La ragazza di via Millelire

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La ragazza di via Millelire
Una scena da "La Ragazza di Via Millelire".jpg
Una scena del film
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1980
Durata 110 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Gianni Serra
Soggetto Gianni Serra, Tomaso Sherman, Tiziana Aristarco
Sceneggiatura Gianni Serra, Tomaso Sherman
Produttore Rai, Comune di Torino
Distribuzione (Italia) SACIS, DIFILM
Fotografia Dario Di Palma
Montaggio Maria Di Mauro
Musiche Luis Enríquez Bacalov
Scenografia Silvestro Calamo
Costumi Stefania Benelli
Trucco Irma Malvicino
Interpreti e personaggi
Premi
  • Gran Premio della Giuria e Gran Premio del Pubblico al Festival Internazional Du Jeune Cinéma di Hieres 1981 (Var France)

La ragazza di Via Millelire è un film drammatico del 1980 diretto da Gianni Serra.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Torino, zona Mirafiori Sud. Elisabetta Pellegrino, detta Betty, è una ragazzina di tredici anni: un caso difficile per i servizi sociali: non porta soldi a casa, non rende, si rifiuta cioè di prostituirsi. Viene di conseguenza respinta dalla famiglia ed è costretta ad iniziare un lungo viaggio attraverso il sottobosco sociale e le istituzioni della città - tra prostituzione, eroina, violenza - in un'interminabile fuga.

A lei cerca di badare Verdiana, una delle responsabili di un Centro d'incontro del quartiere, che tenta ripetutamente, e invano, di inserirla in una struttura d'accoglienza. Betty però scappa ogni volta, ritornando alle sue frequentazioni: un mondo di ragazzi allo sbando, ladruncoli, aspiranti spacciatori e delinquenti in erba che vogliono spingerla a prostituirsi. Ma Betty, nella sua vitalità travolgente e spesso masochistica, mantiene una purezza di base, l'istintiva coscienza di quel che si deve rifiutare, la ricerca inespressa del riscatto, una mai offuscata lucidità di giudizio.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

La presentazione in concorso al Festival di Venezia 1980 del film spaccò in due fazioni la critica, suscitò scalpore, furore e polemiche.
Il film, sia a destra che a sinistra, fu bollato come denigratorio, vergognoso, nocivo. Diego Novelli, Sindaco di Torino, lo definì "Un cuneo duro, aspro, pesante, terribile, ma reale". Un cuneo affondato nel sottobosco della Torino di periferia, in una di quelle aree dormitorio sorte ai margini di una città industriale per ospitare i sottoproletari del "boom" economico.
Nonostante il gradimento del pubblico, il regista subì un processo di eliminazione dal circuito professionale cinematografico di una violenza estrema. In parole povere non gli permisero più di realizzare film per la distribuzione, perché venne bollato come autore provocatorio, cinico, e anche “mascalzone”.
A nulla valsero vari riconoscimenti e premi ricevuti all'estero dal film, il suo permanere per molto tempo in testa alle classifiche degli incassi cinematografici nel Nord Italia[senza fonte].
Il tiro al bersaglio, politicamente trasversale, che si scatenò a Venezia contro questo film, fu in buona parte organizzato e pretestuoso: perché il bersaglio principale, oltre al Sindaco comunista Diego Novelli, era colui che aveva prodotto il film, e cioè il Direttore di Rete 2 Massimo Fichera, socialista anomalo, che Craxi voleva cacciare, come infatti avvenne subito dopo.[1]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del vero e proprio linciaggio veneziano, il film suscitò aspra disapprovazione tra i consiglieri comunali allora all'opposizione a Torino, che criticarono il Sindaco Diego Novelli per aver collaborato con il regista di una pellicola che, a loro dire, screditava la città.
Non piacque neanche ai rappresentanti dei comitati di quartiere della zona di via Artom, nella quale la storia è ambientata, che raccolsero quasi cinquecento firme affinché l'opera non venisse immessa nei circuiti cinematografico e televisivo.[2]

Ricorda Diego Novelli: Gli esponenti democristiani e liberali mi accusarono di non aver preso posizione contro un'opera che denigrava Torino. Ma allora quella era la Torino delle periferie. Non mancarono anche le petizioni dei residenti, che non si riconoscevano nel ritratto fatto da Serra del quartiere. Eppure quello era il mondo della periferia in tutte le grandi città italiane. Novelli fa un esempio, ripreso anche nel film, delle situazioni quasi paradossali che il Comune si trovava ad affrontare: In via Artom spaccavano tutte le notti le lampade dei lampioni pubblici. A questo punto ho voluto vedere chi aveva la testa più dura. Così, tutte le mattine, mandavo una squadra di operai a sostituirle. Loro rompevano e noi aggiustavamo. Alla fine si sono stufati loro.

Tra i protagonisti del film, antesignano misconosciuto di un genere poi diventato famoso con Mery per sempre del regista Marco Risi, ci sono i ragazzi del quartiere. Oria Conforti (la Betty del film) ricorda il rapporto con loro e con il regista: "Io, pur arrivando non da quell'ambiente, mi trovai benissimo. Eravamo in sintonia. Avevo quindici anni e l'irrequietezza adolescenziale era la stessa. Alla prima del film, fatta al cinema Massimo di via Verdi a Torino, i ragazzi di via Artom ci furono al completo, alcuni di loro erano andati anche alla Mostra del Cinema di Venezia. Qui arrivò la cocente delusione della stroncatura critica, tanto da sinistra, che con un certo snobismo non voleva lavare i panni sporchi in pubblico, quanto dai conservatori che ne facevano una questione di "buona creanza". Non accettavano un'opera dove tra il pubblico e la storia non ci sono filtri. A partire da un linguaggio crudo, zeppo di bestemmie, che sono un voluto pugno nello stomaco dello spettatore. Oggi La ragazza di via Millelire è un film da far rivedere, per insegnare alle nuove generazioni e alle istituzioni un pezzo della nostra storia recente ed evitare, se possibile, che certe situazioni si ripetano. La Banlieue francese docet”.

I critici cinematografici hanno scritto a proposito del film:

  • "…Patrocinato senza rossore dal comune di Torino, Il film gronda fango d'ogni parte per colpa di una sceneggiatura e di una regia compiaciute del Brutto e dello Sporco fino al cinismo… pretende far fiorire gigli dal letame… All'uscita, noi abbiamo fatto domanda d'essere assunti come camerieri in casa Agnelli: almeno l'occhio si purgherà"[3]
  • "…Un film convulso, violentissimo… Il meno che si possa dire di un'opera sgradevolissima (ma che vuole esserlo) è che gronda coraggio[4]
  • il film più becero dell'anno"[5]
  • "…Vantona, sboccata, continuamente in fuga, non riconciliata con la famiglia né con la società né con il mondo... Betty di via Millelire è un 'carattere' difficile da dimenticare"[6]
  • "Il film è un cumulo di orrori: provoca solo disgusto[7]
  • "…In un film che gela l'anima Serra non va in cerca del pittoresco sottoproletario, non rassicura, non si arrende al pianto, al lamento, alla pietà"[8]
  • "Il film è l'accozzaglia di devianti più ripugnante che si possa assemblare in periferia"[9]
  • "Fra strepiti e clamori, presentata a Venezia la prima eroina punk..."[10]
  • "Raggiunge momenti di alta intensità espressiva, astenendosi rigorosamente da qualsiasi pregiudizio"[11]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Distribuzione televisiva SACIS (in Germania, Svezia, Jugoslavia)
  • Distribuzione cinematografica DIFILM

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Morando Morandini - Trovacinema.repubblica.it
  2. ^ http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,6/articleid,1447_02_1980_0242_0006_20502967/
  3. ^ Giovanni Grazzini sul “Corriere della sera”
  4. ^ Sergio Frosali, “Il resto del Carlino”
  5. ^ Alberto Farassino su “La Repubblica”
  6. ^ Lietta Tornabuoni su “La Stampa”
  7. ^ Gianluigi Rondi su “Il Tempo”
  8. ^ Mino Argentieri su «Rinascita»
  9. ^ Valerio Caprara su “Il Mattino” di Napoli
  10. ^ Roberto Silvestri su “Il Manifesto”
  11. ^ Paolo Mereghetti nel suo Dizionario dei film

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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