Basilica di San Lorenzo (Firenze)

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Coordinate: 43°46′30″N 11°15′13″E / 43.774991, 11.253659

Veduta aerea del complesso di San Lorenzo
Veduta aerea del complesso di San Lorenzo
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San Lorenzo
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La Basilica di San Lorenzo è una delle maggiori chiese di Firenze, situata nell'omonima piazza sede di mercato nel centro della città.

Indice

[modifica] Storia della Basilica

La Basilica di San Lorenzo (esterno)
La Basilica di San Lorenzo (esterno)

Fu consacrata nel 393 ed è una delle chiese che si contendono il titolo di più antica della città; per trecento anni ha avuto il ruolo di cattedrale, prima di cedere lo status a Santa Reparata, quando vennero solennemente traslate le spoglie del primo vescovo di Firenze, san Zanobi. Fu ampliata e riconsacrata una prima volta nel 1059, con un capitolo di Canonici nella chiesa che diede impulso alla costruzione di alcuni ambienti come il chiostro a lato della chiesa.

Fu deliberato dai Canonici un nuovo ampliamento all'inizio del XV secolo, ma i lavori procedettero inizialmente molto a rilento.

Parrocchia della famiglia Medici, che aveva il palazzo di famiglia a pochi passi, nel 1419, Giovanni di Bicci de' Medici si offrì di finanziare l'ampliamento, commissionando un progetto a Filippo Brunelleschi che già vi aveva realizzato la Sagrestia Vecchia ed un'altra cappella. Il grande architetto realizzò un grandioso disegno che fu presto accettato dai Canonici con entusiamo anche del committente che decise di finanziare l'opera.

Brunelleschi, coadiuvato dal suo assistente Antonio Manetti, realizzò così un punto di riferimento per tutta l'architettura religiosa successiva, con un arioso interno a croce latina a tre navate, scandite da colonne corinzie e archi a tutto sesto in pietra serena, di colore grigio, che contrastano con l'intonaco bianco delle pareti. Le proporzioni sono attentamente studiate e si basano sulla ripetizione modulare di grandezze standard, in modo da creare una successione di spazi regolari ideali, come dei grandi cubi affiancati sormontati da semisfere. Contemporaneamente (1421) costruì la Sagrestia, oggi detta Vecchia in contrapposizione a quella Nuova di Michelangelo, con tondi di Donatello. La basilica fu terminata nel 1461, grazie anche al sostegno economico del figlio di Giovanni, Cosimo de' Medici.

A riprova dello stretto legame con la famiglia dei Medici, San Lorenzo divenne il luogo di sepoltura dei suoi componenti, prima Giovanni, poi Cosimo e tutti gli altri, fino ai Granduchi e all'estinzione della casata. Cosimo il Vecchio, in particolare, divenuto ormai l'amatissimo pater patriae, fu sepolto in un pilastro sotterraneo davanti all'altare maggiore, visibile da una grata, dove nella tradizione medievale erano conservate le spoglie dei santi ai quali era dedicato l'edificio.

Il soffitto della navata centrale è decorato a lacunari, una variante della decorazione a cassettoni, con rosoni dorati su sfondo bianco. Ai lati delle navate si aprono varie cappelle.

La facciata su Piazza San Lorenzo
La facciata su Piazza San Lorenzo

La facciata della chiesa rimase però incompiuta: papa Leone X, Medici, dette a Michelangelo il compito di progettarne una nel 1518. L'artista fece un modello ligneo di una facciata classica e proporzionata, ma l'opera non fu ugualmente portata a termine, per problemi tecnici e finanziari insorti già dall'approvvigionamento dei materiali. Sempre Leone X commissionò la Sagrestia Nuova al grande artista, per conservare i sepolcri dei due rampolli di casa Medici (Lorenzo Duca d'Urbino e Giuliano Duca di Nemours, che morirono entrambi sui trent'anni con grande costernazione del papa che tanto si era adoperato per la loro affermazione. L'opera fu realizzata a più riprese e solo l'offerta di un salvacondotto proposto dai Medici a Michelangelo, reo di aver preso parte alle vicende della Repubblica fiorentina, convinse l'artista a terminare l'opera che altrimenti sarebbe rimasta uno dei tanti non finiti michelangioleschi.

Clemente VII, l'altro papa Medici, non mancò pure di arricchire il complesso di San Lorenzo, incaricando Michelangelo di realizzare la Biblioteca Medicea Laurenziana, mentre dentro la chiesa fece costruire il balcone nella controfacciata per l'esposizione delle reliquie.

Il piccolo campanile risale invece al 1740, opera di Ferdinando Ruggieri.

La parte più famosa della chiesa è però quella delle Cappelle Medicee della grande abside (accesso dal retro su Piazza Madonna degli Aldobrandini). Legato al secondo ceppo della famiglia, quello iniziato da Cosimo I, i Medici le stavano ancora pagando quando l'ultimo membro, Anna Maria Luisa de' Medici, morì nel 1743. Nella cripta di Bernardo Buontalenti sono sepolti circa cinquanta membri tra maggiori e minori della famiglia, mentre nella parte superiore, la Cappella dei Principi, grande sala ottagonale sormontata da una cupola, sono i cenotafi (tombe vuote) monumentali dei granduchi di Toscana.

Fu proprio Anna Maria Luisa a commissionare l'ultima opera importante nella basilica: la decorazione della cupola della basilica con la Gloria dei santi fiorentini ad opera del pittore Vincenzo Meucci (1742).

Con la soppressione ottocentesca degli enti religiosi, la biblioteca fu separata giuridicamente dal resto del complesso e venne creato il Museo delle Cappelle Medicee. Nel 1907 fu istituita l'Opera Medicea Laurenziana per la gestione e la salvaguardia della basilica.

[modifica] L'interno della basilica e opere maggiori

L'architettura stessa dell'edificio è il più importante capolavoro artistico della chiesa. Vi si ritrovano tutti gli elementi di innovazione del Rinascimento, per la prima volta applicati ad un edificio di culto di grandi dimensioni. La modernità della struttura è data dalla perfetta leggibilità dei vari elementi architettonici, basta cioè solo un'occhiata per percepire tutto lo sviluppo spaziale dell'edificio ed individuarne i vari elementi fondamentali. Le strutture portanti (colonne, archi, paraste, ecc...), in pietra serena, sono distinte cromaticamente dalle altre parti come le pareti e le finestre, di colore bianco. Le varie parti dell'edificio sono tutte in rapporti matematici tra loro e grazie anche alla luce uniforme che non crea zone d'ombra, la bellezza e il senso di armonia del luogo si percepiscono globalmente.

Numerose sono le opere d'arte che ornano la chiesa, tra le quali spiccano uno straordinario nucleo di opere di Donatello. Artisti principale presenti in San lorenzo (ordine alfabetico):

  • Pietro Annigoni, Cristo e San Giuseppe nella bottega: a causa del fondo oro sembra un'opera più antica ma risale invece al 1964. Notevole è la resa della scena tra padre e figlio, permeata di familiare raccoglimento, con san Giuseppe che sembra affettuosamente consapevole del ruolo del figlio, suggerito anche dall'asse in legno in primo piano che forma una croce. Si trova nella navata sinistra.
  • Bronzino: grande affresco del Martirio di San Lorenzo, nella navata sinistra, esemplare dello stile manierista con numerose figure composte in complesse torsioni e raffigurate con colori sgargianti.
  • Desiderio da Settignano: La Pala del Sacramento, tabernacolo marmoreo nella navata destra, di grande raffinatezza tecnica (1460 circa).
Il pulpito di destra di Donatello
Il pulpito di destra di Donatello
  • Donatello: due pulpiti bronzei (nati come semplici pannelli e assemblati in seguito nella forma attuale), sue ultime opere e fra i massimi capolavori dell'arte rinascimentale, furono scolpiti con aiuti di Bertoldo e Bellano (1460 circa). La tecnica dello stiacciato (bassorilievo con numerosi scorci) con il quale sono state realizzate le scene, tratte dal Nuovo Testamento, raggiunge un'intensa drammaticità compositiva nelle parti autografe di Donatello, in particolare nella Passione e Deposizione, dell'esemplare sinistro. Il pulpito di destra mostra la discesa agli inferi, la resurrezione e l'ascensione di Cristo, in un'unica scena suddivisa da simboliche "porte", mentre altri episodi isolati sono Le Marie al sepolcro, la Pentecoste e il Martirio di San Lorenzo. Sempre di Donatello è il Sarcofago della famiglia Martelli (1465 circa), che simula una grande cesta di vimini e si trova nella cappella tra il transetto sinistro e la navata. Magistrale è la lavorazione del marmo, che esalta le rotondità e la sinuosità dell'intreccio.
  • Antonio del Pollaiolo: crocifisso ligneo nella cappella del transetto destro.
  • Fra Filippo Lippi: pala d'altare dell'Annunciazione nella cappella del transetto sinistro, finanziato dalla famiglia Martelli che lì aveva una cappella (1450 circa). Affascinanti sono gli elementi complementari alla scena che catturano l'occhio dello spettaore, come la struttura architettonica, l'ampolla di vetro traparente, in realtà un simbolo del concepimento divino.
  • Raffaellino del Garbo: Natività coi Santi Giuliano e Francesco, pala d'altare nel braccio sinistro del transetto.
  • Domenico Ghirlandaio (bottega): Sant’Antonio abate in trono fra i Santi Lorenzo e Giuliano, pala d'altare, transetto sinistro.
  • Pontormo: affreschi nel coro. Ritenuti da molti storici dell'arte come il presunto capolavoro di Pontormo, sono andati purtroppo completamente distrutti nella demolizione dell'abside per far spazio alla Cappella dei Principi.
  • Rosso Fiorentino: Sposalizio della Vergine in una delle cappelle della navata destra (1523). Capolavoro del manierismo toscano, presenta Maria e Giuseppe come due giovani attori in una gioiosa festa popolata da vari invitati. Tipico del Rosso è l'anticonvenzionalità sia nella composizione che nella stesura del colore particolarmente vivace.
  • Giovan Antonio Sogliani:Crocefissione di Sant'Acazio e dei suoi compagni, pala in stile manierista in una cappella della navata sinistra.

[modifica] La Sagrestia Vecchia

La Sagrestia Vecchia
La Sagrestia Vecchia
Per approfondire, vedi la voce Sagrestia Vecchia.

Capolavoro del Quattrocento, fu la prima parte di San Lorenzo ad essere completata dal Brunelleschi, su incarico dei Medici che desideravano realizzarvi il proprio mausoleo (1421-1428). La cappella, dedicata a San Giovanni Evangelista, è strutturata come uno spazio cubico, coperto da cupola emisferica a ombrello, ed è divisa in 12 spicchi da costoloni. Brunelleschi si trovò nella condizione di dover risolvere il rapporto fra spazi strutturalmente analoghi. Egli accostò due vani a base quadrata, ma di diversa altezza: la sacrestia vera e propria e la piccola scarsella dell'altare. Il gioco coloristico della pietra grigia e dell'intonaco è ulteriormente esaltato dalla presenza degli stucchi dipinti: il fregio con i Cherubini e serafini, i tondi degli Evangelisti nelle pareti e quelli con le Storie di San Giovanni Evangelista nei pennacchi della cupola, opere di Donatello, autore anche dei battenti delle porte bronzee, con i Santi, Martiri, Apostoli e Padri della Chiesa. Il violento cromatismo e lo sperimentalismo esasperato delle opere di Donatello, anch'egli un protetto dei Medici, originarono un forte dissidio tra lo scultore ed il Brunelleschi, che lo accusò di voler distogliere l'attenzione dalle proporzioni architettoniche della cappella. Il dissidio fra due artisti, che erano stati una coppia affiatatissima per anni, portò poi all'esclusione di Donatello dalla decorazione di altre opere brunelleschiane come, ad esempio, la cappella dei Pazzi.

Gli affreschi della volta della cupola nell'abside raffigurano la situazione cosmologica del Sole e delle costellazioni, come appariva su Firenze la notte del 4 luglio del 1442. Si suppone che la volta celeste sia stata dipinta dall'eclettico pittore-decoratore Giuliano d'Arrigo, detto Pesello. Opera autografa del Verrocchio è il monumento funebre a Giovanni(1421-1463) e Piero de' Medici, figli di Cosimo il Vecchio, commissionati nel 1472 dai figli dello stesso Piero, Lorenzo il Magnifico e Giuliano de' Medici.

[modifica] La Sagrestia Nuova

Per approfondire, vedi la voce Sagrestia Nuova.

Edificata da Michelangelo a più riprese tra il 1521 ed il 1534, fa parte del progetto mediceo per avere una degna sepoltura per i membri della famiglia, che, nel frattempo, stava salendo gradualmente di rango grazie soprattutto all'elezione al soglio pontificio di Leone X e all'arrivo dei primi titoli ducali.

Michelangelo partì dalla stessa pianta della Sacrestia del Brunelleschi e divise lo spazio in forme più complesse, con archi trionfali che si aprono su delle specie di absidi. Incassati nelle due pareti laterali realizzò i sepolcri monumentali dedicati a Giuliano Duca di Nemours e suo nipote Lorenzo Duca d'Urbino, per i quali scolpì tre sculture ciascuno: le Allegorie del Tempo, adagiate sopra i sepolcri, e i ritratti soprastanti dei Duchi. Per la tomba di Giuliano de’ Medici, seduto in fiera postura, scelse le il Giorno e la Notte; per quella di Lorenzo, in posa malinconica e pensierosa, il Crepuscolo e l'Aurora.

Entrambe le statue guardano verso il centro della cappella dove Michelangelo realizzò e pose una Madonna con Gesù in grembo. Volgendo il loro sguardo alla rappresentazione sacra i duchi esprimono le inclinazioni religiose dell'artista, secondo il quale, quando le glorie terrene passano, solo la spiritualità e la religione riescono a dare sollievo alle inquietudini degli uomini. Completano il corredo le statue dei Santi Cosma e Damiano, opere di allievi di Michelangelo.

Sotto l'altare sono sepolti anche Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano de' Medici, per i quali non ci fu mai il tempo per costruire una sepoltura monumentale.

[modifica] La Cappella dei Principi

Per approfondire, vedi la voce Cappelle Medicee.
La cupola della Cappella dei Principi si staglia nel panorama cittadino
La cupola della Cappella dei Principi si staglia nel panorama cittadino

Lo sfarzoso ambiente ottagonale è largo 28 metri ed è sormonatato dalla cupola di San Lorenzo, la seconda per maestosità in città dopo quella del Brunelleschi.

Fu commissionato da Ferdinando I all'architetto Matteo Nigetti nel 1604, pare su disegno di Don Giovanni de' Medici, fratello dello stesso granduca. Anche Bernardo Buontalenti intervenne nel progetto.

Gli intarsi che decorano tutta la superficie della cappella sono stati creati con marmi scuri e pietre semipreziose, che creano un abbagliante effetto scenografico. Per la realizzazione di questa opera venne appositamente creato l'Opificio delle Pietre Dure, come laboratorio per l'arte del cosiddetto commesso fiorentino. Nella zoccolatura, dove sono riprodotti gli stemmi delle sedici città toscane fedeli alla famiglia dei Medici, si fece uso di pietre semipreziose, madreperla, lapislazzuli e corallo.

Le otto nicchie avrebbero dovuto ospitare le statue di tutti i granduchi, anche se furono poi realizzate soltanto quelle per Ferdinando I e Ferdinando II, opere entrambe di Pietro Tacca, eseguite tra il 1626 ed il 1642.

Al centro dell'atrio, nelle intenzioni dei committenti, doveva trovarsi il Santo Sepolcro, ma i vari tentativi di comprarlo o rubarlo a Gerusalemme fallirono.

I sarcofaghi sono in realtà cenotafi vuoti e le vere spoglie dei granduchi e dei loro familiari fino a Anna Maria Luisa de' Medici (ultima erede della dinastia, 1667-1743) sono conservati in semplici nicchie nascoste dietro le mura.

[modifica] Il Chiostro dei Canonici

Il chiostro della basilica
Il chiostro della basilica

Progettato da Brunelleschi, ma realizzato dopo la morte del maestro (1446) tra il 1457 e il 1460 dal suo allievo Antonio Manetti, è il chiostro principale del complesso. Presenta un doppio loggiato, con arcate a tutto sesto nel piano inferiore e architravato nel piano superiore, e vi si accede dal lato sinistro della facciata. Vi erano anticamente collocate le abitazioni dei canonici e i vari ambienti della vita monastica.

Sulla parete destra del portico d'ingresso è presente una Madonna con Bambino in stucco, opera di Desiderio da Settignano, con una cornice in terracotta invetriata (1513), putroppo difficilmente ammirabile per il vetro protettivo sporco e l'altezza del posizionamento. Sullo stesso lato si trovano numerose lapidi fra le quali è interessante quella apposta per desiderio di Anna Maria Ludovica de' Medici al fine di ricordare i lavori di consolidamento del complesso nel 1742. Nell'angolo destro verso il transetto della basilica si accede alla Biblioteca Medicea Laurenziana, progettata da Michelangelo, mentre a fianco del portone si trova la statua marmorea del vescovo di Como Paolo Giovio eseguita da Francesco da Sangallo (opera firmata, 1560). Da qui si accede anche alla cripta, ristrutturata dal Buontalenti, che conserva le tombe di Cosimo il Vecchio e Donatello. Più avanti, una porta con timpano conduce alla Cappella del Capitolo dei Canonici, con stalli lignei intagliati nel tardo Quattrocento.

[modifica] Monumenti funerari

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