Adelidae

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Adelidae
Adela.reaumurella.7845.jpg
Adela reaumurella
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Incurvariina
Superfamiglia Adeloidea
Famiglia Adelidae
Bruand, 1850
Sottofamiglie

Gli Adelidi (Adelidae Bruand, 1850)[1] sono una famiglia di lepidotteri, diffusa in tutto il mondo con 294 specie (dato aggiornato al 23 dicembre 2011).[2][3][4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Adulto[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di piccoli lepidotteri alquanto primitivi che, pur avendo una nervatura alare di tipo eteroneuro, si distinguono dai Ditrysia per il fatto di possedere un apparato riproduttore femminile provvisto di un'unica apertura destinata sia all'accoppiamento, sia all'ovodeposizione;[3][5] per questo motivo in passato venivano riunite con altre famiglie nella divisione Monotrysia, oggi considerata obsoleta in quanto polifiletica.[2][3][5][6]
È presente una connessione tergosternale, immediatamente posteriore rispetto al primo spiracolo addominale, formata da un processo ventrocaudale del primo tergite, che va a collegarsi all'estensione anterolaterale del secondo sternite.[5][7]
Le ali, che rivelano anche la presenza di aculei, hanno forma ovoidale-allungata con apice arrotondato; appaiono spesso bruno-grigiastre (nelle specie con abitudini notturne) ma possono anche avere riflessi metallici ed iridescenze molto vivaci. I microtrichi sono presenti ed uniformemente distribuiti. Come nei Ditrysia, si osserva una riduzione del sistema legato al settore radiale (Rs) nell'ala posteriore, con anastomosi di Sc ed R dal quarto basale fino al termen, ed Rs non ramificata; l'accoppiamento alare è di tipo frenato, con frenulum a singola setola composita nei maschi, e da tre a cinque setole nelle femmine; queste setae dipartono da cavità distinte, ed in prossimità di esse possono riscontrarsi, in ambo i sessi, altre setae pseudofrenulari.[3][8] È presente l'apparato di connessione tra ala anteriore e metatorace; si possono inoltre osservare un ponte precoxale[9] e la perdita del primo sternite addominale, mentre il secondo può suddividersi (completamente o parzialmente) in uno sclerite anteriore più piccolo (S2a) ed uno posteriore più sviluppato (S2b).[3][5][10][11]

Le antenne sono di regola filiformi; nei maschi raggiungono fino a sei volte la lunghezza del corpo (per esempio in alcune Adela), mentre nelle femmine superano comunque la lunghezza della costa. Si può osservare la presenza di uno sclerite intercalare (forse caso unico tra i lepidotteri) oltre a spinule laterali (probabilmente derivate dai sensilla[12]) in alcuni segmenti prossimali del flagello dei maschi di Nemophora; in Adela questi processi sono spesso ricurvi.[3][13]

Gli ocelli sono assenti, come pure i chaetosemata. Gli occhi dei maschi di alcune specie sono molto sviluppati. La spirotromba che, fatta eccezione per alcune Ceromitia sudafricane[14], è perfettamente funzionante, risulta ricoperta di scaglie (a differenza degli altri Adeloidea) e più lunga della capsula cefalica, estendendosi fin oltre i palpi mascellari; questi ultimi possono essere allungati e costituiti da quattro o cinque segmenti, come in Ceromitia, oppure ridotti a soli due o tre segmenti, come in Nemophora. I palpi labiali hanno tre segmenti, corti e con setole laterali sul secondo; l'organo di vom Rath sul segmento apicale del palpo labiale, può essere profondo o superficiale.[3][15][16]

Nelle zampe, l'epifisi è spesso presente, mentre gli speroni tibiali hanno formula 0-2-4.[3][5]
L'apparato genitale maschile di alcune specie (e.g. Ceromitia) rivela, su ogni valva, una struttura a pettine detta pectinifer (assente in Nemophora), che nel caso del genere Nematopogon può essere retta da un peduncolo. L'uncus è assente, mentre il vinculum presenta un saccus allungato. La juxta è a forma di freccia, l'edeago è assottigliato.[3][5][16][17]
Nel genitale femminile, l'ovopositore è ben sviluppato e perforante, con gli apici appiattiti lateralmente, al fine di permettere l'inserimento delle uova all'interno dei tessuti fogliari della pianta ospite; tale caratteristica viene considerata una specializzazione secondaria della famiglia. La cloaca è stretta e tubuliforme. Le apofisi sono fortemente sclerotizzate; il corpus bursae è sviluppato e membranaceo, senza signa. Gli ovarioli sono in numero elevato (10-12), a differenza dei quattro riscontrabili di norma negli altri lepidotteri.[3][5][12][16][17][18]
L'apertura alare può variare da 4 a 28 mm.[3]

Uovo[modifica | modifica wikitesto]

Le uova sono lisce o lievemente punteggiate; vengono inserite singolarmente nei tessuti della pianta ospite, pertanto assumono la forma della "tasca" in cui le inserisce la femmina.[3][16]

Larva[modifica | modifica wikitesto]

Il bruco, quasi cilindrico, possiede un capo arrotondato, non appiattito e solitamente prognato, con solco epicraniale marcato e sei stemmata per lato.[3][16][19]
Sono presenti due setae genuali, G1 e G2, mentre l'assenza della seta AF2 è considerata un'evoluzione secondaria.[12][16][17]
Sul protorace è visibile uno scudo ben sclerotizzato, e possono comparire anche dei dischi sclerotizzati sul meso- e metatorace.[16]
Le zampe toraciche sono ben sviluppate, mentre le pseudozampe, poste sui segmenti addominali III-VI e X, sono fortemente ridotte o assenti; gli uncini pseudopodiali, assenti sul segmento X, sono disposti su file multiple.[3][16][19]

Pupa[modifica | modifica wikitesto]

La pupa è dectica, con cuticola lievemente sclerotizzata e appendici solo debolmente aderenti al corpo. I palpi mascellari appaiono prominenti, mentre quelli labiali risultano esposti come le coxe del primo paio di zampe. Le antenne, particolarmente lunghe nei maschi, sono accomodate all'interno del bozzolo, avvolte attorno all'addome. I segmenti addominali da III a VII sono mobili, e si notano una o due file di spinule sulla superficie della maggior parte dei segmenti.[3][16][19]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

In molte delle specie che presentano riflessi metallici, il volo può avvenire alla luce diretta del sole, e si assiste spesso alla formazione di sciami, soprattutto attorno a gruppi di infiorescenze, alberi o cespugli. Gli sciami sono associati a due adattamenti strutturali, riscontrabili esclusivamente nei maschi: spinule laterali sulle antenne e occhi sviluppati dorsalmente, fino ad incontrarsi l'un l'altro sulla linea mediana.[12] In alcune Nemophora, l'occhio risulta diviso in una sezione dorsale ipertrofica ed una ventrale di dimensioni normali. Gli ommatidi che compongono la parte superiore sono più grandi di quelli della parte inferiore. Nelle specie con occhi più ridotti, la formazione di sciami è rara o completamente assente. Non è ancora ben chiaro il ruolo delle spinule laterali delle antenne, ma è probabile che, permettendo la formazione di sciami di maschi attorno ad una femmina immobile, sia implicata nelle funzioni di accoppiamento.[3][20]
Altre specie, di abitudini prettamente crepuscolari, mostrano invece colorazioni più spente ed uniformi, e tendono a non formare mai sciami.[3]
Nella maggior parte delle adelidi, le larve sono minatrici delle foglie, dei meristemi o della corteccia durante il primo stadio, o talvolta perforano l'ovario della pianta nutrice; in seguito, dal secondo stadio in poi o comunque entro lo stadio pre-pupale, il bruco vive all'interno di un fodero lenticolare portatile, che costruisce a partire da frammenti di foglie e detriti del sottobosco, ed allarga via via che si accresce; in questa fase si alimenta prevalentemente di foglie cadute nella lettiera, o comunque di vegetali a basso fusto. La specie giapponese Nemophora raddei Rebel attraversa sei distinti stadi larvali.[21] L'impupamento avviene quindi all'interno di quest'involucro, spesso ai piedi della pianta ospite.[3][13][19][22][23]

Periodo di volo[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte delle specie boreali vola tra aprile e giugno, al massimo fino ad agosto.[3]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Le larve di questo taxon attaccano generi appartenenti a svariate famiglie, tra cui:[3][16][19][24]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Nel complesso, la famiglia è cosmopolita, ma mostra una maggiore biodiversità nell'emisfero boreale, in particolar modo nel Paleartico orientale.[3][16][18][25][26][27]

L'habitat è rappresentato da foreste a latifoglie e comunque zone boschive.[3]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Le Adelidae furono considerate una sottofamiglia delle Incurvariidae (Adelinae) fino al lavoro di Davis del 1999, che attribuì loro lo status attuale di famiglia.[28]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Non sono stati riportati sinonimi.[3]

Sottofamiglie e generi[modifica | modifica wikitesto]

Il taxon comprende due sottofamiglie, per un totale di 5 generi e 294 specie, di cui 50 in Europa, 31 in Italia (dato aggiornato al 23 dicembre 2011).[2][29][30]

  • Sottofamiglia Adelinae Bruand, 1850 - Mém. Soc. Emul. Doubs (II serie) 1[1] (3 generi e 190 specie, di cui 41 in Europa, 23 in Italia)
  • Sottofamiglia Nematopogoninae Hinton,1955 - Trans. Roy. ent. Soc. London, 106(13): 455 - 540, 1 pl. 31 figs.[34] (2 generi e 104 specie, di cui 9 in Europa, 8 in Italia)

Endemismi italiani[modifica | modifica wikitesto]

Sono noti due endemismi italiani:[30]

Alcune specie[modifica | modifica wikitesto]

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Nessuna specie appartenente a questa famiglia è stata inserita nella Lista rossa IUCN[38]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Charles Théophile Bruand d'Uzelle, Mémoires de la Société d'Émulation du Département du Doubs (II serie), vol. 1, Besançon, Imprimerie de Dodivers et C., 1850.
  2. ^ a b c (EN) Nieukerken, E. J. van, Kaila, L., Kitching, I. J., Kristensen, N. P., Lees, D. C., Minet, J., Mitter, C., Mutanen, M., Regier, J. C., Simonsen, T. J., Wahlberg, N., Yen, S.-H., Zahiri, R., Adamski, D., Baixeras, J., Bartsch, D., Bengtsson, B. Å., Brown, J. W., Bucheli, S. R., Davis, D. R., De Prins, J., De Prins, W., Epstein, M. E., Gentili-Poole, P., Gielis, C., Hättenschwiler, P., Hausmann, A., Holloway, J. D., Kallies, A., Karsholt, O., Kawahara, A. Y., Koster, S. (J. C.), Kozlov, M. V., Lafontaine, J. D., Lamas, G., Landry, J.-F., Lee, S., Nuss, M., Park, K.-T., Penz, C., Rota, J., Schintlmeister, A., Schmidt, B. C., Sohn, J.-C., Solis, M. A., Tarmann, G. M., Warren, A. D., Weller, S., Yakovlev, R. V., Zolotuhin, V. V., Zwick, A., Order Lepidoptera Linnaeus, 1758. In: Zhang, Z.-Q. (Ed.) Animal biodiversity: An outline of higher-level classification and survey of taxonomic richness (PDF) in Zootaxa, vol. 3148, Auckland, Nuova Zelanda, Magnolia Press, 23 dicembre 2011, pp. 212–221, ISSN 1175-5334, OCLC 70871314. URL consultato l'11 dicembre 2014.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w (EN) Scoble, M. J., Early Heteroneura in The Lepidoptera: Form, Function and Diversity, seconda edizione, London, Oxford University Press & Natural History Museum [1992], 2011, pp. 213-219, ISBN 978-0-19-854952-9, LCCN 92004297, OCLC 25282932.
  4. ^ (EN) Kristensen, N. P., Morphology and phylogeny of the lowest Lepidoptera-Glossata: Recent progress and unforeseen problems (PDF) in Bulletin of the Sugadaira Montane Research Centre, vol. 11, University of Tsukuba, 1991, pp. 105-106, ISSN 09136800, OCLC 747190906. URL consultato il 1º dicembre 2014.
  5. ^ a b c d e f g (EN) Davis, D. R. and Gentili, P., Andesianidae, a new family of monotrysian moths (Lepidoptera:Andesianoidea) from austral South America (PDF) in Invertebrate Systematics, vol. 17, nº 1, Collingwood, Victoria, CSIRO Publishing, 24 marzo 2003, pp. 15-26, DOI:10.1071/IS02006, ISSN 1445-5226, OCLC 441542380. URL consultato il 12 dicembre 2014.
  6. ^ (EN) Dugdale, J. S., Female Genital Configuration in the Classification of Lepidoptera (PDF) in New Zealand Journal of Zoology, vol. 1, nº 2, Wellington, 1974, pp. 127-146, DOI:10.1080/03014223.1974.9517821, ISSN 1175-8821, OCLC 60524666. URL consultato il 15 dicembre 2014.
  7. ^ (EN) Kyrki, J., Adult abdominal sternum II in ditrysian tineoid superfamities - morphology and phylogenetic significance (Lepidoptera) (abstract) in Annales entomologici Fennici / Suomen hyönteistieteellinen aikakauskirja, vol. 49, Helsinki, Suomen Hyönteistieteellinen Seura, 1983, pp. 89-94, ISSN 0003-4428, LCCN 91649455, OCLC 2734663. URL consultato il 7 aprile 2015.
  8. ^ (EN) Davis, D. R., A New Family of Monotrysian Moths from Austral South America (Lepidoptera: Palaephatidae), with a Phylogenetic Review of the Monotrysia (PDF) in Smithsonian Contributions to Zoology, vol. 434, Washington D.C., Smithsonian Institution Press, 1986, pp. iv, 202, DOI:10.5479/si.00810282.434, ISSN 0081-0282, LCCN 85600307, OCLC 12974725. URL consultato il 2 aprile 2015.
  9. ^ (EN) Nielsen, E. S. & Kristensen, N. P., The Australian moth family Lophocoronidae and the basal phylogeny of the Lepidoptera-Glossata (abstract) in Invertebrate Taxonomy, vol. 10, nº 6, Melbourne, CSIRO, 1996, pp. 1199-1302, DOI:10.1071/IT9961199, ISSN 0818-0164, OCLC 842755705. URL consultato il 22 marzo 2015.
  10. ^ (EN) Brock, J. P., A contribution towards an understanding of the morphology and phylogeny of the Ditrysian Lepidoptera (abstract) in Journal of Natural History, vol. 5, nº 1, Londra, Taylor & Francis, 1971, pp. 29-102, DOI:10.1080/00222937100770031, ISSN 0022-2933, LCCN 68007383, OCLC 363169739. URL consultato il 24 marzo 2015.
  11. ^ (EN) Kristensen, N. P., Studies on the morphology and systematics of primitive Lepidoptera (Insecta) (abstract) in Steenstrupia, vol. 10, nº 5, Copenaghen, Zoologisk Museum, 1984, pp. 141-191, ISSN 0375-2909, LCCN 78641716, OCLC 35420370. URL consultato il 30 marzo 2015.
  12. ^ a b c d (EN) Ebbe Schmidt Nielsen, A cladistic analysis of the Holarctic genera of adelid moths (Lepidoptera: Incurvaroidea) (abstract) in Insect Systematics & Evolution, vol. 11, nº 2, Leida, Brill, gennaio 1980, pp. 161-178, DOI:10.1163/187631280X00491, ISSN 1399-560X. URL consultato il 20 luglio 2012.
  13. ^ a b Michael Chinery, Guida degli Insetti d'Europa - Atlante illustrato a colori - 800 illustrazioni a colori - 350 disegni (illustrato, brossura), a cura di Massimo Pandolfi, Claudio Manicastri e Carla Marangoni, 1ª, Padova, Franco Muzzio & c. [1985], aprile 1987, pp. 383 + 64 tav., ISBN 88-7021-378-1.
  14. ^ A. J. T. Janse, The Moths of South Africa, 4: Jugatae, Adelidae and Nepticulidae, Pretoria, Northern Flagship Institution (Transvaal Museum), 1942-8, xxv + 185 pp. + pls 47-94.
  15. ^ E. S. Nielsen, I.F.B. Common, Lepidoptera (moths and butterflies) Chapter 41 in Naumann, I. D. (Ed.). The Insects of Australia (2nd edn.), vol. 2, Carlton, Victoria e Londra, Melbourne University Press & University College of London Press, 1991, pp. 817-915.
  16. ^ a b c d e f g h i j k (EN) Common, I. F. B., Heteroneurous Monotrysian Moths / Incurvarioidea in Moths of Australia, Slater, E. (fotografie), Carlton, Victoria, Melbourne University Press, 1990, pp. 160-168, ISBN 978-0-522-84326-2, LCCN 89048654, OCLC 220444217.
  17. ^ a b c (ENDE) Ebbe Schmidt Nielsen, A taxonomic review of the adelid genus Nematopogon Zeller (Lepidoptera: Incurvarioidea) in Entomologica Scandinavica (Supplementum), vol. 25, Sandby, Scandanavian Society of Entomology, 1985, pp. 66 pp..
  18. ^ a b (EN) Nielsen, E. S. & Davis, D. R., The first southern hemisphere prodoxid and the phylogeny of the Incurvarioidea (Lepidoptera) (PDF) in Systematic Entomology, vol. 10, nº 3, Oxford, Blackwell Science, luglio 1985, pp. 307-322, ISSN 0307-6970, OCLC 4646400693. URL consultato il 9 gennaio 2015.
  19. ^ a b c d e (EN) Davis, R. D. & Frack, D. C., Micropterigidae, Eriocraniidae, Acanthopteroctetidae, Nepticulidae, Opostegidae, Tischeriidae, Heliozelidae, Adelidae, Incurvariidae, Prodoxidae, Tineidae, Psychidae, Ochsenheimeriidae, Lyonetiidae, Gracillariidae, Epipyropidae in Stehr, F. W. (Ed.). Immature Insects, vol. 1, seconda edizione, Dubuque, Iowa, Kendall/Hunt Pub. Co. [1987], 1991, pp. 341- 378, 456, 459, 460, ISBN 978-0-8403-3702-3, LCCN 85081922, OCLC 13784377.
  20. ^ (DE) W. Oord, Baltsvlucht van Nemophora degeerella (Linnaeus) (Lep., Incurvariidae) in Entomologische Berichten, vol. 41, nº 5, 1981, p. 80.
  21. ^ (JAEN) Hiroshi Kuroko, The life history of Nemophora raddei Rebel (Lepidoptera, Adelidae) - コマフヒゲナガの生活史 in Scientific Bulletin of the Faculty of Agriculture, Kyushu University, vol. 18, nº 4, Fukuoka, luglio 1961, pp. 323-334, ISSN: 0368-6264 - NCID: AN0005519X. URL consultato il 20 luglio 2012.
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  23. ^ Michael Chinery, Farfalle d'Italia e d'Europa (Butterflies and Day Flying Moths of Britain and Europe), Novara, Istituto Geografico De Agostini [1989], 1990, p. 323, ISBN 88-402-0802-X.
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  32. ^ a b (DE) Philipp Christoph Zeller, Bersuch einer naturgemassen Eintheilung ber Shaben in Isis von Oken, vol. 32, Lipsia, 1839, 186. URL consultato il 20 luglio 2012.
  33. ^ (DE) Johann Centurius Hoffmannsegg, in Illiger, Verzeichnis der Käfer Preussens, 1798, p. 499.
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  36. ^ (DE) Federico Hartig, Neue Microlepidopteren in Mitteilungen der münchner entomologischen Gesellschaft, vol. 31, nº 1, Monaco di Baviera, 1941, pp. 154-163, pls 5-8.
  37. ^ (DE) Philipp Christoph Zeller, Bemertungen über die auf einer Reise Nach Italien und Sicilien beobachteten Schmetterlingearten in Isis von Oken, vol. 40, Lipsia, 1847, 816. URL consultato il 20 luglio 2012.
  38. ^ IUCN 2012. IUCN Red List of Threatened Species. Version 2012.2.. URL consultato il 29 dicembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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