Douglas A-1 Skyraider

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Douglas A-1 (AD) Skyraider
Uno Skyraider in volo
Uno Skyraider in volo
Descrizione
Tipo cacciabombardiere imbarcato
Equipaggio 1
Costruttore Stati Uniti Douglas Aircraft
Data primo volo 18 marzo 1945
Data entrata in servizio 1947
Data ritiro dal servizio 1985 (Gabon)[1]
Utilizzatore principale Stati Uniti US Navy
Altri utilizzatori Stati Uniti USAF
Regno Unito Royal Navy
Vietnam del Sud Không Quân Việt Nam
Esemplari 3 180
Altre varianti Douglas A2D Skyshark
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 11,84 m (38 ft 10 in)
Apertura alare 15,25 m (50 ft 0¼ in)
Altezza 4,78 m (15 ft 8¼ in)
Superficie alare 37,19 (400,3 ft²)
Carico alare 220 kg/m² (45 lb/ft²)
Peso a vuoto 5 429 kg (11 968 lb)
Peso carico 8 213 kg (18 106 lb)
Peso max al decollo 11 340 kg (25 000 lb)
Propulsione
Motore un radiale Wright R-3350-26WA
Potenza 2 700 hp (2 013 kW)
Prestazioni
Velocità max 518 km/h (322 mph, 280 kt) a 5 486 m (18 000 ft)
Velocità di crociera 319 km/h (198 mph, 172 kt)
Velocità di salita 14,5 m/s (2 850 ft/min)
Autonomia 2 115 km (1 316 mi, 1 144 nmi)
Tangenza 8 685 m (28 500 ft)
Armamento
Cannoni 4 Hispano-Suiza M2 calibro 20 mm (0.79 in)
Bombe fino a 3 630 kg (8 000 lb) di carichi bellici vari
Piloni 15
Note dati riferiti alla versione A-1H Skyraider

i dati sono estratti da McDonnell Douglas Aircraft since 1920[2]

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Il Douglas A-1 Skyraider era un cacciabombardiere monomotore ad ala bassa prodotto dall'azienda statunitense Douglas Aircraft Company negli anni quaranta. Realizzato poco dopo la seconda guerra mondiale venne usato intensamente in Vietnam.

Uno degli aerei imbarcati su portaerei meglio realizzati ed una delle poche macchine di questo genere a compiere con successo la transizione all'impiego su vasta scala da basi terrestri, lo Skyraider fu progettato come XBT2D per operare come bombardiere in picchiata e aerosilurante. Il primo volo di questo aereo fu nel 1945 e nel 1947 fu consegnato il primo lotto dei 3 180 esemplari di Skyraider complessivamente prodotti. Venne ritirato dal servizio nel 1968.

Sebbene equipaggiato con un motore aeronautico a pistoni, soluzione tecnica apparentemente sorpassata per un velivolo di prima linea, il modello venne utilizzato dalla componente aerea della United States Navy per oltre 20 anni. Ha partecipato a numerosi conflitti bellici, ma specialmente in Corea e Vietnam, riuscendo addirittura ad abbattere un paio di caccia MiG-17.

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Douglas XBT2D-1, il prototipo dello Skyraider.

L'A-1 venne concepito durante la seconda guerra mondiale per soddisfare i requisiti per un bombardiere in picchiata/aerosilurante imbarcato su portaerei, monoposto a lungo raggio ad alte prestazioni, destinato a sostituire i pari ruolo di prima generazione utilizzati dalla U.S. Navy come il Curtiss SB2C Helldiver ed il Grumman TBF Avenger. L'esperienza nella varie battaglie aveva dimostrato come l'unica protezione adeguata per i bombardieri in picchiata e gli aerosiluranti contro la caccia nemica fosse la scorta di altri caccia, e come la postazione difensiva posteriore fosse sostanzialmente inutile, sicuramente meno conveniente rispetto ad impegnare un peso equivalente in ulteriore armamento o carburante. Progettato da Ed Heinemann della Douglas Aircraft Company, i prototipi vennero ordinati in data 6 luglio 1944 con la designazione ufficiale di XBT2D-1. Il XBT2D-1 ha effettuato il suo primo volo il 18 marzo 1945 e dall'aprile successivo ha iniziato la valutazione U.S. Navy del velivolo presso il Naval Air Test Center (NATC).[3] Nel dicembre 1946, dopo il cambio di designazione ad AD-1, iniziò la consegna del primo lotto ai reparti operativi con un esemplare assegnato al VA-19A.[4]

L'AD-1 venne costruito nello stabilimento Douglas di El Segundo, nel sud della California. Nelle sue memorie The Lonely Sky, il pilota collaudatore Bill Bridgeman descrive il lavoro di routine, ma a volte pericoloso, di certificare gli AD-1 appena usciti dalla catena di montaggio (per un tasso di produzione di due aerei al giorno) per la consegna alla U.S. Navy nel 1949 e nel 1950.[5]

Il progetto verteva su una configurazione monoplana ad ala bassa costruita attorno al potentissimo motore radiale Wright R-3350, sviluppato più volte successivamente. La sua peculiare caratteristica fu quella di adottare grandi ali dotate di sette piloni subalari per parte, garantendo al velivolo un'eccellente manovrabilità a bassa velocità e permettendo di trasportare velocemente un'enorme quantità di ordigni in un raggio d'azione, per le sue dimensioni, paragonabile a ben più pesanti aerei a getto sia subsonici che supersonici.

Il velivolo venne ottimizzato per missioni di attacco al suolo e dotato di una efficace corazzatura per evitare danni alla struttura o al suo pilota a causa del fuoco nemico da terra. Questa fu la maggior differenza con i veloci caccia a pistoni adattati a ruoli di bombardamento come i Chance Vought F4U Corsair o North American P-51 Mustang, che furono ritirati dalle forze statunitensi prima dell'inizio degli anni sessanta.

La livrea mimetica degli Skyraider USAF.

Gli A-1 della U.S. Navy erano inizialmente dipinti con una livrea blu scuro, ma durante gli anni cinquanta adottarono la nuova livrea introdotta per quasi tutti i tipi di aerei basata sui colori grigio chiaro FS36440 per le superfici superiori e laterali e bianco lucido FS17875 per le superfici inferiori e le superfici mobili di controllo. L'USAF, dopo aver inizialmente adottato la colorazione grigio-bianca della U.S. Navy, dal 1967 iniziò a dipingere i propri Skyraider con la nuova livrea mimetica introdotta nel sud-est asiatico con tutte le superfici superiori e laterali a chiazze di verde scuro FS34079, verde medio FS34102 e marrone FS30219 mentre le superfici inferiori erano grigio chiaro FS36622.

Utilizzato della U.S. Navy in Corea ed in Vietnam, l'A-1 svolse un ruolo primario nel supporto aereo per l'USAF e Không Quân Nhân Dân Việt Nam, l'aeronautica militare sudvietnamita, durante la guerra del Vietnam, acquisendo nelle missioni la meritata fama di grande incassatore, ricevendo decine di colpi e ciò nonostante continuando a volare. L'unica accortezza è stata l'applicazione di una corazzatura supplementare attorno alla cabina di pilotaggio per meglio proteggere il pilota. L'unico punto debole, come si vide dopo il 1972 (soprattutto per i sud vietnamiti) era il motore radiale, molto caldo, una vera calamita per i missili a guida IR spalleggiabili (come lo SA-7 Strela-2) e non che iniziavano ad essere sempre più diffusi sia tra i guerriglieri Vietcong sia tra i regolari nord vietnamiti.

Lo Skyraider rimase in servizio operativo nella U.S. Navy sino ai primi anni settanta quando venne sostituito dai Douglas A-4 Skyhawk.

Il Douglas A1 Skyraider, in gergo Spad, è stato l'ultimo caccia a pistoni imbarcato della U.S. Navy. Durante il conflitto del Vietnam, gli Stati Uniti avevano in campo il meglio della produzione aeronautica dell'epoca, i velivoli impegnati erano macchine complesse dal punto di vista meccanico ed elettronico concepite per conflitti contro il Patto di Varsavia, quindi con avversari quasi allo stesso livello tecnologico e d'addestramento, con anche uso di armi nucleari. Quello che serviva effettivamente per l'appoggio tattico e le azioni antiguerriglia era un aereo semplice e robusto, con potente carico bellico, capace di orbitare sulle teste dei fanti per un periodo significativo, buon incassatore. Tale aereo era lo SPAD che, nella sua seconda giovinezza, ha volteggiato sui campi di battaglia vietnamiti avendo appeso alle ali tutta la panoplia bellica dell'arsenale statunitense, pronto ad intervenire su richiesta del personale di terra o accompagnando gli elicotteri in operazioni di elisbarco o scorta agli elicotteri preposti al recupero di piloti abbattuti (Combat Search And Rescue, CSAR).

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Uno degli ultimi monoplani ad elica ad essere utilizzato in ruoli operativi d’attacco, con un enorme motore stellare a pistoni da più di 2500 hp che muoveva un’elica quadripala, lo Skyraider era un aereo tradizionale ad ala bassa, dotato di grandi ali diritte, che gli permettevano stabilità ed agilità alle basse quote tipiche delle sue missioni operative.

L’aereo aveva 15 piloni per l’attacco di armamento di vario tipo (7 per ogni ala, più uno ventrale), tanto che lo Skyraider riusciva a trasportare un carico più grande del suo stesso peso a vuoto. Sicuramente fu la sua versatilità a fare sì che l’aereo riuscisse ad avere un impiego operativo ben più lungo di quanto inizialmente previsto, rimanendo l’unico aereo ad elica di prima linea ben oltre gli anni cinquanta, in un ambiente oramai totalmente monopolizzato dagli aerei a getto.

Apparecchio enorme per essere monomotore, aveva una capace fusoliera, tanto che alcune versioni ospitavano un operatore ai sistemi elettronici, mentre altre sono state usate come trasporto di merci e persone ed anche come ambulanza volante. Il suo ruolo principale però, specialmente nella guerra del Vietnam, fu quello antiguerriglia (COIN - COounter INsurgency), in cui tipicamente trasportava bombe convenzionali ed al napalm, più razzi non guidati. L'armamento di base era di quattro cannoni M2 da 20 mm, due per ala.

Oltre alla versione monoposto da attacco, con un tettuccio a goccia che forniva ottima visibilità al pilota, ne esistevano altre bi e triposto, nei ruoli di caccia notturno, scoperta radar e disturbatore elettronico, nei quali il tettuccio aveva una carenatura aggiuntiva per alloggiare i sistemi di missione ed il resto dell'equipaggio.

Il carrello d'atterraggio era quello tipico degli aerei ad elica, con le due gambe principali monoruota sistemate in alloggiamenti nelle ali ed un ruotino di coda. Era anche presente un gancio d’arresto per l’appontaggio su portaerei ed un aerofreno ventrale.

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

XBT2D: prima versione con motore r-3350-24W da 2300 hp (1716 kW). questa versione comprendeva i prototipi di cinque altre versioni

AD-1: uguale alla versione XB2D, differenziava solo per il motore da 2500hp e per la struttura maggiormente rinforzata. Venne costruito per un totale di 242 esemplari

AD-1Q: piattaforma ECM con pod per disturbi elettronici sulla semiala sinistra, biposto con secondo pilota in fusoliera addetto ai disturbi elettronici

AD-2: ulteriore irrobustimento della cellula e conteneva più combustibile. Venne costruito in 156 esemplari[6]

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Uno Skyraider della sudvietnamita Không Quân Việt Nam in volo.
Cambogia Cambogia
Rep. Centrafricana Rep. Centrafricana
Ciad Ciad
Filippine Filippine
Francia Francia
Gabon Gabon
Regno Unito Regno Unito
Stati Uniti Stati Uniti
Vietnam Vietnam
Vietnam del Sud Vietnam del Sud

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Thornburg, Chris. "World Air Forces - Historical Listings: Gabon (GAB)." WorldAirForces.Com, 3 December 2006. Retrieved: 24 March 2011.
  2. ^ Francillon 1979, p. 405
  3. ^ Swanborough e Bowers 1976, p. 176
  4. ^ Swanborough e Bowers 1976, p. 177
  5. ^ Bridgeman e Hazard 1955, pp. 38–40
  6. ^ AA.VV Aircraft Deagostini

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) William Bridgeman, Jacqueline Hazard, The Lonely Sky, New York, Henry Holt & Co., 1955, ISBN 978-0-8107-9011-7.
  • (EN) Philip D. Chinnery, Air Commando: Inside The Air Force Special Operations Command, London, St. Martin's Paperbacks, 1997, ISBN 978-0-312-95881-7.
  • (EN) William, Major, USAF Denehan, From Crickets To Dragonflies: Training And Equipping The South Vietnamese Air Force 1955-1972, Maxwell Air Force Base, Alabama, Air Command and Staff College: Air University, 1997.
  • (EN) Dieter Dengler, Escape from Laos, New York, Presidio Press, 1979, ISBN 0-89141-076-7.
  • (EN) Richard S. Drury, My Secret War, Fallbrook, CA, Aero Publishing Inc., 1979, ISBN 978-0-8168-6841-4.
  • (EN) Andrew Faltum, The Essex Aircraft Carriers, Baltimore, Maryland, The Nautical & Aviation Publishing Company of America, 1996, ISBN 1-877853-26-7.
  • (EN) René J. Francillon, McDonnell Douglas Aircraft since 1920, London, Putnam & Company Ltd., 1979, ISBN 0-370-00050-1.
  • (EN) Roy A. Grossnick, William J. Armstrong, United States Naval Aviation, 1910–1995, Annapolis, Maryland, Naval Historical Center, 1997, ISBN 0-16-049124-X.
  • (EN) Chris Hobson, Vietnam Air Losses, USAF/USN/USMC, Fixed-Wing Aircraft Losses in Southeast Asia, 1961-1973, North Branch, Minnesota, Specialty Press, 2001, ISBN 1-85780-115-6.
  • (EN) Donald J. Jr. McCarthy, MiG Killers, A Chronology of US Air Victories in Vietnam 1965-1973, North Branch, Minnesota, Specialty Press, 2009, ISBN 978-1-58007-136-9.
  • (EN) Peter B. Mersky, U.S. Marine Corps Aviation: 1912 to the Present, Annapolis, Maryland, The Nautical and Aviation Publishing Company of America, 1983, ISBN 0-933852-39-8.
  • (EN) Gordon Swanborough, Peter M. Bowers, United States Navy Aircraft since 1911, Second edition, London, Putnam, 1976, ISBN 0-370-10054-9.
  • (EN) United States Air Force Museum Guidebook, Wright-Patterson AFB Ohio: Air Force Museum Association, 1975.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]