Digitalis purpurea

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Digitale purpurea
Digitalis purpurea
Digitalis purpurea
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Ordine Tubiflorae
Famiglia Scrophulariaceae
Tribù Digitaleae
Genere Digitalis
Specie D. purpurea
Nomenclatura binomiale
Digitalis purpurea
L., 1753
Sottospecie
  • Digitalis purpurea subsp. purpurea
  • Digitalis purpurea subsp. heywoodii
  • Digitalis purpurea subsp. mariana

La digitale purpurea (Digitalis purpurea L.) è una pianta erbacea della famiglia delle Scrophulariaceae.

È la specie più nota del genere Digitalis.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

È una pianta erbacea biennale.

Le foglie sono arrangiate a spirale, semplici, lunghe 10–35 cm e larghe 5–12 cm, di colore grigio-verde, curve verso il basso, con un margine finemente dentellato; nel primo anno formano una rosetta serrata a livello del terreno.

Il fusto fiorito si sviluppa nel secondo anno, e raggiunge una altezza di 1–2 m.

I fiori sono disposti in grappoli terminali, e sono tubulari, pendenti, di color rosso porpora (ma esistono varietà in cui il fiore è rosa, giallo o bianco).

Il frutto è una capsula che giunto a maturità si apre liberando numerosi semi molto piccoli (0.1-0.2 mm)

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Cresce nei boschi e nei prati aridi dell'Europa centro-meridionale, spesso inselvatichita.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Ne esistono tre sottospecie:

  • Digitalis purpurea subsp. purpurea
  • Digitalis purpurea subsp. heywoodii
  • Digitalis purpurea subsp. mariana

Usi medici[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni qui riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. Questa voce ha solo scopo illustrativo e non sostituisce il parere di un medico: leggi le avvertenze.
Digitalis purpurea - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-053.jpg


L'uso di estratti della Digitalis purpurea per il trattamento dello scompenso cardiaco fu descritto per la prima volta da William Withering.

Le foglie di questa pianta contengono infatti alcuni glicosidi farmacologicamente attivi (digitossina e digossina) che hanno potenti effetti sul cuore: aumentano la forza di contrazione del muscolo cardiaco (effetto inotropo positivo) ed hanno proprietà antiaritmiche. Sono principalmente indicati nella terapia dell'insufficienza cardiaca; tuttavia le stesse sostanze, se assunte in dosi eccessive, possono causare seri problemi, quali aritmie e blocchi cardiaci, talora letali. È inserita nell'elenco delle piante officinali spontanee soggette alle disposizioni della legge 6 gennaio 1931 n. 99.

La digitale è un classico esempio di farmaco derivato da una pianta usata un tempo come rimedio dalla medicina popolare: in erboristica si è ormai abbandonato il suo uso a causa del suo basso indice terapeutico e della difficoltà nel determinare la dose attiva. Inizialmente, una volta accertata l'utilità della digitale nel regolarizzare il polso, la pianta venne impiegata per curare un gran numero di patologie, compresa l'epilessia e altri disturbi convulsivi. Ora per queste indicazioni l'uso della digitale è considerato inadeguato.

Come altri glicosidi cardiaci, i principi attivi della Digitalis esercitano la loro azione inibendo la attività della ATPasi sodio-potassio. L'inibizione della Na+/K+-ATPasi a sua volta causa un aumento non solo del Na+ intracellulare, ma anche del calcio, che a sua volta produce un aumento della forza di contrazione del muscolo cardiaco. In altre parole, al giusto dosaggio, la tossina della Digitalis può far aumentare fortemente il battito cardiaco.

Tuttavia, digitossina, digossina e molti altri glicosidi cardioattivi, come la ouabaina, sono conosciuti perché sono in grado di rendere ripide le curve di risposta al dosaggio, cioè un leggero aumento nel dosaggio di queste sostanze può fare la differenza tra una dose innocua e una fatale. Ha anche un effetto vagale sul sistema nervoso parasimpatico, e come tale è usata nell'aritmia cardiaca rientrante e per rallentare la velocità ventricolare durante la fibrillazione atriale.

L'intossicazione da digitale derivante da sovradosaggio può manifestarsi con una visione in itterico (giallo) e con la comparsa di contorni confusi (aloni), e bradicardia; i sintomi comprendono inoltre nausea e vomito. La possibile insorgenza di blocco atrio-ventricolare può condurre ad arresto cardiaco e morte.

In Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Pascoli

La Digitale purpurea è una celebre poesia di Giovanni Pascoli basata sul racconto della sorella Maria relativo alla presenza della pianta stessa presso l'istituto di suore di Sogliano al Rubicone, che la ospitava.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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