Glechoma hederacea

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Edera terrestre
Glechoma hederacea ENBLA01.jpg
Glechoma hederacea
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Genere Glechoma
Specie G. hederacea
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Nomenclatura binomiale
Glechoma hederacea
Carl von Linné, 1753
Nomi comuni

Edera terrestre

L'Edera terrestre (nome scientifico Glechoma hederacea L., 1753) è una piccola pianta erbacea perenne dai delicati fiori labiati appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Glechoma si compone di una dozzina di specie native in gran parte nell'Eurasia, due o tre delle quali vivono spontaneamente in Italia. La famiglia delle Lamiaceae è relativamente numerosa e comprende circa 200 generi con 3.000 specie, diffuse soprattutto nelle regioni temperate e calde di tutto il mondo. Nelle classificazioni più vecchie questa famiglia viene chiamata Labiatae.
Nelle vecchie trattazioni botaniche la pianta di questa scheda è inserira all'interno del genere Nepeta L., chiamato comunemente Gattaia. In effetti le differenze tra le specie dei due generi (Glechoma e Nepeta) sono minime: il lobo mediano del labbro inferiore della corolla delle “Nepeta” è concavo, e inoltre le foglie poste all'ascella dei fiori sono trasformate in brattee.
Le piante di questa scheda fanno parte della sottofamiglia delle Nepetoideae e alla tribù delle Mentheae.

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Questa pianta è polimorfa nella pubescenza (si possono avere individui quasi glabri oppure quasi tomentosi) e nel calice (soprattutto nella dimensione dei denti calicini).
Le due sottospecie presenti nella flora spontanea italiana (subsp. hederacea e subsp. hirsuta) non sempre dai vari Autori sono presentate come appartenenti alla medesima specie. Pignatti[1], ad esempio, le considera due specie distinte, chiamando la seconda Glechoma hirsuta W. Et K. (Ellera terrestre pelosa).
Nel caso di pubescenza accentuata la subsp. hederacea può facilmente essere confusa con la subsp. hirsuta. In realtà una caratteristica abbastanza significativa di disambiguazione sono i denti del calice (molto allungati nella seconda sottospecie).
Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Glechoma hederacea L. fo. alboflorens S.S. Ying (1991)
  • Glechoma hederacea L. subsp. glabriuscula (Neilr.) Gams
  • Glechoma hederacea L. subsp. grandis H. Hara
  • Glechoma hederacea L. subsp. hederacea : i denti del calice sono 2 - 3 volte più lunghi che larghi (i denti alla base sono larghi 0,8 – 1,5 mm e sono lunghi da 0,8 a 2 mm)
  • Glechoma hederacea L. subsp hirsuta (Waldst. & Kit.) Gams in Hegi (1927) (sinonimo = G. hirsuta Waldst. & Kit.) – Ellera terrestre pelosa, Edera terrestre irsuta: i denti del calice sono 4 - 8 volte più lunghi che larghi (i denti alla base sono larghi 0,3 – 0,5 mm e sono lunghi da 2 a 3,5  mm); la corolla è lunga 14 – 18 mm. In genere la pianta è più grande della specie di riferimento (fino a 5 dm di altezza), ma soprattutto si presenta con una pelosità più densa.
  • Glechoma hederacea L. subsp. pannonica (Borbás) Soó (sinonimo = G. hederacea x G. hirsuta
  • Glechoma hederacea L. subsp. sardoa (Bég.) Soó
  • Glechoma hederacea L. subsp. serbica (Halácsy & Wettst.) Soó (sinonimo = G. serbica Halácsy & Wettst.)
  • Glechoma hederacea L. var. grandis (A. Gray) Kudô (1929)
  • Glechoma hederacea L. var. hederacea
  • Glechoma hederacea L. var. longituba Nakai (1921)
  • Glechoma hederacea L. var. micrantha Moric.
  • Glechoma hederacea L. var. parviflora (Benth.) House
  • Glechoma hederacea L. var. sardoa Béguinot in Fiori (1903) (sinonimo = G. sardoa)

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Questa pianta può ibridarsi con la specie Glechoma sardoa Bèg. (Ellera terrestre di Sardegna), ma solamente in Corsica dove le due specie coesistono; più facile è l'ibridazione tra le due sottospecie hederacea e hirsuta in quanto spesso crescono in zone comuni.
Con la specie Glechoma hirsuta la pianta di questa scheda forma il seguente ibrido interspecifico:

  • Glechoma hederacea x hirsuta (sinonimi = G. hederacea L. subsp. pannonica (Borbás) Soó; = G. heterophylla Opiz ex Rchb.)

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa scheda ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Glechoma borealis Salisb. (1796)
  • Glechoma bulgarica Borbás (1893)
  • Glechoma hederaceum (sinonimo = G. hederacea subsp hederacea)
  • Glechoma hederaceum subsp. glabriusculum (sinonimo = G. hederacea subsp hederacea)
  • Glechoma hederaceum subsp. hirsutum
  • Glechoma heterophylla Opiz (1824)
  • Glechoma hindenburgiana Graebn.
  • Glechoma hirsuta Waldst. & Kit. (1803) ) (basionimo per G. hederacea subsp hirsuta)
  • Glechoma lamiifolia Schur (1853)
  • Glechoma longicaulis Dulac (1867)
  • Glechoma magna Mérat (1812)
  • Glechoma rotundifolia Rafin. (1813)
  • Nepeta glechoma Benth. (1834)
  • Nepeta glechoma Benth. subsp. hirsuta (Waldst. & Kit.) Arcangeli (1882) (sinonimo = G. hederacea subsp hirsuta)
  • Nepeta hederacea (L.) Trevir. (1842)

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

  • Glechoma sardoa Bég. - Ellera terrestre di Sardegna: si distingue per i denti del calice (alla base sono larghi fino a 2 mm) e per la scarsa pelosità in generale della pianta.

Per i testi che considerano la subsp. hirsuta una specie indipendente, Glechoma hirsuta W. Et K (Ellera terrestre pelosa) è ovviamente un'altra specie che può essere facilmente confusa con quella di questa scheda (per le differenze vedi il paragrafo “Variabilità”).

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Glechoma) può essere tradotto dal greco con “puleggio” col quale normalmente si indica una varietà di menta, mentre il nome specifico (hederacea) potrebbe derivare da “aderire” (in questo caso si fa riferimento al caratteristico portamento dell'edera).
Il binomio scientifico della pianta di questa scheda è stato definito nella pubblicazione Species Plantarum del 1753 pubblicata da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Gewöhnliche Gundelrebe oppure Gundermann; in francese si chiama Glécome faux lierre oppure Lierre terrestre; in inglese si chiama Ground-ivy.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento
Località: Valle di Canzoi, Cesiomaggiore(BL), 696 - 11/04/2007

L'altezza della pianta varia da 10 a 30 cm (massimo 100 cm, soprattutto per la subsp. hirsuta). La forma biologica è emicriptofita reptante (H rept), ossia sono piante erbacee e perenni, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve. Mostrano inoltre un accrescimento aderente al suolo con carattere strisciante. La pianta è poco odorosa.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Radici del tipo stolonifero e secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

I fusti sono a sezione quadrangolare più o meno pubescenti; sono striscianti e radicanti ai nodi dai quali possono spuntare o dei rametti eretti e fertili con dei fiori, oppure altri con portamento strisciante dai quali l'anno seguente possono generarsi altri rami fertili (con fiori): in definitiva delle nuove piante.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

La foglia
Località: Pasa, Sedico (BL), 356 m s.l.m. - 03/04/2009

La disposizione delle foglie lungo il fusto è opposta e sono picciolate e senza stipole. Il bordo è crenato e la lamina è reniforme o cordata o cuoriforme. Le foglie superiori sono progressivamente sessili. Il colore è verde e tutta la pagina superiore è cosparsa di piccole venature che le danno una fisionomia rugosa ed è pubescenti. La consistenza delle foglie è molle. Lunghezza del picciolo: 1,5 cm. Dimensione della lamina: larghezza 20 – 35 mm; lunghezza 18 – 30 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza
Località: Villiago, Sedico (BL), 387 m s.l.m. - 13/04/2009

L'infiorescenza è formata da verticillastri ascellari di 2 – 3 fiori. I fiori sono disposti più o meno unilateralmente. Insieme ai fiori sono presenti delle foglie normali e non delle brattee – possono invece essere presenti delle bratteole (quest'ultime sono molto più piccole delle brattee e generalmente sono uniche alla base di ogni fiore[1]). Il peduncolo è circondato da un anello di peli bianchi patenti. Lunghezza del peduncolo: 1 – 2 mm. Dimensione delle bratteole: 1 – 1,5 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

Il fiore
Località: Pasa, Sedico (BL), 356 m s.l.m. - 03/04/2009

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, tetraciclici (con i quattro verticili fondamentali delle Angiosperme: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri. Il colore è blu-violetto con riflessi porporini. Lunghezza dei fiori subsp. hederacea: 12 – 22 cm. Lunghezza dei fiori subsp. hirsuta: 20 – 30 cm.

K (5), C (5), A 4, G (2)[2]
Il calice
Località: Villa Prima, Limana (BL), 350 m s.l.m. - 01/05/2008
  • Calice: il calice è tubuloso (gamosepalo - i sepali sono concresciuti) e abbastanza diritto con diverse nervature (una quindicina) e termina con cinque denti acuti e più o meno uguali. È ricoperto da corti peli. Lunghezza totale del calice: 5,5 – 6,5 mm. Lunghezza del tubo: 4 – 5 mm. Lunghezza dei denti: 1,5 – 2 mm.
  • Corolla: la corolla è bilabiata (gamopetala): il labbro superiore è formato da due lobi lievemente ripiegati all'insù; il labbro inferiore è formato da tre lobi (quello centrale è più grande di tutti ed è piano). Il labbro inferiore è inoltre cosparso di macchie più scure, mentre l'interno delle fauci è più chiaro sempre macchiato. Il tubo corollino è privo dell'anello di peli (dei peli sono presenti solo alla base del labbro inferiore). Sui lati del tubo corollino, internamente alle fauci, le macchie si trasformano in righe che terminano alla base-interno della corolla. Lunghezza del tubo della corolla: 8 mm. Lunghezza delle labbra: 2 – 3 mm.
  • Androceo: gli stami sono quattro (un quinto stame è atrofizzato) e tutti fertili e con filamenti paralleli (non convergenti). Gli stami sono didinami: i due posteriori sono più lunghi di quelli anteriori; le antere sporgono appena dalla corolla. In particolare le antere hanno l'unicità d'essere riunite e incrociate a due a due.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è un tetrachenio (composto da quattro nucule) racchiuso nel calice persistente. I semi sono sprovvisti di endosperma.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

  • Diffusione altitudinale: sui rilievi questa pianta si trova fino a 1400 m s.l.m.; frequenta quindi i piani vegetazionali collinare e montano (la sottospecie hirsuta raggiunge quote lievemente più basse: 1000 m s.l.m.).

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico le due sottospecie appartengono alle seguenti comunità vegetali[3]:

Comunità subsp. hederacea subsp. hirsuta
Formazione Comunità perenni nitrofile Comunità forestali
Classe Artemisietea vulgaris Carpino-Fagetea
Ordine Gallio-Alliarietalia Fraxinetalia

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Viene coltivata soprattutto a scopo ornamentale, ma le sono talvolta attribuiti anche valori culinari o terapeutici.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sostanze presenti: i principi attivi sono dati da un olio essenziale, da una sostanza amara e resinosa (marrubina) oltre che da tannino, saponine varie e colina[4].
  • Proprietà curative: sotto forma di infuso o decotto è usato come espettorante (favorisce l'espulsione delle secrezioni bronchiali), stimolante rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare), frenante la secrezione lattea (galattofughe) e antinevralgiche.
  • Parti usate: le foglie e le sommità fiorite raccolte durante i periodi soleggiati e poi lasciate seccare.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

In alcune zone le giovani foglie vengono messe nell'insalata per aromatizzarla. Con le foglie si può fare anche degli infusi tipo . È inoltre una delle erbe del “The svizzero”. Nel passato in Inghilterra veniva usata nella fermentazione della birra.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  2. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 30 aprile 2009.
  3. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.
  4. ^ Roberto Chej, Piante medicinali, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Roberto Chej, Piante medicinali, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 78.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 472, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 132.

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