Adolf Friedrich Johann Butenandt

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Medaglia del Premio Nobel Nobel per la chimica 1939

Adolf Friedrich Johann Butenandt (Lehe, 24 marzo 1903Monaco di Baviera, 18 gennaio 1995) è stato un biochimico tedesco.

Cenni biografici[modifica | modifica wikitesto]

Vinse il premio Nobel per il suo lavoro sugli ormoni sessuali, ma il governo nazista gli impedì di ricevere il premio. Riuscì a ritirarlo nel 1949, dopo la fine della seconda guerra mondiale.[1]

Nato a Lehe, vicino Brema, iniziò i suoi studi universitari all'Università di Marburgo. Per il suo PhD si unì al gruppo di lavoro del premio Nobel Adolf Windaus all'Università di Gottinga e terminò gli studi conseguendo il dottorato in chimica nel 1927. Adolf Windaus e Walter Schöller della Schering gli indicarono di lavorare sugli ormoni estratti dalle ovaie. Questa ricerca portò alla scoperta dell'estrone (1929) e successivamente di altri principali ormoni sessuali maschili e femminili, ricavati da diverse migliaia di litri di urina,[2][3] quali l'androsterone (1931), il progesterone e il testosterone (1934). Per gli studi condotti in questo ambito di ricerca vinse il premio Nobel per la chimica nel 1939 insieme con Leopold Ruzicka che riuscì a sintetizzare diversi steroidi scoperti allora.

Dopo la sua abilitazione divenne professore a Gottinga nel 1931. Insegnò all'Università Tecnica di Danzica nel 1933[4] e, dopo una visita negli Stati Uniti, divenne direttore dell'Istituto Kaiser Wilhelm per la biochimica (successivamente Istituto Max Planck per la biochimica) a Berlino-Dahlem nel 1936.[5] Butenandt si iscrisse al NSDAP il 1º maggio 1936. Come capo di un importante istituto chiese il finanziamento dal governo, che era principalmente concentrato sulla ricerca che potesse avere risvolti bellici. Così alcune delle sue aree di ricerca ebbero un collegamento con progetti militari, come il miglioramento del rifornimento di ossigeno per i piloti bombardieri che volavano alto. Le sue implicazioni col regime nazista e la tipologia di temi di ricerca provocarono delle critiche nel dopoguerra e perfino dopo la sua morte permane insoluto un dibattito sul suo orientamento politico durante il nazismo.[6] Quando l'istituto fu spostato a Tubinga nel 1945 Butenandt divenne professore all'Università di Tubinga. Nel 1956, quando l'istituto fu stabilito a Martinsried, un sobborgo di Monaco, insegnò all'Università di Monaco. Ricoprì anche il ruolo di presidente della Società Max Planck dal 1960 al 1972 succedendo a Otto Hahn.

Butenandt è accreditato come lo scopritore del feromone del baco da seta nominato bombicolo, scoperto nel 1959. Nello stesso anno, insieme con Peter Karlson, introdusse il concetto di feromone.

Butenandt morì a Monaco nel 1995 all'età di 91 anni.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia dell'Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia dell'Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti
— 1981

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia per le scienze e per le arti (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per le scienze e per le arti (Austria)
— 1964
Gran Decorazione d'Onore in Oro dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Decorazione d'Onore in Oro dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria)
— 1994

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ nobelprize.org, facts
  2. ^ A. Butenandt (1929). "Über „Progynon“ ein krystallisiertes weibliches Sexualhormon". Naturwissenschaften 17 (45): 78-92
  3. ^ A. Butenandt (1931). "Über die chemische Untersuchung der Sexualhormone". Zeitschrift für Angewandte Chemie 44 (46): 905-98
  4. ^ Romuald Piosik (2003). "Adolf Butenandt und sein Wirken an der Technischen Hochschule Danzig". CHEMKON 10 (3): 135 - 138
  5. ^ Lothar Mertens (2003). "Nur Zweite Wahl oder Die Berufung Adolf Butenandts zum Direktor des KWI für Biochemie". Berichte zur Wissenschafts-Geschichte 26 (3): 213 - 222
  6. ^ Achim Trunk (2006). "Biochemistry in Wartime: The Life and Lessons of Adolf Butenandt, 1936–1946". Minerva 44 (3): 285-306

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Peter Karlson (1995). "Adolf Butenandt (1903–1995)". Nature 373: 660
  • Muhammad Akhtar; Monika E. Akhtar (1998). "Adolf Friedrich Johann Butenandt. 24 March 1903-18 January 1995". Biographical Memoirs of Fellows of the Royal Society 44: 78-92
  • Lothar Jaenicke (1995). "Adolf Butenandt: 24. 3. 1903 - 18. 1. 1995". Chemie in unserer Zeit 29 (3): 163 - 165
  • Angelika Ebbinghaus, Karl-Heinz Roth (2002). "Von der Rockefeller Foundation zur Kaiser-Wilhelm/Max-Planck-Gesellschaft: Adolf Butenandt als Biochemiker und Wissenschaftspolitiker des 20. Jahrhunderts". Zeitschrift für Geschichtswissenschaft 50 (5): 389–418

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 111438122 LCCN: n82232530