Santa Venera

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Santa Venera
Santa Venera, Giacinto Platania - Pinacoteca Zelantea, Acireale (CT)
Santa Venera, Giacinto Platania - Pinacoteca Zelantea, Acireale (CT)

Vergine e Martire

Nascita 100 circa
Morte 143 circa
Venerata da Chiesa cattolica
Santuario principale Basilica Cattedrale Maria SS. Annunziata, Acireale (CT)
Ricorrenza 26 luglio e 14 novembre
Attributi giglio, palma tricoronata, vangelo, crocefisso
Patrona di Acireale, Avola, Fermignano, Grotte, Santa Venerina

Venera, detta anche Veneranda o Veneranda Parasceve o Venerina (Acireale, 100 circa – 26 luglio 143 circa), è stata una martire cristiana, venerata come santa dalla Chiesa cattolica che la ricorda il 14 novembre.

Il nome Veneranda è una latinizzazione del nome Parasceve, traslitterazione in greco del vocabolo originario di matrice ebraica (preparazione, vigilia della festa pasquale del sabato), in una forma della lingua latina, il gerundivo, che esprime un senso di doverosità: degno di venerazione, dunque, il significato del nome latino attribuito alla figura della vergine e martire dei primi secoli dell'era cristiana.

Agiografia[modifica | modifica sorgente]

Quello che segue è il racconto tradizionale così come viene tramandato da generazioni.[senza fonte] Santa Venera sarebbe nata il venerdì Santo dell'anno 100 d.C., nella zona delle terme romane Xiphonie vicino Acireale (dette anche Terme di Santa Venera al Pozzo), figlia di due nobili cristiani della Gallia, Agatone e Ippolita, pii e devoti, dediti alla carità e all'aiuto dei miseri, che dopo 35 anni di preghiere e suppliche a Dio, traferitisi dalla Gallia prima a Roma e poi ad Aci-xifonia, ebbero la gioia di avere una figlia. La madre voleva che si chiamasse Venera in ricordo del giorno fortunato della sua nascita, però Agatone, temendo che quel nome potesse essere confuso con quello della dea la chiamò Veneranda; ma i greci della contrada, ispirandosi al nome usato dagli Ebrei nell'indicare il giorno precedente al sabato della Pasqua, nel quale era nata la fanciulla, la chiamarono Parasceve.

Consacratasi a Dio, Venera studiò la Bibbia e le vite dei martiri e, dopo la morte dei genitori, all'età di 20 anni, si sarebbe dedicata per dieci anni all'ascesi e poi, a 30 anni, dati tutti i suoi beni ai poveri, cominciò a predicare il Vangelo spostandosi da un capo all'altro della Sicilia, non trascurando l'assistenza a poveri e malati, cosa che aveva sempre fatto, ancor fanciulla, sotto la guida della madre. Secondo la tradizione, Venera avrebbe predicato il messaggio evangelico nella sua Sicilia e poi in Campania e in Calabria. Qui sarebbe stata arrestata a Locri dal prefetto Antonio, il quale avrebbe cercato invano di ricondurla alla religione romana, prima con inviti e poi addirittura con atroci torture, dalle quali però Venera sarebbe uscita illesa. Il prefetto Antonio si convertì alla vista di tanti miracoli.

Dopo questa esperienza, Venera avrebbe ripreso l'attività missionaria, percorrendo quasi tutte le province della Magna Grecia e convertendo molte persone, fino a un nuovo arresto da parte delle autorità locali (in particolare si fa il nome di un certo Temio), che l'avrebbe sottoposta ad altre torture ma dalle quali, anche stavolta, sarebbe uscita illesa ed avrebbe convertito il tiranno Temio.

Secondo la tradizione, Venera sarebbe morta in Gallia in seguito a una condanna alla decapitazione e il suo corpo lasciato insepolto finché alcuni cristiani l'avrebbero traslato ad Ascoli Piceno, dove sarebbe stato venerato fino al IV secolo, quando sarebbe stato trasferito a Roma, un 14 novembre.

Secondo una tradizione diversa[senza fonte], invece, Venera sarebbe morta il 26 luglio del 143 d.C., per decapitazione ma in Sicilia anziché in Gallia, e precisamente nello stesso luogo dove si presume sia nata. La tradizione inoltre riporta come, prima di morire decapitata, la santa abbia chiesto ed ottenuto con una voce venuta da cielo, la promessa da Dio che, chiunque si fosse rivolto a lei con fede, avrebbe avuto concessa la liberazione dalle angosce in cui si trovasse. Le sue Reliquie sarebbero giunte ad Acireale soltanto nel Seicento (anche se in momenti diversi), da Roma. Nella città di Salemi, paese della Sicilia Occidentale, vengono custodite le restanti parti del corpo della santa; queste erano poste dentro un sarcofago sotto una delle cappelle della Chiesa dei Gesuiti, oggi Chiesa Madre e un'iscrizione riporta proprio il nome della santa in latino "Veneriae" e del suo martirio. A Taormina una tradizione locale riferisce del ritrovamento degli arnesi usati per il martirio di Venera.

Viene identificata con Santa Parasceve da Roma, venerata dagli ortodossi, che tramandano una versione simile dei suoi martiri.

Culto[modifica | modifica sorgente]

L'iconografia tradizionale la ritrae con in mano la palma tricoronata, il libro dei Vangeli e il Crocifisso, tutti segni volti ad indicare l'opera di predicatrice. È venerata in Sicilia, in Veneto, nell'Italia centrale e meridionale.

Parte delle sue reliquie si trovano nella Basilica Cattedrale di Acireale, nel busto reliquiario custodito nella Reale Cappella affrescata dai fratelli Filocamo, altre si troverebbero nella chiesa Matrice di Avola, Grotte, Santa Venerina, Santa Venera di Mascali, Salemi, Gerace, Carfizzi.

Patronati[modifica | modifica sorgente]

Simulacro della Santa venerato in Chiesa Madre in Santa Venerina (CT)

Santa Venera è la Patrona di varie località italiane:

Santa Venera è anche la patrona di un comune maltese:

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Santa Veneranda in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.