Matilde d'Inghilterra (1102-1167)

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Matilde
Empress matilda.jpg
Signora degli Inglesi
(titolo disputato)
In carica 7 aprile 1141 - 1º novembre 1141
Predecessore Stefano
Successore Stefano
Nascita Winchester, Hampshire[1][2], 7 febbraio 1102
Morte Rouen, 10 settembre 1167 (65 anni)
Sepoltura Abbazia di Bec
(1167-1847)
Cattedrale di Rouen
(1847-)
Casa reale Dinastia normanna
Padre Enrico I d'Inghilterra
Madre Matilde di Scozia
Consorte Enrico V di Franconia
(1114-1125)
Goffredo V d'Angiò
(1128-1151)
Figli Enrico II d'Inghilterra
Goffredo VI d'Angiò
Guglielmo X, conte di Pitou

Matilde o Matilda, in inglese Matilda of England, talvolta Maud oppure Maude (Winchester, 7 febbraio 1102Rouen, 10 settembre 1167) fu imperatrice del Sacro Romano Impero dal 1114 al 1125 e signora degli Inglesi nel 1141.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il monaco e cronista inglese, Orderico Vitale, era la figlia primogenito del duca di Normandia e re d'Inghilterra, Enrico I Beauclerc e della sua prima moglie Edith di Scozia[3], che, secondo il Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, era figlia del re di Scozia, Malcolm III e della sua seconda moglie, Margherita del Wessex[4] (Ungheria, 1045 – 16 novembre 1093), che secondo il The Chronicles of Florence of Worcester with two continuations era figlia del principe Edoardo (figlio del re d'Inghilterra, Edmondo II[5], che secondo Orderico Vitale, discendeva da Alfredo il Grande e quindi dal primo re d'Inghilterra, Egberto del Wessex[6]) e di Agata[5], che, sempre secondo il The Chronicles of Florence of Worcester with two continuations era nipote dell'imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico II (daughter of the brother of Emperor Henry)[5], mentre secondo la Chronica Albrici Monachi Trium Fontium era la sorella della regina d'Ungheria (Agatham regine Hunorem sororem)[7], mentre per Orderico Vitale era figlia del re d'Ungheria[8]; Margherita era la sorella di Edgardo Atheling[5], ultimo discendente del Casato dei Wessex[9] e pretendente alla corona d'Inghilterra.
Enrico I Beauclerc, sia secondo il monaco e cronista normanno Guglielmo di Jumièges, autore della sua Historiæ Normannorum Scriptores Antiqui, che il cronista e monaco benedettino dell'abbazia di Malmesbury, nel Wiltshire (Wessex), Guglielmo di Malmesbury, Orderico Vitale, e il cronista e monaco benedettino inglese, Matteo di Parigi, era il figlio maschio quartogenito del duca di Normandia e re d'Inghilterra, Guglielmo il Conquistatore e di Matilde delle Fiandre[10][11][12][13] (1032 - 1083), che, secondo la Genealogica Comitum Flandriæ Bertiniana, era figlia di Baldovino V, conte delle Fiandre, e della sorella del re di Francia, Enrico I[3], Adele di Francia[14], che secondo la Genealogiæ Scriptoris Fusniacensis era figlia del re di Francia, Roberto II, detto il Pio[15].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sua madre, nel giorno del matrimonio, secondo Orderico Vitale, come concessione alla sensibilità dei Normanni, cambiò il suo nome da Edith a Matilde[3].
Secondo il The Historical Works of Gervase of Canterbury, Vol. I, Matilde nacque nel secondo anno di regno dei genitori (1102) e le fu imposto il nome della madre[16]; secondo la scrittrice britannica di libri storici, Alison Weir, alla nascita era stata battezzata con il nome di Adelaide e solo dopo il primo fidanzamento, le fu mutato in Matilde (notizia non confermata da alcuna fonte primaria)[1]. Secondo la medievalista britannica Marjorie Chibnall Matilde era nata a Sutton Courtenay, piccolo villaggio tra Didcot e Abingdon, in Oxfordshire[17].

Il castello di Trifels e parte della sua rocca.

Per le politiche di alleanza del padre, Matilde venne promessa in sposa all'età di 8 anni, come confermano gli Annales Cameracenses[18], al re dei Romani o re di Germania Enrico V; il The History of the English by Henry Archdeacon of Huntingdon narra che, nel 1109, l'imperatore inviò i suoi messi per chieder in sposa Matilde, e che essi furono ricevuti da Enrico I Beauclerc il giorno di Pentecoste, presso Londra, aggiungendo che presenziava anche Anselmo, Arcivescovo di Canterbury[19], poi prosegue scrivendo che l'anno seguente la figlia (Matilde) fu inviata all'imperatore[19]; anche il cronista, priore dell'abbazia di Bec e sedicesimo abate di Mont-Saint-Michel, Robert di Torigny, narra gli avvenimenti nello stesso modo, l'incontro presso Londra[20], e, nel 1110, la partenza di Matilde verso la corte imperiale[21]; anche l'Anglo-Saxon Chronicle conferma l'incontro di Londra e la seguente partenza di Matilde, su una nave[22]; il Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, invece dice che nel 1110 Matilde fu data in sposa ad Enrico V, imperatore[22], così come l'Annaliums Angliae Excerpta e l'Ex Annalibus Winchecumbensibus[23]; infine, anche Orderico Vitale conferma che Enrico I diede Matilde in sposa ad Enrico V, imperatore[24], precisando anche che Roger fitz Richard de Clare guidava un gruppo di nobili a scorta della principessa[24] ed aggiungendo che recavano con sé molti regali ed una dote di 10.000 marchi d'argento[24], concludendo che l'imperatore apprezzò tale moglie tanto generosa[24]; Orderico Vitale, ricorda l'anno del matrimonio, in un passo successivo, precisando che avvenne, nel terzo anno di regno di Enrico V[25], ed in un altro passo ancora, dove ricorda che la scorta era comandata da Roger fitz Richard de Clare[26].
Secondo gli Annales Hildesheimenses continuatio Paderbornensis Matilde si sposò a Utrecht, nella prossimità della Pasqua[27], come conferma anche l'Ex Roberti Gestis Ducum Normannorum, Matilde sposò a Utrecht, nella prossimità della Pasqua, nell'aprile del 1110, il re dei Romani o re di Germania e futuro Imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico V[28] (8 gennaio 1081 – Utrecht, 23 maggio 1125), figlio dell'Imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico IV (1050-1106) e di Berta di Savoia (1051-1087), figlia del conte di Savoia e conte d'Aosta e Moriana, Oddone e di Adelaide di Susa; il 25 luglio Matilde, a Magonza, fu incoronata regina dei Romani, dall'arcivescovo di Colonia[28]; quindi, in attesa che le nozze potessero essere consumate, Matilde venne inviata, per esservi educata, secondo l'usanza tedesca ed istruita, all'arcivescovo di Treviri[28], Bruno von Bretten.

Imperatrice come moglie di Enrico V[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1111, Enrico V, promesso sposo di Matilde, secondo gli Annales Hildesheimenses continuatio Paderbornensis si recò in Italia e dopo aver fatto prigioniero papa Pasquale II[29] (anche l'Ex Annalibus Winchecumbensibus conferma la cattura del papa[30]), si rappacificarono[30] ed Enrico V fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero[29]; il Florentii Wigornensis Monachi Chronicon conferma che Enrico V fu consacrato imperatore, in San Pietro, il 13 aprile (idus Aprilis) fu consacrato imperatore[31], come confermano anche gli Annales Sancti Disibodi[32].</ref>Ancora, secondo il Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, Il 6 gennaio (VIII Id Jan) 1114, a Magonza, fu celebrato il matrimonio tra l'imperatore Enrico V e la non ancora dodicenne Matilde[33], che in quella occasione fu incoronata imperatrice[31]; il matrimonio viene confermato anche dall'Ex Annalibus Winchecumbensibus[34], dagli Annales Sancti Disibodi[35] e dagli Annales Hildesheimenses continuatio Paderbornensis[36], anche se gli ultimi due spostano il giorno al 7 gennaio (die post epiphaniam).
Nella primavera del 1116, Matilde seguì il marito, che, per la seconda volta[37] tornava in Italia[38], dove, nel 1117, a Roma, forse fu incoronata, ma non dal papa, come Imperatrice, titolo che forse non le spettava ma che tenne a mantenere per tutta la vita. Nel 1118, Enrico V fu costretto a rientrare in Germania[39] e Matilde fu reggente per il regno d'Italia, nel periodo 1118-1119.

Nel 1120 morì in un naufragio il legittimo erede al trono d'Inghilterra, il fratello minore di Matilde, Guglielmo, circa un anno dopo il suo matrimonio con Matilde d'Angiò, figlia di Folco V, conte d'Angiò. La sciagura avvenne il 25 novembre 1120, al largo della costa normanna del Cotentin, nel naufragio notturno causato dell'urto contro uno scoglio affiorante della Nave Bianca, mentre attraversava la Manica, assieme a un gran numero di nobili, per fare ritorno in Inghilterra dalla Normandia, come racconta Guglielmo di Malmesbury[40]. Sull'imbarcazione vi erano circa trecento persone, tra le quali un centinaio di nobili importanti. Tra le vittime, oltre a Guglielmo c'erano anche due fratellastri (figli illegittimi di Enrico I, Riccardo e Matilda), ed una cugina di Matilde, Lucia-Mahaut di Blois, figlia di una sorella di suo padre, Adele[40].
La successione venne messa a rischio, perché Matilda, l'unica figlia legittima di Enrico I, come moglie dell'imperatore del Sacro Romano Impero, non poteva essere sua erede, quindi la successione sarebbe toccata ai nipoti di Enrico I, Tebaldo conte di Blois oppure Stefano, conte di Mortain, figli della sorella Adele. Siccome questa soluzione non era di suo gradimento, Enrico I, per cercare di avere un altro erede (da tale unione però non nacquero figli, come ci testimonia Guglielmo di Jumièges[41]), secondo il Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, Enrico sposò Adeliza di Lovanio[42], che sempre secondo il Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, era figlia del Duca della Bassa Lorena, Goffredo VI o Goffredo I di Lovanio[42] ( † 25 gennaio 1139), che era anche Langravio del Brabante, Conte di Bruxelles e di Lovanio e Margravio di Anversa.

Secondo il The Historical Works of Gervase of Canterbury, Vol. I, nel 1125, Enrico V morì[43], lasciandola vedova e senza figli, come ci conferma ancora il The Historical Works of Gervase of Canterbury, Vol. I,[44]; la morte di Enrico V viene riportata anche dagli Annales Sancti Disibodi[45]e dall'Ex Annalibus Winchecumbensibus[46].
Secondo Orderico Vitale, Il marito prima di morire le aveva consegnato le insegne reali[47], che lei custodì nel castello di Trifels in Renania-Palatinato. Per la sua sospetta sterilità e per la presenza di forti pretendenti al trono imperiale, non le fu data la possibilità di reggere l'Impero e trasmetterlo ad un futuro secondo marito. Adalberto I, arcivescovo di Magonza, si fece consegnare le insegne reali ed ebbe un peso determinante nell'elezione, in quello stesso anno, di Lotario di Supplimburgo[48], a nuovo re dei Romani[47].

Erede al trono di Inghilterra e contessa di Angiò[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto immaginario dell'imperatrice Matilde

Rimasta vedova nel 1125, riconsegnate le insegne reali, Matilde fu richiamata in Inghilterra[43] da suo padre Enrico I[49] che, ancora senza erede maschio, la nominò propria erede avendo constatato che aveva il temperamento adatto per governare. Nel 1127 prese addirittura la decisione senza precedenti di convocare un grande concilio con tutti i nobili più importanti sia laici che ecclesiastici, tra i quali il cognato, Davide I di Scozia, suo nipote, Stefano di Blois, e il suo primogenito (illegittimo), Roberto di Gloucester[49] e da tutti pretese il giuramento[43] che avrebbero accettato Matilde come regina[49]. La maggior parte accondiscese ma non gradì la soluzione e avrebbe gradito ancor meno se avesse saputo che Enrico trattava il matrimonio della figlia con il figlio del nemico storico dei normanni, il conte d'Angiò[49].
Nel giugno del 1128, a Le Mans, fu celebrato il matrimonio tra Matilde e il figlio del conte Folco V[43], Goffredo il Bello o Plantageneto[50], di dieci anni più giovane[49]. Tale matrimonio fece sì che la maggior parte dei baroni non riconoscesse il proprio giuramento dell'anno prima[49]. Enrico allora lo fece ripetere nel 1131[49].

Dal matrimonio di Matilde ed il giovane Goffredo inizialmente tormentato da incompatibilità reciproche, nacquero solo dopo alcuni anni tre figli[43], di cui il primo fu Enrico, nato il 5 marzo 1133[43], al quale era stato imposto il nome del nonno[49]. Enrico I in quello stesso anno visitò la Normandia per vedere il suo giovane nipote[51]. Ma ben presto iniziarono discussioni per questioni territoriali, tra Enrico I e la figlia e il genero[51], divenuto nel frattempo conte d'Angiò, poiché suo padre aveva abdicato e si era recato in Terra Santa, per sposare l'erede al trono di Gerusalemme[51], Melisenda. Queste dispute ed alcune ribellioni, forse ispirate da Goffredo, costrinsero Enrico I a trattenersi in Normandia dove, nel 1135, durante una battuta di caccia nel Vexin[51], si ammalò all'improvviso e morì[51]; secondo il The Historical Works of Gervase of Canterbury, Vol. I, per avvelenamento da cibo dopo aver mangiato con avidità una lampreda avariata, a Saint-Denis-le-Fermont[43]; Enrico I morì il 2 dicembre, sia secondo il Florentii Wigornensis Monachi Chronicon[52], che gli Obituaires de Sens Tome I[53], mentre secondo la Chronicæ sancti Albini Andegavensis morì il 1º dicembre[54].

La lotta con Stefano I d'Inghilterra e l'Anarchia inglese[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte del padre Enrico I nel 1135, mentre i baroni, ritenendosi svincolati dal primo dei giuramenti, nel quale era stata posta come condizione, non rispettata dal re, l'approvazione preventiva di tutta la nobiltà su un eventuale matrimonio di Matilde, discutevano se era il caso di eleggere re Tebaldo, conte di Blois e conte di Champagne, l'altro cugino di Matilde, il fratello minore di Tebaldo, Stefano, che si trovava a Boulogne, signoria di sua moglie, si imbarcò immediatamente per l'Inghilterra per imporre la propria candidatura, in quanto aveva quasi sempre vissuto in Inghilterra, mentre il fratello si era creato un grande prestigio solo in Francia. Arrivato a Londra, Stefano fu accolto entusiasticamente e fu invitato a recarsi a Winchester per assicurarsi il tesoro reale. Di fronte alle difficoltà che venivano poste dai baroni dello scacchiere[55], intervenne suo fratello minore, Enrico (1100-1171), vescovo di Winchester dal 1129, che riuscì a convincere i baroni ad appoggiare Stefano. A questo punto la maggior parte dei notabili, anche coloro che avevano proposto Tebaldo, si schierarono a favore di Stefano, che il 26 dicembre 1135, fu incoronato a Westminster. Sembra che il debole carattere di Stefano lo avesse fatto preferire all'energica Matilde, descritta spesso di carattere astioso e difficile.
Anche Tebaldo accettò la nomina del fratello a re d'Inghilterra e a, nome suo, concordò una tregua col marito di Matilde, Goffredo.

Matilde, in quel momento in Normandia ed incinta del terzo figlio, non poté recarsi subito in Inghilterra, ma si oppose alla sua incoronazione, adducendo il giuramento preteso da suo padre. Tentò di fare ricorso al papa Innocenzo II per il giuramento violato, inviando un suo vescovo a Roma; ma dopo circa due anni il papa, influenzato dal potente arcivescovo di Winchester, Enrico, fratello di Stefano, ritenne il giuramento nullo in quanto la clausola sul consenso della nobiltà al matrimonio era stata violata. Si aprì dunque in Inghilterra un periodo di guerre e contese, conosciuto come l'“Anarchia (o guerra civile) inglese”.
Inizialmente Stefano ebbe la meglio, e solo lo zio di Matilde, Davide I di Scozia, invase il nord dell'Inghilterra, ma presto arrivò ad un accordo con Stefano. E anche il fratellastro di Matilde, Roberto di Gloucester, che non aveva voluto riconoscere Stefano, qualche mese dopo trovò un accordo in tal senso.

Nel 1137, Stefano finalmente poté occuparsi della Normandia che non vedeva di buon occhio le attività del conte d'Angiò, Goffredo, marito di Matilde. Però commise l'errore di affidare il comando del suo esercito anglo-normanno al suo amico Guglielmo d'Ypres, un fiammingo, scontentando tutti i baroni normanni che cominciarono ad allontanarsi e soprattutto suo cugino, Roberto di Gloucester, che abbandonò l'impresa. Stefano lasciò la Normandia, dopo nove mesi, senza essersene assicurato il completo controllo, anzi lasciando Roberto di Gloucester libero di riavvicinarsi a Matilde, allearsi militarmente al di lei marito Goffredo e denunciare Stefano come usurpatore; e sempre nel 1138, anche Davide I di Scozia invase nuovamente l'Inghilterra, ma fu duramente sconfitto nella battaglia dello Stendardo e costretto a fuggire coi superstiti e a sottomettersi.

Nella primavera del 1139, la posizione di Stefano era ancora solida: controllava il tesoro, aveva l'appoggio di buona parte dei baroni inglesi e normanni e, soprattutto aveva l'appoggio del clero, per la forte influenza esercitata dal fratello, il vescovo di Winchester Enrico di Blois, ora anche legato papale; infine Matilde non aveva ancora attraversato la Manica. Ma quando Stefano, all'inizio dell'estate, fece imprigionare il vescovo Roger di Salisbury, perché non aveva riconsegnato al re il suo castello, perse l'appoggio della chiesa; e peggiorò la situazione, quando, poco dopo, alla morte di Ruggero si appropriò di tutti i beni del vescovo, condannato proprio da suo fratello, legato papale.
Fu allora che Matilde, mentre il marito Goffredo d'Angiò si incaricava della conquista della Normandia, dove ottenne il soprannome di "the Fair Count" ("il Conte Leale"), sbarcò in Inghilterra con Roberto di Gloucester e 140 cavalieri, dando il segnale per la sollevazione di alcuni baroni scontenti della debolezza di Stefano e l'appoggio del re di Scozia Davide I.
L'esercito di Matilde ottenne inizialmente parziali successi, soprattutto nell'Inghilterra occidentale e i baroni spesso cambiarono bandiera per ottenere maggiori benefici, ma dopo 16 mesi la situazione non era mutata molto.
Nel 1141, nella battaglia di Lincoln, l'esercito di Stefano fu sconfitto e il re stesso venne catturato; fu tenuto incarcerato nel castello di Bristol, dove promise di riconoscere la cugina come regina e di andare in esilio nei propri possedimenti francesi. Matilde allora si avviò verso Winchester, dove il vescovo Enrico di Blois, fratello del re deposto, le andò incontro e la riconobbe[56] come "Lady of the English" (o "Signora degli Inglesi"), in cambio della completa libertà negli affari di religione. Winchester si arrese e Matilde fu riconosciuta da un concilio tenutosi nella cattedrale di Winchester.

Finalmente Matilde poté entrare a Londra per l'incoronazione nell'abbazia di Westminster. Ma sembra che prima dell'incoronazione Matilde respingesse le richieste di una delegazione del Comune di Londra per la conferma dei privilegi della città, trattando in modo sprezzante i suoi rappresentanti. Il popolo di Londra di fronte alla nuova tassazione entrò in subbuglio e dato che la moglie di Stefano, la regina Matilde, stava giungendo a Londra alla guida di un esercito, in città scoppiò una furiosa rivolta e Matilde dovette fuggire.
Enrico di Blois allora riconobbe come re suo fratello ritirando l'appoggio dato a Matilde. Quest'ultima cinse d'assedio Winchester, ma l'esercito della regina Matilde di Boulogne arrivò in soccorso della città e Roberto di Gloucester fu preso prigioniero. In cambio della sua liberazione Matilde fu costretta a liberare Stefano: questi tornò a Londra e il giorno di Natale 1141, fu nuovamente incoronato re nella cattedrale di Canterbury. L'anno seguente Matilde si trovò sotto assedio nel castello di Oxford da dove, calandosi dai bastioni con una fune, riuscì a fuggire e a riparare a Wallingford, durante una tormenta di neve.[57]

Nel 1143, Roberto di Gloucester tornò dalla Normandia con 360 cavalieri, che non riuscirono a cambiare le sorti della guerra, e con il figlio di Matilde, Enrico, di dieci anni.
Stefano, nel 1144, perse definitivamente la Normandia, conquistata dal marito di Matilde Goffredo Plantageneto, conte d'Angiò, ora riconosciuto anche duca di Normandia.
La guerra civile proseguì senza risultati fino alla morte per malattia di Roberto di Gloucester nel 1147. L'anno successivo Matilde cedette i propri diritti al primogenito Enrico Plantageneto (il futuro Enrico II d'Inghilterra) e fece ritorno in Normandia, perché senza il fratellastro non sarebbe stata in grado di comandare le truppe.

Il figlio Enrico II d'Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Regno d'Inghilterra
Normanni
Blason duche fr Normandie.svg

Guglielmo I
Guglielmo II
Enrico I
Figli
Stefano I
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Gli avvenimenti seguenti ebbero come protagonista il figlio primogenito di Matilde, Enrico, che seguì i consigli della madre ed ebbe inizialmente il soprannome di Fitzempress[58].
Nel 1149, Enrico Plantageneto fece un'incursione in Inghilterra, per cercare di risollevare le sorti della sua causa che languivano, ma non ottenendo apprezzabili risultati dovette rientrare in Normandia.

Goffredo nel 1150 abdicò al ducato di Normandia a favore del figlio, Enrico, mantenendo per sé la contea di Angiò. Ma dopo la morte di Goffredo avvenuta l'anno seguente, Enrico divenne anche conte di Angiò. Nel 1152 su consiglio della madre sposò Eleonora d'Aquitania, assai maggiore di età, non appena fu dichiarato nullo il matrimonio di lei con il re di Francia Luigi VII; in questo modo acquisì i territori di cui la moglie era erede.

Nel 1152, Stefano mise sotto assedio Wallingford. Enrico, nel 1153, dopo aver sconfitto Luigi VII, che aveva tentato di invadere la Normandia, sbarcò in Inghilterra e liberò Wallingford; subito dopo fu conclusa una tregua. Enrico fu così libero di visitare parte dell'Inghilterra dove l'accoglienza non fu sempre entusiasta, quando improvvisa giunse la notizia della morte del figlio primogenito di Stefano, Eustachio, che aveva sposato, nel 1140, Costanza, sorella del re Luigi VII di Francia.
Stefano che, l'anno prima aveva perso la moglie, la devota Matilde di Boulogne, si sentì vecchio e stanco, senza più voglia di continuare la lotta per conto del secondo figlio, Guglielmo, quindi riconobbe come proprio successore Enrico Plantageneto.
Nella successiva ratifica solenne del trattato, tenuta a Winchester si riconobbero al figlio minore, Guglielmo, i possedimenti del padre in Francia e in particolare la contea di Boulogne. Con soddisfazione generale la guerra civile era finita.
Dopo la morte di Stefano nel 1154 Enrico divenne re di Inghilterra dando origine alla dinastia dei Plantageneti.

Dopo il trasferimento del figlio Enrico in Inghilterra come nuovo re, Matilde si ritirò nell'abbazia di Notre-Dame-du-Pré, a Rouen, dove il figlio andava continuamente a trovarla per ottenerne consigli politici e dove morì.[59]

Nonostante il peso avuto nelle vicende che portarono al trono Enrico II, i cronisti inglesi contemporanei la dipinsero come una donna bisbetica e arrogante, che non sapeva stare al proprio posto. I cronisti appartenevano tuttavia alla corte di Stefano I e, in modo analogo alla nuora Eleonora di Aquitania, la sua figura risentiva della concezione dell'epoca, secondo la quale le donne non avrebbero dovuto pretendere di avere un ruolo politico attivo.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Matilde a Goffredo diede tre figli:


Matilde nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy: re d'Inghilterra - MATILDA
  2. ^ (EN) #ES Genealogy: Casato di Normandia - MATILDA
  3. ^ a b c (LA) Ordericus Vitalis, Historia Ecclesiastica, vol.III, liber VIII, pag. 400
  4. ^ (LA) Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, Continuatio, pagina 47
  5. ^ a b c d (EN) The Chronicles of Florence of Worcester with two continuations, anno 1017, pag 133
  6. ^ (LA) Historia Ecclesiastica, vol.unicum, pars III, liber X, colonna 754
  7. ^ (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus XXIII, Chronica Albrici Monachi Trium Fontium, anno 1100, pagina 814
  8. ^ (LA) Historia Ecclesiastica, vol. III, liber VIII, pagina 398
  9. ^ William John Corbett, "Inghilterra, 1087-1154", cap. II, vol. VI, pag. 66
  10. ^ (LA) Historiæ Normannorum Scriptores Antiqui, liber VII, cap. XXI, pag 277 e 278
  11. ^ (EN) Chronicle of the Kings of England: From the Earliest Period to the Reign, of king William's children, pag. 305
  12. ^ (LA) Historia Ecclesiastica, vol. II, liber III, cap. VI, pagg. 92 e 93
  13. ^ (LA) Matthæi Parisiensis, monachi Sancti Albani, Historia Anglorum, vol. I, anno 1086, pagina 30
  14. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,tomus IX, Genealogica Comitum Flandriæ Bertiniana, pagina 306
  15. ^ (LA) #ES Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,tomus XIII, Genealogiæ Scriptoris Fusniacensis, par. 2, pag 252
  16. ^ (LA) #ES The Historical Works of Gervase of Canterbury, Vol. I, pagg 91 e 92
  17. ^ Chibnall, Marjorie (1991), The Empress Matilda: Queen Consort, Queen Mother and Lady of the English, London, UK: Basil Blackwell
  18. ^ (LA) #ES Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,tomus XVI, Annales Cameracenses, anno 1110, pag 512
  19. ^ a b (LA) #ES History of the English by Henry Archdeacon of Huntingdon, Liber VII, par. 27, pag. 237
  20. ^ (LA) Chronique de Robert de Torigni, abbé du Mont-Saint-Michel, vol. I, pagina 134
  21. ^ (LA) Chronique de Robert de Torigni, abbé du Mont-Saint-Michel, vol. I, pagina 137
  22. ^ a b (LA) Anglo-Saxon Chronicle, anni 1109 e 1110
  23. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XVI, Annaliums Angliae Excerpta, anno 1110 e Ex Annalibus Winchecumbensibus, anno 1110, pagina 481
  24. ^ a b c d (LA) Historia Ecclesiastica, vol. IV, liber X , par. I, pag 8
  25. ^ (LA) Historia Ecclesiastica, vol. IV, liber X , par. XVIII, pag 221
  26. ^ (LA) Historia Ecclesiastica, vol. IV, liber X , par. XXXVIII, pagg 296 e 297
  27. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus III, Annales Hildesheimenses continuatio Paderbornensis, anno 1110, pagina 112
  28. ^ a b c (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XXVI, Ex Roberti Gestis Ducum Normannorum, Liber VIII, pagina 9
  29. ^ a b (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus III, Annales Hildesheimenses continuatio Paderbornensis, anno 1111, pagina 112
  30. ^ a b (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XVI, Ex Annalibus Winchecumbensibus, anno 1111, pagina 481
  31. ^ a b (LA) Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, Continuatio, pagina 64
  32. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XVII, Ex Annales Sancti Disibodi, anno 1111, pagina 22
  33. ^ (LA) Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, Continuatio, pagina 67
  34. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XVI, Ex Annalibus Winchecumbensibus, anno 1114, pagina 481
  35. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XVII, Ex Annales Sancti Disibodi, anno 1114, pagina 22
  36. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus III, Annales Hildesheimenses continuatio Paderbornensis, anno 1114, pagina 112
  37. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XVII, Ex Annales Sancti Disibodi, anno 1116, pagina 22
  38. ^ Dopo la morte della contessa Matilde di Canossa, reggente del regno d'Italia, Enrico V venne in Italia, per assumerne il controllo e per l'eredità della contessa Matilde.
  39. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XVII, Ex Annales Sancti Disibodi, anno 1118, pagina 23
  40. ^ a b (LA) Guglielmo di Malmesbury, Gesta Regum Anglorum, par. 419, pagg. 495 -498
  41. ^ (LA) Historiæ Normannorum Scriptores Antiqui, liber VIII, cap. XXIX, pag 306
  42. ^ a b (LA) Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, tomus II, Pag 75
  43. ^ a b c d e f g (LA) #ES The Historical Works of Gervase of Canterbury, Vol. I, pag 93
  44. ^ (LA) #ES The Historical Works of Gervase of Canterbury, Vol. I, pag 92
  45. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XVII, Ex Annales Sancti Disibodi, anno 1118, pagina 23
  46. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XVI, Ex Annalibus Winchecumbensibus, anno 1125, pagina 481
  47. ^ a b (LA) Historia Ecclesiastica, vol. IV, liber XII , par. XLIII, pag 467
  48. ^ Nella successione alla Corona Imperiale egli era il secondo. L'attribuzione del terzo ordinale dipese dal fatto che vi fu un Lotario II come Re di Lotaringia, che venne inserito nella successione del trono tedesco. Come Re dei Romani o d'Italia, l'attribuzione del terzo ordinale è invece corretta in quanto successore di Lotario I e di Lotario II d'Italia.
  49. ^ a b c d e f g h William John Corbett, "Inghilterra, 1087-1154", cap. II, vol. VI, pag. 80
  50. ^ Il soprannome Plantageneto deriva dal fiore di ginestra (planta genista) con cui soleva ornarsi il copricapo e che divenne il suo simbolo. Esso denominò la dinastia dei re inglesi
  51. ^ a b c d e William John Corbett, "Inghilterra, 1087-1154", cap. II, vol. VI, pag. 81
  52. ^ (LA) Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, tomus II, Pag 95
  53. ^ (LA) Obituaires de Sens Tome I.1, Abbaye de Saint-Denis, pag. 332
  54. ^ (LA) Chroniques des Eglises d'Anjou, Chronicæ sancti Albini Andegavensis, pag. 34
  55. ^ La commissione che si occupava delle finanze e dei tributi del regno, composta da nobili era detta Scaccarium, o scacchiere, per il drappo a scacchi che ricopriva il tavolo, per facilitare il conteggio del versamento degli sceriffi
  56. ^ Enrico di Blois, legato papale in Inghilterra, non aveva ancora perdonato il fratello, Stefano, per i fatti del 1139 inerenti al vescovo Ruggero di Salisbury.
  57. ^ Si narra che riuscì a non darsi notare grazie ad un mantello bianco che si confondeva nella neve
  58. ^ Figlio dell'Imperatrice
  59. ^ L'epitaffio sulla sua tomba, a Rouen, recita:
    « Qui giace la figlia, moglie e madre di Enrico, grande di nascita, più grande per matrimonio, ma grandissima nella maternità »
    (Epitaffio tombale di Matilde d'Inghilterra)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Marjorie Chibnall, "The empress Matilda. Queen Consort, Queen Mother and Lady of the English", 1992 (ISBN 0-631-19028-7) e 1993 (ISBN 0-631-15737-9)
  • Z.N. Brooke, "La Germania sotto Enrico IV e Enrico V", cap. XIII, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 422-482.
  • Louis Alphen, "La Francia: Luigi VI e Luigi VII (1108-1180)", cap. XVII, vol. V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del mondo medievale, 1999, pp. 705-739
  • William John Corbett, "Inghilterra, 1087-1154", cap. II, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 56-98.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Elenco di monarchi britannici Successore
Enrico I 1135-1148
contemporaneamente a Stefano I
salì realmente al trono solo nel 1141
Stefano I
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