Matilde d'Inghilterra (1102-1167)

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Matilde
Empress matilda.jpg
Signora degli Inglesi
(titolo disputato)
In carica 7 aprile 1141 - 1 novembre 1141
Predecessore Stefano
Successore Stefano
Nascita Winchester, Hampshire, c. 7 febbraio 1102
Morte Rouen, 10 settembre 1167 (65 anni)
Sepoltura Abbazia di Bec
(1167-1847)
Cattedrale di Rouen
(1847-)
Casa reale Dinastia normanna
Padre Enrico I d'Inghilterra
Madre Matilde di Scozia
Consorte Enrico V di Franconia
(1114-1125)
Goffredo V d'Angiò
(1128-1151)
Figli Enrico II d'Inghilterra
Goffredo VI d'Angiò
Guglielmo X, conte di Pitou

Matilde o Matilda, in inglese Matilda of England, talvolta Maud oppure Maude (Oxfordshire, 7 febbraio 1102Rouen, 10 settembre 1167) fu imperatrice del Sacro Romano Impero dal 1114 al 1125 e signora degli Inglesi nel 1141.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Figlia primogenita del re d'Inghilterra e duca di Normandia, Enrico I e di sua moglie Matilde di Scozia[1], figlia di Malcolm III re di Scozia e di Margherita, sorella di Edgardo Atheling, ultimo discendente del Casato dei Wessex e pretendente alla corona d'Inghilterra.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia del re di Inghilterra Enrico I e Imperatrice come moglie di Enrico V[modifica | modifica sorgente]

Nata nel 1102 a Sutton Courtenay, piccolo villaggio tra Didcot e Abingdon, in Oxfordshire, fu battezzata con il nome di Adelaide.

Il castello di Trifels e parte della sua rocca.

Per le politiche di alleanza del padre, nel 1110 venne promessa in sposa all'età di 8 anni al re dei Romani o re di Germania Enrico V, presso la cui corte, l'anno successivo, prendendo il nome di Matilde (o Maud), venne inviata per esservi allevata ed educata da Bruno, arcivescovo di Treviri.

Il 7 gennaio 1114, a Magonza, fu celebrato il matrimonio tra la non ancora dodicenne Matilde e l'imperatore Enrico V.[2] Nella primavera del 1116, Matilde seguì il marito in Italia[3], dove, nel 1117, a Roma, forse fu incoronata, ma non dal papa, come Imperatrice, titolo che forse non le spettava ma che tenne a mantenere per tutta la vita. Nel 1118, Enrico V fu costretto a rientrare in Germania e Matilde fu reggente per il regno d'Italia, nel periodo 1118-1119.

Nel 1125 Enrico V morì lasciandola vedova e senza figli. Il marito prima di morire le aveva consegnato le insegne reali, che lei custodì nel castello di Trifels in Renania-Palatinato. Per la sua sospetta sterilità e per la presenza di forti pretendenti al trono imperiale, non le fu data la possibilità di reggere l'Impero e trasmetterlo ad un futuro secondo marito. Adalberto I, arcivescovo di Magonza, si fece consegnare le insegne reali ed ebbe un peso determinante nell'elezione, in quello stesso anno, del nuovo re dei Romani, Lotario di Supplimburgo[4].

Erede al trono di Inghilterra e contessa di Angiò[modifica | modifica sorgente]

Ritratto immaginario dell'imperatrice Matilde

Nel 1120 era morto in un naufragio il legittimo erede al trono d'Inghilterra, il fratello minore di Matilde, Guglielmo[5], un anno dopo il suo matrimonio con Matilde d'Angiò, figlia di Folco V, conte d'Angiò.

La successione inglese venne messa a rischio, perché Matilda, l'unica figlia legittima di Enrico I, come moglie dell'imperatore del Sacro Romano Impero, non poteva essere sua erede, quindi la successione sarebbe toccata ai nipoti di Enrico I, Tebaldo conte di Blois oppure Stefano, conte di Mortain, figli della sorella Adele. Siccome questa soluzione non era di suo gradimento, Enrico sposò Adeliza, figlia di Goffredo I di Lovanio, duca della Bassa Lorena, per cercare di avere un altro erede, ma da tale unione non nacquero figli.

Rimasta vedova nel 1125 e riconsegnate le insegne reali, Matilde fu richiamata in Inghilterra da suo padre Enrico che, ancora senza eredi maschi, la nominò propria erede avendo constatato che aveva il temperamento adatto per governare. Nel 1127 prese addirittura la decisione senza precedenti di convocare un grande concilio con tutti i nobili sia laici che ecclesiastici più importanti, tra cui suo cognato, Davide I di Scozia, suo nipote, Stefano di Blois, e il suo primogenito illegittimo, Roberto di Gloucester e da tutti pretese il giuramento che avrebbero accettato Matilde come regina. La maggior parte accondiscese, ma non gradì la soluzione e avrebbe gradito ancor meno se avesse saputo che Enrico trattava il matrimonio della figlia, col figlio del nemico storico dei normanni, il conte d'Angiò.

Nel giugno del 1128, a Le Mans fu celebrato il matrimonio tra Matilde e il figlio del conte Folco V, Goffredo il Bello o Plantageneto[6].Goffredo era di dieci anni più giovane di lei. Tale matrimonio fece sì che la maggior parte dei baroni disconoscesse il proprio giuramento dell'anno precedente. Enrico allora lo fece ripetere nel 1131.

Dal matrimonio di Matilde ed il giovane Goffredo inizialmente tormentato da incompatibilità reciproche, nacquero solo dopo alcuni anni tre figli, di cui il primo fu Enrico, nato il 5 marzo 1133. Enrico I in quello stesso anno visitò la Normandia per vedere il suo giovane nipote. Ma ben presto iniziarono discussioni per questioni territoriali, tra Enrico I e la figlia e il genero, divenuto nel frattempo conte d'Angiò, poiché suo padre aveva abdicato e si era recato in Terra Santa, per sposare l'erede al trono di Gerusalemme, Melisenda. Queste dispute ed alcune ribellioni, forse ispirate da Goffredo, costrinsero Enrico I a trattenersi in Normandia dove morì all'improvviso, si dice per avvelenamento da cibo per via di una lampreda avariata, nel dicembre 1135 a Saint-Denis-le-Fermont.

La lotta con Stefano I d'Inghilterra e l'Anarchia inglese[modifica | modifica sorgente]

Alla morte del padre Enrico I nel 1135, mentre i baroni, ritenendosi svincolati dal primo dei giuramenti, nel quale era stata posta come condizione, non rispettata dal re, l'approvazione preventiva di tutta la nobiltà su un eventuale matrimonio di Matilde, discutevano se era il caso di eleggere re Tebaldo, conte di Blois e conte di Champagne, l'altro cugino di Matilde, il fratello minore di Tebaldo, Stefano, che si trovava a Boulogne, signoria di sua moglie, si imbarcò immediatamente per l'Inghilterra per imporre la propria candidatura, in quanto aveva quasi sempre vissuto in Inghilterra, mentre il fratello si era creato un grande prestigio solo in Francia. Arrivato a Londra, Stefano fu accolto entusiasticamente e fu invitato a recarsi a Winchester per assicurarsi il tesoro reale. Di fronte alle difficoltà che venivano poste dai baroni dello scacchiere[7], intervenne suo fratello minore, Enrico (1100-1171), vescovo di Winchester dal 1129, che riuscì a convincere i baroni ad appoggiare Stefano. A questo punto la maggior parte dei notabili, anche coloro che avevano proposto Tebaldo, si schierarono a favore di Stefano, che il 26 dicembre 1135, fu incoronato a Westminster. Sembra che il debole carattere di Stefano lo avesse fatto preferire all'energica Matilde, descritta spesso di carattere astioso e difficile.
Anche Tebaldo accettò la nomina del fratello a re d'Inghilterra e a, nome suo, concordò una tregua col marito di Matilde, Goffredo.

Matilde, in quel momento in Normandia ed incinta del terzo figlio, non poté recarsi subito in Inghilterra, ma si oppose alla sua incoronazione, adducendo il giuramento preteso da suo padre. Tentò di fare ricorso al papa Innocenzo II per il giuramento violato, inviando un suo vescovo a Roma; ma dopo circa due anni il papa, influenzato dal potente arcivescovo di Winchester, Enrico, fratello di Stefano, ritenne il giuramento nullo in quanto la clausola sul consenso della nobiltà al matrimonio era stata violata. Si aprì dunque in Inghilterra un periodo di guerre e contese, conosciuto come l'“Anarchia (o guerra civile) inglese”.
Inizialmente Stefano ebbe la meglio, e solo lo zio di Matilde, Davide I di Scozia, invase il nord dell'Inghilterra, ma presto arrivò ad un accordo con Stefano. E anche il fratellastro di Matilde, Roberto di Gloucester, che non aveva voluto riconoscere Stefano, qualche mese dopo trovò un accordo in tal senso.

Nel 1137, Stefano finalmente poté occuparsi della Normandia che non vedeva di buon occhio le attività del conte d'Angiò, Goffredo, marito di Matilde. Però commise l'errore di affidare il comando del suo esercito anglo-normanno al suo amico Guglielmo d'Ypres, un fiammingo, scontentando tutti i baroni normanni che cominciarono ad allontanarsi e soprattutto suo cugino, Roberto di Gloucester, che abbandonò l'impresa. Stefano lasciò la Normandia, dopo nove mesi, senza essersene assicurato il completo controllo, anzi lasciando Roberto di Gloucester libero di riavvicinarsi a Matilde, allearsi militarmente al di lei marito Goffredo e denunciare Stefano come usurpatore; e sempre nel 1138, anche Davide I di Scozia invase nuovamente l'Inghilterra, ma fu duramente sconfitto nella battaglia dello Stendardo e costretto a fuggire coi superstiti e a sottomettersi.

Nella primavera del 1139, la posizione di Stefano era ancora solida: controllava il tesoro, aveva l'appoggio di buona parte dei baroni inglesi e normanni e, soprattutto aveva l'appoggio del clero, per la forte influenza esercitata dal fratello, il vescovo di Winchester Enrico di Blois, ora anche legato papale; infine Matilde non aveva ancora attraversato la Manica. Ma quando Stefano, all'inizio dell'estate, fece imprigionare il vescovo Roger di Salisbury, perché non aveva riconsegnato al re il suo castello, perse l'appoggio della chiesa; e peggiorò la situazione, quando, poco dopo, alla morte di Ruggero si appropriò di tutti i beni del vescovo, condannato proprio da suo fratello, legato papale.
Fu allora che Matilde, mentre il marito Goffredo d'Angiò si incaricava della conquista della Normandia, dove ottenne il soprannome di "the Fair Count" ("il Conte Leale"), sbarcò in Inghilterra con Roberto di Gloucester e 140 cavalieri, dando il segnale per la sollevazione di alcuni baroni scontenti della debolezza di Stefano e l'appoggio del re di Scozia Davide I.
L'esercito di Matilde ottenne inizialmente parziali successi, soprattutto nell'Inghilterra occidentale e i baroni spesso cambiarono bandiera per ottenere maggiori benefici, ma dopo 16 mesi la situazione non era mutata molto.
Nel 1141, nella battaglia di Lincoln, l'esercito di Stefano fu sconfitto e il re stesso venne catturato; fu tenuto incarcerato nel castello di Bristol, dove promise di riconoscere la cugina come regina e di andare in esilio nei propri possedimenti francesi. Matilde allora si avviò verso Winchester, dove il vescovo Enrico di Blois, fratello del re deposto, le andò incontro e la riconobbe[8] come "Lady of the English" (o "Signora degli Inglesi"), in cambio della completa libertà negli affari di religione. Winchester si arrese e Matilde fu riconosciuta da un concilio tenutosi nella cattedrale di Winchester.

Finalmente Matilde poté entrare a Londra per l'incoronazione nell'abbazia di Westminster. Ma sembra che prima dell'incoronazione Matilde respingesse le richieste di una delegazione del Comune di Londra per la conferma dei privilegi della città, trattando in modo sprezzante i suoi rappresentanti. Il popolo di Londra di fronte alla nuova tassazione entrò in subbuglio e dato che la moglie di Stefano, la regina Matilde, stava giungendo a Londra alla guida di un esercito, in città scoppiò una furiosa rivolta e Matilde dovette fuggire.
Enrico di Blois allora riconobbe come re suo fratello ritirando l'appoggio dato a Matilde. Quest'ultima cinse d'assedio Winchester, ma l'esercito della regina Matilde di Boulogne arrivò in soccorso della città e Roberto di Gloucester fu preso prigioniero. In cambio della sua liberazione Matilde fu costretta a liberare Stefano: questi tornò a Londra e il giorno di Natale 1141, fu nuovamente incoronato re nella cattedrale di Canterbury. L'anno seguente Matilde si trovò sotto assedio nel castello di Oxford da dove, calandosi dai bastioni con una fune, riuscì a fuggire e a riparare a Wallingford, durante una tormenta di neve.[9]

Nel 1143, Roberto di Gloucester tornò dalla Normandia con 360 cavalieri, che non riuscirono a cambiare le sorti della guerra, e con il figlio di Matilde, Enrico, di dieci anni.
Stefano, nel 1144, perse definitivamente la Normandia, conquistata dal marito di Matilde Goffredo Plantageneto, conte d'Angiò, ora riconosciuto anche duca di Normandia.
La guerra civile proseguì senza risultati fino alla morte per malattia di Roberto di Gloucester nel 1147. L'anno successivo Matilde cedette i propri diritti al primogenito Enrico Plantageneto (il futuro Enrico II d'Inghilterra) e fece ritorno in Normandia, perché senza il fratellastro non sarebbe stata in grado di comandare le truppe.

Il figlio Enrico II d'Inghilterra[modifica | modifica sorgente]

Regno d'Inghilterra
Normanni
Blason duche fr Normandie.svg

Guglielmo I
Guglielmo II
Enrico I
Stefano I
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Gli avvenimenti seguenti ebbero come protagonista il figlio primogenito di Matilde, Enrico, che seguì i consigli della madre ed ebbe inizialmente il soprannome di Fitzempress[10].
Nel 1149, Enrico Plantageneto fece un'incursione in Inghilterra, per cercare di risollevare le sorti della sua causa che languivano, ma non ottenendo apprezzabili risultati dovette rientrare in Normandia.

Goffredo nel 1150 abdicò al ducato di Normandia a favore del figlio, Enrico, mantenendo per sé la contea di Angiò. Ma dopo la morte di Goffredo avvenuta l'anno seguente, Enrico divenne anche conte di Angiò. Nel 1152 su consiglio della madre sposò Eleonora d'Aquitania, assai maggiore di età, non appena fu dichiarato nullo il matrimonio di lei con il re di Francia Luigi VII; in questo modo acquisì i territori di cui la moglie era erede.

Nel 1152, Stefano mise sotto assedio Wallingford. Enrico, nel 1153, dopo aver sconfitto Luigi VII, che aveva tentato di invadere la Normandia, sbarcò in Inghilterra e liberò Wallingford; subito dopo fu conclusa una tregua. Enrico fu così libero di visitare parte dell'Inghilterra dove l'accoglienza non fu sempre entusiasta, quando improvvisa giunse la notizia della morte del figlio primogenito di Stefano, Eustachio, che aveva sposato, nel 1140, Costanza, sorella del re Luigi VII di Francia.
Stefano che, l'anno prima aveva perso la moglie, la devota Matilde di Boulogne, si sentì vecchio e stanco, senza più voglia di continuare la lotta per conto del secondo figlio, Guglielmo, quindi riconobbe come proprio successore Enrico Plantageneto.
Nella successiva ratifica solenne del trattato, tenuta a Winchester si riconobbero al figlio minore, Guglielmo, i possedimenti del padre in Francia e in particolare la contea di Boulogne. Con soddisfazione generale la guerra civile era finita.
Dopo la morte di Stefano nel 1154 Enrico divenne re di Inghilterra dando origine alla dinastia dei Plantageneti.

Dopo il trasferimento del figlio Enrico in Inghilterra come nuovo re, Matilde si ritirò nell'abbazia di Notre-Dame-du-Pré, a Rouen, dove il figlio andava continuamente a trovarla per ottenerne consigli politici e dove morì.[11]

Nonostante il peso avuto nelle vicende che portarono al trono Enrico II, i cronisti inglesi contemporanei la dipinsero come una donna bisbetica e arrogante, che non sapeva stare al proprio posto. I cronisti appartenevano tuttavia alla corte di Stefano I e, in modo analogo alla nuora Eleonora di Aquitania, la sua figura risentiva della concezione dell'epoca, secondo la quale le donne non avrebbero dovuto pretendere di avere un ruolo politico attivo.

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Matilde a Goffredo diede tre figli:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Matilde di Scozia, prima delle nozze si chiamava, Edith, ma, per ingraziarsi i baroni normanni, il giorno del matrimonio, prese il nome di Matilde
  2. ^ Nel 1111, Enrico V aveva costretto papa Pasquale II, ad incoronarlo imperatore del Sacro Romano Impero; all'incoronazione avevano assistito i futuri suoceri, Enrico I d'Inghilterra e Matilde di Scozia.
  3. ^ Dopo la morte della contessa Matilde di Canossa, reggente del regno d'Italia, Enrico V venne in Italia, per assumerne il controllo e per l'eredità della contessa Matilde.
  4. ^ Nella successione alla Corona Imperiale egli era il secondo. L'attribuzione del terzo ordinale dipese dal fatto che vi fu un Lotario II come Re di Lotaringia, che venne inserito nella successione del trono tedesco. Come Re dei Romani o d'Italia, l'attribuzione del terzo ordinale è invece corretta in quanto successore di Lotario I e di Lotario II d'Italia.
  5. ^ Guglielmo Adelin perì, il 25 novembre 1120, al largo della costa normanna del Cotentin, nel naufragio notturno, a causa dell'urto contro uno scoglio affiorante della Nave Bianca, con circa trecento persone a bordo, tra le quali un centinaio di nobili importanti. Tra le vittime, oltre a Guglielmo c'erano anche due figli illegittimi di Enrico I d'Inghilterra, Riccardo e Matilde, oltre ad una nipote, figlia di sua sorella Adele, Lucia-Mahaut di Blois.
  6. ^ Il soprannome Plantageneto deriva dal fiore di ginestra (planta genista) con cui soleva ornarsi il copricapo e che divenne il suo simbolo. Esso denominò la dinastia dei re inglesi
  7. ^ La commissione che si occupava delle finanze e dei tributi del regno, composta da nobili era detta Scaccarium, o scacchiere, per il drappo a scacchi che ricopriva il tavolo, per facilitare il conteggio del versamento degli sceriffi
  8. ^ Enrico di Blois, legato papale in Inghilterra, non aveva ancora perdonato il fratello, Stefano, per i fatti del 1139 inerenti al vescovo Ruggero di Salisbury.
  9. ^ Si narra che riuscì a non darsi notare grazie ad un mantello bianco che si confondeva nella neve
  10. ^ Figlio dell'Imperatrice
  11. ^ L'epitaffio sulla sua tomba, a Rouen, recita:
    « Qui giace la figlia, moglie e madre di Enrico, grande di nascita, più grande per matrimonio, ma grandissima nella maternità »
    (Epitaffio tombale di Matilde d'Inghilterra)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Marjorie Chibnall, "The empress Matilda. Queen Consort, Queen Mother and Lady of the English", 1992 (ISBN 0-631-19028-7) e 1993 (ISBN 0-631-15737-9)
  • Z.N. Brooke, "La Germania sotto Enrico IV e Enrico V", cap. XIII, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 322-482.
  • Louis Alphen, "La Francia: Luigi VI e Luigi VII (1108-1180)", cap. XVII, vol. V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del mondo medievale, 1999, pp. 705-739
  • William John Corbett, "Inghilterra, 1087-1154", cap. II, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 56-98.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Elenco di monarchi britannici Successore
Enrico I 1135-1148
contemporaneamente a Stefano I
salì realmente al trono solo nel 1141
Stefano I

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