa B.V. delle Grazie del quartiere Crocetta), sempre col nome di San Salvatore, quindi terminata nel 1865 e dedicata ai San Pietro e Paolo Apostoli, oggi importante centro religioso multiculturale.
  • Chiesa di San Giovanni Evangelista
  • Sinagoga ebraica, sita in via San Pio V, in quel tratto pedonalizzata per ragioni di sicurezza (dando così luogo alla Piazzetta Primo Levi), fu innalzata nel 1880-1884 dall'architetto Enrico Petitti, grazie all'allora comunità ebraica, che avevano rinunciato all'iniziale sito del loro tempio in quel che sarà la futura Mole Antonelliana.
  • Tempio Valdese, eretto nel 1853 su Corso Vittorio Emanuele II e relativo Ospedaletto Valdese.
  • Il quartiere vanta anche diversi edifici in stile liberty torinese degne di rilievo, come le prime officine Fiat, le officine meccaniche in Corso Raffaello e Villa Javelli, in Via Petrarca, 44, opera del 1904 dell'architetto Raimondo d'Aronco.
  • Verso la zona Corso Massimo d'Azeglio, si trovano alcuni edifici architettonici sedi di storiche facoltà universitarie, di cui alcuni sempre in stile liberty torinese, quali il Museo di Anatomia Rolando (Corso Massimo d'Azeglio, 52), provvisto di una bizzarra stretta torretta medioevale, e che ospita, sul retro (Via Pietro Giuria), il Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso; oppure la massiccia facciata, con colonnato bianco, dell'antica sede dell'Istituto elettrotecnico nazionale Galileo Ferraris (Corso Massimo d'Azeglio, 44).
  • Piccolo obelisco commemorativo dell'11 marzo 1821, data del giuramento alla "Libertà d'Italia" del periodo risorgimentale e dei moti di Santorre di Santa Rosa, posto in Largo Marconi, proprio vicino alla chiesetta San Salvario[7].
  • Monumento a Felice Govean, giornalista massone del XIX secolo, simbolo della libertà del giornalismo torinese dell'epoca. La bronzea statua, alta 7 metri appoggiata su un basamento in pietra di 4 metri, rappresenta il mezzo busto del giornalista su una colonna, con alla base un ragazzino che tiene una penna e una bandiera italiana; fu eseguito dallo scultore Francesco Sassi nel 1906. L'opera si trova nella piazzetta omonima, alla confluenza di V. M. Cristina/V. Belfiore/V. Petrarca.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parco del Valentino.

Persone legate a San Salvario[modifica | modifica wikitesto]

Street Art in San Salvario[modifica | modifica wikitesto]

Successivi interventi si sono succeduti dall'anno 2015 su facciate cieche di condomini o su muri di edifici come il "Teatro Colosseo" (nel 2016) o la Clinica "Sedes Sapientiae" (aprile 2017) a cura di "Street Artist" italiani ed internazionali, creando un percorso molto originale tra le vie del quartiere, date anche le grandi dimensioni degli interventi eseguiti .[10], [11]

Galleria fotografica "Street Art"[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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