Glechoma

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Ellera terrestre
Glechoma hederacea 2 Radnor Lake.jpg
Glechoma hederacea (Ellera terrestre comune)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Genere Glechoma
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Specie
(Vedi : Specie di Glechoma )

Glechoma L. 1753 è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Lamiaceae, dall’aspetto di piccole erbacee stolonifere perenni dal tipico fiore labiato.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Glechoma si compone di una dozzina di specie native in gran parte nell'Eurasia, due o tre delle quali vivono spontaneamente in Italia. La famiglia delle Lamiaceae è relativamente numerosa e comprende circa 200 generi con 3.000 specie, diffuse soprattutto nelle regioni temperate e calde di tutto il mondo. Nelle classificazioni più vecchie questa famiglia viene chiamata Labiatae.
In alcune trattazioni botaniche del passato le piante de genere Glechoma sono inserite all'interno del genere Nepeta L., chiamato comunemente “Gattaia”. In effetti le differenze tra le specie dei due generi (Glechoma e Nepeta) sono minime : il lobo mediano del labbro inferiore della corolla delle “Nepeta” è concavo, e inoltre le foglie poste all'ascella dei fiori sono trasformate in brattee.

Qui di seguito è riassunta la classificazione scientifica di questo genere:

Famiglia : Lamiaceae, definita dal botanico inglese John Lindley (8 febbraio 1799 – 1º novembre 1865) nella sua opera ”A Natural System of Botany” del 1836.
Sottofamiglia : Nepetoideae, definita dal botanico Kostel nel 1834.
Tribù : Mentheae definita dal botanico, naturalista e politico belga Barthélemy Charles Joseph Dumortier (Tournai, 3 aprile 1797 – 9 giugno 1878) nel 1827.
Genere : Glechoma, definita da Carl von Linné nel 1753.

Variabilità e Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Le piante di Glechoma sono polimorfe per alcune caratteristiche:

  • pubescenza: che può essere nulla o molto accentuata;
  • calice: che può variare nella lunghezza, ma soprattutto nella dimensione dei denti.

In effetti questa polimorfismo causa delle diversità di classificazione in alcune specie di questo genere. Ad esempio le due sottospecie di Glechoma hederacea presenti nella flora spontanea italiana (subsp. hederacea e subsp. hirsuta) non sempre dai vari Autori sono presentate come appartenenti alla medesima specie. Pignatti[1] le considera due specie distinte, chiamando la seconda Glechoma hirsuta W. Et K. (Ellera terrestre pelosa); mentre in trattati più recenti vengono considerate entrambe delle sottospecie[2].
Le due sottospecie sopracitate generano inoltre facilmente degli ibridi come il Glechoma hederacea x hirsuta (sinonimi = G. hederacea L. subsp. pannonica (Borbás) Soó; = G. heterophylla Opiz ex Rchb.).

Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica wikitesto]

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della nostra flora) l’elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche[1].

Calici a confronto
  • Gruppo 1A : i denti del calice sono 2 - 3 volte più lunghi che larghi;
  • Gruppo 2A : la base dei denti del calice è di 0,8 – 1,5 mm;
  • Gruppo 2B : la base dei denti del calice è di 1,8 – 2 mm;
  • Gruppo 1B : i denti del calice sono 4 - 8 volte più lunghi che larghi;
  • Glechoma hederacea L. subsp. hirsuta (Waldst. & Kit.) Gams in Hegi (sinonimo = G. hirsuta W. et K). - Ellera terrestre pelosa: l'altezza va da 1 a 5 dm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è emicriptofita reptante (H rept); il tipo corologico è Sud Est Europeo; si trova nei boschi o nelle siepi ad una altitudine massima di 1000 m s.l.m.. In Italia è rara e si trova in prevalenza al centro e sud. (Questa sottospecie in diverse classificazioni viene elevata al rango di specie).

Generi simili[modifica | modifica wikitesto]

  • Nepeta L. - Gattaia : fino a metà del 1900 il genere Glechoma era compreso in questo genere; si differenzia per alcune parti della corolla.
  • Stachys L. - Betonica, Stregona : sono piante annue; l'infiorescenza è disposta ad anello attorno al fusto; internamente alla corolla è presente un anello di peli.
  • Prunella L. - Prunella : l'infiorescenza è apicale e più compatta, è inoltre protetta da brattee; i filamenti si prolungano oltre le antere.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Glechoma.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Glechoma) può essere tradotto dal greco con “puleggio” col quale normalmente si indica una varietà di menta. Questo nome è stato definito nella pubblicazione Species Plantarum del 1753 pubblicata da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento (Glechoma hederacea)

L'altezza delle piante varia da 10 a 50 cm (massimo 100 cm, soprattutto per la subsp. hirsuta). La forma biologica di tutte le specie (almeno per quelle europee) è emicriptofita reptante (H rept), ossia sono piante erbacee e perenni, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve. Mostrano inoltre un accrescimento aderente al suolo con carattere strisciante. La pianta è poco odorosa.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Radici del tipo stolonifero e secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

I fusti sono a sezione quadrangolare a causa della presenza di fasci di collenchima posti agli angoli; sono inoltre più o meno pubescenti; sono striscianti e radicanti ai nodi dai quali possono spuntare o dei rametti eretti e fertili con dei fiori, oppure altri con portamento strisciante dai quali l'anno seguente possono generarsi altri rami fertili (con fiori) : in definitiva delle nuove piante.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

La foglie (Glechoma hederacea)

La disposizione delle foglie lungo il fusto è opposta e sono picciolate e senza stipole. Il bordo è crenato e la lamina è reniforme o cordata o cuoriforme. Le foglie superiori sono progressivamente sessili. Il colore delle foglie è verde e tutta la pagina superiore è cosparsa di piccole venature che le danno una fisionomia rugosa; sono inoltre pubescenti.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza (Glechoma hederacea)

L'infiorescenza è formata da verticillastri ascellari di 2 – 3 o più fiori. I fiori sono disposti più o meno unilateralmente (non ad anello attorno al fusto). Insieme ai fiori sono presenti delle foglie normali e non delle brattee – possono invece essere presenti delle bratteole (queste ultime sono molto più piccole delle brattee e generalmente sono uniche alla base di ogni fiore[1]). Il peduncolo è circondato da un anello di peli bianchi patenti.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

Calice e corolla (Glechoma hederacea)

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, tetraciclici (con i quattro verticilli fondamentali delle Angiosperme: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri. Il colore è in genere è blu-violetto con riflessi porporini.

K (5), C (5), A 4, G (2)[3]
  • Calice: il calice è tubuloso (gamosepalo - i sepali sono concresciuti) a campana e abbastanza diritto (leggermente curvo verso la gola) con diverse nervature (una quindicina) e termina con cinque denti acuti e più o meno uguali. È ricoperto da corti peli.
  • Corolla: la corolla tubolare (gamopetala) è dilatata a vertice, ed è bilabiata  : il labbro superiore è formato da due lobi lievemente ripiegati all'insù; il labbro inferiore è formato da tre lobi (quello centrale è più grande di tutti ed è piano). Il labbro inferiore generalmente è macchiato. Il tubo corollino è privo dell'anello di peli (dei peli sono presenti solo alla base del labbro inferiore).
  • Androceo: gli stami sono quattro (un quinto stame è atrofizzato) e tutti fertili e con filamenti paralleli (non convergenti) e glabri. Gli stami sono didinami: i due posteriori sono più lunghi di quelli anteriori; le antere sporgono appena dalla corolla. In particolare le antere hanno l'unicità d'essere riunite e incrociate a due a due.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è un tetrachenio (composto da quattro nucule) racchiuso nel calice persistente. I semi sono sprovvisti di endosperma.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Queste piante in genere preferiscono le zone boschive (specialmente i margini dei boschi) fresche, lievemente umide e ombreggiate dal piano fino a quote medie (1000 - 1500 m s.l.m.). Per le specie alpine (Glechoma hederacea subsp. hederacea e subsp. hirsuta) il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro del terreno che deve avere valori nutrizionali medi e deve essere mediamente umido.

La diffusione di queste piante in Italia è abbastanza buona a parte la specie Glechoma sardoa che si trova solo in Sardegna. Fuori dall'Italia la diffusione è soprattutto nell'Eurasia.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

L'utilizzo di queste piante non è molto marcato. Nel giardinaggio si sfrutta la caratteristica tappezzante (e in parte anche invasiva) di queste specie per riempire delle zone di giardino in mezza ombra (o moderatamente soleggiate) con terreni umidi ma ben drenati; mentre in cucina sono usate raramente come non frequentemente sono usate nella medicina (a parte la specie Glechoma hederacea che possiede qualche proprietà farmaceutica interessate).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  2. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 30 aprile 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 78.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 472, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 132.

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