Plantaginaceae

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Plantaginaceae
Plantago lanceolata flowers.jpg
Piantaggine maggiore (Plantago major)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Plantaginales
Famiglia Plantaginaceae Juss. (1789)
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Plantaginaceae
Generi
(Vedi testo)

Plantaginaceae Juss., 1789 è una famiglia di piante spermatofite dicotiledoni in maggioranza erbacee prevalentemente terricole, ma numerose anche acquatiche, con fiori disposti a spiga o a capolino, zigomorfi (ad esempio labiati) o attinomorfi.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia delle Plantaginaceae comprende circa 90 generi per un totale di oltre 2000 e più specie sparse in tutto il mondo in prevalenza nelle aree temperate. Nelle vecchie classificazioni questa famiglia comprendeva solamente tre generi (Bougueria, Littorella, e Plantago) con poco più di 200 specie.
La posizione sistematica di questa famiglia è sempre stata molto discussa, e tuttora è ancora in via di sistemazione tassonomica.
All'inizio del secolo scorso, il botanico tedesco Heinrich Gustav Adolf Engler (1844 – 1930), famoso per i suoi lavori sulla tassonomia delle piante, aveva isolato questa famiglia in un ordine apposito Plantaginales. In contrapposizione Richard von Wettstein (1863 – 1931), botanico austriaco, il primo ad aver introdotto un sistema di classificazione filogenetico delle piante, l'aveva sistemata nell'ordine delle Tubiflorae. Mentre il botanico americano Charles Bessey (1845 – 1915), il meno conosciuto fra i tre, l'aveva posta fra le Pimulales.
In tempi più moderni (anni ottanta) il botanico americano Arthur Cronquist (1919-1992) pubblica alcuni testi nei quali propone una sua classificazione della famiglia delle Plantaginaceae agganciandola all'ordine delle Plantaginales; ma è di questi ultimi anni una proposta ancora più innovatrice del Angiosperm Phylogeny Group che oltre ad assegnare la famiglia all'ordine delle Lamiales trasferisce in essa anche diversi generi da altre famiglie.
La seguente tabella riassume brevemente la storia di questi ultimi anni delle varie classificazioni della famiglia di questa scheda.

WETTSTEIN CRONQUIST STRASBURGER APG II Altre classificazioni
Classe/Clade Dicotiledoni Magnoliopsida Rosopsida Eudicotiledoni Magnoliopsida
Sottoclasse/Clade Sympetalae Asteridae Asteridae Tricolpate basali Lamiidae
Clade Asteridi
Superordine/Clade Euasteridi I Lamianae
Ordine/Clade Tubiflorae Plantaginales Lamiales Lamiales Scrophulariales
Famiglia Plantaginaceae Plantaginaceae Plantaginaceae Plantaginaceae Plantaginaceae

Il termine Clade si riferisce solamente alla classificazione APG II; la colonna “Altre classificazioni” propone delle classificazioni intermedie[1] tra quella del Sistema Cronquist e quella della Classificazione APG II.
Nella nuova sistemazione della famiglia sono stati inclusi diversi generi appartenenti alla famiglia delle Scrophulariaceae, questo perché i vari studi filogenetici hanno dimostrato che questa categoria andava inclusa nell'Ordine delle Lamiales; inoltre sono stati inclusi anche diversi generi delle Globulariaceae, delle Hippuridaceae, e altri ancora che sono stati riscontrati più vicini filogeneticamente alla famiglia delle Plantaginaceae.
Per concludere questo paragrafo dedicato alla nuova sistemazione della famiglia è da segnalare che alcuni ricercatori, vista la rivoluzionaria ristrutturazione di questa categoria, hanno proposto nomi alternativi come Veronicaceae oppure Antirrhinaceae; la comunità scientifica comunque ha mantenuto quello delle Plantaginaceae (accettato anche dal APG).

Generi della flora italiana[modifica | modifica sorgente]

Per meglio comprendere ed individuare i vari generi della famiglia (solamente per i generi delle specie spontanee della nostra flora) l’elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche. Per i nuovi generi è indicata anche la famiglia di appartenenza nelle precedenti classificazioni . I vari generi sono inoltre raggruppati per tribù secondo le nuove direttive di classificazione[2]. Il primo numero, tra parentesi quadre, indica le specie presenti in tutto il mondo (tale valore è molto indicativo in quanto contiene anche le varietà, sottospecie, ibridi e cultivar); il secondo numero indica le specie spontanee presenti sul territorio italiano).

  • Tribù Antirrhineae Dumort. (1827): le piante hanno tutte delle foglie sviluppate e verdi (non sono parassite senza clorofilla); gli stami sono 4 – 5; la corolla è chiaramente bilabiata, mentre nella parte posteriore è presente uno sperone a sacco oppure un ingrossamento a gozzo;
  • Gruppo 1A : la corolla è del tipo personata (le fauci sono chiuse da un rigonfiamento del labbro superiore);
  • Gruppo 2A : la parte posteriore della corolla è chiusa da un gozzo ingrossato;
Genere Misopates Rafin. (1840) [17/2] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Gallinetta: il ciclo biologico di queste piante è annuo; il lobi del calice sono stretti e più lunghi della corolla.
Genere Antirrhinum L. (1753) [747/4] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Bocca di Leone: il ciclo biologico di queste piante è perenne; il lobi del calice hanno una lunghezza minore della corolla.
  • Gruppo 2B : la parte posteriore della corolla termina in uno sperone o sacco;
Genere Linaria Miller (1754) [904/26] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Linajola: le foglie sono strettamente lineari e sono prive di picciolo; la capsula è deiscente attraverso delle valve.
Genere Cymbalaria Hill. (1756) [65/7] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Ciombolino: le foglie sono palmate ed hanno un lungo picciolo; la capsula è deiscente attraverso delle valve.
Genere Kickxia Dumort. (1827) [84/5] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Cencio: le foglie hanno una forma ovata con breve picciolo; la capsula è del tipo porocida.
  • Gruppo 1B : le fauci della corolla sono libere ed aperte;
Genere Anarrhinum Desf. (1798) [43/2] (da Scrophulariaceae) – Muffolaria: le foglie inferiori formano una rosetta basale; l'infiorescenza è composta da racemi apicali con fiori sub-sessili; il frutto è più grande dei denti del calice; i semi sono tubercolati.
Genere Chaenorhinum (DC.) Rchb. (1828) [109/3] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Linajola: non c'è distinzione fra foglie basali e cauline; l'infiorescenza è formata da fiori disposti all'ascella delle foglie superiori; la superficie dei semi è liscia.
Genere Callitriche L. (1753) [179/9] (dalla famiglia Callitrichaceae) – Gamberaja: sono piante acquatiche; le foglie sono a disposizione opposta senza stipole; i fiori sono isolati, unisessuali e sono molto piccoli (i maschili sono ridotti ad uno stame, quelli femminili ad un ovario supero con 2 stili e 2 stimmi); la fecondazione avviene per idrogamia.
Genere Hippuris L. (1753) [22/1] (dalla famiglia Hippuridaceae) – Coda di Cavallo: i fiori sono poligami (ossia le piante possono avere sia fiori ermafroditi sia maschili che femminili); hanno uno stame e un ovario infero uniloculare con uno stilo; i frutti sono del tipo a nucula.
  • Tribù Digitalideae (Dumort.) Dumort (1829): il ciclo biologico di queste piante normalmente è perenne; i fusti sono parecchio fogliosi; i fiori hanno grandi corolle attinomorfe (non bilabiate); gli stami sono 4 didinami; lo stilo è terminante in due lobi.
Genere Digitalis L. (1753) [267/6] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Digitale: i fusti sono semplici o ramificati alla base; il margine delle foglie è intero o dentato; la corolla è lunga da 9 a 40 mm e termina a campana con lobi embricati; le fauci sono oblique rispetto al tubo corollino.
Genere Erinus L. (1753) [39/1] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Erinus: il tubo della corolla è cilindrico e terminante con 5 lobi lunghi quanto il tubo stesso.
Genere Globularia L. (1753) [97/8] (dalla famiglia Globulariaceae) – Vedovelle: le foglie sono spiralate; l'infiorescenza è del tipo a capolino; i fiori sono ermafroditi, zigomorfi, tetraciclici (composti da quattro parti: calicecorollaandroceo - gineceo) e pentameri (calice e corolla divisi in 5 parti); il calice ha 5 denti; la corolla ha 5 lacinie; gli stami sono 4; l'ovario è supero formato da 2 carpelli con uno stilo a stimma bilobo.
Genere Gratiola L. (1753) [146/1] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Graziella: il ciclo biologico delle piante di questo genere è perenne; le foglie sono disposte in modo opposto; l'infiorescenza è formata da fiori solitari disposti all'ascella delle foglie; il calice è pentamero e possiede due bratteole alla sua base; la corolla è bilabiata con labbra più o meno uguali.
Genere Limnophila R.Br. [50/1] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Limnofila: le piante di questo genere sono acquatiche con foglie ridotte a lacinie filiformi; la corolla è bilabiata e comunque senza sperone o sacco posteriore.
Genere Limosella L. (1753) [35/1] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Limosella: il ciclo biologico di queste piante è annuo; le foglie sono tutte basali; la corolla è attinomorfa e con fauci oblique.
Genere Plantago L. (1753) [1424/29] - Piantaggine: l'infiorescenza è formata da spighe con molti fiori tutti ermafroditi; il peduncolo (ossia lo scapo) è molto robusto; i frutti sono del tipo a capsula.
Genere Littorella Bergius (1768) [7/1] – Littorella: (secondo le ultime direttive di classificazione questo genere dovrebbe essere incluso nel genere Plantago) le piante di questo genere sono acquatiche; i fiori sono unisessuali e quelli maschili sono isolati su un peduncolo flessibile; i fiori femminili sono sessili; il frutto è un achenio.
  • Tribù Veroniceae Duby (1828): le piante hanno tutte delle foglie sviluppate e verdi (non sono parassite senza clorofilla); gli stami sono 2;
  • Gruppo 1A : la corolla è formata da 4 lobi tutti uguali; il tubo corollino è più largo che lungo; le piante sono legnose alla base;
Genere Veronica L. (1753) [1753/44] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Veronica: le piante di questo genere sono aromatiche; la corolla (pentamera) apparentemente si presenta a 4 lobi in quanto i due petali superiori sono fusi insieme; gli stami sono 2 adnati (ossia saldati alla corolla); lo stilo è persistente; la capsula è compressa lateralmente e contiene da 2 a 50 semi.
  • Gruppo 1B : la corolla è distintamente bilabiata ma con labbra più o meno uguali; il calice è pentamero;
Genere Paederota L. (1758) [28/2] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Bonarota: le foglie lungo il fusto sono disposte in modo opposto; l'infiorescenza è formata da racemi apicali densi.
Genere Wulfenia Jacq. (1781) [36/1] (dalla famiglia Scrophulariaceae) – Wulfenia: le foglie inferiori formano una rosetta basale; le foglie cauline sono disposte lungo il fusto in modo alterno.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Generi di Plantaginaceae.

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La famiglia delle Plantaginaceae, in altri tempi, è stata chiamata con nomi diversi. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti[3]:

  • Antirrhinaceae Pers.
  • Aragoaceae D. Don
  • Callitrichaceae Link
  • Chelonaceae Martinov
  • Digitalaceae Martinov
  • Ellisiophyllaceae Honda
  • Globulariaceae DC.
  • Gratiolaceae Martinov
  • Hippuridaceae Vest.
  • Littorellaceae Gray
  • Psylliaceae Horan.
  • Sibthorpiaceae D. Don
  • Veronicaceae Cassel

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome della famiglia deriva (come in moltissimi altri casi) dal nome del suo genere più importante: Plantago ed è stato definito dal botanico francese Antoine-Laurent de Jussieu (1748 – 1836) in una sua opera intitolata Genera Plantarum, secundum ordines naturales disposita juxta methodum in Horto Regio Parisiensi exaratam nel 1789.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'inserimento dei nuovi generi la famiglia delle Plantaginaceae s'è trasformata in un gruppo molto eterogeneo. Il portamento di queste piante può essere erbaceo, ma anche arbustivo. Il ciclo biologico può essere annuale o perenne. Alcuni generi sono addirittura acquatici.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici possono essere a fittone o secondarie da rizoma o stolonifere.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

I fusti sono eretti, prostrati, rampicanti, filiformi ma anche robusti e legnosi alla base.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Vi sono specie con foglie solamente basali, altre con foglie anche caulinari. Quelle basali formano generalmente una rosetta e il picciolo in realtà non è che il prolungamento della nervatura centrale che allungandosi s'inserisce nel fusto. Spesso queste foglie hanno la pagina superiore solcata da vistose venature parallele (parallelinervie). Quelle caulinari sono a disposizione opposta, alterna o spiralata e sempre senza stipole.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Alcuni generi si presentano con infiorescenze a spiga allungata (genere Plantago) o globosa (genere Globularia), altri a fiori singoli (genere Cymbalaria). I fiori delle infiorescenze a spiga sono riccamente bratteati.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono attinomorfi, ma anche zigomorfi, sono ermafroditi ma anche unisessuali o poligami. In genere sono tetraciclici (calicecorollaandroceogineceo), pentameri o tetrameri; in altri casi sono ridotti e quasi privi di perianzio (genere Callitriche, piante acquatiche con radici).

  • Calice: il calice può essere tetramero come pentamero (a 4 o 5 parti); nel primo caso i sepali sono riuniti 2 a 2.
  • Corolla: la corolla spesso è di consistenza membranacea (o scariosa) e quadri-partita, altri generi si presentano con corolle a 5 petali ma di tipo gamopetala, ossia a forma di tubo allungato (ossia corolla di tipo labiato con sperone o sacca nettarifera, ma anche a semplici lobi terminali).
  • Androceo: gli stami sono 4 filiformi con antere infisse dorsalmente; frequente è anche la struttura didinama. In alcuni generi gli stami sono 2 o 1. Sono sempre a disposizione opposta ai lobi della corolla. A volte è presente un quinto stame (tipo staminoide).
  • Gineceo: lo stilo cilindrico è unico (ma a volte anche doppio) su un ovario supero bi-carpellare e bi-loculare (ma anche a 3 - 4 loculi); se il fiore è femminile allora un solo loculo. Ogni loculo contiene uno o più ovuli. Lo stimma (parte apicale dello stilo) in certi generi è sostituito da strutture setolose-piumose.

Impollinazione[modifica | modifica sorgente]

L'impollinazione per queste specie può essere di vari tipi, sia anemogama o anemofila (tramite il vento) che entomofila (tramite insetti). Alcuni generi hanno il gineceo proterogino, ossia gli ovuli maturano prima del polline.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una capsula deiscente mediante delle valve trasversali, ma può essere porocida oppure il frutto è un achenio. I semi possono essere endospermatici.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La maggioranza delle specie di questa famiglia si trovano nelle zone extra-tropicali (oppure tropicali ma a quote montane). L'habitat, vista l'eterogeneità della famiglia non può essere definito univocamente.

Usi[modifica | modifica sorgente]

L'interesse di questa famiglia nell'economia umana è molto limitato se ci eccettua qualche specie ornamentale e qualche altra usata nella farmacopea popolare. Altre specie (come quelle del genere Plantago) a volte sono addirittura infestanti. Di un certo interesse sono alcune specie che producono i cosiddetti “semi di psillio” (Plantago psyllium e Plantago indica), semi che vengono usati nella medicina naturale in quanto contengono delle mucillagini che favoriscono l'evacuazione intestinale[4].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 359.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 627, ISBN 88-506-2449-2.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ZipCodeZoo. URL consultato il 19-11-2008.
  2. ^ American Journal of BOTANY (Tabella 1). URL consultato il 20-11-2008.
  3. ^ USDA - United States Department of Agriculture. URL consultato il 21-11-2008.
  4. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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