La ragazza di via Millelire

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La ragazza di via Millelire
Una scena da "La Ragazza di Via Millelire".jpg
Una scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1980
Durata110 min
Generedrammatico
RegiaGianni Serra
SoggettoGianni Serra, Tomaso Sherman, Tiziana Aristarco
SceneggiaturaGianni Serra, Tomaso Sherman
ProduttoreRai, Comune di Torino
Distribuzione in italianoSACIS, DIFILM
FotografiaDario Di Palma
MontaggioMaria Di Mauro
MusicheLuis Enríquez Bacalov
ScenografiaSilvestro Calamo
CostumiStefania Benelli
TruccoIrma Malvicino
Interpreti e personaggi
  • Oria Conforti: Betty
  • Maria Monti: Verdiana
  • Silvana Lombardo: Wanda
  • Diego Dettori: Petrini
  • Alfonso Izzo: marito di Verdiana
  • Mario Orlando: Primaldo
  • Lauretta D'Aggiano: madre di Primaldo
  • Mario Rubatto: Gipì
  • Maria Bosco: suora di Ivrea
  • Lisa Policaro: Luisa
  • Andrea Alciati: Michele
Premi
  • Gran Premio della Giuria e Gran Premio del Pubblico al Festival Internazional Du Jeune Cinéma di Hieres 1981 (Var France)

La ragazza di Via Millelire è un film del 1980 ambientato a Torino e diretto da Gianni Serra, che ne curo la sceneggiatura con il suo libro omonimo edito da Savelli.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film vuole rappresentare uno spaccato del disagio sociale dei giovani delle periferie metropolitane e dei relativi servizi sociali che li seguono, ambientato ai confini di Torino sul finire degli anni settanta. Con una sceneggiatura a tinte forti realizzata dallo stesso regista, un linguaggio volgare da strada misto tra piemontese e meridionale, la pellicola segue una linea narrativa ben precisa incentrata sulla ragazzina Betty, la protagonista, pur mescolando alcuni episodi dal punto di vista cronologico.
Il film inizia al piccolo Centro d'incontro in via Domenico Millelire, nel quartiere Mirafiori Sud, estrema periferia di Torino, gestito dagli operatori sociali Verdiana, Wanda, Lucia, e Petrini. La struttura non è lontana da Via Emanuele Artom, considerata, nella Torino dell'epoca, un vero e proprio rione "dormitorio" di Mirafiori Sud, noto focolaio di delinquenza, violenza, droga, prostituzione e disagio di giovani spesso figli immigrati meridionali pregiudicati e senza un lavoro.
L'assistente sociale Verdiana risponde al telefono, accanto a Primaldo, un ragazzo problematico e con ritardo mentale. Dall'altra parte del telefono c'è Elisabetta Pellegrino, detta Betty, una tredicenne problematica e che ha appena iniziato a bucarsi: è appena scappata da una comunità-alloggio di Casale Monferrato, insieme alla sua compagna di stanza, Carmela. Una seconda telefonata alla Comunità poi, segnala che Betty è stata ritrovata in centro città, svenuta per strada. Arrivata a Torino infatti, Betty continua a frequentare ragazzi allo sbando, ladruncoli, transessuali, drogati, aspiranti spacciatori e delinquenti in erba, come ad esempio Vincenzo e Michele, che vogliono spingerla a prostituirsi.
Verdiana si prende a cuore il caso, cercando invano di capire i problemi di Betty. Poi la fa trasferire in un'altra comunità di suore, dalla quale però scappa. Poi Verdiana va a parlare con Gipì, un ex drogato di una Comunità presso le campagne di Ivrea e vecchio conoscente di Betty, e poi anche con la suora della Comunità di Ivrea.
Betty intanto, in mezzo alle sue folli scorribande torinesi, viene fermata dalla polizia. Gli assistenti sociali non sanno più cosa fare. Verdiana cerca di reinserire Betty nella società civile, facendole cercare un lavoro onesto come, ad esempio, l'infermiera all'ospedale; Betty tuttavia, rimarrà sempre una ragazza contraddittoria, sospesa tra la sua fresca vitalità, travolgente e - spesso - masochistica, e l'istintiva coscienza di quel che si deve rifiutare, con una continua, pura ed inespressa ricerca del suo riscatto sociale.

Locations[modifica | modifica wikitesto]

A parte le scene nel quartiere periferico di Mirafiori sud e alcune nel centro cittadino, la scena del piazzale delle prove in moto sono state girate in un altro quartiere periferico e problematico di Torino, Le Vallette, ed esattamente nell'isolato di Via Fiesole/Corso Cincinnato, all'epoca zona chiamata E15 (Espansione 15).

Accoglienza e critica[modifica | modifica wikitesto]

La presentazione in concorso al Festival del Cinema di Venezia 1980 del film spaccò in due la critica, suscitando scalpore e polemiche.
Il film, sia a destra che a sinistra delle allora correnti politiche, fu bollato come denigratorio, vergognoso, nocivo.
Diego Novelli, l'allora sindaco di Torino, lo definì "...un cuneo duro, aspro, pesante, terribile, ma reale". Il cuneo sociale che, di fatto, separava il degrado del sottoproletariato delle periferie con la stessa città metropolitana, industriale e dinamica.
Nonostante il gradimento del pubblico e di alcuni giurati di Venezia, tra cui lo scrittore Umberto Eco - che insieme al giurato americano riteneva il film meritevole del Leone d'Oro - il regista bresciano, già precedentemente cimentatosi in pellicole impegnate, subì una dura critica e un vero e proprio processo di emarginazione professionale, etichettato come troppo provocatorio, cinico, e anche “mascalzone”. A nulla valse sia il riconoscimento in alcuni paesi esteri, soprattutto in Francia col premio Jeune Cinema di Hyères 1981, sia il discreto successo nelle sale cinematografiche italiane. Si tratta, infatti, di un particolare genere di film impegnati sul disagio giovanile, un vero e proprio antesignano di pellicole più note, quali Mery per sempre e Ragazzi fuori del regista Marco Risi che, tuttavia, usciranno ben nove anni dopo.
Molti ritengono che il boicottaggio al Festival di Venezia fu organizzato e pretestuoso, in quanto il bersaglio principale, oltre che una parte della scomoda sinistra torinese di Novelli, fu lo stesso produttore del film, il direttore di Rai Due Massimo Fichera, un socialista anomalo che lo stesso Craxi voleva da tempo cacciare, come infatti avvenne subito dopo.[1].
A Torino, il film fu patrocinato dal Comune di Torino in collaborazione con Rai Due e gli scrittori-giornalisti torinesi Sergio Ariotti e Bruno Gambarotta. Successivamente, la pellicola suscitò aspra disapprovazione tra alcuni consiglieri comunali, che criticarono Novelli per aver sostenuto un film che, a loro avviso, screditava la città. Stessa opinione la ebbero i rappresentanti dei Comitati di quartiere di Via Artom a Mirafiori Sud, dove la storia è ambientata, che raccolsero quasi cinquecento firme affinché l'opera non venisse immessa nei circuiti cinematografico e televisivo.[2]

«Gli esponenti democristiani e liberali mi accusarono di non aver preso posizione contro un'opera che denigrava Torino. Ma allora quella era la Torino delle periferie. Non mancarono anche le petizioni dei residenti, che non si riconoscevano nel ritratto fatto da Serra del quartiere. Eppure quello era il mondo della periferia in tutte le grandi città italiane. Novelli fa un esempio, ripreso anche nel film, delle situazioni quasi paradossali che il Comune si trovava ad affrontare: In via Artom spaccavano tutte le notti le lampade dei lampioni pubblici. A questo punto ho voluto vedere chi aveva la testa più dura. Così, tutte le mattine, mandavo una squadra di operai a sostituirle. Loro rompevano e noi aggiustavamo. Alla fine si sono stufati loro.»

(Diego Novelli)

Oria Conforti (Betty) ricorda il rapporto con loro e con il regista: "Io, pur arrivando non da quell'ambiente, mi trovai benissimo. Eravamo in sintonia. Avevo quindici anni, e l'irrequietezza adolescenziale era la stessa. Alla prima del film, fatta al cinema Massimo di via Verdi a Torino, i ragazzi di via Artom ci furono al completo; alcuni di loro erano andati anche alla Mostra del Cinema di Venezia. Qui arrivò la cocente delusione della stroncatura critica, tanto da sinistra, che con un certo snobismo non voleva lavare i panni sporchi in pubblico, quanto dai conservatori che ne facevano una questione di "buona creanza". Non accettavano un'opera dove tra il pubblico e la storia non ci sono filtri. A partire da un linguaggio crudo, zeppo di bestemmie, che sono un voluto pugno nello stomaco dello spettatore. Oggi è un film da far rivedere, per insegnare alle nuove generazioni e alle istituzioni un pezzo della nostra storia recente ed evitare, se possibile, che certe situazioni si ripetano. La banlieue francese... docet”.

Alcuni critici cinematografici scrissero sul film:

  • "…Patrocinato senza rossore dal comune di Torino, Il film gronda fango d'ogni parte per colpa di una sceneggiatura e di una regia compiaciute del Brutto e dello Sporco fino al cinismo… pretende far fiorire gigli dal letame… All'uscita, noi abbiamo fatto domanda d'essere assunti come camerieri in casa Agnelli: almeno l'occhio si purgherà"[3]
  • "…Un film convulso, violentissimo… Il meno che si possa dire di un'opera sgradevolissima (ma che vuole esserlo) è che gronda coraggio[4]
  • il film più becero dell'anno"[5]
  • "…Vantona, sboccata, continuamente in fuga, non riconciliata con la famiglia né con la società né con il mondo... Betty di via Millelire è un 'carattere' difficile da dimenticare"[6]
  • "Il film è un cumulo di orrori: provoca solo disgusto[7]
  • "…In un film che gela l'anima Serra non va in cerca del pittoresco sottoproletario, non rassicura, non si arrende al pianto, al lamento, alla pietà"[8]
  • "Il film è l'accozzaglia di devianti più ripugnante che si possa assemblare in periferia"[9]
  • "Fra strepiti e clamori, presentata a Venezia la prima eroina punk..."[10]
  • "Raggiunge momenti di alta intensità espressiva, astenendosi rigorosamente da qualsiasi pregiudizio"[11]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Distribuzione televisiva SACIS (in Germania, Svezia, Jugoslavia)
  • Distribuzione cinematografica DIFILM
  • Distribuzione in Francia: in italiano, sottotitolato in francese da Marie Clare Sinko, disponibile su Youtube

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Morando Morandini - Trovacinema.repubblica.it
  2. ^ http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,6/articleid,1447_02_1980_0242_0006_20502967/
  3. ^ Giovanni Grazzini sul “Corriere della sera”
  4. ^ Sergio Frosali, “Il resto del Carlino”
  5. ^ Alberto Farassino su “La Repubblica”
  6. ^ Lietta Tornabuoni su “La Stampa”
  7. ^ Gianluigi Rondi su “Il Tempo”
  8. ^ Mino Argentieri su «Rinascita»
  9. ^ Valerio Caprara su “Il Mattino” di Napoli
  10. ^ Roberto Silvestri su “Il Manifesto”
  11. ^ Paolo Mereghetti nel suo Dizionario dei film

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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