Orobanchaceae

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Orobanchaceae
Lathraea-squamaria(AT).jpg
Lathraea squamaria (Latrea comune)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Scrophulariales
Famiglia Orobanchaceae
Ventenat, 1799
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Orobanchaceae
Generi
(Vedi : Generi di Orobanchaceae )

Orobanchaceae Ventenat 1799 è una famiglia di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti all'ordine delle Lamiales, dall’aspetto di piccole erbacee annuali o perenni.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia delle Orobanchaceae comprende circa 90 generi con oltre 2000 specie. Sul nostro territorio (nella flora spontanea) sono presenti una dozzina di generi di questa famiglia.
La sistemazione tassonomica della famiglia delle Orobanchaceae è in via di definizione; in particolare nelle più recenti classificazioni filogenetiche (APG II System) è stata spostata dall'ordine delle Scrophulariales a quello delle Lamiales; è stato inoltre incrementato notevolmente il numero dei suoi generi soprattutto a scapito della famiglia delle Scrophulariaceae; questo perché i vari studi filogenetici hanno dimostrato che questi generi andavano inclusi nell'Ordine delle Lamiales e quindi nella famiglia di questa scheda in quanto evolutisi dai 50 ai 40 milioni di anni fa.[1].

Nella tabella seguente è indicata la “storia” della classificazione della famiglia delle Orobanchaceae secondo gli ultimi tre sistemi di classificazione: oltre al sistema APG II System viene indicata la classificazione usata più correntemente (quella di Cronquist, basata sugli studi delle Angiosperme del botanico americano Arthur Cronquist pubblicati tra il 1968 e 1988) e quella in uso precedentemente a quella di Cronquist, Classificazione di Wettstein (sistema di classificazione delle piante proposto dal botanico Richard von Wettstein (1863-1931) nel suo “Handbuch der Systematischen Botanik”, ultimo aggiornamento del 1935).

APG II CRONQUIST WETTSTEIN
Regno Plantae Plantae Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione/Phylum Spermatophyta Cormophyta
Divisione/Clade Angiosperme Magnoliophyta Anthophyta
Sottodivisione Angiosepermae
Classe/Clade Eudicotiledoni Magnoliopsida Dicotyledones
Sottoclasse/Clade Tricolpate basali Asteridae Sympetalae
Clade Asteridi
Clade Euasteridi I
Ordine Lamiales Scrophulariales Tubiflorae
Famiglia Orobanchaceae Orobanchaceae Orobanchaceae


Cistanche tubulosa

Il termine Clade si riferisce solamente alla classificazione APG II. Nella prima colonna a sinistra qualche nome tassonomico può essere non preciso in quanto il significato di questi termini è cambiato nel corso del tempo.
Inizialmente, quando la famiglia faceva parte dell'ordine delle Scrophulariales i generi erano pochi (circa 15 per un totale di 200 specie – uno solo nella flora italiana). I nuovi generi inseriti sono del tipo emiparassitico (sono semi parassiti) hanno un fogliame verde e quindi possono attivare la funzione fotosintetica, ma possiedono anche delle radici austorie attraverso le quali “succhiano” sostanze nutritizie dall'ospite. Altri generi (come Lathraea e Orobanche) hanno un tipo di parassitismo definito assoluto, ossia dipendono “assolutamente” dall'ospite per la loro sopravvivenza (ad esempio non hanno una funzione fotosintetica autonoma). L'unico genere della famiglia definito “non parassita” è Lindenbergia.
Essendo il numero dei generi e delle specie abbastanza elevato, la famiglia viene suddivisa in Sottofamiglie e Tribù. Gli elenchi seguenti indicano alcune di queste sottodivisioni e possono non essere completi:

SOTTOFAMIGLIE

  • Charadriinae
  • Larinae
  • Nepetoideae
  • Olethreutinae
  • Orobanchoideae
  • Polemonioideae
  • Rhinanthoideae


TRIBU'

  • Hippeastreae
  • Larini
  • Laspeyresiini
  • Mentheae
  • Polemonieae
  • Rhinantheae

Generi spontanei della flora italiana[modifica | modifica sorgente]

Dei due generi appartenenti fin dall'inizio alla famiglia delle Orobanchaceae, il primo (Lathraea) comprende solamente due specie spontanee dei nostri territori (Lathraea squamaria e Lathraea clandestina); sono piante che vivono parassite di altre specie spontanee a portamento arboreo e sono caratterizzate dall'avere rizomi sotterranei molto voluminosi (fino a 5 kg), probabilmente collegati al tipo di parassitismo di queste specie. L'altro genere (Orobanche) comprende un numero più grande di specie spontanee in Italia (circa 40) e sono anche più “seguite” (e studiate) in quanto comprendono diverse specie parassite di colture importanti di interesse agrario.
I vari generi e quindi le specie si distinguono da caratteristiche come la ramosità (o semplicità) del fusto, la presenza (o assenza) di bratteole fiorali, la forma delle squame, della corolla, il tipo di parassitismo (assoluto oppure di tipo “emiparassitico”), la funzione clorofilliana se è presente oppure no, e altro ancora.
Per meglio comprendere ed individuare i vari generi della famiglia (solamente per i generi spontanei della nostra flora) l’elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche[2].

  • Gruppo 1A : la pianta è del tipo “parassita assoluto” ossia senza clorofilla nelle foglie;
  • Lathraea L. - Latrea : il fusto è cilindrico, molle e termina nella parte inferiore con un rizoma ramoso; le foglie sono ridotte a squame; il racemo è lineare e compatto (i fiori sporgono di poco); il colore della corolla è roseo o violetto.
  • Orobanche L. - Succiamele : il fusto è eretto e semplice; la parte ipogea consiste in un corposo rizoma ramificato; il colore in genere è bruno-rossiccio (manca il verde della clorofilla); l'infiorescenza è racemosa con fiori sporgenti in tutte le direzioni e lievemente penduli; il calice è ridotto a 2 lacinie.
  • Gruppo 1B : la pianta è del tipo “emiparassita” e si presenta con foglie verdi;
  • Gruppo 2A : il calice si divide in 4 denti oppure è bilabiato (2+2);
  • Gruppo 3A : il ciclo biologico della pianta è perenne;
  • Gruppo 4A : la corolla è di colore giallo;
  • Tozzia L. - Tozzia : i fusti alla base si presentano con carnose squame addensate; le foglie sono a disposizione opposta e sono ovali; i fiori si raccolgono in brevi racemi; i labbri della corolla sono molto aperti e tutti più o meno uguali; la capsula contiene un solo seme.
  • Rhynchocorys Griseb. - Elefantina : il fusto è di tipo erbaceo; la forma delle foglie è ellittica e sono picciolate, quelle superiori sono progressivamente più piccole; l'infiorescenza è formata da fiori isolati all'ascella delle foglie; il labbro superiore della corolla termina in una specie di proboscide; la capsula contiene numerosi semi.
  • Gruppo 4B : la corolla è di colore violaceo-scuro;
  • Bartsia L. - Bartsia : tutta la pianta è molto pelosa, quasi irsuta, compreso il calice e la corolla; le foglie sono disposte in modo opposto ed hanno la forma ovale; l'infiorescenza è terminale e protetta da brattee simili alle foglie ma di colore violetto come la corolla; dalle fauci della corolla sporge di qualche millimetro lo stilo.
  • Gruppo 3B : il ciclo biologico della pianta è annuale;
  • Gruppo 5A : la forma del calice è un tubo ovale, compresso ai lati e ingrossato alla fruttificazione; i semi sono discoidali;
  • Rhinanthus L. - Cresta di gallo : le specie sono soggette al “polimorfismo stagionale” (secondo la stagione acquistano forme diverse : più o meno alte, più o meno ramose, più o meno fogliose, ecc.); il fusto in genere è ramoso e foglioso; le foglie hanno la lamina seghettata o dentata; l'infiorescenza è formata da fiori bilabiati gialli e brattee fogliose; il labbro superiore presenta due caratteristici denti violetti.
  • Gruppo 5B : la forma del calice è un tubo conico (o cilindrico); i semi sono più o meno sferici;
  • Gruppo 6A : la capsula contiene 4 semi; le brattee dell'infiorescenza hanno un aspetto fogliare e sono divise più profondamente delle altre foglie;
  • Melampyrum L. - Spigarola : le foglie hanno una forma lanceolata e sono disposte in posizione opposta lungo il fusto; in alcune specie la base delle foglie è aristata; le brattee dell'infiorescenza sono spesso colorate; la corolla ha un tubo allungato; a volte si presentano due fiori affiancati all'ascella delle foglie superiori.
  • Gruppo 6B : la capsula contiene molti semi; le foglie superiori non sono di tipo bratteale;
  • Gruppo 7A : il labbro inferiore della corolla è diviso in tre lobi bilobi (o bifidi); le antere hanno due logge, una delle quali ha un cornetto più lungo;
  • Euphrasia L. - Eufrasia : il fusto di queste piante non è molto alto; le foglie e le brattee (poco differenziate) sono a disposizione opposta; il labbro superiore è rivolto all'indietro; il labbro inferiore spesso è variamente colorato o screziato.
  • Gruppo 7B : i lobi del labbro inferiore sono interi; i cornetti delle logge delle antere sono più o meno uguali fra di loro;
  • Odontites Ludwig - Perlina : le foglie sono lanceolate-lineari; l'infiorescenza è disposta in modo unilaterale; i semi sono grandi 1-2 mm.
  • Parentucellia Viv. - Perlina : l'infiorescenza è diretta in tutte le direzioni ed è densa e a forma quasi piramidale; il calice ha la forma cilindrica con denti lunghi 1/3 - ¼ della lunghezza totale; i semi sono più piccoli di 1 mm e sono reticolati.
  • Bellardia All. - Perlina : l'infiorescenza è diretta in tutte le direzioni ed ha la forma piramidale; il calice è rigonfio con denti piccoli; i semi sono più piccoli di 1 mm ed hanno un solco longitudinale.

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di questa scheda, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti. La maggior parte di questi sinonimi sono delle famiglie “declassate”, ossia diventate generi delle Orobanchaceae.

  • Aeginetiaceae Livera
  • Aragoaceae D. Don
  • Buchneraceae (Bentham) Lilja
  • Cyclocheilaceae Marais
  • Euphrasiaceae Martynov
  • Lindenbergiaceae Doweld
  • Melampyraceae Hooker & Lindley
  • Nesogenaceae Marais
  • Pedicularidaceae Jussieu
  • Phelypaeaceae Horaninow
  • Rhinanthaceae Ventenat

Famiglie simili[modifica | modifica sorgente]

La famiglia più vicina è ovviamente quella delle Scrophulariace (dalla quale come si è detto ultimamente sono stati trasferiti diversi generi). Le varie specie della famiglia di questa scheda si differenziano comunque soprattutto per il particolare aspetto che assumono in quanto piante che si devono adattare alla vita parassitaria: organi adatti ad assumere sostanze da altri individui; morfologia di base più primitiva, meno evoluta; mancanza di organi o funzioni che in altre specie rendono indipendente la pianta.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Generi di Orobanchaceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

L'etimologia del nome di questa famiglia deriva da due termini greci : òrobos (= legume) e anchéin (= strozzare) indicando il carattere parassitario di buona parte delle specie di questa famiglia soprattutto a danno delle Leguminose[3].
Il nome di questa famiglia è stato definito nel 1799 dal botanico francese Étienne Pierre Ventenat (Marzo 1, 1757 – Agosto 13, 1808) nato a Limoges.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Le piante delle Orobanchaceae possono essere delle normali erbacee (raramente arbusti) ma anche erbe parassite senza clorofilla a volte di consistenza carnosa che diventano scure quando si essiccano. Possono raggiungere altezze fin sotto il metro. Il ciclo biologico può essere biennale o perenne. La forma biologica nell'ambito della famiglia è molto variabile: ci sono specie di tipo terofite parassite (T par), oppure terofite scapose (T scap), ma anche geofite rizomatose (G rhiz).

Radici[modifica | modifica sorgente]

L'apparato radicale sotterraneo è molto sviluppato (a forma di rizoma o di bulbo) sia per le normali funzioni di ancoraggio, ma anche per la funzione parassitaria, infatti sono presenti delle particolari radici (con “austori succhianti”) che terminano nell'apparato radicale della pianta ospite. Se non è presente la funzione parassitaria allora facilmente si possono avere radici secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Il fusto in genere è eretto e può essere sia semplice che ramificato. In alcune specie del genere Rhinanthus (e in modo minore in altre) si presenta il fenomeno del polimorfismo stagionale (altezze e configurazioni diverse del fusto della stessa pianta a seconda della stagione).

Foglie[modifica | modifica sorgente]

In alcuni generi sono presenti delle normali foglie (adatte alla sintesi clorofilliana), in altri invece le foglie sono più rudimentali (chiamate più propriamente squame a disposizione generalmente spiralata o embricata) e ridotte al minimo per la totale assenza della clorofilla (specialmente nelle specie a parassitismo completo) e ovviamente non sono di colore verde. La lamina foglia è lobata o dentata, mentre le foglie sono disposte lungo il fusto in posizione opposta.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Normalmente l'infiorescenza si presenta come un racemo (o spiga), con grappoli di fiori più o meno densi diretti in ogni parte (o eventualmente unilaterali – disposizione tipica di alcuni generi delle Scrophulariaceae). Raramente si possono avere dei fiori solitari in posizione terminale. Spesso nell'infiorescenza più o meno alla base dei calici dei fiori sono presenti delle brattee. I fiori sono sessili o pedicellati (ma sempre molto brevemente).

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono ermafroditi (raramente unisessuali), zigomorfi (del tipo bilabiato), tetraciclici (calicecorolla - androceogineceo), pentameri (corolla a 5 parti).

K (4-5), C (5), A 2+2, G (2) (supero)[4]
  • Calice: il calice è gamosepalo, a quattro o cinque parti (raramente 6) ravvicinate terminanti (o no) con dei denti; a volte può presentarsi apparentemente in tre parti (4 sepali saldati 2 a 2 + 1 brattea); altre volte può essere molto ridotto. La forma può essere tubolare, campanulata o quasi emisferica.
  • Corolla: la corolla è simpetala o gamopetala e consiste in un tubo cilindrico terminante in un lembo più o meno bilabiato; dei due labbri quello inferiore è trilobato, mentre quello superiore è bilobato. Le fauci (la zona di separazione tra il labbro superiore e quello inferiore) possono essere aperte (corolla di tipo anectolema), oppure chiuse (corolla di tipo cleistolema); questo specialmente nei generi tipo Rhinanthus.
  • Androceo: l'androceo possiede quattro stami didinami (due grandi e due piccoli). Le antere possono essere disposte trasversalmente e sono provviste di due logge più o meno uguali. I filamenti staminali sono inseriti dentro la corolla. Può presentarsi il fenomeno della “staminoidia” : può essere presente un quinto stame che comunque è sterile.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto, che normalmente è contenuto nel calice (persistente), ha la struttura di una capsula a deiscenza variabile (capsula loculicida). Nel suo interno sono presenti delle logge che si aprono tramite delle valve. Nelle logge sono contenuti i semi (possono essere pochi e grandi come piccolissimi ma tanti : più di 100). In certe specie il seme contiene un embrione primitivo (e quindi poco differenziato) formato da poche cellule.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Le specie di questa famiglia sono sparse in tutto il mondo, principalmente nelle zone temperate dell'Eurasia, ma anche nel Nord e Sud America, Africa e Australia. L'habitat può essere molto vario dai litorali marini ai prati alpini.

Interesse e usi[modifica | modifica sorgente]

Queste piante sono interessanti sia dal punto di vista scientifico per capire i vari fenomeni e meccanismi connessi al loro parassitismo, ma anche da un punto di vista più strettamente agronomico per trovare dei mezzi efficaci per bloccare gli ingenti danni prodotti da queste piante alle varie colture infestate.
Qui di seguito sono indicate alcune specie (o generi) della famiglia delle Orobanchaceae e i loro ospiti abituali:


Il problema che crea questo tipo di parassitismo è abbastanza grave. Ad esempio nell'Italia centro-meridionale per la coltura della fava, questo è uno dei problemi più assillanti.
Molto spesso quando ci si accorge dell'avvenuta infestazione è già troppo tardi. Infatti c'è una forte concordanza tra il ciclo vegetativo dell'ospite e quello del parassita. Quando l'ospite incomincia a fiorire, allora le varie "orobanchaceae" sorgono inaspettatamente dal terreno maturando pure loro i fiori e disseminando per il terreno i loro minutissimi semi per il prossimo attacco.
Liberare i terreni e le colture da queste piante non è facile. Innanzitutto come si è detto la produzione dei semi è copiosissima e bastano pochi semi per propagare la specie; inoltre la semente può sopportare lunghi periodi di quiescenza (a volte anche diversi anni) per cui un terreno, che a prima vista può sembrare libero da questi parassiti, in realtà può essere predisposto ad essere infestato. Infatti appena le condizioni sono adatte (la presenza delle radici dell'ospite) i semi incominciano a germogliare. In questo caso un rimedio sarebbe quello di lasciare il terreno a riposare per almeno 10 anni (o perlomeno non coltivarlo con specie ospiti): i semi senza senza alcun supporto nutritivo in questo periodo di tempo perderebbero la loro germinabilità. Ma questo ovviamente per motivi economici non è possibile.
Le ricerche scientifiche su questo e altri fenomeni simili di parassitismo sono sempre molto difficili in quanto è praticamente impossibile far germinare in vitro (e quindi in un laboratorio sotto controllo biologico) i semi senza che siano in presenza della pianta ospite. Probabilmente le Orobanchaceae iniziano a germinare solo in presenza di determinati stimoli o sostanze prodotte dalle radici di quel specifico ospite[3].
Non rimane quindi che affidarsi all'esperienza e alla pratica come ad esempio, in caso di nuove culture, affidarsi a sementi con accertate garanzie di purezza.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

In caso di carestia o necessità alcune popolazioni del Sahara algerino (i Tuareg) si cibano con i tuberi della Orobanche violacea; mentre altre Orobanche americane vengono consumate dagli indiani dell'Utah e del Nevada[3].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 167.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 606, ISBN 88-506-2449-2.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Angiosperm Phylogeny Website. URL consultato il 02-03-2009.
  2. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  3. ^ a b c Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  4. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il GG-MM-2009.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]