Digitalis grandiflora

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Digitale gialla grande
Digitalis grandiflora ENBLA01.jpeg
Digitalis grandiflora
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Scrophulariales
Famiglia Scrophulariaceae
Genere Digitalis
Specie D. grandiflora
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Plantaginaceae
Nomenclatura binomiale
Digitalis grandiflora
Mill., 1768
Nomi comuni

Digitale gialla maggiore
Digitale a grandi fiori

La Digitale gialla grande (nome scientifico Digitalis grandiflora Mill., 1768) è una pianta erbacea e perenne dai grandi fiori gialli, appartenente alla famiglia delle Scrophulariaceae.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia delle Plantaginaceae è relativamente numerosa con un centinaio di generi, mentre il genere della Digitalis comprende una ventina di specie di cui mezza dozzina sono presenti nella flora spontanea italiana.
La classificazione tassonomica della Digitalis grandiflora è in via di definizione in quanto fino a poco tempo fa il suo genere apparteneva alla famiglia delle Scophulariaceae (secondo la classificazione ormai classica di Cronquist), mentre ora con i nuovi sistemi di classificazione filogenetica (classificazione APG) è stata assegnata alla famiglia delle Plantaginaceae; anche i livelli superiori sono cambiati (vedi box tassonomico a destra).
Questa pianta appartiene alla tribù delle Digitalideae (Dumort.) Dumort. (1829)[1].

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Nell'elenco che segue sono indicati alcuni ibridi interspecifici :

  • Digitalis ×fulva Lindl (1821) – Ibrido fra : Digitalis grandiflora e Digitalis purpurea
  • Digitalis ×media Roth (1806) – Ibrido fra : Digitalis grandiflora e Digitalis lutea (è più simile alla Digitalis lutea, ma la corolla risulta più gonfia e colorata di giallastro con sfumature rosse. All'interno della corolla è presente qualche macchia purpurea. Questo ibrido è sempre sterile)
  • Digitalis ×media sensu (1937), non Roth – Ibrido fra : Digitalis grandiflora e Digitalis lutea subsp. lutea
  • Digitalis ×mertonensis Buxton & Darlington (1931) – Ibrido fra : Digitalis grandiflora e Digitalis purpurea (questo ibrido viene considerato fertile)

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La specie di questa scheda ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Digitalis ambigua Murray (1770)
  • Digitalis ambigua Murray var. acutibola Gren. & Godron (1853)
  • Digitalis ambigua Murray var. obtusibola Gren. & Godron (1853)
  • Digitalis flava Georgi (1802)
  • Digitalis grandiflora Chaix (1785), non Miller
  • Digitalis magniflora Miller (1768)
  • Digitalis media Roth (1806)
  • Digitalis milleri G. Don fil. (1838)
  • Digitalis ochroleuca Jacq. (1773)
  • Digitalis orientalis Miller (1768)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

La Digitalis purpurea L. (Digitale rossa) è molto simile alla pianta di questa scheda anche se non è possibile nessuna confusione in quanto la corolla è decisamente colorata di rosso-purpureo con chiazze interne bianche. Inoltre anche la diffusione in Italia è diversa : mentre la presenza della “Digitale rossa” in Sardegna è ben certificata, non altrettanto si può dire per alcune sporadiche presenze nella provincia di Bolzano e di Vercelli.
Più simile è forse la Digitalis lutea L. (Digitale gialla piccola), ma come dice il nome i fiori sono più piccoli e molto più pubescenti alle fauci (il resto della pianta invece è più glabro); anche le antere di colore giallo-aranciato sono più visibili.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il primo ad introdurre il nome del genere (Digitalis) fu il botanico e fisico germanico Leonhart Fuchs (17 gennaio 1501 – 10 maggio 1566); il termine significa “ditale” e indubbiamente il fiore ricorda questo utile oggetto. In seguito fu il botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (Aix-en-Provence, 5 giugno 1656 – Parigi, 28 dicembre 1708) ad elevare questo termine a valore di genere ed infine fu Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, a completare questo genere con una dozzina di specie.
È stato invece il botanico scozzese Philip Miller (Chelsea, 1691 – Chelsea, 1771) a definire il binomio scientifico della pianta di questa scheda nel 1768. Il nome specifico grandiflora (ma anche quello comune “Digitale gialla grande”) fa riferimento, ovviamente, alla bellezza dei suoi grandi fiori gialli[2].
In lingua tedesca questa pianta si chiama Großblütiger Fingerhut; in francese si chiama Digitale à grandes fleurs; in inglese si chiama Yellow Foxglove.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento
Località : Giardino Botanico Alpino "Giangio Lorenzoni", Pian Cansiglio, Tambre d'Alpago (BL), 1000 m s.l.m. - 11/09/2006

Si tratta di pianta mediamente alta (da 5 cm fino a 1 metro) la cui forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia è una pianta perennante con gemme situate alla base del terreno e con fusti a infiorescenza terminale.

Radici[modifica | modifica sorgente]

La radice è ramosa con la parte centrale ingrossata.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Il fusto è eretto, verde, molto foglioso e finemente pubescente. È inoltre semplice (non ramificato) e ingrossato alla base.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

La foglia
  • Foglie basali: le foglie basali sono semplici con una forma lineare-spatolata, acute all'apice e dentellate sui bordi. Dimensione delle foglie basali : larghezza 4 – 5 cm; lunghezza 15 – 25 cm.
  • Foglie cauline: le foglie cauline sono progressivamente ridotte, sessili e quasi amplessicauli e a disposizione alterna lungo il fusto.

Tutte le foglie sono pubescenti, soprattutto sulla pagina inferiore; mentre quella superiore è lievemente bollosa.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza
Località : "Giardino Botanico delle Alpi Orientali", Monte Faverghera (BL), 1500 m s.l.m. - 23/06/2007

L'infiorescenza è formata da un folto racemo terminale bratteale (alla base di ogni pedicello è presente una brattea). Facilmente i fiori hanno una disposizione unilaterale (specialmente quelli superiori) causata dalla torsione dei pedicelli. I singoli fiori sono inoltre penduli, questo per proteggere il polline e il nettare dalla pioggia. Lunghezza dei pedicelli : 6 – 9 mm (alla fruttificazione si allungano fino a 18 mm).

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Il fiore
Località : "Giardino Botanico delle Alpi Orientali", Monte Faverghera (BL), 1500 m s.l.m. - 13/08/2007

I fiori sono ermafroditi, leggermente attinomorfi quasi zigomorfi, tetraciclici (composti da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo), pentameri (calice e corolla divisi in cinque parti)

K (5), C (5), A 2+2, G (2) (supero)[3]
  • Calice: il calice (gamosepalo) è diviso profondamente in cinque lobi lesiniformi; le divisioni arrivano fin quasi alla base del calice stesso. Dei cinque lobi quello posteriore è più stretto degli altri. Sul calice sono presenti dei peli ghiandolari. Dimensione dei lobi calicini : larghezza 1,5 mm; lunghezza 8 mm.
  • Corolla: la corolla è simpetala a forma sub-campanulata con fauci oblique ed ha il colore giallo chiaro con lievi nervature brune nella parte interna; nella zona dell'ovario è lievemente contratta e prende una forma più tubolare (è la parte che contiene il nettare). La corolla termina in cinque lobi non molto incisi; quello superiore è ricurvo, dentellato e più corto; mentre quello inferiore è più lungo degli altri (per questo può essere considerata debolmente bilabiata). La corolla nel suo interno è cosparsa di macchie (simili a quelle del leopardo) che nella fase finale dell'antesi s'inscuriscono; sempre nella parte interna della corolla sono presenti delle setole pelose. Diametro della corolla: larghezza 10 – 15 mm; lunghezza 22 – 40 (45 max) mm.
  • Androceo: gli stami sono quattro (cinque in alcuni casi) didinami (due lunghi e due corti) e sono inclusi nella campana corollina.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti
Località : "Giardino Botanico delle Alpi Orientali", Monte Faverghera (BL), 1500 m s.l.m. - 13/08/2007

Il frutto è del tipo a capsula prolungata in un becco acuto e dall'aspetto peloso-glandoloso. All'interno sono disposte due logge a deiscenza “septicida” (ossia è un frutto che si apre per fenditure longitudinali) : vengono così dispersi al vento un gran numero di piccolissimi semi. La forma dei semi è angolosa. Nella fruttificazione inoltre il calice è persistente. I semi maturano in settembre.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

  • Habitat : l'habitat tipico sono le schiarite dei boschi, margini boschivi, siepi e arbusteti, ma anche zone incendiate e megaforbieti. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo, con pH neutro del suolo e alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • Diffusione altitudinale : sulle alture, questa pianta, si può trovare dal piano fino a 1500 m s.l.m. (massimo 1800 m s.l.m.); quindi frequenta i seguenti piani vegetazionali : collinare (non molto frequentemente), montano e subalpino.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale[4]:

Formazione : comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe : Epilobietea angustifolii

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

  • Sostanze presenti: contengono eterosidi cardiotonici primari e derivati come digitonina e alcaloidi tossici come digitalina, digitossina e altri.
  • Proprietà curative: queste piante sono considerate velenosissime (specialmente le foglie durante la fioritura) quindi sono da escludere i vari utilizzi casalinghi sia come piante da medicina che alimentari. Solamente tramite manipolazioni farmacologiche opportune si possono ottenere dei prodotti che sono validi come cardiotonici e diuretici (facilita il rilascio dell'urina). Sono inoltre impiegate per le proprietà attive sul meccanismo di regolazione del sistema nervoso vegetativo[2].

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

La “Digitale grande gialla” è una pianta molto decorativa è quindi ampiamente usata nei giardini di tipo roccioso (in luoghi accidentati) anche per la sua facilità ad essere coltivata. Sono valide anche come piante da fiore reciso per i fioristi.

Piante protette[modifica | modifica sorgente]

In molte regioni italiane queste piante sono regolamentate e protette dalla raccolta indiscriminata.

Questioni scientifiche[modifica | modifica sorgente]

I vari botanici si sono chiesti l'utilità delle macchie e delle setole pelose all'interno della corolla. Probabilmente le macchie hanno una funzione di guida alla ricerca del nettare da parte degli insetti pronubi; mentre la presenza delle setole pelose non trova tutti concordi in una univoca spiegazione (c'è chi dice che servano a tenere lontani certi insetti troppo piccoli, o chi al contrario che le setole servano come punto di appoggio)[2].

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ GRIN Taxonomy for Plants. URL consultato il 21-04-2009.
  2. ^ a b c Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 21-04-2009.
  4. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di campo, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2002.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 15.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 552, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 212.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]