Geografia di Pescara

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Pescara.

Pescara è situata sulla costa adriatica a 4 metri di altitudine s.l.m. e si sviluppa intorno alla foce dell'omonimo fiume occupandone tutta la parte terminale della sua vallata. Il tessuto urbano si sviluppa su un'area pianeggiante a forma di T, che occupa la valle intorno al fiume e la zona del litorale; a nord ovest ed a sud ovest la città si estende anche sulle colline circostanti che non superano l'altezza di 150 m dal livello del mare.

Pescara panorama mittel.JPG
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Vista della città dal colle Renazzo

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Posizione[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista geografico la posizione può considerarsi strategica, infatti già nel 1600 a.C. il popolo dei Pelasgi fece di Pescara una delle sue basi commerciali. Oltre ad essere favorita naturalmente negli scambi con il mare, in 30 minuti è possibile raggiungere le montagne abruzzesi e il comprensorio sciistico di Passolanciano-Maielletta.

Costa[modifica | modifica wikitesto]

Il lungomare Sud: l'obelisco sulla destra è parte del Teatro D'Annunzio

La costa è bassa e sabbiosa: la spiaggia si estende senza soluzione di continuità a nord ed a sud del fiume e, nella parte settentrionale (presso la pineta), raggiunge la larghezza di circa 140 metri. Nella parte meridionale la pineta è quasi scomparsa nei pressi della spiaggia, e resiste solamente all'interno della Riserva naturale di interesse provinciale Pineta Dannunziana.

Il lungomare Nord visto dal ponte del mare

Colline[modifica | modifica wikitesto]

La spiaggia in prossimità del porto

Le colline intorno alla città hanno una stratigrafia geologica di natura sabbiosa. Di seguito sono riportati le denominazioni dei principali colli della città con la relativa altezza. I colli: del Telegrafo, Marino, Innamorati, di Mezzo si trovano nella zona Nord della città; mentre i colli: Renazzo, Orlando, Pizzuto e Breccia si trovano nella zona sud nei pressi di San Silvestro.

Nome del colle Altezza in m
Colle del Telegrafo 140
Colle Renazzo 136
Colle Innamorati 128
Colle Marino 98
Colle Pizzuto 90
Colle di Mezzo 85
Colle Breccia 68

Geografia antropica e urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Pescara.
Palazzo di Città

Tra il 1510 e 1557 fu eretta a cavallo tra le due sponde del fiume Pescara una fortezza, sui resti delle precedenti fortificazioni bizantine, per volere di Carlo V; l'architetto Erardo Barleduc, progettò un pentagono irregolare con 7 bastioni ai vertici[1]. In età napoleonica Castellammare Adriatico, sulla sponda nord del fiume (che allora contava circa 1500 abitanti), divenne Comune autonomo aggregato al circondario di Città Sant'Angelo (1807).

Dopo l'incorporazione al nascente Regno d'Italia e fino agli inizi del Novecento, Castellammare e Pescara conobbero un primo, sostanziale sviluppo economico e un considerevole aumento della popolazione (particolarmente significativo nel ventennio 1881-1901).

Nel 1912 Antonino Liberi progetta un intero quartiere in stile liberty, con 52 edifici immersi nella Pineta Dannunziana appena bonificata e il fulcro nel Kursaal, un padiglione culturale. L'idea è quella di realizzare una città giardino.

Il 2 gennaio 1927 venne firmato il decreto di unificazione delle due città sotto il nome di Pescara[2]

La città ha visto la fase di maggiore espansione urbana a partire dall'impulso fascista (furono edificati tra gli anni '20 e gli anni '40 il ponte Littorio che permetteva l'attraversamento sicuro del fiume, il Municipio, il palazzo del Governo, la centrale del latte, il palazzo delle Poste, ospedali, scuole e chiese). Alla fine del secondo conflitto mondiale iniziò una fase di enorme crescita urbana, con particolare rilevanza del periodo compreso tra gli anni '60 e '80, che ha portato alla nascita di vari quartieri nei quali la città si suddivide.

Storia dell'urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Periodo romano: Aternum[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Aternum.
Ipotetica ricostruzione di Atenrum

Il primo momento della realtà pescarese risale alla conquista romana del I secolo a.C., escludendo il fatto che delle casupole esistevano sin dall'epoca italica, quando i Vestini colonizzarono l'area attorno il Colle del telegrafo (dove sono stati trovati reperti del neolitico), sancendo il controllo del fiume Aterno sino allo sbocco portuale, insieme alle realtà di Cerrano a nord (porto di Hadria) e Ortona a sud. Si ipotizza che il centro italico di Ostia Aterni fosse situato un po' più a monte della foce, laddove il ponte che collegava le due rive lo facilitava. Gli storici ipotizzano un nucleo romano classico: tracciato stradale dominato dall'intersezione di cardo e decumano, che coincidevano con le due principali arterie della città: la Claudia-Valeria e la Flaminia proveniente da nord, che diventerà la strada Frentana, e la nuova Giulia-Adriatica.
La zona vicino alla foce doveva avere delle costruzioni commerciali; le case si disposero lungo la via Consolare presso l'imbocco del ponte lungo la sponda verso la foce. Il raccordo delle due direttrici fece pian piano assumere ad Aternum una forma triangolare, oppure trapezio allungato sulla sponda del fiume; bella mappa disegnata riguardo la ricostruzione topografica dell'antica Aternum, sulla sinistra è visibile il rimasuglio di una torre di guardia per l'accesso al porto, e di fronte un faro posto sulla penisoletta che si protendeva come difesa trasversale dai marosi.

Accanto alla torre è visibile un sepolcro, e vicino il tempio di Nettuno, protettore dei traghettatori, di fronte il collegio dei nocchieri. La via Flaminia, che arrivava da nord fino alla roccaforte, aveva una derivazione che portava sino alla foce, dove vi erano i magazzini che servivano ai Vestini e ai Sabelli. Sulla riva destra si trovavano i magazzini dei Teatini e dei Frentani, che confluivano sulla via Valeria e la via Frentana dopo l'attraversamento. Le due sponde erano congiunte da un ponte in muratura che varcava il fiume all'altezza dell'attuale ponte "G. D'Annunzio". Il fiume in prossimità ipotizzabile dell'incrocio tra strada prov.le per Cepagatti e la via per L'ospedale, si biforcava verso settentrione con la diramazione nominata "Aterni septentrionale Ostium", che proseguiva rettilinea verso il mare, e terminava in uno stagno costiero, ossia una palude, presso la foce. Un altro braccio del fiume volgeva a meridione e sfociava in una palude costiera molto più vasta, il Lago delle Saline. Ampi resti della pavimentazione romana sono stati rinvenuti presso i sotterranei di via delle Caserme, presso la fortificazione spagnola-borbonica, con mosaici a tessere bianche e nere. Per quanto riguarda il ponte romano, esso rimase in piedi sino al 1703, quando crollò, e fu sostituito da uno in legno, e poi a metà Ottocento da uno in ferro; invece per gli edifici sacri, si ricorda un tempio di ignota dedicazione, che dal VII-VIII secolo era usato sia da cristiani che ebrei, intitolato a Santa Maria di Gerusalemme. La chiesa rimase in piedi sino al tardo Ottocento, quando venne smantellato, lasciando in piedi solo l'arco che permetteva l'accesso da ovest alla cittadella antica, e per questo nominato volgarmente "Porta Nuova", toponimo poi dato a tutto il quartiere.

Dal Medioevo al Cinquecento[modifica | modifica wikitesto]

Con la decadenza di Roma nel 476, non si hanno notizie di Pescara sino al VI secolo d.C., quando venne conquistata dai Bizantini. Sotto il nome dei Longobardi, Aterno assunse il toponimo "Piscaria", e poi Pescara. Il feudo fu sotto la giurisdizione dell'abbazia di Montecassino, e poi dal XII secolo sotto San Giovanni in Venere, quando nel 1140 i Normanni la conquistarono. Passando da feudatario in feudatario, tra cui il poeta Sordello da Goito, Pescara non conobbe al livello urbano grandi modificazioni, se non dal 1510 con Carlo V d'Asburgo. Nei registri di Chieti (San Giustino) e di San Giovanni in Venere si sa che già nel XII-XIII secolo la città era dotata di diverse chiese: una dedicata al Salvatore, San Cetteo, a San Tommaso, a Santa Maria di Gerusalemme e a San Nicola. Molte di queste chiese vennero assorbite dai successivi monasteri che si crearono dal XIII sec, come quello di San Francesco in Largo dei Frentani, quello di Sant'Agostino, delle Benedettine (che stava nell'area del mercato coperto Porta Nuova). Delle chiese storiche sopravvissero, almeno sino alle soglie del XX secolo, le chiese di San Cetteo e Santa Maria di Gerusalemme (solo l'arco).

La fortezza spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fortino del Pescara.
La Piazzaforte di Pescara

Carlo V, viste le numerose scorrerie che Pescara subiva da parte di pirati turchi, non essendo più necessarie le fortificazioni normanno-bizantine, e nemmeno il castello fatto erigere negli anni '20 del Quattrocento da Giacomo Caldora, si preoccupò di realizzare una nuova imponente fortezza difesa del porto. Il progetto fu di Eraldo di Belreduc, i lavori vennero proseguiti sino agli anni '60 del Cinquecento sotto il duca D'Alba: il disegno fu quello d abbracciare tutto il circuito della cittadella, che rimaneva sempre poco popolata da civili, sempre in minoranza dei pochi militari a guardia del porto, in modo da farci passare il fiume: cinque grandi bastioni vennero scavati nella parte sud del fiume, comprendendo l'abitato (bastioni Sant'Antonio, San Rocco, San Giacomo, San Nicola e San Cristoforo presso il castello) e gli altri due a nord del fiume (bastioni San Vitale e San Francesco, che inglobavano il deposito dei cannoni e la dogana). La cinta appare assai chiara nei disegni e nelle carte ritraenti Pescara, sul lato della sponda destra del fiume l'andamento si presenta irregolare perché influenzato dalle abitazioni preesistenti. L'opera fu concepita a pianta pentagonale irregolare, con le porte di accesso poste accanto i bastioni (sino al 1943 si conservava ancora la Porta maggiore presso le casermette borboniche); il ponte romano avrebbe costituito l'unico elemento per il passaggio da una riva all'altra.

Questi bastioni sono andati demoliti o interrati già nella metà dell'Ottocento per favorire lo sviluppo della città, fino al 1945 resisteva ancora il bastione San Vitale presso villa Rampigna, successivamente demolito anch'esso. Rimane solo la porzione muraria di via delle Caserme con l'ex bagno penale borbonico. Il bastione Sant'Antonio si trovava tra il Lungaterno sud e l'inizio di via Orazio, il coevo San Cristoforo (ancora visibile), presso Piazza Unione al termine di via delle Caserme, a sud, lungo viale Marconi, il bastione San Nicola stava all'incrocio di questa via con via Conte di Ruvo, il bastione San Giacomo in posizione centrale, stava presso il Piazzale Alessandrini, dove oggi si trova il Mediamuseum, la sua coeva cappella era quella di San Giacomo, distrutta nel 1943, poi c'era al termine di via Conte di Ruvo nel sottopassaggio ferroviario all'incrocio con via Orazio il bastione San Rocco, per poi risalire lungo la strada sino al Sant'Antonio.

Presso Castellammare, i due bastioni San Vitale e San Francesco: il primo stava appunto presso il campo militare Rampigna, l'altro sorgeva tra corso Vittorio Emanuele e Piazza Duca d'Aosta, ma già negli anni '30, essendo stato demolito, vi fu costruito sopra un edificio che ne ricalcava le architetture, ossia il Teatro cinema Massimo.

Porta Nuova[modifica | modifica wikitesto]

Veduta del primo '900 dell'attuale via D'Annunzio: in particolare la vecchia chiesa di San Cetteo

La "piazzaforte" rimase inalterato nel suo aspetto sino ai primi anni del XVIII secolo, quando le mura vennero progressivamente ridotte e interrate, lasciando in piedi solo il tratto di via Orazio, via d'Annunzio, via delle Caserme, corso Manthoné, via dei Bastioni, Piazza del Ponte (poi Piazza Unione). Il muro della vecchia cinta opposto al fiume, rimase a poco a poco assorbito dai fabbricati civili e religiosi, lo spazio fra tale lato (appunto via dei Bastioni) e i nuovi bastioni (via Conte di Ruvo) venne lasciato sgombro per servire come luogo di manovra e guarnigione. L'altro lato della vecchia cinta normanna lungo il fiume, era tutto un muro unico a cui venne addossato un lungo fabbricato nella parte superiore, che fu adibito a magazzini e in parte alle carceri (il muto di via delle Caserme, dal ponte romano sino al castello-bastione San Cristoforo di Piazza Unione).
Fortunatamente questa porzione resiste tutt'oggi, dove nel 1982 è stato inserito il Museo delle Genti d'Abruzzo, e si mantiene ancora abbastanza conservato, malgrado l'arco moderno aperto nella parte dell'antica porta di accesso, bombardata nel 1943. Nelle carte storiche, degli edifici religiosi e civili, si individuano le piante delle chiese di San Cetteo (fortunosamente ancora visibile in fotografie di fine Ottocento, prima che nel 1929-38 fosse demolita e ricostruita), la chiesa del Rosario (via dei Bastioni), la chiesa di San Giacomo (via dei Bastioni-Largo dei Frentani). Dopo i disastrosi bombardamenti del settembre 1943, queste due chiese andarono distrutte, e si preferì costruire altre strutture, come la nuova chiesa dell'Adorazione e il moderno Palazzo del Genio Civile.

La quasi totalità delle abitazioni civili era divisa in 3 contrade: via delle Caserme, contrada del corso Manthoné e contrada via dei Bastioni; vi erano due piazze, una a levante (Piazza Unione) e un'altra a ponente (Piazza d'Armi, poi Garibaldi). Sulla riva sinistra a cui si accedeva con un ponte di barche dopo la caduta del ponte romano, le abitazioni civili erano assai poche:vi sorgevano la caserma di cavalleria (dove oggi si trova la caserma di polizia con l'ex cappella settecentesca del Carmine), accanto il bastione San Vitale nord-ovest (demolito dopo il 1945, allora era usato come deposito); e Villa Rampigna (oggi campo di calcio, dove stava il bastione) nella quale sorgeva il quartiere dei soldati, con appunto la cappella della Madonna del Carmine. Dalla parte esterna le mura del fortilizio erano lambite dalle acque stagnanti delle paludi; sulla riva sinistra le acque della Vallicella occupavano quasi tutta l'area dell'abitato odierno di Pescara Centrale, compresa tra il fiume e via Ravenna, limitata ad est dal mare.

Dal Settecento all'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Sulla destra del fiume c'era l'altra palude della Palata, stagnante nella zona attualmente compresa tra viale G. Marconi e il mare. Dalla costruzione della fortezza carolina, fino alle ultime organizzazione del Duca D'Alba, Pescara non venne attaccata sino alla guerra di successione spagnola-austriaca del 1707. Gli austriaci occuparono il Regno di Napoli ed arrivarono a Pescara il 7 settembre dell'anno, mentre gli spagnoli si asserragliavano con pochi uomini, capitanati dal duca Giovan Girolamo II Acquaviva. Gli austriaci abbandonarono la fortezza nel 1734, dopo che subirono l'assedio degli spagnoli, che aprirono una breccia nel bastione San Vitale. Nel 1799 Pescara fu occupata dalle truppe francesi, resistendo all'accanimento delle milizie borboniche, che la conquistarono nel maggio dello stesso anno. Nel Settecento, al livello urbano, 2 terzi della popolazione erano disseminati ormai fuori dalle mura, divisi in due agglomerati distinti: Porta Nuova a sud, inclusa nel distretto di Chieti, e Castellammare Adriatico a nord del fiume, nato nella parte ad est del bastione San Francesco (corso Vittorio Emanuele-via Caduta del Forte). Il primo nucleo di Castellammare, compreso nel distretto di Teramo, si formò presso la selva dei Ciappini, un'area boschiva che si estendeva dalla depressione della Vallicella fino al fosso Mazzocco, limitata dalle attuali parallele di via Regina Margherita, col proseguimento di viale Nicola Fabrizi e del corso Vittorio Emanuele.

Corso Vittorio Emanuele (Castellammare) nel 1910, incrocio con Corso Umberto I

Sostanzialmente l'aspetto del litorale di Pescara era uguale a quello di Castellammare: una grossa estensione di pini comprendeva il territorio tra Palata e il fosso Vallelunga sino a Francavilla al Mare; le prime operazioni di bonifica delle due paludi ci furono nel 1819, interrotte però l'anno seguente; vennero poi ripresi nel 1834 con l'insabbiamento della Vallicella e la trasformazione di Palata in insenatura marina (la Pineta Dannunziana), avviando quel processo di urbanizzazione con villini altoborghesi, che avrà l'apogeo tra la fine dell'Ottocento e il Novecento. Nucleo separato da Castellammare, che si stava sviluppando lungo l'ex Vallicella con la stazione centrale (1863) lungo i due tracciati di corso Vittorio Emanuele e corso Umberto I fino al mare, più ad est, sulla sponda nord del fiume, si trovava il rione del Borgo Marino, abitato povero composto da soli pescatori, che pagavano l'affitto al barone De Riseis che aveva la sua villa (oggi vi sorge un parco pubblico). Il Borgo Marino in parte esiste ancora oggi, si snoda lungo via Gobetti, via Puccini, via Lazio, via don Bosco. Castellammare sorse alla fine del XVIII secolo, sviluppandosi dalla fornace Muzii (con annessa cappella di Sant'Anna), in parte ancora conservata lungo il viale G. Bovio. Presso la fornace, che sino agli anni '60 era ancora adorna dell'ingresso monumentale ad arco con orologio, si trovava la villa di Leopoldo Muzii, sindaco illuminato di Castellammare, che vi istituì la sede municipale, e adottò i primi piani regolatori per lo sviluppo edilizio, facendo bonificare le aree circostanti, e realizzare gli impianti fognari.

Ponte di ferro sulla Pescara

Ben presto Castellammare andò sviluppandosi a sud, appunto lungo i due tracciati di corso Vittorio Emanuele-Umberto I, si costituì all'incrocio di questi un piazzale del mercato, dedicato dapprima a Vittorio Emanuele II e attualmente al Sacro Cuore, dal nome della nuova parrocchia che venne eretta ivi dal 1886. Lo sviluppo venne dunque arretrato, in direzione dello scalo ferroviario Centrale, dove si trovavano le varie casupole dei ferrovieri, in gran parte demolite dai primi anni '30, per monumentalizzare il corso Vittorio Emanuele.

Come diretta conseguenza della sistemazione degli impianti ferroviari della linea Ancona-Foggia (1862), Pescara cominciò a svilupparsi fuori dall'antico abitato delle mura, sulla riva sinistra del fiume, in una vasta area pianeggiante. Le prime demolizioni della fortezza, il tratto di via Orazio del bastione San Rocco-Sant'Antonio, furono provocate proprio dalla necessità di costruire la ferrovia con la stazione Porta Nuova; il nuovo ponte ferroviario venne costruito sopra quello di legno, appoggiandosi a destra sui resti del bastione Sant'Antonio. Altre aperture di vie ci furono nel 1869 con lo sviluppo sempre maggiore della città: un'uscita fu disposta fuori dal bastione San Nicola (via Conte di Ruvo all'incrocio con viale Marconi), la seconda ad ovest del bastione San Rocco con il sottopassaggio nel rilevato della ferrovia, ed infine un'altra aperta verso la campagna a sud in corrispondenza di viale G. D'Annunzio.

Storica stazione di Pescara Centrale

La pianta del 1886 testimonia lo sviluppo della città a sud, verso la Pineta. In base al piano di ampliamento del 1884 furono costruiti il Corso della Marina (via Conte di Ruvo) con i giardini di Piazza XX Settembre (oggi Piazza Alessandrini), e il Corso di Porta Nuova (viale d'Annunzio all'altezza del Teatro Michetti e della chiesa di San Cetteo). Il primo parallelo alla via dei Bastioni, scorreva all'uscita est del bastione San Nicola, a quella ovest del bastione San Rocco ed andava ad unirsi col sottopassaggio ferroviario alla via Tiburtina. Il secondo corso iniziava da Piazza del Municipio (o di Garibaldi), all'incrocio col corso Manthoné, e dopo aver tagliato per intersezione via Conte di Ruvo, terminava in una semplice piazza rotonda in campagna, all'altezza più o meno dell'ex Caserma Di Cocco. Lungo queste direttrici iniziarono a sorgere le prime ville in stile eclettico, molte delle quali progettate da Antonino Liberi. Il ponte metallico che univa le due rive di Pescara e Castellammare fu ultimato nel 1893 (si parla del futuro Ponte Littorio, poi Risorgimento), prima v'era solo il ponte di legno e gli altri di Villanova e quello presso Alanno, a vari km di distanza da Pescara. Nel 1910 via Vittoria Colonna segnava il limite sud dell'abitato con la campagna. Non era possibile lo sviluppo della contrada Rampogna, al di là del fiume, poiché il territorio faceva parte di Castellammare, e la rivalità tra le due città non permise mai il raggiungimento di accordi. Sempre a causa dei canali di prosciugamento della palude Saline, l'abitato di Pescara in sostanza incontrò varie difficoltà ad espandersi, se non a sud verso la Pineta, a differenza della rivale Castellammare, che continuò la sua espansione edilizia sempre più verso il mare, divenendo presto un rinomato centro turistico.

Il deposito delle locomotive, che in origine si trovava a Porta Nuova, venne trasferito a Castellammare presso un grande scalo, che divenne punto di aggregazione di ferrovieri, che costruirono le loro case. Le caratteristiche differenti tra le due realtà cittadine sono ancora oggi, in parte visibili, malgrado le distruzioni del 1943 e la ricostruzione feroce e predatori della nuova città: Castellammare occupava tutta la fascia litoranea a nord del fiume con ville e villini lungo i due assi viari di corso Vittorio Emanuele e Umberto I, Pescara rimaneva ancora caratterizzata dalle piccole case a uno o due piani del corso Manthoné, a differenza delle sparute villette poste sul viale D'Annunzio.

Il primo Novecento e l'unione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Ciaranca: incrocio via Regina Elena con il corso Umberto I

I primi progetti di unificazione delle due città avvenne nel 1922, su interessamento di Giacomo Acerbo e Gabriele d'Annunzio, dato il potenziale enorme di sviluppo dell'area cittadina, malgrado le rivalità storiche. Benito Mussolini nel 1924 annunciò dal balcone del Circolo Aternino l'imminente costituzione della quarta provincia d'Abruzzo, e infine l'opera avvenne nel 1927, quando la città venne unita e dotata di una provincia che occupava i territori dell'ex circondario di Città Sant'Angelo, di Penne, e dei comuni al nord del fiume Pescara, sino a Popoli e Bussi. Il simbolo di questo processo fu la denominazione del piazzale del bastione San Cristoforo in "Piazza Unione", dove venne realizzato nel 1934 il Ponte Littorio per migliorare di fatto il collegamento tra le due città. Negli anni dopo il 1927 vennero completate le opere di bonifica, che permise l'edificazione di nuove case presso Porta Nuova, lungo il viale G. Marconi, sino alla Pineta, mentre Castellammare si estendeva con le sue ville e villini sino a Piazza San Francesco, compresa tra i due assi stradali di via Regina Margherita e via Regina Elena. A sud del fiume il nucleo originario di Pescara vecchia aveva perso il suo aspetto, accerchiato dalle nuove costruzioni sul settore via Gabriele d'Annunzio (dagli anni '60 prolungato in viale Pindaro) e viale Marconi; limitata a Castellammare era l'espansione verso il mare per la presenza del Borgo Marino, alla foce del fiume, mentre intorno al 1940 sulla riva sud prese forma il quartiere residenziale di Borgo Marino sud, con i villini del Liberi, il parco della pineta pubblica, il Kursaal Aurum e la chiesa di Stella Maris.

Palazzo del Governo
Ponte Littorio

I villini principali di Castellammare erano Palazzo Ciaranca all'incrocio del corso Umberto I con via Regina Elena (sostanzialmente dove si trova il palazzo dei portici a nord-ovest di Piazza Salotto), la Villa Sabucchi in stile neogotico, Villa De Riseis, i palazzetti in stile eclettico del corso Umberto (rimangono oggi solo quelli della parte sinistra venendo dalla stazione, più la quinta d'accesso del Palazzetto Imperato), poi quelli di via C. Battisti e via Firenze (anche se tutta l'area di Via Bologna, Via Ravenna, via Genova, via Campobasso ecc. era decorata da queste costruzioni. Con il fascismo, l'altra quinta d'accesso al corso Umberto dalla stazione venne decorata dalla costruzione razionalista del Palazzo del Banco di Napoli. All'ingresso del corso faceva la sua figura la costruzione neoromanico, con accenni gotici, della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, mentre al termine del corso sul mare, si trovavano da una parte il Palazzo Verrocchio (ancora esistente, in stile eclettico), e il Teatro Pomponi (costruito nel 1922 e demolito per speculazioni edilizie nel 1962), che precedevano il piazzale col Monumento ai caduti (dove oggi si trova La Nave di Pietro Cascella - 1987).

Porta Nuova fu ornata con la costruzione di alcuni edifici di pregio come la Sottoprefettura che sorgeva accanto la chiesa di San Cetteo (distrutta nel 1943) e il teatro Vicentino Michetti (1910), attaccato al Palazzo di Camillo Michetti, eretto sopra l'arco di Porta Nuova. Le altre ville erette lungo la direttrice via Gabriele d'Annunzio erano il Palazzo Perenich (ancora esistente) progettato nel 1884 da Antonino Liberi in stile rinascimentale fiorentino, la Villa della scuola "Figlie di Maria", la Villa Argentieri; più a sud nel quartiere della Pineta, nei primi del Novecento venne inaugurato il Kursaal Aurum, mentre Antonino Liberi, insieme a Nicola Simeone e Paolo De Cecco, realizzavano diversi villini di gusto eclettico (liberty, neogotico, neoclassico, moresco e neorinascimentale), di cui si ricordano villa Anna, Villa De Lucretiis, Villa Geniola, Villa La Morgia, insieme alla chiesa neoromanica di Santa Maria Stella Maris.

Il Kursaal Aurum

Urbanistica di Pescara nel fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Il fascismo a Pescara promosse la monumentalizzazione dei due corsi Vittorio Emanuele-Umberto I, e la riqualificazione di aree che ancora erano infestate dalle paludi delle Saline. Per quanto riguarda la monumentalizzazione, essa prese decisivo avvio dal 1933 in poi con l'architetto De Collibus sotto il governo del podestà Giacinto Forcella. Vincenzo Pilotti e Cesare Bazzani furono incaricati di realizzare le principali infrastrutture della città, come il Palazzo di Città, del Governo, della Prefettura, il Palazzo della Camera di Commercio, il Palazzo delle Poste, la Banca d'Italia, le scuole superiori, di cui si ricordano gli esempi del Liceo ginnasio "Gabriele d'Annunzio" (1936) e lo scientifico "Galileo Galilei". Nel 1934 fu inaugurato il monumentale Ponte Littorio a collegamento del corso Vittorio Emanuele con piazza Unione, dotato di sculture bronzee femminili opera di Nicola D'Antino e di aquile littorie disposte a intervalli regolari con le donne. Vennero poi realizzate altre infrastrutture come la Centrale del Latte (1934) opera di Florestano Di Fausto (ignobilmente demolita nel 2010 dopo l'abbandono), l'Istituto di Credito, il teatro Pomponi nel 1922, nuove strade e viali alberati.

Nel 1933-38, dopo la demolizione nel 1929 per peircoli statici e su sollecitazione anche del poeta D'Annunzio, all'architetto Bazzani lavorò al cantiere della nuova Cattedrale di Pescara, sempre dedicata a San Cetteo, per dare lustro al santo patrono, e per consegnare ai cittadini un edificio più moderno e ampio della storica chiesetta. Fu scelto lo stile neoromanico all'abruzzese con alcuni caratteri littori.

Distruzione nella seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bombardamento di Pescara.

Gran parte del patrimonio edilizio della città, anche dell'epoca del fascismo, andò distrutto o danneggiato pesantemente con i bombardamenti della seconda guerra mondiale. I bombardamenti non furono seguiti soltanto dalla ricostruzione del volto monumentale di Pescara, che stava raggiungendo una nuova identità grazie al fascismo, ma interessò anche interi quartieri che dovettero esser rifatti daccapo, con conseguente sviluppo di aree vergini.

Le bombe sganciate dagli alleati il 31 agosto 1943 sulla parte di Castellammare (lungomare, Corso Umberto I e piazza, Corso Vittorio Emanuele) furono almeno 500 per il peso complessivo di 850 quintali. Per una decina di minuti i velivoli statunitensi agirono indisturbati nella città, dove non era stato attuato nessun piano di evacuazione per il pericolo, né esistevano rifugi protettivi creati in precedenza. Le mitragliatrici di protezione situate sui palazzi principali non entrarono in funzione, tutte le bombe caddero sulla riva sinistra del fiume, colpendo il quartiere castellamarese, oltre al viale N. Fabrizi, anche Piazza Umberto I (Piazza Salotto), il Corso Umberto I, via Carducci. L'obiettivo era di distruggere postazioni strategiche della città, le infrastrutture principali, la stazione, postazioni militari della Wehrmacht, ma le "fortezze volanti" in realtà compirono solo un massacro civile, che oscilla tra i 600 e i 3.000 morti.

Macerie nei dintorni di Piazza Umberto I, via Carducci, e sullo sfondo si intravede il Palazzo Verrocchio

La maggior parte delle vittime furono gli anziani, le donne e i bambini, furono colpite la Questura, il Palazzo delle Poste sul Corso Vittorio Emanuele, l'istituto tecnico "Tito Acerbo", dove si trovava la caserma per gli allievi piloti; tra questi ultimi si registrò una cinquantina di morti, a causa di una bomba caduta sull'edificio, per uno degli "errori" dei piloti statunitensi. Molte famiglie si trovavano nelle case del centro di Castellammare per il pranzo furono colte di sorpresa e cancellate; venne poi colpita la fabbrica di Pittura, da cui si sprigionò una nube tossica che rese per ore l'aria irrespirabile. L'attacco improvviso gettò nella confusione anche la gestione dell'emergenza civile, la Croce Rossa disponeva di pochi mezzi di soccorso, i volontari dell'UNPA erano dotati soltanto di una maschera antigas, di un elmo e di un'ascia, e così, malgrado la carenza dei soccorsi, alcune persone riuscirono a scampare alla morte, grazie anche all'aiuto dei civili che si misero a scavare tra le macerie degli edifici.

Il 3 settembre fu ordinato lo sgombero civile di Pescara, affinché fossero messi in atto di lavori di ripristino dell'elettricità, dell'acqua, del gas; i resti umani ridotti in condizioni misere per il riconoscimento, vennero ammassati e bruciati per evitare epidemie, anche se diversi cadaveri, anche dopo la guerra, vennero rinvenuti tra le macerie. Poiché il principale obiettivo di distruggere la ferrovia con la stazione Centrale era stato mancato, la "Radio Londra" parlo di una efficace riuscita azione di guerra contro un importante centro strategico della costa adriatica, annunciando la distruzione degli impianti ferroviari, l'interruzione dei traffici stradali, il danneggiamento del porto, la distruzione dell'Officina Campione e l'abbattimento dei ponti.
Di contro, il Comando Supremo Italiano nel bollettino di guerra n. 1194 del 1 settembre, cercò di non fornire dettagli, parlando semplicemente di aeroplani che avevano colpito le città di Cosenza, Pisa, Catanzaro ecc, causando numerosi morti.

Bombardamento del 20 settembre 1943

Il 14 settembre ci fu il secondo grave attacco. I cittadini si riversarono in strada, sventolando fazzoletti bianchi, ma la città fu bombardata ugualmente, seguendo il piano del generale Bernard Law Montgomery di prendere Pescara per arrivare a Roma. Con quest'attacco, dopo la fallimentare distruzione della stazione, si mirava agli obiettivi strategici, ossia gli Uffici pubblici, il centro urbano principale (corso Vittorio Emanuele e Corso Umberto I), colpendo anche l'altro centro di Porta Nuova, che era rimasta illesa il 31 agosto. La Prefettura vecchia sul viale G. D'Annunzio, accanto la Cattedrale, venne distrutto, così come uno stabile in Piazza Garibaldi, con notevoli danni anche al Circolo Aternino, ex municipio pescarese. Nella parte storica di Pescara, i bombardamenti interessarono anche l'unica porta storica di accesso, presso le casermette borboniche della vecchia fortezza in via delle Caserme, le due chiese di San Giacomo e del SS. Rosario, risalenti al XVII secolo (nell'area di Largo dei Frentani), che non verranno più ricostruite. Le bombe arrivarono sino a Villa Basile presso i Colli e nel quartiere Zanni, a confine con Montesilvano Marina, danneggiando anche lo stabilimento di Leopoldo Muzii con l'arco dell'orologio (che stava nel viale G. Bovio).

La strage vera e propria si verificò nella stazione Centrale, dove i pescaresi si erano ammassati per saccheggiare i vagoni che contenevano ancora qualche risorsa per il proprio sostentamento. Vennero assaltati prendendo farina, zucchero, sigarette, sale, ma essendo rimasti bloccati dentro un vagone, in 600 o 900 furono trucidati dalle bombe che bersagliarono la ferrovia. Questa dimostrazione costrinse l'80% dei pescaresi ad abbandonare definitivamente la città, ridotta a un ammasso di macerie, mentre la sede amministrativa veniva spostata nel comune di Spoltore, che già era frazione di Pescara. Pescara di fatto divenne una città fantasma, con pochi civili ancora nelle case, il che permise di limitare le morti nelle successive incursioni aeree. L'ultimo atto della distruzione monumentale di Pescara fu quello del Ponte Littorio, fatto saltare in aria dai tedeschi nel giugno 1944, per impedire i collegamenti tra i due quartieri. Il ponte verrà immediatamente rifatto, nominato Ponte Risorgimento, ma non avrà più il carattere monumentale del precedente.

La ricostruzione "senza rughe"[modifica | modifica wikitesto]

Nella ricostruzione del dopoguerra, le amministrazioni percepirono ugualmente il grande potenziale economico-sociale che la città stava già raggiungendo di fatto col fascismo, ossia il fatto che Pescara era un importante punto di collegamento mediante la via Adriatica e Tiburtina con Roma e con le città maggiori di Ancona e Pesaro. La città contava circa 50.000 abitanti all'epoca della guerra, una realtà comunque di provincia, una città nastro che si trova lungo le grandi vie di comunicazione, impostata sin dall'inizio soprattutto per quanto riguarda il quartiere Castellammare su uno schema di lottizzazione a scacchiera.

Lo sviluppo nell'entroterra ancora oggi, almeno nella parte nord, è marginale, i principali inconvenienti, oltre alle caratteristiche naturali del Colle Innamorati e della Madonna dei Sette Dolori (dove è stato realizzato il rione di Pescara Colli) e di Villa Raspa, nel comune di Spoltore, sono dati dal fatto che la strada 16 Adriatica Ancona-Foggia anziché scavalcare la parte del porto sopra un ponte, passa attraverso la città stessa, attraversandola per il lungo, sovrapponendo il traffico a quello abituale cittadino; mentre la fascia degli impianti ferroviari, ora tagliando ora scorrendo quasi alla parallela della strada statale, intralciano gravemente lo sviluppo verso l'entroterra. Infatti questo problema era stato analizzato anche dall'ingegner Luigi Piccinato, che si occupò della ricostruzione di Pescara come di varie altre città italiane distrutte dalla guerra. La ferrovia sarebbe stata spostata a monte per permettere l'espansione della città, la costruzione ancora più a monte di un tronco della strada statale per liberare il centro dal traffico, e per riorganizzare l'edilizia della città articolata nei quartieri, poi la salvaguardia delle aree verdi e panoramiche, come il Parco d'Avalos e la Pineta Dannunziana e la Villa Sabucchi.

Piazza Salotto

Il piano regolatore di Piccinato venne approvato dal Comune nel 1956, ma una proroga concessa dal Ministero dei Lavori Pubblici, fece avere al piano varie modifiche, a carattere speculativo, che pian piano lo stravolsero. Nel 1957 il piano di Piccinato venne utilizzato nel suo rispetto per la ricostruzione della città ad assi ortogonali, conservando le due strade maggiori del corso Vittorio Emanuele (detto anche Italia) e il corso Umberto I (detto anche della Libertà) e soprattutto rifacendo ex novo Piazza Salotto, ad eccezione del Palazzo Muzii del 1928, che divenne il simbolo della rinascita pescarese, dopo il tragico bombardamento del 31 agosto 1943. Sebbene tuttavia da una parte la ricostruzione procedette regolarmente, dagli anni '50-'60 iniziò la speculazione edilizia che invase le aree dove insistevano i villini ancora in piedi, come Villa Delfico e Villa Urania, speculazione accentuatasi ancora maggiormente negli anni '70-'80, con l'invasione massiccia delle aree del centro storico, anche a Porta Nuova, in cui costruzioni anonime e fuori contesto, venivano addossate alle semplici case sette-ottocentesche.

Il progetto di arretrare a monte la ferrovia e la strada statale venne accantonato, la doppia stazione Porta Nuova-Pescara Centrale venne mantenuta, con l'evidente difficoltà di costruzione di nuovi quartieri residenziali: tutta la zona meridionale industriale sulla destra del fiume lungo la via Tiburtina ne risultava scompaginata, le zone verdi rischiarono di scomparire, la Pineta De Riseis affacciata sul lungomare Matteotti venne notevolmente ridotta, il Parco De Felice fu sacrificato alla speculazione, la zona di Villa Sabucchi, con la casa neogotica ancora in piedi ma danneggiata dalle bombe, venne demolita ad eccezione di una torretta, che andò a far parte del parco pubblico; la zona adiacente al nuovo stadio "Cornacchia" poi Adriatico e alla pineta d'Avalos, precedentemente vincolata a destinazione sportiva, viene sacrificata all'intensivo, un altro campo sportivo viene distrutto per la costruzione di un ponte sul fiume, dietro la Prefettura mancò un progetto di sistemazione del verde, costruendovi un parcheggio antistante il piazzale della Parrocchia di Sant'Andrea (1962). Allo stesso modo iniziò l'espansione sui Colli, distruggendo l'antica pineta con il viale alberato che da Colle Innamorati saliva sino al santuario della Madonna dei Sette Dolori.

In sostanza, sotto le amministrazioni di Antonio Mancini (1956-63), Nevio Piscione (1985-88), Michele De Martiis (1988-90) e Luigi Albore Mascia (2009-14), Pescara vide occupata quasi tutta l'area ancora verde che non era stata colonizzata sino al 1945, non rispettando il piano regolatore, con la creazione di micro-quartieri che mal si collegavano tra loro al livello sociale e stradale, fino alla creazione negli anni '90 di veri e propri quartieri nuovi, non migliorando tuttavia la situazione: si tratta dei quartieri dell'Ospedale attorno l'ex area del convento di San Giuseppe dei Cappuccini (dove insiste la nuova parrocchia progettata da Speranzini), di San Donato (la zona più a sud a confine col fosso Valellunga, dove si trova il carcere), di Rancitelli (la porzione attraversata dalla strada maggiore di via Alessandro Volta con la parrocchia di Nunzio Sulprizio e la Sede Fater S.p.A.) e Fontanelle Nuova per distinguerlo dalla parte vecchia dove si trova la chiesa di San Pietro. Oggi queste realtà urbane sono tristemente note per il fenomeno di degrado sociale e organizzazioni malavitose da parte di coloro che li popolano, residenti principalmente immigrati dal sud Italia o di etnia rom.

Torri Camuzzi

Nel centro nel 1962 venne demolito lo storico Teatro Pomponi, al termine di corso Umberto I e affacciato sul lungomare Matteotti, sempre per cause di speculazione, e vi venne realizzato al suo posto un parcheggio, a metà occupato poi dal 2005 dalla chiesa di San Pietro del Mare. Il nuovo grande teatro di Pescara fu inaugurato più a sud sul lungomare Colombo nel 1963: il teatro monumento Gabriele D'Annunzio, con il caratteristico obelisco egizio, posto accanto all'auditorium Flaiano. Se in sostanza da una parte Pescara sancì una rottura definitiva col proprio passato, acutizzata dalla necessità di ricostruire gran parte la città dopo i bombardamenti, negli anni '60 si andò oltre con la demolizione di ciò che restava, per costruirvi palazzi più grandi e moderni, in grado di ospitare quanti più residenti possibile, in barba ai canoni di estetica e bellezza artistica: ad esempio l'ex Piazza XX Settembre affacciata su via Conte di Ruvo, che aveva la storica sede della Banca di Porta Nuova, venne completamente stravolta nel suo aspetto di largo-giardino, e vi vennero costruiti i Tribunali, dal 2016 trasferiti più a sud in una sede più grande, affinché la vecchia struttura ospitasse il Mediamuseum; si sono progettati due nuovi complessi per riqualificare questo quartiere, da una parte il complesso residenziale e commerciale "Il Molino", nei pressi della stazione ferroviaria, dall'altra accanto l'asse attrezzato il complesso residenziale Torri Camuzzi (2011).

Anche l'asse attrezzato, o raccordo autostradale Chieti-Pescara, realizzato nella metà degli anni '70, ha inciso notevolmente, anche negativamente dal punto di vista estetico, sulla mobilità urbana, cercando di accelerare i tempi di percorrenza, venendo realizzato lungo la direttrice della via Tiburtina accanto il fiume, nella Val Pescara, lambendo il fiume nella riva sud, attraversando tutto il quartiere Porta Nuova, e finendo in prossimità del lungomare Colombo, all'altezza del ponte del Mare, realizzato nel 2009 per collegare, come nuova opera d'arte, via pedonale e ciclabile i due sbocchi del fiume presso la foce portuale. In sostanza Pescara, malgrado la costruzione accelerata e selvaggia di intere zone abitative senza un preciso criterio, già dagli anni '50 si apprestava a diventare la città principale d'Abruzzo non solo al livello economico e demografico, ma anche turistico e politico, superando L'Aquila.

Quartieri e circoscrizioni[modifica | modifica wikitesto]

I quartieri della città:in azzurro le periferie, in arancione i colli nord, in viola il centro città, in giallo portanuova, in verde la pineta ed in rosso i colli sud con San Silvestro.

Oggi il comune è facilmente divisibile, anche a livello socioeconomico, in quattro distinti quadranti separati da fiume e linea ferroviaria, tuttavia a livello amministrativo il Comune di Pescara si suddivide in tre circoscrizioni:

  • I Circoscrizione Castellamare (Pescara centro, Marina nord, Zanni e Santa Filomena)
  • II Circoscrizione Portanuova (Portanuova, Pescara vecchia, Rancitelli, San Donato C.E.P., Fontanelle, Villaggio Alcyone e San Silvestro Colle)
  • III Circoscrizione Colli (Pescara Colli e rione San Giuseppe / Ospedale)

I Circoscrizione Castellammare (Pescara centro)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castellammare Adriatico.

Zona nord (Santa Filomena)[modifica | modifica wikitesto]

Nella zona nord della città è presente la Riserva naturale Pineta di Santa Filomena che si estende oltre il confine comunale proseguendo per quasi l'intera riviera di Montesilvano. All'interno della pineta si trova l'impianto Piscine Le Naiadi. Il quartiere, già ampiamente urbanizzato negli anni del boom edilizio, ha ritrovato nuova attrattività negli ultimi anni anche grazie alla presenza della Strada parco ed al futuro passaggio della filovia di Pescara, ed in seguito all'urbanizzazione degli ultimi spazi rimasti verdi fra la ex linea ferroviaria e la statale adriatica, forma un unico tessuto urbano fra Montesilvano e la zona settentrionale di Pescara. Storicamente la zona compresa fra Santa Filomena, la statale adriatica e piazza Duca degli Abruzzi era nota come zona Acquacorrente; nella zona, pochi metri oltre il confine con Montesilvano sulla SS16, è presente lo svicolo Pescara nord della Tangenziale di Pescara

Pescara centro[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere costituisce il centro della città e ricalca tutto l'abitato del vecchio comune di Castellammare Adriatico.

La maggior concentrazione di negozi e servizi della città si trova nel grande quadrilatero pedonale al centro del quartiere, in continua estensione a partire dalle prime chiusure di corso Umberto e piazza della Rinascita della fine degli anni 90.

Chiesa del Sacro Cuore

Le principali vie sono: corso Umberto I, corso Vittorio Emanuele II e viale Giovanni Bovio (SS 16), viale J.F.Kennedy, viale Regina Margherita e via Nicola Fabrizi, via Regina Elena, viale Riviera Nord e lungomare Giacomo Matteotti, viale Leopoldo Muzii, lungofiume Via Raffaele Paolucci, via Caduta del Forte, via del Circuito, via Firenze, via Cavour.
Le principali piazze sono: piazza della Rinascita, piazza I Maggio, piazza Sacro Cuore (dove si trova l'omonima chiesa), piazzale della Repubblica (sede del terminal bus e della vecchia Stazione di Pescara), le quali si trovano tutte disposte lungo corso Umberto I, antica arteria centrale della città; piazza Italia (dove si trovano le sedi di Provincia e Municipio) e piazza Duca degli Abruzzi.

Piazza della Rinascita

Esso confina:

  • a nord con i quartieri Zanni e Santa Filomena
  • a sud con la Marina nord e Portanuova
  • ad est, oltre la ferrovia Adriatica, con i quartieri Colli e San Giuseppe (zona ospedale);
  • ad ovest con il Mare Adriatico.

La popolazione è di 32.000 abitanti.[senza fonte] Il quartiere è relativamente antico, risalente alla fine dell'800, ma in seguito alle vaste distruzioni dei bombardamenti di Pescara la maggior parte del costruito risale al periodo compreso fra gli anni '50 e '70, risentendo della scarsa qualità e del carattere speculativo che spesso caratterizzava l'edilizia di quel periodo.


Luoghi d'interesse e strutture[modifica | modifica wikitesto]
  • Museo d'arte moderna Vittoria Colonna: sorge in piazza I° Maggio; è una struttura che ospita mostre temporanee, progettato negli anni '50 da Eugenio Montuori;
  • Museo Paparella Treccia Devlet (via Piave 129): espone la collezione di antiche maioliche di Castelli, è ospitato nella storica Villa Urania del 1896;
  • La Fontana La Nave di Pietro Cascella, al centro di largo Mediterraneo;
  • Palazzetto Imperato: progettato da Antonino Liberi e Nicola Simeone nel 1926, è senza dubbio una delle architetture liberty più pregevoli della città. Sorge ai margini di piazza Sacro Cuore, in corso Umberto I.
  • Il Palazzo Mezzopreti (1890) e l'adiacente ex Municipio di Castellammare Adriatico (1883) di via Leopoldo Muzii, oggi sedi del Conservatorio di Musica "Luisa D'Annunzio";
  • Il Palazzo Verrocchio, oggi sede di un hotel, che si affaccia su Piazza I Maggio dal 1910;
  • La moderna Chiesa di San Pietro o Chiesa del Mare con opere di Basilio Cascella, costruita nel 2005 in viale della Riviera nord;
  • La Chiesa del Sacro Cuore del 1886, nell'omonima piazza;
  • Il Palazzo del Governo, sede della Provincia ed il Palazzo di Città di Vincenzo Pilotti, principali esponenti del Razionalismo italiano in città, entrambi costruiti nel 1927 in piazza Italia. che dal dopoguerra ospita anche la fontana La Pescara di Giuseppe di Prinzio ed un mezzobusto bronzeo di D'Annunzio ad opera di Renata Setta Ranieri;
  • L'antica stazione di Castellammare Adriatico (in seguito Pescara Centrale) del 1881, che sorge in piazza della Repubblica;
  • Il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi di Cesare Bazzani in Corso Vittorio Emanuele II;
  • Il Liceo Classico "D'Annunzio" di Cesare Bazzani in via Venezia.

Dal 1988 sono operativi la nuova Stazione di Pescara, principale scalo ferroviario della città ed il Terminal Bus di piazza della Repubblica per gli autobus urbani ed extraurbani.

Stazione di Pescara centrale

II Circoscrizione Portanuova[modifica | modifica wikitesto]

Portanuova (Pescara Vecchia)[modifica | modifica wikitesto]

Casa natale di Gabriele D'Annunzio

Il quartiere prende il suo nome dalla Porta Nuova, aperta a fine '800 sui resti della mai completata settecentesca chiesa che avrebbe dovuto rimpiazzare l'antica Santa Gerusalemme. Il piccolo centro urbano, fino a fine 800, era circondato dalla vecchia Fortezza borbonica ed aveva il suo centro nell'odierna piazza Garibaldi. Questa parte della città, oggi chiamata Portanuova, circonda il piccolo centro storico della vecchia fortezza (fino al 1927 la città odierna era divisa in due comuni: Pescara a sud del fiume e Castellammare Adriatico a nord).[3]

Il Museo delle Genti d'Abruzzo presso il Bagno penale borbonico

Il quartiere è situato nella zona sud-est della città e dista 1 km dal centro cittadino, le vie principali sono: corso Manthoné, viale Marconi, via D'Avalos, e viale Vespucci, che collega viale Marconi con il lungomare Cristoforo Colombo. Le piazze principali sono piazza Garibaldi, piazza Unione, piazza Salvo D'Acquisto, piazza Grue, piazza Luigi Gonzaga, piazza della Marina e piazza Ovidio.

Esso confina:

Nell'area immediatamente prospiciente il fiume Pescara, si sviluppa il centro storico cittadino. Esso si innesta sul tessuto urbano della vecchia Piazzaforte Borbonica[4], costruita a partire dalla metà del XVI secolo come struttura difensiva del Regno di Napoli.[5] Essa venne poi progressivamente smantellata a seguito dell'Unità di Italia, e oggi ne rimane solo una parte delle mura in una sala interna del Museo delle Genti di Abruzzo, al tempo sede delle caserme di fanteria e del tristemente noto Bagno Borbonico, duro carcere per oppositori politici. Le due arterie principali sono Corso Manthoné e via delle Caserme, che rappresentano anche uno dei centri della vita notturna cittadina. Le due vie si ricongiungono in piazza Unione, dov'è anche presente la rampa d'accesso all'Asse attrezzato (SS16dir/C).

Luoghi d'interesse e strutture[modifica | modifica wikitesto]
  • la Cattedrale di San Cetteo in viale D'Annunzio
    Cattedrale di San Cetteo
  • Il Museo casa natale Gabriele D'Annunzio, di corso Manthonè, monumento nazionale;
  • La casa natale dello scrittore e sceneggiatore Ennio Flaiano in piazza Garibaldi;
  • Il Museo Civico "Basilio Cascella" in viale Marconi;
  • Il Museo delle Genti d'Abruzzo, situato vicino alla Casa Natale di D'Annunzio e ospitante varie mostre temporanee e reperti archeologici e storici della zona: esso trova posto in una delle poche vestigia rimanenti della Piazzaforte, cioè negli edifici delle vecchie caserme (da cui prende il nome Via delle Caserme), che nel XIX secolo ospitarono anche un Bagno Penale del Regno delle Due Sicilie, in cui furono rinchiusi molti dei patrioti abruzzesi;[6]
  • Il Mediamuseum, che ospita mostre permanenti, una vasta cineteca, e che organizza varie iniziative legate al cinema e alla letteratura, e che si trova nell'edificio del vecchio tribunale in Piazza Emilio Alessandrini;
  • Il Teatro Michetti, costruito nella prima metà del 1900 in stile liberty in viale D'Annunzio.[7] Attualmente in disuso, ne è in progetto la ristrutturazione.[8]
  • Il Circolo Aternino, sito sul lato sinistro della Casa Natale D'Annunzio, l'edificio, di origini settecentesche, ha ospitato fino alla fine dell'Ottocento il comune di Pescara (tant'è che l'attuale piazza Garibaldi era conosciuta come piazza del Municipio, o piazza Grande). Con lo spostamento del municipio, l'edificio cambiò destinazione d'uso, iniziando ad ospitare una delle sedi culturali di massimo spicco nel quadro storico della Pescara del primo ‘900, ossia il Casino Aternino che prende il nome dal Circolo Aternino che vi aveva sede.[9] Ricostruito secondo il progetto originale nel 2007 (l'edificio fu danneggiato e profondamente alterato dopo gli eventi bellici), oggi ospita eventi e mostre temporanee.
  • Il mosaico tardoantico ritrovato nel 2001 sulla Golena Sud del fiume, ora provvisoriamente reinterrato in attesa di una ristrutturazione definitiva[10].
Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]
Strutture commerciali[modifica | modifica wikitesto]
  • Portanuova è sede di un mercato rionale, il Mercato coperto di via dei Bastioni, nei pressi della Stazione di Portanuova
  • Sulla sponda meridionale della foce del fiume è stato attivo per circa sessant'anni un ampio mercato ortofrutticolo (gestito dal Consorzio Orto Frutticolo d'Abruzzo, da cui l'area prende il nome di area ex-COFA), oggi delocalizzato nel comune di Cepagatti.[11] L'ampia area, di proprietà della Regione, è stata liberata con la demolizione dei precedenti edifici ed ha ospitato le cerimonie inaugurali e conclusive e le premiazioni dei Giochi del Mediterraneo sulla spiaggia nell'estate 2015[12]; è adesso oggetto di progetti di riqualificazione a vocazione turistico-ricreativa, vista la prossimità al Porto Turistico.[13]
Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle strutture museali e monumenti del centro storico, nel quartiere vi sono:

Pescara vecchia vista da piazza Unione. Al centro, il busto dedicato ad Ennio Flaiano.
Parchi e riserve naturali[modifica | modifica wikitesto]

Il parco principale del quartiere è quello della "ex Caserma di Cocco", spesso sede di eventi e manifestazioni come l'Indierocket Festival.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Portanuova è anche sede di uno dei 5 scali ferroviari di Pescara, la Stazione di Pescara Porta Nuova, di cui è stato recentemente ultimato un progetto di riqualificazione, a opera dell'architetto spagnolo Oriol Bohigas.

A ridosso della foce del fiume vi è il porto turistico Marina di Pescara, Bandiera Blu d'Europa ininterrottamente dal 1990 ad oggi.[14]

Zona universitaria[modifica | modifica wikitesto]

Incentrato su viale Pindaro e vie limitrofe, nei pressi del "parco dell'ex caserma di Cocco" e dello Stadio Adriatico, si sviluppa il quartiere universitario della città, così chiamato per la presenza sede della Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio" che ospita i dipartimenti di Lingue letterature e culture Moderne, Economia, Scienze giuridiche e sociali, Economia aziendale ed Architettura, per un totale di circa 17.000 studenti.[senza fonte]

Nella stessa zona è presente la nuova cittadella giudiziaria, inaugurata il 13 luglio 2004, che ospita gli uffici del Tribunale e del TAR: è il quinto immobile, per ampiezza, fra le proprietà del Ministero di Grazia e Giustizia, e l'intero progetto comprende anche opere di Enzo Cucchi, Michelangelo Pistoletto ed Ettore Spalletti.

Quartiere Pineta[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'arte a Pescara.
L'ex Aurum

Nella zona sud della città, fra la Riserva naturale Pineta Dannunziana e la costa, vi è un elegante quartiere composto da villini liberty e organizzato secondo il Progetto Pineta (1912) di Antonino Liberi, che nella progettazione aveva in mente la costruzione di una città giardino.[15] Negli stessi anni venne costruito il Kursaal, pensato come circolo ricreativo, poi riadattato a liquorificio dell'Aurum a seguito di un ampliamento progettato da Giovanni Michelucci, e oggi struttura mussale-polivalente di proprietà del comune e riaperta al pubblico nel 2007.[16] Nella zona, oltre a questo edificio di maggiore importanza, rimangono numerosi edifici, soprattutto residenziali. I villini si trovavano ad una distanza minima di 40 metri dal mare e avevano un piano o spesso a due piani, a volte erano abbellite da un torrino-altana, erano dotate di un giardino. Vista la lontananza dalle stazioni ferroviarie ed il centro città, è uno dei quartieri meglio conservati della città, attraversando i conflitti mondiali sostanzialmente indenne; ciononostante la sua integrità architettonica ed estetica viene minacciata, anche in tempi recenti, dalla speculazione edilizia[17]. Ai margini della pineta è presente l'uscita Pescara sud della Tangenziale di Pescara.

Teatro D'Annunzio[modifica | modifica wikitesto]
La Riserva naturale Pineta Dannunziana

Costruito sul lungomare Cristoforo Colombo nel 1963, non molto distante dalla Pineta D'Annunziana, il Teatro monumento Gabriele D'Annunzio è l'unico teatro cittadino in attività, nonostante essendo una struttura all'aperto non sia fruibile durante tutto l'anno. Oltre ai vari spettacoli teatrali, ospita la manifestazione Pescara Jazz e la premiazione del Premio Flaiano; adiacente al teatro sorge l'Auditorium dedicato ad Ennio Flaiano.

Il murales dell'artista pugliese Francesco Camillo Giorgino, noto come Millo, realizzato a Fontanelle nel 2017.

Fontanelle[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere è situato nella periferia sud-ovest di Pescara distante 4–5 km dal centro della città. Ad ovest costeggia l'Aeroporto di Pescara. La popolazione è di circa 5000 abitanti estendendosi su circa 2 km quadrati.[senza fonte] Il principale asse viario è la Via Tiburtina Valeria (SS5).

Esso confina:

Negli ultimi anni nel quartiere di Fontanelle si è radicata una forte attività criminale dedita a vari racket fra cui lo spaccio di droga e l'usura, nonostante le continue attività di contrasto messe in atto dalle autorità locali[18].

«A Fontanelle c’è un problema di ordine pubblico: una minoranza del 5 per cento dei residenti tiene sotto scacco il 95% degli abitanti, gente per bene che merita di vivere in santa pace»

(Luigi Albore Mascia, sindaco di Pescara dal 2009 al 2014)

Rancitelli[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere è situato nella periferia sud-ovest di Pescara e dista circa 5 km in linea d'aria dal centro città.

Esso confina:

  • a nord con il quartiere Portanuova
  • ad est con il quartiere San Donato
  • ad ovest con il rione San Giuseppe, oltre il fiume
  • a sud con la zona industriale Pescara est-ovest e l'Aeroporto di Pescara.
La "torretta" di D'Annunzio

Rancitelli è uno dei quartieri più recenti di Pescara sviluppatosi in gran parte negli anni sessanta e settanta in assoluto disordine urbanistico e senza alcun rispetto per le poche presenze storiche in zona come la masseria della famiglia D'Annunzio in via Raiale 147, risalente alla metà del 700 (e demolita nel 1975 per far posto ad una zona industriale oggi in dismissione) di cui oggi resta solo una torre in pessime condizioni di conservazione, circondata da capannoni industriali ed edifici abbandonati[19]. Il quartiere fu costruito soprattutto per ospitare la forte richiesta di edilizia popolare causata dell'espansione della città, volendo realizzare una zona residenziale per i lavoratori della zona industriale. Salito alle cronache nazionali per una sempre maggiore attenzione giornalistica ai problemi della zona[20], il quartiere soffre come Fontanelle di una storica e radicata presenza della criminalità locale, incentrata sullo spaccio di sostanze stupefacenti e simboleggiata dagli edifici di edilizia popolare noti come "Treno" e "Ferro di cavallo", dove si concentrano la maggior parte dei traffici.

Quartiere San Donato dall'alto. Sullo sfondo la zona meridionale di Pescara e Francavilla al Mare.

San Donato C.E.P.[modifica | modifica wikitesto]

San Donato è un quartiere popolare situato nella periferia sud-ovest della città e dista 5 km dal centro cittadino. La popolazione è di circa 30.000 abitanti estendendosi su 8 km quadrati.[senza fonte]

Ospita il progetto C.E.P. (Coordinamento di edilizia popolare) di Pescara, risalente ai primi anni '60. Il quartiere è attraversato dalla Ferrovia Roma-Pescara ed è servito dalla Stazione di Pescara San Marco. Questa zona ospita gli ultimi lotti di terreno in piano non ancora edificati della città (la cui appetibilità è però condizionata dalla presenza del carcere cittadino), e per questo recentemente sono stati avviati molti interventi privati di urbanizzazione, fra i quali la sede della Fater S.p.A del 2008, progettata da Massimiliano Fuksas.

Esso confina:

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

In esso è presente il campo sportivo "San Marco" in erba sintetica dove si allenano le giovanili del Pescara, dove giocano anche altre società calcistiche della città e anche squadre di rugby e il Palasport "Giovanni Paolo II".

San Silvestro Colle - San Silvestro Mare[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: San Silvestro (Pescara).

I primi cenni storici che riguardano San Silvestro Colle, risalgono al 30 marzo 1806, quando Napoleone Bonaparte nomina Re di Napoli e di Sicilia il fratello Giuseppe.

Pescara di notte da San Silvestro Colle

In questo periodo nelle campagne si aveva ancora un sistema amministrativo ex feudale legato alle Parrocchie ed ai Consigli dei "Camerlenghi" ed era necessario una riorganizzazione del territorio e la creazione di un catasto, per semplificare e ottimizzare l'amministrazione delle comunità di sudditi: intorno alle Ville ex Feudali si riunivano gruppi di abitanti dei territori agricoli dai quali i governanti ricavavano la maggior fonte di sostentamento per le spese statali. Da questo momento in poi, l'Università di Villa San Silvestro, come altri ex feudi del Regno delle due Sicilie, comincia la sua vita municipale che durerà oltre tre quarti di secolo.

Il nascente comune di San Silvestro comprendeva, le Ville di Fontanella e Vasciola, le contrade di Chiappini, Fontechiara e Valledirocco. Il comune confinava a Nord con Pescara, a Sud con Torrevecchia e Forcabobolina, a Est con Francavilla e a Nord-Est con il mare Adriatico. I collegamenti con Pescara, Chieti e Francavilla erano veri e propri viottoli non utilizzabili per tutto l'anno.

Il comune venne soppresso nel 1879 e i suoi territori vennero ripartiti tra i comuni di Forcabobolina, ora San Giovanni Teatino, Francavilla al Mare, Pescara, a cui fu aggregata la frazione capoluogo, e Torrevecchia Teatina, all'epoca tutti facenti parte della provincia di Chieti.

III Circoscrizione Colli[modifica | modifica wikitesto]

Pescara Colli - Madonna dei Sette Dolori[modifica | modifica wikitesto]

Basilica della Madonna dei sette dolori

Il quartiere è situato nella zona nord-ovest di Pescara e dista circa 4 km dal centro di Pescara. È il nucleo storico collinare della vecchia Castellammare, e sorge intorno alla settecentesca Basilica. Il quartiere ha una popolazione di circa 25.000 abitanti e si estende su circa 10 km quadrati.[senza fonte]

Esso confina:

Luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

San Giuseppe (rione Ospedale)[modifica | modifica wikitesto]

Il quartiere ha una popolazione di circa 15.000 abitanti.[senza fonte] Sono presenti in questo quartiere le strutture sanitarie principali della città: l'ospedale Santo Spirito di Pescara e una clinica privata. Esso confina:

  • a nord con il centro città;
  • ad est con il quartiere Rancitelli, oltre il fiume
  • a ovest con il quartiere Colli
  • a sud con la frazione Villa Raspa di Spoltore
Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia di Pescara: ecco cosa rimane della Fortezza Borbonica. - IlPescara.it, su ilpescara.it, aprile 2016.
  2. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 4
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • N. Scerni, Alcuni cenni storici sulla Fortezza di Pescara, in "Bollettino dell'ISCAG" XVIII, n. 4, 1952
  • V. Lopez, Pescara. Dalle origini ai nostri giorni, Nuova Italica, 1993

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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