Sukhoi Su-9

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Sukhoi Su-9
Tre Su-9 posizionati sul parcheggio di una pista di decollo fotografati il 1º agosto 1982
Tre Su-9 posizionati sul parcheggio di una pista di decollo fotografati il 1º agosto 1982
Descrizione
Tipo caccia intercettore
Equipaggio 1
Progettista URSS OKB 51
Costruttore URSS industrie statali URSS
Data entrata in servizio 1959
Utilizzatore principale URSS PVO
Esemplari circa 1 100
Altre varianti Sukhoi Su-11
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 17,37 m
Apertura alare 8,43 m
Altezza 4,88 m
Superficie alare 34
Carico alare 383 kg/m²
Peso a vuoto 8 620 kg
Peso carico 12 250 kg
Peso max al decollo 13 500 kg
Propulsione
Motore un turbogetto Ljul'ka AL-7
Spinta 90 kN
Prestazioni
Velocità max 2 Mach (2 135 km/h)
Velocità di salita 136,7 m/s
Autonomia 1 125 km
Tangenza 16 760 m
Armamento
Missili 4 K-5 (AA-1 Alkali) aria-aria

Avistar.org

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Il Sukhoi Su-9 (in cirillico Сухой Су-9, nome in codice NATO Fishpot-B[1]) era un caccia intercettore monomotore a getto supersonico ognitempo ad ala a delta progettato dall'OKB 51 diretto da Pavel Osipovič Suchoj e sviluppato in Unione Sovietica nei tardi anni cinquanta. Impiegato negli anni sessanta nella P-VO (Protivovozdušnaja oborona), la difesa aerea sovietica, nel 1955, rimase operativo fino agli anni settanta.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Il progetto del Su-9 è frutto degli studi di aerodinamica computo dallo TsAGI, il centro aerodinamico sovietico, durante la Guerra di Corea, che ha ideato diverse configurazioni aerodinamiche ottimali per gli aerei da caccia. Gli studi si concretizzarono in un prototipo a cui venne data la denominazione T-405 (T per Tryeugol'noye krylo, ovvero ala a delta, nome in codice NATO Fishpot[1]) e che venne portato in volo per la prima volta nel 1956. Il Su-9, sviluppato contemporaneamente al Su-7 Fitter, venne notato dagli osservatori occidentali per la prima volta durante la parata aerea di Tušino, in occasione della "Giornata delle Forze Aeree Sovietiche" del 24 giugno 1956, i quali gli assegnarono nome in codice NATO Fitter-B. Entrambi entrarono in servizio operativo nel 1959.

La produzione totale fu di circa 1 100 esemplari, e si ritiene inoltre che un certo numero di Su-9 vennero aggiornati allo standard Su-11 Fishpot-C. Nessun esemplare venne esportato né ai paesi del Patto di Varsavia né agli abituali clienti filosovietici e dopo aver raggiunto negli anni settanta il limite di vita operativa, sia i Su-9 che gli esemplari aggiornati al Su-11 vennero ritirati dal servizio, sostituiti dalle ultime versioni del Su-11 e dai superiori e più moderni Su-15 Flagon e MiG-25 Foxbat. Alcuni velivoli vennero conservati come laboratori volanti o trasformati in velivoli telecomandati senza pilota.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Il coinvolgimento in azioni belliche, se mai fosse avvenuto, non è noto. La possibilità che abbia ingaggiato od abbattuto qualche velivolo che avesse invaso lo spazio aereo sovietico durante le missioni di ricognizione è plausibile, ma non verificabile in quanto i dettagli delle missioni rimangono classificati e nulla venne mai ammesso pubblicamente.

Il 14 luglio 1959 un Su-9 appositamente modificato, denominato dall'OKB T-43/1 (o più semplicemente T-431), e pilotato da Vladimir Sergeevič Il'jušin stabilì il primato mondiale di tangenza massima raggiungendo la quota di 28 852 m[2].

Versioni[modifica | modifica sorgente]

un Su-9B
T-405
prototipo del Su-9.
Su-9 (Су-9)
versione di produzione in serie, prodotta in circa 1 100 esemplari.
Su-9B (Су-9Б)
versione cacciabombardiere
Su-9U (Су-9У)
versione biposto da addestramento, armata ed equipaggiata con gli stessi sistemi operazionali ma non adatta per il servizio operativo, prodotta in circa 50 esemplari.
T-431
Un Su-9 modificato nel 1962 per il tentativo di superamento del record mondiale di tangenza massima.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

URSS URSS

Velivoli attualmente esistenti[modifica | modifica sorgente]

Un esemplare di Su-9 è attualmente in esposizione presso il museo aeronautico di Košice, in Slovacchia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Andreas Parsch e Aleksey V. Martynov, Designations of Soviet and Russian Military Aircraft and Missiles in Designation-Systems.net, http://www.designation-systems.net, 2 luglio 2008. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  2. ^ records.fai.org

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Yefim Gordon, Dmitry Komissarov, Sukhoi Interceptors, Hinckley, Midland Publishing, 2004, ISBN 1-85780-180-6.
  • (EN) Bill Gunston, The Osprey Encyclopedia of Russian Aircraft 1875-1995, London, Osprey, 1995, ISBN 0-7064-1287-7.

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