Douglas XFD

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Douglas XFD
Foto dell'unico XFD-1 costruito, realizzata in un hangar
Foto dell'unico XFD-1 costruito, realizzata in un hangar
Descrizione
Tipo Aereo da caccia
Equipaggio 2
Progettista James H. Kindelberger, Arthur Emmons Raymond
Costruttore Stati Uniti Douglas
Data primo volo gennaio 1933
Data entrata in servizio mai
Esemplari 1
Dimensioni e pesi
Lunghezza 7,72 m (25 ft 4 in)
Apertura alare 9,60 m (31 ft 6 in)
Altezza 3,38 m (11 ft 1 in)
Superficie alare 27,41 (295 ft²)
Peso a vuoto 1 464 kg (3 228 lb)
Peso max al decollo 2 268 kg (5 000 lb)
Propulsione
Motore un Pratt & Whitney R-1535-64 Twin Wasp Junior, motore radiale a 14 cilindri raffreddato ad aria
Potenza 700 hp (522 kW)
Prestazioni
Velocità max 335 km/h (208 mph, 181 kt), alla quota di 2 440 m (8 000 ft)
Velocità di crociera 274 km/h (170 mph, 148 kt)
Autonomia 925 km
(575 mi, 500 nm)
Tangenza 7 200 m (23 600 ft)
Armamento
Mitragliatrici tre, calibro 7,7 mm (.30 in): due anteriori (sparanti, sincronizzate, attraverso il disco dell'elica) ed una posteriore (brandeggiabile)

Dati tratti da "Enciclopedia l'Aviazione"[1].

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Il Douglas XFD era un biplano monomotore realizzato dall'azienda statunitense Douglas nella prima metà degli anni trenta.

Proposto all'United States Navy come aereo da caccia, pur mettendo in evidenza ottime caratteristiche di volo[2], non venne accettato per la produzione in serie e rimase allo stadio di prototipo.

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Il progetto del Douglas XFD, primo aereo da caccia sviluppato dalla Douglas (come indicato dalla denominazione stessa, secondo lo standard del tempo), nacque in risposta ad una specifica richiesta del Bureau of Aeronautics con la quale veniva richiesto un velivolo biposto imbarcato da destinare al ruolo di caccia nelle file dell'U.S. Navy[3].

Il prototipo venne portato in volo per la prima volta nel gennaio del 1933 e fu impegnato presso la Naval Support Facility di Anacostia (sobborgo di Washington) in prove comparative unitamente all'altro prototipo competitore, il Vought XF3U[3].

Benché avesse dimostrato elevate doti di manovrabilità, il velivolo della Douglas non venne considerato soddisfacente dalle autorità preposte alla valutazione, anche in ragione della progressiva perdita di interesse nei confronti della formula biposto per i velivoli da caccia[2].

Nel corso del 1936 l'aereo venne rimotorizzato con l'installazione di un motore radiale Wright R-1820 (Cyclone 9) in luogo dell'originale Pratt & Whitney R-1535 al fine di cercare acquirenti stranieri. Pur in presenza di un certo incremento della potenza disponibile, nell'ordine di 50 hp, non si registrò alcun interesse nel velivolo[3]. L'unico esemplare realizzato venne preso in carico dalla Pratt & Whitney che lo impiegò come banco di prova volante per i propri propulsori[3].

Descrizione tecnica[modifica | modifica sorgente]

Il Douglas XFD era un biplano biposto, dalla struttura interamente metallica con rivestimento in tela. La fusoliera alloggiava la cabina di pilotaggio nella quale trovavano posto i due membri dell'equipaggio disposti in tandem. La velatura principale presentava l'ala inferiore (di minor superficie) più arretrata rispetto a quella superiore; le due ali erano tra loro collegate mediante un montante ad "N" e controventate da cavi metallici[4]. I piani di coda erano di tipo classico, con lo stabilizzatore collocato alla base della deriva.

Il carrello d'atterraggio, di tipo fisso, era composto dai due elementi principali anteriori dotati di una singola ruota e da un ruotino d'appoggio posteriore.

Il motore era il radiale a 14 cilindri Pratt & Whitney R-1535 Twin Wasp Junior, raffreddato ad aria, che sviluppava una potenza di 700 hp (pari a 521 kW).

L'armamento era composto da tre mitragliatrici di calibro .30 in: due erano alloggiate nella parte superiore della fusoliera, davanti alla cabina di pilotaggio, e sparavano mediante sincronizzatore attraverso il disco dell'elica; l'altra arma era brandeggiabile ed era alloggiata nella parte posteriore della cabina, a disposizione del navigatore.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Achille Boroli, Adolfo Boroli, Douglas XFD-1 in L'Aviazione, vol. 6, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983, p. 260.
  2. ^ a b Boroli, Boroli, op. cit.
  3. ^ a b c d Douglas XFD-1 in 1000aircraftphotos.com
  4. ^ (EN) Dr Dan Saranga, Douglas XFD-1 in The-Blueprints.com, http://www.the-blueprints.com/, 2 agosto 2008. URL consultato il 28 dicembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Enzo Angelucci, The American Fighter from 1917 to the present, New York, Orion Books, 1987.
  • Achille Boroli, Adolfo Boroli, Douglas XFD-1 in L'Aviazione, vol. 6, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983, p. 260.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]