Sukhoi Su-24

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Sukhoi Su-24
Un Su-24 Fencer, sorvola l'incrociatore della US Navy USS Vella Gulf nell'ambito dell'esercitazione internazionale Baltic Operations 2003.
Un Su-24 Fencer, sorvola l'incrociatore della US Navy USS Vella Gulf nell'ambito dell'esercitazione internazionale Baltic Operations 2003.
Descrizione
Tipo cacciabombardiere
Equipaggio 2
Costruttore URSS Sukhoi
Data primo volo 2 luglio 1967
Data entrata in servizio 1974
Utilizzatore principale Russia VVS
Altri utilizzatori Ucraina UAF
Kazakistan KADF
altri
Esemplari 1 400 circa
Costo unitario 25 milioni US$
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 24,60 m
Apertura alare 17,64 m
Altezza 6,2 m
Superficie alare 55,16
Peso a vuoto 22 300 kg
Peso carico 38 050 kg
Peso max al decollo 43 750 kg
Capacità combustibile 11 100 kg
Propulsione
Motore 2 turbogetto
Ljul'ka AL-21F
con postbruciatore
Spinta da 75 a 110 kN ciascuno
Prestazioni
Velocità max 1,35 Ma
(1 610 km/h in quota)
Velocità di salita 150 m/s
Corsa di decollo 1 550 m
Atterraggio 1 100 m
Autonomia 2 775 km
Raggio di azione 615 km
Tangenza 11 500 m
Armamento
Cannoni 1 GSh-23-6 da 23 mm
Bombe caduta libera:
fino a 8 000 kg
Paveway:
KAB-500KR
KAB-1500L
Missili aria aria:
AA-8 Aphid
AA-11 Archer
aria superficie:
AS-7 Kerry
AS-9 Kyle
AS-10 Karen
AS-11 Kilter
AS-13 Kingbolt
AS-14 Kedge
AS-17 Krypton
razzi:
S-5
S-8
S-13
Piloni 4 sub-alari
4 sotto la fusoliera
Note dati relativi alla versione:
Su-24MK

i dati sono tratti da:
Sukhoi.org[1]

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Il Sukhoi Su-24, nome in codice NATO Fencer è stato il bombardiere tattico a bassa quota delle forze aeree sovietiche durante l'ultima fase della guerra fredda, ma è ancora una macchina largamente diffusa in diversi continenti. Nella sua categoria è infatti uno degli aerei maggiormente prodotti, oltre ad essere molto efficiente e potente nel suo compito di penetrazione a bassa quota delle difese aeree nemiche in condizioni ognitempo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Il requisito per il rimpiazzo dell'aereo da bombardamento Yakovlev Yak-28, successore a sua volta dello Ilyushin Il-28 ma non molto efficiente a causa del limitato raggio d'azione, venne emesso all'inizio degli anni sessanta.

L'ideazione del primo aereo nato dai nuovi requisiti operativi portò al designato S-6, dotato di un'ala a freccia e due turbogetti R-21 da 7 200 kg di spinta. Si considerò poi la versione a Decollo corto del Su-15, il modello da caccia che all'epoca era in fase di sviluppo: anche questo progetto, come il precedente, non ebbe seguito.

Ebbe invece una concretizzazione il prototipo T-6, dotato di ali a delta, che volò nel 1967. Ma anche questa macchina, nonostante la potenza dei motori R-27 di nuova generazione, non poteva considerarsi pienamente soddisfacente dal momento che aveva anche quattro reattori portanti R-36, capaci di ridurre il decollo non meno del raggio d'azione (per via della loro presenza che toglieva posto ai serbatoi, non del loro funzionamento).

Il cacciabombardiere pensato per il futuro impiego nei reparti di prima linea era un velivolo capace di decolli da piste corte ed improvvisate per sfuggire ad eventuali attacchi diretti verso gli aeroporti, pertanto lo TsAGI, l'istituto dello studio dell'aerodinamica sovietico, elaborò un disegno che contemplava il ricorso alle ali con geometria variabile, soluzione che allora aveva larghissima diffusione nei nuovi progetti di macchine ad alte prestazioni. La fusoliera rimase quasi uguale, e già nel 1970 la macchina decollò per la prima volta.

Nonostante questo, il velivolo ebbe poi una lunga gestazione che ne ritardò la piena operatività fino al 1976, ma la produzione partì subito per non perdere tempo ed affrettare l'introduzione in servizio della nuova macchina. I sovietici erano infatti molto preoccupati dalla minaccia del cacciabombardiere statunitense General Dynamics F-111, che anche se aveva dimostrato vari problemi fu molto efficace nella guerra del Vietnam, e l'esigenza di contrapporre un'equivalente era ovviamente molto sentita.

I velivoli dei primi modelli non erano ancora equipaggiati con l'intera dotazione elettronica, che sarebbe apparsa solo con il modello D, ma comunque erano quanto di meglio l'URSS avesse a disposizione e vennero dichiarati operativi nel 1975, circa 8 anni dopo l'F-111 ma 5 prima del Panavia Tornado.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Oltre 1 200 aerei, tra cui oltre 100 "elettronici", hanno prestato servizio nei reggimenti aerei sovietici tra la metà degli anni settanta e lo scioglimento dell'URSS, servendo come ricognitori, aerei d'attacco navale, interdittori e soprattutto come bombardieri nucleari tattici.

Ottimi a bassa quota, anche se forse non straordinari, la loro struttura gli consente di cavarsela bene anche alle medie quote, dove possono offrire qualità probabilmente superiori a quelle del Tornado[2].

Ovunque operano, sono considerati aeroplani di primissima importanza e anzi i più temibili tra gli aerei da bombardamento tattico disponibili, costituendo il fulcro dei reparti offensivi di almeno una decina di paesi attualmente equipaggiati da questa macchina.

A metà degli anni novanta circa 700 velivoli[2], forse la metà del totale prodotto, erano in carico alla V-VS e l'AVMF russa, che ancora nel 2004 sono riportate come aventi oltre 500 apparecchi[3]; altre macchine sono in linea in Ucraina (oltre un centinaio), Bielorussia ed altre repubbliche ex-sovietiche.

I clienti sono numerosi:

  • L'Iraq ha ricevuto nei tardi anni ottanta circa 24 Fencer: la maggior parte di essi si sono rifugiati in Iran durante le fasi finali di Desert Storm e appare ironico che questi velivoli, certamente utilissimi se fossero stati usati durante la guerra Iraq-Iran, abbiano poi contribuito a rimpinguare l'arsenale di quest'ultimo, assieme ad altre 14 macchine direttamente acquistate in Russia.
  • Gli iraniani sono molto soddisfatti di questi velivoli, a quanto riportato da fonti giornalistiche; pare che abbiano il triplo del raggio d'azione a bassa quota di quanto consentano gli F-4 Phantom con 2,5 tonnellate di carico.
  • Tra i clienti meno noti, Libia, Algeria e Siria hanno ricevuto tutte tra i 15 e i 28 apparecchi l'una, in genere tra i tardi anni '80 e l'inizio del decennio successivo, quando la produzione dei velivoli per le esigenze nazionali era finita. La configurazione tipica è quella definita come Su-24MK; i Fencer siriani e iraniani sono tra le minacce più gravi secondo le valutazioni della difesa israeliana.

Per il futuro di questo aereo non sono previste sostanziali novità, a parte aggiornamenti nell'elettronica e nei sistemi d'arma, visto che il Su-27 con i suoi derivati ha ormai preso possesso delle linee di montaggio delle industrie del gruppo Sukhoi, nonché dei mercati internazionali.

Descrizione tecnica[modifica | modifica sorgente]

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Il potente apparecchio da bombardamento tattico dell'OKB Sukhoi è soprannominato Cemodan (valigia)[3] per la sua forma squadrata e ha una struttura pensata per il volo prolungato a bassa quota. Esso, rispetto all'F-111, sembra molto più robusto e meno raffinato nei particolari, come il rivestimento della superficie, che nell'aereo statunitense era assolutamente liscia, con una struttura estremamente affusolata, mentre nell'aereo sovietico le forme sono semplificate e i rivetti abbondanti.

Le ali, in posizione alta, sono a geometria variabile in volo, con posizioni di 16° (decollo e manovre lente), 35° (volo di crociera e velocità inferiori a 800 km/h), 45° (manovre di combattimento e velocità transonica) e 69° (volo a massima velocità).

Gli slat (ipersostentatori sul bordo d'entrata) sono posizionati lungo tutta l'ala, così come i flap su quello d'uscita, nonché diruttori su ogni seminala. Le superfici di coda sono invece costituite da un timone di taglio assai alto e snello, derivato da quello del Su-15, e piani di coda interamente mobili (detti anche stabilatori), mentre due pinne fisse hanno funzione stabilizzante.

La fusoliera, a forma scatolata, contiene i motori nella parte posteriore, i serbatoi e il meccanismo della superficie alare al centro e l'abitacolo nella parte anteriore. Quest'ultimo alloggia pilota e navigatore affiancati, come sulle macchine statunitensi, sebbene il campo visivo alle spalle non sembra altrettanto curato. I piloti siedono su seggiolini K-36, capaci di ottime prestazioni in ogni condizione di volo.

Il cruscotto beneficia della larghezza dell'abitacolo di ben 1,65 metri, per ospitare un gran numero di strumenti, sia pure di tipo analogico e quindi senza schermi digitali multifunzione. È presente un piccolo Head-Up Display per il pilota e uno schermo televisivo per il navigatore, con una massiccia struttura di sostegno. Indicatori a nastro, uno schermo per il Radar Warning Receiver e strumenti analogici vari sono presenti soprattutto nella parte centrale del pannello, per facilitarne la visione ad entrambi i piloti.

Avionica[modifica | modifica sorgente]

L'elettronica consente alla macchina una grande capacità d'impiego, con il computer centrale Orbita e un sistema di navigazione PNS-24 capace di riportare l'aereo alla base di partenza con un errore di 50 metri dal punto stimato.

Il radar di ricerca Orion, il radar d'inseguimento del terreno (TFR) Relief ed altre attrezzature, per lo più contenute nel muso, hanno dato all'interdittore della Sukhoi una capacità di volo automatico a bassa quota in condizioni ognitempo ben apprezzate, mentre l'alto carico alare rende il volo prolungato a tali quote e velocità sufficientemente confortevole. Per l'attacco al suolo, oltre al radar di ricerca, esiste la camera notturna TP-23E Fantasmagoria e altri sistemi, mentre la difesa è assicurata dalle antenne dell'SPO-15 Berjëza, disturbatori Gardenia e lanciatori di inganni APP-50.

Motori[modifica | modifica sorgente]

I motori, al contrario della sofisticata avionica, non sono invece particolarmente moderni, e anzi costituiscono certamente il principale "tallone d'Achille" della macchina.

Gli AL-21F sono turbogetti monoassiali di vecchia generazione che non sono stati sostituiti dai successivi AL-31. Tuttavia, si tratta di motori di grandissima potenza (oltre 11 tonnellate di spinta) e consumo limitato quando impiegati in volo ad alta velocità. Hanno un peso di 2 000 chili da cui se ne ricava un rapporto spinta-peso di 5,6 a 1. Tale valore è basso se confrontato con i moderni motori dell'ultima generazione, ma molto alto, come anche la potenza erogata, rispetto al turbogetto "classico" per eccellenza, il General Electrics J-79, capace di solo 4-4,5 a 1.

Strutturalmente, dispongono di 14 stadi di compressione ed una temperatura d'uscita di circa 1.100 gradi, certamente non molto efficiente dal punto di vista termodinamico, ma almeno con ridotta propensione ad attirare i missili a ricerca di calore. Le prese d'aria sono a semplice geometria fissa, anziché variabile come sulle prime versioni. Sono più leggere e semplici, ma riducono la velocità massima ad alta quota a causa soprattutto del surriscaldamento.

La disponibilità interna di combustibile è di 11 900 litri, e a questo valore elevatissimo si aggiungono due serbatoi da 2.500 litri sotto le ali e la predisposizione per il rifornimento in volo.

Armamento[modifica | modifica sorgente]

L'armamento a disposizione

L'armamento è costituito infine da un cannone ad elevatissima cadenza di tiro GSh-23-6 con 500 colpi e un'inclinazione di 2 gradi verso il basso. Altre fonti riportano 260 colpi, ma vista le capacità di fuoco di quest'arma sembra probabile che i proiettili siano in realtà 500. Il volume di fuoco ammonta infatti a ben 8 000 colpi al minuto, e questo con un'arma sparante proiettili più lenti di quelli del Vulcan statunitense (a cui si ispira) ma molto più pesanti; inoltre pesa appena poco di più della metà del cannone americano.

Le armi esterne comprendono tutto quello che i velivoli tattici russi possono adoperare: missili AS-7, AS-9, AS-10, AS-11, AS-14, AS-17, bombe nucleari o convenzionali fino a 1 500 chili l'una, razzi tra i 57 e i 330 millimetri (praticamente delle bombe a razzo), pod per il rifornimento in volo di altre macchine e missili AA-8 per l'autodifesa. Il tutto per un massimo di 7 500-9 000 chili, ripartiti tra 7 piloni disposti come sul Tornado, ma senza problemi di spazio viste le dimensioni della macchina russa.

Versioni[modifica | modifica sorgente]

Uno Suhkoi Su-24M Fencer-D
  • T-6: prototipo
  • Su-24 Fencer-A: modello di preserie, mancante di antenne di alcuni sistemi elettronici, ma ancora con le prese d'aria a geometria variabile per ottimizzare le prestazioni a velocità supersoniche.
  • Su-24 Fencer-B: entrato in linea nel 1975; la fusoliera è stata ridisegnata nella parte posteriore.
  • Su-24 Fencer-C: in linea dal 1981, aveva le prese d'aria bloccate sulla posizione di decollo piuttosto che regolabili in volo, oltre a migliorie nel sistema elettronico di navigazione, attacco e contromisure elettroniche.
  • Su-24M Fencer-D: profonda rielaborazione per l'allungamento del muso di ben 75 cm, per alloggiare il nuovo sistema di navigazione e attacco, oltre alla sonda per il rifornimento in volo.
  • Su-24MK: modello simile al precedente privato delle componenti più segrete e venduto all'estero.
  • Su-24MR Fencer-E: questa è la variante da ricognizione del precedente, un velivolo ancora più notevole poiché imbarca al posto del cannone un sistema elettro-ottico di ricognizione AIST-M, e il radar STICK a scansione laterale con la possibilità di registrare una striscia di terreno di 400 km di lunghezza e 24 di larghezza su entrambi i lati del velivolo. Esistono inoltre fotocamere AFA-100 ad alta risoluzione, mentre esternamente sono disponibili tre diversi contenitori capaci di ospitare sensori laser come lo SHPIL-2M con risoluzione di 0,25 m utilizzabile fino ad una quota minima di 150 metri. Oltre a questo, sono disponibili sistemi di ricognizione elettronica (ELINT) e rivelazione radioattività. Inoltre i dati raccolti sono inviabili in tempo reale a terra grazie al datalink sicuro BRS-1 a banda larga. Sono ancora montati i dispositivi di disturbo elettronico di autodifesa e missili AA-8 per la difesa dai caccia nemici.
  • Su-24MP Fencer-F: versione da ricognizione e guerra elettronica, capace di analizzare e disturbare ogni emissione elettromagnetica avversaria grazie a 6 nuovi apparati di tipo segreto. Caratterizzata da difficoltà di messa a punto, non ha superato la quindicina di macchine approntate (altre fonti riportano circa 20).
  • Su-24MM: radicale miglioramento del modello di base grazie ai nuovi motori AL-31. La comparsa delle versioni da attacco del Sukhoi Su-27 ne hanno interrotto lo sviluppo, ma se non altro hanno anche dimostrato come fino al 1984 queste macchine erano considerate meritevoli di ulteriori (e anzitempo abbandonati) sviluppi.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Paesi utilizzatori in rosso chiaro, paesi che in passato hanno utilizzato il Su-24 in rosso scuro.
Afghanistan Afghanistan
15 Su-24MK utilizzati fino al 1989, poi restituiti all'Unione Sovietica
Algeria Algeria
operava con 39 apparecchi, 36 dei quali ancora operativi.
Angola Angola
probabile utilizzo in passato, nessun velivolo risulta essere a disposizione di questo paese
Azerbaigian Azerbaigian
4 apparecchi in servizio
Bielorussia Bielorussia
34 velivoli operativi
Georgia Georgia
dispone di 9 apparecchi 6 dei quali ancora operativi
Iran Iran
9 apparecchi acquistati più altri 18 velivoli iracheni ottenuti durante la prima guerra del golfo
Iraq Iraq
disponeva originariamente tra i 18 ed i 24 velivoli. Nessuno dei velivoli rimasti nel paese ha sopravvissuto l'invasione del 2003
Kazakistan Kazakistan
25 apparecchi in servizio
Libia Libia
6 apparecchi, 5 dei quali ancora operativi
Russia Russia
circa 458 apparecchi ancora in servizio più altri 79 in versione da ricognizione.
URSS URSS
Siria Siria
circa 20 apparecchi ancora in servizio
Ucraina Ucraina
ricevette 200 apparecchi dall'Unione Sovietica, 180 ancora presenti alla fine del 2004 (125 in servizio attivo)[4]
Uzbekistan Uzbekistan

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sukhoi Su-24 history on the manufacturer's website. URL consultato il 15 aprile 2007.
  2. ^ a b Andrea Nativi, Su-24, RID, ottobre 1996.
  3. ^ a b Nico Sgarlato, Su-24, Aerei luglio-agosto 2005.
  4. ^ Sgarlato

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Nativi, Il cacciabombardiere Su-24 Fencer, RID ottobre 1996, pagg. 30-36, per la quasi totalità dell'articolo, specie nel settore tecnico e dello sviluppo.
  • Nico Sgarlato, Su-24, Aerei luglio-agosto 2005, pagg. 43-50.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]