Senecio vulgaris

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Senecione comune
Senecio vulgaris 002.JPG
Senecio vulgaris
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Senecioneae
Genere Senecio
Specie S. vulgaris
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Senecioneae
Sottotribù Senecioninae
Nomenclatura binomiale
Senecio vulgaris
L., 1753
Nomi comuni

Cardoncello
Solleciola
Verzellina
Erba calderina
Calderugia

Il Senecione comune (nome scientifico Senecio vulgaris L., 1753) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico deriva da un vocabolo latino (senex) che significa “vecchio uomo” in riferimento al caratteristico pappo formato da esili e sottili peli biancastri tutti della stessa lunghezza. La prima volta questo nome apparve in uno scritto di Plinio.[1] Il nome specifico (vulgaris = comune) fa riferimento alla sua diffusa distribuzione.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Senecio vulgaris) è stato proposto da Carl von Linné nella pubblicazione Species Plantarum del 1753[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

L'altezza di questa pianta varia da 1 a 4 dm. La forma biologica è terofita scaposa (T scap), ossia sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme, sono inoltre munite di asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Queste piante possiedono al loro interno delle sostanze chimiche quali i lattoni sesquiterpenici e gli alcaloidi pirrolizidinici.[3] Da giovani possono presentarsi irregolarmente o scarsamente tomentose.[4]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono radichette secondarie da fittone.[5]

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è un fittonante.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, ascendente e ramoso-corimbosa in alto. Può essere fragile. Di solito ogni pianta produce un solo stelo.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Rosetta basale
Le foglie

Le foglie si dividono in due tipi: basali e cauline. Quelle basali sono poco picciolate con lamina spatolata e sono del tipo lobato o pennatopartita. Dimensione: larghezza 2 cm; lunghezza 7 cm. Le foglie lungo il fusto (quelle cauline) sono disposte in modo alterno e sono semi-amplessicauli. La lamina è a contorno lanceolato-lineare. Il tipo di foglia è pennatopartita con segmenti ottusi oppure dentati. Lungo i nervi sono ragnatelose.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

I capolini
Villa Prima, Limana (BL), 350 m s.l.m. - 19/04/2008

L'infiorescenza è formata da numerosi piccoli capolini (da 8 a 20) in formazione più o meno corimbosa. I capolini a volte sono penduli prima della fioritura. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo sorregge un involucro cilindrico-piriforme composto da squame disposte su due ranghi (quelle esterne triangolari da 8 a 12 con apice nero o completamente nere; circa 21 quelle interne allungate che dopo la fioritura sono ribattute o pendenti), che fanno da protezione al ricettacolo più o meno piano e nudo (senza pagliette)[6] sul quale s'inseriscono i fiori del disco tubulosi (quelli periferici (ligulati) sono assenti). Dimensioni dell'involucro: larghezza 3 – 6 mm; lunghezza 6 – 7 mm. Dimensione del capolino: 5 – 8 mm. Dimensione delle squame interne: 4 – 6 mm (quelle esterne son circa ¼ di quelle interne).

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

II fiori in genere sono actinomorfi e tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi.

* K 0, C (5), A (5), G 2 (infero)[7]
  • Corolla: la parte inferiore dei petali è saldata insieme e forma un tubo con delle fauci dilatate a cinque lobi e appena sporgenti dall'involucro. Il colore dei fiori è giallo. Lunghezza dei fiori: 7 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo.
  • Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma profondamente bifido. Le branche stilari sono sub-cilindriche, troncate e con un ciuffo di peli alla sommità.[6] Le ramificazione (dello stilo) consistono in linee stigmatiche marginali (i recettori del polline).[3] L'ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concrescenti e contenente un solo ovulo.
  • Fioritura: tutto l'anno.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il pappo

I frutti sono degli acheni caduchi, pelosi a forma più o meno cilindrica. Sono inoltre provvisti di un pappo biancastro formato da esili e sottili peli (o setole) tutti della stessa lunghezza. Lunghezza degli acheni: 1 – 2 mm. Lunghezza del pappo: 5 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra). Il ciclo di questa pianta è comunque breve (2 o 3 mesi) per cui nell'anno sono presenti diverse generazioni.[8] Questa pianta ha un buon successo di germinazione: 100% appena il seme cade a terra, e 87% dopo 3 anni di quiescenza.[9]
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria). Da test di laboratorio si è constatato che i semi possono disperdersi fino a 2 – 3 metri dalla pianta madre[10]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[11] – Distribuzione alpina[12])
  • Habitat: l'habitat tipico di questa specie sono gli incolti presso le abitazioni e le colture come orti, vigneti, oliveti, mais e patate (è considerata specie infestante); ma anche ambienti ruderali, strade dimesse, scarpate, vicinanze dei corsi d'acqua, schiarite e strade forestali, parchi e viali. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1800 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: montano e collinare oltre a quello planiziale (a livello del mare) e in parte anche quello subalpino.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico questa sottospecie appartiene alla seguente comunità vegetale:[12]

Formazione: delle comunità terofitiche pioniere nitrofile
Classe: Stellarietea mediae

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza del Senecio vulgaris (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[14] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[15]). Il genere Senecio Mill. contiene oltre 1000 specie distribuite in tutto il mondo.
Il numero cromosomico di S. vulgaris è: 2n = 40.[2][4]

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Questa è una specie variabile soprattutto nei seguenti caratteri:[8]

  • ciclo biologico: nelle zone fredde tende ad essere bienne;
  • altezza: si possono trovare individui di pochi centimetri tanto da essere confusi con la specie Senecio pygmaeus DC. (ma solo in Sicilia);
  • ramificazione: più o meno densa;
  • foglie: nelle stazioni aride le foglie tendono ad essere più carnose e glabre;
  • fiori ligulati: normalmente sono assenti, ma in alcuni casi sono presenti;
  • indumento: in Sardegna sono stati trovati individui molto pelosi (var. tyrrhenus Fiori - non riconosciuta nelle checklist più recenti)
  • squame esterne: possono essere ridotte come nelle specie siciliane (var. siculus Guss. - non riconosciuta nelle checklist più recenti)


Per questa specie è riconosciuta la seguente varietà presente nel nord dell'Europa (e forse in Sicilia):

  • Senecio vulgaris L. subsp. denticulatus (O.F.Müll.) P.D.Sell (1967)[16][17]

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'elenco seguente sono indicati alcuni ibridi interspecifici:

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Senecio denticulatus O.F. Müller (1780)
  • Senecio dunensis Dumort.
  • Senecio motelayi (Rouy) A.W. Hill (1926)
  • Senecio radiatus W.D.J.Koch
  • Senecio semperflorens Stokes (1812)

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa voce può facilmente essere confusa con la specie Senecio sylvaticus. La tabella seguente ne evidenzia le diversità.

Carattere Senecio sylvaticus Senecio vulgaris
ligule presenti ma poco osservabili assenti (qualche volta possono essere presenti)
presenza ghiandole nelle squame si no
colorazione delle squame esterne verdi o scure all'apice più o meno tutte scure

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Tutte le parti di questa pianta sono tossiche (la tossina colpisce in particolare il fegato). Alcuni mammiferi come i conigli non sembrano esserene danneggiati, mentre alcuni uccelli mangiano le foglie e i semi.[19]

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

  • antielmintica (elimina svariati tipi di vermi o elminti parassiti);
  • antiscorbutica (combatte lo scorbuto con la presenza di vitamine);
  • emmenagoga (regola il flusso mestruale);
  • vasocostrittrice (restringe i vasi sanguigni aumentandone la pressione);
  • cardiotonica (regola la frequenza cardiaca);
  • diaforetica (agevola la traspirazione cutanea).
  • Parti usate: la pianta intera sotto forma di infusi, tinture e sciroppi.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

In alcune zone si usano le giovani foglie come insalata, anche se questo è sconsigliabile vista la tossicità della pianta.[19]

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il Senecio comune in altre lingue viene chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Gewöhnliches Greiskraut
  • (FR) Séneçon vulgaire
  • (EN) Groundsel

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Motta 1960, Vol. 3 – pag 693
  2. ^ a b Tropicos Database. URL consultato il 23 settembre 2011.
  3. ^ a b Judd 2007, pag. 523
  4. ^ a b eFloras - Flora of North America. URL consultato il 24 settembre 2011.
  5. ^ a b c Roberto Chej 1982
  6. ^ a b Motta 1960, Vol. 3 – pag 694
  7. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 22 aprile 2009.
  8. ^ a b Pignatti 19820, Vol. 3 – pag 135
  9. ^ Royal Botanic Gardens, Kew, Search Results Senecio vulgaris in Seed Information Database, Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 1º febbraio 2008.
  10. ^ Henry Doubleday Research Association, Groundsel in Organic Weed Management, Garden Organic, ottobre 2007. URL consultato il 5 febbraio 2008.
  11. ^ Conti et al. 2005, pag. 164
  12. ^ a b Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 550
  13. ^ Germplasm Resources Information Network. URL consultato il 24 settembre 2011.
  14. ^ Judd 2007, pag. 520
  15. ^ Strasburger 2007, pag. 858
  16. ^ Flora Europaea (Royal Botanic Garden Edinburgh). URL consultato il 24 settembre 2011.
  17. ^ EURO MED - PlantBase. URL consultato il 24 settembre 2011.
  18. ^ a b c Index synonymique de la flore de France. URL consultato il 25 settembre 2011.
  19. ^ a b Plants For A Future. URL consultato il 24 settembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009, pp.171-189.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 3, 1960, pag. 693.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 135, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 550.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 164, ISBN 88-7621-458-5.
  • Roberto Chej, Piante medicinali, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982.
  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]