Senecio sylvaticus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Senecione delle selve
Starr 040813-0015 Senecio sylvaticus.jpg
Senecio sylvaticus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Senecioneae
Genere Senecio
Specie S. sylvaticus
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Senecioneae
Sottotribù Senecioninae
Nomenclatura binomiale
Senecio sylvaticus
L., 1753

Il Senecione delle selve (nome scientifico Senecio sylvaticus L., 1753) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico deriva da un vocabolo latino (senex) che significa “vecchio uomo” in riferimento al caratteristico pappo formato da esili e sottili peli biancastri tutti della stessa lunghezza. La prima volta questo nome apparve in uno scritto di Plinio.[1] Il nome specifico (sylvaticus = delle selve) fa riferimento al suo habitat abituale.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Senecio sylvaticus) è stato proposto da Carl von Linné nella pubblicazione Species Plantarum del 1753[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'altezza di questa pianta varia da 2 a 7 dm. La forma biologica è terofita scaposa (T scap), ossia sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme, sono inoltre munite di asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Queste piante possiedono al loro interno delle sostanze chimiche quali i lattoni sesquiterpenici e gli alcaloidi pirrolizidinici.[3]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è un fittone fibroso.[4]
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, ispida e ramoso-corimbosa.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie lungo il fusto sono disposte in modo alterno e sono picciolate. La lamina è a contorno spatolato. Il tipo di foglia è 1-2-pennato-partita con diverse paia di segmenti lanceolati o lobati. La parte indivisa della lamina (quella attorno alla nervatura centrale) è larga 3 – 4 mm. Le foglie non sono ghiandolose. Dimensione della lamina: larghezza 1 – 3 cm; lunghezza 3 – 7 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è formata da numerosi (12 – 24) capolini in formazione più o meno corimbosa. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo sorregge un involucro ghiandoloso, cilindrico o piriforme composto da squame disposte su due ranghi (13 interne e 2-3 esterne filiformi), che fanno da protezione al ricettacolo più o meno piano e nudo (senza pagliette)[5] sul quale s'inseriscono i fiori del disco tubulosi, e i fiori periferici (ligulati) da 1 a 8 (raramente anche assenti). Le squame esterne sono lunghe da 1/10 a ¼ rispetto a quelle interne lunghe 7 – 7,5 mm. Dimensione dei capolini: larghezza 3 – 6 mm; lunghezza 8 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

II fiori in genere sono zigomorfi (actinomorfi quelli tubulosi) e tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono femminili; mentre quelli del disco centrale (tubulosi) sono bisessuali.

* K 0, C (5), A (5), G 2 (infero)[6]
  • Corolla: la parte inferiore dei petali è saldata insieme e forma un tubo. In particolare quelli del disco centrale (tubulosi) hanno delle fauci dilatate a cinque lobi, mentre nei fiori periferici (ligulati) il tubo termina con un prolungamento nastriforme revoluto (o arrotolato) appena sporgente dall'involucro (1 – 2 mm) e terminante più o meno con cinque dentelli. Il colore dei fiori è giallo.
  • Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo.
  • Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma profondamente bifido. Le branche stilari sono sub-cilindriche, troncate e con un ciuffo di peli alla sommità.[5] Le ramificazione (dello stilo) consistono in linee stigmatiche marginali (i recettori del polline).[3] L'ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concrescenti e contenente un solo ovulo.
  • Fioritura: da giugno a settembre.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli acheni pelosi a forma più o meno cilindrica. Sono inoltre provvisti di un pappo biancastro formato da esili e sottili peli tutti della stessa lunghezza. Lunghezza degli acheni: 2,2 mm. Lunghezza del pappo: 6 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[7] – Distribuzione alpina[8])
  • Habitat: l'habitat tipico per questa specie sono le radure, i boschi cedui e gli incolti in generale; ma anche i tagli forestali e le strade forestali. Il substrato preferito è siliceo (ma anche calcareo/siliceo) con pH acido, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1200 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: subalpino (in parte), montano e collinare (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[8]

Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe: Epilobietea angustifolii
Ordine: Atropetalia bella-donae
Alleanza: Epilobion angustifolii

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza del Senecio sylvaticus (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[10] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[11]). Il genere Senecio Mill. contiene oltre 1000 specie distribuite in tutto il mondo.
Il numero cromosomico di S. sylvaticus è: 2n = 40.[2][4]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Senecio areolatus

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa voce può facilmente essere confusa con la specie Senecio vulgaris. La tabella seguente ne evidenzia le diversità.

Carattere Senecio sylvaticus Senecio vulgaris
ligule presenti ma poco osservabili assenti (qualche volta possono essere presenti)
presenza ghiandole nelle squame si no
colorazione delle squame esterne verdi o scure all'apice più o meno tutte scure

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la medicina popolare questa pianta viene usata contro lo scorbuto anche se tutte le sue parti sono tossiche (la tossina colpisce in particolare il fegato).[12]

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il Senecio delle selve in altre lingue viene chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Wald-Greiskraut
  • (FR) Séneçon des forêts
  • (EN) Heath Groundsel

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Motta 1960, Vol. 3 – pag 693
  2. ^ a b Tropicos Database. URL consultato il 22 settembre 2011.
  3. ^ a b Judd 2007, pag. 523
  4. ^ a b eFloras - Flora of North America. URL consultato il 22 settembre 2011.
  5. ^ a b Motta 1960, Vol. 3 – pag 694
  6. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 22 aprile 2009.
  7. ^ Conti et al. 2005, pag. 164
  8. ^ a b c Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 548
  9. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato il 22 settembre 2011.
  10. ^ Judd 2007, pag. 520
  11. ^ Strasburger 2007, pag. 858
  12. ^ Plants For A Future. URL consultato il 22 settembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009, pp.171-189.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 3, 1960, pag. 693.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 136, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 548.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 164, ISBN 88-7621-458-5.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]