Imperial regio Esercito

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imperial regio Esercito
kaiserliche und königliche Armee
császári és királyi hadsereg
War flag of Austria-Hungary (1918).svg
bandiera
Descrizione generale
Attiva 1867 - 1918
Nazione Austria-Ungheria Austria-Ungheria
Alleanza Imperi centrali
Servizio terrestre
Tipo Esercito
Ruolo Difesa dei confini dell'Impero austro-ungarico
Dimensione circa 7.800.000 durante la Grande Guerra
Patrono Santo Stefano, patrono dell'Austria
Motto AEIOU
(spetta all'Austria dominare il mondo)
Comandanti
Comandanti degni di nota *Franz Conrad von Hötzendorf

[senza fonte]

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L'imperial regio Esercito[1] (in lingua tedesca: kaiserliche und königliche Armee - in ungherese: császári és királyi hadsereg), fu costituito a seguito del Compromesso (Ausgleich) del 15 marzo 1867, che riformò l'Impero austriaco, (succeduto nel 1806 al Sacro Romano Impero), suddividendo in due realtà statali autonome i territori della corona d'Austria (Cisleitania) e quelli del Regno d'Ungheria (Transleitania) riunite sotto la figura del capo dello Stato, imperatore d'Austria e re d'Ungheria, Francesco Giuseppe I (1830-1916), il quale nella seconda metà del XIX secolo dedicò grandi attenzioni alle forze armate e le riorganizzò profondamente, facendone un apparato militare moderno e dotandole di un'industria bellica all'avanguardia per i tempi.

Denominazione e caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Era detto anche esercito comune, per distinguerlo dall'Esercito ungherese e dall'Esercito austriaco che assieme ad esso costituivano il complesso delle forze armate terrestri (k.u.k. Landstreitkraefte) della duplice monarchia asburgica). In tempo di pace, era detto Heer ("Esercito") mentre a seguito di una mobilitazione di guerra il termine ufficiale diveniva Armee (lett.: "Armata") anche se le stesse istituzioni militari imperiali e regie usavano molto più di frequente il termine Armee che infatti valeva sia per i militari in servizio attivo che per quelli in riserva. L'imperial regio Esercito era sottoposto al diretto controllo dell'Imperatore e Re. Il suo personale era reclutato in tutte le province dell'Impero Austroungarico e le sue strutture militari e logistiche erano presenti in tutto l'Impero.

Come si vedrà più dettagliatamente di seguito, l'Impero Austroungarico non possedeva un esercito, ma tre: al tradizionale Esercito comune, dalla millenaria storia, nel 1867 venne infatti affiancato l'esercito nazionale reale ungherese (Magyar királyi honvédség), come una delle misure previste dal Compromesso che intendeva soddisfare le istanze di autonomia ungheresi. A capo dell'esercito ungherese, che reclutava le sue truppe solamente nei confini del Regno d'Ungheria ed aveva strutture logistiche e organizzative sue proprie, vi era ovviamente l'Imperatore Francesco Giuseppe, in quanto Re d'Ungheria. Successivamente anche all'altra entità nazionale della Duplice Monarchia, ossia l'Impero d'Austria, venne concesso uguale diritto: nacque così la terza forza armata dell'Impero, la kaiserliche koenigliche Landwehr (Difesa Territoriale Imperiale). Anch'essa reclutava i propri uomini solo entro i confini dell'Austria ed aveva un proprio assetto organizzativo, logistico e amministrativo. Anche la Landwehr aveva al suo supremo vertice l'Imperatore Francesco Giuseppe, in quanto Imperatore d'Austria. Tutte e tre le forze armate erano formate da personale di leva o volontario, e inquadrate da sottufficiali e ufficiali a lunga ferma in servizio permanente, che in tempo di guerra venivano largamente affiancati da colleghi richiamati alle armi dalla vita civile.

Qui è descritta solo la struttura e la storia dell'Esercito comune, che pur avendo gli stessi regolamenti delle altre forze armate nazionali (Honvéd e Landwehr) si differenziava in alcuni aspetti, sia per il reclutamento (su base federale anziché locale) che per l'organizzazione, soprattutto per ragioni di tradizione storica.

Nel primo conflitto mondiale (1914-1918) le forze armate austro-ungariche godevano di un'ottima reputazione, essendo considerate tra le più moderne ed efficienti del mondo; benché nelle fasi iniziali del conflitto i cruentissimi scontri con le immense armate della Russia effettivamente misero in crisi l'esercito imperial regio asburgico, che risentì molto di tattiche antiquate e scarso coordinamento tra le varie Armi. Tuttavia la professionalità e l'ottima organizzazione dell'apparato militare asburgico resero possibile reagire rapidamente, sviluppando tattiche innovative per quei tempi e adeguandosi molto bene ai nuovi armamenti.

Malgrado le scarse risorse industriali dell'impero austroungarico, esacerbate dalla guerra, questa istituzione, se paragonata ad altri eserciti del periodo, resse con sorprendente tenacia ed efficienza la prova bellica, restando una compagine saldamente coesa e restando in grado di difendersi con successo sino all'ultimo giorno di guerra, dando segni di sfaldamento solo dopo il collasso politico dello stato asburgico, di cui costituì senza dubbio una delle colonne portanti.

Frontespizio del testo originale Adjustierungsvorschrift fuer die k.u.k. Armee (Regolamento sull'uniforme dell'Armata comune imperiale e regia), k.k. Landwehr (Esercito nazionale austriaco) k.u. Landwehr (Esercito nazionale ungherese) del 1867 (edizione 1912), in pratica l'atto ufficiale di nascita dei tre eserciti (imperiale, austriaco e ungherese) che costituivano l'apparato militare asburgico.

L'imperial regio Esercito, così come la Landwehr e la honvéd, fu sciolto nel 1918, dall'imperatore Carlo alla fine della prima guerra mondiale in seguito alla caduta della duplice monarchia, liberando i componenti dal rispetto del giuramento di fedeltà prestato al sovrano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Supremo comandante delle Forze armate era l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria, (1830-1916) qui ritratto nel 1885, fu il creatore dell'imperial regio esercito e ne plasmò personalmente le caratteristiche.

Costituzione e eredità[modifica | modifica wikitesto]

L'Esercito imperiale austriaco venne costituito nel 1809, alla caduta del Sacro Romano Impero (fondato da Carlomagno e retto dalla Casa d'Asburgo sin dal XIV secolo) per opera di Napoleone e che divenne pertanto semplicemente, Impero d'Austria (Kaisertum Oesterreich). In conseguenza di ciò, nel 1809 l'esercito imperiale cambiò denominazione in Esercito Imperiale Regio (kaiserliche koenigliche Armee, o k.k. Armee), ereditando però struttura, organizzazione, tradizioni dall'antico apparato militare precedente.

Le tradizioni dell'esercito imperiale austriaco erano antichissime e gloriose, risalendo ai tempi di Carlomagno (da cui gli Asburgo rivendicavano -e tuttora rivendicano- la discendenza) e comprendevano tutte le imprese militari del Sacro Romano Impero: la partecipazione dei soldati austriaci alle Crociate, la lotta secolare contro i Turchi nei Balcani, gli assedi di Vienna (in particolare quello del 1689), le guerre rinascimentali europee con Massimiliano I e Carlo V d'Asburgo, la Guerra dei Trent'anni, e tutte le guerre combattute in Europa in generale, durante le quali l'Impero Austriaco aveva dato innumerevoli prove di valore, anche clamorose. Il Museo Storico dell'Esercito di Vienna (Heeresgeschichtliches Museum) racchiude un'incomparabile testimonianza della storia militare europea che va dall'Impero Romano alle missioni internazionali in Afghanistan e dà molto bene l'idea di quanto la storia dell'Austria sia tutt'uno con quella d'Europa.

L'Esercito imperiale austriaco perciò raccoglieva una tradizione militare senza pari nel mondo, essendo diretto erede delle più antiche e gloriose forze armate esistenti e dell'entità nazionale (il Sacro Romano Impero) più antica e carica di storia. La tradizione appunto fu il nucleo centrale attorno al quale venne organizzato l'apparato militare imperiale austriaco (e lo rimase sempre).

Battaglia di Novara: scontri tra piemontesi e Feldjaeger alla Bicocca. Le vittorie austroungariche di Novara e Mortara restarono tra i migliori esempi delle tradizioni militari del vecchio esercito imperiale

Fin dall'inizio della sua carriera, l'Esercito imperiale venne massicciamente coinvolto nella storia d'Europa: la fragile tregua con la Francia del 1809 si ruppe già nel 1813, quando l'esercito austriaco partecipò alla campagna di Lipsia; poi, all'occupazione della Francia (1814). Sin dalle prime fasi della sua storia l'Esercito Imperiale Austriaco confermò pienamente la solida reputazione di professionalità ed efficienza del precedente Esercito Asburgico.

Il feldmaresciallo Josef Wenzel Radetzky, conte di Radetz (1766-1858), il più prestigioso comandante del vecchio esercito imperiale (1809-1867) protagonista delle Cinque Giornate di Milano e autore delle celebri vittorie di Novara e Mortara sul Piemonte durante la 1a Guerra d'indipendenza italiana (1848-1849).

Partecipò alle campagne in Italia contro il Piemonte del 1848-49 (prima guerra d'indipendenza italiana), in cui inflisse al Regno di Sardegna una severa sconfitta; del 1859 (seconda guerra d'indipendenza) dove venne sconfitto dall'esercito francese alleato del Regno Sardo (a cui dovette cedere la Lombardia); a quella del 1866 (terza guerra d'indipendenza) nella quale inflisse dure sconfitte (vedi battaglia di Custoza) al neonato Regio Esercito italiano ma, vittima di armamenti e tattiche antiquate, venne a sua volta clamorosamente sbaragliato dal molto più moderno esercito prussiano (alleato dell'Italia) a Sadowa. A seguito di ciò, L'Austria dovette cedere il Veneto all'Italia.

Le riforme del 1866/67[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: storia dell'esercito austriaco dopo le riforme di Francesco Giuseppe.

La sconfitta contro la Prussia causò un vivo trauma nella società e nell'opinione pubblica austriaca, ed in particolare negli ambienti militari asburgici, che si resero conto di quanto le orgogliose forze armate dell'Impero fossero rimaste arretrate tecnologicamente rispetto alle più recenti innovazioni militari prussiane e francesi. I fucili Dreyse a retrocarica dei prussiani e la loro eccellente artiglieria in acciaio avevano definitivamente condannato al museo le armi ad avancarica e i cannoni di bronzo degli austriaci; l'esercito imperiale austriaco era sempre stato ottimamente addestrato e organizzato, e aveva un Corpo ufficiali tra i più professionali del mondo, ma occorrevano anche armi moderne e tattiche nuove: un'apposita commissione militare intraprese perciò delle profonde riforme, cominciando con l'abolire le assurde uniformi bianche, risalenti al '700 e che erano sempre state una caratteristica dell'esercito austriaco, con delle meno appariscenti uniformi blu. Poco dopo (1868) vennero anche spediti ai depositi i fucili Lorenz mod. 1854 che, pur essendo di recente adozione, erano concettualmente superati, e sostituiti con il fucile Werndl mod. 67 a retrocarica. Cosa ancora più importante, la fabbrica di armi di Josef Werndl, ideatore dell'arma, divenne la Oesterreichische Waffenfabrik con sede a Steyr e posta sotto il controllo dello Stato.

La ripartizione delle forze armate[modifica | modifica wikitesto]

Il capo di stato maggiore delle forze armate austro-ungariche, feldmaresciallo barone Franz Conrad von Hötzendorf. Convinto che l'Italia avrebbe prima o poi tradito l'alleanza con l'Austria, sostenne un vasto piano di fortificazioni ai confini meridionali dell'Impero. Fu l'ideatore e il comandante della "Spedizione Punitiva" (Strafexpedition) contro l'esercito italiano condotta in Trentino nel 1916, e che giunse vicina al successo.

Ma soprattutto, per soddisfare le pressanti richieste di autonomia degli ungheresi, l'Imperatore Francesco Giuseppe I varò il celebre Ausgleich (Compromesso), promulgato il 15 marzo 1867 che trasformava l'Impero in una Duplice Monarchia costituita dall'Impero d'Austria e dal Regno d'Ungheria, che confinavano geograficamente in corrispondenza del fiume Leita (donde i nomi di "Cisletania" e "Transleitania", usati all'epoca come sinonimo di Austria e Ungheria rispettivamente); all'Ungheria vennero accordate ampie autonomie che lo trasformarono da territorio sotto diretto governo della Corona imperiale in Stato nominalmente separato, con parlamento, governo, leggi, finanze e forze armate proprie (Magyar királyi honvédség), gestite ed amministrate da un apposito ministero della difesa magiaro (m.k. Honvédelmi Miniszsterium). Nominalmente, si badi: il capo dello Stato rimaneva sempre Francesco Giuseppe I in quanto Re d'Ungheria, e naturalmente anche l'esercito ungherese aveva al suo vertice l'Imperatore e Re. In comune ai due Stati restavano il capo dello Stato (Francesco Giuseppe I), la valuta (Corona austro-ungarica), la Difesa, gli Esteri e le Finanze.

Nel 1868, le concessioni fatte all'Ungheria vennero estese anche all'Impero d'Austria che ebbe così anch'essa un parlamento, un governo, e un esercito (Landwehr), che veniva amministrata dal ministero nazionale della difesa austriaco (k.k. Oesterreichisches Ministerium fuer die Landesverteidigung). L'Esercito Imperiale venne mantenuto in servizio mutando denominazione in "Imperial regio Esercito", per distinguerlo dalle altre due forze armate e sottolineare il fatto che traeva il suo personale, sia professionale che di leva, da tutto il territorio dell'Impero e da tutte le nazionalità in esso comprese. La ferma militare per i giovani in età di leva venne fissata in 3 anni; il servizio militare poteva essere prestato sia nella Landwehr (o Honvéd), sia nell'Esercito imperial regio, secondo quanto stabilito da un apposito sorteggio. L'imperial regio Esercito dipendeva amministrativamente dall'Imperiale e Regio Ministero per la Guerra (k.u.k. Kriegsministerium)

Figura di primo piano nello sviluppo e ammodernamento dell'imperial regio Esercito fu l'Imperatore. Il Kaiser und Konig (imperatore e re) Francesco Giuseppe I era un monarca scrupoloso, rigoroso e che considerava le forze armate (e l'Impero in generale) come una proprietà di famiglia. La sua figura paterna era oggetto di un vero proprio culto in tutto l'Impero e in particolare da parte dei suoi sudditi in uniforme. Sotto il suo regno (durato ben 68 anni) l'Impero Austro-ungarico, vale a dire tutta la Mitteleuropa dal Lago di Costanza al Mar Nero, aveva conosciuto un prodigioso sviluppo economico e culturale ed un benessere sociale garantito da una capillare ed efficiente amministrazione pubblica. Naturalmente le forze armate erano state oggetto di grande attenzione: Francesco Giuseppe si occupò personalmente dell'industria degli armamenti, della conservazione delle tradizioni e del glorioso retaggio dell'Armata Austriaca di cui senza dubbio aumentò ulteriormente il già notevole prestigio dell'istituzione militare. La stretta supervisione del riveritissimo imperatore fu determinante nell'introduzione di nuovi e moderni armamenti, nello sviluppo di un'efficiente industria bellica, di una rete stradale e ferroviaria impressionante per l'epoca (nei Balcani, strade e ferrovie sono tuttora in gran parte di costruzione asburgica) e nella maturazione di un apparato militare ancora legato a tattiche napoleoniche in uno strumento bellico moderno e ottimamente attrezzato, che si può sinteticamente descrivere come una costante opera di sintesi tra le migliori caratteristiche del passato (tradizione, spirito di corpo e disciplina) con equipaggiamenti e armamenti all'avanguardia, meticolosa organizzazione e un attento studio delle caratteristiche del territorio. Opera condotta con rigore durante quasi cinque decenni; nel 1914 pertanto le forze armate austro-ungariche erano considerate tra le più efficienti al mondo.

La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Le operazioni iniziali della prima guerra mondiale, iniziate con la mobilitazione dell'Esercito imperial regio unitamente alla Landwehr e alla Honvéd, videro le forze armate austro-ungariche dominare la situazione sul fronte serbo, dove la disparità di forze risolse rapidamente a favore dell'Austria le operazioni militari nei Balcani (l'esercito serbo, compreso il comandante in capo Radomir Putnik, affrontò una penosa ritirata attraverso la Bosnia venendo poi tratto in salvo in Montenegro dalla Regia Marina italiana nel 1916). Sul fronte russo, invece (il teatro d'operazione che assorbì il 70% delle forze militari austro-ungariche, e ciò non va mai dimenticato) le truppe austro-ungariche furono presto in difficoltà. Le colossali armate russe, l'enormità degli spazi, le scarse vie di comunicazione della Russia zarista trasformarono ben presto quella che era stata annunciata come una marcia trionfale in un sanguinoso scontro di attrito tra i belligeranti. In tarda estate cadde Przemysl, principale caposaldo austro-ungarico in Galizia; sempre in Galizia, in autunno gli austriaci vennero duramente battuti da una formidabile controffensiva russa, a cui si aggiunsero le piogge e le nevicate a immobilizzare il fronte orientale.

Vennero perciò a galla i principali punti deboli dell'esercito austro-ungarico: se le truppe e i comandanti si erano comportati con valore e competenza, le tattiche di combattimento anacronistiche e inadeguate (come in tutti gli eserciti dell'epoca, la manovra preferita era l'assalto frontale) avevano trasformato le battaglie di movimento in colossali scontri frontali tra armate che costarono all'Austria-Ungheria terribili perdite (il 50% del personale di lunga ferma in servizio nel 1914[2]) senza apprezzabili risultati. Inoltre, le controffensive russe condotte da enormi formazioni di fanteria e cavalleria, apparentemente inesauribili, con assoluta noncuranza delle perdite, misero a dura prova le truppe imperiali che non avevano né la flessibilità operativa né la potenza di fuoco degli alleati Tedeschi. Emersero poi subito le difficoltà di rifornimento e di trasporto (in Europa Orientale, strade e ferrovie erano poche e inadeguate) che afflissero le forze armate austro-ungariche per tutta la durata della guerra.

Nelle prime fasi dell'offensiva di Caporetto dell'ottobre 1917, gli Austro-Tedeschi catturarono ingentissime quantità di prigionieri e materiale bellico. Nella foto, militari austriaci scortano nelle retrovie dei prigionieri italiani, osservando le evoluzioni degli aeroplani austriaci sulle trincee.

A ciò si aggiunsero l'impreparazione alle bassissime temperature invernali che flagellarono il fronte orientale, l'enorme quantità di risorse e materiali necessarie per mantenere l'esercito in un fronte tanto esteso, a cui l'economia nazionale dell'Impero non riuscì mai a far fronte completamente, e la mobilitazione di grandi masse di uomini che misero in crisi fin dall'inizio l'Intendenza militare asburgica. Il Comando Supremo imperiale regio (k.u.k. Allerhochster Oberbefehl) da cui dipendeva direttamente lo stato maggiore delle Forze armate (Armee Ober Kommando, o AOK), per far fronte a una crisi potenzialmente fatale, dovette rivedere profondamente le sue procedure tattiche e logistiche.

Nel 1915, l'entrata in guerra dell'Italia vide l'Esercito imperial regio schierarsi anche sul fronte dell'Isonzo e del Trentino, a fianco dei Reggimenti della Landwehr austriaca. Per più di due anni le truppe austro-ungariche riuscirono con pieno successo a contenere le furiose offensive scatenate dal generale Luigi Cadorna e che costarono carissime all'esercito italiano. In particolare sul fronte del Trentino e delle Dolomiti, gli Austro-ungarici seppero condurre un'abile guerra di posizione che inchiodò gli italiani attaccanti alle posizioni di partenza. Nel 1916, il Capo di stato maggiore austro-ungarico, Franz Conrad von Hoetzendorf, sferrò in Trentino una potente offensiva denominata Strafexpedition ("spedizione punitiva"). Vennero introdotte nuove tattiche di combattimento, già sperimentate sul fronte orientale e sviluppate dai Tedeschi: infiltrazione, ricognizioni offensive, ricognizioni aeree, fuoco di artiglieria controllato e concentrato, ecc. L'offensiva giunse vicinissima a sfondare il fronte e gli Italiani riuscirono ad arginarla solo con gravi difficoltà.

Nel 1917, la Russia uscì dal conflitto. Ciò non significò la fine delle operazioni sul fronte orientale, poiché le forze armate austroungariche continuarono a combattere contro la Romania, la guerriglia serba e i contingenti Alleati in Macedonia e Bulgaria. Però, l'armistizio con la Russia zarista rese disponibili all'Alto Comando austroungarico una grande quantità di uomini e materiali che vennero prontamente rivolti verso l'Italia.

L'Imperatore Carlo I in visita alle truppe, nel 1917. Appena salito al trono, nel novembre 1916, il trentenne imperatore si dedicò intermante al suo ruolo di comandante in capo delle armate austroungariche e si recò in visita al fronte ed alle truppe pressoché incessantemente.
Militari tedeschi sul fronte italiano nel 1917. Le agguerrite divisioni germaniche contribuirono moltissimo alla riuscita dell'offensiva di Caporetto, ma vennero ritirate pochi mesi dopo per partecipare all'offensiva di primavera (Kaiserschlacht) sul fronte francese.
La stazione ferroviaria di Trento il 4 novembre 1918 ingombra di militari austriaci in attesa di un treno per tornare a casa. Per più di quattro anni, le armate austroungariche seppero resistere tenacemente alle tremende prove del conflitto mondiale: all'indomani della capitolazione, invece, si dissolsero con stupefacente rapidità.

Il 24 ottobre 1917, dopo un'accuratissima preparazione e l'arrivo di importanti rinforzi germanici, le armate austroungariche lanciarono una poderosa offensiva sul fronte dell'Isonzo che aprì una grande falla nella Conca di Plezzo, nel settore di Caporetto. L'esercito italiano andò in pezzi: gli Austro-Tedeschi dilagarono fino al Piave, catturando 300.000 prigionieri, oltre a un immenso bottino di armi e materiali. Fu il canto del cigno delle imperiali e regie armate: non c'erano ormai più le riserve e le scorte necessarie per sfruttare la clamorosa vittoria e ripianare le perdite che erano state comunque pesanti. La linea del Piave cristallizzò le operazioni militari fino a primavera e nel giugno del 1918, nonostante le divisioni germaniche (le più efficienti) fossero state ormai richiamate sul fronte occidentale, lo Stato Maggiore austroungarico tentò un'ultima disperata offensiva sul Montello e sul Piave, con attacchi diversivi in Trentino (Operazione Valanga). Ma mentre gli Italiani si erano ormai pienamente ripresi, assistiti anche da forti contingenti inglesi e francesi e da imponenti forniture belliche, gli Austro-ungarici soffrivano terribilmente del blocco economico degli Alleati che isolava l'Impero dall'esterno. L'economia dell'Impero Austro-ungarico non era all'altezza di quella dell'Impero Germanico: florida in tempo di pace, era stata messa in ginocchio dallo sforzo bellico e dall'embargo operato dagli Alleati. La popolazione civile si dibatteva nel rigido razionamento alimentare, e le armate asburgiche non erano nemmeno più in grado di assicurare il rancio ai propri uomini. In queste condizioni, nonostante alcuni brillanti successi locali e i disperati sforzi, le offensive austro-ungariche fallirono tutte e da allora l'imperiale regio Esercito, assieme ai reparti Landwehr e Honvéd, condusse una battaglia di retroguardia in condizioni sempre più disperate per la penuria anche dei generi più elementari (alle reclute che giungevano ai depositi nel 1918 venivano spesso consegnate uniformi tolte a cadaveri)[3]. Quando le condizioni delle armate austroungariche non furono più sostenibili, a causa anche della disgregazione politica dell'Impero (il 31 ottobre 1918 l'Ungheria aveva dichiarato la secessione e ritirato le proprie truppe) e dei continui ammutinamenti causati dalla fame che attanagliava l'intero esercito, venne stipulato l'armistizio con l'Italia del 3 novembre 1918 che entrò in vigore il giorno successivo. L'ufficiale austriaco Fritz Weber, nel suo Tappe di una disfatta, ha lasciato una memorabile descrizione dello sfacelo che subito dopo dissolse le armate austro-ungariche mettendo fine alla storia millenaria della più antica istituzione militare del mondo.

Ordine di battaglia nella prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1914, l'imperial regio esercito era articolato su 16 Distretti militari che riunivano complessivamente 49 divisioni di fanteria (con solitamente 2 brigate ciascuna) e altrettante brigate di artiglieria, più un numero di brigate di cavalleria tra 1 e 2 per Distretto. In caso di mobilitazione, ciascun Distretto mobilitava le forze in servizio e in congedo nel suo territorio, e formava un Corpo d'Armata che, così mobilitato, veniva inviato al fronte autonomamente, secondo piani prestabiliti.

Conclusione[modifica | modifica wikitesto]

È lecito concludere che l'Imperial regio Esercito si comportò anche nel primo conflitto mondiale all'altezza delle sue tradizioni. Impegnato in una lotta titanica contro poderosi avversari e stretto nella morsa della scarsità di tutto, riuscì a cogliere importanti successi e seppe reagire alle sconfitte ricevute con grande vitalità. A differenza dei suoi avversari, l'esercito austroungarico fu in grado di reagire sviluppando tattiche innovative (ad esempio, le Sturmtruppen) e introducendo nuovi armamenti. La professionalità degli ufficiali si mantenne molto elevata per tutta la durata del conflitto, anche quando il livello dei militari di truppa calò drasticamente a causa della massiccia mobilitazione e della leva in massa del 1917, e ciò, assieme all'alta qualità delle armi e ad un'indubbia abilità tattica dei comandi, contribuì più di ogni altra cosa a prolungare la resistenza austro-ungarica così a lungo. Anche negli ultimi giorni di guerra, quando l'Impero si stava già disgregando, i soldati dell'imperiale regio esercito continuarono a battersi a fianco della Landwehr e della Honvéd con valore e determinazione, di qualunque nazionalità fossero.

Si è molto discusso anche della infedeltà dei reggimenti boemi e céchi dell'Esercito imperial-regio: è certamente vero che vi furono episodi anche clamorosi (il 15 giugno 1915 il 36º Reggimento Imperiale e Regio, di stanza a Praga e di nazionalità céca, passò in blocco dalla parte dei Russi) e che gli Italiani riuscirono a costituire una Legione Cecoslovacca con i disertori Céchi e Slovacchi, ma nel complesso la multietnicità dell'esercito non costituì mai un motivo di crisi. È vero che la Gendarmeria austroungarica vigilò attentamente sulle nazionalità ritenute "sospette" (Bosniaci, Polacchi, Ruteni, Italiani) ma a parte episodi isolati poco rilevanti, i reggimenti imperiali e regi si comportarono sempre con esemplare lealtà e affidabilità.

Struttura e organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso dell'Accademia Militare Teresiana (Theresianische Militarakademie), fondata dall'Imperatrice Maria Teresa e tradizionale fucina di tutti gli ufficiali di carriera dell'Esercito imperial regio.

L'apparato militare austro-ungarico si differenziava sostanzialmente da quello dei coevi stati dinastici e nazionali, dovendo contemperare e riunire le istanze nazionalistiche ungheresi, gli assetti tradizionali, e le rivendicazioni della parte tedesca dell'impero. Era costituito dall'imperiale regio Esercito (in comune a tutto l'Impero austro-ungarico), esercito nazionale imperiale austriaco (k.k. Landwehr), esercito nazionale reale ungherese (k.u. Honvéd) e dalle forze delle rispettive riserve territoriali nazionali. L'assegnazione delle reclute (al 20º anno di età) all'esercito comune o a quello nazionale avveniva per estrazione a sorte.

L'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este, nipote dell'imperatore Francesco Giuseppe ed erede designato al trono (Thronfolger), e la moglie contessa Sofia Chotek a Sarajevo, il 28 giugno 1914, pochi minuti prima di essere entrambi assassinati. La nomina dell'arciduca a ispettore generale delle forze armate gli conferiva pieno potere di riforme e ammodernamenti che intraprese subito, allarmando gli Stati confinanti fra cui la Serbia, sospettata di aver organizzato il suo assassinio.

Con l'eccezione delle forze di riserva, ognuna di queste compagini aveva progressivamente raggiunto una propria organizzazione indipendente, sia per quanto riguardava i finanziamenti, il reclutamento, la formazione e l'addestramento, sia per quanto riguardava l'assetto, e questa era la fondamentale differenza fra le forze nazionali austriache ed ungheresi e le strutture con denominazione analoga esistenti in altri paesi, quali ad esempio il Reich tedesco, nel quale la Landwehr non era altro che la riserva dei militari congedati da mobilitare in caso di guerra: nell'Impero austro-ungarico, ciascuna delle tre forze armate era un vero e proprio esercito indipendente, con alti livelli di professionalità e con tutte le specialità, corpi, servizi propri di una forza armata. E in caso di guerra, ciascuno di essi aveva una sua propria riserva da mobilitare (Landsturm per l'Austria e Nepfolkelés per l'Ungheria).

Comandi[modifica | modifica wikitesto]

Però, in caso di conflitto, tutti e tre gli eserciti si riunivano sotto un unico Stato Maggiore (k.u.k. Armee Ober Kommando, AOK) il quale a sua volta era coordinato assieme alla Marina da Guerra (k.u.k. Kriegsmarine) nel Comando Supremo (Allerhochster Oberbefehl) di cui faceva parte direttamente la Cancelleria Militare Imperiale e Regia (k.u.k. Militarkanzlei) cioè l'Imperatore. Questi organismi costituivano la suprema guida militare dell'Impero Austroungarico.

Comandante supremo di tutte le forze di terra e di mare dell'Impero, era l'Imperatore stesso, cui solo spettava costituzionalmente l'autorità di dichiarare guerra. Nel 1906, venne nominato capo dello Stato Maggiore Generale il generale d'armata Franz Conrad, barone von Hoetzendorf che, assistito dall'erede al trono arciduca Francesco Ferdinando, intraprese vaste riforme.

Nel 1913, l'arciduca Francesco Ferdinando venne nominato ispettore generale di tutte le forze armate imperiali (Generalinspektor der gesamten bewaffneten Mächte); quando venne assassinato a Sarajevo il 28 giugno 1914, il suo posto venne preso dall'arciduca Federico, che lo esercitò con vigore ed efficacia, seguendo le orme del predecessore.

La struttura dell'esercito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Gemeinsame Armee.
La bandiera in dotazione ai reggimenti Nr. 2, Nr. 4, Nr. 39, Nr. 41 e Nr. 57. La seconda bandiera dell'esercito comune era invece bianca, con il ritratto della Madonna su un lato e l'aquila imperiale sull'altro[4].

Reclutato uniformemente su tutto il territorio dell'Impero, dipendeva dal ministero della guerra della duplice monarchia[5] (k.u.k. Reichskriegsministerium, dal 1911 Kriegsministerium) pertanto i reparti dipendenti dell'esercito comune erano detti "imperiali e regi" (kaiserlich und königlich - k.u.k.-/császári és királyi); nell'esercito comune confluirono tutti i reparti di antica tradizione dell'esercito imperiale di cui prese il posto. Operava indifferentemente su tutto il territorio dell'Impero.

Per legge, le spese per il suo mantenimento erano ripartite tra Austria (per il 63,6%) e Ungheria (per il rimanente 36,4%) e, complessivamente, le spese militari dell'Impero Austroungarico nel 1906 ammontavano al 2,5% del prodotto interno lordo; nel 1912 erano di 670 milioni di Corone[6] (circa) comprendendo Esercito Comune Imperiale e Regio, Marina Imperiale e Regia, Landwehr e Honvéd per un'incidenza del 3,5% sul prodotto interno lordo; risultato notevolmente limitato, se paragonato ad es. al 5% speso da Russia e Italia. Gli uomini erano reclutati in 103 distretti militari che, sempre nel 1885, permisero all'esercito austro-ungarico di contare su una forza mobilitabile di 1.141.782 uomini, 202.204 cavalli e 1.540 cannoni (escluse le riserve e le truppe di guarnigione)[7].

Nel 1885 era costituito da tre armate, una con cinque corpi d'armata e due con quattro, più il XIV corpo d'armata da montagna, destinato alla difesa del Tirolo, e il XV corpo d'armata messo a protezione delle province balcaniche (Dalmazia, Bosnia ed Erzegovina). Ogni corpo d'armata, eccezion fatta per il XIV che era formato da una divisione alpina e da una della milizia tirolese (Landesschützen), era costituito da due divisioni regolari e da una della milizia territoriale; così impostato in tempo di pace l'esercito contava 36 divisioni di fanteria, di cui cinque dette "nominali" perché formate solo al momento della mobilitazione. Di norma, una divisione era formata da due brigate di 2 reggimenti ciascuna.

Cavalleria[modifica | modifica wikitesto]

Cavalleria imperiale e regia nel 1898.

La cavalleria era suddivisa in brigate assegnate ciascuna a un corpo d'armata, comprendenti due o tre reggimenti ciascuna, e in cinque divisioni indipendenti: in totale 21 brigate, contro le 69 della fanteria. Un reggimento era diviso in 2 "divisioni", che in cavalleria equivalgono a un gruppo di 3 squadroni con 5 ufficiali, 20 sottufficiali e 150 uomini di truppa ciascuno (all'atto della mobilitazione nel 1914 la forza degli squadroni di cavalleria salì a 175 uomini), per un totale di 1175 uomini per reggimento in tempo di pace, e 1275 in tempo di guerra.

La cavalleria era divisa in tre specialità:

  • Dragoni (k.u.k. Dragonen), formati da cavalleggeri reclutati nelle province di lingue tedesca; nel 1914, contavano 15 reggimenti, il più prestigioso dei quali era il 1º Reggimento Dragoni "Imperatore Francesco" (k.u.k. Dragonerregiment "Kaiser Franz" Nr. 1), il più antico era l'8º Reggimento Dragoni "Conte Montecuccoli" (k.u.k. Dragonerregiment "Graf Montecuccoli" Nr. 8), fondato nel 1618 e in servizio attivo ininterrottamente dalla Guerra dei trent'anni (!).
  • Ussari (k.u.k. Husaren), formati da cavalleggeri reclutati nelle province di lingua ungherese (o appartenenti al Regno d'Ungheria); il più antico reggimento Ussari era il 9° "Conte Nàdasdy" (k.u.k. Husarenregiment "Graf Nàdasdy" Nr. 9), fondato nel 1688. Nel 1914, i reggimenti Ussari k.u.k. erano 16.
  • Ulani (k.u.k. Ulanen), reclutati nelle province di lingua slava; schieravano nel 1914 13 reggimenti, di cui il più antico era il 6° "Imperatore Giuseppe II" (k.u.k. Ulanenregiment "Kaiser Joseph II" Nr. 6), fondato nel 1688.

(di sopra sono indicati solo i reggimenti dell'esercito comune; per la cavalleria Landwehr o Honvéd si vedano le apposite sezioni).

Le specialità sopra descritte avevano ormai perso le originali differenze di armamento e impiego tattico; nel 1867, a seguito della riforma dell'esercito austro-ungarico, non c'era più differenza fra cavalleria "leggera" e "pesante", e specialità storiche come i Corazzieri (Kurassiere) e i Cacciatori a Cavallo (Jager zu Pferde) erano state sciolte. Le tre specialità rimanenti (Dragoni, Ussari e Ulani) differivano solamente per l'uniforme e per la provenienza regionale, ma in battaglia operavano tutti e tre nello stesso ruolo: esplorazione, pattugliamento, inseguimento del nemico, sicurezza dell'esercito in marcia. Anche l'armamento era lo stesso per tutti e comprendeva carabina, pistola e sciabola. Anche nella cavalleria l'assegnazione delle reclute ad un reggimento dell'esercito comune imperial regio o di quello nazionale avveniva per sorteggio.[7]

Nel corso della guerra, 35 reggimenti di cavalleria vennero appiedati e trasformati in fanteria.

Artiglieria[modifica | modifica wikitesto]

L'obice campale Škoda 10 cm Vz. 1914 da 100 mm, il più diffuso modello di obice dell'esercito austro-ungarico. Per le sue ottime caratteristiche generali, restò in servizio nell'area balcanica molto dopo il 1918.

L'artiglieria Imperiale e Regia aveva la stessa organizzazione tattica dell'artiglieria Landwehr e di quella Honvéd, pertanto era organizzata in reggimenti, assegnati alle Divisioni dell'Esercito; inoltre, quando era assegnata ai Corpi d'Armata, era raggruppata in brigate[5].

Le brigate di artiglieria schieravano 4 reggimenti da campagna (2 di cannoni campali M.05/08 da 80mm e 1 di obici campali M.99 o M.14 da 100mm), e un reggimento di obici pesanti. Comandava la brigata un maggiore generale (Generalmajor). Poiché ogni brigata d'artiglieria da campagna (Feld-artilleriebrigade) era assegnata ad uno dei 14 corpi d'armata dell'esercito comune, le brigate di artiglieria prendevano la stessa numerazione, da 1 a 14. Nel 1916 le brigate di artiglieria vennero riorganizzate su tre soli reggimenti: uno di cannoni campali (Feldkanonen), uno di obici campali (Feldhaubitzen) e uno di obici pesanti (Schwere-feldhaubitzen). A ciascun reggimento venne assegnata una batteria di cannoni contraerei (Flieger-abwehr Batterie) e una di lanciamine (Minenwerfer). Nel 1918, vennero nuovamente riorganizzate, con due reggimenti di artiglieria campale mista (cannoni e obici) e un reggimento obici pesanti, ciascuno con 6 batterie.

Obice Škoda 10 cm Vz. 1916 da 100 mm, pezzo d'artiglieria di eccellente progettazione, adottato dall'esercito imperial regio nel 1916 e che restò ampiamente in servizio anche nella 2ª guerra mondiale.

Ciascun reggimento dell'artiglieria imperiale e regia (k.u.k. Artillerieregiment) era comandato da un colonnello, e contava 24 pezzi ripartiti in 4 batterie (Batterien) di 6 pezzi ciascuna, ripartite in 2 divisioni di 2 batterie (12 pezzi). Nel 1916 vennero assegnate a ciascun reggimento una batteria antiaerea e una di lanciamine, portando così le batterie a 6; al comando della batteria vi era un capitano; al comando della divisione vi era un maggiore. Ciascun reggimento disponeva di un'officina da campo mobile e di un parco automezzi. I pezzi erano tirati ciascuno da 4 cavalli, pertanto un reggimento aveva (sulla carta) 100 cavalli da tiro (96 per i pezzi e 8 di riserva), e 24 da sella.

Un obice da montagna Škoda 7,5 cm Vz. 1915 da 75 mm, uno dei più moderni ed efficaci pezzi d'artiglieria da montagna della sua epoca; qui è ripreso in una postazione di alta quota sul fronte dolomitico.

Le specialità dell'artiglieria erano:

  • artiglieria da campagna (Feldartillerie), assegnata alle divisioni dell'esercito per il supporto di fuoco sul campo di battaglia; nel 1914 schierava 42 reggimenti di cannoni da campagna (k.u.k. Feldkanonen-Regiment), 14 reggimenti obici da campagna (k.u.k. Feldhaubitzen-Regiment), e 14 divisioni di obici pesanti (k.u.k. schwere Haubitzendivision), ciascuna con 2 batterie di 4 pezzi M.94 o M.99 da 150 mm; nel 1916 le divisioni obici pesanti vennero trasformate in reggimenti con 16 pezzi su 4 batterie.
  • artiglieria a cavallo (reitende-Artillerie), ripartita in divisioni (k.u.k. reitende-Artilleriedivision) assegnate ciascuna ad una delle nove brigate di cavalleria dell'esercito comune imperial regio. Nel 1914 le divisioni di artiglieria a cavallo erano 8 (1ª, 2ª, 4ª, 5ª, 6ª, 7ª, 10ª, 11ª) e ciascuna di esse, al comando di un tenente colonnello, disponeva di 3 batterie con 4 cannoni da campagna M.99 ciascuna.
  • artiglieria da fortezza (Festungs-Artillerie): le fortezze erano un elemento molto importante nella dottrina militare dell'epoca, in tutti i Paesi; e anche l'Austria-Ungheria aveva investito enormi somme nella realizzazione di fortificazioni a protezione dei suoi confini. Nelle fortificazioni vi erano guarnigioni di fanteria e artiglieria che manovravano i cannoni e gli obici, muniti di cupole corazzate, in ambienti sotterranei e angusti, con complessi sistemi per il controllo del tiro e per le comunicazioni. Occorrevano perciò uomini con addestramento e equipaggiamento speciale. Vi erano 5 brigate di artiglieria da fortezza nell'esercito comune, che nel 1914 raggruppavano 6 reggimenti (k.u.k. Festungs-Artillerieregiment) più 8 battaglioni autonomi.
    Mortaio pesante Škoda 30,5 cm Vz. 1911 da 305 mm, con un proiettile corazzato anti-bunker sulla piattaforma di tiro. Progettato per distruggere le fortezze, fu ampiamente usato su tutti i fronti di guerra.
  • artiglieria da montagna (Gebirgs-Artillerie): benché l'esercito comune imperial regio non disponesse nel 1914 di reparti da montagna veri e propri ma solo di truppe addestrate a operare in zone montuose (che è cosa diversa), disponeva però di 3 brigate di artiglieria classificate "da montagna", dotate di materiali e equipaggiamenti adatti a supporto di fuoco in zone impervie. La 1ª brigata era di stanza a Bressanone, la 2a a Sarajevo e la 3a a Mostar, nelle regioni appunto più montuose dell'Impero. Le tre brigate riunivano 10 reggimenti di artiglieria da montagna (k.u.k. Gebirgs-Artillerieregiment) ed erano assegnate rispettivamente al XIV, XV e XVI Corpo d'Armata. I reggimenti di artiglieria da montagna durante la guerra aumentarono fino a 28 e dagli iniziali 24 cannoni M.08 da 70 mm passarono nel 1917 ad avere 6 batterie di 4 cannoni da montagna M.15 da 75 mm (uno dei migliori della guerra) più tre batterie di 4 obici M.16 da 100 mm, per un totale di 36 pezzi.

L'artiglieria austro-ungarica era di ottimo livello, addestrata bene e dotata di materiale di alta qualità. Nel corso del conflitto, gli arsenali Škoda di Pilsen (Repubblica Ceca) produssero dei modelli di cannoni e obici tra i più moderni ed efficaci dell'epoca, come l'obice M.14 e M.16 e il cannone M.15; il più famoso di tutti fu l'"Ippopotamo", il mortaio Skoda da 305 mm che divenne l'incubo dei reparti italiani sul fronte dell'Isonzo o del Trentino. Malgrado ciò, la carenza di risorse, che limitò molto la produzione di quegli ottimi pezzi, e la cronica mancanza di munizioni e dei mezzi di trasporto per farle affluire sui fronti che distavano centinaia di km dalle fabbriche, posero severi limiti operativi all'artiglieria austro-ungarica.

Fanteria[modifica | modifica wikitesto]

Artiglieri cecoslovacchi ripresi in addestramento nel 1920 con un obice pesante Skoda M.16, versione migliorata del M.11 rispetto al quale aveva una bocca da fuoco più lunga e un più efficiente sistema di rinculo, che gli consentivano miglior gittata e precisione. Fu uno dei più avanzati obici della sua epoca.

Ciascun imperial regio reggimento di fanteria (appartenente cioè all'Esercito comune) contava 4 battaglioni, ciascuno con 4 compagnie che avevano ognuna una forza di 5 ufficiali, 10 sottufficiali e 85 soldati, in tempo di pace cioè 100 uomini (i reggimenti dislocati sulle frontiere militari in Bosnia e Russia ne avevano 120). Con i comandi e i servizi, un Imperiale e Regio reggimento disponeva (sempre sulla carta, e in tempo di pace) di 1911 uomini. Comandava il reggimento un colonnello (Oberst); un battaglione, era comandato da un tenente colonnello (Oberstleutnant) o da un maggiore (Major); una compagnia era comandata da un capitano (Hauptmann). Tutti i reggimenti dell'i. e r. Esercito comune erano identificati da un numero progressivo e da un titolare onorario (Inhaber), di solito un generale dell'esercito o un monarca straniero: ad es. 10º Reggimento di Fanteria "Re Gustavo V di Svezia" (k.u.k.. Infanterie Regiment Nr. 10 "Konig Gustav V von Schweden") oppure 23º Reggimento di Fanteria "Marchese von Baden" (k.u.k. Infanterie Regiment Nr. 23 "Markgraf von Baden").

I quattro reggimenti di Tiroler Kaiserjäger (Cacciatori imperiali tirolesi) costituivano un'eccezione essendo reclutati esclusivamente in Tirolo (tranne che per gli ufficiali, per i quali si consentiva l'ingresso ad altre nazionalità) e, contrariamente a quanto comunemente si crede, non si trattava di truppe da montagna ma di fanteria, ancorché di elevata qualità. I Feldjäger, anch'essi fanteria di élite, erano invece organizzati in battaglioni.

Di questi, 15.000 uomini facevano parte del Genio, che contava nel 1914 14 battaglioni di zappatori (k.u.k. Sappeur-Bataillonen), essenziali per la costruzione e manutenzione di strade, trincee, depositi ecc, assegnati ciascuno a un Corpo d'armata, ripartiti in 54 compagnie che all'atto della mobilitazione vennero assegnate alle 40 divisioni di fanteria; inoltre, il Genio schierava anche 8 battaglioni di pionieri (k.u.k. Pionier-Bataillonen), a disposizione dei comandi di Corpo d'armata, specializzati nella costruzione di opere campali e nella distruzione di quelle del nemico.quest'ultime assegnate ad altrettante divisioni di fanteria come avveniva per il battaglione pontieri (k.u.k. Bruckenbau-Bataillon) a cui durante la guerra se ne aggiunse un altro, per un totale di 20 compagnie di pontieri. Faceva parte del Genio anche il reggimento telegrafisti (k.u.k. Telegraphen-Regiment) con base a St. Poelten, munito di ben 4 battaglioni telefonisti e telegrafisti. Durante la guerra ebbe fino a 10.000 uomini e venne affiancato da molti reparti autonomi delle trasmissioni nel vitale compito di mantenere le linee di comunicazione radio, telegrafiche e telefoniche sui vari fronti[2].

Il feldmaresciallo Svetozar Boroevic von Bojna in tenuta di servizio con giubba grigio-azzurro chiaro e pantaloni blu scuro, e con cappotto da generale foderato di panno scarlatto in un ritratto del 1917.

Prima del 1914 vi erano, tra le truppe tecniche, le divisioni del Treno, cioè dei trasporti (k.u.k. Train-divisionen), addette al trasporto dei rifornimenti e dei rinforzi per tutte le unità combattenti. Le divisioni del Treno erano 16, ciascuna delle dimensioni di un mezzo reggimento: con lo scoppio del conflitto le divisioni del Treno vennero sciolte e trasformate in reparti di trasporti e rifornimenti (Nachschub-Abteilungen)[8].

I tre reggimenti addetti alle ferrovie erano sotto controllo del ministero dei Trasporti tramite lo Hilfsorgan (organo ausiliario), diviso in una sezione competente per il personale (che ammontava a 34.000 uomini in tempo di guerra) e una per il materiale (43.350 cavalli e 7.600 vetture in tempo di guerra)[4].

Composizione dell'esercito[modifica | modifica wikitesto]

Nell'esercito (k.u.k. Heer) vi erano ben 11 nazionalità diverse (austriaci, ungheresi, boemi, slovacchi, polacchi, ruteni, rumeni, italiani, croati, sloveni, bosniaci), con 9 lingue ufficialmente riconosciute (tedesco, ungherese, sloveno, croato, céco, rumeno, ruteno, italiano e polacco) e 5 religioni riconosciute (cattolica, protestante luterana, musulmana, ortodossa, ebraica). Si crederà che, con tutto ciò, regnasse nei reparti un'incredibile confusione per via del guazzabuglio di lingue, popoli e religioni diverse: ma non era affatto così. In ogni reggimento vi era una lingua reggimentale, parlata dalla maggior parte delle reclute e che anche gli ufficiali erano tenuti a conoscere. I comandi e le comunicazioni di servizio, così come i documenti di ogni tipo e categoria, dovevano invece essere in tedesco che tutti erano tenuti per legge a comprendere almeno in forma elementare (del resto l'insegnamento del tedesco era obbligatorio per legge fin nelle scuole elementari in tutto l'Impero, e quanto ciò sia stato scrupolosamente fatto osservare lo dimostra la comprensione ben diffusa della lingua tedesca in vaste parti dell'Europa centrale ancora oggi)[9].

Solitamente, le reclute sorteggiate per l'i. e r. Esercito comune erano inviate nei reggimenti stanziati nella provincia in cui risiedevano: ma non mancavano i casi di soldati spediti all'altro capo dell'Impero.

Esercito nazionale austriaco (k.k. Landwehr)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: kaiserlich-königliche Landwehr.

Identificatosi con la Landwehr, formata con elementi della parte austriaca dello Stato, dipendente dal ministero della difesa austriaco[5] (k.k. Ministerium fur Landesverteidigung) i cui reparti erano preceduti da "imperial-regio" (kaiserlich königlich -k.k.-/császári és királyi). Costituita nel 1867, suoi compiti istituzionali erano di provvedere alla difesa territoriale dell'Impero d'Austria, nel quale aveva le guarnigioni e i depositi e da cui traeva le sue reclute. Ben presto però divenne una forza armata parallela all'esercito comune (k.u.k. Heer) con materiali e personale spesso migliori. Dalla Landwehr dipendevano anche i celebri k.k.Tiroler Landesschutzen. La Landwehr era strutturata esattamente come l'esercito comune, disponendo di fanteria, cavalleria, artiglieria, genio, sanità, trasporti, corpo di stato maggiore, scuole ufficiali e sottufficiali ecc.

I Reggimenti della Landwehr, a differenza di quelli dell'Esercito imperiale, avevano tre battaglioni anziché quattro; per il resto erano organizzati in modo identico. Erano però identificati solamente dal numero reggimentale, non avendo un titolo. Le reclute sorteggiate per il servizio di leva nella Landwehr avevano molte più probabilità di essere vicino a casa, perciò era visto con maggior favore.

Dalla Landwehr dipendeva anche il Landsturm, la milizia territoriale formata dai riservisti mobilitati in caso di guerra. Durante la prima guerra mondiale combatté su tutti i fronti.

Esercito nazionale ungherese (magyar kiràly honvédség)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Magyar királyi honvédség (1867-1918).
Nel 1916 l'imperatore Carlo I adottò un nuovo emblema di Stato, raffigurante le armi di Austria e Ungheria accoppiate, ma fu poco utilizzato.

Detta magyàr kiràly honvédség in ungherese, gestita dal ministero della difesa del regno d'Ungheria[5], i cui reparti venivano preceduti dalla locuzione "regio ungherese" (königlich ungarisch -k.u. magyar királyi). Vedi sopra per organizzazione e arruolamento (del tutto affine alla Landwehr austriaca) ma riferito al Regno d'Ungheria.

La Honvéd aveva la sua milizia territoriale da mobilitare in caso di guerra, formata dai riservisti delle classi di leva fino ai 42 anni: la Népfolkelés. Anche la Honvéd combatté su tutti i fronti durante il conflitto mondiale. Analogamente all'Esercito Comune Imperiale e Regio ed alla Landwehr, anche la Honvéd in quanto esercito nazionale ungherese disponeva di artiglieria, cavalleria, servizi e Corpi ausiliari nonché di scuole, accademie e amministrazione e giustizia militare sue proprie.

Quadro di A. Pock del 1896 che raffigura il 4º Reggimento di fanteria "Ordine dei Cavalieri Teutonici" imperial regio (k.u.k. Infanterie-Regiment "Hoch und Deutschmeister" n. 4) mentre sfila in parata davanti all'arciduca Eugenio, comandante onorario del Reggimento. L'arciduca, sul cavallo bianco, indossa l'uniforme da parata da generale con giubba grigioazzurra, pantaloni blu scuro con bande scarlatte (Lampassen) e stivali, e con la feluca di feltro nero con trofeo di piume di avvoltoio verde. I soldati indossano la tenuta da parata composta da giubba mod. 1882 blu scuro e pantaloni azzurri, cinturone con giberne di cuoio verniciato, e shako mod. 1891 con il Feldzeichen (tre foglie di quercia) infilato nella coccarda, come da regolamento nelle parate e nei giorni di festa. I sottufficiali (sulla destra) hanno lo shako con i galloni gialli previsti per sergenti e marescialli. Il capitano comandante del reparto e il tenente accanto alla bandiera, portano la sciarpa oro e nero (Feldbinde) alla vita, la sciabola, e i galloni dorati sullo shako. La bandiera reggimentale (Leibfahne) era di norma con l'aquila imperiale in campo bianco; ma per i reggimenti k.u.k. n. 2, 4, 39, 41 e 57, l'Imperatore aveva concesso il privilegio dell'uso della bandiera imperiale con aquila bicipite in campo giallo-oro (Kaisergelb), per premiare i loro eccezionali meriti in battaglia.
Dragoni dell'esercito austriaco (riconoscibili dall'elmo di metallo crestato) in un dipinto di fine Ottocento.

Le uniformi[modifica | modifica wikitesto]

La riforma militare conseguente al Compromesso (Ausgleich) del 1867 portò all'adozione di nuove uniformi militari più pratiche ed adatte ai tempi: nondimeno, la nuova uniforme austro-ungarica risultò un felice connubio di praticità ed eleganza. La fanteria di linea cambiò il colore della giubba dal bianco al blu scuro, con spalline, chiusa con una sola fila di bottoni d'ottone o di peltro, a seconda del reggimento, con paramani dritti (austriaci) o a punta (ungheresi); i reggimenti austriaci portavano pantaloni azzurro chiaro (Hose) lunghi fino a coprire gli stivali, mentre quelli ungheresi li portavano aderenti dello stesso colore ornati dei caratteristici "nodi ungheresi" e infilati negli stivali. Per tutte e due le nazionalità era previsto come copricapo uno shako di feltro nero, con visiera e sottogola di cuoio nero, recante sul frontale l'aquila bicipite imperiale (reggimenti austriaci) o l'emblema reale ungherese (reggimenti ungheresi), con alla sommità una coccarda con il monogramma dell'Imperatore FJI (per gli ungheresi, IFJ).

Sia gli ufficiali superiori che quelli inferiori vestivano un'uniforme degli stessi colori della truppa.[4] I generali avevano paramani e risvolti rosso scarlatto bordati in gallone d'oro, pantaloni blu molto scuro con doppia banda rossa (Lampassen) e giacca grigio-azzurro chiaro, e kepi di feltro nero; la giacca degli ufficiali di stato maggiore era invece verde scuro con paramani e risvolti di velluto nero e pistagne amaranto[4].

Decorazioni, medaglie, ordini cavallereschi e insegne in genere dovevano essere portate sul petto della giubba a sinistra, in ordine di importanza stabilito dal regolamento, con tutte le uniformi, anche in combattimento.

Della truppa[modifica | modifica wikitesto]

Soldati dell'esercito Austro-Ungarico in una parata a Vienna (1913).

L'uniforme ordinaria detta Dienstanzug (usata in servizio, in libera uscita, in guardia e in parata) della fanteria, sia dell'esercito k.u.k. Imperiale e Regio, sia dalla Landwehr che dalla Honvéd, era dal 1882 composta da giubba azzurro scuro (Rock M.1882), con colletto dritto e chiuso (Stehkragen) rivestito in panno del colore reggimentale, munita di controspalline e spalline a "salsicciotto" nel colore reggimentale, a un petto, con una fila di 7 bottoni scoperti in zinco o ottone a seconda del reggimento. La giubba aveva i paramani dritti per la Landwehr e l'Esercito comune k.u.k., e a punta per la Honvéd ungherese. I pantaloni erano grigio-azzurro di modello diverso a seconda dell'appartenenza nazionale (vedi sopra), con filettatura laterale nel colore reggimentale. Il copricapo era uno shako di feltro nero recante sul frontale l'aquila bicipite imperiale (reggimenti austriaci) o l'emblema reale ungherese (reggimenti ungheresi), con alla sommità una coccarda metallica recante le cifre imperiali (FJI o IFJ, vedi sotto). Sulle mostrine al bavero erano portate le stellette di grado e i distintivi di specialità (vedi tavola sotto).

Alla vita veniva sempre portato un cinturone di cuoio (Feldkoppel) con una fibbia metallica rettangolare recante l'aquila bicipite imperiale. I sottufficiali (Unteroffiziere) dal grado di Zugfuhrer (sergente) in su, dovevano portare al cinturone una baionetta (Seitengewehr) M.95 o M.88, con all'impugnatura una caratteristica dragona (Portepee) di seta gialla e nera. Per l'inverno, era previsto un pastrano di panno blu scuro a doppio petto e bottoni scoperti nel colore reggimentale.

La fanteria leggera, costituita essenzialmente dai cacciatori imperiali (Kaiserjäger) e dai cacciatori (Jäger o Feldjäger) adottò una nuova uniforme che, riprendendo il tradizionale colore grigio-azzurro, aveva un taglio più confortevole e pratico, per truppe che dovevano muoversi più rapidamente in operazioni.

Tutti i reggimenti dell'Esercito comune imperial regio erano identificati da un numero progressivo e da un titolare onorario (Inhaber), di solito un generale dell'esercito o un monarca straniero: ad es. 10º Reggimento di Fanteria "Re Gustavo V di Svezia" (K.u.K. Infanterie Regiment n. 10 "Konig Gustav V von Schweden") oppure 23º Reggimento di Fanteria "Marchese von Baden" (k.u.k. Infanterie Regiment n. 23 "Markgraf von Baden").

Berretto da ufficiale (Offiziers-Schwarze Kappe) mod. 1908, portato in servizio e in libera uscita e talvolta anche con l'uniforme da campo. È in feltro nero con visiera e sottogola di cuoio verniciato, e con coccarda in filo dorato recante al centro le cifre imperiali ricamate in oro su nero. Il bordo inferiore è bordato da un gallone dorato.

Degli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Le uniformi degli ufficiali erano molto eleganti, in cordellino di lana pettinata grigio-blu anziché nel panno della truppa, a collo chiuso e bavero nel colore reggimentale, con le mostreggiature che riportavano i gradi (stellette ricamate in filo d'argento o d'oro, a seconda del colore dei bottoni della giubba). Sulla spalla sinistra, portavano una controspallina a cordellina di gallone dorato screziato di nero (Achselschlinge). La bottoniera della giubba era scoperta, a 6 bottoni; sul retro la giubba aveva due falde chiuse da due patte a punta con tre bottoni ciascuna. Tutti i bottoni erano del colore reggimentale (di zinco o ottone a seconda). I paramani (Armelaufschläge) erano dello stesso colore delle mostrine e, per gli ufficiali dal grado di maggiore in su, erano bordati da un gallone operato argentato (Distinktionsbörte) largo 33mm.

Gli ufficiali dei reggimenti di Feldjager, Tiroler Kaiserjager e della Landwehr austriaca portavano una giubba da servizio e parata di colore Hechtgrau (grigio-azzurro) simile al colore delle giubbe dei generali, e pantaloni del medesimo colore con doppie bande verde erba larghe 33 mm ciascuna. Feldjager e Tiroler Kaiserjager avevano bottoni dorati, mentre tutti i reggimenti Landwehr, compresi i Landesschutzen, li avevano argentati. Sui bottoni era sempre riportato il numero del reggimento, in cifre arabe per i Feldjager e i reggimenti Landwehr, e cifre romane per gli altri. In servizio e libera uscita, invece, i pantaloni erano grigio-blu con una sottile filettatura (Paspelierung) verde.

Uniformi da generale dell'esercito Imperiale e Regio, conservate al Museo dell'Esercito di Vienna: all'estrema sinistra e all'estrema destra vi sono due uniformi ordinarie (da servizio), le altre sono tutte da campo, in panno grigiochiaro modello 1912 o grigioverde modello 1915. Tutte portano sul colletto dritto (Stehkragen) le mostrine scarlatte con il gallone dorato previsto per gli ufficiali generali.

Gli ufficiali delle truppe da montagna (Landesschutzen/Kaiserschutzen e Gebirgsschutzen) portavano sulle giubbe, inoltre, delle controspalline (Schulterklappen) di gallone d'argento larghe 36mm (per tenenti e capitani) o 54mm (per maggiori e colonnelli), bordate da velluto verde erba, recanti al centro le cifre imperiali coronate, ricamate in filo dorato e fermate da un bottone col numero del reggimento, posto a 13mm dal colletto della giubba. Sulla giubba di servizio e su quella da campo, queste spalline erano di panno verde larghe 60mm bordate da un gallone operato d'argento largo 9mm, con al centro le cifre imperiali.

Il berretto da ufficiale (Kappi) era di foggia diversa da quello della truppa: era di colore nero, in feltro, con visiera e sottogola di cuoio verniciato nero, e aveva alla sommità della cupola una coccarda in filo dorato con le cifre imperiali (FJI per gli austriaci, IFJ per gli ungheresi). Alla coccarda era fissato un cappietto di doppio gallone dorato screziato di nero che scendeva verticalmente fino al sottogola, fermato da un bottoncino dello stesso colore di quello della giubba. L'uniforme era la medesima per tutti gli ufficiali sino al grado di colonnello: i generali avevano la giubba a doppio petto di colore grigioazzurro chiaro (Hellblau) e pantaloni blu notte con le caratteristiche doppie bande scarlatte ai lati, colletto dritto e polsini interamente ricoperti di velluto scarlatto e bordati da un passamano di gallone dorato lavorato a onde intrecciate. Sul bavero inoltre i generali portavano le stellette di grado in argento (per contrastare con l'oro del gallone), da 1 a 3, e un serto di foglie di alloro per i feldmarescialli.

Le uniformi di gala erano poi addirittura sontuose, costosissime e tra le più eleganti del mondo, all'epoca. I generali portavano, in tenuta di gala, una giubba bianca (Galarock), pantaloni scarlatti con bande in gallone dorato, e una feluca di velluto nero (Stulphut) con un trofeo di piume di avvoltoio verdi (Geierfederbusch), il tutto gallonato da passamano d'oro. In servizio i generali portavano la giubba ordinaria grigio-azzurra (Waffenrock) con colletto dritto e paramani in velluto scarlatto gallonati d'oro, pantaloni blu notte con bande scarlatte; sciabola e guanti erano sempre portati. Il cappotto (Mantel) dei generali era simile a quello degli ufficiali, ma aveva il bavero di velluto nero, la fodera scarlatta (se i risvolti non erano abbottonati, mostravano la fodera) e le mostrine (Parolis) scarlatte.

Se erano in servizio, con qualsiasi uniforme e in ogni circostanza, gli ufficiali e i marescialli (Feldwebel) erano tenuti a portare la sciabola (Säbel), che infatti permetteva di identificarli immediatamente, e che veniva sospesa ad un cinturino di cuoio (Säbelgürtel) portato sotto la giubba; all'elsa della sciabola era fissata la dragona (Portepee) in gallone dorato screziato di nero. Inoltre, gli ufficiali in servizio dovevano portare alla vita una fascia (Feldbinde) di gallone dorato di colore giallo e nero (i colori della monarchia) che terminava con due fiocchi a frange anch'esse gialle e nere. È da notare che, come in molti altri eserciti dell'epoca, gli ufficiali austro-ungarici erano tenuti a vestirsi ed equipaggiarsi a proprie spese. Il loro corredo era ricco, anche per gli standard dell'epoca: non meno di 5 uniformi (da parata, da servizio, invernale, di gala, da campagna), ed inoltre quattro paia di calzature, tre berretti, camicie, biancheria, calze, calzini, guanti (di lana e di pelle di capretto bianchi), cappotto, sciabola, cintura, cinturino, cinturone da campo, zaino, borsa, valigia, baule, dotazioni per l'igiene, equipaggiamento da campo, pistola e fondina. Per tutto ciò, ogni ufficiale doveva provvedere di tasca sua, anche se riceveva un soprassoldo per il vestiario.

L'uniforme da campagna M.10 degli ufficiali era simile a quella della truppa, ma prodotta in tessuto di lana Hechtgrau di qualità migliore e più aderente. Il regolamento prevedeva che l'uniforme da campagna degli ufficiali fosse confezionata in gabardine di lana pettinata, ma durante il conflitto gli ufficiali portavano assiduamente l'uniforme della truppa con solo le insegne di grado a distinguerli. Al posto delle fasce mollettiere, gli ufficiali portavano gambali di cuoio a stecca, taluni sfoggiavano stivali a gambale alto (riservati in teoria alla cavalleria). Oltre a ciò, l'uniforme da campo degli ufficiali si differenziava da quella per la truppa per: il cinturone di cuoio, che aveva una fibbia semplice con un ardiglione anziché la fibbia a placca rettangolare M.1888 della truppa; per la coccarda sul berretto che era in filo dorato anziché in metallo stampato; per la foggia del berretto, più alto e rigido; per le insegne di grado ricamate sul bavero; e naturalmente per la pistola e la sciabola. La camicia bianca con polsini rigidi e chiusi dai gemelli e bavero inamidato doveva essere portata anche sul campo, ma come è facile immaginare nelle trincee della Galizia e del Carso venne ben presto sostituita dalle ben più pratiche camicie da truppa in flanella.

Della cavalleria[modifica | modifica wikitesto]

Czapka da ufficiale superiore (maggiore o tenente colonnello) del 2º reggimento Ulani, riconoscibile per la fascia di gallone operato dorata posta fra il coppo in cuoio verniciato nero e la cresta in velluto rosso.

Dopo la creazione dell'Esercito Comune Imperiale e Regio, nel 1867, la cavalleria perse le tradizionali differenziazioni operative della vecchia Armata Imperiale e vennero abolite le specialità più antiche e, ormai, anacronistiche come i Cacciatori a Cavallo (Jäger zu Pferde) e i Corazzieri (Kürassier), trasformandosi di fatto in cavalleria leggera, adibita alla ricognizione, alla difesa delle linee di comunicazione e all'inseguimento in profondità dei reparti avversari in ritirata. Fu uniformata nell'addestramento, nell'equipaggiamento e nell'impiego, e le diverse specialità della cavalleria austro-ungarica si distinguevano solo per l'uniforme tradizionale e per le regioni di reclutamento: armamento, addestramento e impiego sul campo erano ormai gli stessi per tutti.

La cavalleria austro-ungarica era di ottimo livello: bene addestrata, formata da personale selezionato per esperienza equestre, possedeva eccellenti cavalcature fornite soprattutto dall'Ungheria, e addestrate nei 7 allevamenti di cavalli militari (Staatsgestüte) e nei 13 depositi di stalloni (Staats-hengstensdepots) esistenti nell'Impero, fra cui quello di Lipice (Slovenia), famoso in tutto il mondo per la scuola spagnola di equitazione.

Elmo crestato M.1850 da dragone austriaco, modello da truppa, in cuoio verniciato, con fregio frontale con aquila bicipite in ottone. Veniva conservato in una apposita custodia di cuoio rigido.

Gli ufficiali di cavalleria erano (e si consideravano di conseguenza) la crema della società asburgica, i migliori rampolli della nobiltà e dell'alta borghesia. Come nel resto dell'Europa, la cavalleria era considerata l' "arma nobile" e la più prestigiosa per un giovane ufficiale. Nei reggimenti di cavalleria, specie quelli dell'Esercito imperial regio, si trovavano quindi i più bei nomi della nobiltà, tanto che c'era letteralmente la fila per entrarvi, e solo i più fortunati tra gli ufficiali appena brevettati riuscivano a ottenere un trasferimento a un reggimento di cavalleria k.u.k.: i più dovevano accontentarsi di quelli Landwehr o Honvéd, a seconda di dove risiedevano.

Tutta la cavalleria austroungarica aveva l'uniforme composta da giubba azzurra e pantaloni rossi per tutte le specialità tradizionali, anche se giubba e pantaloni variavano nel taglio tra le diverse specialità. Tutti i reggimenti di cavalleria e di artiglieria a cavallo portavano inoltre un caratteristico berretto a bustina di panno rosso, con la visiera ripiegata sotto la fascia, che portava sulla sommità la regolamentare coccarda metallica con il monogramma dell'Imperatore.

Trieste, 1917: la caserma del 97° k.u.k. Infanterie-Regiment.

I Dragoni inquadravano le reclute di cavalleria dei distretti militari austriaci, detti anche Cisleithani (dell'Esercito comune e della Landwehr). I dragoni, richiamando idealmente così l'origine di fanteria montata del corpo, si distinguevano per la giacca sostanzialmente simile nella foggia a quella della fanteria ma di colore azzurro chiaro, con bavero dritto e paramani nel colore reggimentale, con spalline a cordellina in lana giallo-nera per la truppa e gallone oro-nero per gli ufficiali. Era caratteristico l'alto elmo crestato in cuoio nero, detto Dragonenhelm. I pantaloni erano sempre rossi. L'uniforme dei Dragoni durante la guerra venne ben presto abbandonata perché troppo appariscente e i Dragoni, trasformati in fanteria, adottarono l'uniforme M.10 da campo (vedi sotto) apportandovi alcuni dettagli distintivi.

Soldati della Bosnia-Erzegovina, di religione musulmana, durante la preghiera (salat). Occupata nel 1878 e annessa all'Impero Austro-Ungarico nel 1908, la Bosnia fornì all'esercito Austro-ungarico 24 battaglioni di fanteria più uno di Feldjager, pesantemente impegnati sul fronte italiano e su quello russo. Caratteristico era il loro fez di panno rosso, che sul campo divenne grigioverde.

Le truppe di cavalleria reclutate nelle regioni sotto la Corona d'Ungheria erano assegnate ai reggimenti K.u.K. di Ussari. Gli Ussari aggiungevano alla giubba i caratteristici ed elaborati alamari ed indossavano uno shakò, a visiera, riccamente gallonato e con una coda di crine di cavallo nera, di foggia e colori differenti per ciascun reggimento, ma sempre con il fregio frontale metallico raffigurante l'aquila bicipite imperiale (a differenza degli Ussari dei reggimenti Honvéd, che portavano il fregio reale ungherese). Alcuni reparti durante il conflitto 1914-18, in luogo della giacca azzurra, ne adottarono una della stessa tinta di quella della fanteria di linea ma sempre provvista dei caratteristici alamari, in gallone grigioverde.

Gli Ulani erano reclutati in Galizia, Boemia e Croazia. Avevano abbandonato la lancia quale arma principale, ma continuavano a mantenere la distintiva czapka, indossavano una giubba azzurra (Ulanka) dal taglio simile a quella dei cacciatori, a un petto chiuso da 12 bottoni scoperti, con colletto e paramani nel colore reggimentale. anche per gli Ulani i pantaloni erano rossi, e anche per loro con l'inizio delle ostilità nel 1914 l'uniforme tradizionale venne ben presto abbandonata a favore di quella da campo Feldgrau usata da tutte le truppe austro-ungariche: tuttavia, le caratteristiche bustine in panno rosso degli Ulani furono portate, anche in prima linea, fino alla fine della guerra.

L'uniforme nella prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Una squadra mitraglieri dei k.k. Landesschutzen (notare le piume di gallo forcello sul berretto del militare sullo sfondo) ripresi sul fronte delle Dolomiti nel 1917. L'arma è una Schwarzlose M07/12. Nella guerra in montagna, le mitragliatrici piazzate in posizioni-chiave dominarono gli scontri per tutta la durata della guerra.

Alla vigilia della guerra mondiale si scelse di modernizzare ulteriormente l'uniforme e, per motivi di tempo e risparmio, malgrado gli esperimenti avessero suggerito l'adozione di un'uniforme di colore bruno, simile a quello britannico e a quello adottato dall'Ungheria nel dopoguerra, fu estesa a tutte le truppe di fanteria l'uniforme da campo della Landwehr austriaca. In sostanza, a differenza di eserciti come quello britannico o italiano dove la nuova uniforme bruna o grigioverde andava a sostituirsi all'appariscente tenuta ottocentesca, nell'esercito imperiale la nuova uniforme da campo, che riprendeva un modello già in uso, andava ad affiancarsi, e solo per l'impiego in operazioni militari, alla multicolore divisa tradizionale che dal 1916 non fu più distribuita.

Nel 1910, per tutte le truppe fu introdotta una pratica uniforme da campo di colore grigio cenere (Hechtgrau, lett. "grigio luccio") munita di ampie tasche ed un berretto da campo dal disegno pratico e moderno. Era prodotta in panno di lana di buona qualità (che durante la guerra peggiorò molto) ed era composta di giubba a collo chiuso e dritto (Stehkragen) con controspalline amovibili, di cui la controspallina destra presentava all'esterno un rotolo di stoffa cucito strettamente (Schulterrolle) che serviva a impedire che la cinghia del fucile scivolasse. completava l'uniforme un berretto (Kappe) dello stesso panno e colore, con visiera in cuoio e fascia abbassabile fermata da due bottoni di osso. Sul berretto, alla sommità della cupola, era fissata una coccarda metallica con le cifre imperiali (FJI, cioè Franz Josef I per la Landwehr e l'esercito comune imperial regio, IFJ per la Honvéd ungherese). Ai piedi si portavano scarponi di cuoio chiodati (Genadelte Schuhe) e fasce mollettiere. Completava l'uniforme da campo un cappotto (Mantel) di panno di uguale colore, sempre con il Schulterrolle sulla controspallina destra, a un petto per la truppa e a doppio petto per gli ufficiali, con martingala posteriore, e lo zaino in pelle di vitello a cui si agganciavano il cinturone e gli spallacci che sostenevano a loro volta quattro giberne in cuoio per le munizioni, la baionetta e la vanghetta da fanteria. In questo modo tutto l'insieme zaino-cinturone poteva essere comodamente sfilato e indossato.

Berretto da ufficiale per uniforme ordinaria (Offiziers-Schwarze Kappe) mod. 1908 portato in servizio e in libera uscita e talvolta anche con l'uniforme da campo. È in feltro nero con visiera e sottogola di cuoio verniciato, e con coccarda in filo dorato recante al centro le cifre imperiali ricamate in oro su nero. Il bordo inferiore è bordato da un gallone dorato.

Già dal 1912 i soldati austro-ungarici avevano ricevuto un nuovo modello di equipaggiamento, cinturone, spallacci e zaino interamente in cuoio marrone molto razionale e pratico, cui si aggiungeva ora un tascapane in tela grigia e una borraccia da 0,6 lt. in ferro smaltato a fuoco di ottima fattura (i ghiacciai dolomitici spesso restituiscono esemplari in condizioni sorprendentemente buone ancora oggi). Nel 1914 ai soldati di fanteria vennero distribuiti picchetti e teli da tenda, gavette ed equipaggiamento da campo in buona quantità. Sebbene più carico dei suoi avversari russi e italiani, il soldato austro-ungarico era certamente equipaggiato e vestito meglio.

I primi combattimenti dell'estate 1914 falcidiarono l'esercito imperial regio, che perse in pochi mesi molti dei suoi ufficiali e sottufficiali di carriera. Questa ecatombe portò a rendere meno appariscente l'aspetto della truppa, soprattutto della cavalleria con le sue coloratissime uniformi. Gli elmi da Dragone e le Czapka degli Ulani vennero perciò rapidamente muniti di apposite foderine di tela grigia e chi non ne aveva una non esitò a verniciare direttamente l'elmo di grigioverde. Similmente gli Shako degli Ussari ungheresi persero il loro trofeo di crine di cavallo e le uniformi blu rutilanti di cordoni dorati diventarono grigioverdi.

Il primo inverno di guerra (1914/15) vide, sul fronte orientale, un florilegio di espedienti contro il freddo non appena ci si accorse che il pastrano di lana non bastava neanche lontanamente a garantire il riparo dal terribile inverno russo. Si foderavano di paglia e carta di giornale gli stivali e i cappotti, e chi poteva si affrettò a procurarsi indumenti caldi nelle località civili del fronte. Successivamente l'Intendenza militare austriaca realizzò e distribuì, durante il 1915, degli indumenti più adatti, in cotone imbottito di cascami di lana, copiati da quelli comunemente usati dai contadini russi.

Nel 1915 fu prodotta una nuova giubba da campo, di colore grigio-verde chiaro, con colletto rivoltato anziché dritto, sempre con le mostrine colorate reggimentali denominata M.15. A parte questo, il taglio dell'uniforme restò pressoché invariato per tutta la guerra essendosi rivelato molto comodo e pratico.

Nel 1916 vennero distribuiti ai reparti di prima linea gli elmi d'acciaio tedeschi (Stahlhelm) M.1916, concepiti molto bene e che fornivano un'ottima protezione generale. Ai lotti di elmi forniti dalla Germania si aggiunsero quelli prodotti in Austria (riconoscibili per il colore della vernice, marrone anziché grigioverde) e un meno diffuso elmo di concezione austriaca, il Berndorfer, che entrò in servizio nel 1917. A detta dei reduci, gli elmi non erano però così diffusi quanto si crede, e in effetti un'analisi delle foto d'epoca mostra che in combattimento solo il 50% dei soldati austro-ungarici li calzava. Ma, sempre secondo i reduci, "erano molto utili sotto la pioggia". Sempre nel 1916 cominciò la distribuzione massiccia di equipaggiamento ersatz (di recupero), imposto dal blocco economico degli Alleati alle Potenze centrali, che stava causando una seria carenza di materie prime: cinture e spallacci in canapa anziché cuoio, baionette senza manico, borracce in latta stagnata e panno, ecc.

Il 1916 vide anche la distribuzione ai reparti combattenti delle maschere antigas, le Lederschutzmaske 1916 di fabbricazione tedesca, senza dubbio il miglior modello di maschera antigas della guerra, in cuoio trattato con filtro a cartuccia separato e intercambiabile che fissò lo standard per tutti i modelli successivi. Contenuta nella custodia cilindrica in metallo, era efficace e affidabile e divenne un accessorio obbligato dato l'uso molto esteso di gas asfissianti da parte di tutti i belligeranti.

Militari ungheresi delle Sturmtruppen in addestramento, mentre lanciano delle bombe a mano. Notare i pugnali da combattimento portati accanto alle baionette, le borse di tela marrone per le bombe a mano e le corte, maneggevoli carabine M95 portate a tracolla, molto più pratiche in trincea del lungo fucile d'ordinanza. Interessante l'elmo Berndorfer, di produzione austriaca, portato dal militare in primo piano, immediatamente riconoscibile dal suo particolare profilo. Il suo collega porta invece un più comune Stahlhelm M1916 di produzione tedesca.

Nel 1917, dopo le moltissime segnalazioni circa la notevole appariscenza dell'uniforme in battaglia, venne adottata una nuova mostreggiatura: furono abolite le mostrine di panno colorato rettangolare, giudicate troppo vistose, sostituite da delle semplici strisce verticali larghe 1 cm da cucire a 10 cm dal bordo del colletto. I distintivi di grado venivano sempre portati sul colletto ma le stellette erano ora in celluloide grigio scuro, meno visibili. Tuttavia le vecchie mostrine rettangolari rimasero in uso fino alla fine della guerra, soprattutto nei reparti di retrovia.

Nel 1917 viene ufficialmente proibito l'uso al fronte delle variopinte uniformi di cavalleria, ma nelle guarnigioni e nelle caserme gli ufficiali di cavalleria continuarono a vestire di rosso e blu fino alla fine della guerra (e in Ungheria anche negli anni successivi).

All'inizio del 1918 la scarsità di materie prime (e in generale di qualsiasi cosa) divenne drammatica: l'esercito austriaco non esitò a utilizzare il panno grigioverde italiano, catturato in grande quantità durante l'offensiva di Caporetto, per confezionare uniformi di cui vi era sempre un grande bisogno: la leva in massa del 1917 aveva alluvionato i reparti di reclute, giovani e anziani. Ne risultò un'uniforme dal taglio tipicamente austriaco (tasche applicate con patta a "zampa d'oca", controspalline, bottoniera scoperta, colletto rivoltato ecc) ma dal colore grigioverde. Ne furono equipaggiate intere divisioni. Lo stesso avvenne per l'equipaggiamento da campo italiano (zaini e tascapane, di cui il Regio Esercito italiano sembrava avere una particolare abbondanza)

La modernità delle soluzioni adottate dall'Austria-Ungheria fu tale che il disegno dell'uniforme e degli accessori venne imitato anche da altri eserciti, ad esempio il disegno del berretto da campo fu imitato dall'esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale (Feldmutze M43), la foggia della giubba da campo fu spunto per quella della Wehrmacht (M36 e M40) e di molti stati balcanici.

In generale, si può affermare senz'altro che l'esercito austro ungarico combatté con grande tenacia e valore, e mantenne fino all'ultimo un alto livello di efficienza. L'alta qualità delle armi, l'ottima organizzazione e amministrazione, l'elevata professionalità degli ufficiali e il rigoroso addestramento della truppa fecero sì che i soldati dell'impero si batterono sempre con ammirevole coraggio, perfino in condizioni disperate e umanamente insopportabili mostrarono vitalità e aggressività. Nonostante il carattere multinazionale della monarchia asburgica, le forze armate restarono in generale salde e compatte anche quando l'Impero cominciava a disgregarsi. Con l'eccezione dei reggimenti cechi, i popoli che componevano il millenario Impero Asburgico fornirono combattenti leali e fedeli, sino all'ultimo istante del conflitto e spesso anche oltre.

Le mostrine[modifica | modifica wikitesto]

I reggimenti di fanteria si distinguevano fra loro dalla combinazione del colore delle mostrine (Kragenspiegel) cucite sul bavero (dritto) e dei bottoni. Nell'imperial regio esercito, infatti, lo stesso colore reggimentale era portato da 4 reggimenti: un reggimento austriaco con i bottoni argentati, un reggimento austriaco con i bottoni dorati, un reggimento ungherese con i bottoni argentati e un reggimento ungherese con i bottoni dorati.

La fanteria leggera (Feldjager e k.u.k. Kaiserjager) portava mostrine verde erba. I Feldjager avevano come distintivo un piccolo corno da caccia sulle mostrine. La fanteria da montagna (k.k. Landesschutzen), aveva anch'essa mostrine verdi fregiate da un edelweiss (di metallo per la truppa e ricamato per gli ufficiali) e in più portava al berretto, sul lato sinistro, un ciuffo di piume di gallo forcello nere e bianche (Spielhahnstoss).

La Gendarmeria (k.k. Gendarmerie) aveva una giubba caratteristica color verde scuro e il casco chiodato (Pickelhaube) con l'aquila bicipite. Oltre che da polizia locale, fungeva anche da polizia militare e, in funzioni ausiliarie, da polizia politica, esattamente come la Gendarmerie francese e i Carabinieri italiani. I suoi componenti erano selezionatissimi ed era nel complesso molto efficiente e implacabile nell'applicazione delle leggi.

Berretto da campo (Feldkappe) mod. 1910 da fanteria in panno Hechtgrau. I bottoni che chiudono la fascia, abbassabile per coprire le orecchie, sono nel colore dei bottoni della giubba ordinaria e servono perciò a distinguere il reggimento combinati con le mostrine al bavero. la coccarda (Rose) porta le cifre imperiali: FJI per gli austriaci, IFJ per gli ungheresi.

Le mostrine riportavano inoltre i distintivi di grado, costituite da stellette a sei punte di celluloide o metallo per i graduati di truppa, e bordate da un gallone di filo d'alluminio argentato o dorato, per i sottufficiali. Le stellette degli ufficiali erano invariabilmente in canottiglia dorata o argentata (a volte in vero filo d'argento o d'oro). Durante la prima guerra mondiale sulle mostrine vennero riportate anche le insegne di specialità (ad es. aerostieri, automobilisti, mitraglieri, telegrafisti, ciclisti ecc.) che vennero introdotte durante il conflitto.

Disciplina e addestramento[modifica | modifica wikitesto]

L'esercito austro-ungarico era un elemento importantissimo nella coesione dell'Impero. Il servizio militare era obbligatorio ed era impostato per formare non solo ottimi soldati, ma anche (e forse soprattutto) sudditi devoti e fedeli. La figura dell'imperatore era oggetto di devozione in tutte le caserme e i soldati venivano educati molto severamente alla fedeltà al reggimento ed all'Imperatore, che già godeva di notevole popolarità di per sé. Il Kaiser und Konig (Imperatore e Re) Francesco Giuseppe I era un monarca scrupoloso, rigoroso e che considerava le forze armate (e l'Impero in generale) come una proprietà di famiglia. La sua figura paterna era oggetto di un vero proprio culto in tutto l'Impero e in particolare da parte dei suoi sudditi in uniforme. Sotto il suo regno l'Impero Austro-ungarico, vale a dire tutta la Mitteleuropa dal Lago di Costanza al Mar Nero, aveva conosciuto un prodigioso sviluppo economico e culturale e un benessere sociale garantito da un'amministrazione pubblica capillare ed efficiente di cui oggigiorno si trova l'eguale solo in Svizzera. Naturalmente le forze armate erano state oggetto di grande attenzione e nel 1914 erano considerate tra le più efficienti al mondo.

La fedeltà era presa molto sul serio: il militare che si rivelava sovversivo o che fuggiva dal servizio era punito molto severamente, con ferri e ceppi e, se recidivo, perfino con la morte. Fino al 1866 il regolamento militare prevedeva ancora le frustate e le vergate, e nel 1918 era ancora in uso la legatura. Ufficialmente, la brutalità nei confronti delle reclute era proibita ma di fatto era largamente tollerata, entro certi limiti.[10]

Le reclute erano quasi sempre contadini, robusti e molto adatti alla vita all'aperto ed al lavoro pesante: le condizioni di vita nell'impero austro-ungarico erano mediamente migliori che nel resto d'Europa e l'istruzione scolastica era veramente obbligatoria per tutti (l'analfabetismo era bassissimo), ciò che conferiva alla recluta asburgica un livello culturale più alto che, ad esempio, nel Regno d'Italia dove l'analfabetismo nel 1914 era del 75%.

La disciplina nell'esercito austro-ungarico era molto severa, ma non più che negli altri eserciti. Ci si sforzava di produrre soldati non solo disciplinati e obbedienti, ma anche capaci e bene addestrati, a differenza di molte altre nazioni e negli anni precedenti al conflitto, la qualità della truppa austroungarica era alta, secondo gli osservatori stranieri.[11]

L'addestramento era meticoloso e durava non meno di 12 ore al giorno per le reclute. Al termine dell'addestramento di base, che durava 4 mesi circa, il soldato di fanteria doveva essere in grado di compiere 40 km di marcia in 8 ore completamente equipaggiato (l'equipaggiamento pesava 30 kg), 2000mt di corsa in 5 minuti e di conoscere alla perfezione il proprio fucile, col quale doveva colpire una sagoma di dimensioni umane a 300 mt di distanza. I soldati che non soddisfacevano queste caratteristiche venivano assegnati ai servizi ausiliari, mentre i tiratori migliori o i militari più atletici venivano assegnati ai cacciatori (Feldjager) che costituivano l'élite della fanteria. Ovviamente tutti dovevano conoscere alla perfezione tutti gli esercizi e i movimenti in ordine chiuso, con e senza armi. Come si vede, gli standard erano severi e ben superiori alla media del tempo e pressoché gli stessi di oggi.

Almeno due manovre all'anno erano richieste e ai soldati veniva imposta una cura assidua del proprio alloggio e della propria persona. Gli implacabili Feldwebel (marescialli) erano letteralmente il terrore delle reclute e controllavano perfino i chiodi delle suole degli scarponi: le punizioni erano incessanti e consistevano in addestramento notturno, esercizi fisici supplementari, servizio di latrina per le infrazioni più lievi; le mancanze più gravi venivano punite con gli arresti in cella o anche con i ceppi.[12]

L'igiene era scrupolosa, e il servizio sanitario era efficiente e bene attrezzato, gli ospedali militari numerosi. Ciò fu un elemento di grande importanza nel determinare la qualità della truppa. Anche il vitto era ben bilanciato. Complessivamente, le condizioni di servizio erano buone e di solito migliori che negli altri eserciti europei. Vi erano certamente guarnigioni sperdute in desolate lande di frontiera, tipo "Deserto dei Tartari", ma di solito le guarnigioni erano in città di medio-grandi dimensioni e dalla intensa vita culturale (era il periodo del massimo splendore dell'Austria Felix, nel pieno della Belle Epoque) e le reclute trovavano generalmente molto stimolante visitare l'Europa centrale e passare 3 anni nelle capitali della cultura e della vita pubblica mitteleuropea (il 90% di essi non era mai uscito dai confini del proprio villaggio). Tutto ciò grazie all'esercito: e questo è un elemento basilare per comprendere il prestigio di cui godevano le forze armate asburgiche.

Dopo un anno di servizio, il militare meritevole veniva mandato ad un corso caporali e promosso Gefreiter (caporale). Se decideva di riarruolarsi alla scadenza dei 3 anni di "naja", poteva essere promosso Korporal (appuntato) e dopo 6 anni di servizio, Zugsfuhrer (sergente). Diventava così comandante di una squadra di 12 uomini (Zug) e poteva far richiesta di essere avviato a una delle diverse scuole sottufficiali (Unteroffizierschule) per un corso di un anno nel quale imparava il mestiere di comandante di plotone. Veniva poi promosso Unterfeldwebel (vicemaresciallo). Il grado di Offizier-Stellvertreter (lett. "sostituto ufficiale", equivalente a maresciallo maggiore o luogotenente) era in linea di massima il più alto a cui un militare di truppa potesse aspirare. Nell'esercito (anzi, "gli eserciti") austroungarico gli incentivi al riarruolamento erano molto attraenti (buona paga, ottime caserme, ottime condizioni di servizio, prestigio dell'uniforme) e ciò garantiva alle forze armate asburgiche un forte corpo di sottufficiali di carriera.

Il corpo ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Quanto al corpo ufficiali (Offizierkorps) era un'élite con un fortissimo spirito di corpo, anzi, di casta, poiché erano quasi tutti di estrazione borghese o nobile: ma già dalla metà dell'Ottocento in poi l'Imperatore aveva raccomandato allo stato maggiore generale (Allerhochster Oberbefehl) di immettere "sangue nuovo" nel corpo ufficiali, selezionando i meritevoli in base anzitutto alla devozione alla monarchia e poi in base alla capacità e preparazione, e solo marginalmente in base al censo. Ma poiché la figura dell'ufficiale era considerata la quintessenza dell'etica militare, essendo considerati idealmente diretti eredi dei cavalieri medievali asburgici, ad essi era richiesta un condotta esemplare in tutte le circostanze, dominata sempre dall'onore che assurgeva a vera religione, qualunque fosse la loro estrazione. Rigidi regolamenti regolavano nei minimi dettagli il loro comportamento, in tutte le circostanze, anche le più futili, perfino la dote con cui dovevano sposarsi (fissata ad es. in 30.000 Corone per un tenente e il doppio per un capitano). Ogni ufficiale era tenuto a comportarsi secondo rigide regole cavalleresche e vi erano sanzioni severissime per chi contravveniva a tale etica, considerando ciò un delitto molto peggiore di una mancanza in servizio.

Ai gradi da ufficiale si accedeva tramite i corsi dell'Accademia Militare Teresiana (Theresianer Militarakademie), oppure tramite i corsi di complemento, arruolandosi "volontari per 1 anno" (Einjahr-Freiwillige) e poi facendo richiesta di accedere al grado di Kadett (Cadetto, cioè "aspirante ufficiale"), ma solo se si era in possesso di un diploma di scuola superiore. Non mancavano quelli provenienti dalla gavetta: in tempo di pace un sottufficiale non aveva nessuna possibilità di essere promosso Leutnant (sottotenente) ma in tempo di guerra invece sì: in molti casi i sottufficiali che si segnalavano per capacità venivano favoriti se si dimostravano meritevoli e la loro nomina a ufficiali veniva raccomandata direttamente dai loro comandanti. Nell'ultimo anno di guerra ciò divenne normale. Ad esempio, il celebre asso dell'aviazione austro-ungarica Josef Kiss era un sottufficiale che venne promosso sul campo Offizier-Stellvertreter, e quando morì in combattimento gli era già stato concesso dai Comandi austroungarici il grado di Leutnant, che gli venne quindi conferito postumo.

La loro professionalità era molto elevata e il primo conflitto mondiale dimostrò che anche gli ufficiali di complemento austriaci erano ben più addestrati e preparati delle loro controparti, russi e italiani. La loro autorità sulla truppa era assoluta, ma erano tenuti a conoscerne la lingua, a rispettarne le usanze e a dare l'esempio in battaglia. Il loro livello di preparazione era molto alto ma non erano dei rigidi automi: dovevano sì conoscere perfettamente i manuali tattici, ma erano incoraggiati a improvvisare e ad adattarsi elasticamente alle situazioni sul campo, cosa che li differenziava alquanto dai loro colleghi inglesi o tedeschi, ai quali pensare con la propria testa era rigorosamente vietato.

Va sempre tenuto presente che l'esercito (tutti e tre gli eserciti) godeva di molto prestigio nella società asburgica. Ogni civile era tenuto a portare rispetto e obbedienza a chiunque portasse un'uniforme (la portavano anche gli studenti) e il trattamento economico dei militari era buono, paragonato alla media europea. L'Austria era una nazione avanzata e con una amministrazione efficiente e questo si rifletteva anche nell'ottima reputazione delle forze armate, considerate universalmente come moderne, efficienti e bene organizzate.

Armamento[modifica | modifica wikitesto]

Il fucile Lorenz M.1854, utilizzato dall'esercito imperiale nelle guerre del 1859 e del 1866. Arma robusta e ben fatta, era però nato già obsoleto a causa del funzionamento ad avancarica con cartuccia in carta a polvere nera, lento e inefficiente. Negli guerre in Italia si rivelò adeguato contro i fucili piemontesi dalle caratteristiche simili, ma durante le battaglie contro i Prussiani del 1866 fu eclissato dalle superiori prestazioni dei fucili a retrocarica Dreyse Modello 1848, dalla gittata e cadenza molto maggiori.

All'atto della sua costituzione, nel 1867 (vedi sopra), l'esercito imperiale e regio era ancora dotato degli obsoleti fucili ad avancarica Lorenz M.1854, nati già vecchi, e la disastrosa guerra del 1866 contro la Prussia dimostrò quanto fossero necessarie armi moderne, sia per la fanteria che per l'artiglieria. Dopo la sconfitta di Sadowa e di Königgrätz, la guida dell'esercito e l'imperatore stesso capirono che le principali conseguenze della cocente sconfitta erano dovute essenzialmente agli armamenti ormai obsoleti e non al passo coi tempi. Immediatamente (1867) vennero quindi introdotti dei fucili a retrocarica ed a cartuccia metallica, che vennero sperimentati per la prima volta sul campo nelle guerre balcaniche, convertendo a retrocarica, con qualche modifica, il vecchio modello "Lorenz". I fucili di fanteria erano i modelli "Werndl-Holub M1867", "Muster 1854/67" e "Muster 1862/67" ed erano realizzati in Stiria dalla azienda di stato Oesterreichische Waffenfabrik-Gesellschaft di Steyr, che divenne in seguito tra le più grandi d'Europa per la produzione di materiale bellico. Con lo standardizzarsi delle armi di piccolo calibro, vennero prodotte pistole a tamburo di modello M1867, M1873, M1867/77 e M1873/77 impiegate anche dalla marina austro-ungarica, che restarono in servizio fino al 1918.

Nel 1867, l'esercito imperiale e regio adottò il fucile Werndl, che adottava un moderno sistema a retrocarica e a cartuccia metallica a polvere nera, con otturatore a rotazione. L'arma si rivelò robusta e funzionale e fu un notevole passo avanti: ma poco tempo dopo, venne a sua volta resa obsoleta dai fucili a ripetizione apparsi in tutta Europa verso il 1880. Tuttavia, il Werndl continuò a servire l'Austria-Ungheria fino al 1914, quando molti esemplari vennero tolti dai depositi per essere distribuiti alla Landsturm.

Tuttavia, le armi a polvere nera e colpo singolo introdotte dopo il 1867 rivelarono pochi anni dopo la loro inferiorità rispetto ai fucili a ripetizione apparsi nell'ultimo quarto dell'800 e lo Stato Maggiore austro-ungarico, verso il 1880, cominciò a richiedere un'arma realmente moderna.

I fucili a ripetizione Mannlicher[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica dei fucili Mannlicher M.95 nelle varie versioni. Da sinistra a destra: fucile M.90, fucile M.95, fucile M.95 selezionato da tiratore scelto (Repetier-Scharfschutzengewehr) con cannocchiale da 4 ingrandimenti, carabina M.95 da Cavalleria, da Gendarmeria, da Truppe speciali e carabina da montagna (Repetier-Stutzen).
una mitragliatrice Schwarzlose M07/12, cal. 8x50R, su di una improvvisata piattaforma contraerea. Raffreddata ad acqua, pesante oltre 40 kg completa di treppiede, con una cadenza di tiro di 500 colpi/min e una gittata di 2000mt, era semplice, robusta e affidabile e restò in servizio nei Balcani fino al 1945.

Sul finire dell'Ottocento Ferdinand Mannlicher sviluppò un sistema di ripetizione manuale per fucili, con otturatore a scorrimento rettilineo, semplice e affidabile, e caricatore a serbatoio fisso atto a contenere 5 cartucce; nel 1886 esso si presentava come la più avanzata arma del settore, rimanendo tale sino alla prima guerra mondiale.

Da questo sistema meccanico (il tipo di caricatore a serbatoio fisso fu adottato anche dall'Italia nel fucile Mannlicher-Carcano mod. 1891) derivò il fucile Mannlicher Repetier-Gewehr ("fucile a ripetizione") M.1888, che fu adottato quale fucile d'ordinanza dalle forze armate austro-ungariche nel 1890. L'adozione di cartucce a polvere senza fumo e alcune lievi modifiche portarono al definitivo M.1895 cal. 8x50R, e le relative versioni carabine (M.95 Repetier-Karabiner), caratterizzate da grande robustezza e affidabilità e dalla elevata rapidità di ripetizione del colpo consentita dal particolare sistema di caricamento e sparo inventato da Mannlicher, in cui l'otturatore richiede solo 2 movimenti (indietro-avanti) per caricare il colpo anziché i classici quattro (apertura-indietro-avanti-chiusura).

Il Mannlicher M.1895 era fabbricato dalla OeWG di Steyr, dalla FEG di Budapest e dalla Skoda di Plzeň e, fino al 1914, era caratterizzato da un'ottima finitura: i fucili prodotti durante la guerra presentano un livello di lavorazione più approssimativo e meno curato anche se i materiali restarono sempre di ottima qualità. Costruito in milioni di esemplari, il M.1895 restò in servizio fino al 1945 e, in alcuni Stati balcanici, anche oltre. Nell'esercito austro-ungarico prestò servizio su tutti i fronti per tutta la prima guerra mondiale, dimostrandosi un'arma precisa e affidabile e dando ottima prova di sé anche nelle condizioni più estreme. Molto apprezzate furono le corte e maneggevoli carabine, che si rivelarono ideali nella guerra in montagna (alcune carabine Mannlicher comparvero in mano a movimenti di guerriglia africani negli anni '70).

Degno di nota è il fatto che l'esercito austro-ungarico, anche sulla base delle traumatiche esperienze della guerra del 1866 contro la Prussia, sviluppò una dottrina tattica dove il tiro mirato, eseguito con la massima precisione possibile, era molto importante. Tutti i manuali militari di addestramento dell'imperial regio esercito insistono molto sulla necessità di addestrare meticolosamente le truppe al tiro di precisione a tutte le distanze per sfruttare appieno le potenzialità delle nuove armi Mannlicher (che avevano una gittata massima di 2600 passi, 2000mt circa, più che doppia rispetto ai modelli precedenti) e in effetti vennero realizzati e distribuiti tutta una serie di accessori per l'addestramento al tiro anche al di fuori del poligono: bersagli in scala, cartucce per il tiro ridotto, adattatori per il tiro a salve ecc.

L'elemento più evidente di tale dottrina tattica è senza dubbio l'elevato impiego dei tiratori scelti da parte dell'esercito imperial regio e degli eserciti austriaco e ungherese, durante la prima guerra mondiale, ben più di qualsiasi altro esercito: i tiratori scelti (Scharfschutzen) erano professionisti, quasi sempre sottufficiali, selezionati con grande cura in base alla abilità nel tiro ed alla ferrea disciplina. Venivano addestrati con grande scrupolo e dotati di fucili selezionati, con munizioni speciali, non di rado modelli civili da caccia, dotati di cannocchiali da 2,5 o 4 ingrandimenti di produzione austriaca (era la prima volta che venivano realizzate armi con ottica di precisione veramente affidabili ed efficienti), tarati con meticolosa cura. Il loro distintivo era un cordone intrecciato (Schutzenschnur) rosso-oro (fanteria) o verde-oro (truppe da montagna) con due pendenti a ponpon, portato alla spalla sinistra. Sull'efficacia dei tiratori scelti austriaci non ci sono dubbi, poiché tutta la memorialistica e la storiografia della prima guerra mondiale non fa che sottolinearne la infallibile mira e l'abilità nel mimetismo. I soldati italiani li chiamavano "cecchini", dal nomignolo "Cecco Beppe" con cui era soprannominato l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe I; e da allora, il termine "cecchino" è diventato sinonimo di "tiratore scelto".

Pistole e armi da accompagnamento[modifica | modifica wikitesto]

Il revolver Rast&Gasser M1898, cal. 8x27mm. Fu uno dei pochi revolver a 8 colpi, anziché i canonici 6. Era un'arma moderna e ben fatta ed era in dotazione ai sottufficiali ed alla Gendarmeria.

Nel primo decennio del Novecento vennero introdotte anche delle pistole semi-automatiche (Steyr-Roth M1907 e Steyr M1912), piuttosto avanzate e molto ben fatte, in un potente calibro (9mmx23 Steyr), assieme alle mitragliatrici del tipo Schwarzlose (modelli m.07, M.07/12, M.16, M.16A), armi molto efficienti e poco costose che vennero prodotte in massa e utilizzate dall'esercito austriaco a partire dal 1907 sino al 1945 e quindi anche ben dopo il crollo della monarchia asburgica. Inoltre, durante il conflitto mondiale, l'imperial regio esercito fece ampio uso delle armi catturate agli avversari: ad esempio, nella disastrosa ritirata di Caporetto l'esercito italiano abbandonò, tra l'altro, quasi 300.000 fucili 1891 che gli austriaci prontamente riutilizzarono; e sul fronte orientale l'esercito dello Zar lasciò in mano agli austriaci quasi 500.000 ottimi fucili Mosin-Nagant M1891, con i quali l'esercito imperiale austriaco equipaggiò intere divisioni. Ma vennero acquistate anche molte armi all'estero: in particolare le mitragliatrici danesi Madsen e i moschetti automatici tedeschi MP18, utilizzati dalle Sturmtruppen (truppe d'assalto).

Merita una citazione inoltre il lanciafiamme, utilizzato per la prima volta dall'esercito tedesco nel 1915 e in seguito ampiamente usato anche dall'esercito austro-ungarico (Flammenwerferapparat) sia in modelli portatili, sia in modelli fissi da trincea, usati per difendersi dagli assalti della fanteria avversaria. Si trattò di una delle molte armi "tipiche" della prima guerra mondiale, utilizzata per la prima volta proprio durante il conflitto da tutti i belligeranti.

Armi bianche[modifica | modifica wikitesto]

Un campionario di mazze ferrate da trincea della 1ª guerra mondiale, utilizzate da tutte le parti in conflitto. Esistevano modelli d'ordinanza ma spesso i soldati se le fabbricavano da sé nei momenti di pausa. Il loro utilizzo sul fronte italiano da parte delle truppe austro-ungariche, specie ungheresi e croate, fece enorme impressione tra i soldati italiani.

Molto diffuse furono, tra i reparti d'assalto, le celebri mazze ferrate. Erano apparse nel 1914-15 sul fronte occidentale in Francia, ed state distribuite ai reparti austroungarici fin dal 1916 come armi "silenziose" per la lotta corpo a corpo durante le incursioni nelle trincee avversarie e negli attacchi e colpi di mano. Il loro primo impiego su larga scala avvenne durante l'attacco del Monte San Michele nel 1916, quando un battaglione d'assalto Honvéd, dopo un intenso bombardamento con gas asfissianti, invase le trincee italiane e senza sparare un colpo eliminò a pugnalate e colpi di mazza centinaia di superstiti. Sebbene fossero ampiamente usate da tutti gli eserciti, e nonostante il fatto che nella lotta corpo a corpo le comuni vanghette da fanteria fossero altrettanto mortali, le mazze ferrate (di cui sono noti molti modelli diversi) divennero nella propaganda di guerra italiana un'arma medievale, barbara, il simbolo della "ferocia del nemico".

Gli assaltatori austroungarici erano dotati di un particolare tipo di pugnale da corpo a corpo (Sturmmesser), ricavato dalla baionetta M.95, con impugnatura in legno e elsa in ferro concava, che si rivelò molto efficace e fu prontamente adottato anche dagli Arditi italiani.

Altrettanto noto è l'esteso uso da parte dei reparti ungheresi e croati Honvéd delle tradizionali asce da guerra ungheresi (Fòkos Balta), arma tipica della cultura magiara di cui i resoconti dell'epoca descrivono l'impressionante efficacia.

Le bombe a mano[modifica | modifica wikitesto]

L'esercito austro-ungarico fece un esteso utilizzo delle bombe a mano, e ne aveva in dotazione una vasta gamma di modelli. Vi erano le bombe a mano munite di manico (Stielhandgranate), che si potevano lanciare a distanze più lunghe, e le bombe a corpo unico. A ogni soldato dei Battaglioni d'assalto (Sturmbataillonen) erano sempre consegnate due borse triangolari da portare appese al collo, con 8 bombe a mano ciascuna. Impiegate in massa, le bombe a mano avevano un effetto terribile negli angusti spazi delle trincee. L'importanza della bomba a mano nella prima guerra mondiale, in cui il comune soldato di fanteria non aveva armi automatiche, era molto grande: si trattava dell'arma di gran lunga più letale a distanza ravvicinata, e tutti i belligeranti ne fecero un ampio uso sia in assalto che in difesa. Speciali distintivi vennero introdotti da conferire ai migliori lanciatori di bombe a mano, e l'istruzione sul lancio delle bombe era parte integrante dell'addestramento militare.

Inoltre erano in dotazione le granate da fucile, che venivano sparate installandone il codolo nella canna del fucile: grazie alla traiettoria molto curva ed alla gittata ben maggiore delle bombe lanciate a mano, furono molto usate nella guerra di trincea.

Il servizio militare[modifica | modifica wikitesto]

Già dal 1866 era stato inaugurato un sistema di servizio militare obbligatorio per tutta la popolazione dell'Impero che venne definito nel 1868 con una serie di concordati validi per l'Austria e l'Ungheria. Il servizio variava di settore tra l'esercito vero e proprio, la marina, il Landwehr e il Landsturm.

Il totale della durata di formazione era pari a 12 anni:

  • 3 anni in linea (servizio attivo)
  • 7 anni nella riserva (servizio non attivo)
  • 2 anni in Landwehr (servizio non attivo)

Nel 1917 l'Impero Austro-Ungarico decretò la leva in massa (Landsturm), richiamando in servizio tutti gli uomini abili dai 18 anni (classe di leva 1899) ai 70 (classe di leva 1847).

Gradi[modifica | modifica wikitesto]

Fanteria Cavalleria Artiglieria Cacciatori
e fanteria da montagna
Mostrina Mostrina della
fanteria da montagna
soldati
Soldat (soldato)
Honvéd (ung.)
Dragoner / Husar / Ulan Kanonier Jäger (Schütze)
SoldatLichtdrap1.PNG

Reggimento di fanteria 98 e 100
K.k. Jäger GebTrp 1906-18.png
Gefreiter (caporale)
Őrvezető
Gefreiter Vormeister
Főtűzer
Patrouillenführer
Járőrvezető
GefreiterDunkelbraun.PNG

Reggimento di fanteria 7/12/83/93
K.k. Patrouillenführer GebTrp 1906-18.png
Sottufficiali
Korporal (caporale maggiore)
Tizedes (ung.)
Kapral (pol.)
Korporal Geschütz-Vormeister Unterjäger
Korporal Apfelgrün.png

Reggimento di fanteria 9/54/79/85
K.k. Unterjäger GebTrp 1906-18.png
Zugsführer (sergente)
Szakaszvezető
Zugsführer Zugsführer Zugsführer
ZugsführerKrapprot.PNG

Reggimento di fanteria 15/34/44/74
K.k. Zugsführer GebTrp 1906-18.png
Feldwebel (maresciallo)
Őrmester
Wachtmeister Feuerwerker Oberjäger
K.u.k. Feldwebel.png

Reggimento di fanteria 5/6/13/97
K.k. Oberjäger2 GebTrp 1906-18.png
Kadett-Feldwebel (dal 1908 Kadett - aspirante ufficiale)
Kadétőrmester (dal 1908 Hadapród)
Kadett-Wachtmeister
(Kadett)
Kadett-Feuerwerker
(Kadett)
Kadett-Oberjäger
(Kadett)
K.u.k. Kadett 1908-14.png

Reggimento di fanteria 23/43/73/77
K.k. Kadett-GebTrp 1908-14.png
Stabsfeldwebel (maresciallo capo - distintivo di grado dal 1914)
Törzsőrmester
Stabswachtmeister Stabs-Feuerwerker Stabs-Oberjäger
K.u.k. Stabsfeldwebel 1913-14.png

Reggimento di fanteria 11/24/33/51
K.k. Stabsoberjäger GebTrp 1908-14.png
Offiziersstellvertreter (primo maresciallo luogotenente - dal 6 giugno 1915)
Tiszthelyettes
Offiziersstellvertreter Offiziersstellvertreter Offiziersstellvertreter
K.u.k. OffzStv 1915-1918.png

Reggimento di fanteria 37/39/45/80
K.k. OffzStv GebTrp 1915-18.png
Kadett-Offiziersstellvertreter (cadetto aspirante ufficiale - dal 1908)[13]
Hadapród-Tiszthelyettes
Kadett-Offiziersstellvertreter Kadett-Offiziersstellvertreter Kadett-Offiziersstellvertreter
K.u.k. Fähnrich 1908-18.png

Reggimento di fanteria 29/94
K.k. Fähnrich GebTrp 1908-18.png
Fähnrich (allievo ufficiale - dal 1908)
Zászlós
Fähnrich Fähnrich Fähnrich
K.u.k. Fähnrich 1908-18.png

Reggimento di fanteria 92/94
K.k. Fähnrich GebTrp 1908-18.png
Ufficiali inferiori
Leutnant (sottotenente)
Hadnagy
Leutnant Leutnant Leutnant
K.u.k. Lt orangegelb-1918.png

Reggimento di fanteria 42/59/63/64
K.k. Lt GebTrp 1906-18.png
Oberleutnant (tenente)
Főhadnagy
Oberleutnant Oberleutnant Oberleutnant
K.u.k. Olt Infanterie - 1918.png

Reggimento di fanteria 47/48/56/60
K.k. OLt GebTrp 1906-18.png
Hauptmann (capitano)
Százados
Rittmeister Hauptmann Hauptmann
K.u.k. Hptm Infanterie.png

Reggimento di fanteria 36/57/65/66
K.k. Hptm GebTrp 1906-18.png
Ufficiali superiori
Major (maggiore)
Őrnagy
Major Major Major
K.u.k. Major.png

Reggimento di fanteria 3/19
K.k. Major GebTrp 1906-18.png
Oberstleutnant (tenente colonnello)
Alezredes
Oberstleutnant Oberstleutnant Oberstleutnant
K.u.k. Oberstlt.png

Reggimento di fanteria 84/96
K.k. Oberstlt GebTrp 1906-1918.png
Oberst (colonnello)
Ezredes
Oberst Oberst Oberst
K.u.k. Oberst.png

Reggimento di fanteria 22/31
K.k. Oberst GebTrp 1906-18.png
Ufficiali generali
Generalmajor (maggior generale)
Vezérőrnagy
K.u.k. GenMajor.png
Feldmarschalleutnant (tenente generale)
Táborhadnagy
K.u.k. Feldmarschall-Lt -1918.png
General der Infanterie (generale di fanteria - dal 1908)
Gyalogsági tábornok
General der Kavallerie (generale di cavalleria)
Lovassági tábornok
Feldzeugmeister (generale di artiglieria)
Táborszernagy
K.u.k. Gen d Infanterie.png
Generaloberst (generale - dal 22 maggio 1915)
Vezérezredes
K.u.k. Generaloberst 1915-1918.png
Feldmarschall (feldmaresciallo)
Tábornagy
K.u.k. Feldmarschall -1918.png

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco di libri sull'imperial regio Esercito
  2. ^ a b Gunther Dirrheimer-Oskar Bruch, das k.u.k. Heer 1895-1918.
  3. ^ Fritz Weber, Tappe di una disfatta, op. cit..
  4. ^ a b c d Giovanni Santi-Mazzini, op. cit., p. 112
  5. ^ a b c d Giovanni Santi-Mazzini, Militaria - Storia delle potenze europee da Carlo Magno al 1914, Milano, Mondadori, 2005, p. 111
  6. ^ Siro Offelli, Le armi e gli equipaggiamenti dell'esercito austro-ungarico dal 1914 al 1918., Valdagno (VI), G. Rossato ed., 2002, p. op. cit., ISBN 978-88-8130-081-5..
  7. ^ a b Anton Sussmann, die Oesterreichische-Ungarische Armee
  8. ^ Gunther Dirrheimer-Oskar Bruch, das k.u.k. Heer 1895-1918.
  9. ^ V. Martinelli, Guerra alpina sull'Adamello
  10. ^ James S.Lucas, fighting troops of austro-hungarian army 1868-1918
  11. ^ James S.Lucas, fighting troops of austro-hungarian army 1868-1918
  12. ^ James S.Lucas, fighting troops of austro-hungarian army 1868-1918
  13. ^ Volontario con un anno di servizio dichiarato idoneo a fare le veci di un sottotenente, difatti possedeva la sciabola da ufficiale). Vedi Giovanni Santi-Mazzini, Militaria - Storia delle potenze europee da Carlo Magno al 1914, Milano, Mondadori, 2005, p. 112

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Peter Jung, L'ultima guerra degli Asburgo. Basso Isonzo, Carso, Trieste. 1915-1918, Gorizia, LEG, 2000, ISBN 978-88-86928-41-0.
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  • Siro Offelli, Le armi e gli equipaggiamenti dell'esercito austro-ungarico dal 1914 al 1918. Uniformi - Distintivi - Buffetterie, Valdagno, Rossato, 2001, ISBN 978-88-8130-076-1.
  • Siro Offelli, Le armi e gli equipaggiamenti dell'esercito austro-ungarico dal 1914 al 1918. Bandiere Reggimentali - Decorazioni - Armi e Dotazioni Individuali, Valdagno, Rossato, 2002, ISBN 978-88-8130-081-5.
  • Erwin A. Schmidl; I soldati ebrei nell'esercito asburgico 1788-1918, Editrice Goriziana, Gorizia, 2008. ISBN 978-88-6102-025-2
  • Giovanni Santi-Mazzini, Militaria - Storia delle potenze europee da Carlo Magno al 1914, Milano, Mondadori, 2005, ISBN 88-370-3324-9
  • Ivan Righi, Gloria T. Leonardi; Austriaci in trincea nella grande guerra. Il sistema difensivo Austro-Ungarico dai manuali del Servizio Informazioni Italiano. Valdagno, Rossato, 2006. ISBN 978-88-8130-099-0
  • Gunther E. Rothenberg, L'esercito di Francesco Giuseppe, Gorizia, LEG, 2004, ISBN 978-88-86928-68-7.
  • Roberto Todero; Dalla Galizia all'Isonzo: storia e storie dei soldati triestini nella grande guerra: italiani, sloveni e croati del k.u.k. I.R. Freiherr von Waldstätten nr. 97 dal 1883 al 1918. Udine, Gaspari, 2006. ISBN 978-88-7541-090-2
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  • Fritz Weber Tappe della disfatta, Milano: Mursia 1965, 2004 ISBN 88-425-3324-6
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  • Hugo Schmidt, Taktisches Handbuch, ed. Seidel&Sohn, Wien 1915
  • Gunther Dirrheimer-Oskar Bruch, das k.u.k. Heer 1895-1918, ed. Osterr. Bundesverlag, Wien 1983
  • Anton Sussmann, die Oesterreichische-Ungarische Armee, ed. Buchholz-Sprotze, Leipzig, 1994
  • James S.Lucas, fighting troops of austro-hungarian army 1868-1918, ed. Spellmount, 1987

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