Mirafiori Nord

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Circoscrizioni di Torino.
Mirafiori Nord
Giaione2.jpg
Torre Colombaria (del 1850 circa) della Cascina Giaione presso Via G. Reni, edificio d'interesse storico dello stesso quartiere
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Provincia Torino Torino
Città Turin coat of arms.svg Torino
Circoscrizione Circoscrizione 2
Quartiere Mirafiori Nord
Codice postale 10135 10136 10137
Superficie 2,135 km²
Abitanti 103 258 ab. (2008)
Densità 48 364,4 ab./km²

Coordinate: 45°02′34.55″N 7°37′14.79″E / 45.042931°N 7.620775°E45.042931; 7.620775

Mirafiori Nord (Mirafior Nòrd in piemontese) è un quartiere della Circoscrizione 2 di Torino nella periferia sud-ovest della città. Prende il nome dallo storico territorio di Mirafiori.

Più precisamente, il quartiere confina:

Da Mirafiori Nord si accede alla autostrada Tangenziale ovest di Torino, attraverso corso Allamano e corso Orbassano. Prima dell'istituzione delle circoscrizioni, era designato come "Quartiere n. 12"[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Settecento: campi e cascine[modifica | modifica wikitesto]

Il rurale territorio era compreso nel cosiddetto feudo di Roccafranca, nome già esistente per indicare il territorio "franco" a nord del torrente Sangone, tra i poderi privati di Mirafiori e i feudi del "Gerbido" di Grugliasco. A sua volta, il toponimo Gerbo, stava a indicare genericamente un territorio incolto, citato in una denominazione settecentesca del Grossi[2]. Suddiviso in tenute agricole, furono erette cascine, vigne, campi coltivati intersecati da una fitta rete di bealere, il nome dei piccoli canali di irrigazione presenti in Piemonte. Le principali cascine erano la Roccafranca (o Bailarda) e la Giajone. Esisteva poi la Canala, al fondo dell'attuale Via Nallino, della quale oggi non resta più nulla se non un liscio terreno di campi sportivi. Stessa sorte subirono altre cascine più piccole, la Cascina Spedale di San Giovanni (Ropoli) in Via Sanremo/Via Dina, e l'adiacente Vaudagnotto[3].
Oltre ad esse, uno dei primi edifici del quartiere totalmente sparito fu l'ospedaletto-sanatorio San Luigi (Gonzaga), all'epoca la nuova sede del precedente (1826-1908) di Via Ignazio Giulio (in quartiere Valdocco). Edificato nel 1909 sul sito dell'odierna piazza Cattaneo, fu poi abbandonato negli anni sessanta per ampliare gli stabilimenti Fiat Mirafiori[4], quindi riedificato nell'attuale sede fuori città nel 1970, in frazione Gonzole, tra Orbassano e Rivalta di Torino.

La prima urbanizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo lo spostamento della capitale d'Italia da Torino a Firenze nel 1865, l'amministrazione comunale scelse una politica di industrializzazione, a causa della crisi del settore terziario dovuta alla perdita del ruolo di capitale[5]. Iniziò la costruzione di case lungo le direttrici cittadine e la Barriera di Orbassano della nuova cinta daziaria del 1912 fu spostata dall'adiacente quartiere Santa Rita sulla Piazza Cattaneo. Le prime costruzioni avvennero a ridosso di Corso Siracusa; testimonianza di questo periodo è la piccola ciminiera di Via Castelgomberto, 53, residuo di una vecchia fornace per mattoni, usata successivamente come cabina elettrica.
Nel 1923 invece, cominciò la costruzione, secondo un piano regolatore del 1908, del lotto di villette tra via Paolo Sarpi e corso Giovanni Agnelli (all'epoca corso Vinzaglio - prolungamento). L'iniziativa fu caldeggiata soprattutto dalla Fiat, che dalla sede nel vicino quartiere Lingotto doveva trasferirsi nei nuovi stabilimenti Mirafiori nel 1939. A causa della forte richiesta di alloggi da parte della Commissione Interna Operaia Sezione Automobili, si costituirà quindi la "Cooperativa case economiche dipendenti Fiat", che acquisterà dalla casa madre i terreni già in costruzione ad un prezzo simbolico. Il primo lotto fu di dodici villette plurifamiliari di due piani. Nel 1927 furono costruite altre quindici case, arricchite con decorazioni in stile déco, con vetrate colorate[6]. Il quartiere continuò a crescere; la crisi degli alloggi nel 1920-1925 fu il catalizzatore per una complessa e continua collaborazione tra la Fiat e il Comune di Torino, che pianificò la costruzione di circa 1300 alloggi in più, distribuiti in otto isolati; nel 1926 l'azienda automobilistica cedette oltre 118000 m2 di terreno all'amministrazione municipale, destinati alla costruzione di case popolari, in cambio della realizzazione di infrastrutture stradali (ad esempio il sottopassaggio stradale del vicino Lingotto e l'allargamento della zona ferroviaria adiacente agli stabilimenti del vicino quartiere Lingotto).
Sul quel lotto, situato appunto a nord del nuovo stabilimento industriale Fiat Mirafiori del 1939, verrà costruito, dall'Istituto Autonomo Case Popolari, un rione, inizialmente chiamato M2 (Mirafiori2), strutturato con isolati a corte chiusa circondata da palazzine a tre o quattro piani. Queste abitazioni verranno poi assegnate soprattutto alle maestranze Fiat, secondo specifici accordi[7].

Il rione operaio "Borgo Cina"[modifica | modifica wikitesto]

Case popolari Borgo Cina

Con la nascita dello stabilimento di Fiat Mirafiori nel 1939, la zona "M2" divenne spiccatamente operaia. I nuovi isolati, con le cosiddette case a "corte interna", costruiti tra il 1930 e il 1939, specialmente a nord di via Giacomo Dina, costituirono un rione chiamato Costanzo Ciano, dedicato al padre di Galeazzo Ciano, genero del duce. Durante i difficili anni della guerra, verso est sorsero anche una chiesa e l'oratorio salesiano Don Bosco, più il complesso scolastico dell'Istituto Internazionale Edoardo Agnelli.

Con la caduta del fascismo, il rione Ciano fu rinominato popolarmente "Borgo Cina" (Borgh Cin-a), per via dell'incremento demografico di operai della FIAT che si riversavano frettolosamente per strada, già vestiti in tuta da lavoro rossa, come tanti cinesi appunto, a montare i serrati turni di lavoro.[8]
Negli anni cinquanta la zona venne completata con la costruzione del grande palazzo di corso Agnelli 148, inaugurando così la stagione dei palazzi da 7-10 piani, assai comuni durante il boom edilizio e demografico degli anni sessanta.[9]

Le Casermette[modifica | modifica wikitesto]

Un complesso edilizio per un totale di 109 bassi edifici militari sorse col nome di Casermette di Borgo San Paolo, per via del vicino quartiere, anche se oggi sono ubicate in questo quartiere, all'epoca inesistente, esattamente tra Via Tirreno e Corso Allamano, a ridosso di Via Veglia che, di fatto, taglia in due il complesso stesso. Furono costruite per l'esercito militare durante la seconda guerra mondiale, quindi parzialmente danneggiate durante i bombardamenti del 1943, poi risistemate e utilizzate per sfollati e reduci. Dal 1947 ospitarono i profughi giuliano-dalmati mentre, dal 1966, la parte a nord di via Veglia fu destinata alla Polizia di Stato col nome di "Caserma Mario Cesale". La parte a sud invece, fu destinata a ospitare i baraccati di corso Polonia.
Dal 1985 però, anche la parte sud fu destinata a caserma operativa, questa volta dei Carabinieri, a sua volta suddivisa in Caserma Angelo Pugnani (su Corso Allamano) e Caserma Benito Atzei (su Via Guido Reni).

Gli anni dell'immigrazione e del boom economico (1950-1970)[modifica | modifica wikitesto]

Mirafiori Nord conobbe una rapidissima espansione demografica soprattutto a partire dal 1950, con l'inizio del boom economico: un enorme flusso di immigrati dal Triveneto e dall'Italia Meridionale si riversò in breve tempo nel quartiere.
In soli vent'anni (1951-1971) si passò da 18700 a 141000 abitanti e nel 1954 venne inaugurata la prima di una serie di scuole elementari, la Giovanni Vidari di Via Sanremo,46[10]. In soli due anni, si creò uno spazio adiacente, con la chiesa dedicata al Gesù Redentore, inaugurata nel 1957, e la piazzetta dedicata al partigiano Dante Livio Bianco.
Nel 1956-1957 la Fiat raddoppiò lo stabilimento industriale, partecipando al piano Ina-casa e aggiungendo ancora 1550 alloggi da assegnare ai dipendenti. Grazie alla legge n. 167 del 1962 sull'edilizia convenzionata, verranno favoriti gli acquisti di terreni destinati a zone commerciali e ai servizi, ma la carenza dei servizi essenziali fu un problema di gravi proporzioni[11], così come la speculazione edilizia, che acuì la crisi degli alloggi: il 27 gennaio 1972 cinquanta famiglie occuparono un palazzo di via De Canal, appena costruito dalla Gescal[12].

Sui terreni ancora liberi fu costruito, tra il 1968 e il 1971, ad ovest di corso Orbassano fino a frazione Gerbido di Grugliasco, il cosiddetto Centro Europa, una zona costituita da edilizia a prezzo di libero mercato[13], inizialmente composta da undici torri di dieci piani, con vialetti pedonali, una piazzetta e vari spazi verdi.
Un'altra zona residenziale, costruita tra il 1950 e il 1970, fu Città Giardino, caratterizzata da villette o case molto basse, con giardini e orti, situata tra il Corso Allamano e la Cascina Giaione. Sorse sull'idea inglese della "garden city", già attuata pochi anni prima nel vicino quartiere Mirafiori Sud (zona tra Via Monte Sei Busi e Via Monte Cengio).

Anni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Le prime opere di riqualificazione del quartiere avvennero con i grandi lavori di ristrutturazione e rifacimento della antica Cascina Giaione in Via Guido Reni, avvenuti nel periodo tra il 1985 e il 1990.
Nel periodo dal 2002 al 2009 il quartiere fu riqualificato grazie al progetto comunale "Urban 2", finanziato dall'Unione Europea[14]. Il programma prevedeva tre tipi di intervento: miglioramento degli spazi verdi, della mobilità sostenibile e della qualità ambientale; sviluppo delle attività economiche; iniziative di integrazione sociale e di sostegno alla cultura. Gli obiettivi raggiunti compresero l'introduzione della raccolta rifiuti porta a porta e la quota del 50% di raccolta differenziata[15][16], la riqualificazione della piazza-giardino Dante Livio Bianco[17] e di molti spazi verdi, la riqualificazione e la messa a norma del Mercato Coperto "Don Grioli" nella piazza omonima, il restauro della Cascina Roccafranca[18] (ora centro ricreativo e culturale e sede dell'Ecomuseo urbano) e la creazione del Centro per il Lavoro in via Del Prete.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Cascina Giaione (o Giajone)[modifica | modifica wikitesto]

Cascina Giaione: la corte centrale

Di origine seicentesca, fu completamente ristrutturata e rivalutata al termine degli anni ottanta. Ospita attualmente la sede della II Circoscrizione di Torino, alcuni servizi comunali decentrati, e una biblioteca civica. La cascina compare già nelle carte dell'assedio del 1706: il nome Giaione potrebbe derivare dal piemontese giajron (ghiaia grossa, ciottolo), dal momento che anticamente in quel sito era presente una cava[19]. L'aspetto attuale deriva da un rifacimento del 1780. Le tre maniche originarie ospitavano gli alloggi padronali e per i fittavoli, i fienili e le stalle. La particolare torretta, perfettamente conservata, era l'antica colombaia. Nel sottosuolo era presente invece la ghiacciaia[20]. L'architetto Amedeo Grossi, la descriveva così nel 1790:

« IL GIAJONE cascine simultenenti dell'Illustrissimo signor Conte Giuseppe Martin Montù Beccaria situate lungo la stradetta del Gerbo, e della strada d'Orbassano in distanza di miglia due da Torino. L'edificio di dette cascine formante tre maniche, due delle quali sono lunghe trenta trabucchi circa, fabbricato tutto di nuovo da pochi anni, è uno dei singolari edificj, che vi sono sul territorio di Torino, che gareggia co' migliori di que' contorni: comode sono le abitazioni pegli affittajuoli, e bovari, grandiose le stalle tutto a volto, ed i granaj, tuttoché posti al secondo piano, vi si ha nondimeno l'accesso con le bestie per via di comode rampe: in dette cascine sono impiegati continuamente sei paia di buoi, essendo composte di 180 giornate. »
(Amedeo Grossi, Guida alle cascine e vigne del territorio di Torino e suoi contorni[21])

Ospitò, tra il XIX e il XX secolo, l'allevamento della Società Torinese Cavalli, mentre nel secondo dopoguerra vi trovarono posto depositi di rottami, abitazioni e piccole officine. Abbandonata e degradata, fu quindi ristrutturata negli anni ottanta dal comune di Torino, che la destinò agli usi attuali[22]

Cascina Roccafranca[modifica | modifica wikitesto]

Da documenti dell'epoca sappiamo che una preesistente cascina dell'antica società del XVI secolo chiamata Compagnia della Concezione fu acquistata, nel 1689, dal ricco Lorenzo Ballard o Balard, e la cascina prese quindi il suo nome (cascina Balarda o Belarda), fino al 1734, quando al Ballard fu intestato il feudo - contea di Roccafranca, nome già esistente per indicare il territorio "franco" lievemente sopraelevato a nord del torrente Sangone tra i poderi Mirafiori e i feudi che si estendevano fino al Gerbido di Grugliasco. Dopo tre generazioni, i Ballard si estinsero, e la cascina venne quindi acquistata dalla baronessa Chionio[23], che nel 1836-1845 ampliò l'edificio. Con la riduzione dei terreni agricoli dovuti allo sviluppo urbanistico, la cascina cadde in abbandono, fino al 2002, quando il Comune l'acquistò e ristrutturò: dal 2007 ospita l'ecomuseo della Circoscrizione 2 e molti locali destinati ad attività culturali e associative.[24]

Cappella della cascina Anselmetti[modifica | modifica wikitesto]

Cappella Anselmetti

Piccolo edificio religioso del XVIII secolo in stile barocco piemontese, fece parte della tenuta agricola acquistata nel 1785 dal banchiere Carlo Vincenzo Anselmetti, che fa ricostruire la preesistente cascina e aggiunge una villa signorile con una cappella, appunto. Nell'Ottocento fu un altro banchiere, Paolo Nigra, a rilevarne la proprietà. Il terreno agricolo circostante diminuì con il tempo, fino a sole 50 giornate nell'anno 1957[25]. Vicinissima alla Cascina Roccafranca, l'ingresso della cappella è rivolto sull'antica via di Grugliasco (oggi via Paolo Gaidano), per permetterne l'uso anche ai viandanti. Il palazzo padronale e la cascina furono poi demoliti nel 1977, per far posto al complesso scolastico denominato "E11" (scuola Modigliani).
Dell'antica tenuta rimase quindi solo la cappella, tutelata dalla Soprintendenza ai Monumenti del Piemonte, per il suo valore storico-artistico. Fu quindi restaurata nel 2004, e destinata, tre anni più tardi, a laboratorio didattico, attraverso il programma Nuovi Committenti, guidato dell'associazione comunale Urban 2 e dall'artista toscano Massimo Bartolini. Nell'abside domina ancora l'immagine della Madonna della Consolata.[26]

Complesso dell'Istituto Internazionale Salesiano "Edoardo Agnelli"[modifica | modifica wikitesto]

Sito nell'estrema parte est del quartiere, e costruito tra il 1938 e il 1941 su disegno dell'architetto salesiano Giulio Valotti, comprende il tipico oratorio, il cinema-teatro, e le scuole salesiane di arti e mestieri. Si svilupparono, in seguito, scuole professionali vere e proprie, su impulso della Fiat che vedeva nell'opera dell'Istituto un mezzo per formare operai qualificati. Dopo la guerra e i bombardamenti (che danneggiarono gli edifici[27]) i corsi ripresero nel 1946 con l'aggiunta della scuola elementare e di una officina per le esercitazioni di 4800 m2. Nello stesso anno nasce anche l'istituto "Virginia Agnelli", dedicato all'educazione femminile, gestito dalle suore di Maria Ausiliatrice: ospitato prima in baracche di fortuna, viene ampliato a più riprese fino al 1967 con asilo infantile, scuola materna e scuole professionali per le ragazze. Oggi l'istituto Agnelli ospita la scuola media, il liceo scientifico, l'istituto tecnico industriale e un corso professionale per periti meccanici.[28]
Parte integrante del Complesso è la Chiesa di San Giovanni Bosco, con ingresso su via Paolo Sarpi. Costruita dall'architetto Giulio Valotti, fu inaugurata il 19 aprile 1941 come parte del complesso dell'Istituto Agnelli. Il suo stile fonde linee dell'architettura razionalista dell'epoca con alcuni elementi tradizionali: i contrafforti, le arcate, i soffitti a rosoni e un mosaico sulla facciata. Diviene parrocchia il 20 novembre 1957[29]

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Gesù Redentore
  • Chiesa del Gesù Redentore, prima chiesa pubblica inaugurata del quartiere, nel 1957, come centro parrocchiale ideato dal Cardinal Maurilio Fossati appena due anni prima, il 16 maggio 1955, su di un progetto degli architetti Nicola e Leonardo Mosso. Il piano regolatore del 1954 prevedeva inizialmente tre piazze porticate, progetto poi realizzato solo parzialmente.[30]. Le uniche due piazze costruite sono quelle intitolate a papa Giovanni XXIII (di fronte alla chiesa) e la piazza-giardino dedicata al partigiano Dante Livio Bianco. Aperte al traffico veicolare, diventarono delle isole pedonali a partire dal dicembre 1977, su impulso dei comitati spontanei di quartiere. L'area sarà riqualificata nel 2002 nell'ambito del progetto europeo "Urban 2" con l'aggiunta di fontane, giochi per i bambini e un anfiteatro all'aperto[31].
Chiesa San Giovanni Bosco

Sono inoltre da citare:

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Stadio del ghiaccio[modifica | modifica wikitesto]

Noto anche come Palasport Tazzoli, sul corso omonimo, fu costruito in occasione delle Olimpiadi del 2006, al posto di un impianto di pattinaggio su ghiaccio preesistente. È dotato di due piste regolamentari che ospitarono gli allenamenti di hockey su ghiaccio e short track, e di una tribuna da 3000 posti.[33]

Complesso sportivo Gaidano[modifica | modifica wikitesto]

Con sede in Via Modigliani è un complesso sportivo della II Circoscrizione, composto da palestra, campi di calcio a 5, piscina federale e campi da tennis.

Personalità e fatti del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Deliberazione del consiglio comunale di Torino dell'11 ottobre 1976.
  2. ^ Grossi Amedeo, Corografia del territorio di Torino e contorni, 1790, Torino., ristampa anastatica Bottega d'Erasmo, Torino, 1968
  3. ^ Andar per cascine
  4. ^ Zanlungo, pp. 112-113
  5. ^ Giovanni Maria Lupo, Le barriere e la cinta daziaria, in (a cura di Umberto Levra) Storia di Torino 7 - Da capitale politica a capitale industriale (1864-1915), Torino, Giulio Einaudi editore, 2001, pp. 309-310, ISBN 88-06-15771-X
  6. ^ Zanlungo, pp. 10-12
  7. ^ Zanlungo, pp. 30-31
  8. ^ Il rione Borgo Cina, storie di povertà, ma anche di solidarietà e calore umano
  9. ^ Zanlungo, pp. 30-35
  10. ^ Zanlungo, p. 70
  11. ^ Zanlungo, p. 54
  12. ^ Zanlungo, pp. 84-85
  13. ^ Zanlungo, p. 124
  14. ^ Progetto Urban 2 sul sito del comune di Torino, comune.torino.it. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  15. ^ Claudio Laugeri, Selezione dei rifiuti Mirafiori fa centro «La Stampa», 26 settembre 2003, 50
  16. ^ Risultati raccolta differenziata sul sito del comune di Torino, comune.torino.it. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  17. ^ Alessandro Mondo, Parte da piazza Livio Bianco il riscatto di Mirafiori Nord «La Stampa», 14 settembre 2002, 39
  18. ^ Luciano Borghesan, Quaranta milioni di euro per Mirafiori Nord «La Stampa», 24 gennaio 2002, 45
  19. ^ Giancarlo Libert, Cascine e territorio ai confini della Città. Roccafranca e Pozzo Strada dall'Assedio del 1706 ai giorni nostri, Associazione Amici degli Archivi Piemontesi, Torino, 2006, p. 88, nota 120.
  20. ^ Bonasso, pp. 48-49
  21. ^ Opera pubblicata a Torino nel 1790. Tomo I, p. 73
  22. ^ Libert, op. cit., p.90
  23. ^ La Struttura
  24. ^ Bonasso, pp. 50-51
  25. ^ Zanlungo, pp. 128
  26. ^ Bonasso, pp. 51-53
  27. ^ Nuove incursioni nemiche nel cielo torinese, «la Stampa», 26 novembre 1943, 2
  28. ^ Zanlungo, pp. 14-17, 26-27
  29. ^ Zanlungo, p. 22-23
  30. ^ Bonasso, pp. 76-77
  31. ^ Zanlungo, pp. 64-67
  32. ^ Nome di Maria Torino
  33. ^ Zanlungo, p. 50

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico Bonasso, Maria Clotilde Fagnola; Giancarlo Libert; Bartolomeo Paolino, Santa Rita. Un santuario e un quartiere torinese, Torino, Associazione Nostre Origini, 2008.
  • Amedeo Grossi, Guida alle vigne e cascine del territorio di Torino e suoi contorni, Torino, 1790.
  • Laura Zanlungo e Diego Robotti, Da Miraflores alla Roccafranca. Turismo urbano a Mirafiori Nord, Torino, Hapax, 2008, ISBN 978-88-88000-25-1.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Torino Portale Torino: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Torino