Robert di Gloucester

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Regno d'Inghilterra
Normanni
Blason duche fr Normandie.svg

Guglielmo I
Guglielmo II
Enrico I
Stefano I
Modifica

Roberto di Caen chiamato anche Roberto FitzRoy (figlio del re), in inglese Robert, 1st Earl of Gloucester (1090 circa – Bristol, 31 ottobre 1147) figlio illegittimo di Enrico I Beauclerc, fu il primo conte di Gloucester.

Figlio primogenito, ma illegittimo, del re d'Inghilterra e duca di Normandia, Enrico I, fu una figura di spicco, sia in Inghilterra che in Normandia, durante il regno di suo cugino, Stefano di Blois. Dal 1138 sino alla sua morte fu il comandante sul campo delle truppe della sua sorellastra, l'Imperatrice Matilde, durante l'“Anarchia (o guerra civile) inglese”, contro l'esercito reale di Stefano. Roberto avrebbe avuto tutte le qualità per succedere a suo padre, ma gliene mancava una, la più importante, la legittimità.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Roberto nacque tra la fine degli anni ottanta ed il 1090; il nome della madre non è conosciuto con certezza. La maggior parte delle fonti fa riferimento a Sibilla Corbet, figlia di un ricco borghese di Caen. Oltre a Sibilla, alcune ricerche parlano di una signora o signorina della famiglia Gay o Gayt o Gait della piccola nobiltà dell'Oxfordshire. Roberto comunque fu riconosciuto come figlio da Enrico I, e gli fu impartita una buona educazione, molto probabilmente in un istituto religioso.

Sotto il regno di suo padre Enrico I (1100-1135)[modifica | modifica wikitesto]

Appena il padre divenne re d'Inghilterra, Roberto fu condotto a corte, dove continuò gli studi che gli permisero di saper scrivere in latino e di avere una buona conoscenza della storia e della filosofia. Conobbe personalmente gli storici Goffredo di Monmouth e Guglielmo di Malmesbury, che gli dedicarono diverse opere.

Tra il 1113 e il 1114 Roberto sposò Mabel Fitzhamon di Gloucester, figlia primogenita ed erede di Robert Fitzhamon (? - † 1107), signore di Gloucester, e di Sibilla di Montgommery.

Nel 1119, Roberto partecipò alla battaglia di Brémule (una piana vicina alla piazzaforte di Les Andelys), dove Luigi VI di Francia fu sconfitto e umiliato[1], dimostrandosi uno dei capitani più capaci di Enrico I.
Nel 1120, morì Guglielmo Adelin, l'unico figlio maschio legittimo ed unico erede al trono di Enrico I, mentre attraversava[2] la Manica, assieme al padre, a Roberto e alla corte, per fare ritorno in Inghilterra, dopo la pace siglata con Luigi VI.

Enrico I, nel 1122, creò per lui la contea di Gloucester, che oltre al Gloucester comprende il Glamorgan, con il castello di Cardiff, in Galles. Grazie a questi territori, sommati alle proprietà (tra cui Évrecy) che deteneva in Normandia, Roberto divenne uno dei conti più potenti del regno. Nello stesso periodo anche Stefano di Blois riceveva onori dallo zio Enrico I.

Il castello di Cardiff

Nel settembre del 1123, nel Cotentin, in Normandia, Roberto schiacciò la ribellione di Amaury III di Montfort, conte d'Évreux e Waleran de Beaumont, I conte di Worchester, conte di Meulan. Nel 1126, Roberto ricevette dal padre l'incarico di custodire in prigione, nel castello di Cardiff, suo zio Roberto il Corto, lo spodestato duca di Normandia.

Nel 1125 Matilde, figlia di Enrico I, era rimasta vedova dell'imperatore germanico Enrico V. Enrico I, ancora senza eredi maschi, chiese alla figlia di rientrare in Inghilterra, la nominò sua erede e nel 1127 convocò un grande concilio con tutti i nobili laici ed ecclesiastici più importanti, tra cui suo cognato, Davide I di Scozia, suo nipote, Stefano di Blois, e il suo primogenito Roberto di Gloucester. In occasione di questo concilio, Enrico I prese la decisione senza precedenti di far giurare ai suoi baroni che avrebbero accettato come regina la sua unica figlia legittima e quindi legittima erede. La maggior parte accondiscese ma non gradì la soluzione e avrebbe gradito ancor meno se avesse saputo che Enrico trattava il matrimonio della figlia col figlio del nemico storico dei Normanni, il conte d'Angiò.
Nel giugno del 1128, a Le Mans fu celebrato il matrimonio tra Matilde e il figlio del conte Folco V, Goffredo il Bello o Plantageneto[3], di dieci anni più giovane. Tale matrimonio fece sì che la maggior parte dei baroni non riconoscesse il proprio giuramento dell'anno prima. Enrico allora lo fece ripetere nel 1131.

All'inizio del 1130, Roberto, per ordine di Enrico I, dovette recarsi in Normandia per combattere il genero di Enrico, Goffredo il Bello o Plantageneto, divenuto nel frattempo conte d'Angiò[4], che stava reclamando per alcuni feudi in Normandia.

Nel dicembre 1135 Enrico I morì improvvisamente a Saint-Denis-le-Fermont, si dice per avvelenamento da cibo per via di una lampreda avariata. Roberto, che era presente, si occupò di organizzare il funerale.

Relazioni col nuovo re, Stefano di Blois[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte alla levata di scudi dei baroni contro la sorellastra Matilde, Roberto si dichiarò pronto a sostenere l'elezione di Tebaldo conte di Blois e conte di Champagne. Ma mentre a Londra si discuteva, il fratello minore di Tebaldo, Stefano, si imbarcò immediatamente per l'Inghilterra per imporre la propria candidatura. Arrivato a Londra, Stefano fu accolto entusiasticamente e fu invitato a recarsi a Winchester, dove suo fratello minore, Enrico (1100-1171), vescovo di Winchester dal 1129, riuscì a convincere i baroni ad appoggiarlo. A questo punto la maggior parte dei notabili, anche coloro che avevano proposto Tebaldo, furono a favore di Stefano, che il giorno di Natale del 1135, fu incoronato nell'abbazia di Westminster. Anche Tebaldo accettò la nomina del fratello, mentre Roberto, che al momento non aveva voluto pronunciarsi, nel corso del 1136 ebbe un incontro con Stefano e lo riconobbe come re.

Matilde, che al momento della morte del padre era in Normandia, si oppose alla incoronazione di Stefano ma non poté recarsi subito in Inghilterra, perché incinta del terzo figlio. Tentò di fare ricorso al papa Innocenzo II per la violazione del giuramento, inviando un suo vescovo a Roma; ma dopo circa due anni il papa, influenzato da Enrico, arcivescovo ormai potente, ritenne il giuramento nullo perché viziato dalla clausola del matrimonio con il conte d'Angiò, celebrato senza il consenso della nobiltà inglese. Si aprì dunque in Inghilterra un periodo di guerre e contese, conosciuto come l'“Anarchia (o guerra civile) inglese”.

Stefano d'Inghilterra

Quando, nel 1137, Stefano finalmente poté occuparsi della Normandia e delle attività del conte d'Angiò Goffredo, marito di Matilde, commise l'errore di affidare il comando del suo esercito anglo-normanno al fiammingo Guglielmo d'Ypres, scontentando tutti i baroni normanni che cominciarono ad abbandonarlo. Soprattutto venne a mancargli l'appoggio di suo cugino, Roberto di Gloucester. Stefano lasciò la Normandia, dopo nove mesi, senza essersene assicurato il completo controllo. Roberto di Gloucester si riavvicinò poi alla sorellastra Matilde e denunciò Stefano come usurpatore, alleandosi militarmente a Goffredo, e cominciò a combattere Stefano in Normandia.

Anarchia (o guerra civile) inglese[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera del 1139, Stefano controllava ancora il tesoro, aveva l'appoggio di buona parte dei baroni inglesi e normanni e, soprattutto aveva l'appoggio del clero, per la forte influenza esercitata dal fratello, il vescovo Enrico, ora anche legato papale; infine Matilde non aveva ancora attraversato la Manica. Ma quando Stefano, all'inizio dell'estate, fece imprigionare il vescovo Roger di Salisbury, perché non aveva riconsegnato al re il suo castello, perse l'appoggio della chiesa; la situazione di Stefano peggiorò quando alla morte di Ruggero si appropriò di tutti i beni del vescovo e fu condannato proprio da suo fratello, legato papale.

Fu proprio allora che Matilde e Roberto di Gloucester sbarcarono in Inghilterra con 140 cavalieri, dando il segnale per una sollevazione di alcuni baroni scontenti della debolezza di Stefano ed ebbero anche l'appoggio dello zio di Matilde, Davide I, re di Scozia.
L'esercito di Roberto ottenne inizialmente parziali successi, soprattutto nell'Inghilterra occidentale e i baroni spesso cambiarono bandiera per ottenere maggiori benefici, ma dopo 16 mesi la situazione non era mutata di molto.

All'inizio del 1141, Stefano era dovuto accorrere a Lincoln, per conquistarne il castello, dopo che il conte si era ribellato all'autorità reale. Roberto, venuto a conoscenza della situazione, si precipitò a Lincoln per procurarsi alleati nella parte orientale dell'isola e, alle porte dalla città, avvenne lo scontro e l'esercito di Stefano fu sconfitto e il re stesso venne catturato da Roberto, che prontamente lo trasferì nella sua contea di Gloucester. Alcuni giorni dopo, Roberto fece trasferire Stefano nel castello di Bristol, dove venne incarcerato e gli fu prospettato che se avesse riconosciuto la cugina come regina sarebbe stato libero di andare in esilio nei propri possedimenti francesi. Matilde, appena ricevette la notizia, si avviò verso Winchester, dove il vescovo Enrico di Blois, fratello del re deposto, le andò incontro e la riconobbe[5] come "Lady of the English" (o "Signora degli Inglesi"), in cambio della completa libertà negli affari di religione. Winchester si arrese e Matilde fu riconosciuta regina di Inghilterra da un concilio tenutosi nella cattedrale di Winchester.

Finalmente Matilde era regina ma non riuscì ad ottenere l'incoronazione nell'abbazia di Westminster, perché, pochi giorni prima dell'incoronazione stessa, il popolo di Londra di fronte ad una nuova tassazione entrò in subbuglio e dato che la moglie di Stefano, Matilde di Boulogne, stava giungendo a Londra alla guida di un esercito, scoppiò una furiosa rivolta del popolo londinese e Roberto e Matilde dovettero fuggire.

Seguì il voltafaccia di Enrico di Blois che riconobbe come re suo fratello ritirando l'appoggio dato a Matilde; allora Roberto di Gloucester e Matilde attaccarono Winchester, assediandola; ma l'esercito reale, guidato da Matilde di Boulogne, arrivò in soccorso della città e poco dopo, in uno scontro avvenuto a Stockbridge (Hampshire) Roberto di Gloucester fu catturato dai realisti e tenuto prigioniero per due mesi nel castello di Rochester.

Questo avvenimento capovolse le sorti della guerra: per riavere in libertà il comandante delle sue truppe, suo fratellastro, il conte Roberto, Matilde fu costretta a liberare Stefano: questi tornò a Londra e, il giorno di Natale 1141, fu nuovamente incoronato re nella cattedrale di Canterbury. Per tutto il 1142 Roberto resistette nell'avamposto di Oxford e verso la fine dell'anno lasciò la sorella per andare in Normandia a chiedere aiuto al cognato Goffredo il Bello. Durante l'assenza di Roberto, Oxford cadde e Matilde, rifugiatasi nel castello di Oxford messo sotto assedio, riuscì a calarsi dai bastioni con una fune e scappare a Wallingford, durante una tormenta di neve.

Chiesa di Santa Maria a Luton, fondata nel 1121 da Roberto di Gloucester

Nel 1143, Roberto di Gloucester tornò dalla Normandia con 360 cavalieri[6], che non poterono cambiare le sorti della guerra, e con il figlio di Matilde, Enrico, di dieci anni. La guerra civile proseguì senza apprezzabili risultati, ma con il lento ritiro di Roberto verso le sue contee di Gloucester e di Bristol.

Nel 1145, Filippo, uno dei figli di Roberto, passò dalla parte di Stefano, consegnandogli i due strategici castelli di Cricklade e Cirencester, che aveva in custodia. Ancor più sotto pressione, Roberto, nel 1146, aprì un negoziato con Stefano. Dopo aver tentato un disperato attacco a Farnham, nel Surrey, nell'estate del 1147 Roberto si ritirò a Bristol, per riorganizzare le proprie forze. Ma colto da una malattia che gli aveva procurato una forte febbre, Roberto di Gloucester, il 31 ottobre del 1147, morì. Qualche mese dopo la sorellastra Matilde cedette i propri diritti al primogenito Enrico Plantageneto (il futuro Enrico II d'Inghilterra) e fece definitivamente ritorno in Normandia, perché senza Roberto non sarebbe stata in grado di guidare le sue truppe.

Roberto fu tumulato nella chiesa di San Giacomo, da lui fatta costruire accanto alle mura del castello di Bristol.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Da Mabel Fitzhamon Roberto ebbe sei figli:

Il conte Roberto ebbe anche un figlio illegittimo da Isabella di Douvres, sorella di Riccardo di Douvres, vescovo di Bayeux dal 1107 al 1133:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luigi VI il Grosso abbandonò il suo cavallo e le sue insegne al nemico e dovette riparare nella piazzaforte di Les Andelys, dopo aver girovagato nella foresta di Musegros.
  2. ^ Guglielmo Adelin perì, il 25 novembre 1120, al largo della costa normanna del Cotentin, nel naufragio notturno, a causa dell'urto contro uno scoglio affiorante della Nave Bianca, con circa trecento persone a bordo, tra le quali un centinaio di nobili importanti. Tra le vittime, oltre a Guglielmo c'erano anche due figli illegittimi di Enrico, Riccardo e Matilda, oltre ad una nipote, figlia di sua sorella Adele, Lucia-Mahaut di Blois.
  3. ^ Il soprannome Plantageneto deriva dal fiore di ginestra (planta genista) con cui soleva ornarsi il copricapo e che divenne il suo simbolo. Esso denominò la dinastia dei re inglesi
  4. ^ Folco V d'Angiò, padre di Goffredo il Bello o Plantageneto, nel 1129 aveva abdicato e si era recato in Terra Santa, per sposare l'erede al trono di Gerusalemme, Melisenda.
  5. ^ Enrico di Blois, legato papale in Inghilterra, non aveva ancora perdonato il fratello, Stefano, per i fatti del 1139 inerenti al vescovo Ruggero di Salisbury.
  6. ^ Secondo Guglielmo di Malmesbury, Roberto per il trasporto di 360 cavalieri e relativi cavalli impiegò una flotta di 52 navi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • William John Corbett, "L'evoluzione del ducato di Normandia e la conquista normanna dell'inghilterra", cap. I, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 5-55.
  • William John Corbett, "Inghilterra, 1087-1154", cap. II, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 56-98.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]