Plantago lanceolata

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Plantago lanceolata
Plantago lanceolata flowers.jpg
Plantago lanceolata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Plantaginales
Famiglia Plantaginaceae
Genere Plantago
Specie P. lanceolata
Nomenclatura binomiale
Plantago lanceolata
L., 1753
Nomi comuni
  • Piantaggine

Pintinìervu (Serre Calabre) dal gr. m. pentanèuron (= cinque nervature)

  • Lingua di cane
  • Orecchio di lepre

La Plantago lanceolata è una pianta erbacea officinale spontanea, molto diffusa in Italia.

Indice

[modifica] Morfologia

Ha strette foglie lanceolate percorse da cinque nervature parallele. Dalla rosetta di foglie basali si innalza lo stelo scanalato con una spiga apicale con piccoli fiorellini e lunghi stami bianco giallastri raccolti in spighe. Raggiunge anche i 40 cm di altezza

Pianta completa

[modifica] Habitat

Cresce ovunque: prati, campi, strade, fino in collina.

[modifica] Usi e proprietà

Avvertenza
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono né da prescrizione né da consiglio medico. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

Le foglie sono disponibili tutto l'anno e sono usate come radicchio, crude in insalata, oppure cotte come gli spinaci. Bollendo rilasciano un odore simile a quello dei funghi champignon. Le foglie hanno proprietà astringenti. e veniva usata anticamente contro le infiammazioni come emorroidi e malattie dell'apparato respiratorio oppure veniva data ai giovani anemici. Il capolino dell'infiorescenza è molto più ricco di mucillagine e ha proprietà lassative. Come tutte le plantago possiede doti fortemente cicatrizzanti e difatti in erboristeria le foglie fresche, che contengono mucillatannino, minutamente tritate poste a contatto con una ferita tramite bendaggio favoriscono una rapida guarigione della ferita stessa e bloccano le emorragie. È consigliato l'uso contro le congiuntiviti e le infiammazioni palpebrali.[1]

[modifica] Note

  1. ^ "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.33

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