Brewster SB2A Buccaneer

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Brewster SB2A Buccaneer
Un Brewster SB2A-4 in volo su Vero Beach, Florida, 1942-43
Un Brewster SB2A-4 in volo su Vero Beach, Florida, 1942-43
Descrizione
Tipo cacciabombardiere
Equipaggio 2
Costruttore Stati Uniti Brewster Aeronautical Corporation
Data primo volo 17 giugno 1941
Data entrata in servizio 1941
Utilizzatore principale Stati Uniti US Navy
Esemplari 771
Dimensioni e pesi
Lunghezza 11,94 m (39 ft 2 in)
Apertura alare 14,33 m (47 ft 0 in)
Altezza 4,70 m (15 ft 5 in)
Superficie alare 35,21 (379 ft²)
Peso a vuoto 4 501 kg (9 924 lb)
Peso carico 5 552 kg (12 239 lb)
Peso max al decollo 6 495 kg (14 289 lb)
Propulsione
Motore un radiale Wright R-2600-8
Potenza 1 700 hp (1 268 kW)
Prestazioni
Velocità max 441 km/h (274 mph) a 3 660 m
Autonomia 2 696 km (1 675 mi)
Tangenza 7 590 m (24 900 ft)
Armamento
Mitragliatrici due Browning M2 calibro .50 in (12,7 mm) brandeggiabile posteriormente
quattro Browning M1919 calibro .30 in (7,62 mm) nelle semiali
Bombe fino a 450 kg
Note dati relativi alla versione SB2A-2

i dati sono estratti da United States Navy Aircraft since 1911[1]

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Il Brewster SB2A Buccaneer era un monomotore ad ala media destinato al ruolo di cacciabombardiere sviluppato dall'azienda statunitense Brewster Aeronautical Corporation.

Storia del progetto[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre 1938 il Bureau of Aeronautics (BuAer),[2] il dipartimento della United States Navy deputato alla gestione del materiale e tecnologia della propria componente aerea, emise una specifica per la fornitura di un nuovo velivolo, designato SB (scout-bomber, ricognitore-bombardiere). L'ufficio tecnico della Brewster rielaborò il precedente velivolo Model 40 (XSBA-1) traendone il progetto B-340. Si trattava di un monoplano equipaggiato con un motore radiale, dotato di linee moderne, simile al contemporaneo Curtiss SB2C Helldiver.[2] Il 4 aprile 1939[2] venne ordinata la produzione di un prototipo, designato XSB2A-1 che volò per la prima volta il 17 giugno 1941.[3] La linea di produzione venne allestita presso lo stabilimento di Johnsville (Pennsylvania), ed il velivolo suscitò l'interesse di numerose aviazioni estere.[2] In base alla legge affitti e prestiti la British Purchasing Commission selezionò il velivolo per l'adozione presso la Fleet Air Arm, emettendo un ordine di acquisto relativo a 750 aerei designati Bermuda Mk.I. Ulteriori 162 esemplari vennero ordinati dal governo olandese per equipaggiare la Militaire Luchtvaart van het Koninklijk Nederlandsch-Indisch Leger.[4] A causa dell'invasione giapponese nessuno di essi fu mai consegnato.

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Il Brewster SB2A era un monoplano monomotore, dalla struttura interamente metallica. L'ala era in posizione mediana, posizionata in corrispondenza della cabina di pilotaggio. Essa ospitava, allineati, i due membri dell'equipaggio. Oltre al pilota, era presente un mitragliere/puntatore. I piani di coda erano di tipo classico con gli stabilizzatori orizzontali situati alla base della deriva.

Il carrello d'atterraggio era di tipo triciclo posteriore. Le gambe principali si ritraevano all'interno della struttura alare con movimento laterale diretto verso l'interno, mentre il ruotino di coda, sterzabile, rimaneva all'esterno. All'estremità posteriore della fusoliera era presente il gancio d'arresto per l'appontaggio sulle portaerei.

Il propulsore impiegato era un radiale Wright R-2600-8 Cyclone 14 a 14 cilindri a doppia stella, raffreddato ad aria. La potenza erogata era pari a 1 700  hp (pari a circa 1 268 kW), ed azionava un'elica tripala metallica a passo variabile in volo.

L'armamento difensivo si basava su quattro mitragliatrici Browning M1919 calibro .30 in (7,62 mm) installate due per semiala. Due mitragliatrici Browning M2 calibro .50 in (12,7 mm) brandeggiabili posteriormente, erano in una postazione difensiva completamente chiusa. Il carico offensivo massimo trasportabile all'interno della stiva ventrale era pari a 450 kg.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Il primo ordine di produzione relativo a 140 velivoli venne emesso dall'US Navy il 24 dicembre 1940.[3] Ulteriori 162 esemplari furono acquisiti dall'US Navy rilevando gli esemplari della commessa olandese.[5] Tali aerei ricevettero la designazione di SB2A-4.[5] Durante l'impiego operativo gli aerei diedero una cattiva prova, rivelandosi molto inferiori come prestazioni al concorrente Curtiss SB2C Helldiver.[5] Gli esemplari consegnati all'US Navy svolsero solamente attività addestrativa e sperimentale presso lo Squaron VS-5 di China Lake. Altri esemplari[6] furono dati in dotazione allo Squadron VFM(N)-531 dell'U.S. Marine Corps per l'addestramento alla caccia notturna. Tutti i velivoli superstiti vennero radiati dal servizio entro l'estate del 1944.[5]

Australia[modifica | modifica sorgente]

Verso la metà del 1941 la Royal Australian Air Force emise un requisito per l'acquisto di 240 esemplari della versione Bermuda Mk.I, con cui equipaggiare 11 squadron operativi. A causa dei problemi emersi durante i collaudi operativi dei velivoli, nel mese di novembre l'ordine fu annullato a favore dell'acquisizione del Vultee A-31 Vengeance.[4]

Gran Bretagna[modifica | modifica sorgente]

La Royal Air Force acquistò 468 esemplari di una versione basata sull'SB2A-1, che ebbe la designazione Bermuda Mk.I.[5] I primi velivoli furono consegnati al centro sperimentale Aeroplane and Armament Experimental Establishment (A&AEE) di Boscombe Down nel luglio 1942. Durante i collaudi militari emersero numerosi problemi: il velivolo si rivelò sottopotenziato, di difficile pilotaggio, e dotato di scarsa maneggevolezza.[5] Le autorità britanniche lo giudicarono del tutto inadatto al servizio operativo.[5] I velivoli consegnati furono destinati all'addestramento ed al traino bersagli. Cinque velivoli dotati di motore Cyclone 14 vennero forniti per valutazione alla Fleet Air Arm della Royal Navy sotto la designazione Model B-340.[7] Quattro furono utilizzati come bombardieri in picchiata, ed uno come traino bersagli.[8]

Versioni[modifica | modifica sorgente]

  • XSB2A-1 Buccaneer: un prototipo (Model 340-7) dotato di motore radiale Wright R-2600-8 Cyclone 14, da 1 700 hp.
  • XSB2A-2: versione (Model 340-20) di produzione iniziale senza ali ripiegabili e con armamento modificato, realizzata in 80 esemplari.
  • SB2A-3: seconda versione (Model 340-26) di produzione, dotata di ali ripiegabili e gancio d'arresto per l'impiego su portaerei, realizzata in 60 esemplari.
  • SB2A-4: terza versione (Model 340-17) di produzione, realizzata in 162 esemplari. Si trattava degli esemplari olandesi requisiti.
  • A-34 Bermuda: designazione amministrativa usata dall'US Army per designare gli esemplari destinati all'esportazione in Gran Bretagna.[9]
  • Bermuda Mk.1: versione (Model 340-14) di produzione per la Gran Bretagna, senza torretta difensiva posteriore sostituita da una singola mitragliatrice su affusto brandeggiabile. Originariamente ordinata in 750 esemplari, ne furono costruiti 468.[10] [11]
  • Brewster R-340: designazione dell'United States Army Air Force per i Bermuda Mk.I destinati alla Gran Bretagna. Non consegnati e usati come cellule per l'addestramento a terra.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Un Bermuda Mk.I della Royal Air Force a terra.
Canada Canada
  • Royal Canadian Air Force: la Royal Canadian Air Force ebbe 3 Bermuda Mk.I per valutazione. Al termine delle prove furono usati per l'addestramento a terra.
Stati Uniti Stati Uniti
Regno Unito Regno Unito

Esemplari sopravvissuti[modifica | modifica sorgente]

L'esemplare di SB2A-4 esposto al National Museum of Naval Aviation.

Attualmente è nota l'esistenza di due esemplari di Brewster A-34. Il primo è esposto, sotto le insegne di un SB2A-4 Buccaneer, presso il National Museum of Naval Aviation situato sulla Naval Air Station Pensacola, Florida.[12] Un altro velivolo risulta immagazzinato presso il Pima Air and Space Museum di Tucson, Arizona.[13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Swanborough, Bowers 1976, p. 74
  2. ^ a b c d Sgarlato 2010, p. 30
  3. ^ a b Swanborough, Bowers 1976, p. 73
  4. ^ a b Gordon Birkett, Brewster Bermuda: Almost in Australian Service in www.adf-serials.com. URL consultato il 16 maggio 2013.
  5. ^ a b c d e f g Sgarlato 2010, p. 32
  6. ^ Si trattava si SB2A-2 ed SB2A-4.
  7. ^ Sgarlato 2010, p. 33
  8. ^ Graham Drucker, Brewster Bermuda (Brewster SB2A Buccaneer) in www.fleetairarmachive.net. URL consultato il 31 marzo 2013.
  9. ^ March British March 1998, p.38.
  10. ^ March British March 1998, p.38.
  11. ^ Factsheet: Brewster A-34. National Museum of the USAF. Retrieved 24 July 2008
  12. ^ "A-34 Bermuda." National Museum of the United States Air Force. Retrieved: 9 April 2012.
  13. ^ "A-34 Bermuda." Pima Air & Space Museum. Retrieved: 9 April 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Achille Boroli, Adolfo Boroli, Brewster SB2A Buccaneer in L'Aviazione, vol. 4, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983, p. 116.
  • (EN) Bill Gunston, The Encyclopedia of the World's Combat Aircraft: A Technical Directory of Major Warplanes from World War 1 to the Present Day, New York:, Chartwell Books, Inc., 1976. ISBN 0-89009-054-8.
  • (EN) E. R. Johnson, United States Naval Aviation, 1919-1941: Aircraft, Airships and Ships Between the Wars, Jefferson, North Carolina, McFarland & Co Inc., 2011. ISBN 0-786-44550-5.
  • (EN) Gordon Swanborough, Peter M. Bowers, United States Navy Aircraft since 1911, 2nd edition, London, Putnam, 1976. ISBN 0-370-10054-9.

Periodici[modifica | modifica sorgente]

  • (IT) Nico Sgarlato, Gli aerei da attacco Brewster in Aerei nella Storia, vol. 74, ottobre/novembre 2010, pp. pag. 27-33. ISSN: 1591-1071.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]