Monte dei Cappuccini

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Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Circoscrizioni di Torino.
Chiesa di Santa Maria al Monte e convento dei frati cappuccini
Monte dei Cappuccini - Chiesa facciata principale.jpg
Stato Italia Italia
Regione Piemonte
Località Torino
Religione Cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione 1583
Completamento 1656

Coordinate: 45°03′34.92″N 7°41′49.99″E / 45.0597°N 7.69722°E45.0597; 7.69722

Monte dei Cappuccini
037TorinoCappuccini.JPG
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Provincia Torino Torino
Città Turin coat of arms.svg Torino
Circoscrizione Circoscrizione 8
Quartiere Borgo Po
Codice postale 10131

Il Monte dei Cappuccini è una collina di 283 m s.l.m. che sorge nella città di Torino, a circa 200 metri dalla riva destra del Po, in quartiere Borgo Po. È molto vicino al centro storico, in prossimità del ponte Vittorio Emanuele I, che dà accesso a piazza Vittorio Veneto. Su di esso, si erge il convento e la chiesa barocca di Santa Maria al Monte, affidato ai frati Cappuccini, da cui il nome.

La collina ospita inoltre, nell'ala sud del convento, il Museo nazionale della montagna, accessibile dal piazzale panoramico in cima, quindi un ristorante a mezza collina, un laboratorio sotterraneo di fisica nucleare, una villa liberty in via Gaetano Giardino 9, che ospita alcuni uffici e una parte dell'archivio storico provinciale dei frati Cappuccini.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima del convento[modifica | modifica wikitesto]

Questa collina fu utilizzata fin dall'antichità per scopi difensivi, in quanto sovrastante uno dei punti di attraversamento del Po. Gli antichi romani del I secolo a.C. vi dedicarono in cima un piccolo tempio dedicato a Giove, come si evince da resti rinvenuti nel XVI secolo. Si attesta la successiva presenza una piccola chiesetta dedicata alla Santa Vergine, intorno al IX secolo.

Nel Basso Medioevo, la decisione di erigere qui una piccola fortificazione militare in cima alla collina ebbe sempre dei pareri contrastanti: buona visuale strategica, ma anche sensibile obiettivo militare. Una primitiva fortificazione fu eretta dall'XI secolo, fino almeno al 1233, con la morte di Tommaso I di Savoia. Cinque anni dopo, l'imperatore Federico II di Svevia diede la fortificazione a Tommaso II di Savoia, che la modificò in una vera e propria bastida militare, rinforzata a più riprese a causa dei numerosi tentativi di assedio lungo gli anni. Questa rimase possesso della casa comitale di Savoia fino al 1473, quando divenne proprietà privata dei Vasco, poi dei Bersatore di Pinerolo, i Maletto e, infine, i conti Scaravello, che la rivendettero a Carlo Emanuele I di Savoia nel 1580. Questi, al fine di recuperare il consenso cattolico nei territori, donò il monte all'Ordine dei frati minori Cappuccini, già alloggiati in città nel borgo di Madonna di Campagna, al fine di costruire loro un convento e una nuova chiesa, sempre dedicata alla Vergine Maria.

Chiesa e convento Santa Maria al Monte[modifica | modifica wikitesto]

I lavori dell'impianto iniziarono nel 1583, sulle basi di un primo progetto manierista dell'ingegner Giacomo Soldati, proseguiti successivamente da Ludovico Vanello. Già nel 1590, a cantieri aperti, i frati Cappuccini poterono insediarsi nel convento, autorizzati anche ad officiare messa nel 1596, sebbene con la chiesa ancora in costruzione. Due anni dopo i lavori si arrestarono, sia per mancanza di fondi che per l'arrivo della peste a Torino. Il cantiere fu ripreso nel 1611 da Ascanio Vitozzi, che completò il progetto della chiesa con una pianta a croce greca, recuperando un piccolo spazio per l'attuale vestibolo d'ingresso, più la retrostante sala del coro, posta dietro l'altare maggiore. A tutto ciò, aggiunse il progetto dell'imponente tamburo ottagonale in muratura, terminante con un'alta cupola in piombo. Tuttavia, Vitozzi morì nel 1615, e i lavori dovettero proseguire con l'architetto Carlo di Castellamonte, che modificò solo alcune parti in classico stile barocco. Nel 1630 giunse una nuova epidemia di peste, che rallentò la fine dei lavori. Questi vennero riaperti e conclusi dal figlio di Carlo, Amedeo di Castellamonte ma, ancora, la guerra civile di Torino 1637-1640 ne impedì la consacrazione e l'inaugurazione. Intanto furono terminati l'alta cupola in piombo (esistente fino al 1801), sia gli interni come, ad esempio, l'altare maggiore. Il pittore Isidoro Bianchi di Campione d'Italia vi realizzò al suo interno numerosi affreschi nel periodo 1630-1633. Nelle nicchie furono poste delle statue lignee, opera dello scultore Stefano Maria Clemente.[1] Nel Settecento furono poi aggiunti alcuni preziosi dipinti.

Il miracolo eucaristico del 12 maggio 1640[modifica | modifica wikitesto]

Narra la leggenda che, durante l'assedio francese di Torino del 1640, il Monte fosse subito identificato come luogo di importanza strategica. Il principe Tommaso Francesco di Savoia quindi, ordinò al conte d'Harcourt di espugnare il colle e il monastero; i soldati non ebbero difficoltà a vincere le resistenze della popolazione, ma, entrati nella chiesa, una lingua di fuoco si levò dal tabernacolo per proteggere le ostie consacrate.[2] Afferma padre Pier Maria da Cambiano:

« Una lingua di fuoco uscita dal Santo Ciborio andò a cogliere in pieno petto l'audace e sacrilego francese da bruciargli gl'abiti e la faccia. Di che spaventato gittandosi a terra gridava "Mon Dieu! Mon Dieu!". Tosto la chiesa fu empita di denso fumo e fra il comune stupore cessò il vandalismo »

(Padre Pier Maria da Cambiano[3])

I francesi desistettero così dalla spoliazione del luogo sacro. L'episodio mistico, tuttora molto caro ai torinesi, è ricordato da un quadro esposto nell'atrio della chiesa.[4] Sono ancora visibili attualmente i colpi della baionetta e le tracce del presunto fuoco divino sul tabernacolo.

Dal Seicento a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il Monte di giorno, visto dai Murazzi
Il Monte di notte, visto dai Murazzi

La chiesa venne solennemente consacrata soltanto il 22 ottobre 1656, in occasione di una breve visita della regina Cristina di Svezia, da poco convertitasi al cattolicesimo e di passaggio da Torino.[5] Pur essendo riconosciuto un luogo di importanza fondamentale per controllare l'accesso orientale di Torino, i francesi non riuscirono a espugnarlo durante il noto assedio di Torino del 1706, a parte una cannonata sulla chiesa.

Nel 1799 poi, il Monte dei Cappuccini venne scelto dalle truppe austro-russe quale postazione per le artiglierie che avrebbero dovuto bombardare Torino se i francesi, nuovamente occupanti in città, avessero offerto resistenza. La chiesa ricevette un solo bombardamento, evento ricordato con una palla di cannone conficcata sulla parete della chiesa, non distante da quella conficcata per ricordare quello del 1706.

Il laboratorio di cosmogeofisica

Dal 1957, il Comune di Torino concesse uno spazio ricavato da un rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale scavato dentro la collina stessa, e accessibile da valle, ad un laboratorio di cosmogeofisica. Il tunnel è accessibile dalla parete ovest, ed è caratterizzato da otto accessi, di cui sei murati, che conducono a un unico tunnel trasversale da nord a sud. Fu scelto questo sito poiché questi particolari ricerche utilizzano strumenti delicati, come ad esempio inteferometri, uniti all'analisi geofisica, che prediligono dei laboratori "ground-based" (ovvero a livello terra o sottoterra). Il laboratorio poi, passò al Consiglio Nazionale delle Ricerche, mentre oggi è in gestione Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

interno della cupola

Durante l'occupazione napoleonica, con la soppressione degli ordini monastici, il convento fu temporaneamente destinato a usi privati (in gestione all'avvocato Paolo Raby), quindi rimaneggiato: l'originaria cupola venne asportata per ricavarne il piombo, e fu poi sostituita nel 1814, anno di ritorno dei Savoia, con una più piccola in muratura e con piccola lanterna ottagonale, ancor oggi esistente; l'interno della cupola fu decorato da Luigi Vacca.

Fra il 1885 e il 1942, l'area fu servita dalla funicolare del Monte dei Cappuccini, gestita assieme a una birreria, successivamente modificata nell'attuale ristorante. La funicolare partiva dall'allora stradone di Genova (Corso Moncalieri), in linea pressoché retta verso la cima del colle. Oltre ad essere nuovamente sede conventuale, il Monte fu dal 1874, sede di un piccola casa in legno del Club Alpino Italiano; per tal motivo, nel 2003 fu istituita, nell'ala meridionale del complesso conventuale, la sede permanente del Museo Nazionale della Montagna.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Funicolare del Monte dei Cappuccini e Museo nazionale della montagna.

Gravemente danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, l'edificio fu restaurato durante anni del dopoguerra. Alcune pregevoli opere pittoriche presenti nella chiesa vennero donate alla Galleria Sabauda.

Nel 1960, sulla parte destra del piazzale del belvedere, venne posizionata un'alta statua bronzea longilinea della Vergine, dedicata a tutti i lavoratori torinesi, opera di Giovanni Cantono. Essa è cinta dalla allora cancellata originale della grotta di Lourdes, dono del vescovo Théas della diocesi francese ai lavoratori della FIAT, che fecero pellegrinaggio al sito mariano nel 1958. Ulteriori importanti restauri alla chiesa e al convento furono eseguiti nel 1962 e nel 1983. Nel 1998, furono installati permanentemente dei neon circolari di color blu, chiamati Piccoli spiriti blu, di Rebecca Horn, a illuminare la cima del colle, specialmente le sere delle feste natalizie, in occasione della manifestazione torinese denominata "Luci d'artista".

Interni della chiesa[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa di Santa Maria al Monte è fortemente arricchito di classiche decorazioni barocche. Sia l'altare maggiore che quelli laterali sono in marmi policromi, tutti progettati da Carlo di Castellamonte (1628).

L'altare laterale di sinistra, detto di San Maurizio, patrono di Casa Savoia, presenta un coevo olio su tela di Guglielmo Caccia, detto "il Moncalvo", raffigurante il martirio del santo. Sotto la mensa riposano le spoglie di Sant'Ignazio da Santhià (XVII secolo), al secolo Lorenzo Maurizio Belvisotti, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 2002. Questo frate cappuccino visse i suoi ultimi anni a Santa Maria del Monte, dove ivi morì il 22 settembre 1770, dopo anni di servizio ai poveri e altresì molto stimato dalla famiglia reale).

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Ignazio da Santhià.

L'altare laterale di destra, detto di San Francesco, presenta invece un olio su tela di Giuseppe Buccinelli, copia dell'originale (1629) di Crespi detto "Il Cerano" conservato alla Galleria Sabauda, raffigurante il fraticello d'Assisi che riceve il bambino dalla Madonna, alla presenza di un altro frate che tiene un libro e dietro il diacono San Lorenzo.

Nei quattro angoli della chiesa troviamo invece gli altari minori, opera di Benedetto Alfieri, con: angolo sinistro dall'ingresso: statua di San Serafino da Montegranaro, con sotto dipinto ovale raffigurante San Giuseppe da Leonessa; angolo destro dall'ingresso: statua di Sant'Antonio di Padova, con sotto dipinto ovale raffigurante il Beato Bernardo da Corleone; angolo sinistro verso il presbiterio: statua di San Felice da Cantalice, con sotto dipinto ovale raffigurante San Lorenzo da Brindisi; angolo destro verso il presbiterio: statua di San Fedele da Sigmaringen, con sotto dipinto ovale raffigurante il Beato Bernardo da Offida.

In alto, dietro il presbiterio, disegnato da Amedeo di Castellamonte e sopra l'altare maggiore di Carlo di Castellamonte, spiccano delle ricche decorazioni dorate che incorniciano una piccola statuetta della Madonna con Bambino, detta La Gloria; l'originale del simulacro fu trafugato il 18 dicembre 1980, quindi sostituito dall'attuale, opera di Caffaro Rore, e restaurato nel 1995.

Legati al convento di Santa Maria al Monte furono, inoltre, altre figure della chiesa torinese e non solo: dal cardinale Guglielmo Massaia ad Angelico da None (venerabile)[6]. Nel 1989 furono rinvenute, con gran stupore, nel cortile retrostante, le spoglie del conte Filippo San Martino di Agliè; furono poi deposte nel 2010 presso una tomba nel vestibolo d'ingresso.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Dinucci, Guida di Torino, Torino, Edizioni D'Aponte, p. 183
  2. ^ Renata Stoisa Comoglio, La prima Madama Reale, pp.75-76, 2003, Daniela Piazza editore.
  3. ^ Monica Vanin, Una storia di santità ordinaria. Ignazio da Santhià, cappuccino, p. 19, Torino, 2002, a cura dei frati cappuccini del Piemonte.
  4. ^ Nella tela, opera del cavalier Tommaso Lorenzone, il lampo esce dal tabernacolo e fulmina il militare sacrilego francese.
  5. ^ Renzo Rossotti, Guida Insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende, e alle curiosità di Torino, pp.44-45, 1998, Newton Compton Editori.
  6. ^ Monica Vanin, Una storia di santità ordinaria. Ignazio da Santhià, cappuccino, p. 67, Torino, 2002, a cura dei frati cappuccini del Piemonte.

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