Rocky Balboa (film)

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Rocky Balboa
Rocky Balboa (film).png
Una scena del film
Titolo originale Rocky Balboa
Paese di produzione USA
Anno 2006
Durata 102 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85 : 1
Genere drammatico, sportivo
Regia Sylvester Stallone
Soggetto Sylvester Stallone
Sceneggiatura Sylvester Stallone
Produttore William Chartoff, Kevin King, Charles Winkler, David Winkler
Produttore esecutivo Robert Chartoff, Irwin Winkler
Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer, Columbia Pictures, Revolution Studios, Rogue Marble
Fotografia J. Clark Mathis
Montaggio Sean Albertson
Effetti speciali John C. Hartigan
Musiche Bill Conti
Scenografia Franco-Giacomo Carbone
Costumi Gretchen Patch
Trucco Carlton Coleman, Carlton Coleman, Scott H. Eddo, Rich Knight, Rich Knight, Matthew W. Mungle, Nicole Venables
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Né io, né tu, nessuno può colpire duro come fa la vita... perciò andando avanti non è importante come colpisci, l'importante è come sai resistere ai colpi, come incassi... e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti, così sei un vincente e se credi di essere forte lo devi dimostrare! »
(Rocky dà una lezione di vita al figlio Robert)

Rocky Balboa è un film del 2006 diretto da Sylvester Stallone. È il sesto capitolo della fortunata serie di Rocky, iniziata nel 1976 e, come i precedenti episodi, è sceneggiato, interpretato e diretto da Sylvester Stallone. Il film vede un Rocky 59-enne prepararsi per il suo ultimo incontro sul ring con l'attuale campione del mondo Mason "The Line" Dixon. Inizialmente la produzione non voleva continuare la saga di Rocky, nonostante le numerose insistenze da parte dello stesso Stallone. Successivamente, in accordo con William Chartoff, Stallone iniziò la stesura del copione e l'inizio delle riprese.

Il film, uscito il 20 dicembre 2006, è stato un successo di pubblico.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Rocky Balboa è diventato vedovo di Adriana (morta a causa di un tumore) e gestisce un ristorante a Philadelphia chiamato "Adrian's". Qui intrattiene i suoi clienti raccontando loro i suoi passati trionfi, mentre ogni mattina si reca al cimitero per trovare sua moglie.

Il cognato Paulie cerca inutilmente di riportarlo al presente, ma Rocky è ancora legato alla figura di Adriana ed al ricordo della boxe. Dopo tanti anni Rocky incontra Marie, una conoscenza legata all'infanzia di lei, che vive ora con un figlio, avuto da un rapporto con un giamaicano, e lavora presso il vecchio bar del quartiere. Rocky decide di assumerla al suo ristorante, affezionandosi sia a lei che a suo figlio.

Un giorno viene proposta in TV una simulazione al computer: una sfida virtuale fra l'attuale campione mondiale dei pesi massimi Mason "The Line" Dixon e Rocky Balboa. L'esito della simulazione dà per vincente Rocky.

Il campione del mondo Dixon, nonostante vinca tutti gli incontri, non gode di una grande simpatia da parte dei fan perché spesso vince in un solo round e offre uno scarso spettacolo agli appassionati. Così, facendo leva sul successo televisivo di questa simulazione e venuti a conoscenza che Rocky Balboa ha dichiarato pubblicamente di voler tornare a combattere (sia pure in incontri di modesto livello), gli agenti di Dixon tentano allora di convincerlo a tornare sul ring contro il campione per un match di esibizione.

Rocky, dopo aver ottenuto dalla commissione medica pugilistica americana l'idoneità fisica per combattere, accetta la sfida di Dixon. Viene scoraggiato dal figlio Robert e dal cognato Paulie, che non vedono di buon occhio questa decisione, ma per tornare a rivivere le emozioni del passato accetta lo stesso: dentro di lui è ancora vivo l'istinto del combattente.

L'allenatore Duke decide di prepararlo sulla potenza, in quanto Rocky non può più sfruttare l'agilità. Così, dopo pesantissimi allenamenti, Rocky si prepara ad affrontare Dixon.

Arriva il gran momento e Rocky si presenta in gran forma, ma i telecronisti lo danno già per sconfitto. L'inizio dell'incontro vede Dixon in netto vantaggio su Rocky, ma questi riesce a dimostrare le sue doti, tanto che nel secondo round riesce a mettere al tappeto il campione. Giunti al 10º round, Rocky e Dixon sono stremati, ma lo stallone italiano riesce a resistere fino al suono della campana.

Dixon vince ai punti, con verdetto non unanime. Il pubblico continua a gridare forte il nome di Rocky che, allontanandosi dal ring, raccoglie un'ovazione da parte del pubblico.

Rocky va quindi al cimitero con un gran mazzo di rose rosse per salutare e ringraziare Adriana.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni novanta, Sylvester Stallone concepì l'idea di continuare la saga di Rocky.[1] I motivi di questa decisione erano due: Stallone voleva riscattare l'insuccesso di Rocky V, che raccolse alla sua uscita gli sfavori della critica e del pubblico, e riconquistare popolarità dopo un lungo periodo di lontananza dalle scene.[2][3]

Nonostante in un primo tempo la casa di produzione statunitense MGM, che deteneva i diritti su Rocky, avesse deciso di bocciare il progetto, negli anni duemila i Revolution Studios proposero di finanziare il film (attraverso una partnership con la stessa MGM e la Columbia), stanziando un budget di 25 milioni di dollari. Stallone prese solo un piccolo anticipo, contando di monetizzare sui profitti, similmente a come fece con il primo Rocky, costato appena 1,1 milioni di dollari e capace di fruttarne ben 225.[4] Il film fu annunciato nell'ottobre 2005.[5][6]

Il montaggio originale di Stallone durava circa due ore e mezza e venne proposto in una speciale anteprima. Questo prima che la MGM chiedesse a Stallone di tagliare alcune scene, riducendo la pellicola alla durata di un ora e quarantacinque minuti.[7] Rocky Balboa fu girato con quattro finali diversi in modo da non rovinare la conclusione del film alla folla presente alle riprese. Oltre al finale originale, quelli alternativi vedevano: Rocky perdere il match per K.O., Rocky vincere il match ai punti (unico dei finali alternativi presenti nell'edizione DVD) e Rocky vincere il match per K.O.[7]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Stallone nella stesura della sceneggiatura venne in parte influenzato dalla sua vita personale. Dopo la crisi di popolarità e gli anni di inattività dal mondo del cinema stava cercando «qualcosa per cui combattere» e pensò di far rivivere questa situazione anche al personaggio di Rocky.[2] Nel 1994, invece, lo sceneggiatore si interessò al caso mediatico sollevato da George Foreman che, all'età di 45 anni, riconquistò il titolo mondiale, diventando il più anziano campione mondiale dei pesi massimi di sempre.[8] Fu così che Stallone cominciò a delineare la trama, incentrata su un Rocky vedovo di Adriana che decide di reagire alla perdita, tornando a combattere sul ring per un'ultimo incontro.[8] «Quando il cuore ti viene strappato dal corpo, devi fare qualcosa», dichiarò Stallone, «c'è chi scrive, chi dipinge. Lui [Rocky] invece lo fa attraverso il dolore: l'unica sensazione che lo fa sentire vivo. Se subisci una forte perdita, credo che l'unico modo di affrontarla sia farla esplodere».[2]

Stallone voleva ideare qualcosa di vicino allo spirito dell'originale Rocky. In Rocky Balboa, il personaggio principale, per molti versi è tornato allo stesso tipo di vita che conduceva nel primo film. «E’ ritornato dove si trovava all'inizio, tutto solo, a parte il fatto di aver perso la sua ingenuità», dichiarò Stallone. «E’ molto concreto e ha una certa tranquillità interiore. Porta un peso enorme sulle spalle, ma da esso scaturisce anche una sorta di illuminazione profonda. Sa più cose di prima e cerca di comunicare maggiormente. Non ha più molta voglia di litigare, come avveniva un tempo».[9] Il produttore Charles Winkler sottolinea che Rocky Balboa rappresenta il punto d'arrivo della decennale ricerca di Stallone per trovare un degno finale al personaggio di Rocky, «con una storia che potesse restituire fiducia a tutti».[9] Il trattamento originale prevedeva la presenza di Adriana. Il personaggio venne scartato quando Stallone capì che avrebbe dovuto fornire più motivazioni al ritorno di Rocky sul ring. Eliminò quindi Adriana dalla sceneggiatura e decise di iniziare il primo atto con Rocky sulla tomba della defunta moglie.[10][11] Nonostante non appaia fisicamente, il personaggio di Adriana «rimane una presenza fondamentale nella vita di Rocky anche in questo film».[9]

Per quando riguarda il tema spirituale affrontato dal film, secondo Stallone l'età è l'elemento centrale dell'opera. L'autore spiegò di aver voluto mostrare come, per quanto si possa essere spaventati dal tempo che passa, l'età non ha limite per realizzare i propri sogni.[12] Disse Stallone: «Rocky ha bisogno di gareggiare a dispetto della sua età [...]. Un pugile può perdere con gli anni il suo smalto atletico e l'abilità, ma i vecchi combattenti hanno ancora il pugno. Il pugno è l'ultima cosa che si perde».[8]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Sylvester Stallone riprende per la sesta volta il ruolo di Rocky Balboa
Burt Young riprende per la sesta volta il ruolo di Paulie Pennino
Geraldine Hughes interpreta il ruolo di Marie

Non volendo puntare su gente famosa, Stallone si concentrò su un casting sconosciuto. «Si perde il senso della realtà quando si utilizzano dei volti troppo familiari», spiegò l'attore e regista.[9]

  • Milo Ventimiglia interpreta Robert Balboa, Jr. che, ormai adulto, vive all'ombra del padre. «E’ un rapporto emotivo decisamente scarso quello che ha con il figlio, anche se lui rappresenta l'ultimo legame che ha con la moglie», raccontò Stallone. «Il figlio ha lo stesso problema di molti ragazzi che vivono all'ombra di un padre di successo. Non può competere con lui, ma in realtà non dovrebbe neanche provarci. Così, ha scelto di vivere, vestirsi, muoversi e agire esattamente all'opposto di suo padre».[9]
  • Geraldine Hughes interpreta Marie, una madre single che da ragazza aveva imprecato contro Rocky, dopo che lui l'aveva accompagnata a casa e salvata da un futuro di delinquenza giovanile. L'attrice, al suo debutto cinematografico, notò che, nonostante Rocky e Marie siano impegnati in un abbozzo di relazione, il protagonista non può ancora superare la perdita di Adriana. «Sia Adriana che Talia Shire, che ha creato questo ruolo, sono assolutamente insostituibili», dichiarò la Hughes. «Lei rimane una presenza fondamentale nella vita di Rocky anche in questo film. Marie e Rocky compiono insieme un percorso magnifico nel corso della storia, ma non si tratta di una storia romantica. Loro sono completamente soli. Marie si sente invisibile e Rocky si prende il tempo di fermarsi a guardarla, per poi portarla con sé in questa nuova avventura».[9] Il personaggio di Marie era stato interpretato nel primo film da Jodie Letitizia. Secondo il suo avvocato, Stallone le aveva promesso che avrebbe ripreso il suo ruolo di Marie anche nel sesto film. Quando Letitizia apprese che che Geraldine Hughes era stata lanciata nel ruolo presentò una querela contro Stallone, affermando che lei aveva cancellato il suo intero programma di lavoro per prepararsi per le riprese.[7]
  • James Francis Kelly III interpreta Steps, il figlio di Marie. Mentre suo figlio è così distante da lui, Rocky instaura un legame con Steps, e alla fine lo invita a lavorare da lui nel ristorante. «Steps ci mette un po' a fidarsi di Rocky e quando lo vede per la prima volta si aspetta il peggio», rivelò Kelly, «Ma rapidamente, capisce che Rocky non è una persona cattiva, anzi è anche simpatico».[9]
  • Antonio Tarver interpreta Mason Dixon.[13] Per interpretare il personaggio, Stallone voleva un vero pugile: «Considerando che avevamo deciso di rimetterci in gioco per l’ultima volta, perché non concludere con un vero pugile, qualcuno che non avesse mai vissuto la magia della finzione cinematografica?». La scelta ricadde su Roy Jones Jr., ma questi snobbò le telefonate di Stallone.[14] Così, la parte andò ad Antonio Tarver, l'allora campione dei pesi mediomassimi. Impegnato nelle prove già cinque settimane prima dell’inizio delle riprese, il mancino Tarver dovette prendere circa 10 chili per passare dalla condizione di peso mediomassimo a quella di peso massimo. All'inizio del periodo di prove, Tarver dovette adeguarsi alle esigenze cinematografiche. «Il combattimento reale non era il problema di Tarver», spiegò il co-produttore Guy Reidel. «Ma ha dovuto imparare la coreografia necessaria per ogni pugno, per essere certo che fosse adeguato alle esigenze drammatiche di un particolare momento».[9] «Mason non capisce perché il pubblico non sia dalla sua parte», dichiarò Tarver. «E’ soltanto nel momento in cui si trova nel ring con Rocky, in cui deve dare il massimo o essere sconfitto, che comprende che il rispetto si deve guadagnare. Per molti aspetti, lui sta combattendo per la sua stessa vita».[9] Secondo Stallone, Tarver si rifiutò di iniziare le riprese fino a quando non gli fossero stati garantiti più soldi. Stallone fu costretto a dare una gran parte del suo compenso per pagare il pugile e convincerlo ad iniziare le riprese.[7]
  • Don Sherman interpreta Andy, il barista e amico di Rocky apparso nel primo, nel terzo e nel quinto film della saga. Il personaggio aveva in origine un ruolo più consistente, ma la scena fu tagliata al montaggio finale.[7]
  • Pedro Lovell interpreta Spider Rico, il pugile sconfitto da Rocky nella scena di apertura del primo film della saga.[7]

Per dare ancora maggiore autenticità alla storia, i produttori ingaggiarono i veri commentatori Jim Lampley, Larry Merchant e Max Kellerman per interpretare se stessi, mentre Michael Buffer si calò nei panni dello speaker sul ring per l’incontro Dixon-Balboa, promosso con lo slogan "The Rage Against The Age" (letteralmente, "La rabbia contro gli anni"). Il pugile Mike Tyson interpretò se stesso nel film, in maniera simile a quanto fatto da Joe Frazier durante l’incontro Apollo-Rocky nel primo film. [9]

Oltre a Stallone, gli altri due attori presenti durante l'intero arco della storia di Rocky sono Burt Young (Paulie) e Tony Burton (Tony).

Si dice che Carl Weathers abbia chiesto molti soldi a Stallone per permettere a quest'ultimo di inserire alcune immagini di Apollo durante la pellicola. Stallone non prese bene la cosa e, stupito dell'avidità di Weathers, lo soprannominò Apollo Greed parafrasando il cognome di Apollo, Creed. Greed significa appunto "avidità". Per questa ragione nel film non compare nessuna immagine o video di Apollo Creed.[7]

Nel film era previsto un cameo per Mr. T,[15] che declinò perché impegnato in altri progetti. Nella scena della spesa nel mercato italiano si può comunque notare un uomo seduto sulla strada con ciondolo al collo a forma di "T", dalle fattezze appunto molto simile all'attore.

Riprese e location[modifica | modifica wikitesto]

Con delle risorse limitate e solo cinque settimane per le riprese, Stallone utilizzò uno stile registico molto parsimonioso e poco elaborato, che a suo avviso si sposava bene con i principi fondamentali del film. «Nessun carrello, molta macchina a mano, niente gru e in generale nessuna inquadratura troppo complicata», dichiarò l'attore e regista. Le prime riprese furono in programma a Las Vegas, teatro dello scontro tra Rocky e Mason Dixon. Stallone aveva appena terminato un regime di allenamento molto duro ed era in ottima forma, una condizione che avrebbe perso man mano che le riprese fossero andate avanti. Di conseguenza, le scene di combattimento avrebbero dovuto essere girate per prime.[9]

Il Mandalay Bay Resort and Casino, teatro dell'incontro tra Rocky e Dixon

Con la data di inizio delle riprese all'orizzonte, i realizzatori iniziarono a cercare un luogo adatto per il pugilato. Stallone era al corrente che la HBO aveva in programma un incontro da trasmettere in pay-per-view, quello tra Bernard Hopkins e Germaine Taylor a Las Vegas. Stallone ebbe l’idea di sfruttare quell'evento e utilizzare una folla che la produzione avrebbe avuto difficoltà a procurarsi, se avesse dovuto pagare le comparse. L'incontro, tuttavia, era in programma due settimane prima. Stallone, dunque, decise di anticipare di due settimane l’avvio delle riprese. La produzione iniziò quindi le trattative con la HBO e il Mandalay Bay Resort and Casino, dove si dovevano svolgere le riprese, per assicurarsi il vantaggio di un combattimento in un luogo reale.[9] Il giorno dell'incontro la HBO concesse alla produzione di sfruttare il pubblico venuto ad assistere all'incontro tra Hopkins e Taylor, permettendo inoltre a Rocky di entrare nel palazzetto esaurito in ogni ordine di posti, camminare lungo il passaggio in mezzo al pubblico e salire sul ring con sei cineprese che inquadravano la scena.[9] Per Stallone, il combattimento finale doveva essere il più realistico possibile. «Quando vediamo questi due pugili che si colpiscono, non c’è traccia di finzione hollywoodiana», dichiarò il produttore David Winkler.[9] Durante l'allenamento, Stallone si ruppe le dita dei piedi e delle mani, mentre durante l'incontro con Tarver subì una lieve frattura a causa di un pugno dell'avversario.[16]

Sylvester Stallone nei panni di Rocky Balboa, durante le riprese del film, mentre firma degli autografi.

Dopo una settimana passata a Las Vegas, la produzione si recò a Los Angeles per 16 giorni di riprese che integrassero le scene da girare a Philadelphia. La più importante e impegnativa delle location di Los Angeles fu quella di Bro Pack Meats a Pico Rivera, che rappresenta nella pellicola il luogo di lavoro di Paulie negli ultimi trent'anni. Essendo una struttura ancora in funzione, la fabbrica non poteva essere chiusa per agevolare il compito della produzione e la troupe dovette adeguarsi agli orari di lavoro del personale. Mentre i realizzatori lavoravano al Bro Pack Meats, il set fu visitato dall'allora governatore della California Arnold Schwarzenegger, grande amico di Stallone e un tempo suo principale rivale nei film d'azione, che conferì all'attore e regista un certificato che lo ringraziava per il sostegno fornito all'industria cinematografica californiana.[9]

Le riprese mancanti furono girate a Philadelphia. Stallone voleva mostrare il mondo di Rocky per come è realmente, non in una versione patinata tipicamente hollywoodiana, ma facendo vedere una realtà decisamente dura e realistica. Di conseguenza, neanche un'inquadratura del film fu effettuata in un teatro di posa. Stallone lavorò assieme al direttore della fotografia Clark Mathis per infondere al film lo stile povero che cercava. Disse Stallone: «Alcune scene sono frenetiche e confuse. Invece, quando ho girato le sequenze con Dixon, tutto era molto luminoso e sterile, non c’era nessun significato drammatico nella luce. Volevo mostrare che la sua vita non ha colore, ombre o atmosfera, almeno fino al combattimento».[9] Delle folle entusiaste di fan di Rocky attendevano la troupe ad ogni angolo, ma dovunque erano quasi sempre molto rispettosi e cooperativi.[9] Il giorno in cui la produzione dovette girare la sequenza in cui Rocky corre sulle scale del Philadelphia Museum of Art con il suo cane Punchy, la sceneggiatura prevedeva che nevicasse, ma durante le riprese cadeva soltanto qualche sparuto fiocco. Improvvisamente cominciò a nevicare copiosamente, permettendo a Stallone e alla troupe di completare la scena.[9] Le altre location utilizzate a Philadephia furono il vecchio cimitero di Laurel Hill, la fabbrica di Tasty Cake, il Cira Centre, un ufficio moderno dietro alla Penn Station, il quartiere di Kensington e il municipio.[9]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Data di uscita[modifica | modifica wikitesto]

Le date di uscita cinematografiche internazionali del film furono:[17]

Promozione[modifica | modifica wikitesto]

Durante la promozione del film in Australia, il 16 febbraio 2007, Stallone venne fermato dai funzionari doganali all'aeroporto di Sydney e fu trovato in possesso di alcune fiale (48) di Somatotropina, noto anche col nome GH (Growth Hormone), cioè Ormone della Crescita.[19] I rappresentanti della legge australiana indagarono sull'attore statunitense che, successivamente, riconobbe la sua colpevolezza per uso di sostanze dopanti.[20]

Home video[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 luglio 2007 è stata distribuita la versione in DVD Rocky Balboa. La colonna sonora è stata distribuita Il 12 gennaio 2007. Distribuita da EMI, il cd è composto da musiche di genere Pop e Rock Internazionale. Nel 2007 è uscito l'omonimo videogioco esclusivamente su PSP.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Rocky Balboa debuttò al secondo posto nei cinema americani, dietro a La ricerca della felicità di Gabriele Muccino, incassando 12,5 milioni di dollari nel primo weekend (22,1 milioni in tutto il mondo, in 5 giorni).[21][22] In Italia, il film esordì al secondo posto, sempre dietro a La ricerca della felicità, incassando nel fine settimana quasi 3 milioni di euro con una media di 8.667 in 331 sale.[23][24]

A fine corsa, Rocky Baloba incassò 70,269,8990 $ negli Stati Uniti e 85,449,806 $ nel resto del mondo, arrivando ad un incasso globale di 155,721,132 $ in tutto il mondo.[25]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Quando si seppe che Sylvester Stallone era al lavoro su Rocky Balboa, molti critici hollywoodiani iniziarono a sbeffeggiare la pellicola ancor prima della sua uscita. Stallone diventò l'obbiettivo favorito per le battute di molti talk show, cominciando da David Letterman.[4] L'attore e regista, tuttavia, non si curò delle critiche: «Sono da sempre uno sfavorito. Uno cui piace combattere col pronostico contrario. A volte vinci, a volte perdi: ma il gusto della sfida non te lo toglie nessuno. Non capisco tanto risentimento nei miei confronti. Questa gente giudica senza neppure aver letto la sceneggiatura».[4]

Alla sua uscita, Rocky Balboa vinse l'iniziale scetticismo e ottenne buone recensioni dalla stampa statunitense, specie per la prova recitativa di Stallone e per la sceneggiatura che ritornava «all'autenticità e all'emotività del primo Rocky».[8] Il produttore William Chartoff disse che «sebbene Rocky Balboa sia in effetti l'ultimo sequel in ordine di tempo, per molti aspetti è l'episodio più simile all'originale».[9] Il sito Rotten Tomatoes ha riportato che l'76% delle 176 recensioni professionali ha dato un giudizio positivo sul film, con una media di voto di 6,5 su 10.[26] Su Metacritic il film ha avuto un punteggio di 63 su 100 in base a 36 recensioni.[27]

In Italia, Maurizio Porro del Corriere della Sera disse che il film era «un inno alla retorica» e che Stallone aveva firmato «una storia fiacca e inerte».[28] Lietta Tornabuoni de L'Espresso elogiò la recitazione di Stallone, ma definì il film «bruttino e banale, realizzato a risparmio».[29] Paolo D'Agostini (La Repubblica) assegnò al film il giudizio di 3 stelle su 5, definendolo «pieno di sentimento e di anima».[30] Adriano De Carlo (Il Giornale) elogiò l'ultima pellicola di Rocky, dichiarando: «Con sincero slancio Stallone ripresenta il suo eroe, bolso oltre ogni immaginazione, a torso nudo davvero inguardabile. Eppure la vicenda funziona come racconto popolare, irrealistico ma ricco di simpatia, di sentimenti emarginati da una nuova società, di un calibrato sentimentalismo che non esclude l’ironia».[31] Per Alessandra Levantesi (La Stampa), «Rocky Balboa offre una messinscena poveristica, una storiellina crepuscolare ed edificante, immagini arrangiate e recitazione sindacale».[32] Dario Zonta de L'Unità scrisse che «Rocky Balboa è, in tutto e per tutto, l'apologia di un mito».[33]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Bill Conti tornò a comporre la colonna sonora per Rocky Balboa dopo aver composto la colonna sonora del primo, del secondo, del terzo e del quinto episodio del franchise. Bill Conti ripropose tutti i temi musicali dei film precedenti, limitandosi a scrivere solo un nuovo tema che rappresentasse il carattere di Marie. La colonna sonora fu registrata nell'estate 2006 presso il Capitol Studios di Hollywood. A molte registrazioni fu presente anche l'attore, regista e sceneggiatore Sylvester Stallone.[35]

In aggiunta, il film presenta tracce originali eseguite da Natasha Bedingfield, Three 6 Mafia e Frank Stallone, nonché brani classici come High Hopes di Frank Sinatra e Oooh Baby Baby dei The Miracles.[36] Tra i brani originali il più significativo è il brano di Diane Warren Still Here, eseguito da Bedingfield.[37]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Gonna Fly Now
  2. Rocky: Yo Adrian!
  3. Eye of the Tiger (Survivor)
  4. Adrian: The One Thing - Win!
  5. Going the Distance
  6. Rocky: The Pursuit of Happiness
  7. Living in America (James Brown)
  8. Redemption
  9. Fanfare for Rocky
  10. Duke: You Know What You Gotta Do
  11. Burning Heart (Survivor)
  12. Conquest
  13. Adrian
  14. Rocky: 'Cause I'm a Fighter
  15. No Easy Way Out (Robert Tepper)
  16. Rocky: Go the Distance
  17. Rocky's Reward
  18. Alone in the Ring
  19. Rocky: Everybody Can Change!
  20. Heart's on Fire (John Cafferty)
  21. Can't Stop the Fire
  22. Mickey
  23. Overture
  24. Rocky: Ain't Nothin' Over 'Til it's Over
  25. It's a Fight (Three 6 Mafia)
  26. Gonna Fly Now (John X Remix)

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti ad altri film della saga[modifica | modifica wikitesto]

  • Il film contiene flashback di ogni film della serie tranne che di Rocky V.[7]
  • In questo capitolo, non viene fatto cenno alcuno dei danni cerebrali che erano stati diagnosticati a Rocky nel precedente capitolo, danni che erano stati giudicati irreversibili. Il fatto che la Commissione tecnica reputi il pugile in perfette condizioni fisiche ci fa capire che il problema in realtà era reversibile e si è risolto completamente. Stallone, in seguito in un'intervista, confermerà che i danni al cervello diagnosticati a Rocky sono scomparsi grazie alle nuove tecnologie.[38]
  • In una scena del film, Paulie chiede se Rocky è arrabbiato perché hanno tolto la sua statua (comparsa nel terzo e nel quinto film sulle scale del Philadelphia Museum of Art).[7]
  • Pur non essendo prevista nel copione originale, nel doppiaggio italiano Rocky, quando si riscalda con suo figlio dopo la conferenza stampa dell'incontro con Dixon, pronuncia la celebre frase "Ti spiezzo in due", che aveva pronunciato Ivan Drago prima del loro incontro in Rocky IV.

Riferimenti ad altri film[modifica | modifica wikitesto]

  • Quando Marie presenta a Rocky Balboa suo figlio, Rocky, volendo invitarli al suo ristorante, fa notare di avere le tasche sempre piene di cose; la stessa cosa veniva detta da Sylvester Stallone all'inizio di Rambo.

Parodie[modifica | modifica wikitesto]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Spin-off[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Creed - Nato per combattere.

Il 24 luglio 2013 è stato annunciato che la MGM ha offerto al regista Ryan Coogler di dirigere uno spin-off di Rocky. Il film si intitolerà Creed - Nato per combattere[39] e sarà incentrato sul figlio di Apollo Creed, avendo come mentore il pugile ormai in pensione Rocky Balboa. Il ruolo del figlio di Creed è andato all'attore Michael B. Jordan, mentre Sylvester Stallone riprenderà il ruolo del famoso pugile Rocky Balboa, in uno script co-scritto da Ryan Coogler e Aaron Covington[40]. Le riprese sono iniziate a gennaio 2015 a Filadelfia[41], la pellicola verrà distribuita nelle sale cinematografiche statunitensi il 25 novembre 2015[42], mentre in quelle italiane a partire dal 7 gennaio 2016[43].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stallone sul ring per Rocky VI, La Repubblica, 30 luglio 1999. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  2. ^ a b c Claudia Morgoglione, Sly confessa: Rocky Balboa c'est moi "Anch'io, vecchio leone, sfido Hollywood", La Repubblica, 10 gennaio 2007. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  3. ^ Pino Dangola, Sylvester Stallone: "Mi sento italiano al 100%", La Repubblica, 10 gennaio 2007. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  4. ^ a b c Riccardo Romani, Riecco Rocky: Stallone sfida critici ed età, archiviostorico.corriere.it, 8 dicembre 2005. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  5. ^ Roberto Nepoti, Ci vuole un fisico bestiale, La Repubblica, 19 ottobre 2005. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  6. ^ Sylvester Stallone produttore, regista e attore per 'Rocky VI', La Repubblica, 18 ottobre 2005. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  7. ^ a b c d e f g h i Pietro Ferraro, Stasera in tv su Rai 3: "Rocky Balboa" con Sylvester Stallone, cineblog.it, 10 dicembre 2015. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  8. ^ a b c d Silvia Bizio, Io e Rocky fino alla vecchiaia, La Repubblica, 28 luglio 2006. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  9. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Rocky Balboa (PDF), mymovies.it. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  10. ^ Rocky VI piange sulla tomba di Adriana, La Repubblica, 11 marzo 2006. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  11. ^ (EN) William Keck, Forever yo: Talia Shire's Adrian, USA Today, 25 dicembre 2006. URL consultato il 15 giugno 2009.
  12. ^ Stallone torna sul ring per il sesto capitolo di Rocky, La Repubblica, 17 ottobre 2005. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  13. ^ Antonio Tarver avversario di Rocky, La Repubblica, 20 ottobre 2005. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  14. ^ (EN) DHB, Stallone has Issues with Roy Jones Jr, Doghouse Boxing, 16 dicembre 2006. URL consultato il 15 giugno 2009 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2008).
  15. ^ Il ritorno di Mr. T, con Stallone in 'Rocky VI', La Repubblica, 16 ottobre 2005. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  16. ^ Silvia Bizio, Sylvester Stallone al tappeto durante le riprese di 'Rocky VI', La Repubblica, 20 dicembre 2005. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  17. ^ (EN) Rocky Balboa (2006) Release Info, Imdb Official Site. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  18. ^ (EN) Robert W. Welkos, Forever the underdog; A sixth 'Rocky' already is the butt of jokes, but producers are betting it can be a winner, Los Angeles Times, 26 novembre 2005. URL consultato il 15 giugno 2009.
  19. ^ Sport?, Doping – SYLVESTER STALLONE E LE 48 FIALE DOPANTI - Come se fosse Sport
  20. ^ Gnomiz Arte e investimento Viaggi e vacanze auto occasioni
  21. ^ Incassi Usa: male Rocky. Muccino scende al secondo posto, La Repubblica, 25 dicembre 2007. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  22. ^ (EN) Weekend Box Office Results for December 22–24, 2007, in Box Office Mojo.
  23. ^ Incassi, Muccino "all'americana" batte Rocky Balboa, La Repubblica, 15 gennaio 2007. URL consultato il 24 gennaio 2016.
  24. ^ Muccino in testa anche in Italia, La Repubblica, 16 gennaio 2007. URL consultato il 24 gennaio 2016.
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