Wonder Woman

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Wonder Woman
Wonder Woman (Adam Hughes).jpg
Wonder Woman, disegnata da Adam Hughes
Universo Universo DC
Lingua orig. Inglese
Alter ego Diana Prince
Autori
Editore DC Comics
1ª app. dicembre 1941
1ª app. in All Star Comics n. 8
Interpretata da
Voci orig.
Voci italiane
Sesso Femmina
Poteri
  • Capacità di parlare con gli animali
  • Invulnerabilità
  • Fattore rigenerante
  • Immunità al controllo mentale, alle malattie, alle droghe e ai veleni
  • Capacità di volare
  • Invecchiamento rallentato
Affiliazione

Wonder Woman, il cui nome umano è Diana Prince, è un personaggio immaginario dei fumetti creato dallo psicologo William Moulton Marston e dal disegnatore Harry G. Peters nel 1941,[1] prima eroina femminile della DC Comics[2] è considerato una delle tre icone fondanti l'universo della DC Comics, insieme a Batman e Superman.[senza fonte]

Il sito web IGN ha inserito Wonder Woman alla quinta posizione nella classifica dei cento migliori supereroi dei fumetti, la Top 100 Comic Book Heroes[3]. Ha avuto una trasposizione televisiva negli anni settanta in cui era interpretata da Lynda Carter, Miss Universo 1974.[1]

Genesi del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni quaranta la casa editrice National (poi DC Comics), incaricò lo psicologo William Moulton Marston di analizzare la propria produzione di fumetti al fine di proporre dei suggerimenti per il suo miglioramento. Marston fece notare che nelle storie prodotte mancavano protagonisti femminili e, insieme al disegnatore Harry G. Peters, crearono il personaggio di Wonder Woman nel dicembre 1941.[1] Teorico del femminismo, Marston asserì che creò il personaggio per dare un simbolo alle donne, un modello che fosse in grado di portare avanti con forza le loro idee e il loro mondo:

« Il miglior rimedio per rivalorizzare le qualità delle donne è creare un personaggio femminile con tutta la forza di Superman e in più il fascino di una donna brava e bella. »
(William Moultom Marston)

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio esordisce sul n° 8 della testata antologica All Star Comics nel gennaio 1942 per poi diventare uno dei personaggi più famosi dei fumetti di genere supereroistico diventando ben presto protagonista di quattro testate: Wonder Woman, che esordì nel 1942, All Star Comics, Sensation Comics, dove venivano pubblicate principalmente le avventure della Justice Society of America, nei cui ranghi era entrata nel corso del n° 12 di All Star Comics e Comics Cavalcade, pubblicazione trimestrale antologica.

La prima serie dedicata al personaggio esordì nel 1942 e si conclude nel 1987 con il n° 329 per ripartire con una nuova serie omonima nell'ambito dell'evento Crisi sulle Terre infinite (Crisis on Infinite Earths)[2] nel febbraio 1987 e proseguita per 226 numeri mensili fino ad agosto 2006[4] quando venne sostituita dalla terza serie omonima pubblicata fino a ottobre 2011 chiudendo con il n°614 dopo aver pubblicato 59 numeri (col n° 45 della terza serie venne modificata la numerazione considerando anche i 555 numeri pubblicati delle precedenti serie che, sommati ai 45 della terza, fecero proseguire la numerazione dal n° 600)[5]. Il mese successivo esordì la quarta serie della testata legata all'iniziativa editoriale The New 52, reboot narrativo e di rilancio delle serie a fumetti della DC Comics che nel 2011 ha azzerrato tutte le testate facendo partire 52 nuove serie regolari; nel luglio 2016 la serie si è conclusa dopo 55 numeri.[6]

Il personaggio supera la crisi che negli anni cinquanta colpisce l'industria dei comics a causa della ben nota crociata del dott. Wertham (Seduction of the Innocent del 1954), che accusa i fumetti di minare l'integrità morale dei giovani lettori. In particolare Wonder Woman, con i suoi vestiti e i suoi modi disinibiti, era ritenuta un pessimo esempio per le fanciulle del paese e le situazioni sull'Isola Paradiso al limite dell'omosessualità. La creazione di severe regole da parte della Comics Code Authority, unite al fatto che già dal 1947 Marston era morto lasciando le redini della serie ad altri scrittori più tradizionali, causò una involuzione qualitativa e l'abbandono del femminismo convinto. È di questi decenni la creazione di Wonder Girl e di altre situazioni assurde o romantiche che si allontanarono dallo spirito originario del personaggio.

A partire dal 1968, gli autori Mike Sekowsky, Dennis O'Neil e Dick Giordano rivitalizzarono la serie, cambiando radicalmente lo status del personaggio, che alla fine degli anni sessanta risultava totalmente anacronistico. Wonder Woman perde tutti i suoi poteri, abbandona il costume tradizionale e assume l'identità di Diana Prince. Grazie all'aiuto di un nuovo personaggio, I Ching, si addestra nelle arti marziali e affronta tutta una serie di avventure che, pur in uno stile totalmente diverso, ritrovano l'antico spirito del personaggio. L'esperimento ha successo (e la serie di Wonder Woman sfugge ancora una volta alla chiusura), ma dura solo fino al 1973, quando i poteri e il costume vengono ripristinati e le storie riprendono quelle della Golden Age, riscritte e ridisegnate.

Cambiamenti, però, arriveranno nuovamente: con il n. 329 di Wonder Woman del 1986, il matrimonio con Steve Trevor chiudeva l'era di Diana Prince per aprire quella della principessa Diana.

Dopo Crisi sulle Terre infinite, infatti, la serie ricominciò dal numero 1 la pubblicazione delle avventure di Wonder Woman, che venne affidata a George Pérez, il quale prese al volo l'occasione per rivoluzionare non poco il personaggio, legandolo sempre più alla sua tradizione greca. Questo arco di storie (una sessantina o poco più) sono probabilmente le migliori mai realizzate sul personaggio, grazie alle quali Perez dimostrò tutta la sua bravura non solo come disegnatore, ma anche come narratore.

Nel luglio 2010, in occasione dell'uscita del seicentesimo numero della sua serie, DC Comics ha rinnovato il costume dell'eroina, a opera di Jim Lee, con un paio di pantaloni neri attillati, un corsetto rosso e una giacca blu[7].

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le storie originali del periodo Golden Age dell'Amazzone (1941-1951) sono state raccolte dalla DC Comics in una serie di volumi cartonati/hardcovers (cioè con rilegatura e copertina rigida in cartoncino) denominata DC Archives[8]:

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

Sostanzialmente una pubblicazione in lingua italiana continuativa di Wonder Woman si ha solo con le storie dell'era post-Crisis, quando sulle pagine di Justice League, la rivista che presentò le avventure della Justice League International di Keith Giffen, J. M. DeMatteis e Kevin Maguire, la Play Press pubblicò la prima ventina di numeri del ciclo di George Pérez nei primi anni novanta.

Successivamente venne presentata parte dell'arco narrativo di John Byrne nel mensile Wonder Woman pubblicato sempre dalla Play Press, che conteneva anche le avventure di Catwoman. In seguito, la serie di Wonder Woman è stata pubblicata ancora dalla Play Press in volumi per fumetteria scritti e disegnati prima da Phil Jimenez e poi sceneggiati da Greg Rucka.

Dal 2006 le avventure della supereroina sono tradotte dalla Planeta DeAgostini, inizialmente in albi dedicati ad altri personaggi o a supergruppi di cui fa parte (come il bimestrale JLA), dal 2008 anche con volumi intitolati espressamente al personaggio (come Wonder Woman: Un anno dopo del febbraio 2008).

Dal 2012 la RW Edizioni è subentrata come detentore dei diritti per la pubblicazione italiana, dedicando al personaggio il mensile per le edicole Wonder Woman/Freccia Verde (dal maggio 2012) e diversi volumi riservati alle fumetterie.

Biografia del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Lynda Carter, la più nota incarnazione di Wonder Woman, nel 1976

Molto più che con altri personaggi, come Superman e Batman, la rivoluzione di Crisis ha avuto i maggiori effetti, probabilmente perché la serie è stata ideata e realizzata da uno dei cartoonist della miniserie (anche se Wolfman collaborò ai testi del primo numero). L'unico punto in comune tra le due incarnazioni è l'appartenenza alle Amazzoni, il gruppo militare composto da sole donne che rappresenta l'unico indizio di un possibile primo movimento femminista nell'antichità. Nelle storie degli anni 2000 scritte da Greg Rucka la principessa amazzone è diventata vegetariana.

Diana Prince[modifica | modifica wikitesto]

Ippolita, la regina delle Amazzoni dell'Isola Paradiso, prega Afrodite di farle dono di una figlia. La dea, allora, decise di dare la vita a una statuina, che Ippolita ribattezzò Diana. Alcuni anni più tardi la giovane lascia l'Isola Paradiso quando, sulle sue coste, cade Steve Trevor, pilota degli Stati Uniti d'America durante una battaglia nel corso della Seconda guerra mondiale. Insieme al fidanzato e a Etta Candy e alle sue Holiday Girls, Diana combatté contro i nazisti, per poi continuare a vivere le sue avventure con Steve alla conclusione della guerra. Nel 1959 vengono, per la prima volta, modificate le origini del personaggio, eliminando, però, solo quegli episodi avvenuti durante la guerra e facendo, così, una distinzione tra la Wonder Woman di Terra-2 (quella che combatté la guerra) e quella di Terra-1.

La principessa Diana[modifica | modifica wikitesto]

Crisi sulle Terre infinite, invece, portò all'azzeramento quasi totale della continuity narrativa, dando a Perez la possibilità di rinarrare completamente le origini di Wonder Woman, iniziando sin dalla sua nascita.

Le Amazzoni, un antico gruppo militare composto da sole donne, viene sterminato dalle truppe di Ercole, che abusano anche del loro corpo fino a ucciderle. Gli dei dell'Olimpo, allora, decidono di riportarle in vita come loro paladine grazie alla loro devozione, destinandole in una introvabile isola, l'Isola Paradiso, che come Avalon è nascosta da magiche mura invalicabili (o quasi).

Dopo alcuni secoli, trascorsi a consolidarsi, proteggere le coste dai pochi umani capaci di superare le barriere e l'interno dai mostri contenuti in una grotta al centro dell'isola, Ippolita, loro regina, vede nascere in sé sempre più forte il desiderio di avere una figlia. Prima di essere uccisa da Ercole, infatti, ella attendeva la nascita di una bambina. Ancora una volta, come già nell'era pre-Crisis, corre in aiuto Afrodite, che le concede la possibilità di veder nascere una figlia che altrimenti non sarebbe mai nata.

Diana, così, cresce nell'Isola Paradiso, apparentemente unica bambina in un intero mondo di adulte (successivamente venne introdotta Donna Troy, che si scoprì essere, in realtà, una sorta di clone astrale di Diana, creato per non far crescere sola la piccola Diana), imparando l'arte, la cultura e le tecniche di combattimento e, soprattutto, unica tra tutte a non portare ai polsi i bracciali metallici, simbolo del violento e intollerante mondo degli uomini.

A questo punto, anche a causa del suo giovanile spirito di intraprendenza, Diana deve superare le opposizioni della madre per diventare la rappresentante delle Amazzoni nel mondo dell'uomo: Perez, in questo modo, la trasforma da un simbolo del femminismo, a un possibile campione della pace e della giustizia, lei che è nell'animo una delle più grandi guerriere del mondo. Le storie di Perez, infatti, spesso si reggono su questa dualità di Diana, che da un lato è mossa dal desiderio di portare la pace nel mondo, e dall'altra si muove con il suo addestramento militare. Dotata dei sandali di Hermes, che le consentono di attraversare la barriera tra i due mondi e di volare, della tiara d'oro con la stella al centro, simbolo del suo essere principessa, e del lazo d'oro forgiato da Efesto che costringe, chi lo tocca, a dire sempre la verità, Diana smette le vesti di Amazzone per indossare un costume cucito da sua madre in attesa che, nel suo popolo, sorgesse una campionessa in grado di indossarlo: un corpetto rosso con un'aquila stilizzata sul davanti, e un paio di mutandoni blu con stelle bianche, il tutto completato dai classici stivali rossi.

Questa volta, però, il costume ha anche una sua origine: ispirato a Diana Trevor, aviatrice schiantatasi sull'Isola Paradiso alcuni decenni prima, non ha più alcun legame diretto con gli Stati Uniti, ispirandosi piuttosto agli stemmi che la donna portava con sé (la bandiera statunitense e lo stemma dell'aviazione che la donna aveva cuciti sul suo giubbotto). Tra l'altro in queste storie che raccontano la genesi del costume, fa anche la sua prima apparizione l'armatura che si vedrà indossare a Diana durante Kingdom Come di Mark Waid e Alex Ross.

Così vestita, con l'addestramento e un paio di braccialetti di un materiale luccicante come l'argento ma molto più resistente, Diana è pronta a fare il suo ingresso nel mondo degli uomini: la sua prima apparizione ufficiale è contro i mastini del perfido Darkseid durante la saga Legend.

Diana inizia ad affrontare tutta una serie di avversari, primi fra tutti gli stati dell'ONU che non vedono di buon occhio la sua crociata pacificatrice. Aiutata da Steve Trevor, ora un aviatore di mezza età, e da Etta Candy, che sposerà dopo pochi numeri dall'inizio della nuova serie, ma anche da Julia Kapatelis, professoressa dell'Università di Boston, e da Mindy Mayer, la sua manager, entra con sempre maggiore prepotenza nel nostro mondo, attirando, però, l'attenzione di numerosi nemici, molti dei quali sono una rivisitazione in chiave mitologica degli eroi classici della golden age.

Da allora, Diana ha attraversato molti momenti difficili, dalla distruzione dell'Olimpo da parte di Apokolips, fino alla sua stessa morte, unico mezzo per essere accolta tra le divinità dell'Olimpo come loro pari (ma rinacque poco dopo), e quindi il suo ritorno giusto in tempo per affrontare Mageddon e da altre crisi, fino a quella della morte della madre (che poi risorgerà) durante la guerra contro Imperiex.

Durante Crisi Infinita, Batman stava per essere ucciso da Superman controllato dal criminale Maxwell Lord. Disperata Wonder Woman chiese a Lord come liberare Superman, il criminale disse di ucciderlo, e l'amazzone lo fece, in diretta televisiva mondiale grazie al satellite senziente BrotherEye. Più tardi i tre eroi si incontrarono sul ex base della JLA per decidere cosa fare per il mondo che stava andando in malora, non fecero che litigare accusandosi reciprocamente dei propri errori e vennero attaccati da Mongul. Quando Mongul era a terra Diana gli brandì una spada contro, ma Superman la fermò e i tre si divisero.

BrotherEye (satellite creato da Batman e divenuto in seguito senziente), ritenendo le amazzoni un pericolo per gli umani, mandò all'attacco dell'Isola Paradiso gli OMAC. Le amazzoni combatterono con tutte le loro armi, compreso il raggio porpora. Diana capì che il secondo intento di BrotherEye era quello di far vedere al mondo che le amazzoni erano come delle assassine e chiese ad Athena di portare l'isola al sicuro, chiedendo perdono per aver fallito la sua missione di pace nel mondo degli umani.

52 e New 52[modifica | modifica wikitesto]

Con il riavvio della continuity dopo il crossover Flashpoint, in Wonder Woman vol. 4 Diana riceve una nuova origine in cui Ippolita le svela di essere il frutto di una delle numerose relazioni adulterine di Zeus, da cui i suoi straordinari poteri; in seguito alla sparizione del padre, parecchi dei muoiono o perdono i loro poteri, e Diana diventa per un breve periodo Dio della Guerra al posto del defunto Ares; in questo periodo scopre molti segreti non confessati degli Olimpiani, come la schiavitù dei Ciclopi, le ambizioni represse di Poseidone, Ade e Apollo, e la nascita del Primo Nato, il primo figlio di Zeus ed Era che fu esiliato dal padre, timoroso di una profezia secondo cui questi lo avrebbe detronizzato come Zeus fece con suo padre Crono, e quest'ultimo con suo padre Urano. Durante il crossover della Justice League Darkseid War, alla fine una amazzone rinnegata che ha avuto una figlia dal tiranno di Apokolips, ormai morente, rivela a Wonder Woman che la stessa notte in cui lei diede alla luce sua figlia, Ippolita partorì prima Diana e poi un maschio, a cui fu dato il nome Jason; non si sa dove sia finito.

Nel vol. 5, Diana non riesce più a tornare su Themyscira, e viene inseguita dal colonnello Maru e dal gruppo paramilitare Poison, al servizio di Veronica Cale, una donna con una vendetta personale contro di lei e contro Ares (o più specificamente contro i suoi figli Phobos e Deimos); la serie è bisettimanale, e gli episodi dispari mostrano le vicende attuali, mentre i pari narrano una nuova versione dell'arrivo di Diana nel mondo dell'Uomo.

Poteri e abilità[modifica | modifica wikitesto]

Wonder Woman ha una forza sovrumana paragonabile a quella di Superman: ciò emerge dall'ultima guida scritta da Scott Beatty e pubblicata dalla DC sulla principessa amazzone, ma sebbene guarisca dalle ferite molto velocemente, non è del tutto invulnerabile. Può, inoltre, volare e correre a una velocità supersonica (in particolari condizioni può superare la velocità della luce). Ha una buona resistenza agli incantesimi, è immune al controllo mentale ed è capace di espellere i veleni dal suo corpo, inoltre ha dei sensi sovrumani, che le permettono ad esempio di sentire le fonti di magia e di afferrare al volo una freccia a mezz'aria o di intercettare i proiettili, è capace di comunicare con gli animali oltre che interagire ore con gli stessi ammesso che siano di piccola taglia. Atena le ha donato una grande saggezza e intelligenza, perciò parla molte lingue terrestri. Nelle vecchie storie, se i suoi bracciali venivano legati da un uomo, perdeva tutti i suoi poteri.

Il fisico di Wonder Woman è eccezionalmente resistente al dolore, alle intemperie e ai danni (la sua pelle può sopportare temperature estreme, tremende tensioni e colpi senza ferite da puntura o lacerazioni), possiede un fattore rigenerante che la rende immune a tutte le malattie terrestri e le permette di riprendersi in fretta anche da gravi ferite. Come tutte le amazzoni, Wonder Woman non invecchia e non può morire se non venendo uccisa.

Wonder Woman ha come armi un indistruttibile lazo d'oro, che se avvolge una persona la costringe a dire solo la verità, una tiara telepatica che può essere usata come arma da distanza e dei bracciali che – grazie all'azione congiunta con la sua velocità – possono respingere anche i raggi Omega di Darkseid. Altre armi sono i guanti di Atlante, che aumentano di dieci volte la sua forza assieme alla furia combattiva.

Wonder Woman è anche un'eccezionale combattente corpo a corpo, un'esperta spadaccina, ed è un'esperta nell'uso di moltissime armi, come bastone, arco e frecce.

A detta di Batman, Wonder Woman è una delle combattenti più letali del mondo, essendo addestrata fin dall'infanzia nell'arte del combattimento e della lotta. Essendo la pupilla delle divinità olimpiche, Diana può richiedere il loro aiuto in caso di estrema necessità.

Marvel contro DC[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Marvel contro DC.

In Marvel contro DC, ovvero gli incontri tra i maggiori eroi Marvel Comics e DC Comics, Diana affronta l'eroina mutante Tempesta, venendo sconfitta: in queste particolari storie, però, l'esito dei duelli veniva stabilito tramite sondaggio tra i lettori; la vittoria di Ororo sulla principessa Amazzone è tra le più discusse. Nello stesso crossover, Wonder Woman combatte con Thor, rivelandosi addirittura degna di sollevare Mjolnir, il suo martello incantato, e di beneficiare dei poteri dello stesso.

Successivamente, nell'universo Amalgam, le due eroine vengono fuse insieme creando Amazzone: adottata dalla madre di Diana, Ippolita, dopo un naufragio, viene cresciuta sull'isola di Themyscira dove viene eletta come ambasciatrice da mandare nel "mondo degli uomini".

Nella miniserie JLA/Vendicatori, la principessa guerriera si batte con Ercole: quando vengono interrotti da Aquaman era sul punto di strangolarlo per vendicare la madre Ippolita del torto subito durante la nona fatica dell'eroe (aveva scambiato infatti Ercole per il suo omologo Dc Comics, chiamandolo addirittura "predatore di Ippolita").

Altre versioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Versioni alternative di Wonder Woman.

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Gal Gadot interpreta Wonder Woman nel DC Extended Universe

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Serie televisive[modifica | modifica wikitesto]

  • Wonder Woman (1974-1979): prodotta dalla Warner Bros e trasmessa dal network ABC dal 1974 al 1976 e dalla CBS dal 1977 al 1979.
  • Nel marzo 2011 presero il via le riprese dell'episodio pilota di una nuova serie televisiva ideata dal produttore David E. Kelley per il network americano NBC. Wonder Woman appare con il volto dell'attrice Adrianne Palicki. L'episodio non ottenne il consenso necessario e l'idea di una nuova serie fu abbandonata.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: DC Extended Universe.

Nel DC Extended Universe, Wonder Woman è interpretata da Gal Gadot: il personaggio esordisce in Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) e Gadot torna ad interpretarla anche in Wonder Woman e Justice League, entrambi del 2017.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c FFF - Fumetto, WONDER WOMAN, su www.lfb.it. URL consultato il 05 luglio 2017.
  2. ^ a b Wonder Woman vol 1 :: ComicsBox, su www.comicsbox.it. URL consultato il 05 luglio 2017.
  3. ^ Wonder Woman - Top 100 Comic Book Heroes, IGN Entertainment. URL consultato il 16 settembre 2011.
  4. ^ Wonder Woman vol 2 :: ComicsBox, su www.comicsbox.it. URL consultato il 05 luglio 2017.
  5. ^ Wonder Woman vol 3 :: ComicsBox, su www.comicsbox.it. URL consultato il 05 luglio 2017.
  6. ^ Wonder Woman vol 4 :: ComicsBox, su www.comicsbox.it. URL consultato il 05 luglio 2017.
  7. ^ Newsarama.com: WONDER WOMAN Gets a New Costume, Direction in Issue #600
  8. ^ Previews ,pubblicazione mensile, Editore Diamond Comic Distributors

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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